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    Condividi La Giornata internazionale del 9 agosto richiama l’attenzione sul legame tra diritti territoriali, conoscenze indigene, conservazione della biodiversità e gestione delle foreste. Giornata internazionale dei Popoli Indigeni: origine e significato Ogni 9 agosto ricorre la Giornata internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo. La data ricorda la prima riunione del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle popolazioni indigene, svolta a Ginevra nel 1982. È un appuntamento dedicato a
     

Popoli indigeni e biodiversità: il ruolo dei territori tradizionali nella tutela delle foreste

Október 5th 2026 at 12:00

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La Giornata internazionale del 9 agosto richiama l’attenzione sul legame tra diritti territoriali, conoscenze indigene, conservazione della biodiversità e gestione delle foreste.

Giornata internazionale dei Popoli Indigeni: origine e significato

Ogni 9 agosto ricorre la Giornata internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo. La data ricorda la prima riunione del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle popolazioni indigene, svolta a Ginevra nel 1982. È un appuntamento dedicato ai diritti, alle culture e alle condizioni di vita delle comunità indigene. È anche una ricorrenza utile per osservare il loro rapporto con gli ecosistemi.[1]

Le Nazioni Unite stimano in circa 476 milioni le persone indigene presenti in 90 Paesi. Rappresentano meno del 6% della popolazione mondiale e custodiscono migliaia di culture e gran parte delle circa 7.000 lingue esistenti. La loro condizione sociale resta spesso segnata da esclusione e violazioni dei diritti territoriali.[1]

Territori indigeni, foreste e biodiversità mondiale

I territori indigeni coprono circa il 28% della superficie terrestre del pianeta e comprendono l’11% delle foreste mondiali. In queste aree si concentra una parte rilevante della biodiversità ancora presente sulla Terra. Il dato non deve trasformare le comunità in semplici strumenti di conservazione. Indica invece che tutela della biodiversità e riconoscimento dei diritti indigeni sono questioni strettamente connesse.[1]

La FAO rileva che molti territori gestiti dai Popoli Indigeni coincidono con foreste ecologicamente integre. Le pratiche di governo locale delle risorse, sviluppate nel tempo e adattate ai singoli ambienti, contribuiscono a mantenere habitat, specie e funzioni ecologiche. Per le politiche ambientali, questo significa considerare i titolari dei diritti come soggetti decisionali e non soltanto come destinatari di progetti esterni.[2]

Il rapporto con la biodiversità è quindi anche un tema di gestione del paesaggio. Foreste, corsi d’acqua, zone umide, pascoli, montagne e coste sono spesso parte di territori in cui la presenza umana ha lasciato nel tempo pratiche, limiti e regole di uso delle risorse. La stessa definizione di ambiente “naturale” non può prescindere da queste storie di abitazione, utilizzo e protezione locale.[2]

Conoscenze indigene e gestione sostenibile delle risorse

Le conoscenze indigene comprendono pratiche agricole, pesca, caccia, raccolta, uso delle piante e regole comunitarie per l’accesso alle risorse. Sono sistemi diversi tra loro. Non esiste un unico modello indigeno di gestione del territorio. Il loro tratto comune è il legame costruito nel tempo con ecosistemi specifici, con lingue, istituzioni locali e trasmissione intergenerazionale del sapere.

I sistemi alimentari indigeni possono assicurare tra il 50% e l’80% dell’approvvigionamento alimentare e delle risorse in alcune comunità, secondo le Nazioni Unite. Questo dato evidenzia la loro capacità di sostenere mezzi di sussistenza locali. Evidenzia anche la dipendenza dalla continuità ecologica delle foreste, delle acque interne, dei pascoli e delle aree costiere.[1]

L’UNESCO sottolinea che i saperi locali e indigeni sono parte delle economie, delle culture e dei sistemi spirituali delle comunità. Per questo la documentazione e l’impiego di tali conoscenze nella conservazione devono rispettarne l’integrità. Il programma UNESCO LINKS lavora sul dialogo tra differenti detentori di conoscenza e sulla presenza delle conoscenze indigene nelle politiche e nelle valutazioni relative a biodiversità ed ecosistemi.[3]

La Convenzione sulla diversità biologica, nell’articolo 8(j), invita gli Stati a rispettare, preservare e mantenere conoscenze, innovazioni e pratiche delle comunità indigene e locali rilevanti per la conservazione. La loro applicazione più ampia deve avvenire con l’approvazione e il coinvolgimento dei titolari di tali saperi.[3]

Diritti territoriali contro deforestazione e crisi climatica

Cambiamento climatico, deforestazione, perdita di biodiversità, estrazione di risorse e perdita di controllo sui territori sono pressioni che colpiscono molte comunità indigene. La FAO segnala anche il rischio di estinzione delle lingue e l’erosione del sapere trasmesso tra generazioni. La perdita di una lingua può ridurre la capacità di trasmettere classificazioni locali di specie, pratiche di raccolta e memorie ambientali.[2]

La sicurezza del possesso collettivo e consuetudinario della terra viene indicata dalla FAO come un elemento decisivo per ridurre la deforestazione e rafforzare una conservazione durevole. Il riferimento non riguarda soltanto i confini. Riguarda il riconoscimento effettivo della governance delle comunità, la partecipazione alle decisioni e l’accesso equo ai benefici prodotti dalle politiche ambientali e climatiche.[2]

La Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei Popoli Indigeni afferma, nell’articolo 29, il diritto alla conservazione e alla protezione dell’ambiente e della capacità produttiva delle terre, dei territori e delle risorse. La tutela della biodiversità richiede quindi processi informati, partecipati e coerenti con i diritti umani. Nei programmi che interessano foreste e fauna, assume rilievo anche il consenso libero, previo e informato delle comunità coinvolte.[2][3]

Popoli indigeni e biodiversità nelle politiche di conservazione

Il contributo dei Popoli Indigeni alla biodiversità pone una questione concreta alle istituzioni e ai soggetti che progettano aree protette, restauri ecologici e azioni climatiche. La conservazione può produrre risultati più solidi quando integra conoscenze scientifiche, osservazioni locali e forme di governo riconosciute dalle comunità.

Questa integrazione non equivale ad appropriarsi dei saperi tradizionali. Richiede consenso, riconoscimento dei titolari e condivisione dei benefici. Le Nazioni Unite e le agenzie internazionali collocano questo approccio nel quadro più ampio degli obiettivi di sviluppo sostenibile: protezione delle foreste, contrasto alla perdita di biodiversità, sicurezza alimentare, riduzione della povertà e adattamento climatico.[2][3]

La Giornata internazionale del 9 agosto ricorda quindi che i Popoli Indigeni non sono una categoria astratta della politica ambientale. Sono comunità con diritti, competenze e responsabilità territoriali. Proteggere i territori indigeni, le foreste e la biodiversità significa riconoscere queste dimensioni insieme, senza separare la tutela della natura dalla tutela delle persone che vivono e operano nei suoi ecosistemi.

Fonti

Fonti
[1] International Day of the World’s Indigenous Peoples | United … https://www.un.org/en/observances/indigenous-day
[2] Indigenous Peoples and traditional forest-related knowledge … https://www.fao.org/forestry/our-focus/forests-people/indigenous-people-and-traditional-forest-related-knowledge/en
[3] Biodiversity and ecosystems | UNESCO https://www.unesco.org/en/links/biodiversity
[7] International Day of the World’s Indigenous Peoples https://www.indigenous.gov.au/stories/international-day-worlds-indigenous-peoples
[8] In Brief: Indigenous Peoples’ food systems https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/22570239-06f1-4529-a2aa-d5ed50612106/content
[9] Indigenous Peoples’ food systems – Food and Agriculture … https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/b4f735d8-7008-423c-b28a-300ab920c241/content/cb5131en.html
[10] Indigenous Peoples | Indigenous Peoples | FAO https://www.fao.org/indigenous-peoples/who-we-are/indigenous-peoples/en
[11] Traditional knowledge, the Convention on Biological Diversity and … https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000215781
[12] Climate Stories | Indigenous Peoples – World Bank Group https://www.worldbank.org/en/news/feature/2023/08/09/empowering-indigenous-peoples-to-protect-forests
[13] New UNESCO Report: Indigenous Knowledge, Ancestral Places https://www.iau-hesd.net/action/new-unesco-report-indigenous-knowledge-ancestral-places
[14] Efforts to conserve biodiversity must include Indigenous and local … https://www.unep-wcmc.org/en/news/efforts-to-conserve-biodiversity-must-include-indigenous-and-local-knowledge
[15] FAO and ILC join forces to enhance forest monitoring & land … https://www.landcoalition.org/en/latest/fao-and-ilc-join-forces-to-enhance-forest-monitoring-land-mapping/
[16] INDIGENOUS PEOPLES FOOD SYSTEMS FROM THE FRONT LINE OF … https://www.ideassonline.org/public/pdf/FAO-IndigenousPeoples-ENG.pdf

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  • Brienno, in arrivo un nuovo volume racconta le grotte e il territorio lariano
    Condividi Luana Aimar e Antonio Premazzi tornano a raccontare il territorio dopo anni di ricerche, esplorazioni e documentazione, insieme a Leda Monza e Franco Malacrida Un nuovo volume è in arrivo dedicato a Brienno e al suo territorio, sul Lago di Como. A lasciarlo intuire – ma neppure troppo, visto che la copertina è già comparsa sui social – è un post pubblicato da Luana Aimar. Attraverso una serie di “si sussurra”, Luana conduce il lettore tra il paese di pietra, l’entroterra, le trac
     

Brienno, in arrivo un nuovo volume racconta le grotte e il territorio lariano

Október 5th 2026 at 05:00

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Luana Aimar e Antonio Premazzi tornano a raccontare il territorio dopo anni di ricerche, esplorazioni e documentazione, insieme a Leda Monza e Franco Malacrida

Un nuovo volume è in arrivo dedicato a Brienno e al suo territorio, sul Lago di Como.

A lasciarlo intuire – ma neppure troppo, visto che la copertina è già comparsa sui social – è un post pubblicato da Luana Aimar. Attraverso una serie di “si sussurra”, Luana conduce il lettore tra il paese di pietra, l’entroterra, le tracce lasciate dall’uomo nella montagna e le grotte che si aprono alle sue spalle.

Dietro poche righe volutamente allusive c’è un lavoro concreto, svolto in anni e anni di frequentazione del territorio, esplorazioni, ricerca sul campo, raccolta di documentazione e ricostruzione delle vicende locali.

L’impegno di Luana Aimar e Antonio Premazzi, dello Speleo Club CAI Erba, è ben conosciuto nell’ambiente speleologico: alla ricerca nelle cavità affiancano da tempo l’attenzione per il paesaggio, le testimonianze storiche e le opere realizzate dall’uomo, cercando di restituire una lettura complessiva di un territorio nel quale ambiente naturale e storia sono strettamente intrecciati.

Con loro sono impegnati Leda Monza e Franco Malacrida, del Gruppo Grotte CAI Busto Arsizio.

La copertina diffusa insieme al post anticipa anche il titolo, “Grotte soe la strada de Brienn”, e i nomi dei quattro autori. Restano invece ancora da scoprire nel dettaglio i contenuti del volume e le informazioni sulla sua uscita.

Gli indizi disseminati da Luana parlano di un entroterra sottratto pazientemente alla vegetazione, di testimonianze lasciate dall’uomo nella montagna, di una galleria legata alla difesa del territorio e, naturalmente, di grotte di particolare interesse.

Quanto basta, per ora, per capire che Brienno e il suo sottosuolo saranno nuovamente al centro di un lavoro nato da una lunga attività di ricerca e documentazione.

Come scrive Aimar, «vox populi, vox dei».

Per il resto, ci fermiamo ai sussurri.

Fonte: post social di Luana Aimar

Le pubblicazioni

Nel 2024, Luana Aimar e Antonio Premazzi hanno pubblicato Panorami sotterranei. Viaggio nelle grotte del Campo dei Fiori, volume fotografico di 144 pagine dedicato alle cavità del massiccio varesino e alla storia delle loro esplorazioni; le fotografie del libro sono di Luana.

Nel 2025, Luana ha contribuito con le sue immagini a Del Buco del Piombo e di altre storie, opera collettiva dello Speleo Club CAI Erba, realizzata per i cinquant’anni del gruppo e dedicata al complesso carsico dell’Alpe del Viceré.

Ora il nuovo lavoro, ancora in itinere, su Brienno, realizzato insieme ad Antonio Premazzi, Leda Monza e Franco Malacrida, aggiungerà un altro tassello al percorso di Luana Aimar di documentazione del territorio e del mondo sotterraneo.

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