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Zobrazenie na čítanie

Intervento di soccorso speleologico in Bosnia ed Erzegovina per una speleologa italiana

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Comunicato Ufficiale CNSAS

Pe?ina Provalija (Grotta dell’Abisso),

Nevesinje – 10 settembre 2026

 

Si è concluso alle 16:00 del 10 settembre l’intervento di soccorso speleologico presso la Pe?ina Provalija (Grotta dell’Abisso), una delle più estese cavità della Bosnia ed Erzegovina con oltre 4.100 metri di sviluppo esplorato, situata nei pressi di Nevesinje.

L’incidente è avvenuto nella serata del 9 settembre durante un campo esplorativo organizzato dal Gruppo Speleologico Bolognese, al quale partecipavano speleologi provenienti da diverse regioni italiane.

Una speleologa italiana è precipitata per circa cinque metri nel corso di un’arrampicata esplorativa, riportando una sospetta frattura scomposta della caviglia.

Il punto dell’infortunio si trovava a circa un’ora e mezza di progressione dall’ingresso della grotta, lungo un tratto a sviluppo prevalentemente suborizzontale.

Tra i partecipanti alla spedizione erano presenti sei tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), provenienti dalle delegazioni di Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte e Veneto.

I soccorritori hanno immediatamente raggiunto la ferita, provvedendo alla sua messa in sicurezza, alla somministrazione di antidolorifici e generi di conforto e al consulto telefonico con una dottoressa appartenente al CNSAS piemontese – specializzata in interventi di soccorso medicalizzato in ambiente impervio – che ha fornito le prime indicazioni sanitarie per la gestione dell’infortunio.

Valutata la complessità dello scenario e le difficoltà morfologiche del recupero, i tecnici hanno allertato il Delegato della XII Delegazione Speleologica Emilia-Romagna e il Responsabile Nazionale del Soccorso Speleologico.

Il CNSAS ha quindi attivato, attraverso la European Cave Rescue Association, la Gorska Služba Spašavanja Bosne i Hercegovine, il Servizio di Soccorso Alpino della Bosnia ed Erzegovina, che ha assunto la direzione delle operazioni di soccorso intervenendo sul posto con 15 tecnici specializzati.

Nel corso delle prime 18 ore dall’incidente, i tecnici italiani presenti nella spedizione hanno completato l’attrezzamento dei principali punti critici del percorso di evacuazione, realizzando in particolare le teleferiche necessarie per il trasporto della barella nei tratti più impegnativi e collaborando con le squadre bosniache durante tutte le fasi del recupero.

L’evacuazione è iniziata alle ore 6:30 del 10 settembre. L’infortunata è rimasta sempre cosciente e collaborativa e, alle ore 12:00, con l’ingresso della prima squadra del soccorso speleologico bosniaco, era già stata completata circa la metà del percorso verso l’uscita.

Una successiva valutazione del tratto finale della grotta, particolarmente stretto e impegnativo, ha consentito di escludere la necessità delle complesse operazioni di disostruzione inizialmente ipotizzate. È stato comunque necessario procedere al disgaggio di alcune rocce che avrebbero impedito il passaggio della barella.

All’esterno della cavità la ferita è stata affidata al personale sanitario del servizio di soccorso bosniaco e trasferita in ambulanza all’ospedale. Le operazioni si sono concluse alle ore 16:00 del 10 settembre.

Il CNSAS desidera esprimere un sincero ringraziamento alla Gorska Služba Spašavanja Bosne i Hercegovine per la professionalità, la disponibilità e l’eccellente collaborazione dimostrate. L’intervento conferma il valore della rete di cooperazione tra i servizi di soccorso speleologico europei e l’importanza dei rapporti costruiti attraverso la European Cave Rescue Association, fondamentali per garantire un rapido ed efficace supporto reciproco negli interventi internazionali.

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Santin Cave, il monitoraggio ambientale misura l’impatto delle visite sull’arte rupestre

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Uno studio pubblicato su Geosciences analizza temperatura, anidride carbonica e particolato nella grotta cantabrica. I dati indicano che la gestione degli accessi deve considerare la ventilazione stagionale e i tempi di recupero del microclima.

Conservazione preventiva nelle grotte con arte rupestre

La gestione delle grotte con pitture preistoriche richiede dati ambientali ad alta risoluzione. Un recente studio dedicato alla Santin Cave, in Cantabria, Spagna settentrionale, ha valutato la risposta del sistema sotterraneo a visite sperimentali controllate. Il lavoro, pubblicato nel 2026 sulla rivista Geosciences, propone un metodo basato su un anno di osservazioni in condizioni indisturbate e su successive prove di accesso regolato.

L’obiettivo è distinguere le normali oscillazioni naturali dagli effetti prodotti dalla presenza umana. In una grotta decorata, anche variazioni limitate possono modificare l’equilibrio dell’aria e delle superfici. La respirazione dei visitatori introduce calore, vapore acqueo e anidride carbonica. Il movimento può inoltre rimettere in sospensione particelle e favorire il trasporto di microrganismi.

Santin Cave e i settori con pitture paleolitiche

La Santin Cave si trova presso Velo, nel comune di Piélagos. La cavità si sviluppa in calcari e calcareniti cretacici. La planimetria conosciuta raggiunge circa 205 metri. Le gallerie sono disposte prevalentemente lungo una direttrice nord-ovest sud-est e si sviluppano quasi su un unico livello.

Le pitture sono organizzate in due complessi. Il Conjunto I si trova a circa 75 metri dall’ingresso, in una sala più ampia della galleria principale. Il Conjunto II è collocato a circa 120 metri dall’ingresso e comprende diversi pannelli con simboli rossi attribuiti al Paleolitico. Il pannello principale misura circa 5 metri per 1,5 e presenta due fregi verticali.

L’accesso alla grotta è attualmente limitato da un cancello metallico. Le autorità locali e regionali hanno valutato la possibilità di inserire il sito in un’offerta di turismo culturale sotterraneo. Prima di qualsiasi apertura, lo studio sottolinea la necessità di definire una base ambientale affidabile.

Monitoraggio ambientale ad alta risoluzione

La prima fase della ricerca ha seguito la grotta per un intero ciclo annuale, dal novembre 2021 al novembre 2022. Sono stati registrati temperatura dell’aria, umidità relativa, concentrazione di CO2 e radon. Altri sensori hanno misurato le condizioni termiche in diversi punti delle gallerie.

La temperatura media interna è risultata di 13,45 °C. L’umidità relativa è rimasta prossima alla saturazione. I settori vicini all’ingresso hanno mostrato una maggiore influenza delle condizioni esterne. Le gallerie profonde, dove si trovano le pitture, sono apparse molto più stabili. Le oscillazioni termiche annuali nei punti associati ai complessi decorati sono state comprese tra 0,04 e 0,07 °C.

Il comportamento dei gas ha evidenziato due fasi stagionali. Da novembre ad aprile la ventilazione è più attiva e la CO2 nelle zone interne si mantiene generalmente tra 800 e 850 ppm. Dalla tarda primavera l’aria esterna più calda riduce gli scambi. La concentrazione media mensile di CO2 è arrivata a 1.249 ppm in giugno e a 1.405 ppm in luglio. Nello stesso periodo è aumentato anche il radon.

Visite sperimentali e risposta del microclima

La seconda fase si è svolta dal 26 al 28 giugno 2023, durante il periodo di ventilazione ridotta. Sono stati simulati diversi scenari di visita. Il primo giorno sono entrati tre gruppi di cinque persone. Il secondo giorno si sono alternati gruppi di cinque e sei visitatori. Il terzo giorno sono entrati consecutivamente gruppi composti da sette, sette, otto e sei persone.

I ricercatori hanno misurato l’aumento prodotto da ogni gruppo, il segnale residuo prima dell’ingresso successivo, il recupero parziale tra le visite e il tempo necessario per il ritorno alle condizioni precedenti.

Nel settore più vicino all’ingresso, il passaggio ha prodotto anomalie termiche contenute, tra 0,01 e 0,02 °C. Nei pressi delle pitture la risposta è stata più evidente. L’aumento medio ha raggiunto 0,11 °C nel Conjunto I e 0,28 °C nel Conjunto II. Il valore massimo registrato è stato di 0,37 °C. Il settore più interno ha mostrato anche tempi di recupero più lunghi.

CO2 e particolato come indicatori di gestione

L’anidride carbonica ha evidenziato il comportamento cumulativo più chiaro. Nel Conjunto I gli incrementi giornalieri associati alle visite hanno raggiunto 268 ppm il 27 giugno e 368 ppm il 28 giugno. Nel Conjunto II sono stati misurati aumenti di 327 e 376 ppm.

Il recupero notturno è rimasto incompleto. Nel Conjunto I sono rimasti segnali residui di 127 e 212 ppm. Nel Conjunto II i valori residui sono stati di 120 e 94 ppm. Secondo gli autori, la CO2 può quindi rappresentare il principale indicatore operativo per modulare gli accessi nel breve periodo.

Anche il particolato sospeso è aumentato con l’intensità delle visite. Con gruppi distanziati di cinque persone, le concentrazioni sono rimaste inferiori a 300 particelle per litro. Due gruppi consecutivi di sei persone hanno portato il valore a 561 particelle per litro. La sequenza più intensa ha raggiunto 686 particelle per litro, con un tempo di recupero di 13,6 ore.

Gli autori precisano che per il particolato non era disponibile una serie storica completa in assenza di visite nel punto più sensibile. I dati devono quindi essere interpretati soprattutto come variazioni relative associate alla presenza dei visitatori.

Accesso pubblico e tutela del patrimonio

Lo studio sulla Santin Cave non propone soglie definitive valide per ogni grotta. I valori dipendono dalla stagione, dalla morfologia, dalla ventilazione, dalla posizione delle pitture e dalla sensibilità delle superfici. Le soglie individuate devono quindi essere considerate preliminari e specifiche per il sito.

La ricerca indica una procedura applicabile anche ad altri contesti. Prima occorre documentare il ciclo annuale senza visite. Poi si possono svolgere prove controllate con gruppi di dimensione diversa. Il monitoraggio deve proseguire durante e dopo ogni ingresso.

La conservazione preventiva delle grotte decorate passa così da una semplice limitazione numerica degli accessi a una gestione basata sulla risposta reale dell’ambiente. La Santin Cave mostra che i settori più stabili sono anche quelli più vulnerabili alle perturbazioni. Per questo, la fruizione pubblica richiede tempi di recupero, controllo della CO2 e una verifica continua delle condizioni sotterranee.

Fonti

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Famiglie in Movimento 2026: il Gruppo Speleologico San Giusto avvicina i bambini alla speleologia

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Sabato 5 settembre 2026, alla Polisportiva di Opicina, l’evento sportivo dedicato alle famiglie ha ospitato anche un’attività di divulgazione speleologica curata dal Gruppo Speleologico San Giusto, confermando il ruolo della speleologia nella crescita educativa e motoria dei più piccoli.

L’evento Famiglie in Movimento a Opicina

La quinta edizione di “Famiglie in Movimento” si è svolta sabato 5 settembre 2026 negli impianti della Polisportiva Opicina, in via degli Alpini 128 a Trieste, dalle 10 alle 18. La manifestazione, promossa da Monica Canciani e Simona Pilotti in collaborazione con la Polisportiva, ha trasformato l’area sportiva in un grande spazio dedicato all’attivitಲ fisica, al divertimento e alla curiosità, con oltre venti discipline sportive a disposizione dei bambini e numerose proposte anche per gli adulti, tra cui zumba, balli caraibici, arti marziali, orienteering e fitness [web:2][web:3][web:6][web:10].

All’interno di questo ricco programma, il Gruppo Speleologico San Giusto ha partecipato con entusiasmo, proponendo ai più piccoli un primo approccio al mondo sotterraneo. L’obiettivo dell’iniziativa è stato avvicinare i bambini alla speleologia, mostrando loro il fascino delle grotte e delle cavità naturali, in un contesto ludico e sicuro. La presenza del gruppo speleologico ha arricchito l’offerta dell’evento, inserendo la cultura della montagna e del sottosuolo tra le attività motorie e ricreative proposte alle famiglie triestine [web:2][web:3].

Secondo quanto riportato dal gruppo, la manifestazione si è rivelata un grande successo, “pieno di curiosità e sorrisi”, confermando l’interesse del pubblico per le attività all’aria aperta e per la scoperta di ambienti naturali meno conosciuti come le grotte. L’hashtag #Speleologia@Web, utilizzato dal Gruppo Speleologico San Giusto nei propri canali social, sottolinea l’impegno del gruppo nella divulgazione digitale della speleologia, rendendo accessibili a un pubblico più ampio le esperienze e le conoscenze maturate sul campo [web:2][web:3].

Il ruolo del Gruppo Speleologico San Giusto nella divulgazione

Il Gruppo Speleologico San Giusto è una delle realtà storiche della speleologia triestina, attiva da decenni nell’esplorazione, nello studio e nella valorizzazione del patrimonio carsico del Carso classico e delle aree limitrofe. Oltre all’attività esplorativa, il gruppo svolge un importante lavoro di divulgazione scientifica, organizzando eventi, conferenze e iniziative aperte al pubblico per far conoscere il mondo sotterraneo e promuovere una cultura della tutela delle grotte e della biodiversità cavernicola.

La partecipazione a eventi come “Famiglie in Movimento” rientra in questa strategia di apertura verso la comunità locale, portando la speleologia fuori dagli ambienti specialistici e rendendola accessibile anche ai non addetti ai lavori, in particolare ai più giovani. Questo tipo di iniziative contribuisce a formare una coscienza ambientale fin dall’infanzia, insegnando il rispetto per gli ecosistemi sotterranei e la loro fragilità [web:8][web:18].

Attività recente e scoperte del Gruppo Speleologico San Giusto

Oltre all’impegno divulgativo, il Gruppo Speleologico San Giusto è attivo anche sul fronte dell’esplorazione e della ricerca scientifica. Nel 2026 il gruppo ha partecipato a diverse campagne esplorative, sia in ambito locale che nazionale e internazionale.

Spedizione Shtares 2026 in Albania

Una delle attività più significative a cui il Gruppo Speleologico San Giusto ha preso parte nel 2026 è stata la spedizione “Shtares 2026”, organizzata dal Gruppo Speleologico Martinese sulle Alpi Albanesi, nel Parco Regionale Nikaj-Mërtur. La campagna, svoltasi dall’8 al 23 agosto 2026, ha visto la partecipazione di 28 speleologi provenienti da diversi gruppi italiani, tra cui il Gruppo Speleo San Giusto di Trieste, la Società Alpina delle Giulie, il Gruppo Speleologico Lunense, il Gruppo Speleologico Fiorentino, lo Speleo Club Tanaro e altri [web:4][web:17].

L’obiettivo della spedizione è stato proseguire le esplorazioni nella Shpella Shtares, una delle cavitಲ più importanti delle Alpi Albanesi. I risultati sono stati notevoli: sono stati rilevati 1,4 chilometri di nuovi ambienti, portando lo sviluppo complessivo del sistema a circa 13,5 chilometri. La spedizione ha anche individuato nuove vie ancora da esplorare, confermando il potenziale inesplorato di questa grotta [web:4][web:17].

La partecipazione del Gruppo Speleologico San Giusto a questa campagna internazionale dimostra la capacità del gruppo di collaborare con altre realtà speleologiche italiane e di contribuire attivamente all’avanzamento della conoscenza speleologica in contesti di rilevanza europea e mediterranea [web:4][web:17].

Grotta Valentina di Visogliano: apertura al pubblico per la Giornata Internazionale delle Grotte

Un’altra iniziativa di rilievo curata dal Gruppo Speleologico San Giusto nel 2026 è stata l’apertura al pubblico della Grotta Valentina di Visogliano, in occasione delle giornate dedicate alla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, istituita dall’UNESCO e celebrata il 13 settembre 2026. La grotta, normalmente chiusa al pubblico, è stata resa accessibile grazie alla disponibilità del gruppo, che ha organizzato visite guidate per permettere alla comunità locale di conoscere da vicino questo importante sito carsico [web:8][web:23].

L’iniziativa rientra nel più ampio programma “Grotte Aperte”, che ha coinvolto le cinque grotte turistiche del Friuli Venezia Giulia (Grotta di Pradis, Grotta di San Giovanni d’Antro, Grotta Gigante, Grotta Torri di Slivia e Grotta Nuova di Villanova), offrendo ingressi gratuiti il 12 e 13 settembre. A Trieste, l’evento è stato accompagnato da una mostra didattica sui pipistrelli curata dal Club Alpinistico Triestino e da attività al microscopio elettronico, sottolineando il legame tra speleologia, biodiversitಲ e tutela ambientale [web:8][web:18][web:19].

Contributo alla ricerca sul Timavo sotterraneo

Il Gruppo Speleologico San Giusto è inoltre coinvolto, attraverso la Commissione Grotte “E. Boegan”, nelle attività di ricerca sul Timavo sotterraneo, uno dei sistemi idrogeologici più importanti del Carso triestino. Nel gennaio 2026, dopo vent’anni di lavori a Fernetti, la Commissione ha aperto una quarta finestra italiana sul fiume sotterraneo, superando l’ultimo ostacolo nell’Abisso Luciano Filipas (catastato come 104 VG). La prima discesa completa al corso d’acqua è avvenuta nei primi giorni di aprile 2026, a circa 315 metri sotto il piano di campagna [web:9].

Questa scoperta rappresenta un importante traguardo per la conoscenza del sistema del Timavo e per la gestione delle risorse idriche del Carso, confermando il ruolo del Gruppo Speleologico San Giusto e della Commissione Boegan nella ricerca speleologica e idrogeologica di lungo periodo [web:9].

Prospettive future

La partecipazione del Gruppo Speleologico San Giusto a eventi come “Famiglie in Movimento” e a campagne esplorative di rilevanza internazionale dimostra la vitalitಲ del gruppo e la sua capacità di coniugare ricerca, esplorazione e divulgazione. Le prossime sfide includono il proseguimento delle esplorazioni in Albania, il monitoraggio delle cavità locali e la partecipazione a iniziative come la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, che nel 2026 ha visto una rete di eventi in nove aree italiane dedicati alle cavità, agli acquiferi, alla biodiversità e alla divulgazione scientifica [web:4][web:17][web:18][web:19].


Fonti

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Puliamo il Buio 2026 alla Buca di Pianiza dell’Alpe: la speleologia toscana per la tutela delle grotte

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Puliamo il Buio 2026 porterà volontari e gruppi speleologici alla Buca di Pianiza dell’Alpe S. Antonio, nel Comune di Molazzana: l’iniziativa della Federazione Speleologica Toscana coincide con la prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo.

Puliamo il Buio 2026 a Molazzana

La Federazione Speleologica Toscana aderisce anche nel 2026 a Puliamo il Buio, l’iniziativa promossa dalla Società Speleologica Italiana in collaborazione con Legambiente e collegata alla campagna nazionale Puliamo il Mondo. L’appuntamento regionale è fissato per domenica 13 settembre alla Buca di Pianiza dell’Alpe S. Antonio, cavità censita con il numero 2385 T/LU e situata nel territorio comunale di Molazzana, in provincia di Lucca.

Il ritrovo è previsto alle ore 9 davanti al Comune di Molazzana. Da qui saranno organizzati equipaggi, trasferimenti e squadre di lavoro. L’attività verrà svolta da speleologi volontari della Federazione, con il patrocinio dell’amministrazione comunale e con attrezzature e procedure adatte a operare in sicurezza in ambiente sotterraneo.

L’intervento di Puliamo il Buio 2026 sarà dedicato alla raccolta dei materiali presenti nella cavità e alla loro documentazione. Per partecipare o chiedere informazioni, la Federazione indica l’indirizzo info@speleotoscana.it.

Buca di Pianiza dell’Alpe e rifiuti nelle grotte

Grotte, pozzi e inghiottitoi sono stati usati in molti contesti come luoghi di abbandono dei rifiuti. È una forma di degrado che richiede attenzione perché il sottosuolo conserva i materiali a lungo e rende più complesso sia il recupero sia l’accertamento dell’impatto ambientale.

Nelle aree carsiche il tema riguarda anche le acque sotterranee. Il carsismo mette infatti in relazione forme superficiali e reti ipogee attraverso fratture, condotti e vie di drenaggio. L’UNESCO ricorda che paesaggi carsici e grotte coprono quasi un quarto delle terre emerse e forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. La qualità delle acque, la biodiversità sotterranea e il patrimonio geologico sono quindi elementi strettamente connessi.

In questo quadro, Puliamo il Buio non consiste soltanto nella rimozione dei materiali recuperabili. L’iniziativa punta a individuare le criticità, registrare le condizioni delle cavità, segnalare situazioni che necessitano di interventi più articolati e alimentare una prevenzione basata sulla conoscenza del territorio. La documentazione prodotta può offrire elementi utili alle amministrazioni e agli enti competenti per valutare azioni di bonifica e misure di tutela.

La Buca di Pianiza dell’Alpe diventa perciò il luogo concreto in cui l’attività speleologica unisce lavoro sul campo, osservazione ambientale e comunicazione pubblica. La presenza di volontari formati è importante anche per distinguere i rifiuti rimovibili dalle situazioni che, per quantità, posizione o natura dei materiali, richiedono il coinvolgimento di soggetti specializzati.

13 settembre, Giornata UNESCO delle grotte e del carsismo

La data scelta per Puliamo il Buio 2026 aggiunge un elemento di rilievo. Il 13 settembre 2026 sarà celebrata per la prima volta la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo, denominata in inglese International Day of Caves and Karst. La Conferenza generale dell’UNESCO ha proclamato questa ricorrenza annuale per accrescere la consapevolezza sul valore di ecosistemi fragili e favorirne protezione, studio e gestione sostenibile.

La prima celebrazione internazionale è prevista a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre, con una conferenza scientifica e una cerimonia ufficiale. La coincidenza tra l’appuntamento toscano e la nuova giornata UNESCO lega un’azione locale a un messaggio più ampio: le grotte non sono spazi isolati, ma archivi geologici e climatici, habitat di specie adattate al sottosuolo, elementi del paesaggio e componenti dei sistemi idrici.

L’UNESCO indica tra gli obiettivi della ricorrenza la diffusione delle conoscenze sul carsismo presso cittadini, decisori e comunità, oltre al collegamento con gli obiettivi di sviluppo sostenibile relativi all’acqua, alle città, al clima e alla biodiversità. Una giornata di lavoro come Puliamo il Buio traduce questi principi in un’attività territoriale riconoscibile e verificabile.

Federazione Speleologica Toscana: attività e azioni

La Federazione Speleologica Toscana, FST APS, è stata costituita il 14 maggio 1967. Riunisce e favorisce la collaborazione tra i gruppi grotte toscani, mantenendo rapporti con realtà speleologiche italiane e straniere. La sua funzione non riguarda soltanto l’esplorazione: comprende ricerca, studio, documentazione, tutela e valorizzazione del patrimonio ipogeo e del paesaggio carsico superficiale.

Tra le principali azioni della Federazione rientrano:

  • La promozione della collaborazione fra gruppi speleologici e della ricerca sul territorio toscano.
  • La protezione delle grotte e la tutela delle aree carsiche di superficie.
  • La cura del Catasto Grotte attraverso una commissione dedicata.
  • La raccolta e l’aggiornamento di dati topografici, rilievi, documenti e informazioni sulle cavità.
  • La collaborazione con il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico del CAI nella prevenzione degli incidenti in grotta.
  • La diffusione di conoscenze utili per amministrazioni, ricercatori, gruppi e cittadini.

Il Catasto Online FST rende consultabili dati sulle cavità e permette ricerche, visualizzazione degli ingressi su cartografia e ortofoto, accesso a rilievi e documentazione dell’archivio storico. Per gli utenti registrati sono previste anche funzioni per proporre nuove cavità o segnalare correzioni. È uno strumento che collega il lavoro dei gruppi al quadro conoscitivo necessario per la gestione del territorio.

L’impegno della Federazione si colloca inoltre nel contesto della normativa toscana sulla tutela e valorizzazione del patrimonio speleologico. La legge regionale n. 20 del 1984 istituisce il Catasto regionale delle grotte e delle aree carsiche e prevede che vi confluiscano dati topografici e geologici, rilievi e documentazione relativa anche a inquinamento, deturpazioni e danni. In questo senso, le attività di censimento e segnalazione hanno una funzione ambientale oltre che scientifica.

Una tutela basata sulla conoscenza

L’adesione della FST a Puliamo il Buio 2026 conferma il ruolo della speleologia come pratica di conoscenza diretta degli ambienti ipogei. Gli speleologi possono rilevare segnali di alterazione, documentare i luoghi e mettere a disposizione competenze tecniche per affrontare situazioni difficili da osservare dall’esterno.

La tutela delle grotte richiede continuità. Richiede dati affidabili, comportamenti responsabili e interlocuzione con gli enti pubblici. La giornata del 13 settembre a Molazzana riunirà questi aspetti nella Buca di Pianiza dell’Alpe S. Antonio, associando la pulizia della cavità alla prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo.

Fonti

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Grotta di Bianfu: scoperto il primo osso dell’avambraccio di un Denisoviano in Cina

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La Grotta di Bianfu nello Yunnan diventa il secondo sito più ricco di fossili di Denisoviano al mondo, dopo la Grotta di Denisova in Siberia, grazie al ritrovamento di un radio e altri resti umani del tardo Pleistocene medio.


Una scoperta che cambia la mappa dei Denisoviani

Una scoperta eccezionale arriva dalla Cina sud?occidentale: nella Grotta di Bianfu, nello Yunnan, i ricercatori hanno identificato il primo radio di Denisoviano mai trovato, insieme ad altri resti umani risalenti al tardo Pleistocene medio.

I Denisoviani sono un gruppo di ominidi arcaici noti quasi solo grazie al DNA. I fossili sono rarissimi, soprattutto quelli postcraniali. Per questo la scoperta di cinque resti denisoviani — tra cui due ossa parietali, un radio e due denti — è considerata un passo fondamentale per capire come vivevano e come erano fatti questi antichi parenti dell’uomo moderno.


Il metodo innovativo del team di Fu Qiaomei

Il team guidato da Fu Qiaomei (IVPP, Accademia Cinese delle Scienze) ha utilizzato una strategia innovativa per identificare i resti:

  • Pre?screening morfologico per selezionare i frammenti più promettenti tra oltre 60.000 frammenti ossei.
  • ZooMS, una tecnica proteomica che identifica le specie tramite peptidi del collagene.
  • Analisi paleoproteomiche complete su osso, dentina e smalto.

Tutti e cinque i campioni mostrano varianti proteiche specifiche dei Denisoviani, confermate anche da alberi filogenetici coerenti con i dati genomici. L’estrazione di DNA antico non è stata possibile, ma le proteine hanno permesso l’identificazione con sicurezza.


Il radio di Bianfu: un fenotipo a mosaico

Il frammento di radio (BFD771) è particolarmente importante: ha caratteristiche simili ai Neanderthal nella parte prossimale, ma la forma generale ricorda gli esseri umani moderni.

Un vero fenotipo a mosaico, che suggerisce adattamenti biomeccanici e comportamentali unici. Secondo i ricercatori, questa conformazione “probabilmente forniva vantaggi funzionali per una manipolazione leggera e precisa”.


La Grotta di Bianfu: cronologia e contesto ambientale

La Grotta di Bianfu, datata tra 167.000 e 134.000 anni fa, diventa così il secondo sito più ricco di fossili denisoviani al mondo, dopo la celebre Grotta di Denisova in Siberia.

Durante lo stadio glaciale MIS 6, il clima relativamente mite dello Yunnan potrebbe aver favorito la sopravvivenza a lungo termine di queste popolazioni. Gli scavi hanno restituito anche più di 1.300 utensili litici e ossa animali con tracce di taglio, che raccontano le strategie di sussistenza dei Denisoviani nella regione.


Il sito di Denisova: la culla della scoperta

La Grotta di Denisova, situata nei Monti Altai in Siberia meridionale, è il luogo dove nel 2008 fu scoperto il primo resto attribuibile a questo gruppo di ominidi: un osso del dito di una mano.

Da allora, la Grotta di Denisova è rimasta l’unico sito con evidenze genetiche e fossili certe di Denisoviani, insieme a Neanderthal e umani moderni. Il nuovo ritrovamento nella Grotta di Bianfu amplia notevolmente la distribuzione geografica conosciuta di questi antichi umani.


Implicazioni per l’evoluzione umana

Questa scoperta colma una lacuna geografica cruciale e apre nuove prospettive sulla distribuzione, l’anatomia e l’evoluzione dei Denisoviani.

La Grotta di Bianfu conferma che i Denisoviani non erano confinati solo alla Siberia e all’altopiano tibetano, ma occupavano anche regioni più meridionali dell’Asia orientale.


Fonti

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Križna Jama, nuovi passaggi sommersi e ricerca biologica: la spedizione sostenuta da XDEEP

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La ricognizione speleosubacquea tra Križna Jama e Nova Križna Jama ha raggiunto 153 metri di profondità, aperto nuovi fronti esplorativi e raccolto dati utili sul patrimonio paleontologico e sulla fauna delle acque sotterranee.

Esplorazione Križna Jama: la domanda sulla connessione tra le cavità

Una spedizione internazionale di speleosubacquea ha riportato nuovi risultati dal sistema carsico sloveno formato da Križna Jama e Nova Križna Jama. Il quesito iniziale era preciso: verificare l’eventuale esistenza di un collegamento sommerso tra le due cavità.

Al termine di due settimane di attività, l’obiettivo non risulta risolto in modo definitivo. L’esplorazione ha però individuato nuovi passaggi e nuove direzioni di ricerca. Nella Nova Križna Jama i subacquei hanno raggiunto la profondità di 153 metri. È un avanzamento rispetto ai 124 metri ottenuti nel 2009 dal subacqueo speleologico sloveno Simon Burja.

Nella Križna Jama sono stati esplorati ambienti sommersi non frequentati in precedenza. Il gruppo ha inoltre documentato sale con ricche concrezioni. Le attività hanno incluso l’osservazione di resti di orso delle caverne sommersi e il prelievo di dati scientifici in settori che restano difficili da raggiungere anche per specialisti esperti.

Maja Karmen Muši?, responsabile della spedizione, ha sottolineato che ogni nuovo rinvenimento ha aperto ulteriori possibilità di prosecuzione. La ricerca sulla possibile connessione tra Križna Jama e Nova Križna Jama resta quindi un tema aperto, da affrontare con future campagne e con una pianificazione compatibile con la fragilità dell’ambiente ipogeo.

Križna Jama e Nova Križna Jama: dati biologici dalle acque profonde

La spedizione Križna Jama ha avuto anche una componente biologica. La biologa Maja Zagmajster, dell’Università di Lubiana, ha fornito consulenza nella fase di preparazione e nel campionamento delle acque sotterranee. I partecipanti hanno ricevuto indicazioni sulle tecniche di osservazione, raccolta e conservazione degli organismi rinvenuti durante le immersioni.

I campioni raccolti dovranno essere esaminati e determinati. Il loro interesse non dipende solo dall’eventuale presenza di specie non ancora segnalate. Anche dati relativi a specie già note possono chiarire le profondità frequentate, la distribuzione e le condizioni ecologiche degli habitat sommersi.

La Križna Jama è considerata una delle cavità più ricche al mondo per biodiversità sotterranea. Sono state registrate 60 specie strettamente legate al mondo ipogeo. Per Nova Križna Jama, invece, la campagna ha permesso di ottenere i primi dati sulle specie acquatiche. La vicinanza e la possibile connessione idrologica fra le due grotte facevano ipotizzare una composizione faunistica simile, ma mancavano dati diretti.

La spedizione non ha osservato il proteo, Proteus anguinus. La sua presenza nella Križna Jama era stata riportata da una segnalazione storica mai confermata. Il mancato avvistamento in questa campagna non equivale a una prova assoluta di assenza, ma rafforza il quadro attuale, nel quale la specie non viene considerata parte accertata della fauna della cavità.

Orso delle caverne e tutela del patrimonio di Križna Jama

La Križna Jama è nota per i laghi sotterranei, le barriere di concrezione e i depositi paleontologici. Le ricerche storiche hanno portato alla raccolta di oltre 2.000 ossa e frammenti appartenenti a più di cento orsi delle caverne. Oggi la presenza di resti ossei in situ rappresenta un elemento di grande valore scientifico e conservazionistico.

La documentazione dei resti sommersi effettuata durante la spedizione amplia la conoscenza della distribuzione di questo patrimonio nei rami allagati. Il dato richiede prudenza operativa. In grotte come Križna Jama, l’accesso subacqueo, il rilievo e l’eventuale campionamento devono ridurre al minimo il disturbo a sedimenti, concrezioni, fauna e reperti.

L’interesse scientifico della spedizione nasce anche dall’incontro tra competenze diverse. I subacquei possono raggiungere zone precluse agli speleobiologi che lavorano dalle rive o nei tratti asciutti. I ricercatori, a loro volta, definiscono obiettivi e protocolli che trasformano l’immersione esplorativa in un’occasione di raccolta di dati verificabili.

XDEEP Exploration Support Program: che cosa fa l’attività di XDEEP

Il sostegno alla spedizione è arrivato dall’XDEEP Exploration Support Program. XDEEP è un’azienda europea che progetta e produce attrezzatura per immersioni tecniche. Attraverso il programma, avviato nel 2012, sostiene esploratori, ricercatori e soggetti impegnati nella conservazione dell’ambiente acquatico. Secondo l’azienda, l’iniziativa ha sponsorizzato oltre 40 progetti esplorativi in diverse aree del mondo.

L’attività di XDEEP non consiste soltanto nella fornitura di materiali. Il programma seleziona progetti che puntano a conoscere, documentare e proteggere ambienti sommersi quali grotte allagate, miniere, laghi e relitti. Il supporto può comprendere attrezzature progettate per immersioni complesse, confronto tecnico con i team e sviluppo di soluzioni nate dalle esigenze riscontrate sul campo.

Nel modello descritto da XDEEP, il rapporto fra produttore e speleosubacquei è bidirezionale. Le necessità emerse durante immersioni profonde e di lunga penetrazione contribuiscono alla progettazione e alla verifica dell’equipaggiamento in condizioni operative severe. Per una spedizione come quella di Križna Jama, nella quale i sub restano per molte ore lontani dall’uscita e affrontano obblighi di decompressione, affidabilità, configurazione e gestione della ridondanza sono aspetti centrali della sicurezza.

Il risultato della campagna slovena non chiude quindi la ricerca sulla connessione tra Križna Jama e Nova Križna Jama. Definisce invece nuove priorità: proseguire l’esplorazione dei passaggi individuati, studiare i campioni biologici raccolti e proteggere un sistema sotterraneo che unisce valore carsico, biodiversità e paleontologia.

Fonti

L'articolo Križna Jama, nuovi passaggi sommersi e ricerca biologica: la spedizione sostenuta da XDEEP proviene da Scintilena.

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35° Corso di Speleologia a Faenza: il Gruppo Speleologico Faentino apre le iscrizioni

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Dal 15 ottobre al 12 dicembre 2026 lezioni, palestra di roccia e grotte per avvicinarsi al carsismo della Romagna

Il Gruppo Speleologico Faentino organizza il 35° Corso di primo livello di speleologia, in programma dal 15 ottobre al 12 dicembre 2026. L’iniziativa è rivolta a chi desidera avvicinarsi in modo strutturato all’ambiente sotterraneo, alle grotte e alle tecniche di progressione su corda.

La presentazione pubblica è fissata per giovedì 8 ottobre 2026, alle ore 21. L’incontro si terrà nella sede del Gruppo Speleologico Faentino, ospitata dal Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza, in via Medaglie d’Oro 51.

Il corso è omologato dalla Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana. Il programma annunciato unisce lezioni teoriche, attività in palestra di roccia e uscite in grotta. La formula consente di affrontare gli argomenti di base prima della pratica in ambiente.

La quota indicata è di 200 euro, con riduzione prevista per gli studenti. Le informazioni e le iscrizioni fanno riferimento a Carlotta, al numero 338 991 9155, all’indirizzo info@gsfaentino.it e al sito del gruppo.

Corso di speleologia: grotte, acque sotterranee e mondi verticali

Il 35° Corso di Speleologia propone un’introduzione a diversi aspetti della disciplina. Il materiale diffuso dal Gruppo Speleologico Faentino indica tra i temi l’esplorazione, la geografia del mondo sotterraneo, le immagini e la documentazione, le acque sotterranee, i gessi e le rocce carsiche.

Spazio è previsto anche per il carsismo, la vita nelle grotte e la conoscenza degli ambienti verticali. La parte tecnica riguarda attrezzature, manovre e modalità di progressione. Nelle attività pratiche la palestra di roccia permette di apprendere e verificare le manovre in un contesto controllato. Le uscite in grotta collegano invece l’apprendimento tecnico all’osservazione diretta degli ambienti carsici.

Un corso di speleologia di primo livello non coincide con una semplice visita guidata. Offre le basi per leggere il territorio e per muoversi con preparazione in un ambiente che richiede attenzione, metodo e rispetto. La distinzione è importante soprattutto nei Gessi della Vena del Gesso romagnola, dove acque, fratture, crolli e morfologie evolvono in tempi geologicamente rapidi.

Il corso di speleologia prosegue una proposta formativa che il gruppo realizza periodicamente attraverso la propria Scuola di Speleologia.

Gruppo Speleologico Faentino: una storia nata nel 1966

Il Gruppo Speleologico Faentino è la realtà nata dalla fusione, avvenuta nel 1966, di due gruppi cittadini costituiti dieci anni prima: il Gruppo Speleologico “Città di Faenza” e il Gruppo Speleologico “Vampiro”. Le loro ricerche si inserirono nella storia esplorativa dei Gessi di Monte Mauro e del sistema carsico Rio Stella-Rio Basino, uno dei riferimenti della speleologia romagnola.

Tra il 1957 e il 1964 gli speleologi faentini completarono la traversata sotterranea tra l’Inghiottitoio del Rio Stella e la Grotta risorgente del Rio Basino. Quel lavoro contribuì alla conoscenza del sistema e fu accompagnato da rilievi e pubblicazioni. Nel tempo il Gruppo Speleologico Faentino ha continuato a svolgere esplorazioni, rilievi, ricerche e attività divulgative.

La sede presso il Museo Civico di Scienze Naturali “Domenico Malmerendi” colloca il gruppo in un contesto utile anche per la conservazione della documentazione e per il dialogo con il pubblico. La storia della speleologia faentina è legata anche a Paolo Biondi, tra i protagonisti della fondazione del gruppo nel 1966 e per anni impegnato nella valorizzazione della Vena del Gesso, del museo e della Grotta Tanaccia.

Esplorazioni nei Gessi di Monte Mauro e ricerca speleologica

L’attività del Gruppo Speleologico Faentino comprende l’esplorazione delle cavità, la loro documentazione topografica e lo studio del carsismo gessoso. Nei decenni successivi alla fondazione, le ricerche del gruppo hanno riguardato varie aree dei Gessi di Monte Mauro, nella Vena del Gesso romagnola.

Tra i risultati ricordati nella letteratura specialistica figura la scoperta, nel 1990, dell’Abisso Luciano Bentini, allora denominato F10. La cavità venne esplorata fino a circa 200 metri di profondità e le ricerche hanno proseguito nel tempo. Il Gruppo Speleologico Faentino ha inoltre lavorato nell’area dell’Abisso Vincenzo Ricciardi, esplorato nell’autunno 1992, e in altre cavità del settore di Monte Mauro e Monte della Volpe.

Le ricerche locali non riguardano soltanto l’avanzamento esplorativo. Rilievi, osservazioni geologiche, studio delle acque, biospeleologia e tutela fanno parte di un approccio multidisciplinare. Nel Progetto Stella-Basino, promosso dalla Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna tra il 2007 e il 2010 con il contributo di numerosi gruppi, lo sviluppo conosciuto del sistema carsico Stella-Basino è passato da 1.500 a 4.800 metri grazie alle nuove esplorazioni e al rilievo aggiornato.

In questo quadro, il Gruppo Speleologico Faentino svolge un’attività che unisce formazione, ricerca sul campo, memoria delle esplorazioni e divulgazione. Il 35° Corso di Speleologia rappresenta la porta di ingresso per chi intende conoscere questa pratica con un percorso organizzato.

Date, costi e contatti del 35° Corso di Speleologia

  • Presentazione: giovedì 8 ottobre 2026, ore 21
  • Sede della presentazione: Gruppo Speleologico Faentino, Museo Civico di Scienze Naturali, via Medaglie d’Oro 51, Faenza (RA)
  • Svolgimento del corso: dal 15 ottobre al 12 dicembre 2026
  • Struttura: lezioni teoriche, palestra di roccia e uscite in grotta
  • Omologazione: Commissione Nazionale Scuole di Speleologia della Società Speleologica Italiana
  • Quota: 200 euro, con sconto studenti
  • Telefono: 338 991 9155, Carlotta
  • E-mail: info@gsfaentino.it
  • Sito: www.gsfaentino.it

Fonti

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Anche Descent Magazine celebra la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: il 13 settembre debutta la ricorrenza UNESCO

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La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo riunisce ricerca, tutela e divulgazione. Descent Magazine segnala gli appuntamenti del Regno Unito e la conferenza di Postumia, mentre il nuovo numero racconta esplorazioni recenti.

La prima Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo si terrà domenica 13 settembre 2026.

La data apre una ricorrenza annuale proclamata dall’UNESCO il 12 novembre 2025. L’iniziativa era stata proposta dall’Unione Internazionale di Speleologia, con il sostegno della Slovenia e delle istituzioni scientifiche del Carso sloveno.

Il programma centrale si svolgerà a Postumia, in Slovenia, dal 10 al 13 settembre. La conferenza internazionale porta il titolo Explore, Understand and Protect: Towards Sustainable Management of Caves and Karst. Riunirà ricercatori, speleologi, educatori, gestori di aree carsiche e professionisti della conservazione. Sono previste sessioni scientifiche, escursioni in siti carsici sloveni e una cerimonia ufficiale nella Grotta di Postumia il 12 settembre. [web:6][web:18]

La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo punta a rendere più visibili ambienti spesso conosciuti soltanto attraverso la loro dimensione esplorativa o turistica. Il sito ufficiale ricorda il peso dei sistemi carsici per le risorse idriche, la biodiversità sotterranea, gli archivi geologici e il patrimonio culturale. La ricorrenza collega quindi divulgazione, studio, gestione del territorio e protezione delle cavità. [web:6]

Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo: il valore della data UNESCO

Il 13 settembre è stato scelto anche per ricordare la prima presentazione di grotte e carsismo presso la sede UNESCO di Parigi, avvenuta nel 2021. La proclamazione del 2025 ha trasformato quel percorso in una giornata internazionale permanente. Dal 2026 la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo sarà celebrata ogni anno.

Per le comunità speleologiche, il significato pratico della data consiste nella possibilità di proporre attività locali. Il portale IDCK invita associazioni, scuole, gestori di grotte, geoparchi e istituzioni a condividere i propri eventi. L’obiettivo è favorire una partecipazione diffusa, anche fuori dai grandi appuntamenti scientifici.

La tutela è un tema centrale. Il carsismo concentra acque sotterranee, ospita comunità biologiche specializzate e conserva informazioni sulle trasformazioni ambientali del passato. La corretta fruizione delle grotte richiede quindi attenzione agli accessi, ai rifiuti, al disturbo della fauna e alle alterazioni fisiche delle cavità. La Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo offre un’occasione di comunicazione pubblica su questi aspetti.

Eventi speleologici nel Regno Unito e attività online

Nelle note diffuse da Descent Magazine sono indicati anche appuntamenti britannici collegati alla giornata. Il Technical Speleological Group prevede per il 13 settembre un pomeriggio al Castleton Village Hall. Sono annunciati stand e interventi rivolti anche a chi non pratica speleologia. I temi comprendono geologia, fauna ed esplorazione sotterranea.

La Derbyshire Caving Association ha invitato speleologi e club a organizzare pulizie delle grotte. L’iniziativa mette in primo piano un gesto concreto di protezione degli ambienti ipogei. La comunicazione di Descent cita inoltre una sessione online della UIS Biology Commission, intitolata Life in the Dark: From Legacy to the Frontiers of Cave Science, e una lunga diretta serale organizzata in lingua tedesca dall’associazione VdHK.

Queste attività traducono la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo in azioni con pubblici diversi. Conferenze e interventi scientifici possono aggiornare il confronto fra specialisti. Le giornate divulgative e le pulizie coinvolgono invece persone, gruppi locali e frequentatori delle aree carsiche.

Descent Magazine: informazione sull’esplorazione sotterranea

Descent Magazine è una rivista britannica dedicata alla speleologia e all’esplorazione del sottosuolo. Pubblica con cadenza normalmente bimestrale, nei mesi di febbraio, aprile, giugno, agosto, ottobre e dicembre. È edita da Stalactite Publishing e dichiara una linea fondata su contributi “scritti da speleologi per speleologi”. [web:30][web:31]

L’attività di Descent Magazine è quindi editoriale e documentaria. La testata raccoglie e diffonde resoconti di esplorazioni, rilievi, scoperte, conservazione, attività di soccorso e temi tecnici. Le pagine disponibili sul sito mostrano, per esempio, articoli su spedizioni a Mulu e Meghalaya, nuove aperture nelle Three Counties, tutela di grotte e pipistrelli e interventi di soccorso. La rivista mantiene anche un catalogo di arretrati e una rete di abbonamenti con distribuzione internazionale. [web:17][web:12]

Il notiziario ricevuto segnala l’uscita di Descent n. 311. Fra i contenuti è annunciato l’aggiornamento sulle esplorazioni a Weekend Explorers, nella Scanty Lardos Pot, accompagnato da una fotografia di Emma Wilson realizzata da Paul “Beardy” Swire. Il richiamo mostra una funzione tipica della rivista: rendere conoscibili esplorazioni e risultati che altrimenti resterebbero limitati ai singoli gruppi.

Descent sarà inoltre presente con uno stand a Hidden Earth, il principale convegno speleologico nazionale britannico, previsto al Llangollen Pavilion. Il sito dell’evento elenca la rivista tra gli sponsor e conferma la sede di Llangollen per il 2026. La partecipazione in fiera permette alla testata di incontrare lettori, associazioni, autori e fornitori di attrezzature, oltre a distribuire una selezione dei numeri più recenti. [web:13]

Pubblicazioni e confronto nella comunità speleologica

La newsletter di Descent richiama anche le nuove uscite di Caves & Karst Science e del CREG Journal, disponibili nella sezione delle pubblicazioni recenti della British Cave Research Association. La presenza di riviste divulgative, periodici tecnici e sedi congressuali compone una rete utile alla circolazione delle conoscenze.

In questo contesto, la Giornata Internazionale delle Grotte e del Carsismo può offrire un punto di raccordo internazionale. L’appuntamento di Postumia rappresenta il momento scientifico principale. Le attività nei territori, le iniziative online e il lavoro editoriale di testate come Descent permettono di trasferire al pubblico le esperienze di ricerca, esplorazione e tutela.

Fonti

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Docufilm Salafossa, il pubblico riporta al centro la miniera del Comelico

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Docufilm Salafossa e attività esplorative: oltre 300 spettatori alla prima di Santo Stefano di Cadore. Il lavoro speleologico sui dodici livelli si intreccia ora con sicurezza, tutela e ipotesi di valorizzazione.

La prima del docufilm Salafossa

Il docufilm Salafossa – L’ultima miniera del Cadore ha richiamato un pubblico numeroso al Cinema Piave di Santo Stefano di Cadore. Più di 300 spettatori hanno reso esaurita la proiezione delle 16 e hanno occupato circa metà della sala nella replica delle 18.

La partecipazione ha accompagnato il ritorno pubblico di un luogo centrale nella storia industriale del Comelico. Salafossa è un complesso minerario sotterraneo legato all’estrazione di piombo e zinco, attivo nella sua fase più produttiva dal 1959 al 1986. Sorge nell’area di Presenaio, in comune di San Pietro di Cadore, sulla sinistra orografica del Piave. Le strutture oggi rimaste sono considerate una testimonianza di archeologia industriale, anche se in condizioni compromesse.

Alla presentazione erano presenti il presidente della Provincia di Belluno e della Fondazione Dolomiti UNESCO, sindaci del territorio, presidenti delle Regole montane e il presidente dell’Ordine dei Geologi della provincia di Belluno. Quest’ultimo ha illustrato al pubblico le condizioni statiche del sito. Un passaggio rilevante, perché lega la prospettiva culturale del docufilm Salafossa alla necessità di valutazioni tecniche puntuali.

Sul palco sono saliti anche speleologi veneti impegnati nel progetto e una decina di ex minatori e operai. Il loro incontro, dopo molti decenni, ha riportato nel racconto della miniera l’esperienza delle persone che ne hanno sostenuto il lavoro quotidiano.

Attività esplorative Salafossa

Le recenti attività esplorative Salafossa costituiscono la base documentaria del film. Il progetto è nato da circa tre anni di esplorazioni, rilievi fotografici e raccolta di testimonianze condotti dal Gruppo Speleologico San Marco con la Regola di San Pietro di Cadore e Treviso Sotterranea. Le fonti disponibili descrivono un sistema di dodici livelli e circa 15 chilometri di gallerie ancora documentabili.

Nel 2025, il materiale prodotto durante le attività esplorative Salafossa è confluito nella mostra fotografica “Salafossa, l’ultima miniera del Cadore”, ospitata a Villa Poli De Pol di San Pietro di Cadore. Quel percorso ha consentito di presentare immagini degli ambienti minerari, delle strutture e della storia sociale del sito. Furono inoltre anticipate una monografia e il documentario poi arrivato in sala.

Il programma della prima aveva incluso una visita speleologica mattutina ai dodici livelli della miniera. Le esplorazioni non sono quindi riducibili alla sola ripresa cinematografica. Hanno prodotto una conoscenza diretta degli spazi e delle loro condizioni, offrendo una documentazione utile alla memoria del lavoro minerario e a qualsiasi discussione futura sul recupero del complesso.

Sicurezza della miniera Salafossa

Le attività esplorative Salafossa si svolgono in un quadro delicato. Ad agosto 2026 la Regione Veneto ha chiesto alla Regola di Presenaio di chiudere gli accessi ai sotterranei per ragioni di sicurezza. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, fino a quel momento gli ingressi erano stati autorizzati a gruppi di speleologi qualificati, impegnati anche nella fotografia e nella documentazione dei tratti accessibili.

La miniera ha chiuso definitivamente nel 1986, dopo una fase segnata anche dalla frana del 1980. La lunga assenza di attività produttiva e manutenzione impone di separare con chiarezza l’interesse esplorativo dalla fruizione libera. La scheda dell’Ecomuseo delle Dolomiti Piave indica che gli imbocchi e l’area non sono consigliati per l’accesso, mentre le strutture restano osservabili dalle strade prospicienti.

Per il futuro, le condizioni statiche, gli accessi, la bonifica e la gestione del rischio dovranno essere verificati dagli enti competenti. Il valore delle immagini e dei rilievi non sostituisce queste procedure. Può però contribuire a individuare le priorità di conoscenza e conservazione.

Valorizzazione del Comelico

Il Progetto Salafossa prosegue con nuove presentazioni del docufilm Salafossa in altre sedi. Il percorso annunciato con Regole e amministrazioni locali punta a fare divulgazione e a valutare una valorizzazione turistica del sito. Non si tratta di un esito automatico. Per trasformare una miniera dismessa in un luogo visitabile servono studi, risorse, soluzioni di messa in sicurezza e un modello gestionale continuativo.

In questo quadro, l’apporto speleologico può essere concreto. Le attività esplorative Salafossa hanno già messo in relazione ambiente sotterraneo, archeologia industriale, fotografie e memorie orali. Il docufilm amplia la platea di questo patrimonio. La prossima fase dipenderà dalla capacità di conciliare tutela delle persone, conservazione dei manufatti e identità della valle del Comelico.

Fonti

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