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    Condividi A Tultepec, nella grande conca del Messico, oltre 1.500 ossa appartenenti ad almeno 14 mammut sono state trovate all’interno di due grandi fosse Gli archeologi ritengono che possano essere state utilizzate come trappole dai cacciatori preistorici. Nuove analisi sui denti e sulle ossa degli animali aggiungono oggi altri particolari alla storia La curiosità è nata leggendo un articolo pubblicato da Focus, dedicato al mistero di una “trappola per mammut” risalente a circa 15.000 ann
     

Messico, le fosse dei mammut: cosa raccontano 13.000 anni dopo

Október 4th 2026 at 05:00

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A Tultepec, nella grande conca del Messico, oltre 1.500 ossa appartenenti ad almeno 14 mammut sono state trovate all’interno di due grandi fosse

Gli archeologi ritengono che possano essere state utilizzate come trappole dai cacciatori preistorici. Nuove analisi sui denti e sulle ossa degli animali aggiungono oggi altri particolari alla storia

La curiosità è nata leggendo un articolo pubblicato da Focus, dedicato al mistero di una “trappola per mammut” risalente a circa 15.000 anni fa.

Una storia abbastanza affascinante da meritare qualche ricerca in più.

le fonti scientifiche e quelle dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH), l’ente pubblico messicano che si occupa della ricerca e della tutela del patrimonio archeologico, antropologico e paleontologico. E’ emersa una storia ancora più interessante: non soltanto grandi fosse e centinaia di ossa, ma nuove datazioni, analisi dei denti e delle ossa e perfino indizi sugli spostamenti dei mammut che vivevano nella regione alla fine del Pleistocene.

Tutto comincia con due grandi buche nel terreno e una quantità impressionante di ossa.

Ricostruzione della caccia al mammut, Museo Nazionale di Antropologia, Città del Messico. Foto: José Luiz Bernardes Ribeiro / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0

Siamo a Tultepec, nello Stato del Messico, una quarantina di chilometri a nord di Città del Messico. Qui, durante alcuni lavori effettuati nel 2019 in un’area destinata a una discarica, gli archeologi dell’Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) hanno portato alla luce più di 1.500 resti ossei appartenenti ad almeno 14 mammut.

Della scoperta colpisce, più ancora del notevole numero di resti, il fatto che le ossa si trovassero all’interno di due grandi fosse, profonde circa un metro e settanta e larghe una ventina di metri. Secondo gli archeologi, potrebbero essere state scavate intenzionalmente e utilizzate dagli antichi abitanti della regione per intrappolare i mammut.

Se questa interpretazione è corretta, Tultepec conserva la testimonianza di una forma di caccia molto più organizzata di quanto si potrebbe immaginare pensando ai gruppi umani della fine del Pleistocene.

Grandi lavori per catturare animali ancora più grandi

Scavare quelle fosse non doveva essere semplice.

Secondo le stime dell’INAH, per realizzarle sarebbe stato necessario rimuovere complessivamente circa 400 metri cubi di terreno. Un lavoro che fa pensare a un’attività collettiva e programmata.

Gli archeologi ipotizzano inoltre che nella zona possano esistere altre strutture simili, forse disposte a poche decine di metri l’una dall’altra.

L’idea è affascinante: invece di limitarsi ad approfittare di mammut morti naturalmente o rimasti accidentalmente bloccati nel terreno, gli uomini potrebbero aver imparato a indirizzare gli animali verso punti scelti in precedenza, trasformando il paesaggio in un vero strumento di caccia. È bene però usare un po’ di prudenza.

Le fosse vengono interpretate dagli archeologi come trappole sulla base dell’insieme delle evidenze raccolte nel sito. Non abbiamo, naturalmente, la possibilità di osservare direttamente come venissero utilizzate 13.000 anni fa. Anche in documenti dell’INAH relativi ad altri siti della stessa regione si parla infatti delle “possibili trappole” di Tultepec.

Non soltanto ossa: a rendere interessante il sito è anche il modo in cui sono stati ritrovati i resti

Gli archeologi hanno osservato tracce di intervento umano sulle ossa e differenze nel modo in cui le carcasse furono trattate. Alcune sembrano essere state sfruttate quasi completamente, altre soltanto in parte. Sono stati trovati anche strumenti realizzati in osso. In alcuni casi la disposizione dei resti sembra inoltre tutt’altro che casuale. Intorno a un cranio di mammut, ad esempio, alcune vertebre e una zanna appartenente a un altro animale sembrerebbero essere state sistemate intenzionalmente.

L’archeologo Luis Córdoba Barradas, responsabile delle ricerche, ha proposto che alcuni di questi comportamenti potessero avere anche un significato rituale. dimostrare rispetto alla semplice osservazione delle ossa e della loro posizione: proprio per questo va considerata come interpretazione, non come certezza.

Nel sito sono comparsi anche resti di altri grandi animali, tra cui cavalli e cammelli, che facevano parte della fauna presente nella regione alla fine del Pleistocene.

Cosa mangiavano i mammut?

Negli ultimi anni la storia di Tultepec ha acquistato un nuovo capitolo.

Gli scienziati hanno infatti cominciato a interrogare direttamente denti e ossa dei mammut per capire qualcosa in più sulla loro vita. Un primo studio, pubblicato nel 2023 sul Journal of South American Earth Sciences, ha analizzato l’usura dei denti di undici mammut provenienti dai siti di Tultepec.

I denti, proprio come accade negli animali attuali, si consumano in maniera differente a seconda di ciò che viene mangiato. Studiandone le superfici è quindi possibile ottenere indicazioni sul tipo di vegetazione consumata durante la vita. Il risultato mostra animali con una dieta piuttosto varia, compatibile con un ambiente formato da zone erbose alternate ad aree con alberi e arbusti. La maggior parte degli individui studiati era relativamente giovane: cinque avevano meno di 18 anni e soltanto uno avrebbe raggiunto circa 45 anni.

Le informazioni nascoste nello smalto dei denti

Nel 2025 un nuovo studio ha fatto procedere ancora. La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, ha combinato diversi tipi di analisi su undici mammut di Tultepec.

Senza addentrarsi troppo nella chimica, il principio è semplice: quello che un animale mangia e beve lascia una piccola firma chimica nei suoi denti e nelle sue ossa: una “firma” che si conserva a lungo, per migliaia di anni.

Analizzandola, i ricercatori hanno scoperto che dieci degli undici mammut studiati avevano un’alimentazione mista. Non erano quindi legati a un solo tipo di vegetazione, ma sembrano aver sfruttato risorse differenti. Soltanto uno degli animali mostra caratteristiche compatibili con una dieta maggiormente basata su foglie e vegetazione arbustiva.

Solo un piccolo dettaglio, che contribuisce a restituire l’immagine di animali capaci di adattarsi ad ambienti diversi.

Mammut locali e mammut viaggiatori

Anche l’acqua bevuta da un animale lascia una traccia riconoscibile nei suoi tessuti. Studiando le differenze, i ricercatori hanno osservato che non tutti i mammut di Tultepec sembrano avere la stessa storia. Alcuni potrebbero essere vissuti stabilmente nella regione, mentre altri potrebbero essere arrivati da zone differenti.

Gli autori dello studio parlano della possibile presenza di individui residenti e individui migratori.

Non conosciamo le loro rotte, non possiamo ricostruire sulla carta gli spostamenti delle mandrie: però, sembra che alcuni animali si siano mossi attraverso territori più ampi.

Allora, se gli uomini di Tultepec utilizzavano davvero grandi fosse per catturare i mammut, dovevano probabilmente conoscere molto bene, oltre al territorio, anche le abitudini e gli spostamenti degli animali.

La datazione

Nelle prime notizie sulla scoperta si è parlato spesso di “trappole per mammut di 15.000 anni fa”.

L’INAH colloca il contesto archeologico di Tultepec in un intervallo compreso approssimativamente tra 15.000 e 13.000 anni fa.

Lo studio pubblicato nel 2025 ha però permesso di ottenere qualcosa di ancora più preciso: tre mandibole di mammut sono state datate direttamente con il metodo del radiocarbonio: i risultati sono compresi tra circa 13.170 e 13.450 anni fa.

Questo non significa che tutto il sito abbia esattamente la stessa età, ma permette di collocare con maggiore precisione nel tempo alcuni degli animali studiati e di aggiungere un nuovo tassello alla ricostruzione archeologica di Tultepec.

Una storia scritta sotto terra

Tultepec è interessante perché discipline diverse stanno ricostruendo pezzi differenti della stessa storia.

L’archeologia studia le fosse, la posizione delle ossa e le tracce lasciate dagli uomini. La paleontologia ricostruisce età e caratteristiche degli animali. Lo studio dei denti permette di capire cosa mangiavano. Le analisi chimiche di denti e ossa possono persino suggerire se alcuni di quei mammut fossero vissuti sempre nello stesso territorio oppure fossero arrivati da più lontano.

Alla fine, le due fosse raccontano qualcosa che va oltre la spettacolare immagine della “trappola per mammut”: un paesaggio oggi scomparso, popolato da grandi erbivori, e gruppi umani che sembrano aver imparato a conoscere molto bene quel territorio e gli animali che lo attraversavano.

Spunto

Focus, 30 settembre 2026 – “C’è un mistero nella trappola per mammut di 15.000 anni fa” https://www.focus.it/scienza/scienze/il-mistero-della-trappola-per-mammut-di-15000-anni-fa

Fonti scientifiche

Rodríguez-Franco S., Pérez-Crespo V.A., Barrón-Ortiz C.I., Córdoba-Barradas L., Arroyo-Cabrales J., Rivals F., Cienfuegos-Alvarado E., Otero F.J., Loredo-Jasso A.U., Beramendi-Orosco L.E. (2025) – Dietary reconstruction of Mammuthus columbi from Tultepec, Estado de México, México: A multiproxy approach, Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, 666, 112829. DOI: 10.1016/j.palaeo.2025.112829 – https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0031018225001142

Rodríguez-Franco S., Pérez-Crespo V.A., Barrón-Ortiz C.I., Córdoba-Barradas L., Arroyo-Cabrales J. (2023) – Dental mesowear analysis of the Columbian mammoth (Mammuthus columbi) from Tultepec, Estado de México, México, Journal of South American Earth Sciences, 125, 104320. DOI: 10.1016/j.jsames.2023.104320 – https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0895981123001311

Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) – El megasitio de mamuts de Tultepec revela la cultura de los antiguos cazadores de la Cuenca de México, comunicazione istituzionale sulle ricerche archeologiche condotte da Luis Córdoba Barradas – https://www.inah.gob.mx/boletines/el-megasitio-de-mamuts-de-tultepec-revela-la-cultura-de-los-antiguos-cazadores-de-la-cuenca-de-mexico

Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH) – Los mamuts de Tultepec: vestigios de un paisaje remoto, sintesi sul sito paleoarcheologico Tultepec II – https://www.inah.gob.mx/foto-del-dia/los-mamuts-de-tultepec-vestigios-de-un-paisaje-remoto

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Mostra di fotografia underground e speleologia a Nancy: l’USAN porta “Six pieds sous terre” alla Biblioteca degli Ingegneri

Október 3rd 2026 at 12:00

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Dal 5 ottobre al 13 novembre 2026 la Biblioteca degli Ingegneri Brabois dell’Università della Lorena ospita fotografie e materiali dell’Union Spéléologique de l’Agglomération Nancéienne. La mostra di fotografia underground e speleologia è consultabile anche nell’e-museo digitale dell’ateneo.

Mostra di fotografia underground e speleologia alla BU Ingénieurs Brabois

La mostra di fotografia underground e speleologia “Six pieds sous terre” sarà ospitata dal 5 ottobre al 13 novembre 2026 alla BU Ingénieurs Brabois, la Biblioteca degli Ingegneri dell’Università della Lorena. La sede si trova al 2 avenue de la Forêt de Haye, a Vandœuvre-lès-Nancy, nell’area universitaria di Brabois.[1]

L’iniziativa è proposta dall’Union Spéléologique de l’Agglomération Nancéienne, nota con l’acronimo USAN. L’esposizione riunisce fotografie e materiale speleologico. L’obiettivo dichiarato dall’Università della Lorena è far conoscere una disciplina dalle molte componenti, attraverso un dispositivo accessibile nel contesto quotidiano di una biblioteca universitaria.[1]

Il titolo francese, letteralmente “sei piedi sottoterra”, richiama l’ambiente sotterraneo senza ridurre la speleologia alla sola dimensione sportiva. La mostra di fotografia underground e speleologia presenta infatti immagini, tecniche e strumenti che accompagnano l’attività in grotta.

Fotografie e attrezzature per raccontare il mondo sotterraneo

La fotografia underground ha un ruolo importante nella divulgazione speleologica. In grotta la luce naturale manca quasi del tutto. Ogni immagine richiede quindi fonti luminose artificiali, tempi di lavoro adeguati e attenzione alla sicurezza del gruppo.

Le fotografie esposte permettono di avvicinare il pubblico a spazi che spesso non sono direttamente frequentabili. Pozzi, gallerie, concrezioni e ambienti artificiali sotterranei possono essere osservati fuori dal contesto operativo. Il materiale speleologico completa questo racconto visivo e rende riconoscibili alcuni aspetti concreti della progressione e della documentazione in ambiente ipogeo.

Per chi studia ingegneria e discipline scientifiche, la mostra di fotografia underground e speleologia apre anche un collegamento con la conoscenza del sottosuolo. La speleologia comprende osservazione dei fenomeni carsici, rilievo, documentazione, studio delle acque e attenzione alla conservazione degli ambienti. La collocazione in uno spazio universitario può favorire un primo contatto con metodi e linguaggi della ricerca sul mondo sotterraneo.

L’USAN e lo Spéléodrome di Nancy

L’USAN opera nell’area di Nancy nel campo dell’esplorazione, della visita, dello studio e della protezione degli ambienti sotterranei. Le attività dell’associazione comprendono la speleologia in cavità naturali e artificiali, oltre ad altri ambiti collegati alla pratica speleologica.[2]

Nel territorio nancéien è particolarmente noto lo Spéléodrome di Nancy. Si tratta di un antico sistema sotterraneo di drenaggio delle acque del plateau de Haye, trasformato in sito per l’addestramento speleologico. Le gallerie si sviluppano nell’area a ovest e a nord di Clairlieu, tra i comuni di Villers-lès-Nancy e Chaligny.[2]

La gestione di questi luoghi richiede regole di accesso e responsabilità specifiche. La documentazione didattica della rete geologica dell’Académie de Nancy-Metz segnala che gli accessi dello Spéléodrome sono chiusi per ragioni di sicurezza e tutela. Le visite possono avvenire sotto la responsabilità di associazioni abilitate dalla Ligue Spéléologique Lorraine.[2]

In questo quadro, la mostra di fotografia underground e speleologia offre una modalità non invasiva per avvicinarsi al patrimonio sotterraneo locale. Le immagini non sostituiscono l’esperienza sul terreno. Possono però spiegare perché preparazione, accompagnamento qualificato e rispetto dei siti siano elementi essenziali della pratica.

Una mostra di speleologia anche nell’e-museo universitario

“Six pieds sous terre” non resta limitata agli spazi fisici della Biblioteca degli Ingegneri Brabois. L’Università della Lorena comunica che l’esposizione sarà visibile anche online attraverso l’e-museo delle biblioteche dell’ateneo.[1]

La doppia presenza, in biblioteca e in ambiente digitale, amplia la possibilità di consultazione. Studenti, appassionati e lettori interessati alla fotografia underground possono conoscere i contenuti anche senza raggiungere Vandœuvre-lès-Nancy nel periodo di apertura.

La scelta di collocare la mostra in una biblioteca universitaria dà rilievo alla dimensione culturale della speleologia. L’attività sotterranea viene presentata come pratica che unisce esplorazione, conoscenza, tecnica, documentazione fotografica e tutela del patrimonio. È un approccio coerente con il lavoro delle associazioni speleologiche, impegnate nella trasmissione di competenze e nella lettura responsabile degli ambienti ipogei.

Informazioni pratiche sulla mostra USAN a Nancy

La mostra di fotografia underground e speleologia “Six pieds sous terre” è in programma dal 5 ottobre al 13 novembre 2026. La sede è la BU Ingénieurs Brabois, 2 avenue de la Forêt de Haye, 54500 Vandœuvre-lès-Nancy, in Francia.[1]

L’esposizione è realizzata dall’Union Spéléologique de l’Agglomération Nancéienne. La pagina dell’Università della Lorena indica inoltre la disponibilità della versione digitale nell’e-museo delle biblioteche universitarie.[1]

Fonti

Fonti
[1] [Expo] « Six pieds sous terre » à la BU Ingénieurs Brabois https://factuel.univ-lorraine.fr/evenement/expo-six-pieds-sous-terre-a-la-bu-ingenieurs-brabois/
[2] Le spéléodrome de Nancy – Localisation https://sites.ac-nancy-metz.fr/base-geol/fiche.php?dossier=016&p=2localis&a=
[4] Six pieds sous terre : il y a 3000 ans : archéologie des Landes de … https://ccbmn.culture.gouv.fr/doc/SYRACUSE/1050493/six-pieds-sous-terre-il-y-a-3000-ans-archeologie-des-landes-de-gascogne-realise-par-marie-bilbao-et-
[5] union speleologique de l’agglomeration nanceienne https://annuaire-entreprises.data.gouv.fr/entreprise/447529181
[6] Nancy – Spéléologie. La passion souterraine de l’USAN https://www.estrepublicain.fr/edition-de-nancy-ville/2017/08/13/la-passion-souterraine-de-l-usan
[7] Union spéléologique de l’agglomération nancéienne – Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Union_sp%C3%A9l%C3%A9ologique_de_l’agglom%C3%A9ration_nanc%C3%A9ienne
[8] Spéléodrome de Nancy — Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Sp%C3%A9l%C3%A9odrome_de_Nancy
[9] Union spéléologique de l’agglomération nancéienne https://usan.ffspeleo.fr/
[10] 6 pieds sous terre éditions https://6pieds-sous-terre.com/
[11] Union Spéléologique de l’Agglomération Nancéienne (USAN) https://parlementnanceiendusport.fr/club/union-speleologique-de-lagglomeration-nanceienne-usan/
[12] UNION SPÉLÉOLOGIQUE DE L’AGGLOMÉRATION NANCÉIENNE https://www.petitfute.com/v20962-nancy-54000/c1171-sports-loisirs/c1253-loisirs-et-sports-individuels/c339-speleologie/653099-union-speleologique-de-l-agglomeration-nanceienne.html
[13] UNION SPELEOLOGIQUE DE L’AGGLOMERATION NANCEIENNE https://www.sports-et-loisirs.fr/clubs-cours/fiche-union+speleologique+de+l+agglomeration+nanceienne-48066.php
[14] Union spéléologique de l’agglomération nancéienne | HelloAsso https://www.helloasso.com/associations/union-speleologique-de-l-agglomeration-nanceienne
[15] Six pieds sous terre : découvrez la spéléo ! (BU sciences et … https://factuel.univ-lorraine.fr/evenement/six-pieds-sous-terre-decouvrez-la-speleo-bu-sciences-et-techniques/
[16] USAN – Sportives – Nancy54 https://www.nancy54.com/usan
[17] Fiche de présentation du club : usan http://cds54.free.fr/clubs/club.php?nom=usan

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  • Commissione Grotte Boegan a Cefalonia: grotte, forre e laghi carsici nel Geoparco UNESCO
    Condividi La CGEB torna in Grecia per la “Prospezione Greca 2026”: tra Monte Ainos, Sami e Argostoli, i soci cercano nuove cavità e rivisitano alcuni geositi con laghi d’acqua dolce quasi a livello del mare La Commissione Grotte “Eugenio Boegan” di Trieste è tornata in Grecia per la Prospezione Greca 2026. L’obiettivo è cercare nuove grotte sull’isola di Cefalonia e tornare in alcune cavità particolari, dove si raggiungono gli acquiferi carsici e laghi di colore smeraldo. Le prime notizie son
     

Commissione Grotte Boegan a Cefalonia: grotte, forre e laghi carsici nel Geoparco UNESCO

Október 3rd 2026 at 11:00

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La CGEB torna in Grecia per la “Prospezione Greca 2026”: tra Monte Ainos, Sami e Argostoli, i soci cercano nuove cavità e rivisitano alcuni geositi con laghi d’acqua dolce quasi a livello del mare

La Commissione Grotte “Eugenio Boegan” di Trieste è tornata in Grecia per la Prospezione Greca 2026. L’obiettivo è cercare nuove grotte sull’isola di Cefalonia e tornare in alcune cavità particolari, dove si raggiungono gli acquiferi carsici e laghi di colore smeraldo. Le prime notizie sono arrivate dai soci il 2 ottobre.

La CGEB è una delle realtà speleologiche più antiche d’Italia. È nata nel 1883 come Comitato alle Grotte della Società degli Alpinisti Triestini. Oggi porta il nome di Eugenio Boegan, che ne divenne presidente nel 1904.

Il viaggio

La spedizione è partita il 22 settembre, nonostante le molte incognite. Il gruppo ha raggiunto Vasiliki, sull’isola di Lefkada, e da lì si è imbarcato per Cefalonia. Dopo lo sbarco a Fiskardo, la base è stata spostata ad Agia Efimia, sulla costa orientale dell’isola.

Le ricerche sul Monte Ainos

I primi tre giorni sono stati dedicati alla ricerca sul territorio nel parco del Monte Ainos. È il massiccio più alto dell’isola: la vetta, il Megas Soros, supera di poco i 1.600 metri.

Qui i soci hanno visitato la nota grotta di Petasi, che ospita una folta colonia di pipistrelli. Petasi e Nyfi sono le due grotte di montagna che si possono raggiungere con i sentieri dell’Ainos. Sono ambienti dove vivono animali che evitano la presenza umana, come pipistrelli e insetti. Il Parco Nazionale segnala in queste grotte la presenza di pipistrelli del genere Rhinolophus. Tra la fine della primavera e l’estate si formano anche colonie riproduttive di femmine con i piccoli.

Sopra il paese di Drakopoulata il gruppo ha percorso il letto di una grande forra. Gli ambienti sono imponenti e lungo i versanti restano vecchi terrazzamenti in pietra. Raccontano di una coltivazione intensiva dell’ulivo, oggi abbandonata in queste zone così impervie.

Una nuova piccola cavità sopra Sami

Un’altra ricerca si è svolta sopra Sami, nella zona dell’acropoli antica. Un cacciatore del posto ha segnalato una cavità e si è offerto di accompagnare gli speleologi, indicando la posizione a grandi linee. La grotta è stata trovata: è piccola, ed è stata rilevata, fotografata e posizionata con il GPS.

I soci hanno poi esplorato i dintorni di Sami intorno ai 250 metri di quota. Qui le forme carsiche di superficie sono molto evidenti, con una corrosione marcata della roccia.

Laghi d’acqua dolce quasi a livello del mare

Nei giorni successivi gli speleologi sono tornati in alcune grotte già note: Rouspa, Agioi Theodori e Agia Eleousa. Sono tutti geositi del Geoparco UNESCO Cefalonia-Itaca. Nel Geoparco si trovano anche grotte famose come quella delle Ninfe, legata al mito di Ulisse.

La dolina di Agia Eleousa dista circa 300 metri dalla grotta di Agioi Theodori. Agioi Theodori si trova vicino a Sami, lungo la strada per Poulata. Per quanto riguarda Rouspa, il Geoparco descrive la grotta di Grouspa, vicino a Razata e alle mura dell’antica Krane. Il pozzo-grotta si apre a 137 metri di quota.

In queste cavità si arriva fino alle acque carsiche di fondo. Lì si formano laghi d’acqua dolce limpidissima, anche se la quota è vicina allo zero. È un tratto tipico dell’idrogeologia di Cefalonia. Vicino ad Argostoli, per esempio, ci sono i famosi katavothres: inghiottitoi costieri dove l’acqua di mare entra nella roccia. Quell’acqua, in parte, torna in superficie dall’altra parte dell’isola.

La spedizione continua

La missione non è ancora finita. I soci CGEB hanno ancora qualche giorno per visitare altri geositi, e hanno promesso di raccontarli presto.

Fonte principale: “Prospezione Greca 2026 – Cefalonia. Prime notizie”, Commissione Grotte E. Boegan, 2 ottobre 2026. https://www.boegan.it/2026/10/prospezione-greca-2026-cefalonia/


Fonti

Fonti
[1] Home | ???????? ?????????? https://www.kefaloniageopark.gr/en
[2] Kefalonia-Ithaca UNESCO Global Geopark https://www.unesco.org/en/iggp/kefalonia-ithaca-unesco-global-geopark
[3] 24. ??????? ??????? (??????) https://kefaloniageopark.gr/node/637
[4] Kefalonia Georoutes https://kefaloniageopark.gr/en/node/534
[5] Argostoli, Kefalonia: Capital on the Lagoon Guide – Greece Tours https://mygreecetours.org/argostoli-kefalonia/
[6] Geosites of Kefalonia | ???????? ?????????? – ?????? https://kefaloniageopark.gr/en/node/557
[7] Cave of Agios Theodoros – Showcaves.com https://www.showcaves.com/english/gr/caves/AgiosTheodoros.html
[8] ??? MOUNTAIN AENOS https://kefaloniageopark.gr/sites/default/files/2020-06/Book-To%20oros%20Ainos-English.pdf
[9] Aenos trails | ???????? ?????????? – ?????? https://kefaloniageopark.gr/en/node/307
[10] Fauna/Avifauna – ??????? ?????? ?????! https://aenosnationalpark.gr/en/fysiko-perivallon/panida-ornithopanida/
[11] Commissione Grotte Eugenio Boegan – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan
[12] BOEGAN Eugenio (2.10.1875 – 18.11.1939) https://www.boegan.it/2009/09/boegan-eugenio/
[13] Natural Environment and Climate Change Agency … https://kefaloniageopark.gr/en/node/228
[14] The UNESCO Global Geoparks https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000389209
[15] UNESCO designates 8 new Global Geoparks https://www.unesco.org/en/articles/unesco-designates-8-new-global-geoparks
[16] Geoparks in Greece https://www.visitgreece.gr/en/inspirations/geoparks-in-greece
[17] Kefalonia – Nature in the Spotlight https://www.greece-is.com/kefalonia-nature-in-the-spotlight/
[18] PATRIMONIUL MONDIAL UNESCO: Geoparcul Kefalonia – Ithaca din Grecia https://agerpres.ro/documentare/2023/09/13/patrimoniul-mondial-unesco-geoparcul-kefalonia—ithaca-din-grecia–1168514
[19] European https://www.globalgeoparksnetwork.org/sites/default/files/2025-03/BookletGeoparks_0.pdf
[20] 16 New candidates http://www.globalgeopark.org.cn/UploadFiles/2021_3_9/intergov_check_english_2021.pdf
[21] ?????????????? ??????? ??????? ????????? http://users.ntua.gr/paneios/grouspa.htm
[22] Caves of Greece: Grouspa Cave https://www.showcaves.com/english/gr/caves/Grouspa.html
[23] CAVING https://outdoorkefalonia.com/activities-kefalonia/17-kefalonia-caving
[24] Cookies Policy https://www.kefaloniageopark.gr/en/node/790
[25] DROGARATI CAVE https://www.kefalonia-island.gr/topgrotte.php
[26] – KENTAVROS https://www.kentavros.com.gr/en/-n-39
[27] Kefalonia Travel Guide | Beaches, Villages, Attractions to See https://eskapas.com/kefalonia-travel-guide/
[28] Greece https://www.thesun.ie/where/greece/page/123/
[29] Historical – Christian – Leisure – Kefalonia Tours & Cruises https://www.kefaloniantours.com/historical-christian-leisure/
[30] Urlaub in Katavothres Griechenland – Kefalonia – GriechenlandWeb.de https://www.griechenlandweb.de/orte/katavothres-kefalonia.php
[31] Katavothres – Kefalonia (Greece) https://www.greeceguide.co.uk/destinations/katavothres-cephalonia.php
[32] Cave of Agioi Theodoroi https://www.visitgreece.gr/en/experiences/nature/caves/cave-of-agioi-theodoroi
[33] Geosite No 14. Sinkholes of Argostoli https://kefaloniageopark.gr/en/node/525
[34] Argostoli – Spiagge e alloggi consigliati https://www.grecia.info/isole-ionie/cefalonia/argostoli/
[35] Ainos National Park: Peaks, Trails & Map | PeakVisor https://peakvisor.com/park/ainos-national-park.html
[36] The protection project of the Cave of Za in Naxos has been … https://www.lifegrecabat.eu/en/news-articles/373
[37] Kefalonie 6 – hory | Kam se vydat.cz https://www.kamsevydat.cz/kefalonie-6-hory-ainos/
[38] Recommendations for visits to important bat roosts – LIFE GRECABAT https://www.lifegrecabat.eu/en/news-articles/296
[39] common bent – wing bat; | LIFE GRECABAT https://www.lifegrecabat.eu/en/taxonomy/term/42
[40] “Proteas” Caving Club of Thessaloniki hosts … https://www.lifegrecabat.eu/en/news-articles/265
[41] 5 Things to do on Mount Ainos: The National Park of Kefalonia https://amarivilla.com/5-things-to-do-on-mount-ainos-the-national-park-of-kefalonia/
[42] Eugenio Boegan – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Eugenio_Boegan
[43] Benvenuto nel sito internet del catasto storico delle grotte della Commissione Grotte Eugenio Boegan https://www.catastogrotte.it/
[44] La Commissione Grotte in festa per la scoperta del Timavo https://www.boegan.it/
[45] Commissione Grotte ” EUGENIO BOEGAN” C.A.I. Trieste http://www.openspeleo.org/openspeleo/groups-view-75.en.html
[46] Grotta Gigante http://www-dft.ts.infn.it/TS/grotta.html
[47] [PDF] PROGRESSIONE http://www.gwferrari.it/RivisteSpeleo/FV/Progressione2023-V69-Indice.pdf
[48] [PDF] 1926 | 2026 – Eventi – Regione FVG http://eventi.regione.fvg.it/redazione/Reposit/Eventi/28441_locandina_duemila_grotte_alta.pdf
[49] Int. J. Speleol. https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1385&context=ijs

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  • Alpi Albanesi, ritorno a Shpella Kakverrit: nuove ricerche seguendo l’aria
    Condividi Il Gruppo Speleologico Faentino torna nella grande dolina di Kakverrit, già esplorata dal 2009. Oltre 600 metri della galleria principale rilevati e prospezioni in quota alla ricerca degli ingressi alti del sistema Dal 13 al 21 settembre 2026 una squadra di speleologi italiani e albanesi è tornata nelle Alpi Albanesi per riprendere le ricerche a Shpella Kakverrit (shpella in albanese significa “grotta”), cavità che da anni richiama l’attenzione degli esploratori per la notevole circ
     

Alpi Albanesi, ritorno a Shpella Kakverrit: nuove ricerche seguendo l’aria

Október 3rd 2026 at 06:00

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Il Gruppo Speleologico Faentino torna nella grande dolina di Kakverrit, già esplorata dal 2009. Oltre 600 metri della galleria principale rilevati e prospezioni in quota alla ricerca degli ingressi alti del sistema

Dal 13 al 21 settembre 2026 una squadra di speleologi italiani e albanesi è tornata nelle Alpi Albanesi per riprendere le ricerche a Shpella Kakverrit (shpella in albanese significa “grotta”), cavità che da anni richiama l’attenzione degli esploratori per la notevole circolazione d’aria che attraversa i suoi ambienti sotterranei.

La spedizione, organizzata dal Gruppo Speleologico Faentino, prosegue una storia esplorativa iniziata molti anni fa in una delle aree carsiche più promettenti dell’Albania settentrionale. Il gruppo faentino frequenta il Paese dal 1995 e Kakverrit era già stata oggetto delle sue ricerche nel 2009.

https://www.parchiromagna.it/pdf/Rivista1-2013

La cavità si apre nei pressi di Curraj i Epërm, a circa 1.600 metri di quota, sul fondo di una grande dolina carsica. Una guida speleologica del territorio di Tropojë, che descrive la grotta, parla una potente corrente d’aria, indizio di possibili prosecuzioni e di un sistema più esteso di quanto conosciuto, e segnala nelle vicinanze, a circa 1.800 metri di quota, un pozzo di una cinquantina di metri individuato durante precedenti ricognizioni.

Kakverrit, una storia esplorativa lunga oltre trent’anni

La CGEB di Trieste conosceva Kakverrit già dagli anni Novanta. In Progressione la Commissione ricostruisce le proprie campagne in Albania e indica il 1994 come l’anno in cui, durante la seconda spedizione CGEB nel Paese, furono individuate diverse cavità dell’area, tra cui proprio Kakverrit.

Nel 2009 furono poi gli speleologi del Gruppo Speleologico Faentino a esplorare e rilevare Shpella Kakverrit: Ipogea riporta la data del 19 luglio 2009 insieme ai nomi degli esploratori coinvolti. La cavità venne descritta come una grande dolina di crollo, con pareti alte una trentina di metri e un piccolo lago sul fondo. All’interno, una condotta laterale interessata da un’intensa circolazione d’aria terminava contro una frana, lasciando intuire la possibile presenza di importanti volumi sotterranei oltre gli ostacoli conosciuti.

Nel 2014, durante la spedizione CGEB “Nikaj-Merturi”, gli speleologi triestini “rivisitarono” Kakverrit — è proprio il termine utilizzato nel resoconto dell’epoca — e riuscirono a forzare una frana dalla quale proveniva una fortissima corrente d’aria diretta verso un grande camino superiore. Nella stessa campagna venne inoltre individuato, nei pressi della dolina, un nuovo pozzo di circa 50 metri a quota 1.800.

Nel 2017 altre ricognizioni tornarono a concentrarsi sulle quote superiori alla dolina, alla ricerca di ingressi che potessero intercettare il sistema dall’alto. Anche allora furono esaminati diversi pozzi, confermando l’interesse dell’area per future campagne esplorative.

Shpella e Kakverit. Foto: GSF, da “Guida alle grotte del territorio di Tropojë”, 2019 – https://tropoje.gov.al/storage/2019/12/1Guida-Shpellat-Tropoje.pdf

La spedizione del settembre 2026

Alla spedizione hanno partecipato Ivano Fabbri, Lorenzo Brandolini e Alessandro Pirazzini, Andrea Ferrucci e Giacomo Benini del Gruppo Speleologico Faentino, insieme a Marco “Marchino” Frati, speleologo versiliese e istruttore nazionale CAI, a Maurizio “Jack” Rizzotto, del Gruppo Speleologico E.A. Martel di Genova, e allo speleologo albanese Dionis Bica, del Soccorso Alpino albanese.

Raggiungere Kakverrit continua a essere parte rilevante dell’esplorazione. Dopo il viaggio attraverso l’Albania settentrionale, dalla zona di Curraj i Epërm il materiale è stato trasportato con l’aiuto di tre cavalli: circa 120 chilogrammi di attrezzature e viveri, per un avvicinamento di circa sei ore e 700 metri di dislivello.

Una volta allestito il campo nella grande dolina, il lavoro si è concentrato sulla documentazione della cavità e, soprattutto, sulla circolazione d’aria che da anni costituisce uno dei principali interrogativi di Kakverrit.

Durante la spedizione sono stati eseguiti il rilievo dettagliato di oltre 600 metri della galleria principale, misure di temperatura e dei flussi d’aria e osservazioni sulla fauna ipogea. Il tentativo di seguire la corrente verso una possibile prosecuzione si è nuovamente arrestato davanti a un settore interessato da una complessa frana.

Il dato dei 600 metri va letto con attenzione: non rappresenta necessariamente nuovo sviluppo esplorato. Le fonti precedenti attribuiscono infatti a Shpella Kakverrit circa un chilometro di sviluppo complessivo. I 600 metri indicati per la campagna 2026 si riferiscono quindi al tratto della galleria principale oggetto del nuovo rilievo, non alla lunghezza complessiva della cavità.

Alla ricerca degli ingressi alti

La corrente d’aria continua a suggerire che una delle chiavi dell’esplorazione possa trovarsi sopra la parte attualmente conosciuta della grotta.

Per questo una parte importante della spedizione è stata dedicata alle battute esterne alle quote più elevate. Sono stati individuati diversi pozzi e fratture verticali, alcuni con presenza di ghiaccio, che potranno diventare obiettivo delle prossime campagne.

Foto Maurizio Rizzotto

L’ipotesi non nasce oggi: la ricerca di ingressi superiori accompagna Kakverrit almeno dalle campagne del decennio scorso. Il pozzo individuato a circa 1.800 metri nel 2014 e le successive ricognizioni del 2017 mostrano come la comprensione della circolazione d’aria e l’individuazione di collegamenti dall’alto siano da tempo uno dei fili conduttori delle esplorazioni.

Non solo speleologia

Anche dal punto di vista naturalistico la dolina costituisce un ambiente particolare. Il Gruppo Speleologico Faentino aveva già segnalato il piccolo specchio d’acqua sul fondo e la presenza di anfibi, mentre altre documentazioni ricordano la presenza di chirotteri all’interno della cavità.

Le osservazioni biologiche hanno fatto parte anche della campagna 2026, insieme alle attività di rilievo e alle misurazioni microclimatiche.

La nuova spedizione non chiude dunque il problema Kakverrit. Al contrario, la forte circolazione d’aria, gli ostacoli ancora irrisolti all’interno e i possibili ingressi individuati alle quote superiori lasciano aperte diverse linee di ricerca.

Dopo oltre quindici anni dalle prime esplorazioni faentine, la grande dolina delle Alpi Albanesi continua insomma a fare il suo lavoro, quello che aveva fatto fin dall’inizio: soffiare aria e porre domande agli speleologi.

Le Alpi Albanesi continuano intanto a richiamare l’interesse della speleologia italiana su più fronti. Poche settimane prima della spedizione a Kakverrit, il Gruppo Speleologico Martinese era rientrato dalla campagna Shtares 2026, condotta in un’area vicina ma distinta, dove le nuove esplorazioni hanno portato la Shpella Shtares a circa 13,5 chilometri di sviluppo.

Due zone diverse, dunque, ma accomunate da un territorio carsico ancora ricchissimo di possibilità esplorative.

Ivano Fabbri racconta: «L’opportunità che esiste in quella zona è unica al mondo. Non ci sono strade, ci si sposta con i muli e si esplora un mare di pozzi. È come tornare alla speleologia degli anni Cinquanta».

Parole che restituiscono bene il fascino di queste esplorazioni nelle Alpi Albanesi: un territorio ancora aspro e remoto, dove ogni avanzamento richiede fatica, capacità di adattamento e grande spirito di squadra.

Complimenti a tutti gli esploratori che stanno portando avanti queste ricerche. Ivano lancia anche un invito agli speleologi motivati, di buona volontà e con spirito di adattamento, a unirsi alle prossime esplorazioni, condividendo non solo la fatica e la ricerca, ma anche amicizia, collaborazione e rispetto reciproco.

Fonti e approfondimenti

Scintilena, 19 settembre 2014 – “Albania, rientro della spedizione CGEB Nikaj-Merturi 2014” – articolo sulla rivisitazione di Kakverrit, del superamento della frana interessata dalla forte corrente d’aria e delle prospezioni alle quote superiori.
https://www.scintilena.com/albania-rientro-della-spedizione-cgeb-nikaj-merturi-2014/09/19/

Gruppo Speleologico Faentino – Ipogea 2016 – esplorazioni del Gruppo Speleologico Faentino a Shpella Kakverrit, compresa la campagna del 2009, con la descrizione della grande dolina, della cavità e della forte circolazione d’aria.
https://www.gsfaentino.it/media/attachments/2020/11/29/ipogea-2016web.pdf

La Venta, 13 settembre 2017 – “Resoconto della spedizione Shtares 2017”
Documenta anche le ricognizioni nella zona di Kakverrit e la ricerca di possibili ingressi alle quote superiori. La Venta
https://www.laventa.it/it/blog/658-resoconto-della-spedizione-shtares-2017

Commissione Grotte “E. Boegan” – Progressione n. 64, a. 36, n. 1-2/2017
Ricostruisce le precedenti campagne della CGEB in Albania e permette di risalire all’individuazione di Kakverrit nel 1994. Boegan
https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2018/03/Progressione.64.pdf

Comune di Tropojë – Guida alle grotte del territorio, 2019
Contiene la scheda di Shpella e Kakverit con dati di sviluppo, profondità, quota e indicazioni sulle precedenti esplorazioni.
https://tropoje.gov.al/storage/2019/12/1Guida-Shpellat-Tropoje.pdf

Gruppo Speleologico Faentino – Ipogea 2021
Approfondimenti sull’attività esplorativa del gruppo in Albania e sugli aspetti naturalistici delle cavità investigate.
https://www.gsfaentino.it/media/attachments/2022/01/09/Ipogea21.pdf

Il Resto del Carlino, 29 settembre 2026 – “Gli speleologi faentini sulle Alpi Albanesi”
Fonte per la spedizione del settembre 2026, i partecipanti, l’avvicinamento, le attività di rilievo e le prospezioni in quota.
https://www.ilrestodelcarlino.it/ravenna/cronaca/gli-speleologi-faentini-sulle-alpi-f50f5950

Alpi Albanesi, area di Nikaj-Mërtur. Shpella Shtares, nello stesso settore carsico della abbastanza vicina Shpella Kakverrit, presenta morfologie tipiche del carsismo alpino. Foto di Norma Damiano

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  • Sainte-Baume, storica traversata sotterranea tra il Petit Saint-Cassien e l’Eau-Rélie
    Condividi Nel massiccio carsico della Sainte-Baume, in Provenza, tre speleologi hanno completato la traversata tra le due cavità raggiungendo il collettore sotterraneo a circa 310 metri di profondità. Un risultato che corona decenni di esplorazioni nel sud della Francia Una nuova pagina della speleologia francese è stata scritta nel massiccio della Sainte-Baume, in Provenza, nel sud della Francia, dove tre speleologi hanno realizzato la traversata sotterranea tra il Gouffre du Petit Saint-Cas
     

Sainte-Baume, storica traversata sotterranea tra il Petit Saint-Cassien e l’Eau-Rélie

Október 3rd 2026 at 05:00

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Nel massiccio carsico della Sainte-Baume, in Provenza, tre speleologi hanno completato la traversata tra le due cavità raggiungendo il collettore sotterraneo a circa 310 metri di profondità. Un risultato che corona decenni di esplorazioni nel sud della Francia

Una nuova pagina della speleologia francese è stata scritta nel massiccio della Sainte-Baume, in Provenza, nel sud della Francia, dove tre speleologi hanno realizzato la traversata sotterranea tra il Gouffre du Petit Saint-Cassien e il Gouffre de l’Eau-Rélie.

Le due cavità si aprono nel dipartimento del Var, nell’entroterra provenzale a est di Marsiglia: il Petit Saint-Cassien ricade nel territorio di Nans-les-Pins, mentre l’Eau-Rélie si trova nel comune di Mazaugues. Il sistema si sviluppa nel settore settentrionale del massiccio carsico della Sainte-Baume.

L’impresa è stata raccontata dal quotidiano francese La Provence: una traversata storica, documentata attraverso un servizio video, e dal Fichier des Cavités du Var, curato dal Comité Départemental de Spéléologie du Var (CDS83), che nel settembre 2026 ha aggiornato la documentazione delle due cavità con la traversata Petit Saint-Cassien–Eau-Rélie.

Una traversata a 310 metri sotto terra

Secondo la ricostruzione grafica pubblicata da La Provence, gli speleologi sono entrati dal Petit Saint-Cassien, raggiungendo il collettore sotterraneo a circa 310 metri di profondità, per poi proseguire verso l’Eau-Rélie.

Il percorso comprende anche il superamento di alcuni sifoni. Nel grafico diffuso dal quotidiano francese viene indicata una distanza di circa 4 chilometri tra i due accessi, mentre per la risalita dell’Eau-Rélie sono riportati circa 152 metri di dislivello.

Nel servizio i tre protagonisti vengono indicati con i nomi di Marc, Paul ed Éric. Uno di loro è identificato nel video come Marc Douchet, speleologo con una lunga esperienza nelle esplorazioni del Saint-Cassien.

È lo stesso Douchet a ricordare davanti alla telecamera la lunga storia delle ricerche nella cavità: le immersioni nel Saint-Cassien proseguono da circa 45 anni.

Il risultato di decenni di esplorazioni

La traversata del 2026 non coincide con la scoperta del collegamento tra le due cavità, ma rappresenta un passo successivo di una lunga storia esplorativa.

Già nel 2012 e 2013 erano state condotte indagini con localizzazioni elettromagnetiche e tracciamenti che indicavano la vicinanza tra il settore terminale dell’Eau-Rélie e le gallerie del Petit Saint-Cassien.

Un’altra tappa importante arrivò nel 2020, quando nell’Eau-Rélie venne aperto un passaggio che permise di constatare la comunicazione d’aria con il Saint-Cassien.

Negli anni successivi le esplorazioni sono proseguite fino alla giunzione tra Eau-Rélie e Saint-Cassien. La documentazione della Commission Régionale de Plongée Souterraine della FFESSM parla infatti di una “jonction historique” realizzata prima dell’attuale traversata.

L’impresa del settembre 2026 costituisce quindi un ulteriore passo: entrare da una cavità e uscire dall’altra, percorrendo il sistema sotterraneo e affrontando anche i suoi tratti sommersi.

Le esplorazioni della Sainte-Baume continuano

La traversata tra Petit Saint-Cassien ed Eau-Rélie, coronamento di decenni di esplorazioni, disostruzioni, topografie e immersioni nel cuore carsico della Sainte-Baume, si inserisce in un progetto esplorativo molto ampio: la Commission Régionale de Plongée Souterraine della FFESSM ha infatti dedicato uno specifico progetto alle “Traversées de la Sainte Baume”, con l’obiettivo di proseguire la conoscenza del grande sistema sotterraneo del massiccio.

Dopo la connessione Eau-Rélie–Saint-Cassien, uno degli obiettivi è ora la prosecuzione delle esplorazioni verso la Foux de Nans, seguendo il collettore sotterraneo. Si tratta di un progetto complesso, che richiede importanti operazioni logistiche e il trasporto di attrezzature nelle zone più profonde.

Ricostruzione schematica, non in scala, della traversata sotterranea tra il Gouffre du Petit Saint-Cassien e il Gouffre de l’Eau-Rélie, nel massiccio della Sainte-Baume, in Provenza. Immagine elaborata con intelligenza artificiale sulla base dei dati riportati nelle fonti citate nell’articolo de La Provence

Fonti e approfondimenti

La Provence – “Sainte-Baume: trois plongeurs spéléologues réalisent une traversée historique à 310 mètres sous terre” https://www.laprovence.com/article/region/99512304958422/video-sainte-baume-trois-plongeurs-speleologues-realisent-une-traversee-historique-a-310-metres-sous-terre

Fichier des Cavités du Var – CDS83 – https://www.fichiertopo.fr/

Commission Régionale de Plongée Souterraine FFESSM – Rapport 2024 https://www.ffessm-sud.fr/images/AG/AG_NOVEMBRE_2024/Rapports_commissions/2024_Rapport_CommissionSouterraine.pdf

Commission Régionale de Plongée Souterraine FFESSM – Rapport 2025 https://www.ffessm-sud.fr/images/AG/NOVEMBRE_2025/20245_Rapport_CommissionSouterraine.pdf

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  • Guardiani del buio: la UIS svela i vincitori del 2° Concorso Fotografico Internazionale di Speleologia
    Condividi A Postojna la mostra dedicata alla vita invisibile delle grotte, tra biodiversità sotterranea e tutela del carsismo La Commissione Arti e Lettere dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha reso pubblici i vincitori del 2° UIS Photo Contest, il concorso fotografico internazionale dedicato al mondo ipogeo. L’annuncio è arrivato l’11 settembre 2026 durante il Congresso Internazionale di Speleologia svoltosi in Slovenia, nell’ambito delle iniziative collegate alla prima Giorn
     

Guardiani del buio: la UIS svela i vincitori del 2° Concorso Fotografico Internazionale di Speleologia

September 26th 2026 at 12:00

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A Postojna la mostra dedicata alla vita invisibile delle grotte, tra biodiversità sotterranea e tutela del carsismo

La Commissione Arti e Lettere dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) ha reso pubblici i vincitori del 2° UIS Photo Contest, il concorso fotografico internazionale dedicato al mondo ipogeo.

L’annuncio è arrivato l’11 settembre 2026 durante il Congresso Internazionale di Speleologia svoltosi in Slovenia, nell’ambito delle iniziative collegate alla prima Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo (IDCK), celebrata il 13 settembre a Postojna.

Il tema del concorso fotografico speleologico: vita invisibile e impatto umano

La seconda edizione del concorso fotografico UIS portava il titolo “Invisible Life, Visible Impact: Guardians of the Dark” (“Vita Invisibile, Impatto Visibile: i Guardiani del Buio”). Il tema chiedeva ai partecipanti di documentare la vita nascosta negli ambienti sotterranei, dai microrganismi alle specie endemiche adattate al buio, insieme ai segni dell’impatto delle attività umane su questi ecosistemi fragili.

Il concorso fotografico è stato organizzato dalla Commissione Arti e Lettere della UIS in collaborazione con la Commissione di Biologia delle Grotte e la Commissione per la Protezione delle Grotte e del Carsismo. La collaborazione tra le tre commissioni ha permesso di dare alle immagini partecipanti anche un valore scientifico e conservazionistico, oltre che estetico, mettendo in relazione la fotografia speleologica con i temi della biospeleologia e della tutela ambientale.

I numeri della selezione: fotografi e paesi rappresentati

Alla galleria finale sono arrivate 45 fotografie selezionate, realizzate da 27 fotografi provenienti da 21 paesi diversi. Le opere sono state valutate da una giuria internazionale composta da esperti di fotografia e speleologia, incaricata di individuare le immagini più efficaci nel raccontare la biodiversità sotterranea e le storie dietro ogni scatto.

Il regolamento del concorso prevedeva l’assegnazione di attestati ufficiali UIS ai vincitori e ai finalisti, senza premi in denaro. Le iscrizioni erano aperte dalla primavera 2026, con scadenza fissata al 30 giugno dopo una proroga, e la selezione finale si è svolta tra luglio e agosto, in vista della premiazione di settembre.

La mostra a Postojna per la Giornata delle Grotte e del Carsismo

Le immagini vincitrici sono state presentate al pubblico attraverso una mostra fotografica all’aperto allestita a Postojna, in concomitanza con la prima celebrazione mondiale dell’International Day of Caves and Karst (IDCK). La giornata, proclamata dall’Assemblea Generale UNESCO il 12 novembre 2025 su iniziativa della Slovenia e con il coinvolgimento della UIS, ha avuto la sua prima edizione ufficiale dal 10 al 13 settembre 2026, articolata in una conferenza scientifica internazionale organizzata dal Karst Research Institute ZRC SAZU, escursioni nelle principali grotte slovene e una cerimonia ufficiale svoltasi la sera del 12 settembre all’interno della Grotta di Postojna.

L’esposizione delle fotografie vincitrici ha permesso di portare all’attenzione del pubblico presente a Postojna immagini legate alla vita nascosta delle grotte, un contenuto coerente con gli obiettivi divulgativi della IDCK: promuovere la conoscenza, la ricerca e la protezione degli ambienti carsici a livello globale.

Il ruolo delle commissioni scientifiche della UIS

Nel comunicato diffuso dalla Commissione Arti e Lettere, un ringraziamento è stato rivolto alla giuria internazionale per il lavoro svolto nella selezione e nell’analisi delle storie dietro ogni fotografia. Un riconoscimento specifico è stato riservato anche alla Commissione di Protezione delle Grotte e del Carsismo e alla Commissione di Biologia delle Grotte della UIS, per il contributo dato nel mettere in evidenza i messaggi di conservazione e la vita nascosta del mondo sotterraneo.

La galleria completa delle fotografie vincitrici del 2° UIS Photo Contest è consultabile attraverso i canali social ufficiali della UIS, dove sono state pubblicate le immagini premiate insieme alle informazioni sugli autori. Il concorso fotografico si inserisce in un percorso avviato dalla UIS negli ultimi anni per valorizzare la fotografia speleologica come strumento di comunicazione scientifica, dopo la prima edizione del contest dedicata al tema della “Responsible Caving” nel 2024-2025.

Prospettive per le prossime edizioni del concorso UIS

L’esperienza del 2° UIS Photo Contest, unita alla visibilità garantita dalla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, apre la strada a future edizioni del concorso fotografico. La UIS ha già dimostrato negli anni un interesse crescente verso la fotografia come mezzo di divulgazione, affiancando ai concorsi fotografici anche iniziative editoriali come il premio letterario “Subterranean Myths”, lanciato nel 2026 dalla stessa Commissione Arti e Lettere.

La combinazione tra fotografia speleologica, biospeleologia e tutela del carsismo, al centro di questa edizione del concorso, riflette l’approccio multidisciplinare che caratterizza sempre più le iniziative internazionali della speleologia organizzata, in un contesto in cui la conoscenza degli ambienti ipogei viene considerata funzionale anche alla loro salvaguardia.

La galleria completa con le immagini vincitrici è pubblicata sul profilo Facebook della UIS Arts and Letters Commission: https://www.facebook.com/media/set/?vanity=uisartsandletters&set=a.122096716209487114


Fonti

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  • Soccorso speleologico europeo, a Kranj il 19° ECRA Meeting dal 1° al 4 ottobre 2026
    Condividi Il soccorso speleologico si riunisce in Slovenia per esercitazioni e confronto tecnico. Dal 26 settembre il pre-meeting tra grotte, speleosubacquea e visite ai siti carsici. Il 19° European Cave Rescue Meeting si terrà a Kranj, in Slovenia, dal 1° al 4 ottobre 2026. L’incontro è organizzato dalla Jamarska reševalna služba (JRS), il servizio sloveno di soccorso speleologico, per conto della European Cave Rescue Association (ECRA). Il pre-meeting prende avvio il 26 settembre. Le circo
     

Soccorso speleologico europeo, a Kranj il 19° ECRA Meeting dal 1° al 4 ottobre 2026

September 26th 2026 at 10:00

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Il soccorso speleologico si riunisce in Slovenia per esercitazioni e confronto tecnico. Dal 26 settembre il pre-meeting tra grotte, speleosubacquea e visite ai siti carsici.

Il 19° European Cave Rescue Meeting si terrà a Kranj, in Slovenia, dal 1° al 4 ottobre 2026. L’incontro è organizzato dalla Jamarska reševalna služba (JRS), il servizio sloveno di soccorso speleologico, per conto della European Cave Rescue Association (ECRA). Il pre-meeting prende avvio il 26 settembre. Le circolari dell’associazione indicano il 30 settembre come data di chiusura di questa fase, anche se il calendario delle attività comprende alcune proposte il 1° ottobre. [web:2][web:4]

Soccorso speleologico europeo: il programma di Kranj

Il meeting riunirà organizzazioni impegnate nel soccorso speleologico per discutere procedure operative, tecniche e formazione. La seconda circolare ECRA annuncia workshop pratici, sessioni tecniche e mediche, attività legate al soccorso in immersione e incontri delle commissioni. Sono previste anche le presentazioni delle organizzazioni partecipanti e l’assemblea generale dell’associazione. Il programma dettagliato del meeting, secondo la circolare, deve ancora essere pubblicato. [web:4]

La struttura degli incontri riflette le quattro aree di lavoro dell’ECRA: soccorso speleosubacqueo, medicina, allargamento dei passaggi e tecniche di soccorso. La commissione tecnica è presieduta da Giuseppe Conti, del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico italiano. Per l’ECRA, lo scambio di esperienze serve anche a migliorare la collaborazione e le capacità operative delle organizzazioni aderenti. [web:4][web:6][web:13]

Pre-meeting ECRA 2026: grotte e speleosubacquea

Prima delle sessioni principali, il pre-meeting propone attività sul territorio sloveno. Il calendario diffuso dall’ECRA include visite in grotta, immersioni speleosubacquee, escursioni e itinerari turistici. Le uscite in cavità non attrezzate richiedono esperienza e attrezzatura adeguata. Per il programma di immersioni sono richiesti certificazione per la speleosubacquea, assicurazione valida, certificato medico ed equipaggiamento completo. Le attività potranno cambiare in base alle condizioni meteorologiche e alle esigenze organizzative. [web:4]

Tra le destinazioni indicate figurano il laboratorio ipogeo Tular e il SOS Proteus Information Centre, a Kranj. La visita riguarda il proteo, anfibio delle acque sotterranee, e la tutela del suo habitat. Il programma cita anche le grotte di Škocjan, con due percorsi di visita proposti per il 1° ottobre. Completano le opzioni le escursioni nell’area del lago di Bled e delle Alpi Giulie, oltre a canyoning e rafting. Non tutte le attività hanno lo stesso costo o gli stessi requisiti tecnici. [web:4]

Le immersioni previste toccano diverse località, tra cui Veliko e Malo Okence, Bilpa e Šteberk. Per la miniera di Mežica la circolare segnala che l’attività non è ancora pienamente confermata. I partecipanti interessati dovranno quindi verificare disponibilità, condizioni di accesso e aggiornamenti prima della partenza. [web:4]

Jamarska reševalna služba e logistica del meeting

La JRS opera nell’ambito della federazione speleologica slovena, Jamarska zveza Slovenije. Secondo la federazione, dispone di sette centri di soccorso, uno dei quali si trova proprio a Kranj. La scelta della città colloca quindi il meeting anche in un territorio legato all’organizzazione del soccorso in grotta. [web:7]

La seconda circolare fissa la quota del meeting a 100 euro per le iscrizioni effettuate dopo il 3 settembre 2026 o sul posto. Il prezzo di 80 euro era riservato alle iscrizioni precedenti. La quota comprende alloggio e pasti durante l’incontro principale, ma non copre le spese del pre-meeting. L’allestimento annunciato prevede tende collettive, spazi per tende personali e camper e servizi igienici nelle vicinanze. L’ECRA indica inoltre trasferimenti dall’aeroporto di Lubiana e dalle stazioni ferroviaria e degli autobus di Kranj. [web:4]

Presentazioni e documenti devono essere in inglese. Le proposte possono essere inviate a info@caverescue.eu; per le informazioni organizzative è disponibile helpdesk@caverescue.eu. Chi intende partecipare alle attività di soccorso speleologico o alle escursioni può consultare gli aggiornamenti sul sito ECRA. Il programma delle esercitazioni e alcuni dettagli logistici restano soggetti a conferma. [web:4]

Fonti

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