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    Condividi La grande cavità osservata sul ghiacciaio occidentale del Montasio richiama l’attenzione su un mondo effimero di acqua e ghiaccio. Nelle vicine Alpi Giulie gli speleologi studiano da anni la criosfera sotterranea, documentando ambienti che cambiano, scompaiono e talvolta diventano accessibili proprio per effetto della fusione. Una grande cavità nel settore superiore del ghiacciaio occidentale del Montasio, nelle Alpi Giulie, è stata osservata alla fine di agosto durante la quarta ta
     

Cavità nel ghiaccio del Montasio: esplorazioni e segnali di una criosfera che cambia

September 12th 2026 at 05:00

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La grande cavità osservata sul ghiacciaio occidentale del Montasio richiama l’attenzione su un mondo effimero di acqua e ghiaccio. Nelle vicine Alpi Giulie gli speleologi studiano da anni la criosfera sotterranea, documentando ambienti che cambiano, scompaiono e talvolta diventano accessibili proprio per effetto della fusione.

Una grande cavità nel settore superiore del ghiacciaio occidentale del Montasio, nelle Alpi Giulie, è stata osservata alla fine di agosto durante la quarta tappa della Carovana dei Ghiacciai 2026 di Legambiente, salita in quota insieme agli esperti dell’Università di Udine e al Corpo Forestale del Friuli Venezia Giulia. Parte della struttura è crollata proprio durante il sopralluogo.

La cavità non sarebbe però una comparsa assoluta. Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente, ha ricordato che forme analoghe si sono già manifestate in passato per poi essere nuovamente colmate da neve e ghiaccio. Quella attuale viene descritta come scavata dall’acqua meteorica nella parte sommitale del ghiacciaio. È un dettaglio importante: le cavità glaciali sono strutture estremamente dinamiche, che possono modificarsi o scomparire anche in tempi relativamente brevi. Come molte cavità che si formano nel ghiaccio, anche quella osservata sul Montasio ha INFATTI carattere potenzialmente effimero e può modificarsi o scomparire in tempi relativamente brevi.

Ghiacciaio del Montasio, versante nord. Foto: Mattiap78 / Wikimedia Commons – CC BY-SA 4.0 – 2014

Il Montasio costituisce un caso particolare. Posto a circa 1.900 metri di quota media e con un’estensione di circa sette ettari, deve la sua eccezionale resistenza all’esposizione settentrionale, all’ombra delle pareti dello Jôf di Montasio, all’alimentazione valanghiva e alla copertura detritica. Nel 2026, tuttavia, la scarsità di neve e le elevate temperature estive hanno lasciato il ghiacciaio più appiattito e annerito rispetto alle osservazioni del 2022.

Per gli speleologi la presenza di una cavità nel ghiacciaio apre inevitabilmente un interrogativo: qualcuno l’ha mai esplorata? Al momento non risultano pubblicazioni o relazioni facilmente reperibili che documentino esplorazioni speleologiche sistematiche all’interno delle cavità del ghiacciaio del Montasio. Sarebbe quindi prematuro parlare di una “grotta esplorata” o attribuirle uno sviluppo noto.

A pochi chilometri di distanza, però, il rapporto tra speleologia e ghiaccio ha una storia ben diversa. Nel massiccio del Canin, il progetto C3 – Cave’s Cryosphere and Climate, nato dalla collaborazione fra Commissione Grotte “Eugenio Boegan” della Società Alpina delle Giulie e CNR, ha unito esplorazione speleologica e ricerca scientifica in numerose cavità contenenti ghiaccio permanente. Tra queste la 1938FR, la Grotta con ghiaccio sotto il Foran dal Muss 155FR, la Grotta del Ghiaccio Gilberti 558FR, Frozen e Turbine.

Ed è proprio qui che esplorazione e cambiamento ambientale si incontrano in modo sorprendente. Nella 1938FR la riduzione del deposito di ghiaccio ha reso accessibili nuovi ambienti precedentemente nascosti, mentre nella 155FR gli speleologi hanno percorso e rilevato un lungo meandro tra roccia e ghiaccio che consente di raggiungere la base del deposito glaciale. Rilievi, fotogrammetrie, carotaggi e monitoraggi termici hanno trasformato queste esplorazioni in strumenti per comprendere l’evoluzione della criosfera sotterranea.

Il fenomeno è tutt’altro che marginale. Il progetto regionale CryoKarst censiva, alla fine del 2022, 177 cavità con depositi di ghiaccio e 666 con presenza di neve e ghiaccio in Friuli Venezia Giulia, individuando proprio il Canin fra le aree di maggiore interesse.

Bisogna però distinguere i fenomeni: nelle grotte del Canin siamo prevalentemente dentro cavità carsiche nella roccia che conservano ghiaccio; sul Montasio osserviamo invece una cavità nel settore superiore del ghiacciaio, attribuita all’azione dell’acqua meteorica e di fusione. Due mondi differenti, ma accomunati dall’acqua, dal ghiaccio e dalla rapidità delle trasformazioni.

La cavità del Montasio può quindi diventare qualcosa di più di una fotografia spettacolare. Per la speleologia rappresenta una domanda ancora aperta; per chi osserva e tutela l’ambiente montano, un’ulteriore occasione per documentare una criosfera che cambia. E, come dimostra l’esperienza del vicino Canin, esplorare può significare anche misurare, osservare e conservare memoria di ambienti destinati a non rimanere uguali a lungo.

Fonti essenziali: Legambiente, Carovana dei Ghiacciai 2026 – Ghiacciaio del Montasio, 29 agosto 2026. Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, C3 – Cave’s Cryosphere and Climate 2016–2020. Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Progetto CryoKarst.

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  • Lecco, dalle grotte nei ghiacciai alla speleologia: serata sulla glaciospeleologia e corso di avvicinamento
    Condividi Il 29 settembre 2026 Mauro Inglese, Paola Tognini e Andrea Ferrario raccontano le esplorazioni del Progetto Speleologia Glaciale. Dal 14 al 18 ottobre il Gruppo Speleologico Lecchese CAI apre invece le porte ai nuovi speleologi con uno stage introduttivo Il Gruppo Speleologico Lecchese CAI Lecco propone tra settembre e ottobre 2026 due appuntamenti dedicati al mondo sotterraneo: una serata sulla speleologia glaciale, per conoscere le cavità che si formano all’interno dei ghiacciai a
     

Lecco, dalle grotte nei ghiacciai alla speleologia: serata sulla glaciospeleologia e corso di avvicinamento

September 9th 2026 at 06:00

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Il 29 settembre 2026 Mauro Inglese, Paola Tognini e Andrea Ferrario raccontano le esplorazioni del Progetto Speleologia Glaciale. Dal 14 al 18 ottobre il Gruppo Speleologico Lecchese CAI apre invece le porte ai nuovi speleologi con uno stage introduttivo

Il Gruppo Speleologico Lecchese CAI Lecco propone tra settembre e ottobre 2026 due appuntamenti dedicati al mondo sotterraneo: una serata sulla speleologia glaciale, per conoscere le cavità che si formano all’interno dei ghiacciai alpini, e uno stage/corso di avvicinamento alla speleologia, rivolto a chi desidera provare per la prima volta tecniche e ambienti della speleologia.

“Grotte glaciali, un mondo che scompare” : primo appuntamento il 29 settembre alle ore 21.00

Il primo appuntamento è in programma martedì 29 settembre alle ore 21.00, presso la sede CAI Lecco, in via Papa Giovanni XXIII 11.

La serata, dal titolo “Grotte glaciali, un mondo che scompare”, vedrà la partecipazione di Mauro Inglese, Paola Tognini e Andrea Ferrario, protagonisti da molti anni delle attività del Progetto Speleologia Glaciale.

Attraverso immagini, esperienze di esplorazione e osservazioni condotte sul campo, l’incontro accompagnerà il pubblico dentro un ambiente tanto spettacolare quanto effimero: quello delle cavità endoglaciali e subglaciali, forme che possono nascere, trasformarsi profondamente o scomparire nell’arco di tempi molto brevi.

Il Progetto Speleologia Glaciale, attivo dal 2008, riunisce speleologi provenienti da diversi gruppi italiani e svolge attività di esplorazione, documentazione e monitoraggio delle cavità presenti nei ghiacciai alpini. Le osservazioni effettuate negli anni, tra l’altro sui ghiacciai dei Forni e del Morteratsch, permettono di seguire dall’interno alcuni dei profondi cambiamenti che interessano le masse glaciali alpine.

La serata è organizzata dal Gruppo Speleologico Lecchese, in collaborazione con il Progetto Speleologia Glaciale, nell’ambito della rassegna Monti Sorgenti 2026 del CAI Lecco.

I relatori

Mauro Inglese, speleologo del Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, è da molti anni impegnato nella documentazione fotografica e nello studio delle cavità glaciali. Fa parte del gruppo di lavoro lombardo dedicato alla glaciospeleologia e ha partecipato alle attività del Progetto Speleologia Glaciale fin dalle sue prime fasi.

Paola Tognini, geologa e speleologa del Gruppo Grotte Milano CAI-SEM, ha svolto attività accademica nel campo della geografia fisica e della geomorfologia ed è impegnata da decenni nello studio del carsismo e della speleologia glaciale. Le sue prime ricerche in questo settore risalgono agli anni Novanta.

Andrea Ferrario, speleologo del Gruppo Grotte CAI Saronno e Istruttore di Speleologia CAI, pratica speleologia glaciale dal 2008 e ha partecipato a numerosi campi esplorativi sui ghiacciai dell’arco alpino. È stato presidente della Federazione Speleologica Lombarda.

I tre speleologi hanno condiviso nel tempo numerose attività di ricerca e divulgazione e sono stati tra gli autori del lavoro dedicato alla speleologia glaciale pubblicato nel 2012 sulla rivista Speleologia della Società Speleologica Italiana ETS.

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Dal 14 al 18 ottobre uno stage di avvicinamento alla speleologia: secondo appuntamento

Pochi giorni dopo la serata, il Gruppo Speleologico Lecchese passerà dalla divulgazione alla pratica con lo stage/corso di avvicinamento alla speleologia, in programma dal 14 al 18 ottobre 2026.

L’iniziativa è aperta a soci CAI e non soci a partire dai 15 anni — per i minorenni è necessaria l’autorizzazione dei genitori — ed è pensata per chi desidera scoprire il mondo ipogeo e acquisire le prime conoscenze sulla progressione in grotta.

Il corso prevede un massimo di 10 partecipanti.

La prima lezione si terrà mercoledì 14 ottobre alle ore 20.00 nella sede CAI Lecco e affronterà, tra gli altri argomenti, esposizione al rischio e sua mitigazione, materiali, carsismo e speleogenesi.

Sabato 17 ottobre è prevista una giornata pratica in palestra esterna, dedicata alla conoscenza delle attrezzature e alle tecniche di progressione. La partecipazione a questa esercitazione è obbligatoria per prendere parte all’uscita successiva.

Domenica 18 ottobre gli allievi entreranno infatti in una cavità della zona per una giornata pratica in grotta.

L’organizzazione mette a disposizione imbragatura completa, attrezzatura per la progressione su corda, casco e lampade frontali. Ai partecipanti sono richiesti abbigliamento e calzature adatti all’ambiente di grotta, guanti e zaino.

Il costo complessivo è di 70,00 euro, sia per i soci, sia per i non soci CAI, ed è comprensivo del noleggio dell’attrezzatura e dell’utilizzo del materiale di gruppo.

Al termine viene rilasciato un attestato della Scuola Nazionale di Speleologia CAI, con una frequenza minima richiesta del 70%.

Iscrizioni alllo stage entro il 9 ottobre 2026, online attraverso il modulo predisposto dal Gruppo Speleologico Lecchese:

Modulo di iscrizione: https://forms.gle/eSUgRA1mygUK7SPh7

Per informazioni è possibile contattare il Gruppo Speleologico Lecchese all’indirizzo speleologia@cai.lecco.it.

Sono due appuntamenti diversi, ma strettamente collegati: prima il racconto di un ambiente sotterraneo fragile e in continua trasformazione, quello scavato dall’acqua nel ghiaccio; poi l’occasione di indossare casco e imbrago e compiere i primi passi nel mondo della speleologia. Con l’auspicio di visitare successivamente anche gli ambienti speloglaciali!

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