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Origine europea dei pipistrelli: genomi e fossili riscrivono 65 milioni di anni di evoluzione
Uno studio del consorzio Bat1K pubblicato su Nature integra 103 specie viventi e 44 taxa fossili. La nuova filogenesi indica l’origine europea dei pipistrelli nel tardo Paleocene e colloca l’ecolocalizzazione prima della diversificazione dei gruppi attuali.
Una nuova ricostruzione dell’evoluzione dei chirotteri indica nell’Europa del tardo Paleocene l’area più probabile in cui ebbe origine il loro antenato comune. Lo studio, pubblicato su Nature il 23 settembre 2026, combina genomi di riferimento, caratteri anatomici e fossili. Il risultato sostiene l’origine europea dei pipistrelli con una probabilità posteriore del 99,2%.[1]
La conclusione non deriva dalla scoperta di un pipistrello fossile europeo risalente a 65 milioni di anni fa. Si tratta di una stima ottenuta ricostruendo parentele, tempi di divergenza e distribuzioni ancestrali. I più antichi fossili riconosciuti dei chirotteri appartengono infatti all’Eocene inferiore, tra circa 56 e 52 milioni di anni fa, e provengono da più continenti.[1]
Genomi Bat1K e fossili
La ricerca ha analizzato assemblaggi genomici cromosomici prodotti con letture lunghe per 103 specie. Il campione comprende tutte le 21 famiglie viventi riconosciute nello studio e include 42 nuovi assemblaggi, relativi a 41 specie. Ventisei nuovi genomi sono stati ricostruiti distinguendo le due copie cromosomiche ereditate dai genitori.[1]
A questa base genetica sono stati aggiunti 699 caratteri morfologici osservati in 65 specie. Il campione morfologico comprende 21 rappresentanti viventi e 44 taxa fossili anteriori al Quaternario. Dopo il filtraggio dei caratteri saturi o non indipendenti, gli autori hanno integrato 480 caratteri anatomici con 10.000 siti genomici considerati neutrali.[1]
L’approccio viene definito “total evidence dating”. Il modello considera nello stesso quadro specie viventi, fossili, processi di speciazione, estinzione e fossilizzazione. Questa integrazione riduce le lunghe porzioni iniziali dell’albero evolutivo prive di testimonianze fossili, che risultavano più ampie nelle precedenti datazioni basate soltanto sui dati molecolari.[1]
Origine europea dei pipistrelli
La ricostruzione colloca l’antenato dei chirotteri nel tardo Paleocene, dunque vicino al limite tra Paleocene ed Eocene. L’origine europea dei pipistrelli viene stimata con il 99,2% di probabilità posteriore. Secondo il modello, i discendenti si sarebbero poi dispersi con maggiore probabilità verso l’Africa.[1]
Europa e Africa avrebbero costituito un nodo centrale della prima radiazione. Da questa area sarebbero partite espansioni indipendenti verso Asia, Australia e Americhe, mentre le quattro grandi superfamiglie moderne si differenziavano in un intervallo relativamente breve dell’Eocene inferiore.[1]
Per gli Yinpterochiroptera, lo studio propone un’origine africana circa 57,1 milioni di anni fa e una successiva espansione verso Asia ed Europa. Per gli Yangochiroptera, la provenienza più probabile resta europea, anche se la rapida comparsa dei lignaggi dopo il massimo termico Paleocene-Eocene rende più incerta la ricostruzione.[1]
Il quadro differisce dalle ipotesi precedenti. Alcune analisi indicavano il Nord America, altre l’Africa o l’Asia. L’origine europea dei pipistrelli proposta dal nuovo lavoro dipende dalla più ampia integrazione tra genomi completi e taxa fossili, non dalla sola distribuzione geografica dei reperti conosciuti.[1]
Fossili e limiti
Il registro fossile dei primi pipistrelli è scarso e frammentario. Molti reperti consistono in denti o elementi postcraniali isolati. Inoltre, la capacità di volo consentì una dispersione rapida, rendendo difficile ricavare il luogo d’origine dalla sola posizione dei giacimenti.[1]
Gli scheletri di Icaronycteris scoperti nella Green River Formation del Wyoming restano tra i più antichi e completi conosciuti. La loro presenza in Nord America non prova che l’intero ordine sia nato in quel continente. Un lignaggio può lasciare fossili ben conservati anche lontano dall’area in cui si era separato dai propri parenti.[2]
L’origine europea dei pipistrelli deve quindi essere letta come un risultato probabilistico. Potrà essere verificata da nuovi fossili, da ulteriori genomi e da analisi alternative dei modelli biogeografici. La forte probabilità indicata dallo studio non elimina l’incompletezza del record paleontologico.[1]
Ecolocalizzazione nei pipistrelli
Un passaggio centrale riguarda Vielasia sigei, pipistrello vissuto circa 50 milioni di anni fa e rinvenuto nei depositi di una cavità del Quercy, nella Francia sud-occidentale. Il cranio conservato in tre dimensioni presenta strutture dell’orecchio interno compatibili con l’ecolocalizzazione laringea. La nuova analisi lo colloca nel più antico clade degli “Eochiroptera”, sebbene questa posizione ottenga un sostegno intermedio, pari al 68%.[1]
Questa collocazione suggerisce che l’ecolocalizzazione laringea precedesse la diversificazione dei pipistrelli moderni. Non significa che ogni apparato sonar attuale fosse già presente nella stessa forma. Le diverse linee evolutive possono avere modificato frequenze, anatomia e modalità di emissione nel corso di milioni di anni.[1]
Il progetto Bat1K aveva già pubblicato nel 2020 sei genomi di qualità di riferimento. Quell’analisi aveva individuato segnali di selezione nella linea ancestrale dei pipistrelli in geni connessi all’udito, insieme a indicazioni sui sistemi immunitari. Il nuovo insieme di 103 specie amplia in modo sostanziale la base comparativa.[3]
Cromosomi e filogenesi
La nuova filogenesi modifica alcuni rapporti tra le famiglie. Myzopodidae viene collocata come ramo più antico all’interno di Vespertilionoidea, mentre Emballonuroidea e Vespertilionoidea risultano gruppi fratelli. Gli autori attribuiscono parte delle precedenti incongruenze a una storia genomica “a mosaico”, nella quale regioni diverse possono conservare segnali evolutivi differenti.[1]
La ricostruzione dello stato ancestrale sostiene inoltre un corredo di 26 cromosomi nell’antenato dei pipistrelli. I genomi moderni si sarebbero trasformati soprattutto tramite fusioni cromosomiche, più che attraverso fissioni o traslocazioni. Il dato offre una cornice per studiare l’evoluzione dei genomi relativamente piccoli dei chirotteri.[1]
Pipistrelli specie ombrello
La ricostruzione evolutiva assume un rilievo anche per la conservazione. Considerare i pipistrelli come specie ombrello significa usare la loro tutela per proteggere sistemi ecologici più ampi. Una colonia dipende infatti da rifugi sicuri, aree di alimentazione, corridoi di volo, disponibilità di insetti e continuità del paesaggio.
Le informazioni divulgate da Tutela Pipistrelli richiamano tre servizi ecosistemici principali: controllo degli insetti, impollinazione e dispersione dei semi. Il sito segnala inoltre che la perdita dei rifugi e degli habitat di alimentazione costituisce una minaccia centrale. Proteggere i chirotteri comporta quindi interventi che possono favorire molte altre componenti della biodiversità.[4][5][6]
Negli ambienti carsici, il valore di specie ombrello è particolarmente evidente. La protezione di grotte, ingressi, microclimi e collegamenti con boschi o zone umide preserva sia i rifugi dei pipistrelli sia habitat utilizzati da numerosi organismi cavernicoli. Il guano trasferisce inoltre materia organica dall’esterno al sottosuolo e alimenta comunità microbiche e invertebrati specializzati.[7][8]
I pipistrelli funzionano anche come indicatori biologici. Variazioni nell’attività e nelle colonie possono riflettere cambiamenti nella disponibilità di prede, nella qualità degli habitat e nell’uso del suolo. La loro conservazione richiede quindi una lettura integrata del paesaggio, non soltanto la difesa del singolo rifugio.[9][10]
Significato della ricerca
Lo studio collega filogenomica, paleontologia e biogeografia in una ricostruzione estesa a tutte le famiglie viventi. La tesi sull’origine europea dei pipistrelli offre un nuovo scenario per interpretare il volo attivo, l’ecolocalizzazione e la rapida diffusione del gruppo dopo il Paleocene.[1]
Il lavoro non ricostruisce DNA fossile di 65 milioni di anni. I genomi ancestrali e le aree d’origine vengono stimati a partire dalle specie attuali, dai caratteri anatomici e dai vincoli cronologici offerti dai fossili. Questa distinzione è necessaria per comunicare correttamente la portata della ricerca.[1]
Fonti
- Nature, “Reference genomes and fossils revise bat family phylogeny and biogeography”: https://www.nature.com/articles/s41586-026-11007-3
- Nature, “Genome project opens the next chapter for studying bat evolution”: https://www.nature.com/articles/d41586-026-02637-8
- Nature, “Six reference-quality genomes reveal evolution of bat adaptations”: https://www.nature.com/articles/s41586-020-2486-3
- Current Biology, “A 50-million-year-old, three-dimensionally preserved bat skull supports an early origin for modern echolocation”: https://www.cell.com/current-biology/fulltext/S0960-9822(23)01289-7
- Tutela Pipistrelli, “In Italia la metà dei pipistrelli è a rischio estinzione”: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/04/12/in-italia-la-meta-dei-pipistrelli-e-a-rischio-estinzione/
- Tutela Pipistrelli, “I pipistrelli cacciano gli insetti meglio degli uccelli”: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/04/19/i-pipistrelli-cacciano-gli-insetti-meglio-degli-uccelli/
- Tutela Pipistrelli, “Il 2011-2012 è l’anno del pipistrello”: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/04/19/il-2011-2012-e-lanno-del-pipistrello-2/
- Tutela Pipistrelli, “Usa, con i pipistrelli si risparmia un miliardo di dollari in pesticidi”: https://www.tutelapipistrelli.it/2015/09/21/usa-con-i-pipistrelli-si-risparmia-un-miliardo-di-dollari-in-pesticidi/
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Fotografia ipogea a Massa: “Bellezza e fragilità” illumina Villa Cuturi
La mostra fotografica della Federazione Speleologica Toscana resta aperta fino all’11 ottobre. Le immagini raccontano il patrimonio sotterraneo e richiamano l’importanza della documentazione fotografica delle grotte per la protezione e la conservazione.
Mostra fotografica speleologica a Massa
Villa Cuturi, a Marina di Massa, ospita fino a domenica 11 ottobre 2026 la mostra “Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio”. L’esposizione temporanea è promossa dalla Federazione Speleologica Toscana e ha ottenuto il patrocinio del Comune di Massa.[1]
La mostra fotografica speleologica è stata inaugurata lunedì 21 settembre, dalle 17 alle 19. Il percorso presenta una selezione di immagini dedicate agli ambienti sotterranei. Le fotografie mostrano forme erosive, concrezioni, colori e paesaggi nascosti nel sottosuolo.
L’iniziativa porta la fotografia ipogea in uno spazio pubblico facilmente accessibile. Villa Cuturi si trova sul lungomare di Marina di Massa, di fronte al pontile, ed è sede dell’Ufficio informazioni e accoglienza turistica.[2][3]
Fotografia ipogea e fragilità
Il titolo della mostra mette in relazione due aspetti dello stesso patrimonio. Le grotte possiedono un rilevante valore geologico, biologico, idrologico e culturale. Sono anche ambienti sensibili alle modificazioni prodotte dall’uomo.
Le linee guida pubblicate nel 2022 dall’Union Internationale de Spéléologie e dall’International Union for Conservation of Nature ricordano che grotte e aree carsiche custodiscono geodiversità, biodiversità, risorse idriche e testimonianze culturali. La gestione deve quindi considerare l’intero sistema carsico, non soltanto i singoli vani sotterranei.[4]
La fotografia ipogea rende osservabile un ambiente che la maggior parte delle persone non visita direttamente. Una mostra consente di conoscere il patrimonio sotterraneo senza aumentare la frequentazione delle cavità più delicate. Le immagini possono così sostenere divulgazione ed educazione ambientale.
Orari della mostra a Villa Cuturi
Dopo l’inaugurazione, “Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio” segue gli orari del punto informazioni di Villa Cuturi. Nel mese di settembre l’apertura è prevista dal lunedì alla domenica, dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15 alle 19.
In ottobre la mostra è visitabile dal venerdì alla domenica. Gli orari sono dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 15 alle 18. L’ultimo giorno di apertura è domenica 11 ottobre.
La collocazione nel punto informativo rafforza il rapporto tra fotografia, territorio e divulgazione. Il pubblico comprende appassionati di speleologia e fotografia, famiglie, studenti, escursionisti e persone interessate alla natura delle Alpi Apuane.
Documentazione fotografica delle grotte
La documentazione fotografica delle grotte non ha soltanto una funzione estetica. Se collegata al rilievo topografico e alle osservazioni di campo, conserva informazioni sulla morfologia, sui depositi, sulle concrezioni, sui corsi d’acqua e sulle tracce di frequentazione.
L’Agenzia Spaziale Europea indica mappatura e fotografia tra gli strumenti principali per documentare un’esplorazione. Le immagini associate alle stazioni di rilievo danno un riferimento geografico e visivo utile alle squadre future e ai ricercatori.[5]
Per diventare un documento verificabile, ogni fotografia dovrebbe essere accompagnata da dati essenziali. Sono utili il nome della cavità, la data, l’autore, il soggetto ripreso e il punto di scatto. Per particolari scientifici può servire anche una scala metrica.[6][7]
Un archivio ordinato permette di recuperare le immagini dopo anni. Consente inoltre di confrontarle con rilievi, schede catastali e osservazioni biologiche. La fotografia ipogea diventa così parte della memoria tecnica della speleologia.
Fotomonitoraggio e conservazione delle grotte
La fotografia ripetuta nel tempo può sostenere il monitoraggio ambientale. Il National Park Service statunitense considera il fotomonitoraggio uno dei metodi utilizzabili per controllare gli impatti diretti dei visitatori, insieme alla mappatura delle alterazioni e ad altre tecniche di inventario.[8]
Le stazioni fotografiche permettono di riprendere lo stesso punto a intervalli definiti. Il confronto può documentare rotture di concrezioni, ampliamento dei sentieri, compattazione dei sedimenti, vandalismi, livelli dell’acqua o variazioni delle superfici.[7][8]
Le linee guida UIS-IUCN raccomandano immagini ripetibili da una posizione definita, con impostazioni coerenti di fotocamera e illuminazione. In questo modo si costruisce una base iniziale con cui confrontare le condizioni successive.[4]
Questa procedura è utile anche negli interventi di pulizia e ripristino. Le fotografie prima e dopo i lavori aiutano a registrare metodi, risultati e possibili criticità. La documentazione fotografica delle grotte offre quindi elementi concreti per programmare la conservazione.
Biodiversità ipogea in immagini
La macrofotografia può contribuire alla conoscenza della fauna cavernicola. Immagini nitide e corredate da dati possono supportare l’identificazione, la verifica delle osservazioni e il monitoraggio delle specie.
ARPAL ha evidenziato il valore della fotografia nello studio di organismi troglofili e troglobi. La condivisione delle immagini attraverso piattaforme validate può ampliare l’utilità scientifica delle osservazioni e favorire comportamenti responsabili.[9]
Questo aspetto riguarda anche pipistrelli, geotritoni e invertebrati. La ripresa deve rispettare periodi sensibili, microhabitat e indicazioni degli specialisti. L’immagine utile alla tutela nasce da un comportamento che non altera il soggetto documentato.
Fotografia ipogea a minimo impatto
La qualità tecnica non può essere separata dalla responsabilità ambientale. Il principio di minimo impatto richiede di evitare contatti con concrezioni, calpestio di superfici intatte, spostamento di sedimenti e disturbo della fauna. Anche la disposizione di stativi e luci deve essere valutata prima dello scatto.[10][4]
Il numero delle persone e il tempo trascorso nei settori fragili dovrebbero essere limitati alle esigenze del lavoro. Se una ripresa comporta un rischio non proporzionato al suo valore documentario, può essere rinviata o evitata.
Serve attenzione anche nella pubblicazione. La diffusione di immagini non obbliga a rendere pubbliche coordinate o indicazioni di accesso relative a cavità vulnerabili. La comunicazione deve bilanciare conoscenza, sicurezza e protezione.
“Bellezza e fragilità – Immagini rubate al buio” porta quindi in superficie una doppia lettura della fotografia ipogea. Le immagini mostrano il paesaggio sotterraneo, ma possono anche costruire archivi, confronti e strumenti di sensibilizzazione. La protezione e la conservazione delle grotte iniziano dalla conoscenza documentata del loro stato.
Fonti
- Federazione Speleologica Toscana, “Bellezza e fragilità. Immagini rubate al buio”: https://www.speleotoscana.it/2026/09/20/bellezza-e-fragilita-immagini-rubate-al-buio-2/
- La Scintilena, “Bellezza e fragilità: a Massa le immagini rubate al buio”: https://www.scintilena.com/bellezza-e-fragilita-a-massa-le-immagini-rubate-al-buio/09/21/
- Comune di Massa, “Villa Cuturi”: https://www.comune.massa.ms.it/luoghi
- UIS-IUCN, “Guidelines for Cave and Karst Protection”, seconda edizione: https://engage.iucn.org/sites/default/files/2023-04/Guidelines-for-Cave-and-Karst-Protection-2022.pdf
- U.S. National Park Service, “Geological monitoring of caves and associated landscapes”: https://www.nps.gov/articles/caves-and-karst-geological-monitoring.htm
- National Speleological Society, “Cave and Karst Restoration”: https://caves.org/conservation/cave-and-karst-restoration/
- European Space Agency, “Cave documentation: Survey and Photography”: https://blogs.esa.int/caves/2015/01/20/cave-documentation-survey-and-photography-2/
- ARPAL, “Specie nascoste, fotografie e dati condivisi: la biodiversità ipogea”: https://www.arpal.liguria.it/home-page/notizie-tematiche/item/specie-nascoste-fotografie-dati-condivisi-biodiversita-ipogea.html
- UIS, “Code of Ethics for Cave Exploration, and Science in Foreign Countries”: https://uis-speleo.org/wp-content/uploads/2020/03/Code-of-Ethics-of-the-UIS-English-Language.pdf
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Batteri oro e argento nelle grotte: a Ternovizza un seminario tra ricerca e citizen science
Il corso dell’11 ottobre 2026 sul Carso triestino formerà speleologi per osservare, documentare e segnalare i batteri oro e argento al Catasto Speleologico Regionale
La Grotta di Ternovizza, sul Carso triestino, ospiterà domenica 11 ottobre 2026 il seminario “Batteri Oro e Argento – come trovarli e perché”. L’iniziativa unirà formazione teorica, osservazione diretta e documentazione fotografica delle comunità microbiche ipogee. Il corso è organizzato dalla Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia – APS nell’ambito della Convenzione 2026-2029 n. 3677, stipulata con il Servizio Geologico regionale il 30 luglio 2026.[1]
Il seminario sui batteri oro e argento è riconosciuto come Corso di Secondo Livello della Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana. Ha inoltre il patrocinio dell’Organo Tecnico Territoriale Operativo CAI Veneto–Friuli Venezia Giulia. I posti disponibili sono venti e la partecipazione è gratuita.[1]
Batteri oro e argento: cosa indica il nome
La definizione batteri oro e argento è un nome descrittivo e convenzionale. Non certifica la presenza di oro o argento nelle pareti. Indica invece biofilm e comunità microbiche che, sotto sorgenti luminose adatte, assumono riflessi dorati, giallo-arancio, argentei oppure azzurro-verdi.[2][3]
Queste formazioni appaiono come sottili rivestimenti sulle superfici rocciose. Sono spesso associate a piccole gocce d’acqua. La condensa può produrre riflessi simili e generare falsi positivi. Per questo l’osservazione deve seguire criteri ripetibili e confrontare luce ordinaria, LED e ultravioletto filtrato.[3]
Il progetto regionale, avviato nella primavera 2024, utilizza segnalazioni degli speleologi per censire la distribuzione del fenomeno nelle grotte del Friuli Venezia Giulia. Le colonie definite “argento” appaiono azzurre o verde acqua con la lampada indicata dal progetto. Quelle definite “oro” mostrano tonalità dal giallo intenso all’arancione.[4][5]
La fluorescenza costituisce un segnale utile, ma non equivale da sola a un’identificazione microbiologica. Fotografie e osservazioni permettono di localizzare i siti. La composizione delle comunità richiede poi campionamenti autorizzati e analisi specifiche, secondo protocolli scientifici e conservativi.[6][3]
Grotta di Ternovizza, laboratorio sul campo
Le attività si svolgeranno nella Grotta di Ternovizza, numero 78 del Catasto Speleologico Regionale e 242 VG nella numerazione storica. La cavità, nota anche con il nome sloveno Jama v Hribih, si apre nel comune di Duino Aurisina. Il Catasto regionale riporta due ingressi, quota di 275 metri, sviluppo planimetrico di 470 metri e profondità di 95,2 metri.[7]
La prima parte del percorso previsto dal seminario è orizzontale e non presenta difficoltà tecniche rilevanti. Segue una verticale di circa trenta metri. Questo tratto sarà riservato agli speleologi autonomi nella progressione su corda, dotati di attrezzatura personale e copertura assicurativa CAI o SSI.[1]
I partecipanti saranno divisi in due squadre in base alle capacità tecniche dichiarate. I fenomeni da osservare sono presenti sia sopra sia sotto il pozzo. La soluzione consente di svolgere l’esercitazione senza rendere obbligatoria la discesa verticale.[1]
Programma del seminario in grotta

Il ritrovo è fissato alle 9.30 nel piazzale davanti alla Trattoria Suban di Ternova Piccola, nel comune di Duino Aurisina. Le coordinate comunicate sono 45.764540, 13.700570. Alle 10 è previsto lo spostamento verso l’ingresso, seguito dalla registrazione e dall’avvio delle lezioni.[1]
La sessione teorica presenterà le conoscenze disponibili sui batteri oro e argento, sulle comunità microbiche ipogee e sui biofilm di grotta. Una parte sarà dedicata alle sorgenti luminose. L’attenzione si concentrerà sulle lampade UV filtrate e sui criteri minimi necessari per ottenere una segnalazione utilizzabile.[1]
Durante la sessione pratica saranno confrontate illuminazione ordinaria, LED e UV. Gli allievi proveranno a fotografare le superfici con smartphone, fotocamere e lenti macro. Compileranno inoltre una scheda minima con posizione, caratteristiche del sito e informazioni ambientali disponibili.[1]
La giornata comprenderà un confronto sulla restituzione e sulla validazione dei dati. Saranno discusse anche le misure di tutela per i siti microbiologicamente sensibili. La chiusura è prevista intorno alle 18, seguita da un rinfresco alla Trattoria Suban.[1]
Citizen science e Catasto Speleologico Regionale
Uno degli obiettivi è creare una rete di speleologi preparati a riconoscere e documentare i batteri oro e argento. Le osservazioni potranno confluire nel sistema informativo del Catasto Speleologico Regionale quando il campo dedicato sarà implementato dal Servizio Geologico. Le segnalazioni dovranno essere accompagnate da fotografie, posizione e dati ambientali raccolti in modo coerente.[1]
Il Catasto Speleologico Regionale è il centro pubblico di raccolta dei dati e degli studi sul patrimonio speleologico, sulle aree carsiche e sugli acquiferi carsici del Friuli Venezia Giulia. Al 1° settembre 2026 censiva 8.795 cavità, 9.644 ingressi, 81 aree carsiche, oltre 28.000 morfotipi epigei e più di 1.250 sorgenti.[8][9]
La citizen science non sostituisce il lavoro di laboratorio. Può ampliare la copertura territoriale, individuare siti da verificare e costruire serie di osservazioni confrontabili. La qualità del risultato dipende dalla standardizzazione del rilievo e dalla successiva validazione degli specialisti.
Ricerca scientifica nelle grotte
La ricerca scientifica nelle grotte riguarda geologia, idrogeologia, climatologia, biospeleologia, archeologia e microbiologia. Nel caso dei biofilm, l’attenzione è rivolta agli organismi che vivono in ambienti bui, umidi e spesso poveri di nutrienti. Le comunità possono aderire a roccia e speleotemi mediante matrici extracellulari, formando strutture complesse e difficili da studiare senza alterarle.[10][11]
Gli studi recenti mostrano che i microrganismi ipogei partecipano ai cicli biogeochimici del carbonio, dell’azoto, dello zolfo e del ferro. Possono contribuire alla dissoluzione o alla deposizione dei carbonati. Possono anche intervenire nella formazione di speleotemi e altri depositi secondari.[12][13]
Le tecniche impiegate comprendono microscopia, colture selettive, analisi del DNA, sequenziamento del gene 16S rRNA, metagenomica e misure chimico-fisiche. L’integrazione tra dati molecolari e parametri ambientali aiuta a distinguere le specie presenti dalle loro funzioni ecologiche. Permette inoltre di seguire le variazioni delle comunità nel tempo.[11][6]
In questo quadro, la fluorescenza è soprattutto uno strumento di individuazione e orientamento. Può rivelare strutture poco evidenti in luce visibile e guidare successive indagini. Occorre però distinguere le risposte biologiche da quelle dei minerali e dei materiali organici, documentando sorgente luminosa, lunghezza d’onda, distanza, impostazioni fotografiche e condizioni della superficie.[14][6]
La ricerca scientifica nelle grotte richiede anche cautele operative. Il contatto, il calpestio, l’illuminazione prolungata e i campionamenti non pianificati possono modificare habitat molto localizzati. Per questa ragione il seminario collega il censimento alle procedure di tutela e alla definizione di siti sensibili.[1]
Docenti, materiali e iscrizioni
Le lezioni saranno affidate a Josef Vuch, Benedetta Rigo e Alberto Riva, autori dello studio sul censimento regionale pubblicato nel volume 54 di Atti e Memorie della Commissione Grotte “Eugenio Boegan”. La direzione è di Sergio Soban, del Comitato regionale CNSS-SSI. La segreteria organizzativa è curata da Antonella Miani della Federazione.[2][1]
Ogni partecipante riceverà materiale sintetico, indicazioni per l’osservazione, una scheda di rilevamento e una bibliografia essenziale. È consigliato portare uno smartphone o una fotocamera personale. Per l’accesso alla verticale occorrono attrezzatura da progressione, autonomia tecnica, autocertificazione e assicurazione valida per l’attività in grotta.[1]
L’iscrizione si effettua mediante il modulo online: https://forms.gle/VtaX26Lt7hbCV6to8. Dopo l’invio sarà creata una mailing list per conferme e comunicazioni organizzative. Per informazioni è disponibile l’indirizzo federazione@fsrfvg.it.[1]
Fonti
- Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia, pagina ufficiale del seminario: https://www.fsrfvg.it/?p=12336
- Federazione Speleologica Regionale del Friuli Venezia Giulia, progetto di censimento: https://www.fsrfvg.it/?p=11726
- Vuch J., Rigo B., Riva A., studio in Atti e Memorie, volume LIV, pp. 81-88: https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2026/02/Atti-e-memorie_LIV.pdf
- Catasto Speleologico Regionale, scheda della Grotta di Ternovizza: https://catastogrotte.regione.fvg.it/78
- Catasto Speleologico Regionale, portale istituzionale: https://catastogrotte.regione.fvg.it/
- Frontiers in Microbiology, Microbial roles in caves: https://www.frontiersin.org/journals/microbiology/articles/10.3389/fmicb.2024.1411535/full
- Frontiers in Microbiology, rassegna sulla geomicrobiologia delle grotte: https://www.frontiersin.org/journals/microbiology/articles/10.3389/fmicb.2024.1370520/full
- Journal of the Brazilian Chemical Society, rassegna sui microbiomi di grotta: https://www.scielo.br/j/jbchs/a/z83BsqKhWNgG97HkTTP6BXt/?lang=en
- Società Speleologica Italiana, regolamenti e modulistica dei corsi: https://speleo.it/site/commissione-scuole-speleologia-2/
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Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli 2027: tesi sulle grotte e sul carsismo d’Abruzzo
Lo Speleo Club Chieti indice la prima edizione del Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli. Due riconoscimenti, per un totale di 1.200 euro, sono destinati a studi universitari sul patrimonio sotterraneo abruzzese. Domande via PEC entro il 31 maggio 2027.
Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli: la prima edizione
Lo Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” APS-ETS ha indetto la prima edizione, riferita al 2027, del Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli. L’iniziativa è rivolta a chi ha dedicato la propria tesi alle grotte o alle aree carsiche dell’Abruzzo. Il bando punta a valorizzare ricerche utili alla conoscenza del patrimonio sotterraneo regionale, alla sua tutela e a una fruizione sostenibile. Il regolamento del premio è stato approvato dal consiglio direttivo dell’associazione il 7 settembre 2026. [web:3]
Il premio porta il nome di Alessio Carulli, geologo e speleologo dello Speleo Club Chieti. Carulli morì nel 2020 durante un’esplorazione nella grotta della Risorgenza, a Roccamorice. La dedica lega il sostegno alla ricerca universitaria alla memoria di una persona attiva nella speleologia abruzzese. [web:17]
Tesi sulle grotte d’Abruzzo: chi può partecipare
Il Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli è aperto a laureati di università italiane o estere legalmente riconosciute. Sono ammesse le tesi di laurea triennale, magistrale e magistrale a ciclo unico. Il titolo deve essere stato conseguito tra il 1° gennaio 2026 e il 30 aprile 2027. L’oggetto principale dello studio deve riguardare le grotte o le aree carsiche della Regione Abruzzo. La sede dell’università, quindi, non deve necessariamente trovarsi in Abruzzo: è il tema della tesi a definire l’ammissibilità territoriale. Restano validi anche gli altri requisiti stabiliti dal regolamento. [web:3]
La formula del bando consente di prendere in esame ricerche universitarie di ambiti diversi, purché centrate sul patrimonio ipogeo o carsico abruzzese. Per verificare requisiti e criteri di valutazione, i candidati devono consultare il regolamento integrale: il bando rinvia a quel documento per le disposizioni generali del concorso e per il funzionamento della commissione. [web:3]
Premi per le tesi sul carsismo abruzzese
Il montepremi della prima edizione è di 1.200 euro. Sono previsti 400 euro per la migliore tesi di laurea di primo livello e 800 euro per la migliore tesi magistrale o magistrale a ciclo unico. Gli importi sono indicati al lordo delle eventuali ritenute fiscali. La commissione giudicatrice potrà attribuire anche menzioni speciali a lavori di particolare interesse scientifico, senza premio in denaro. [web:3]
La commissione sarà nominata dal consiglio direttivo dello Speleo Club Chieti. Il bando prevede la possibilità di convocare uno o più candidati per un colloquio dedicato alla presentazione della tesi. L’esito sarà approvato dal consiglio direttivo sulla base del verbale della commissione. I vincitori riceveranno una comunicazione via e-mail e l’elenco dei premiati sarà pubblicato sui canali dell’associazione. [web:3]
Domande via PEC entro il 31 maggio 2027
Per concorrere al Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli, la domanda deve arrivare esclusivamente via PEC a speleoclubchieti@pec.it entro le ore 24:00 del 31 maggio 2027. Fanno fede la data e l’ora di ricezione del messaggio. Nell’oggetto va riportata la dicitura «Domanda di partecipazione – Premio Nazionale di Laurea Alessio Carulli – Prima Edizione 2027». Le domande tardive, incomplete o prive dei requisiti previsti dal regolamento non saranno prese in considerazione. [web:3]
La candidatura richiede il modulo di domanda e una copia della tesi in PDF. Occorrono anche un abstract di massimo 2.000 battute, il curriculum vitae et studiorum e l’autocertificazione della laurea con voto finale. Il bando richiede inoltre il certificato o l’autocertificazione degli esami con i voti, un documento d’identità valido e la liberatoria per i dati personali e la pubblicazione dell’abstract. Tutti i documenti devono essere trasmessi in PDF non modificabile. I moduli sono indicati nel bando come allegati A, B, C e D. [web:3]
Speleo Club Chieti e archivio delle ricerche
La premiazione si terrà durante una cerimonia pubblica. In quella sede i vincitori saranno invitati a presentare sinteticamente il lavoro e i risultati della ricerca. Dovranno inoltre consegnare una copia cartacea rilegata della tesi, destinata all’archivio documentale dello Speleo Club Chieti. Il bando specifica che la presenza alla cerimonia e l’esposizione della tesi sono condizioni necessarie per ricevere il premio in denaro. [web:3]
Lo Speleo Club Chieti fa risalire la propria fondazione al 1° ottobre 1963. Nel racconto storico pubblicato sul suo sito, l’associazione ricorda le campagne speleologiche in Maiella, le attività di documentazione e la nascita della propria biblioteca. Accanto alla ricerca, il gruppo svolge attività formative: nel 2026 ha organizzato il 38° corso di speleologia di primo livello, riconosciuto dalla Società Speleologica Italiana. Il nuovo premio affianca a queste attività una forma di sostegno agli studi accademici sulle grotte d’Abruzzo. [web:2][web:9]
Il bando e il regolamento sono indicati come consultabili sul sito ufficiale dell’associazione. Prima dell’invio è opportuno verificare lì la modulistica e le disposizioni complete. Per informazioni è disponibile l’indirizzo speleoclubchieti@gmail.com. [web:3]
Fonti
- Comunicato stampa dello Speleo Club Chieti “Alessio Carulli” APS-ETS, 23 settembre 2026, fornito alla redazione.
- Bando di concorso, prima edizione 2027, ospitato dall’Università degli Studi di Brescia: https://www.unibs.it/sites/default/files/2026-09/Premio%20SPELEO%20CLUB%20CHIETI%2031-05-2027.pdf
- Sito ufficiale dello Speleo Club Chieti: https://www.speleoclubchieti.it/
- Scintilena, «Primavera sottoterra a Chieti e Bergamo con i corsi di speleologia»: https://www.scintilena.com/primavera-sottoterra-a-chieti-e-bergamo-tornano-i-corsi-di-avviamento-alla-speleologia/03/19/
- Il Centro, «Morto in grotta, oggi l’addio ad Alessio»: https://www.ilcentro.it/chieti/morto-in-grotta-oggi-l-addio-ad-alessio-1.2461880
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Diversamente Speleo 2026 a Falvaterra: l’Italia centrale torna in grotta
Domenica 27 settembre, alle Grotte di Falvaterra, oltre cento speleologi attesi per accompagnare più di venti persone con disabilità. La storia di Diversamente Speleo attraversa quindici anni di iniziative in diverse regioni italiane.
Domenica 27 settembre 2026 Diversamente Speleo Lazio, Abruzzo e Italia Centrale farà tappa alle Grotte di Falvaterra, in provincia di Frosinone.
L’appuntamento è fissato alle 10 al centro visite. Oltre cento speleologi volontari accompagneranno in grotta più di venti persone con disabilità provenienti da Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche.
Diversamente Speleo 2026: il programma a Falvaterra
Il messaggio scelto per la giornata resta «L’impossibile diventa possibile». L’iniziativa riunirà speleologi provenienti dalle regioni dell’Italia centrale e volontari del territorio. Sono attesi il sindaco di Falvaterra e rappresentanti dell’amministrazione comunale. Durante l’incontro, i volontari locali ricorderanno anche un giovane del paese recentemente scomparso.
Come nelle precedenti edizioni, il centro dell’iniziativa è l’accompagnamento delle persone, non il raggiungimento di una particolare distanza nel sottosuolo.
Grotte di Falvaterra: il contesto carsico
Le Grotte di Falvaterra si trovano nel Monumento naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco. L’area protetta, gestita dal Comune, si estende per 133 ettari sulle pendici settentrionali dei monti Ausoni.
Il sistema carsico è collegato alle Grotte di Pastena: nella parte attiva le acque percorrono un sistema sotterraneo di circa 2,5 chilometri.
L’esperienza di Diversamente Speleo non coincide con una normale visita turistica. Nelle varie edizioni, gruppi di accompagnatori hanno adattato le uscite alle condizioni dei partecipanti e delle cavità. In alcuni casi sono state impiegate barelle; in altri si sono svolte visite multisensoriali o percorsi per persone deambulanti.
Diversamente Speleo: le edizioni dal 2011 al 2016
La storia di Diversamente Speleo inizia da lontano: Le prime uscite documentate dello Speleo Club Forlì con i gemelli Giotto e Giulio risalgono all’aprile 2011 e al giugno 2012, alla Grotta Tanaccia di Brisighella. Nell’ottobre 2012 seguì la prima vera uscita definita ‘Diversamente Speleo’ alla Grotta dell’Arco di Bellegra, con la collaborazione di una ventina di speleologi di più regioni e la partecipazione di due persone diversamente abili.
Nel giugno 2013 il progetto raggiunse la Grotta della Beata Vergine di Frasassi. Bellegra è dunque una tappa decisiva per la rete dell’Italia centrale.
Negli anni successivi il nome Diversamente Speleo è stato adottato da iniziative territoriali distinte. Nel 2014 si tenne una prima edizione pugliese alla Grotta Pian della Macina, nel Gargano. Nello stesso anno il progetto venne presentato anche in Liguria. Nel 2015 una giornata emiliano-romagnola si svolse alla Grotta del Re Tiberio, tra Riolo Terme e Casola Valsenio.
Nel 2016 l’appuntamento alla Grotta Beatrice Cenci, presso Verrecchie in Abruzzo, riunì, secondo il resoconto pubblicato da Scintilena, cinquanta persone con disabilità, cinquanta accompagnatori e duecento speleologi. Le cifre mostrano quanto fosse cresciuta la capacità di collaborazione fra gruppi, famiglie e volontari.
Diversamente Speleo: Pastena, Veneto e ripartenza
Nel 2019 le Grotte di Pastena ospitarono un’edizione dedicata anche alle persone con disabilità visiva. La proposta comprendeva una visita multisensoriale con operatori formati e un banco tattile sui temi della grotta e del carsismo. È un esempio di come il progetto abbia sperimentato forme di partecipazione diverse dal trasporto in barella.
La pandemia ha interrotto per alcuni anni la continuità di una parte degli appuntamenti, ma le iniziative territoriali non seguono tutte lo stesso calendario. Nel 2024 si sono svolte, fra le altre, la quinta edizione alle Grotte di Pertosa-Auletta, in Campania, e una giornata al Buso della Rana, in Veneto. A Monte di Malo si dettero appuntamento circa sessanta speleologi e otto partecipanti con disabilità.
Per la manifestazione di Abruzzo, Lazio e Italia centrale, l’edizione del 7 settembre 2025 alla Grotta Scura di Bolognano fu l’ottavo appuntamento di questa realtà interregionale e segnò la ripresa dopo cinque anni di pausa, con ventidue partecipanti con disabilità e settantatré speleologi tutor e accompagnatori.
Diversamente Speleo torna ora a Falvaterra con una partecipazione prevista ancora più ampia sul fronte dei volontari.
Fonti
- Liguria Notizie, ricostruzione delle prime uscite: https://www.ligurianotizie.it/diversamente-speleo-liguria-tutti-in-grotta-barriere/2014/06/16/1128204/
- Disabili.com, edizione di Frasassi 2013: https://www.disabili.com/ultimora/la-bellezza-delle-grotte-di-frasassi-per-tutti-con-diversamente-speleo/
- Sannicandro.org, prima edizione pugliese 2014: https://www.sannicandro.org/2014/04/18/il-4-maggio-diversamente-speleo/
- Speleopolis, edizione emiliano-romagnola 2015: https://www.speleopolis.org/speleopolis/associazione
- Scintilena, resoconto della Grotta Beatrice Cenci 2016: https://www.scintilena.com/eran-300-erano-giovani-e-diversamente-speleo/06/27/
- Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, edizione di Pastena 2019: https://giornale.uici.it/diversamente-speleo/
- Fondazione MIdA, edizione di Pertosa-Auletta 2024: https://fondazionemida.com/news/diversamente-speleo-2024
- Scintilena, giornata al Buso della Rana 2024: https://www.scintilena.com/avventura-speleologica-inclusiva-al-buso-della-rana/10/06/
- Scintilena, resoconto di Bolognano 2025: https://www.scintilena.com/diversamente-speleo-2025-inclusione-e-speleologia-nella-grotta-scura-di-bolognano/09/10/
- Parchi Lazio, Monumento naturale Grotte di Falvaterra e Rio Obaco: https://www.parchilazio.it/falvaterra
- Sito delle Grotte di Falvaterra, descrizione della grotta: https://www.grottedifalvaterra.it/la_grotta_3.html
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Commissione Speleologica Regionale del Veneto: nominati i componenti per la nuova legislatura
La DGR 975/2026 definisce la composizione dell’organo consultivo su ricerca, tutela delle grotte e contributi alla speleologia. La presidenza sarà assegnata con un successivo decreto.
Commissione Speleologica Regionale del Veneto, pubblicata la nomina
La Regione del Veneto ha costituito la Commissione Speleologica Regionale con la deliberazione di Giunta n. 975 dell’8 settembre 2026. L’atto è stato pubblicato nel Bollettino ufficiale regionale n. 128 del 22 settembre. Definisce i componenti dell’organo e ne nomina la segretaria. Non indica ancora chi lo presiederà: la scelta spetta al presidente della Giunta regionale e avverrà con un successivo decreto.
Il rinnovo segue l’avvio della nuova legislatura regionale. La legge veneta sulle nomine prevede che gli organi disciplinati dalla Regione restino in carica per la durata della legislatura e siano rinnovati alla sua conclusione. La precedente Commissione era stata nominata nel 2021. Per selezionare i due esperti di competenza della Giunta, la Regione aveva pubblicato un avviso il 9 gennaio 2026. La designazione è arrivata con la DGR n. 370 del 13 maggio, prima della costituzione dell’intera Commissione.
Esperti e gruppi speleologici nella Commissione del Veneto
I due esperti nominati dalla Giunta sono Francesco Sauro, per la geomorfologia o l’idrogeologia, e Nico Dalla Libera, per i problemi di inquinamento del suolo e delle acque. In rappresentanza del Soccorso Alpino e Speleologico del Veneto siede Damiano Federti.
Cinque posti sono riservati ai rappresentanti dei gruppi speleologici veneti. I nominativi comunicati dalla Federazione Speleologica Veneta sono Mirco Appoloni, Paolo Gasparetto, Silvano Gava, Alessandro Pachera e Alberto Riva. La composizione mette così in relazione competenze scientifiche, attività dei gruppi sul territorio e soccorso speleologico.
Fanno parte dell’organo anche il direttore dell’Area Ambiente e Tutela del Territorio, con funzioni di vicepresidente, e quattro dirigenti regionali, o loro delegati. Si tratta dei responsabili di Pianificazione Territoriale; Acque, Rifiuti e Bonifiche; Turismo e Marketing Territoriale; Difesa del Suolo e della Costa, SOS Lavori e Servizi Tecnici. In caso di assenza, anche il vicepresidente può essere sostituito da un delegato. Le funzioni di segretaria sono affidate a Maria Luisa Perissinotto, funzionaria della struttura regionale competente.
Tutela delle grotte e ruolo consultivo della Commissione Speleologica
La Commissione è prevista dalla legge regionale n. 54 del 1980 e dal regolamento attuativo n. 1 del 1981. Non gestisce direttamente le esplorazioni e non sostituisce gli uffici regionali. Il regolamento le attribuisce un ruolo consultivo nella predisposizione delle attività promozionali e nell’esame delle concessioni di contributi per la speleologia.
La cornice normativa riguarda la ricerca speleologica e la conservazione del patrimonio sotterraneo veneto. Comprende anche il censimento delle grotte e delle aree carsiche attraverso il catasto regionale. Il regolamento contempla il sostegno a ricerche sul terreno, corsi, incontri scientifici, pubblicazioni e attrezzature. Nelle questioni relative a particolari interventi su grotte e aree carsiche, prevede inoltre l’integrazione della Commissione con rappresentanti degli enti territoriali interessati.
La deliberazione aggiorna i riferimenti agli uffici presenti nella Commissione. Le denominazioni previste nel 1981 non corrispondono più all’organizzazione amministrativa attuale. L’atto individua quindi le direzioni competenti per materia, senza modificare il quadro delle figure tecniche, dei rappresentanti dei gruppi e del soccorso indicato per il rinnovo.
Rimborsi e prossimi passaggi per la Commissione del Veneto
Resta da nominare il presidente della Commissione Speleologica Regionale del Veneto. Secondo il regolamento, sarà un componente della Giunta regionale scelto con decreto del presidente della Regione. La DGR n. 975 non assegna quindi questa funzione a nessuno dei componenti già indicati.
La deliberazione non comporta una spesa immediata per il bilancio regionale. Ai partecipanti alle sedute potrà essere rimborsato soltanto il viaggio effettuato con mezzi pubblici, a fronte di spese documentate. Le somme necessarie saranno quantificate e impegnate annualmente con un successivo provvedimento. L’esecuzione dell’atto è affidata alla Direzione Difesa del Suolo e della Costa, SOS Lavori e Servizi Tecnici.
Fonti
- Regione del Veneto, DGR n. 975 dell’8 settembre 2026, BUR n. 128 del 22 settembre 2026: https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=591807
- Regione del Veneto, DGR n. 370 del 13 maggio 2026, designazione dei due esperti: https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioDgr.aspx?id=583139
- Regione del Veneto, avviso n. 6 del 9 gennaio 2026, candidature per i due esperti: https://bur.regione.veneto.it/BurvServices/pubblica/DettaglioAvviso.aspx?id=573952
- Consiglio regionale del Veneto, legge regionale n. 54 dell’8 maggio 1980, testo vigente: https://www.consiglioveneto.it/web/crv/dettaglio-legge?catStruttura=LR&anno=1980&numero=54&tab=vigente
- Federazione Speleologica Veneta, regolamento attuativo della legge regionale n. 54/1980, in particolare articolo 10: http://www.speleologiaveneta.it/index.php/statuto-fsv-leggi/item/regolamento-di-attuazione
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Il PNRR finanzia il sottosuolo: 350 mila euro per la Domus sotto il Liceo Cavour di Roma
Sotto la palestra del liceo romano si conserva una residenza del II secolo d.C., già individuata alla fine dell’Ottocento. I fondi di “Caput Mundi” finanziano scavo, restauro, consolidamento e futura fruizione del sito archeologico
Sotto il Liceo Scientifico Cavour di Roma, a poca distanza dal Colosseo, si conserva un altro livello della città: una domus romana di età medio-imperiale, con ambienti voltati, pitture, intonaci decorati, motivi floreali, figure umane e stucchi.
La notizia è tornata recentemente alla ribalta con titoli che parlano di una “villa romana scoperta dagli studenti dopo duemila anni”. La realtà documentata dalla Soprintendenza Speciale di Roma è meno sensazionalistica, ma probabilmente più interessante.
La domus, infatti, non era sconosciuta. Un settore della residenza era stato scoperto già nel 1895, durante i lavori per l’apertura di via degli Annibaldi, e successivamente perduto con le trasformazioni urbanistiche. Sotto il liceo sono invece sopravvissuti altri ambienti, in gran parte ancora interrati: prima dell’attuale intervento erano visibili cinque vani voltati e decorati, con problemi di conservazione, distacchi degli intonaci, lesioni e tracce di vandalismo.
Qui che entra in gioco il PNRR.
350 mila euro per scavare, conservare e rendere fruibile
La Domus del Liceo Cavour è uno degli interventi finanziati nell’ambito del PNRR – Caput Mundi, Next Generation EU, il programma dedicato alla valorizzazione del patrimonio culturale di Roma.
Caput Mundi fu approvato con ordinanza del Commissario straordinario il 24 giugno 2022 e comprendeva originariamente 335 interventi per complessivi 500 milioni di euro.
Per la Domus Cavour il finanziamento previsto è di 350.000 euro. Il soggetto attuatore è la Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma.
Non si tratta semplicemente di pagare uno scavo archeologico.
Il progetto comprende indagini e rilievi, scavo degli ambienti ancora interrati, restauro e consolidamento delle strutture e delle superfici decorate, interventi sugli impianti e misure per una migliore conservazione del complesso.
Ma soprattutto prevede la valorizzazione e la futura fruizione dell’area, con strumenti divulgativi e un progetto sviluppato anche insieme a docenti e studenti del Liceo Cavour.
È questo forse l’aspetto più interessante dell’intervento: il denaro pubblico non viene destinato soltanto alla ricerca o alla messa in sicurezza di ciò che si trova sottoterra, ma anche al tentativo di trasformare un patrimonio nascosto in un luogo conoscibile e accessibile.
Dal 1895 al nuovo cantiere
La sequenza delle date aiuta anche a rimettere nella giusta prospettiva la storia.
Dopo la scoperta ottocentesca, il complesso rimase in parte nascosto sotto gli edifici moderni. Con il programma PNRR si è arrivati al nuovo intervento: il portale ministeriale Cantieri Narranti indica l’inizio dei lavori nel settembre 2025, con un finanziamento di 350 mila euro e circa 210 mila euro indicati specificamente come importo dei lavori. La stessa scheda risulta ancora contrassegnata come “Attivo”.
Il 28 maggio 2026 il Liceo Cavour ha poi ospitato una presentazione pubblica delle scoperte archeologiche effettuate nei sotterranei della scuola durante la campagna di scavo condotta dalla Soprintendenza. All’incontro hanno partecipato archeologi e tecnici direttamente coinvolti nelle indagini.
Non, dunque, una villa misteriosamente riemersa dopo duemila anni, ma un sito conosciuto da oltre un secolo sul quale nuove risorse hanno consentito di tornare a scavare, studiare e restaurare.
Un caso interessante per il patrimonio sotterraneo
Sottosuolo, archeologia e tutela: la vicenda della Domus Cavour offre un esempio concreto di ciò che può significare destinare fondi pubblici a un bene sotterraneo.
Il sito era già identificato, il suo valore archeologico era noto e le criticità conservative erano documentate. Il finanziamento ha messo insieme ricerca, scavo, restauro, consolidamento e progetto di fruizione.
Per una valutazione completa della spesa sarà naturalmente necessario attendere anche la documentazione conclusiva: importo effettivamente aggiudicato, pagamenti, stati di avanzamento e conto finale dei lavori.
Ma una cosa è già documentabile: 350.000,00 euro del PNRR ben destinati, per riportare alla conoscenza, conservare e rendere potenzialmente fruibile un frammento della Roma sotterranea che rischiava altrimenti di rimanere invisibile sotto una palestra scolastica.
E’ proprio questa la parte della storia che merita di essere raccontata.
Fonti: Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma; Ministero della Cultura – Cantieri Narranti; Commissario Straordinario di Governo per il Giubileo 2025; Liceo Scientifico Cavour
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