❌

Základné zobrazenie

  • ✇Scintilena
  • PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: dieci anni di geologia, esplorazione e amicizia
    Condividi Dalle Dolomiti ai crateri da impatto e ai paesaggi vulcanici di Lanzarote, il lavoro di Riccardo Pozzobon continua a vivere nella preparazione delle future missioni sulla Luna e su Marte L’ESA dedica il corso di addestramento geologico per astronauti al ricercatore scomparso nel 2025 PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: si è conclusa nei giorni scorsi. Un’edizione speciale, quella 2026, di PANGAEA – Planetary ANalogue Geological and Astrobiological Exercise for Astrona
     

PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: dieci anni di geologia, esplorazione e amicizia

Október 5th 2026 at 07:00

Condividi

Dalle Dolomiti ai crateri da impatto e ai paesaggi vulcanici di Lanzarote, il lavoro di Riccardo Pozzobon continua a vivere nella preparazione delle future missioni sulla Luna e su Marte

L’ESA dedica il corso di addestramento geologico per astronauti al ricercatore scomparso nel 2025

PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: si è conclusa nei giorni scorsi.

Un’edizione speciale, quella 2026, di PANGAEA – Planetary ANalogue Geological and Astrobiological Exercise for Astronauts, il programma dell’Agenzia Spaziale Europea dedicato alla formazione geologica degli astronauti destinati alle future missioni di esplorazione della Luna e di Marte.

Nel decimo anniversario dalla nascita del corso, l’intera edizione è stata dedicata alla memoria di Riccardo Pozzobon, giovane geologo planetario e ricercatore dell’Università di Padova, scomparso nel settembre 2025.

Un omaggio che ha avuto un significato particolare per chi, con Riccardo, PANGAEA lo aveva costruito e fatto crescere fin dalle prime edizioni.

Lo ha raccontato anche Francesco Sauro, tra gli istruttori e i protagonisti del programma, ricordando sui social le attività appena concluse:

«Per noi che nei giorni scorsi svolgevamo le lezioni, guidavamo i traversi geologici, curavamo la logistica, era come se lui fosse onnipresente, sempre con noi».

Una bella immagine dal post di Framcesco Sauro

Poi il ricordo di dieci anni trascorsi fra vulcani, tubi lavici, canyon dolomitici, antichi fondali marini e crateri formati dall’impatto di giganteschi asteroidi, ma soprattutto di dieci anni di risate, passioni condivise e amicizia fraterna, anche nei momenti più difficili.

All’edizione 2026 hanno partecipato astronauti di diverse agenzie spaziali, impegnati per tre settimane in attività teoriche e sul terreno in alcuni dei principali ambienti terrestri utilizzati come analoghi dei paesaggi planetari.

Il percorso di PANGAEA porta infatti gli astronauti a confrontarsi con contesti geologici molto diversi: dalle Dolomiti ai grandi crateri da impatto, fino agli ambienti vulcanici di Lanzarote.

Qui osservazione, descrizione, documentazione e campionamento delle rocce vengono trasformati in procedure operative simili a quelle che potranno essere utilizzate durante future missioni extraterrestri.

Riccardo Pozzobon aveva partecipato a PANGAEA praticamente fin dall’inizio, contribuendo in particolare alla lettura del territorio attraverso immagini orbitali, carte geologiche e modelli tridimensionali. Il suo lavoro permetteva di collegare ciò che gli astronauti osservavano direttamente sul terreno con le strutture geologiche riconoscibili dall’alto e dallo spazio.

Remote sensing, modellazione tridimensionale, geologia planetaria e pianificazione dell’esplorazione erano alcuni dei campi nei quali aveva portato il proprio contributo al programma ESA.

Per il mondo speleologico, il nome di Riccardo Pozzobon è strettamente legato allo studio delle cavità planetarie e dei tubi lavici.

Nel 2024, insieme a Leonardo Carrer, Francesco Sauro e altri ricercatori, aveva firmato su Nature Astronomy lo studio che ha fornito nuove evidenze dell’esistenza di un condotto sotterraneo accessibile dal Mare Tranquillitatis Pit, sulla Luna.

L’analisi dei dati radar acquisiti dal Lunar Reconnaissance Orbiter ha indicato la possibile presenza di una cavità che prosegue lateralmente al di sotto della superficie lunare. Pozzobon aveva contribuito alla modellazione tridimensionale del pozzo e della struttura sotterranea e all’interpretazione geologica dei risultati.

Anche in questo caso gli analoghi terrestri hanno avuto un ruolo fondamentale. Le cavità vulcaniche di Lanzarote sono state utilizzate per confrontare le caratteristiche radar dei tubi lavici terrestri con quelle osservate sulla Luna.

È uno dei punti nei quali speleologia, geologia planetaria e astronautica si incontrano in modo più evidente: studiare e comprendere una cavità terrestre significa anche sviluppare metodi e strumenti che potrebbero un giorno permettere di riconoscere, raggiungere ed esplorare grotte sulla Luna o su Marte.

L’edizione 2026 di PANGAEA è stata un corso di formazione e un lungo ricordo condiviso.

«Abbiamo rivissuto 10 anni di avventure, in compagnia di persone straordinarie, camminando tra vulcani, tubi lavici, canyon dolomitici, antichi fondali marini, esplorando crateri formati dall’impatto di giganteschi asteroidi», ha scritto Francesco Sauro. «Ma soprattutto sono stati 10 anni di risate, di passioni condivise, di amicizia fraterna, anche e soprattutto nei momenti più difficili. Riccardo, non ti ringrazieremo mai abbastanza per quei momenti insieme».

Fonte:

  • Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova; ESA – PANGAEA/CAVES; Nature Astronomy;
  • post social di Francesco Sauro

L'articolo PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: dieci anni di geologia, esplorazione e amicizia proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Luigi Bernabò Brea, a 25 anni dalla scomparsa: le Arene Candide e le nuove ricerche sul Mesolitico ligure
    Condividi Pubblicati gli Atti della Giornata di Studi dedicata all’archeologo Fabio Negrino, archeologo e docente di Preistoria e Protostoria all’Università di Genova, ha annunciato con un post social la pubblicazione degli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, tenutasi a Chiavari il 10 ottobre 2024. Riportiamo integralmente il suo testo. “LUIGI BERNABÒ BREA, A 25 ANNI DALLA SCOMPARSA Sono usciti gli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, te
     

Luigi Bernabò Brea, a 25 anni dalla scomparsa: le Arene Candide e le nuove ricerche sul Mesolitico ligure

Október 5th 2026 at 06:00

Condividi

Pubblicati gli Atti della Giornata di Studi dedicata all’archeologo

Fabio Negrino, archeologo e docente di Preistoria e Protostoria all’Università di Genova, ha annunciato con un post social la pubblicazione degli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, tenutasi a Chiavari il 10 ottobre 2024.

Riportiamo integralmente il suo testo.

“LUIGI BERNABÒ BREA, A 25 ANNI DALLA SCOMPARSA

Sono usciti gli Atti della Giornata di Studi dedicata a Luigi Bernabò Brea, tenutasi a Chiavari il 10 ottobre 2024 e recentemente pubblicati in un numero speciale della Rivista di Studi Liguri, a cura di Maria Bernabò Brea, Roberto Maggi e Daniela Gandolfi.

Il volume raccoglie i contributi di Maria Bernabò Brea, Roberto Maggi, Fabio Negrino, Piera Melli, Daniela Gandolfi, Massimo Cultraro, Michel Gras, Maria Clara Martinelli, Umberto Spigo, Donatella Failla e Nino Ragusi, dedicati alla figura e all’opera di uno dei grandi protagonisti dell’archeologia italiana del Novecento, spaziando dalla preistoria ligure alla Sicilia e al Mediterraneo, fino alla museografia, alla cultura figurativa e ai suoi interessi per l’arte orientale.

Tra questi, appunto, anche un mio lavoro, “Oltre il paradosso: popolamento e visibilità archeologica tra Mesolitico e primo Neolitico in Liguria”, nel quale riprendo il problema della presenza dei cacciatori-raccoglitori mesolitici nel territorio ligure alla luce delle ricerche e delle scoperte più recenti.

Un tema che si lega direttamente anche alla storia delle ricerche di Luigi Bernabò Brea. Negli anni Quaranta, insieme a Luigi Cardini, scavò alla Caverna delle Arene Candide (Finale Ligure, SV), dove le evanescenti tracce delle frequentazioni del primo Olocene sarebbero state riconosciute e comprese pienamente solo molti decenni più tardi.

Il quadro che emerge oggi è quello di una presenza mesolitica probabilmente meno “invisibile” di quanto a lungo si sia pensato, la cui leggibilità archeologica è stata fortemente condizionata dalla geologia, dalla conservazione dei siti e dalle differenti strategie di insediamento e di sfruttamento delle risorse.

Giovedì 3 dicembre il volume sarà presentato nell’Aula Magna di Via Balbi 2 (DAFIST – Università di Genova). Condividerò più avanti il programma completo dell’incontro.

“Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla scomparsa”, Atti della Giornata di Studi, Chiavari, 10 ottobre 2024, numero speciale della Rivista di Studi Liguri, a cura di Maria Bernabò Brea, Roberto Maggi e Daniela Gandolfi.

Un’occasione per ricordare Luigi Bernabò Brea e, soprattutto, per riflettere su quanto le sue ricerche continuino ancora oggi a dialogare con le nuove scoperte e le nuove domande che emergono dalla ricerca archeologica.”

Fonte: post social di Fabio Negrino.

Luigi Bernabò Brea

Luigi Bernabò Brea nacque a Genova nel 1910 e morì a Lipari nel 1999. È stato una delle figure centrali dell’archeologia preistorica italiana del Novecento.

Dopo la laurea all’Università di Roma e la formazione presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene, entrò nell’amministrazione delle antichità. Dal 1939 al 1941 fu alla guida della Soprintendenza alle Antichità della Liguria; successivamente operò in Sicilia orientale, dove svolse per oltre trent’anni attività di ricerca, tutela e organizzazione museale.

La sua attività scientifica interessò numerosi siti italiani e mediterranei, dalla Liguria alla Sicilia, dalle isole Eolie al Mediterraneo orientale.

In Liguria il suo nome è legato soprattutto alle ricerche nella Caverna delle Arene Candide, nel Finalese, uno dei principali giacimenti preistorici italiani.

Negli anni Quaranta Bernabò Brea condusse nella cavità importanti campagne di scavo insieme a Luigi Cardini. Le ricerche permisero di documentare una lunga e complessa successione stratigrafica, fondamentale per lo studio della preistoria ligure e italiana.

I risultati furono pubblicati anche nei due volumi dedicati agli scavi nella Caverna delle Arene Candide, apparsi nel 1946 e nel 1956.

Le Arene Candide e il Mesolitico

Il contributo di Fabio Negrino pubblicato nei nuovi Atti riprende uno degli aspetti che ancora oggi interessano la ricerca sulle Arene Candide: la presenza umana durante il Mesolitico e il primo Olocene.

Come sottolinea Negrino, le tracce mesolitiche individuate nella cavità erano estremamente deboli. La loro interpretazione è maturata nel corso dei decenni grazie all’evoluzione delle conoscenze, delle metodologie di scavo e delle tecniche di analisi.

Il problema non riguarda soltanto le Arene Candide.

La relativa scarsità di siti mesolitici individuati in Liguria può essere influenzata da numerosi fattori. La geologia del territorio, l’erosione, la sedimentazione, la conservazione dei depositi e le modalità con cui i gruppi umani utilizzavano e attraversavano il territorio possono incidere profondamente sulla possibilità di riconoscerne oggi le tracce.

La presenza di testimonianze archeologiche poco consistenti non implica quindi necessariamente una scarsa presenza umana.

Anche le strategie di insediamento e la mobilità dei gruppi di cacciatori-raccoglitori possono aver prodotto depositi archeologici meno evidenti rispetto a quelli lasciati da comunità più stabili.

Il tema della “visibilità archeologica” è particolarmente significativo. Una cavità non è un ambiente immutabile: nel corso di migliaia di anni può essere interessata da sedimentazione, erosione, circolazione delle acque, crolli, concrezionamento, attività animale e successive frequentazioni umane.

Questi processi possono conservare, spostare, modificare o eliminare parte delle testimonianze archeologiche.

Lo studio di una grotta richiede quindi di ricostruire non soltanto le attività umane che vi si sono svolte, ma anche la storia naturale dei depositi che hanno conservato quelle tracce.

Le Arene Candide rappresentano un esempio particolarmente significativo. La cavità è stata studiata da diverse generazioni di archeologi e le sue stratigrafie sono state progressivamente rilette attraverso nuovi metodi e nuove domande di ricerca.

La pubblicazione degli Atti dedicati a Luigi Bernabò Brea mette così in relazione la storia delle ricerche archeologiche con gli studi più recenti sulla preistoria ligure.

Il volume sarà presentato giovedì 3 dicembre nell’Aula Magna di Via Balbi 2, presso il DAFIST – Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia dell’Università di Genova.

FONTI

Fabio Negrino, post social sulla pubblicazione degli Atti “Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla scomparsa”.

Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, voce “Luigi Bernabò Brea”.

Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, programma della Giornata di Studi “Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla scomparsa”.

DIDASCALIE

Foto 1 – Copertina degli Atti della Giornata di Studi “Luigi Bernabò Brea a 25 anni dalla sua scomparsa”, Chiavari, 10 ottobre 2024.

Foto 2 – Caverna delle Arene Candide, Finale Ligure (Savona). La cavità è uno dei principali siti preistorici italiani e fu oggetto, negli anni Quaranta, delle ricerche di Luigi Bernabò Brea e Luigi Cardini.

L'articolo Luigi Bernabò Brea, a 25 anni dalla scomparsa: le Arene Candide e le nuove ricerche sul Mesolitico ligure proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Brienno, in arrivo un nuovo volume racconta le grotte e il territorio lariano
    Condividi Luana Aimar e Antonio Premazzi tornano a raccontare il territorio dopo anni di ricerche, esplorazioni e documentazione, insieme a Leda Monza e Franco Malacrida Un nuovo volume è in arrivo dedicato a Brienno e al suo territorio, sul Lago di Como. A lasciarlo intuire – ma neppure troppo, visto che la copertina è già comparsa sui social – è un post pubblicato da Luana Aimar. Attraverso una serie di “si sussurra”, Luana conduce il lettore tra il paese di pietra, l’entroterra, le trac
     

Brienno, in arrivo un nuovo volume racconta le grotte e il territorio lariano

Október 5th 2026 at 05:00

Condividi

Luana Aimar e Antonio Premazzi tornano a raccontare il territorio dopo anni di ricerche, esplorazioni e documentazione, insieme a Leda Monza e Franco Malacrida

Un nuovo volume è in arrivo dedicato a Brienno e al suo territorio, sul Lago di Como.

A lasciarlo intuire – ma neppure troppo, visto che la copertina è già comparsa sui social – è un post pubblicato da Luana Aimar. Attraverso una serie di “si sussurra”, Luana conduce il lettore tra il paese di pietra, l’entroterra, le tracce lasciate dall’uomo nella montagna e le grotte che si aprono alle sue spalle.

Dietro poche righe volutamente allusive c’è un lavoro concreto, svolto in anni e anni di frequentazione del territorio, esplorazioni, ricerca sul campo, raccolta di documentazione e ricostruzione delle vicende locali.

L’impegno di Luana Aimar e Antonio Premazzi, dello Speleo Club CAI Erba, è ben conosciuto nell’ambiente speleologico: alla ricerca nelle cavità affiancano da tempo l’attenzione per il paesaggio, le testimonianze storiche e le opere realizzate dall’uomo, cercando di restituire una lettura complessiva di un territorio nel quale ambiente naturale e storia sono strettamente intrecciati.

Con loro sono impegnati Leda Monza e Franco Malacrida, del Gruppo Grotte CAI Busto Arsizio.

La copertina diffusa insieme al post anticipa anche il titolo, “Grotte soe la strada de Brienn”, e i nomi dei quattro autori. Restano invece ancora da scoprire nel dettaglio i contenuti del volume e le informazioni sulla sua uscita.

Gli indizi disseminati da Luana parlano di un entroterra sottratto pazientemente alla vegetazione, di testimonianze lasciate dall’uomo nella montagna, di una galleria legata alla difesa del territorio e, naturalmente, di grotte di particolare interesse.

Quanto basta, per ora, per capire che Brienno e il suo sottosuolo saranno nuovamente al centro di un lavoro nato da una lunga attività di ricerca e documentazione.

Come scrive Aimar, «vox populi, vox dei».

Per il resto, ci fermiamo ai sussurri.

Fonte: post social di Luana Aimar

Le pubblicazioni

Nel 2024, Luana Aimar e Antonio Premazzi hanno pubblicato Panorami sotterranei. Viaggio nelle grotte del Campo dei Fiori, volume fotografico di 144 pagine dedicato alle cavità del massiccio varesino e alla storia delle loro esplorazioni; le fotografie del libro sono di Luana.

Nel 2025, Luana ha contribuito con le sue immagini a Del Buco del Piombo e di altre storie, opera collettiva dello Speleo Club CAI Erba, realizzata per i cinquant’anni del gruppo e dedicata al complesso carsico dell’Alpe del Viceré.

Ora il nuovo lavoro, ancora in itinere, su Brienno, realizzato insieme ad Antonio Premazzi, Leda Monza e Franco Malacrida, aggiungerà un altro tassello al percorso di Luana Aimar di documentazione del territorio e del mondo sotterraneo.

L'articolo Brienno, in arrivo un nuovo volume racconta le grotte e il territorio lariano proviene da Scintilena.

❌