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Puliamo il Buio 2026 alla Buca di Pianiza dell’Alpe: la speleologia toscana in prima linea per la tutela del carsismo

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In occasione della prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, la Federazione Speleologica Toscana ha bonificato la cavità 2385 T/LU a Molazzana, rimuovendo 400 kg di rifiuti con il supporto del Comune.

La coincidenza simbolica: Giornata UNESCO e azione concreta

Il 13 settembre 2026 ha segnato un doppio appuntamento per la comunita speleologica internazionale e italiana. Da un lato, la prima celebrazione ufficiale della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo (International Day of Caves and Karst – IDCK), istituita dall’UNESCO nel novembre 2025 su proposta della Slovenia e dell’Unione Internazionale di Speleologia (UIS). [web:2][web:3][web:4] Dall’altro, l’edizione toscana di Puliamo il Buio 2026, la campagna nazionale promossa dalla Societa Speleologica Italiana (SSI) in collaborazione con Legambiente, dedicata alla bonifica e alla tutela delle cavita carsiche. [web:7][web:11]

La scelta di fissare l’intervento alla Buca di Pianiza dell’Alpe di Sant’Antonio proprio in questa data ha conferito all’iniziativa un valore operativo oltre che simbolico: non solo una ricorrenza istituzionale, ma un’azione concreta di salvaguardia di un ambiente ipogeo vulnerabile. [web:7][web:10]

Obiettivi della campagna Puliamo il Buio

Puliamo il Buio nasce con una missione chiara e articolata. Individuare e documentare le situazioni di rischio ambientale nelle grotte e nelle cavita naturali o artificiali. Intervenire, dove tecnicamente possibile, con operazioni di bonifica e rimozione dei rifiuti. Contribuire a individuare soluzioni per la prevenzione dell’abbandono dei rifiuti e la gestione sostenibile del carsismo. [web:5][web:7]

La campagna e collegata a Puliamo il Mondo, l’iniziativa nazionale di Legambiente, e dal 2005 unisce la rimozione dei rifiuti al censimento delle criticita, alla valutazione del rischio e alla sensibilizzazione delle comunita locali. [web:7][web:13]

Svolgimento dell’evento: numeri e partecipazione

All’edizione toscana di Puliamo il Buio 2026 hanno aderito circa 30 volontari, provenienti da diversi gruppi speleologici della Federazione Speleologica Toscana (FST). Tra i gruppi coinvolti figurano lo Speleo Club Garfagnana, il GST Speleo Fucecchio, il GSAA Massa, il GSF Firenze, il GSPI Pisa, l’ASS Siena, la SST Firenze e il GSAV. [web:5][web:6][web:7]

L’evento e stato organizzato con il patrocinio del Comune di Molazzana, che ha fornito supporto logistico per il trasporto dei sacchi di rifiuti raccolti. [web:5][web:6][web:7] Il ritrovo era previsto alle ore 9 davanti al Municipio di Molazzana, da dove sono stati organizzati equipaggi, trasferimenti e squadre di lavoro. [web:7][web:11]

Quantita e tipologia dei rifiuti recuperati

Nel corso della giornata, gli speleologi hanno recuperato dalla cavita una quantita considerevole di materiali. Circa 400 kg di rifiuti sono stati riportati in superficie, distribuiti in 30 sacchi riempiti, con un peso medio di circa 15 kg ciascuno. [web:5][web:6][web:7]

La tipologia dei rifiuti era principalmente composta da vetro, plastica e metalli, oltre ad alcune batterie, particolarmente problematiche per il loro potenziale impatto ambientale. [web:5][web:6][web:7] Al termine delle operazioni, grazie alla collaborazione dell’amministrazione comunale, i sacchi sono stati trasportati con un mezzo messo a disposizione dal Comune in un luogo idoneo, dove resteranno temporaneamente in attesa del successivo conferimento ai centri di raccolta. [web:5][web:6][web:7]

La Buca di Pianiza dell’Alpe di Sant’Antonio (2385 T/LU)

La Buca di Pianiza dell’Alpe di Sant’Antonio e una cavita carsica censita con il numero 2385 T/LU nel catasto speleologico toscano. [web:5][web:6][web:7] Si trova nel territorio del Comune di Molazzana, in provincia di Lucca, nell’area dell’Alpe di Sant’Antonio, un settore dell’Appennino Tosco-Emiliano caratterizzato da estesi fenomeni carsici. [web:5][web:6][web:7]

La cavita si apre a 910 metri di quota nel cuore delle Alpi Apuane. E una cavita in calcare con uno sviluppo spaziale di 120 metri e un dislivello di 40 metri, caratterizzata da una fessura discendente e da un inghiottitoio occasionale. [web:10] La scheda catastale, aggiornata nel 2023, segnalava la presenza di rifiuti non recenti nella prima parte della grotta, rendendo ancora piu significativo l’intervento di bonifica promosso dalla Federazione Speleologica Toscana. [web:10]

Vulnerabilita delle aree carsiche e rischi ambientali

Le aree carsiche sono particolarmente vulnerabili all’inquinamento e all’abbandono dei rifiuti per diverse ragioni. La permeabilita elevata favorisce l’infiltrazione rapida dell’acqua superficiale nel sottosuolo attraverso fessure e inghiottitoi, trasportando con se eventuali contaminanti. [file:1] La difficolta di accesso rende molte cavita poco visibili o difficili da raggiungere, favorendo l’abbandono illegale di rifiuti. [web:9] Gli ecosistemi ipogei ospitano specie endemiche e adattate a condizioni di scarsa energia, molto sensibili alle alterazioni ambientali. [web:2][web:8]

I rifiuti recuperati (vetro, plastica, metalli, batterie) rappresentano una fonte di inquinamento potenzialmente grave per gli ecosistemi sotterranei. Vetro e plastica possono frammentarsi in microplastiche e microvetri, con effetti negativi sulla fauna ipogea. [web:5][web:6][web:7] I metalli possono rilasciare ioni metallici tossici nelle acque sotterranee. [web:5][web:6][web:7] Le batterie contengono metalli pesanti (piombo, cadmio, mercurio) e sostanze chimiche pericolose, con elevato potenziale di contaminazione delle falde acquifere. [web:5][web:6][web:7]

Gestione post-bonifica e collaborazione istituzionale

Dopo la raccolta, i sacchi sono stati trasportati in un’area di stoccaggio temporaneo, in attesa del conferimento ai centri di raccolta differenziata. [web:5][web:6][web:7] Questa fase e cruciale per garantire che i materiali vengano smaltiti correttamente, evitando che tornino a inquinare l’ambiente. [web:5][web:9]

L’intervento alla Buca di Pianiza rappresenta un esempio di collaborazione virtuosa tra associazioni speleologiche, volontari, amministrazione pubblica e organizzazioni nazionali e internazionali. [web:5][web:7][web:9] Questa sinergia e fondamentale per garantire la sostenibilita delle azioni di tutela e la continuita degli interventi nel tempo. [web:5][web:7]

Contesto nazionale e internazionale: altre iniziative Puliamo il Buio 2026

Nel 2026, Puliamo il Buio ha registrato iniziative distribuite in piu regioni italiane. Alla Voragine di San Lorenzo sul Carso triestino si e svolta una bonifica con 21 volontari, per rimuovere rifiuti accumulati nel corso di decenni. [web:9] Alla Dolina di Tuvixeddu a Cagliari e intervenuto il Gruppo Speleo-Archeologico Giovanni Spano insieme a Legambiente in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente. [web:9] All’Inghiottitoio di Monte Carello (Puglia) il GASP! ha operato tra Noci e Alberobello, con rimozione di rifiuti e sensibilizzazione delle comunita locali. [web:3][web:13]

Queste iniziative dimostrano come la campagna sia radicata in tutto il territorio nazionale, con un impatto significativo sulla tutela del carsismo italiano. [web:9][web:13]

Il progetto europeo Clean-Up the Dark

A livello europeo, l’esperienza italiana di Puliamo il Buio si inserisce nel contesto del progetto Clean-Up the Dark, una banca dati che amplia la mappa delle cavita pulite e inquinate con dati da Francia, Germania e Paese Basco. [web:9] Il progetto mira a rendere visibili le grotte bonificate e a monitorare le pressioni antropiche sugli ambienti ipogei. [web:9]

La speleologia al servizio dell’ambiente: responsabilita e tutela

Puliamo il Buio dimostra come la speleologia non sia soltanto esplorazione e ricerca, ma anche responsabilita e tutela del territorio. [web:5][web:7] Gli speleologi, grazie alle loro competenze tecniche e alla conoscenza degli ambienti sotterranei, sono figure chiave per identificare le criticita ambientali nelle grotte, intervenire in sicurezza per la rimozione dei rifiuti e documentare le situazioni di rischio. [web:5][web:7][web:9]

Prospettive future: monitoraggio, sensibilizzazione e formazione

Le prospettive future includono il monitoraggio continuo delle cavita a rischio, per identificare tempestivamente nuove situazioni di inquinamento. [web:9] La sensibilizzazione delle comunita locali e dei visitatori, per ridurre l’abbandono dei rifiuti. [web:5][web:9] L’integrazione con progetti europei come Clean-Up the Dark, per condividere dati e buone pratiche a livello internazionale. [web:9] La formazione degli speleologi e dei tecnici, per migliorare le capacita di intervento in sicurezza e di documentazione delle criticita. [web:5][web:9]

In questo contesto, la speleologia si conferma non solo una disciplina scientifica e sportiva, ma anche un presidio attivo per la tutela del patrimonio carsico italiano ed europeo. [web:5][web:7][web:9]


Fonti consultate

Federazione Speleologica Toscana

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Cryosphere in Motion: manca un mese alla scadenza

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Laura Sanna ricorda su Speleo-it il videocontest in itinere

Al video contest promosso dal CNR possono partecipare anche filmati non realizzati di recente

La precisazione può essere di particolare interesse per la comunità speleologica, che può candidare immagini già presenti negli archivi relative a grotte di ghiaccio, esplorazioni glaciali, attività di ricerca, monitoraggio e lavoro sul campo in ambienti innevati e d’alta quota.

La scadenza per le candidature è fissata al 15 ottobre 2026.

Il contest prevede tre categorie e tre premi in materiale tecnico. La premiazione si terrà l’11 dicembre 2026 presso la sede centrale del CNR a Roma.

Avete negli archivi immagini di grotte di ghiaccio, esplorazioni glaciali, attività di ricerca o monitoraggio in ambienti innevati e d’alta quota? Potrebbe essere l’occasione giusta per valorizzarle.

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Grotte di Castelcivita 2026: altri 180 metri esplorati nei Pozzi dell’Orrido

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Gigi Casati prosegue l’esplorazione subacquea del sifone a monte: raggiunti gli 81 metri di profondità e risalita fino a -39. Il sistema di gallerie allagate conosciute supera ora i 700 metri di sviluppo

Nuovi importanti risultati esplorativi nelle Grotte di Castelcivita, in provincia di Salerno, dove nel corso della campagna speleosubacquea 2026 Gigi Casati, del Gruppo Speleologico Lecchese, ha proseguito l’esplorazione del sifone a monte nei Pozzi dell’Orrido.

L’attività, organizzata dal Gruppo Speleologico Natura Esplora (GSNE), ha richiesto un notevole impegno logistico e il coinvolgimento di speleologi provenienti da numerosi gruppi italiani.

L’obiettivo principale della campagna era la prosecuzione dell’esplorazione subacquea iniziata negli anni precedenti.

Nel corso delle operazioni Casati ha effettuato complessivamente quattro immersioni: la prima per il posizionamento delle bombole di emergenza, la seconda per ripristinare il filo guida nelle condotte forzate, dove si era interrotto, la terza dedicata all’esplorazione vera e propria e la quarta per il recupero dei materiali.

Nella galleria a -60m

Le condizioni ambientali si sono rivelate migliori rispetto alla campagna dello scorso anno. La qualità dell’aria nei settori interessati dall’esplorazione ha consentito di operare senza particolari problemi, mentre la temperatura della grotta oscillava tra i 14 e i 15 °C.

Nella condotta forzata a -80m

In acqua, le condizioni sono state ancora una volta eccezionali dal punto di vista della visibilità, risultata perfetta, con una temperatura di circa 11 °C.

Nel restringimento

180 metri di nuova esplorazione

Nella gallerie si alternano sale e sul fango i ripples son ben visibili

Il risultato della campagna è particolarmente significativo: 180 metri di nuova esplorazione subacquea, raggiungendo una profondità massima di -81 metri e risalendo successivamente fino alla quota di -39 metri.

Di nuovo ambienti di ridotte dimensioni

Un risultato molto gratificante, nonostante se il mitico speleoGigi abbia accennato a proprie condizioni fisiche non ottimali durante la spedizione.

Con le nuove scoperte, il sistema delle gallerie allagate dei Pozzi dell’Orrido supera ora i 700 metri di sviluppo conosciuto, confermando l’importanza e la complessità del settore sommerso delle Grotte di Castelcivita.

Le esplorazioni sono tutt’altro che concluse. L’intenzione è quella di tornare nel 2027 per proseguire le ricerche sia a monte sia a valle, cercando di comprendere ulteriormente l’estensione e l’andamento di questo articolato sistema carsico sommerso.

Un grande lavoro di squadra

Dietro ai risultati dell’esplorazione speleosubacquea c’è stato un importante lavoro collettivo. Durante la campagna è stata infatti movimentata una notevole quantità di materiali, con numerosi speleologi impegnati nella preparazione della discesa nel pozzo e nel trasporto delle attrezzature necessarie alle immersioni.

Di seguito pubblichiamo il racconto di Gigi Casati, protagonista dell’esplorazione speleosubacquea nei Pozzi dell’Orrido, con il resoconto diretto delle immersioni, delle difficoltà affrontate e dei risultati raggiunti durante la campagna 2026 alle Grotte di Castelcivita.

Grotte di Castelcivita 2026
Il mio obiettivo di quest’anno in compagnia del GSNE che ha organizzato la logistica era la prosecuzione del sifone a monte nei Pozzi dell’Orrido.
Abbiamo avuto la possibilità di fare 4 immersioni: una per posare le bombole di emergenza, una per sistemare il filo nelle condotte forzate che si era rotto, una per l’esplorazione e una per sbaraccare i materiali. Le condizioni dell’aria erano nettamente migliori dello scorso anno, si respirava bene, la temperatura nella grotta varia dai 15 ai 14 gradi. In acqua come al solito la visibilità era perfetta e la temperatura di 11 gradi. Il risultato finale considerando che le mie condizioni fisiche non erano perfette è stato gratificante, 180m di nuova esplorazione e risalito fino a -39m dai -81m di profondità massima. Ora il sistema delle gallerie allagate nei Pozzi dell’Orrido supera i 700m. Il prossimo anno ci daremo da fare per continuare sia a monte che a valle a esplorare questo incredibile sistema.
Quest’anno abbiamo movimentato molti materiali e il ringraziamento va a tutti gli amici speleologi che ci hanno aiutato nel preparare la discesa nel pozzo e nel trasportare le attrezzature.
Non è mancato l’indispensabile supporto del Comune di Castelcivita nella persona del Dott. Antonio Forziati e della Società delle Grotte di Castelcivita nella persona del Dott. Antonio Gigliello nonché le storiche guide Giuseppe Ricciardella e Pietro Costantino
Gruppo Speleologico Natura Esplora organizzatore dell’evento: Amalio Schiavo, Benedetta De Francesco, Berardino Bocchino, Enza Finelli, Francesca De Sio, Ivan Giorgetti, Rossana D’Arienzo e Vito Vairo
Gruppo Speleo Alpinistico Vallo di Diano: Vladimir Cuellar
Gruppo Speleo Cudinipuli: Vittorio Platì, Bahija El Malki e Amal El Alam
Gruppo Speleologico la Grave di Verzino: Quinzia Palazzo
Gruppo Grotte Grottaglie: Domenico Cimarrusti, Donato Barletta, Ester Stante, Gianna Freuli, Massimiliano de Marco, Rocco De Icco e Silvia Marrone
Gruppo Speleologico Lecchese: Gigi Casati
Gruppo Grotte Melphicta Kalipè: Giuseppe Dileo e Alessandro Smaldino.
Gruppo Speleo Tricase: Antonio Creti e Valeria Cazzetta
Roberto De Cave

La campagna 2026 aggiunge così un nuovo importante tassello alla conoscenza delle Grotte di Castelcivita.

Soprattutto, lascia aperta una prospettiva particolarmente interessante: oltre gli attuali limiti esplorativi, il sistema sommerso dei Pozzi dell’Orrido continua.

Il gruppone di fine spedizione

Fotografie e notizia di Gigi Casati

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