Foggia, nella Caserma Oddone spuntano resti ossei di centinaia di scheletri: speleologi negli ipogei
Gli ambienti sotterranei dell’ex Caserma Oddone, già convento di San Francesco ed ex Distretto Militare di Foggia, sono stati ricogniti dallo Speleo Team Montenero. Le ossa saranno studiate con la Soprintendenza.
Caserma Oddone a Foggia, la ricognizione speleologica negli ambienti ipogei
Nuovi elementi emergono dal sottosuolo dell’ex Distretto Militare di Foggia, conosciuto anche come Caserma Oddone e in precedenza come convento di San Francesco. Il 23 settembre 2026 lo Speleo Team Montenero di San Marco in Lamis ha effettuato una prima ricognizione negli ambienti ipogei individuati all’interno del complesso.
Il sopralluogo è stato svolto per conto dello studio Settanta7 srl, incaricato della progettazione da Invitalia. Il gruppo speleologico era composto dal presidente Gian Piero Villani, da Paolo Giuliani, curatore del Catasto Puglia Grotte, e da Anna Di Donato, con il supporto dell’archeologo Nicola Gasperi.
La ricognizione ha permesso di documentare due ampi locali parzialmente voltati, con un’estensione complessiva superiore ai 100 metri quadrati. Nei due ambienti sono stati osservati importanti volumi di materiale detritico di apporto misto e resti ossei.
Secondo il Comune di Foggia, i resti sono riferibili a diverse centinaia di scheletri. La formula è importante perché indica una stima legata alla ricognizione, non ancora l’identificazione di un numero preciso di individui. Spetterà agli approfondimenti archeologici e antropologici chiarire la natura del deposito, la cronologia e le modalità con cui i resti sono arrivati negli ambienti sotterranei.
Resti ossei nella Caserma Oddone: cosa è stato accertato finora
Il ritrovamento dei resti ossei non rappresenta il primo segnale della presenza di strutture sotterranee sotto la Caserma Oddone. Le indagini erano iniziate nei mesi precedenti con tecniche georadar e saggi endoscopici. Gli accertamenti avevano individuato locali sotterranei in corrispondenza di un vano sottoscala il cui accesso risultava tombato.
Nel maggio 2026 il Comune aveva comunicato la presenza di ambienti ipogei, reperti ossei e grandi quantità di materiale inerte da riporto e lapideo. Gli ambienti erano stati collegati, in via preliminare, al nucleo conventuale francescano più antico del complesso.
Nel giugno successivo si era svolto un sopralluogo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. Dopo la verifica sul posto, era stata autorizzata la prosecuzione delle attività previste dal piano di indagine. Il percorso di studio è quindi proseguito fino alla ricognizione speleologica del settembre 2026.
La nuova fase consente ora di aggiungere una documentazione più dettagliata degli spazi ipogei. Il rilievo laser scanner annunciato dal Comune permetterà di acquisire una restituzione geometrica precisa degli ambienti e di metterla in relazione con le strutture dell’edificio soprastante.
Speleologia e archeologia a Foggia, il ruolo dello Speleo Team Montenero
L’intervento alla Caserma Oddone mostra il ruolo che la speleologia può assumere nello studio delle cavità artificiali e degli ambienti sotterranei presenti nei centri storici.
In questo caso gli speleologi sono impegnati nella ricognizione, nella documentazione e nel rilievo degli spazi ipogei. Il lavoro viene svolto insieme a un archeologo e si inserisce in un procedimento che coinvolge Comune, progettisti e Soprintendenza.
Il report tecnico prodotto dallo Speleo Team Montenero sarà acquisito dagli uffici comunali e trasmesso alla Soprintendenza. La documentazione servirà a definire le successive modalità di intervento e gli eventuali approfondimenti.
Per la speleologia urbana, il caso di Foggia evidenzia un aspetto preciso: gli ambienti sotterranei possono conservare informazioni sulla storia degli edifici e sulle trasformazioni avvenute nel tempo. Il rilievo diventa quindi uno strumento conoscitivo prima ancora che operativo.
Caserma Oddone e convento di San Francesco, una storia che attraversa i secoli
L’ex Caserma Oddone presenta una stratificazione storica complessa. Il complesso è infatti riconducibile all’antico convento di San Francesco, una delle strutture religiose storiche della città di Foggia. Nel corso dell’Ottocento l’edificio passò agli usi militari e in seguito divenne sede del Distretto Militare. Una ricostruzione accademica colloca le testimonianze dell’insediamento religioso almeno nella seconda metà del XIII secolo, mentre documentazione giuridica e amministrativa ricostruisce il successivo passaggio agli usi militari.
Questa lunga sequenza di trasformazioni rende particolarmente interessante la lettura degli spazi ipogei. Un locale sotterraneo può infatti conservare tracce di fasi precedenti alla configurazione oggi visibile. Solo la ricerca archeologica potrà stabilire con maggiore precisione a quale periodo appartengano gli ambienti e i materiali rinvenuti.
Le ipotesi sul Beato Giacomo e la necessità di verifiche scientifiche
Il ritrovamento ha riaperto anche il tema della possibile presenza, nel complesso, di testimonianze legate al Beato Giacomo d’Assisi. La sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo ha richiamato le fonti della tradizione francescana e ha auspicato che il nuovo percorso di ricerca possa fornire elementi sulla sua presenza e sulla possibile sepoltura.
Si tratta però, allo stato attuale, di un’ipotesi di ricerca e non di un’identificazione. I resti osservati dagli speleologi non sono stati attribuiti al Beato Giacomo e non è stata comunicata una datazione dei materiali.
Prima di collegare i reperti a una persona o a un episodio storico preciso saranno necessarie analisi archeologiche, antropologiche e, dove possibile, cronologiche. La documentazione della stratigrafia e del rapporto tra le ossa e i materiali presenti negli ambienti sarà un passaggio fondamentale.
Foggia, la scoperta degli ipogei si inserisce nel progetto di rigenerazione urbana
La scoperta avviene mentre la Caserma Oddone è interessata da un importante progetto di recupero. Una parte del complesso sarà destinata a uno Studentato ADISU, finanziato con 20 milioni di euro del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione. Un altro intervento riguarda il Polo Museale Giordaniano, finanziato con 7 milioni di euro attraverso il CIS Capitanata.
Il progetto di rigenerazione dovrà quindi confrontarsi con le nuove informazioni provenienti dal sottosuolo. Il Comune ha dichiarato che il rilievo laser scanner servirà proprio a collegare gli ambienti ipogei alla struttura esistente e a fornire ai progettisti un quadro conoscitivo più completo.
La presenza di reperti e strutture sotterranee rende necessario coordinare le esigenze della progettazione con quelle della tutela archeologica. La prosecuzione delle indagini sarà definita sulla base delle valutazioni della Soprintendenza.
Caserma Oddone, le prossime indagini tra speleologia, archeologia e tutela
Nelle prossime settimane proseguiranno la ricognizione, la documentazione e il rilievo. Il primo obiettivo sarà completare la conoscenza degli ambienti ipogei, determinarne l’estensione e documentare in modo sistematico i reperti presenti.
Successivamente potranno essere definiti gli interventi necessari per lo studio e la tutela dei resti ossei e degli altri materiali. Il dato speleologico dovrà essere integrato con quello archeologico, storico e antropologico.
La vicenda della Caserma Oddone è quindi ancora in una fase iniziale. I resti di diverse centinaia di scheletri costituiscono un elemento che richiede verifiche puntuali. Prima di ogni interpretazione definitiva sarà necessario stabilire origine, cronologia, contesto e caratteristiche del deposito.
Per la speleologia pugliese, la ricerca negli ipogei della Caserma Oddone rappresenta intanto un nuovo caso di collaborazione tra speleologi e altre discipline. A Foggia il sottosuolo entra così nel percorso di conoscenza e recupero di un complesso che conserva una storia articolata, dal convento francescano al Distretto Militare, fino al progetto di nuova destinazione culturale e universitaria.
Fonti principali
Sono state consultate, tra le altre, La Gazzetta del Mezzogiorno, Quotidiano di Foggia, L’Attacco, L’Edicola, Foggia Città Aperta, oltre alle fonti istituzionali del Comune di Foggia e ad ANSA. Le ricostruzioni sono state confrontate per distinguere i dati già accertati dalle ipotesi ancora da verificare.
Nota: al momento non risultano comunicati ufficiali che forniscano una datazione dei resti o una loro attribuzione al Beato Giacomo d’Assisi. Il collegamento con la sepoltura del religioso resta quindi un’ipotesi di ricerca legata alla tradizione francescana.
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