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Chiese Rupestri di Matera: accordo triennale tra il Parco e l’IUSE di Torino per l’europrogettazione

Apríl 16th 2026 at 12:00

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L’Ente Parco della Murgia Materana punta sui fondi europei con una convenzione quadro triennale con l’Istituto Universitario di Studi Europei

L’Ente Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri di Matera e l’Istituto Universitario di Studi Europei (IUSE) di Torino hanno firmato una Convenzione Quadro di collaborazione e consulenza della durata di tre anni. L’accordo mira a rafforzare la capacità progettuale del Parco, intercettare i finanziamenti europei e promuovere modelli innovativi di gestione del patrimonio ambientale e culturale.[1]

La firma e i protagonisti dell’accordo sul patrimonio rupestre

La convenzione è stata siglata dal Presidente dello IUSE, professor Piercarlo Rossi, e dal Presidente dell’Ente Parco, Giovanni Mianulli. Il Parco delle Chiese Rupestri di Matera è un sito UNESCO di rilevanza internazionale, e la partnership nasce dall’esigenza concreta dell’Ente di potenziare le proprie competenze in materia di europrogettazione e gestione di iniziative finanziate da fondi nazionali e regionali. L’accordo è stato annunciato il 14 aprile 2026 e riportato da diversi organi di informazione regionali e nazionali.[1][2][3]

I quattro pilastri della collaborazione per lo sviluppo sostenibile

Lo IUSE, forte di una consolidata esperienza decennale nelle politiche dell’Unione Europea e nello sviluppo territoriale sostenibile, fornirà supporto tecnico-scientifico articolato in quattro aree principali.[1]

  • Monitoraggio bandi e progettazione: supporto nella presentazione di proposte su programmi UE e fondi strutturali
  • Strategie di sviluppo: analisi dei fabbisogni e definizione di modelli di gestione in linea con i trend europei di sostenibilità
  • Capacity Building: percorsi di formazione specialistica per il personale dell’Ente e per gli stakeholder locali
  • Ricerca e Valutazione: studi di impatto e divulgazione su temi legati alla tutela ambientale e al turismo sostenibile[1]

Le parole dei presidenti: valorizzare le Chiese Rupestri con l’europrogettazione

Il presidente dello IUSE, Piercarlo Rossi, ha dichiarato che con questa firma si consolida il ruolo dell’istituto come partner strategico per gli enti pubblici che guardano all’Europa. Rossi ha sottolineato come l’obiettivo sia tradurre le grandi sfide del Green Deal e della transizione ecologica in opportunità concrete per il territorio materano.[1]

Il presidente dell’Ente Parco, Giovanni Mianulli, ha evidenziato che la collaborazione con lo IUSE permetterà di rafforzare la capacità di analisi e progettazione del Parco. L’accordo, a suo giudizio, garantirà una valorizzazione sempre più efficace e moderna del patrimonio inestimabile delle Chiese Rupestri.[1]

Il Parco delle Chiese Rupestri: un sito UNESCO al centro delle politiche di tutela

Il Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri del Materano è uno dei territori protetti più significativi del Mezzogiorno d’Italia. Il sito, riconosciuto dall’UNESCO, custodisce un patrimonio rupestre unico che intreccia storia, archeologia, natura e spiritualità. Negli ultimi anni l’Ente ha avviato percorsi di collaborazione istituzionale per rispondere alle sfide della conservazione e della fruizione sostenibile, anche attraverso l’accesso ai fondi strutturali europei del ciclo 2021-2027.[4]

La nuova convenzione con lo IUSE si inserisce in questo quadro strategico. L’accordo mira a dotare il Parco delle Chiese Rupestri degli strumenti tecnici e delle competenze necessarie per competere efficacemente nell’accesso ai programmi di finanziamento europei dedicati alla tutela della biodiversità, alla transizione ecologica e al turismo sostenibile.[1]

Fonti
[1] Ricerca e territorio, intesa per valorizzare le Chiese rupestri https://agr.regione.basilicata.it/post/ricerca-e-territorio-intesa-per-valorizzare-le-chiese-rupestri/
[2] Matera, accordo tra IUSE e Parco della Murgia – trmtv https://www.trmtv.it/primo-piano/2026_04_14/536605.html/amp
[3] A Matera siglato un accordo tra IUSE e Parco della Murgia per … https://www.facebook.com/trmtv/posts/a-matera-siglato-un-accordo-tra-iuse-e-parco-della-murgia-per-innovazione-fondi-/1556749956457893/
[4] Schema di Accordo di Collaborazione – Basilicata Europa https://europa.regione.basilicata.it/2021-27/wp-content/uploads/2025/01/Accordo_Parco-Murgia-1.pdf
[11] Firma del Protocollo d’Intesa per la Valorizzazione delle Grotte di … https://www.scintilena.com/firma-del-protocollo-dintesa-per-la-valorizzazione-delle-grotte-di-luppa-tra-il-comune-di-sante-marie-e-la-federazione-speleologica-abruzzese-ets/03/07/
[12] Rural Karst: un progetto per promuovere la scienza e la tecnologia nelle scuole rurali della Romania – Scintilena https://www.scintilena.com/rural-karst-un-progetto-per-promuovere-la-scienza-e-la-tecnologia-nelle-scuole-rurali-della-romania/11/28/
[13] “Paesaggio culturale e sistema ipogeo nell’Alta Murgia: tra dimore … https://www.scintilena.com/giornate-europee-del-patrimonio-paesaggio-culturale-e-sistema-ipogeo-nellalta-murgia-tra-dimore-luoghi-di-culto-e-sepolture/09/18/
[14] Progetto Conservazione Habitat 8310: 110 grotte ripulite, restaurate e protette in un sito Natura 2000 in Romania – Scintilena https://www.scintilena.com/progetto-conservazione-habitat-8310-110-grotte-ripulite-restaurate-e-protette-in-un-sito-natura-2000-in-romania/04/22/
[15] EuroSpeleo Protection Label 2026: aperta la call europea per i … https://www.scintilena.com/eurospeleo-protection-label-2026-aperta-la-call-europea-per-i-progetti-di-tutela-delle-grotte/02/13/
[16] Palagianello rilancia il futuro della civiltà rupestre https://www.scintilena.com/palagianello-rilancia-il-futuro-della-civilta-rupestre/10/06/
[17] Nuovo Protocollo d’Intesa tra Regione Abruzzo e Federazione Speleologica Abruzzese – Scintilena https://www.scintilena.com/nuovo-protocollo-dintesa-tra-regione-abruzzo-e-federazione-speleologica-abruzzese/12/12/
[18] CALL FOR SURVEY DA ERC-KARST – Scintilena https://www.scintilena.com/call-for-survey-da-erc-karst-2/11/24/
[19] L’Alta Murgia alla BIT Milano 2025: turismo, cultura e … https://www.scintilena.com/lalta-murgia-alla-bit-milano-2025-turismo-cultura-e-sostenibilita/02/13/
[20] Puglia Archivi – Pagina 17 di 21 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/puglia/page/17/
[21] Marche Approvata la mozione per il rifinanziamento della … https://www.scintilena.com/marche-approvata-la-mozione-per-il-rifinanziamento-della-legge-regionale-sulla-speleologia/08/25/
[22] Riscoperta del Patrimonio Minerario Abruzzese: Oggi Una … https://www.scintilena.com/riscoperta-del-patrimonio-minerario-abruzzese-oggi-una-conferenza-a-san-valentino-in-abruzzo-citeriore-pe/05/16/
[23] La Federazione Speleologica Pugliese aderisce al Contratto di Fiume del Torrente Asso, la speleologia al servizio del territorio. – Scintilena https://www.scintilena.com/la-federazione-speleologica-pugliese-aderisce-al-contratto-di-fiume-del-torrente-asso-la-speleologia-al-servizio-del-territorio/05/26/
[24] Pag. 1 a 20 https://www.sportesalute.eu/images/bandi_di_gara/RA_127_PA/08_RA_127_23PA__Accordo_Quadro_Foligno_-Matera.pdf [25] parco nazionale https://www.parcoaltamurgia.it/sites/default/files/albopretorio/upload/1420_z_DETERM.%2078-2014%20-%20AVVISO%20PUBBLICO%20CONVENZIONI.pdf [26] accordo di sviluppo tra parco delle chiese rupestri e iuse do torino https://www.facebook.com/basilicatadigitalchannel/posts/accordo-di-sviluppo-tra-parco-delle-chiese-rupestri-e-iuse-do-torino-rafforzare-/1565040368954775/ [27] TRA Il Comune di Matera, rappresentato dalla Dott.ssa … https://www.provincia.matera.it/images/amm_trasp/bandi_di_concorso/attivi/schema_di_convenzione-_ambientale.pdf
[28] [PDF] FAC-SIMILE ACCORDO DI PARTENARIATO – Comune di Matera – https://comune.matera.it/wp-content/uploads/2024/09/Delibera-della-giunta-comunale-n.942022.pdf
[29] Matera, accordo tra IUSE e Parco della Murgia https://x.com/TRMh24/status/2044012403281609006
[30] CONVENZIONE DI COPRODUZIONE https://amministrazionetrasparente.matera-basilicata2019.it/download/all-1-dd-73-convenzione-5ba4f428ba7e0.pdf
[31] ?’???????? ????????????? ?? ????? … https://www.facebook.com/Parcomurgiamaterana/photos/-%F0%9D%97%A6%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%BB%F0%9D%97%B2%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%B4%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%AE-%F0%9D%98%81%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%AE-%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%B0%F0%9D%97%B2%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%B0%F0%9D%97%AE-%F0%9D%97%B2-%F0%9D%98%81%F0%9D%97%B2%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%B6%F0%9D%98%81%F0%9D%97%BC%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%BC-%F0%9D%97%B9%F0%9D%97%9C%F0%9D%98%80%F0%9D%98%81%F0%9D%97%B6%F0%9D%98%81%F0%9D%98%82%F0%9D%98%81%F0%9D%97%BC-%F0%9D%97%A8%F0%9D%97%BB%F0%9D%97%B6%F0%9D%98%83%F0%9D%97%B2%F0%9D%97%BF%F0%9D%98%80%F0%9D%97%B6%F0%9D%98%81%F0%9D%97%AE%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%B6%F0%9D%97%BC-%F0%9D%97%B1%F0%9D%97%B6-%F0%9D%97%A6%F0%9D%98%81%F0%9D%98%82%F0%9D%97%B1%F0%9D%97%B6-%F0%9D%97%98%F0%9D%98%82%F0%9D%97%BF%F0%9D%97%BC%F0%9D%97%BD%F0%9D%97%B2%F0%9D%97%B6-%F0%9D%97%B2-%F0%9D%97%B9%F0%9D%97%98/1256002466703475/
[32] [PDF] 1 LA MURGIA ABBRACCIA MATERA https://trasparenza.regione.puglia.it/sites/default/files/paragrafi_semplici/20_Concorso%20di%20idee%20-%20La%20Murgia%20abbraccia%20Matera.pdf
[33] ??? ???????? ??? ??????? ? … https://www.facebook.com/groups/673361526137687/posts/3703031746503968/
[34] [PDF] convenzione – Formez – Monitoraggio progetti https://monitoraggioprogetti.formez.it/Home/StampaConvenzione/25038RO37

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  • Le neviere della Murgia: gli ipogei del freddo tra Piccola Era Glaciale, archeologia e speleologia pugliese
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Le neviere della Murgia: gli ipogei del freddo tra Piccola Era Glaciale, archeologia e speleologia pugliese

Apríl 16th 2026 at 06:00

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Quando la neve scavata nella roccia alimentava l’industria del ghiaccio in Puglia


Neviere della Murgia: cisterne ipogee per raccogliere e conservare la neve

Le neviere della Murgia sono cisterne scavate nella roccia calcarea, strutture ipogee in cui la neve veniva raccolta durante i mesi invernali e conservata fino a trasformarsi in ghiaccio. Il fenomeno si diffuse in tutto il territorio pugliese: dal Gargano al basso Salento, con una concentrazione significativa nelle aree della Murgia. Martina Franca, con le sue 30 strutture censite, si conferma la principale capitale regionale dell’industria del ghiaccio.[1]

Queste strutture non erano semplici buche nel terreno. Erano manufatti architettonici complessi, composti da cisterne o pozzi a pianta rettangolare, scavati nella roccia calcarea con una profondità variabile tra i 4 e i 12 metri. La struttura sovrastante era in pietra calcarea, con volta a botte e copertura a chiancarelle su falde inclinate. I conci estratti durante lo sbancamento erano riutilizzati per innalzare le pareti e le strutture esterne. Nelle aree della Murgia, il costo della lavorazione era più elevato rispetto alle zone costiere, dove la calcarenite tenera rendeva lo scavo più agevole rispetto alla compatta roccia calcarea della murgia.[2]


Piccola Era Glaciale e clima pugliese: le nevicate che resero possibile l’industria del freddo

Le neviere non avrebbero potuto esistere senza le condizioni climatiche che le resero necessarie. La cosiddetta Piccola Era Glaciale (PEG) — in inglese Little Ice Age — fu una fase di raffreddamento climatico durata approssimativamente dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo. Questo periodo portò, anche nelle regioni mediterranee del Sud Italia, nevicate abbondanti e persistenti che resero economicamente vantaggioso costruire e gestire queste strutture.[3][1]

La prova della diffusione delle neviere è, in sé, una testimonianza climatica diretta. Non si sarebbe potuto creare un simile numero di opere idrauliche se la natura non avesse offerto periodicamente quella materia prima che era la neve. I segni della Piccola Era Glaciale sono visibili in numerose opere dell’intelletto umano: dai dipinti ai racconti letterari, fino alle prime osservazioni di carattere scientifico. In Puglia, le centinaia di neviere documentate ne rappresentano la testimonianza materiale più concreta.[1][3]


Il ciclo produttivo: dal nevaiolo alla stecca di ghiaccio da bicchiere

La gestione delle neviere era una vera e propria attività imprenditoriale, organizzata secondo regole precise. Erano figure specializzate a presiedere l’intera filiera: il nevaiolo, ovvero l’appaltatore responsabile della raccolta, della conservazione e della trasformazione della neve in ghiaccio. La proprietà dei beni era concentrata nelle mani dell’aristocrazia locale. A Martina Franca e nei territori circostanti, i duchi Caracciolo detenevano il monopolio dell’industria del ghiaccio.[4][5]

Il ghiaccio era una merce preziosa. La sua purezza e igiene erano fondamentali, soprattutto per il consumo alimentare. Per la sorbetteria si selezionavano le cosiddette stecche di ghiaccio “da bicchiere”, le più pregiate. Il ghiaccio di qualità inferiore era invece impiegato per la conservazione di carni e pesci, rallentandone il deperimento, o utilizzato nella farmacopea per trattare diversi malanni.[6]


Un viaggiatore del 1818 racconta i sorbetti di Martina Franca

Una fonte storica di primo piano è il diario di viaggio del marchese di Pietracatella Giuseppe Ceva Grimaldi, intendente di Terra d’Otranto. Nel 1818, descrivendo il suo itinerario da Napoli a Lecce, il marchese annotò i piaceri della tavola dei martinesi, elogiando i sorbetti squisiti prodotti grazie alle famose conserve di neve che nel Salento si trovano — scriveva — sui monti di Martina. Era possibile gustarli nel pieno dell’estate, nonostante il caro prezzo. Questa testimonianza conferma come il commercio del ghiaccio avesse già allora un’organizzazione consolidata e una clientela esigente, tra nobiltà e ceto abbiente.[7][1]


Architettura ipogea delle neviere: dall’escavazione alla volta a botte

Lo sviluppo architettonico delle neviere seguì le logiche costruttive dell’edilizia rurale pugliese. Le strutture adottavano tecniche simili a quelle delle case a pignon e delle grandi cisterne aperte. La morfologia del tavoliere pugliese, privo di catene montuose e con un suolo calcareo, aveva già abituato gli abitanti a scavare invasi e cisterne per raccogliere l’acqua piovana. Le neviere si inseriscono in questa tradizione millenaria di architettura ipogea, declinandola in funzione di un uso diverso: non l’acqua, ma la neve.[2][6]

La struttura tipica comprendeva aperture nella volta per lo scarico della neve e aperture laterali per la ventilazione e l’accesso. La sovrapposizione di strati compatti di neve, alternati con paglia o foglie per l’isolamento termico, era la tecnica che permetteva la lenta trasformazione in ghiaccio nel corso dei mesi.[6][2]


Speleologi in prima linea per la tutela delle neviere pugliesi

A tutelare le neviere sono oggi principalmente gli speleologi. In Puglia, la normativa di riferimento è la Legge Regionale 4 dicembre 2009, n. 33, “Tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico”. Questa legge ha istituito e regola il Catasto delle grotte e delle cavità artificiali della Puglia, affidato alla Federazione Speleologica Pugliese attraverso apposita convenzione con la Regione. Le neviere rientrano a pieno titolo nel catasto come cavità artificiali di interesse storico e antropologico.[8][9][10]

La Puglia conta già 2.377 cavità naturali censite e oltre 1.050 cavità artificiali registrate. Il lavoro di catalogazione è continuo: speleologi e ricercatori affiancano le istituzioni nel censire, documentare e proteggere queste strutture. Il volume Neviere della Murgia dei Trulli e nevicate storiche in Valle d’Itria ha censito quasi un centinaio di neviere solo in quella porzione di territorio.[10][1]


Archeologia dell’Età Contemporanea: un patrimonio da salvaguardare

Ciò che resta delle neviere pugliesi costituisce una preziosa testimonianza di archeologia dell’età contemporanea. Queste strutture narrano un capitolo di storia economica e sociale che coinvolge climatologia, architettura, storia locale e speleologia. L’abbandono dell’industria del ghiaccio naturale fu determinato da due fattori combinati: il progressivo cambiamento climatico che ridusse le nevicate, e l’avvento del ghiaccio artificiale prodotto con l’energia elettrica.[3][1]

Oggi un frigorifero produce ghiaccio in poche ore, a costo irrisorio. Per i nostri avi, ottenere quel bene richiedeva fatica collettiva, ingegno architettonico, organizzazione imprenditoriale e le giuste condizioni meteorologiche. I manufatti sopravvissuti alla distruzione andrebbero salvaguardati, tutelati e valorizzati per trasmettere alle generazioni future un capitolo fondamentale dell’identità culturale delle comunità pugliesi.[1][3]

Fonti
[1] Neviere e nevicate d’agosto: il “tempo” porta sotto terra la memoria … https://www.scintilena.com/neviere-e-nevicate-dagosto-il-tempo-porta-sotto-terra-la-memoria-del-freddo/08/27/
[2] Le neviere murgiane | La Voce News https://www.lavocenews.it/coronavirus-4/puglia-coronavirus-4/in-evidenza/le-neviere-murgiane/
[3] Le neviere della Murgia e le nevicate storiche in Valle d’Itria https://www.scintilena.com/le-neviere-della-murgia-e-le-nevicate-storiche-in-valle-ditria-un-viaggio-nel-passato-climatico-della-puglia/04/26/
[4] [PDF] ricchezza di pietra. i fabbricati urbani e rurali dei duchi http://siba-ese.unisalento.it/index.php/medietas/article/download/28625/23466
[5] Caracciolo – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Caracciolo
[6] Le neviere https://www.altosalentorivieradeitrulli.it/le_neviere.htm
[7] Giuseppe Ceva Grimaldi Pisanelli di Pietracatella – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ceva_Grimaldi_Pisanelli_di_Pietracatella
[8] La tutela del patrimonio ipogeo attraverso i catasti delle cavità artificiali – Scintilena https://www.scintilena.com/la-tutela-del-patrimonio-ipogeo-attraverso-i-catasti-delle-cavita-artificiali/02/15/
[9] Catasto delle grotte e delle formazioni naturali – S.I.T. – Puglia.con https://pugliacon.regione.puglia.it/web/sit-puglia-sit/catasto-delle-grotte-e-delle-formazioni-naturali
[10] Catasto delle Grotte e Cavità Artificiali https://www.fspuglia.it/catasto/catasto-puglia/31
[11] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[12] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[13] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt
[14] “SUI SENTIERI DEI BRIGANTI” con il Centro Speleologico … https://www.scintilena.com/sui-sentieri-dei-briganti-con-il-centro-speleologico-dellalto-salento/12/29/
[15] Dal Buio: una mostra speleologica a Martina Franca https://www.scintilena.com/dal-buio-una-mostra-speleologica-a-martina-franca/01/13/
[16] COMPIE 50 ANNI LO STORICO GRUPPO SPELEOLOGICO VALLE DEL NOCE – Scintilena https://www.scintilena.com/compie-50-anni-lo-storico-gruppo-speleologico-valle-del-noce/01/15/
[17] L’arte del trarre l’olio: viaggio nei trappeti ipogei tra storia e … https://www.scintilena.com/larte-del-trarre-lolio-viaggio-nei-trappeti-ipogei-tra-storia-e-speleologia/08/16/
[18] Cittadinanza Onoraria di Cerchiara di Calabria al regista … – Scintilena https://www.scintilena.com/cittadinanza-onoraria-di-cerchiara-di-calabria-al-regista-frammartino-senza-gloria-gli-speleologi-del-61/12/11/
[19] Grotte e Voragini di Martina Franca – Il libro – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-e-voragini-di-martina-franca-il-libro/06/04/
[20] “Monte Nerone racconta” all’incontro di speleologia “Scintilena e … https://www.scintilena.com/monte-nerone-racconta-allincontro-di-speleologia-scintilena-e-friends-a-febbraio-a-narni/01/07/
[21] Neviere e ghiacciaie del Molise: una nuova proposta di classificazione – Scintilena https://www.scintilena.com/neviere-e-ghiacciaie-del-molise-una-nuova-proposta-di-classificazione/04/06/
[22] Scintilena https://www.scintilena.com/page/93/
[23] Speleologi che hanno fatto la Storia: Dott. Mario Marchetti (1913-1996) https://www.scintilena.com/speleologi-che-fecero-la-storia-dott-mario-marchetti-1913-1996/11/15/
[24] La memoria di alcune intense nevicate della “Piccola Era Glaciale” nel Salento | La Naturalizzazione d’Italia http://naturalizzazioneditalia.altervista.org/la-memoria-di-alcune-intense-nevicate-della-piccola-era-glaciale-nel-salento/
[25] Famiglia Caracciolo di Martina – nobili napoletani https://www.nobili-napoletani.it/Caracciolo-Martina.htm
[26] IL SALENTO DALL PREISTORIA ALLA MODERNITÀ https://www.lecceoggi.com/salento-dall-preistoria-alla-modernita-3/
[27] Piccola era glaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale
[28] Preistoria e Protostoria della Puglia https://www.iipp.it/wp-content/uploads/Indice_Preistoria-e-protostoria-della-Puglia.pdf
[29] [PDF] Le vicende patrimoniali dei Caracciolo di Martina Franca durante e … https://emeroteca.provincia.brindisi.it/Archivio%20Storico%20Pugliese/2000/Articoli/LeVicendePatrimoniali.pdf
[30] IL COMMERCIO DELLA NEVE FRA LA MURGIA E … https://www.perieghesis.it/Neve%20fra%20Murgia%20e%20Taranto%201700.pdf
[31] La Puglia nel Neolitico dalle Veneri di Parabita a Porto Badisco https://www.bpp.it/Apulia/html/archivio/1979/III/art/R79III025.html
[32] ai tempi della “piccola era glaciale” anche in valle d’itria nevicava https://www.facebook.com/groups/274848366302720/posts/2340523653068504/
[33] Regolamento Catasto Speleologico del Friuli Venezia Giulia in via … https://www.scintilena.com/regolamento-catasto-speleologico-del-friuli-venezia-giulia-in-via-di-approvazione/01/03/
[34] Scintilena – Notiziario di speleologia e del sottosuolo – Scintilena https://www.scintilena.com/page/623/?c=7
[35] Importanti novità nella speleologia del Lazio: il Catasto Cavità … https://www.scintilena.com/importanti-novita-nella-speleologia-del-lazio-il-catasto-cavita-artificiali/06/22/
[36] Il Catasto Speleologico Regionale: uno strumento … https://www.scintilena.com/il-catasto-speleologico-regionale-uno-strumento-essenziale-per-la-tutela-delle-grotte/02/15/
[37] Umbria – Legge regionale 23 settembre 2009, n. 19 – Scintilena https://www.scintilena.com/umbria-legge-regionale-23-settembre-2009-n-19/12/24/
[38] Acque sotterranee – DECRETO LEGISLATIVO 16 marzo 2009, n. 30 – Scintilena https://www.scintilena.com/acque-sotterranee-decreto-legislativo-16-marzo-2009-n-30/04/05/
[39] Catasto Nazionale Cavità Artificiali – Scintilena http://www.scintilena.com/utec/old/utec/catasto/fruizione.htm
[40] ACCATASTAMENTO CAVITA’ IPOGEE E/O ARTIFICIALI https://www.scintilena.com/accatastamento-cavita-ipogee-eo-artificiali/05/08/
[41] Scintilena https://www.scintilena.com/page/2263/?sid=18&lang=cn&act=topiccont&fid=1&id=1&page=1&pageall=1&numall=10
[42] Scintilena, Autore presso Scintilena – Pagina 1814 di 1890 https://www.scintilena.com/author/Scintilena/page/1814/
[43] [PDF] Giuseppe Ceva Grimaldi – Cisva https://viaggio-adriatico.com/wp-content/uploads/2024/01/ceva_grimaldi.pdf
[44] Catasto delle grotte e delle cavità artificiali della Puglia – CNR Irpi https://www.irpi.cnr.it/progetto/catasto-delle-grotte-cavita-artificiali-della-puglia/
[45] Itinerario da Napoli a Lecce e nella provincia di terra d’Otranto nell … https://books.google.com/books/about/Itinerario_da_Napoli_a_Lecce_e_nella_pro.html?hl=it&id=B5YuAAAAYAAJ
[46] [PDF] geositi della puglia – CAI SCUOLA https://caiscuola.cai.it/wp-content/uploads/2025/02/2025-Corso-Rete-Natura-2000-Salvatore-Valletta-Geositi-della-Puglia_def.pdf
[47] # **IL MONDO SCOMPARSO DEGLI IPOGEI DEL … – Facebook https://www.facebook.com/groups/235044483499015/posts/2836822846654486/
[48] legge regionale 4 dicembre 2009, n. 33 https://portale2015.consiglio.puglia.it/documentazione/leges/azione.asp?K=2009LV33
[49] Itinerario da Napoli a Lecce e nella provincia di Terra d’Otranto nell … https://archive.org/details/bub_gb_0VDtzC5EPiUC
[50] Art. 4 – Catasto regionale del patrimonio speleologico https://legislazionetecnica.it/node/3607308
[51] SEI DI GIOIA DEL COLLE SE……. – Facebook https://www.facebook.com/groups/1801570513409931/posts/4518198808413741/
[52] [PDF] Un approccio metodologico per lo studio delle cavità artificiali pugliesi https://www.sigeaweb.it/documenti/convegni/massafra-2017/1_Parise_Sigea_Massafra.pdf
[53] Sei di Ceglie Messapica se… – Facebook https://www.facebook.com/groups/1466176263612111/posts/4538422423054131/
[54] Nuovo Catasto delle Grotte e delle Cavità Artificiali della Regione … https://www.ambienteambienti.com/nuovo-catasto-delle-grotte-e-delle-cavita-artificiali-della-regione-puglia/

L'articolo Le neviere della Murgia: gli ipogei del freddo tra Piccola Era Glaciale, archeologia e speleologia pugliese proviene da Scintilena.

Le catacombe di Parigi riaprono e riaccendono il dibattito etico sul trattamento dei resti umani nelle istituzioni culturali e scientifiche

Apríl 15th 2026 at 07:00

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Resti umani sotto terra e nei musei: un patrimonio che interroga la scienza

Le Catacombe di Parigi hanno riaperto al pubblico l’8 aprile 2026 dopo cinque mesi di chiusura e un intervento da 5,5 milioni di euro. L’evento ha riportato al centro dell’attenzione un tema che attraversa trasversalmente archeologia, speleologia, museologia e diritto: come si gestiscono i resti umani custoditi nel sottosuolo, nei depositi scientifici e nei musei? Un’inchiesta pubblicata il 6 aprile 2026 da Le Monde, firmata da Hervé Morin, ricostruisce un panorama complesso e per molti versi irrisolto.[1]


Le Catacombe di Parigi: sei milioni di scheletri sotto la città

L’ossuario municipale di Parigi è il più grande al mondo. Nelle sue gallerie sotterranee sono custoditi i resti di circa sei milioni di parigini, trasferiti dalle chiese e dai cimiteri sovraffollati a partire dalla fine del XVIII secolo.[1]

Con 600.000 visitatori l’anno, il sito rischiava di scivolare verso una logica da parco di divertimenti. La nuova scénographie punta a un approccio più sobrio. Isabelle Knafou, amministratrice delle catacombe, ha scelto deliberatamente di mantenere i resti umani accessibili al visitatore: «È la migliore barriera contro l’irrispetto. Nel corso della visita, il tono cambia. I burloni vengono presi alle viscere».[2][1]

I lavori di restauro hanno richiesto l’intervento di un muratore specializzato in pietra a secco. Il suo compito era raddrizzare le cosiddette hagues, i muri di ossa che rischiano di cedere. Il cemento è stato escluso: aumenta l’umidità e fragilizza le ossa. La tecnica a secco si è rivelata più stabile e più rispettosa del materiale.[1]


Musei e laboratori: 24.000 resti umani solo in Francia

Il problema non riguarda solo le catacombe. Il Muséum national d’histoire naturelle (MNHN) di Parigi custodisce 24.000 resti umani: 18.000 crani, 360 scheletri montati, 70 mummie complete. Un lavoro di inventario avviato nel 2005 è ancora in corso.[1]

Questi resti sono il prodotto di secoli di raccolta sistematica, spesso condotta senza alcun consenso. Laure Cadot, conservatrice-restauratrice indipendente, lo dice con chiarezza: «Siamo eredi di un patrimonio talvolta difficile da assumere. Non siamo responsabili dell’acquisizione di queste collezioni, ma dei gesti verso questi resti umani».[1]

Il nodo centrale è teorico prima ancora che pratico. Ogni resto umano occupa una zona grigia tra oggetto e soggetto: è un archivio biologico – genetico, isotopico, osteologico – ma è stato anche una persona. Il Codice etico dell’ICOM (adottato nel 2004) definisce i resti umani «materiali sensibili». Quel codice è attualmente in corso di revisione.[3][4][5]


Mostrare o nascondere: le scelte delle istituzioni

Il Musée de l’Homme di Parigi ha preso posizione con la mostra Momies, aperta dal 19 novembre 2025 al 25 maggio 2026, che espone nove mummie provenienti dall’Egitto antico, dall’America del Sud e dall’Europa medievale. Il paleoantropólogo Pascal Sellier, tra i curatori, ha spiegato che tenere le mummie nei magazzini è una forma di ipocrisia, e che le repliche «trasformano queste persone in cose».[1][6]

Altre istituzioni hanno scelto la strada opposta. In Giamaica, il Museo nazionale di Kingston ha ritirato dall’esposizione i resti dei Taíno, originariamente raccolti «per dimostrare l’esistenza di razze inferiori». Il Musée d’ethnographie di Ginevra propone una terza via: il dialogo con le comunità di appartenenza prima di qualsiasi decisione espositiva, perché rendere invisibile un resto umano può significare rendere invisibile anche la comunità che lo rivendica.[1]


Le restituzioni coloniali: dalla Vénus Hottentote al re Toera

La dimensione coloniale del problema è quella che ha prodotto i cambiamenti giuridici più rilevanti. Il caso di Saartjie Baartman (1788/1789–1815), donna khoisan del Sudafrica esposta come attrazione scientifica a Londra e Parigi prima di morire di malattia, è diventato il simbolo di questa storia. I suoi resti – genitali, cervello e calco del corpo – rimasero al Musée de l’Homme per quasi due secoli. Furono restituiti al Sudafrica solo nel 2002, attraverso una legge ad hoc, prima breccia nel principio di inalienabilità delle collezioni pubbliche francesi.[7][8]

La breccia si è poi allargata. La Loi n° 2023-1251 del 26 dicembre 2023 ha creato un quadro generale per la restituzione di resti umani dalle collezioni pubbliche francesi. La prima applicazione è arrivata il 26 agosto 2025 con la restituzione a Madagascar di tre crani sakalava conservati al MNHN, tra cui quello presumibilmente appartenente al re Toera, decapitato nel 1897 dalle truppe coloniali francesi.[9][10][11][12][13]

Ancora in attesa di risposta è la richiesta dei discendenti dei Kali’na della Guyana, 32 persone attirate a Parigi con false promesse nel 1892 ed esposte come attrazione al Jardin d’acclimatation prima di morire di malattia. Le loro ossa sono tuttora al MNHN.[14][15]


Il modello americano: il NAGPRA e l’Uomo di Kennewick

Negli Stati Uniti il problema è stato affrontato con una legge specifica: il Native American Graves Protection and Repatriation Act (NAGPRA) del 1990 obbliga ogni istituzione che riceva fondi federali a inventariare e restituire i resti di nativi americani ai loro discendenti legittimi. Nel 2023 risultavano ancora oltre 97.000 resti non restituiti.[16][17]

Il caso più discusso è quello dell’Uomo di Kennewick: uno scheletro di 8.500 anni scoperto nel 1996 nel Washington State, conteso per vent’anni tra antropologi e cinque tribù amerindiane. Un’analisi genetica ha confermato nel 2015 i legami con le tribù. Il 18 febbraio 2017 il corpo è stato infine inumato in un luogo segreto lungo il fiume Columbia.[18][19]

L’American Museum of Natural History di New York ha annunciato la rimozione di circa 12.000 resti umani dalle proprie collezioni. Il presidente Sean Decatur ha riconosciuto che molte di quelle raccolte erano state costituite «per portare avanti programmi scientifici profondamente radicati nella supremazia bianca».[20]


Archeologia preventiva: il problema della saturazione

L’INRAP (Institut national de recherches archéologiques préventives), fondato nel 2001, ha presieduto in Francia allo scavo di 50.000-60.000 tombe. I depositi gestiti dallo Stato iniziano a essere saturi. Dominique Garcia, presidente dell’INRAP, propone una soluzione circolare: «Forse bisogna immaginare nuove catacombe, diverse dai depositi archeologici dello Stato e dai musei, per accogliere queste sepolture».[1]

Il caso della Dame de Quengo — Louise de Quengo (1584–1656), ritrovata in stato di conservazione quasi integrale nel 2013 durante gli scavi a Rennes e reinumata nel 2015 per volere dei discendenti — ha diviso il mondo scientifico. Per molti archeologi si è trattato di un «crimine scientifico», perché quella dépouille aveva ancora molto da rivelare.[21][1]

I cimiteri ebraici pongono un caso ulteriore: a Lione, le prescrizioni religiose hanno impedito qualsiasi studio scientifico dei defunti trovati in una cripta medievale. A Châteauroux, invece, è stato raggiunto un accordo per condurre analisi genetiche prima della reinumazione.[1]


Il quadro giuridico: dignità, inalienabilità e decolonizzazione

L’articolo 16-1-1 del codice civile francese stabilisce che «il rispetto dovuto al corpo umano non cessa con la morte». Questo principio è in tensione permanente con le esigenze dell’archeologia preventiva. Il vice-presidente del Senato francese Pierre Ouzoulias, archeologo di formazione, si è detto pronto a portare un’iniziativa legislativa per definire meglio il trattamento dei resti umani in archeologia: «Riguardo ai resti umani, esiste una sorta di deroga tacita rispetto al codice civile, concessa agli archeologi. Prelevarli non è un atto scientifico neutro».[1]

La decolonizzazione delle collezioni, ricorda il Musée d’ethnographie di Ginevra, «non è un risultato, ma un processo». Restituire un resto umano senza aver consultato le comunità interessate non è automaticamente la scelta giusta. La ricercatrice tunisina Chedlia Annabi lo dice senza ambiguità: «Non bisogna eludere la violenza che ha talvolta accompagnato la costituzione di queste collezioni».[1]


Fonti consultate

  • Le Monde, Hervé Morin, 6 aprile 2026 — Catacombes, musées, laboratoires : les restes humains, des vestiges pas comme les autreshttps://www.lemonde.fr/sciences/article/2026/04/06/catacombes-musees-laboratoires-les-restes-humains-des-sujets-sensibles_6677506_1650684.html
  • Ville de Paris — Les Catacombes de Paris font peau neuvehttps://www.paris.fr/pages/les-catacombes-de-paris-font-peau-neuve-25835
  • Ulysse.com — Réouverture catacombes Paris 2026https://ulysse.com/news/reouverture-catacombes-paris-2026
  • Pikaia.eu — I resti umani come beni culturali tra potenzialità e problemi — https://pikaia.eu/i-resti-umani-come-beni-culturali-tra-potenzialita-e-problemi/
  • Musée de l’Homme — Exposition Momies — https://www.museedelhomme.fr/fr/exposition-evenement/momies
  • Expo.paris — Expo Momies au Musée de l’Homme — https://expo.paris/exposition/momies-musee-de-l-homme-2025
  • ICOM Italia — Il Codice Etico di ICOM — https://www.icom-italia.org/codice-etico/
  • Regione Toscana — Codice etico ICOM per i musei (PDF) — https://www.regione.toscana.it/documents/10180/13648183/codice-etico-ICOM-per-i-musei.pdf
  • Vie-publique.fr — Loi restitution restes humains 26 décembre 2023 — https://www.vie-publique.fr/loi/289831-loi-restitution-de-restes-humains-appartenant-aux-collections-publiques
  • Légifrance — LOI n° 2023-1251 du 26 décembre 2023 — https://www.legifrance.gouv.fr/jorf/id/JORFTEXT000048668800
  • Seban & Associés — Patrimoine culturel ou dignité de la personne humaine — https://www.seban-associes.avocat.fr/patrimoine-culturel-ou-dignite-de-la-personne-humaine-une-loi-permettant-la-restitution-de-restes-humains/
  • JSS.fr — Restitution de restes humains : la loi de décembre 2023 — https://jss.fr/post/Restitution_de_restes_humains_:_la_loi_de_decembre_2023__une_porte_qui_s-ouvre_vers_une_nouvelle_cooperation
  • Lexpress.mg — La France officialise la restitution du kabeso du roi Toera — https://www.lexpress.mg/2025/04/patrimoine-la-france-officialise-la.html
  • Le Monde — Avec le retour annoncé du crâne du roi Toera, Madagascar célèbre la mémoire de ses royautés — https://www.lemonde.fr/afrique/article/2025/04/24/avec-le-retour-annonce-du-crane-du-roi-toera-madagascar-celebre-la-memoire-de-ses-royautés-brisées-par-la-colonisation
  • Africanews — La France restitue 3 crânes mahorais à Madagascar — https://fr.africanews.com/2025/08/26/la-france-restitue-3-cranes-mahorais-a-madagascar/
  • Ministère de la Culture — Trois crânes sakalava restitués à Madagascar — https://www.culture.gouv.fr/actualites/trois-cranes-sakalava-restitues-a-madagascar
  • Le Monde — Des restes d’Amérindiens kaliña guyanais dans les limbes du Musée de l’Homme — https://www.lemonde.fr/sciences/article/2026/04/06/des-restes-d-amerindiens-kalina-guyanais-dans-les-limbes-du-musee-de-l-homme
  • Ouest-France — Elle se bat pour récupérer les corps des Guyanais exhibés dans un zoo humain à Paris — https://www.ouest-france.fr/region-guyane/elle-se-bat-pour-recuperer-les-corps-des-guyanais-exhibes-dans-un-zoo-humain-a-paris
  • Assemblée nationale — Restitution de la dépouille de la Vénus hottentote — https://www.assemblee-nationale.fr/11/dossiers/0101140102.asp
  • National Park Service — NAGPRA — https://www.nps.gov/subjects/nagpra/
  • La Voce di New York — I musei USA rimpatriano i resti di migliaia di nativi americani — https://lavocedinewyork.com/news/2023/12/27/tornano-a-casa-i-musei-usa-rimpatriano-i-resti-di-migliaia-di-nativi-americani/
  • Vulcano Statale — La rimozione dei resti umani dall’AMNH di New York — https://vulcanostatale.it/2023/10/la-rimozione-dei-resti-umani-dallamnh-di-new-york/
  • Sciences et Avenir — L’Homme de Kennewick a été réenterré — https://www.sciencesetavenir.fr/archeo-paleo/archeologie/l-homme-de-kennewick-a-ete-reenterre_110761
  • Wikipedia — Homme de Kennewick — https://fr.wikipedia.org/wiki/Homme_de_Kennewick
  • Le Monde — Archéologie : Dame Louise de Quengo, deux fois enterrée — https://www.lemonde.fr/sciences/article/2015/10/12/archeologie-dame-louise-de-quengo-deux-fois-enterree_4788060_1650684.html
  • INRAP — L’exceptionnelle sépulture de Louise de Quengo — https://www.inrap.fr/l-exceptionnelle-sepulture-de-louise-de-quengo-dame-du-xviie-siecle-5407

Fonti
[1] vulnerabilità aree carsiche.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/7bb85516-a81a-4be5-8e60-ab6ca58753a0/vulnerabilita-aree-carsiche.txt
[2] Les Catacombes de Paris entament une rénovation historique https://www.paris.fr/pages/les-catacombes-de-paris-font-peau-neuve-25835
[3] I resti umani come beni culturali tra potenzialità e problemi – Pikaia https://pikaia.eu/i-resti-umani-come-beni-culturali-tra-potenzialita-e-problemi/
[4] [PDF] Codice etico dell’ICOM per i musei – Regione Toscana https://www.regione.toscana.it/documents/10180/13648183/codice-etico-ICOM-per-i-musei.pdf/e1e3dbcc-4dd9-4561-bc49-4e0b8ab5ccfc
[5] Il Codice Etico di ICOM https://www.icom-italia.org/codice-etico/
[6] Expo Momies au Musée de l’Homme | Réservation de Billet https://expo.paris/exposition/momies-musee-de-l-homme-2025
[7] Sur les traces de la Vénus Hottentote https://www.persee.fr/doc/gradh_0764-8928_2000_num_27_1_1221
[8] “Restitution de la dépouille de la “”Vénus hottentote””” https://www.assemblee-nationale.fr/11/dossiers/0101140102.asp
[9] Loi restitution de restes humains appartenant aux … https://www.vie-publique.fr/loi/289831-loi-restitution-de-restes-humains-appartenant-aux-collections-publiques
[10] Patrimoine culturel ou dignité de la personne humaine https://www.seban-associes.avocat.fr/patrimoine-culturel-ou-dignite-de-la-personne-humaine-une-loi-permettant-la-restitution-de-restes-humains-appartenant-aux-collections-publiques/
[11] LOI n° 2023-1251 du 26 décembre 2023 relative à la … https://www.legifrance.gouv.fr/jorf/id/JORFTEXT000048668800
[12] La France restitue 3 crânes mahorais à Madagascar https://fr.africanews.com/2025/08/26/la-france-restitue-3-cranes-mahorais-a-madagascar/
[13] Trois crânes sakalava restitués à Madagascar – Ministère de la Culture https://www.culture.gouv.fr/actualites/trois-cranes-sakalava-restitues-a-madagascar
[14] Des restes d’Amérindiens kaliña guyanais dans les limbes … https://www.lemonde.fr/sciences/article/2026/04/06/des-restes-d-amerindiens-kalina-guyanais-dans-les-limbes-du-musee-de-l-homme_6677501_1650684.html
[15] Elle se bat pour récupérer les corps des Guyanais exhibés … https://www.ouest-france.fr/region-guyane/elle-se-bat-pour-recuperer-les-corps-des-guyanais-exhibes-dans-un-zoo-humain-a-paris-au-xixe-siecle-6d051e2a-242a-11f0-a582-b99d95c418a8
[16] Native American Graves Protection and Repatriation Act https://www.nps.gov/subjects/nagpra/
[17] Tornano a casa: i musei USA ‘rimpatriano’ i resti di migliaia … https://lavocedinewyork.com/news/2023/12/27/tornano-a-casa-i-musei-usa-rimpatriano-i-resti-di-migliaia-di-nativi-americani/
[18] L’Homme de Kennewick a été réenterré https://www.sciencesetavenir.fr/archeo-paleo/archeologie/l-homme-de-kennewick-a-ete-reenterre_110761
[19] Homme de Kennewick https://fr.wikipedia.org/wiki/Homme_de_Kennewick
[20] La rimozione dei resti umani dall’AMNH di New York – https://vulcanostatale.it/2023/10/la-rimozione-dei-resti-umani-dallamnh-di-new-york/
[21] Archéologie : Dame Louise de Quengo, deux fois enterrée – Le Monde https://www.lemonde.fr/sciences/article/2015/10/12/archeologie-dame-louis-de-quengo-deux-fois-enterree_4788060_1650684.html
[22] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[23] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[24] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • Padova Il vuoto sotto la città: ESCA esplora e racconta il patrimonio ipogeo della Provincia Patavina
    Condividi Martedì 14 aprile 2026 a Vicenza la conferenza pubblica di ESCA – Padova Sotterranea ripercorre anni di esplorazioni, scoperte e ricerca nel sottosuolo della provincia di Padova: dalle gallerie medievali del Castello Carrarese all’acquedotto romano dei Colli Euganei La provincia patavina come laboratorio di speleologia in cavità artificiali Sotto le strade, le piazze e i campi della provincia di Padova si nasconde un archivio millenario di opere umane. Acquedotti romani,
     

Padova Il vuoto sotto la città: ESCA esplora e racconta il patrimonio ipogeo della Provincia Patavina

Apríl 14th 2026 at 08:00

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Martedì 14 aprile 2026 a Vicenza la conferenza pubblica di ESCA – Padova Sotterranea ripercorre anni di esplorazioni, scoperte e ricerca nel sottosuolo della provincia di Padova: dalle gallerie medievali del Castello Carrarese all’acquedotto romano dei Colli Euganei


La provincia patavina come laboratorio di speleologia in cavità artificiali

Sotto le strade, le piazze e i campi della provincia di Padova si nasconde un archivio millenario di opere umane. Acquedotti romani, gallerie medievali, bastioni cinquecenteschi, cunicoli estrattivi e rifugi bellici: il territorio patavino è uno dei contesti più ricchi d’Italia per la speleologia in cavità artificiali.

A esplorarlo sistematicamente da anni è ESCA – Padova Sotterranea (Esplorazioni Speleologiche Cavità Artificiali), gruppo iscritto all’Albo Regionale dei Gruppi Speleologici del Veneto. L’occasione per un bilancio pubblico è la conferenza “Un viaggio nello spazio e nella storia della provincia Patavina”, in programma martedì 14 aprile 2026 alle ore 21:00 presso il Centro Civico di Via Turra 70 a Vicenza. L’ingresso è libero.


ESCA Padova Sotterranea: identità e metodo

ESCA è dedicata allo studio, alla ricerca e all’esplorazione di ambienti sotterranei di origine antropica. Il gruppo è guidato da Marco Romano e conta tra i suoi protagonisti figure come Adriano Menin, Eleonora Berto, Giacomo Ghiotto, Martina Barazzuol e Umberto Fortini.

La filosofia del gruppo parte da una premessa precisa: la speleologia in cavità artificiali viaggia nel tempo umano, fatto di secoli di lavoro. Ogni galleria, ogni cunicolo, ogni cisterna è la traccia concreta di una scelta, di una necessità, di un progetto costruito da chi ha abitato questo territorio prima di noi. Le indagini mirano all’individuazione geografica e tipologica delle cavità, all’analisi delle tecniche costruttive e alla comprensione delle funzioni originarie, con un rigore che unisce speleologia, archeologia e storia.

Le frasi sono volutamente brevi. Il sottosuolo parla da solo. Il compito degli speleologi è ascoltarlo.


Il progetto “Padova Sotterranea”: trent’anni di bastioni e gallerie

Alla fine del 2008 nasce il progetto “Padova Sotterranea”, per iniziativa del Comitato Mura di Padova e del Gruppo Speleologico Padovano CAI, con cui ESCA collabora strettamente. L’obiettivo era rilevare e documentare tutti gli ambienti ipogei del sistema bastionato veneziano di Padova — la cinta muraria cinquecentesca più estesa conservata in Europa, con undici chilometri di mura e diciannove bastioni.

Le esplorazioni hanno portato alla luce casematte, gallerie di soccorso, cunicoli di scarico e camere mai segnalate. Per ogni bastione — dal Baluardo San Prosdocimo al bastione Pontecorvo, dalla Saracinesca al Venier — è stata prodotta documentazione fotografica e cartografica consegnata al Comune di Padova senza alcun onere per l’amministrazione. Il risultato di oltre trent’anni di ricerca è confluito nel volume “Padova sotterranea. Nel cuore delle mura rinascimentali esistenti più estese d’Europa”, pubblicato nel 2018 da Edizioni Chartesia, 240 pagine con fotografie, disegni architettonici e documenti d’archivio.


La scoperta del tunnel medievale sotto il Castello Carrarese

Tra le esplorazioni più recenti di ESCA spicca quella del 2024 al Castello Carrarese. Durante i sopralluoghi preparatori al progetto di restauro dell’ala est del castello — un intervento da 18 milioni di euro — la squadra guidata da Adriano Menin ha individuato e percorso per prima un tunnel sotterraneo di circa 50 metri, completamente ignoto e assente da qualsiasi mappa dei sotterranei del castello.

La galleria si articola in due sezioni: una parte risalente al XIII secolo, che si estende verso il Naviglio carraresco, e una porzione più recente di epoca ottocentesca. La funzione principale sembra essere idraulica — uno scolo per le acque meteoriche e reflue — ma non si escludono usi secondari. L’assessore alla Cultura Andrea Colasio ha riconosciuto che la scoperta ha imposto una revisione della strategia di restauro, con implicazioni dirette sul passaggio dei tubi fognari e sui tempi del cantiere. Una singola esplorazione speleologica ha cambiato il piano operativo di un cantiere milionario.


I Colli Euganei: dal Buso della Casara alle grotte Frassanelle

I Colli Euganei costituiscono un capitolo autonomo nel patrimonio speleologico della provincia. Le loro rocce — rioliti, trachiti, calcari — custodiscono sia grotte naturali sia un sistema articolato di cavità artificiali che attraversa i secoli.

Il sito più significativo è il Buso della Casara, a Cinto Euganeo: un sistema di gallerie romane scavate nella riolite per oltre 100 metri, costruito per captare le sorgenti interne del Monte Vendevolo e convogliare l’acqua verso la città di Ateste (Este). Cinque polle di sorgente alimentavano un bacino di raccolta, da cui l’acqua scorreva lungo 10 chilometri di condottura in tubuli di trachite. I cunicoli presentano incavi per le lucerne usate durante la manutenzione: un dettaglio che dice molto sulla cura con cui i romani progettavano le loro infrastrutture.

ESCA ha esplorato e documentato il Buso della Casara con rilievo LIDAR fotografico, producendo una ricostruzione tridimensionale virtuale presentata alla Soprintendenza nel 2024 con Adriano Menin ed Eleonora Berto come relatori. I dati sono stati consegnati all’autorità di tutela competente.

Sul versante opposto della storia, le Grotte delle Frassanelle a Rovolon raccontano un episodio ottocentesco: il conte Alberto Papafava le fece costruire artificialmente per sette anni, usando lastre di pietra calcarea locale, per replicare le grotte naturali del suo parco romantico all’inglese. Il risultato — cunicoli, stalattiti, laghetti — è oggi visitabile all’interno del parco.


L’acquedotto romano di Padova: una scoperta da 24 chilometri

In parallelo alle esplorazioni dirette, il territorio patavino ha rivelato negli ultimi anni un altro segreto di dimensioni storiche. Nel 2025 uno studio pubblicato sul Journal of Ancient Topography — firmato da ricercatori dell’Università di Padova e della Soprintendenza — ha identificato nell’Arzeron della Regina, il lungo terrapieno a nordovest di Padova per secoli interpretato come argine o strada sopraelevata, il supporto di un acquedotto romano di 24 chilometri, di cui 12 ipogei.

L’opera risale all’ultimo quarto del I secolo a.C. e portava le acque di risorgiva dalla località Fontanon del Diavolo di Gazzo Padovano fino alla città. Questa scoperta si aggiunge a un quadro che si arricchisce continuamente: tombe protostoriche dei Veneti antichi emerse nei cantieri universitari, necropoli romane, resti di domus affrescate sotto il Palazzo della Ragione. Il sottosuolo della Provincia Patavina è, letteralmente, un archivio a cielo aperto.


Formazione, relazioni e tutela: il valore aggiunto di una rete

L’attività di ESCA non si esaurisce nell’esplorazione. Il gruppo porta avanti da anni una serie di conferenze divulgative — le “Pillole di ESCA” — su temi come la cartografia catastale, le tecnologie di rilievo e la storia delle singole cavità. Collabora con il Gruppo Speleologico Padovano CAI, con Treviso Sotterranea, con il Gruppo San Marco di Venezia, con la Soprintendenza e con il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova.

Ogni rilievo prodotto da ESCA viene consegnato alle autorità competenti — Comune, Soprintendenza, enti di tutela — contribuendo al patrimonio di conoscenza pubblica del territorio. In questo senso, la speleologia in cavità artificiali non è solo un’attività tecnica o sportiva: è un atto di responsabilità civica. Scoprire, documentare e condividere sono le tre fasi di un unico gesto.

La conferenza del 14 aprile a Vicenza è l’occasione per raccontare tutto questo a un pubblico più ampio. Non solo esplorazioni: anche le persone, le relazioni, le scoperte condivise e i momenti di crescita che la Provincia Patavina ha regalato agli speleologi di ESCA nel corso degli anni.


Evento: “Un viaggio nello spazio e nella storia della provincia Patavina” — martedì 14 aprile 2026, ore 21:00 — Centro Civico, Via Turra 70, Vicenza — ingresso libero.


Fonti consultate

L'articolo Padova Il vuoto sotto la città: ESCA esplora e racconta il patrimonio ipogeo della Provincia Patavina proviene da Scintilena.

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  • Biospeleologia e Cavità Artificiali: quando le miniere abbandonate diventano rifugio per la fauna ipogea
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Biospeleologia e Cavità Artificiali: quando le miniere abbandonate diventano rifugio per la fauna ipogea

Apríl 13th 2026 at 10:00

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Le gallerie minerarie dismesse non sono solo testimonianze di archeologia industriale: ospitano comunità biologiche strutturate secondo le stesse leggi ecologiche delle grotte naturali, con specie troglobie, troglofile e troglossene


Fauna ipogea: un ecosistema che sopravvive nelle tenebre

Quando l’attività estrattiva si interrompe e l’uomo abbandona le proprie gallerie, questi spazi non restano vuoti. Le cavità artificiali vengono progressivamente colonizzate da specie animali che ne apprezzano le caratteristiche microclimatiche: oscurità costante, umidità elevata, temperatura stabile e assenza di predatori. Queste condizioni le rendono funzionalmente analoghe alle grotte naturali.[1][2]

L’insieme degli organismi che vivono in questi ambienti è definito fauna ipogea. Per convenzione scientifica, si considera “sottosuolo” tutto ciò che non entra a contatto con la luce solare.[3]

La biospeleologia — il ramo della biologia che studia la vita nei sistemi sotterranei — si occupa oggi con interesse crescente delle cavità di origine antropica, riconoscendone il valore per la biodiversità.[2]


La classificazione ecologica: troglosseni, troglofile e troglobie

La classificazione delle specie ipogee fu proposta dal naturalista Schiner nel 1854 e sviluppata dal biologo rumeno Emil Racovi?? (1868–1947), padre fondatore della biospeleologia moderna.[4]

Il sistema distingue tre categorie ecologiche principali.

I troglosseni sono specie di superficie che entrano nelle cavità in modo accidentale — cadono in pozzi, cercano riparo dalla calura o vengono trasportati dalle acque. Non si riproducono in ambiente ipogeo e non mostrano adattamenti specifici. Si trovano quasi esclusivamente nella zona d’ingresso, dove la luce ancora penetra.[4]

Le specie troglofile frequentano l’ambiente sotterraneo in determinati periodi della loro vita, ma possono vivere anche all’esterno. Si suddividono in subtroglofili — che usano le cavità per svernare o riprodursi — e eutroglofili, che trovano in queste condizioni il proprio habitat ottimale pur non essendone dipendenti in modo esclusivo.[5][4]

I troglobi sono le specie interamente vincolate all’ambiente ipogeo. Vi si nutrono, si riproducono e muoiono. Nel corso di migliaia di generazioni hanno sviluppato adattamenti morfologici profondi che rendono loro impossibile la sopravvivenza all’esterno.[6][5]


Gli adattamenti degli organismi alla vita sotterranea

I troglobi presentano una serie di adattamenti convergenti — emersi indipendentemente in linee evolutive distanti — come risposta alle condizioni estreme dell’oscurità permanente.[7][8]

Sul piano morfologico, i tratti più evidenti sono tre. Il primo è l’anoftalmia: la riduzione fino alla completa scomparsa degli occhi, strutture inutili in assenza di luce. Il secondo è la depigmentazione: la perdita della colorazione cutanea, con aspetto biancastro o carnicino tipico di molte specie troglobie. Il terzo è l’allungamento delle appendici: zampe, antenne e cerci molto più sviluppati rispetto alle specie di superficie, ricchi di recettori tattili, chimici e igrometrici che compensano la mancanza della vista.[9][10][6]

Sul piano fisiologico, i troglobi presentano un metabolismo rallentato e una longevità elevata rispetto alle specie epigee affini. La riproduzione è ritardata, con poche uova di grandi dimensioni e cicli biologici lunghi: una strategia adattata alla scarsità di risorse.[8][6]


Zonazione delle cavità e distribuzione della fauna

Sia nelle grotte naturali sia nelle gallerie artificiali è possibile riconoscere tre zone, ciascuna con caratteristiche ecologiche e comunità faunistiche specifiche.[11]

La zona d’ingresso è quella più vicina all’esterno: la luce naturale penetra abbondantemente e la temperatura oscilla con il ciclo stagionale. Qui vivono prevalentemente troglosseni e specie subtroglofili di passaggio.

La zona di penombra è caratterizzata da luce ridotta e variazioni termiche attenuate. È l’habitat preferito di specie troglofile come gli ortotteri del genere Troglophilus e Dolichopoda, di crostacei, anfibi e pipistrelli a riposo.

La zona di buio assoluto presenta oscurità totale, temperatura costante e umidità elevata tutto l’anno. È il dominio dei troglobi: coleotteri ciechi, crostacei anfipodi del genere Niphargus, ragni Troglohyphantes, isopodi e collemboli.[12][9]

Nelle gallerie minerarie questa zonazione è spesso accentuata dalla morfologia artificiale: le gallerie lunghe creano gradienti luminosi e termici più netti rispetto a molte grotte naturali.[1]


La catena trofica degli ecosistemi ipogei

L’assenza di luce elimina la fotosintesi e quindi i produttori primari vegetali. La catena trofica sotterranea si basa interamente sul detrito organico proveniente dall’esterno: residui vegetali trasportati dall’acqua o dal vento, carcasse di animali, materiale fecale.[13]

Un ruolo di primo piano spetta al guano di pipistrello. Le gallerie che ospitano colonie di chirotteri ricevono apporti elevati e localizzati di sostanza organica, capaci di sostenere comunità di invertebrati molto ricche. Alla base della catena si trovano batteri eterotrofi, funghi e detritivori (collemboli, diplopodi, isopodi, oligocheti); i predatori — ragni, pseudoscorpioni, coleotteri carabidi — occupano i livelli superiori.[14][8]


Il caso delle Miniere di Darzo: 24 specie in due gallerie abbandonate

Uno studio pubblicato su Studi Trentini di Scienze Naturali nel 2024 (Petri et al.) ha documentato per la prima volta la fauna ipogea delle Gallerie Santa Barbara e Impero nelle Miniere di Darzo, in Trentino, abbandonate nel 2009.[15][1]

I ricercatori hanno identificato 24 specie di artropodi ipogei, tra cui tre specie comuni a entrambe le gallerie: il ragno Troglohyphantes lessinensis, l’ortottero Troglophilus neglectus e il collembolo Onychiuroides papillaeferus. È stata anche segnalata una possibile specie nuova di collembolo, attualmente in fase di studio.[1]

I due siti mostrano microclimi differenti: la Galleria Santa Barbara mantiene una temperatura media di 14°C, la Galleria Impero si attesta attorno ai 5°C. Questa differenza si riflette in comunità faunistiche parzialmente distinte, confermando come anche piccole variazioni termiche influenzino la distribuzione della fauna ipogea.[1]


Le miniere della Sardegna come rifugio per i pipistrelli

Nel Sulcis-Iglesiente, uno dei territori con la maggiore concentrazione di siti minerari dismessi in Italia, le gallerie abbandonate ricoprono un ruolo chiave nella conservazione dei chirotteri. Uno studio del Centro Pipistrelli Sardegna (Mucedda, Pidinchedda e Bertelli) ha documentato che circa il 27% delle cavità sotterranee studiate in Sardegna sono miniere, per circa novanta siti con presenza accertata di pipistrelli.[16]

Le otto specie rilevate includono Rhinolophus ferrumequinum, R. hipposideros, R. mehelyi, R. euryale, Myotis punicus, M. capaccinii, M. emarginatus e Miniopterus schreibersii. Il Rhinolophus euryale è presente nel Sulcis quasi esclusivamente nelle miniere, che rappresentano il suo habitat di rifugio principale nell’isola.[16]

Nove miniere ospitano colonie nursery, cioè colonie riproduttive. Tutte le specie rientrano negli Allegati II e IV della Direttiva Habitat 92/43/CEE, che ne impone la tutela rigorosa.[17][16]


La Miniera di Rosas e la Ferrovia del Sulcis: storia e natura sotterranea

La Miniera di Rosas di Narcao è uno dei siti estrattivi più antichi della Sardegna: la sua concessione risale al 1851 ed era dedicata all’estrazione di galena argentifera, blenda, zinco e calcopirite. Oggi è un museo dell’archeologia industriale visitabile.[18][19]

Le gallerie sotterranee del museo offrono un percorso in cui si possono osservare concretamente i fenomeni descritti dalla biospeleologia. La variazione della luce dall’ingresso alle zone interne crea quel gradiente ambientale che determina la distribuzione delle comunità faunistiche.[20]

La storica Ferrovia del Sulcis, inaugurata nel 1924 e dismessa negli anni ’70 del Novecento, attraversa il territorio lasciando gallerie ferroviarie scavate in roccia. Strutture di questo tipo, documentate in vari contesti italiani, sono siti di rifugio regolare per i chirotteri, in particolare nelle stagioni di ibernazione.[21][22][23]


Minacce e conservazione: come tutelare la fauna ipogea nelle miniere

La messa in sicurezza delle miniere dismesse è un obbligo di legge, ma se mal eseguita può causare danni gravi alla fauna presente. La chiusura degli ingressi con blocchi di calcestruzzo esclude completamente i pipistrelli, altera il microclima interno e compromette l’habitat in modo irreversibile.[17]

La soluzione raccomandata è la sostituzione dei muri con cancelli o grate a sbarre orizzontali, che garantiscono la sicurezza per l’uomo senza precludere l’accesso alla fauna.[16]

Un ulteriore rischio è rappresentato dall’inquinamento delle acque sotterranee da metalli pesanti. Uno studio del 2025 ha analizzato l’esposizione ai metalli nei pipistrelli che nidificano in miniere abbandonate, evidenziando potenziali rischi per la salute delle colonie.[24]

La cartellonistica informativa agli ingressi è considerata uno strumento utile per coniugare valorizzazione turistica e tutela della biodiversità ipogea.[16]


Fonti consultate

  1. ScintilenaFauna ipogea nelle miniere di Darzo: nuove segnalazioni da Galleria Santa Barbara e Galleria Imperohttps://www.scintilena.com/fauna-ipogea-nelle-miniere-di-darzo-nuove-segnalazioni-da-galleria-santa-barbara-e-galleria-impero/
  2. ScintilenaFauna Hypogaea Pedemontana: il patrimonio sotterraneo delle Alpi Occidentali in 1.044 paginehttps://www.scintilena.com/fauna-hypogaea-pedemontana-il-patrimonio-sotterraneo-delle-alpi-occidentali-in-1-044-pagine/09/05/
  3. ScintilenaLe miniere della Sardegna come rifugio per i pipistrellihttps://www.scintilena.com/le-miniere-della-sardegna-come-rifugio-per-i-pipistrelli/02/19/
  4. ScintilenaAdattamenti degli organismi alla vita sotterraneahttps://www.scintilena.com/adattamenti-degli-organismi-alla-vita-sotterranea/03/17/
  5. ScintilenaIl Ruolo del Guano di Pipistrello negli Ecosistemi Sotterraneihttps://www.scintilena.com/il-ruolo-del-guano-di-pipistrello-negli-ecosistemi-sotterranei/02/08/
  6. ScintilenaDalla luce al buio totale: flora e fauna di una grotta dall’ingresso alle zone profondehttps://www.scintilena.com/dalla-luce-al-buio-totale-flora-e-fauna-di-una-grotta-dellingresso-alle-zone-profonde/08/23/
  7. GEOCAI BassanoLa fauna ipogeahttp://www.geocaibassano.it/biospeleologia/la-fauna-ipogea
  8. WikipediaTroglobihttps://it.wikipedia.org/wiki/Troglobi
  9. WikipediaFauna cavernicolahttps://it.wikipedia.org/wiki/Fauna_cavernicola
  10. TreccaniTroglobiohttps://www.treccani.it/enciclopedia/troglobio/
  11. TreccaniFauna cavernicolahttps://www.treccani.it/enciclopedia/fauna-cavernicola/
  12. GeorgofiliAdattamenti e specializzazioni degli insetti cavernicolihttps://www.georgofili.info/contenuti/adattamenti-e-specializzazioni-degli-insetti-cavernicoli/31113
  13. Muse.itStudi Trentini di Scienze Naturali, 105 (2024) — Petri et al.https://www.muse.it/contrib/uploads/2025/04/2.STSN105_Petri-et-al.pdf
  14. Biodiversity JournalThe bats of the Rio Martino Cave, North West Italyhttps://www.biodiversityjournal.com/images/pubblicazioni/biodiversity-journal-2019/biodiversity-journal-2019-10-03
  15. Parco Geominerario Storico e Ambientale della SardegnaChirotteri nelle miniere del Sulcis-Iglesientehttps://www.facebook.com/parcogeominerariostoricoeambientaledellasardegna
  16. Museo Rosas Narcao — https://museorosasnarcao.it
  17. Come To SulcisNarcao — https://www.cometosulcis.it/dove-andare/sulcis/narcao/
  18. Regione SardegnaSulcis, dalla Ferrovia storica nasce un nuovo circuito di paesaggio — https://www.regione.sardegna.it/notizie/sulcis-dalla-ferrovia-storica-nasce-un-nuovo-circuito-di-paesaggio-e-mobili
  19. Viaggiatore LentoLa vecchia ferrovia del Sulcis — https://www.viaggiatorelento.com/la-vecchia-ferrovia-del-sulcis/
  20. Biodiversity JournalCaves Biodiversity — Riviera d’Ulisse — https://www.omicsonline.org/open-access/caves-biodiversity-in-the-marine-area-of-riviera-dulisse-regional-park-italy
  21. ScienceDirectExposure assessment of metals in cave-dwelling bats (2025) — https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0269749125001800
  22. Gruppo Speleologico VenetoPipistrelli del Parco delle Grotte di Oliero — http://www.speleologiaveneta.it/index.php/progetti-delle-commissioni/scientifica/item/i-pipistrelli-del-parco-naturale-delle-grotte-di-oliero-e-del-canal-di-brenta

Fonti
[1] Fauna ipogea nelle miniere di Darzo: nuove segnalazioni https://www.scintilena.com/fauna-ipogea-nelle-miniere-di-darzo-nuove-segnalazioni-da-galleria-santa-barbara-e-galleria-impero/05/08/
[2] Fauna Hypogaea Pedemontana: il patrimonio sotterraneo delle Alpi … https://www.scintilena.com/fauna-hypogaea-pedemontana-il-patrimonio-sotterraneo-delle-alpi-occidentali-in-1-044-pagine/09/05/
[3] Fauna cavernicola https://it.wikipedia.org/wiki/Fauna_cavernicola
[4] La fauna ipogea http://www.geocaibassano.it/biospeleologia/la-fauna-ipogea
[5] Troglobio – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/troglobio/
[6] Troglobi – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Troglobi
[7] Adattamenti degli organismi alla vita sotterranea https://www.scintilena.com/adattamenti-degli-organismi-alla-vita-sotterranea/03/17/
[8] Adattamenti e specializzazioni degli insetti cavernicoli https://www.georgofili.info/contenuti/adattamenti-e-specializzazioni-degli-insetti-cavernicoli/31113
[9] C’è vita nelle tenebre? https://speleoissel.weebly.com/cegrave-vita-nelle-tenebre.html
[10] cavernicola, fauna – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/fauna-cavernicola/
[11] flora e fauna di una grotta dall’ingresso alle zone profonde – Scintilena https://www.scintilena.com/dalla-luce-al-buio-totale-flora-e-fauna-di-una-grotta-dellingresso-alle-zone-profonde/08/23/
[12] Invertebrati troglobi https://lr10.biodiversita.lombardia.it/index.php/Invertebrati_troglobi
[13] Biospelologia – Categorie trofiche e biospeleologiche – Siti https://digilander.libero.it/enrlana/biosp3.htm
[14] Il Ruolo del Guano di Pipistrello negli Ecosistemi Sotterranei https://www.scintilena.com/il-ruolo-del-guano-di-pipistrello-negli-ecosistemi-sotterranei/02/08/
[15] Studi Trentini di Scienze Naturali, 105 (2024) https://www.muse.it/contrib/uploads/2025/04/2.STSN105_Petri-et-al.pdf
[16] Le miniere della Sardegna come rifugio per i pipistrelli – Scintilena https://www.scintilena.com/le-miniere-della-sardegna-come-rifugio-per-i-pipistrelli/02/19/
[17] S.O.S. Pipistrelli e Anfibi! https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2012/07/07/s-o-s-pipistrelli-ed-anfibi/
[18] Narcao – Come To Sulcis – Il Sud Ovest della Sardegna https://www.cometosulcis.it/dove-andare/sulcis/narcao/
[19] Museo Minerario Rosas Narcao – Qui Sardegna https://quisardegna.eu/Sardegna/Default.asp?MnDesc=musei-in-sardegna&Struttura=27
[20] Home – Museo Rosas Narcao https://museorosasnarcao.it
[21] [PDF] Chirotteri e gallerie ferroviarie abbandonate: primi dati sull … https://www.storianaturale.org/anp/PDF%20ANP/35_367-376_2014_Culasso%20Toffoli_Chirotteri%20e%20gallerie%20ferroviarie%20abbandonate%20Primi%20dati%20sull’occupazione%20di%20un’area%20della%20provincia%20di%20Cuneo_367-376.pdf
[22] La vecchia ferrovia del Sulcis – VIAGGIATORE LENTO – Sardegna https://www.viaggiatorelento.com/la-vecchia-ferrovia-del-sulcis/
[23] Sulcis, dalla Ferrovia storica nasce un nuovo circuito di paesaggio e … https://www.regione.sardegna.it/notizie/sulcis-dalla-ferrovia-storica-nasce-un-nuovo-circuito-di-paesaggio-e-mobili
[24] Exposure assessment of metals in cave-dwelling bats https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0269749125001800
[25] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[26] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[27] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • Perugia Sotterranea: due giorni di speleologia urbana tra millenni di storia nascosta
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Perugia Sotterranea: due giorni di speleologia urbana tra millenni di storia nascosta

Apríl 13th 2026 at 06:00

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Il Gruppo Speleologico CAI Perugia apre il sottosuolo della città il 18 e 19 aprile 2026 con sette tappe che attraversano oltre 2.500 anni di stratificazioni storiche, dall’acropoli etrusca al rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale


Perugia Sotterranea 2026: il programma di speleologia urbana

Il 18 e 19 aprile 2026, Perugia torna ad aprire il proprio sottosuolo al pubblico con l’evento “Perugia Sotterranea”, organizzato dal Gruppo Speleologico CAI Perugia (GSCAI PG) con il patrocinio del Comune di Perugia. Si tratta di un percorso di speleologia urbana che guida i partecipanti attraverso sette siti ipogei del centro storico, ciascuno rappresentativo di un’epoca diversa della millenaria storia della città.[1]

Le visite guidate partono da Viale Indipendenza, davanti alla chiesa di Sant’Ercolano, dalle ore 8:30 alle 16:30 con turni ogni 60 minuti. L’intero percorso ha una durata indicativa di tre ore. La quota di partecipazione è di €20 (€17 per i soci CAI); sono ammessi bambini dai 6 anni in su. La prenotazione è obbligatoria e avviene tramite il sito www.speleopg.it. Nel costo è compresa l’attrezzatura personale, l’assicurazione e un coupon per visitare autonomamente il Pozzo Etrusco entro 15 giorni dalla data dell’evento.[1]


Sette tappe nella speleologia urbana di Perugia: i siti del percorso

Il percorso di speleologia urbana tocca sette luoghi emblematici del sottosuolo perugino. Si inizia con il rifugio antiaereo sotto Sant’Ercolano, costruito nell’ottobre 1943 per proteggere la popolazione dai bombardamenti alleati: un dedalo di corridoi in mattoni con lampadari arrugginiti e resti di vecchie panche.[2][3][1]

Tra le novità del 2026 figura l’affresco sotterraneo dell’Ospedale Grande, la struttura ospedaliera istituita nel 1303 per l’accoglienza di pellegrini, poveri e bambini abbandonati. I suoi sotterranei conservano decorazioni pittoriche rimaste sepolte per secoli, di notevole interesse artistico.[4][1]

Il percorso prosegue con i resti del muro etrusco del Sopramuro: le mura di Perugia, edificate tra il IV e il III secolo a.C. con blocchi di travertino a secco, si estendono per circa 3 km secondo un andamento planimetrico “a trifoglio” dettato dalla conformazione delle due alture della città. Su di esse, intorno al 1330, vennero costruiti grandi archi che sorreggono l’attuale piazza Matteotti.[5][6]


Cisterne, pozzi e cunicoli: l’ingegneria idraulica etrusca e medievale

Il pozzo di via Sant’Agata e la cisterna di Porta Sole testimoniano la sofisticata ingegneria idraulica degli antichi perugini. Il Monte di Porta Sole corrisponde all’antica acropoli della città: la collocazione di cisterne in questa zona era strategica per il rifornimento idrico dell’area più importante e difesa dell’abitato.[7][8][1]

La Postierla della Conca è una porta minore della cinta muraria etrusca, databile al III-II sec. a.C., rimasta sepolta per secoli e conservatasi quasi intatta. Si trova all’interno di un cunicolo medievale costruito nel XIII secolo come parte dell’acquedotto che portava l’acqua dalla sorgente di Monte Pacciano alla Fontana Maggiore di Piazza IV Novembre. I lavori per quell’acquedotto iniziarono nel 1254 e si conclusero il 13 febbraio 1278.[9][10][11]

L’ultima tappa è il cunicolo di Braccio, legato al condottiero Andrea “Braccio” Fortebraccio (1368–1424), che dominò Perugia all’inizio del XV secolo. Si tratta di gallerie sotterranee riconducibili al suo sistema di controllo difensivo della città, testimonianza materiale rara del suo potere.[12]


Il Pozzo Etrusco: capolavoro dell’ingegneria idraulica del III sec. a.C.

Il percorso di speleologia urbana include un coupon per visitare il Pozzo Etrusco (o Pozzo Sorbello), in Piazza Danti 18. Costruito nella seconda metà del III secolo a.C., è la più monumentale infrastruttura idrica della città etrusca: 37 metri di profondità, oltre 5,6 metri di diametro massimo e una capacità di 424.000 litri.[13][14]

La struttura è scavata in un terreno di origine fluvio-lacustre e rivestita da conci di travertino, lo stesso materiale delle mura etrusche. Il pozzo era in grado di garantire l’approvvigionamento idrico dell’intera città anche in caso di assedio prolungato. Sulle pareti sono ancora visibili i solchi lasciati dalle funi usate dagli Etruschi per sollevare i secchi d’acqua.[14][15]


Il Gruppo Speleologico CAI Perugia: una storia che inizia nel 1934

Il GSCAI PG è tra i più antichi gruppi speleologici d’Italia. La prima evidenza storica ufficiale risale al 9 maggio 1934, con una lettera del Segretario Generale del Club Alpino Italiano. Dopo un’interruzione, l’attività riprese nel 1953; nel 1959 il gruppo adottò come simbolo i quattro “diavoletti” ispirati a una vecchia incisione, divenuti il suo marchio riconoscibile.[16]

Il gruppo è particolarmente legato alla Grotta di Monte Cucco: le esplorazioni iniziarono nel 1956 e culminarono nel 1978 con l'”Operazione Scirca”, che portò alla scoperta delle gallerie e dei pozzi del fondo della cavità. Accanto alla speleologia tradizionale, il GSCAI PG è attivo da decenni nella formazione e nella divulgazione.[17][16]


Speleologia urbana e turismo ipogeo in Umbria: un settore in crescita

“Perugia Sotterranea” si inserisce in un contesto umbro sempre più orientato alla valorizzazione del patrimonio sotterraneo. Nel 2023 è stato sottoscritto un accordo di promozione integrata tra Narni Sotterranea, il Pozzo di San Patrizio di Orvieto e le Cisterne romane di Amelia. Il progetto mira a creare percorsi tematici e a incrementare la permanenza dei turisti nella regione.[18]

La speleologia in cavità artificiali — che studia acquedotti, cisterne, rifugi, cunicoli difensivi e cripte — offre una chiave di lettura del territorio urbano non accessibile in altro modo. Nel caso di Perugia, la stratificazione plurimillenaria del sottosuolo porta dall’VIII sec. a.C. fino alla Seconda Guerra Mondiale, con livelli sovrapposti di cultura etrusca, romana, medievale e novecentesca.[19][20][21][22]

La proposta di strutturare “Perugia Sotterranea” come appuntamento permanente è già oggetto di iniziative istituzionali. Il progetto Oltre le Pietre di Way Experience ha introdotto visite guidate con realtà virtuale, che permettono di rivivere la Perugia di 2000 anni fa attraverso appositi visori.[23][24]


Info e prenotazioni: www.speleopg.it


Fonti consultate

Fonti
[1] Perugia Sotterranea 18 e 19 aprile 2026 – GSCAI PG https://www.speleopg.it/2026/03/28/perugia-sotterranea-2026/
[2] Percorsi di speleologia urbana alla scoperta della città sotterranea https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-percorsi-di-speleologia-urbana-alla-scoperta-della-citta-sotterranea/02/16/
[3] Rifugi antiaerei: la tana dove si nasconde Perugia | Emergenze https://www.emergenzeweb.it/rifugi-antiaerei/
[4] Ex Ospedale ed ex Chiesa Santa Maria della Misericordia https://www.comune.perugia.it/luogo/ex-ospedale-ed-ex-chiesa-santa-maria-della-misericordia/
[5] Mura Etrusche – Umbria https://www.umbria.website/content/mura-etrusche-perugia
[6] Mura di Perugia https://it.wikipedia.org/wiki/Mura_di_Perugia
[7] Perugia Sotterranea: speleologia urbana alla scoperta della città … https://www.scintilena.com/perugia-sotterranea-speleologia-urbana-alla-scoperta-della-citta-nascosta/06/27/
[8] ARTE.it – Mappare l’Arte in Italia https://www.arte.it/luogo/pozzo-etrusco-6499
[9] Postierla della Conca – The Etruscan “postierla” (postern) … https://www.comune.perugia.it/luogo/postierla-della-conca/
[10] Giorgio – La “Postierla della Conca” è una piccola porta … https://www.facebook.com/giorgio.faina.7/photos/la-postierla-della-conca-%C3%A8-una-piccola-porta-nascosta-nella-cinta-muraria-etrusc/1647007902145864/
[11] Acquedotto medievale della Fontana Maggiore https://it.wikipedia.org/wiki/Acquedotto_medievale_della_Fontana_Maggiore
[12] Braccio Fortebraccio, l’eroe dimenticato. – Medioevo in Umbria https://www.medioevoinumbria.it/curiosita/braccio-fortebraccio-leroe-dimenticato/
[13] Pozzo etrusco – Ministero della cultura https://cultura.gov.it/luogo/pozzo-etrusco
[14] Pozzo Etrusco di Perugia, il trionfo dell’alta ingegneria etrusca | Wayglo Umbria https://umbria.wayglo.it/scheda/pozzo-etrusco-di-perugia-il-trionfo-dellalta-ingegneria-etrusca/
[15] IL POZZO ETRUSCO DI PERUGIA – B&B Tre metri sopra il cielo https://www.tremetrisoprailcielo.net/?p=594
[16] Storia – GSCAI PG – Gruppo Speleologico CAI Perugia https://www.speleopg.it/storia/
[17] Attività – GSCAI PG – Gruppo Speleologico CAI Perugia https://www.speleopg.it/attivita-3/
[18] La storia dell’Umbria dal profondo: accordo tra Pozzo di San … https://orvietosi.it/2023/02/la-storia-dellumbria-dal-profondo-accordo-tra-pozzo-di-san-patrizio-narni-sotterranea-e-cisterne-di-amelia/
[19] Speleologia in cavità artificiali – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Speleologia_in_cavit%C3%A0_artificiali
[20] Le cavità artificiali e la speleologia urbana – SAS https://sastrieste.it/index.php/2019/11/21/le-cavita-artificiali-e-la-speleologia-urbana/
[21] L’antica Perugia sotterranea https://www.festivalumbriantica.it/umbria-antica/etruschi/perugia-sotterranea-romani-etruschi-archeologia/
[22] Tuttoggi vi porta nella Perugia sotterranea, tra rifugi … https://tuttoggi.info/tuttoggi-vi-porta-nella-perugia-sotterranea-tra-rifugi-antiaerei-e-i-segreti-nascosti-della-cattedrale-guarda-video/126959/
[23] Perugia Sotterranea: strutturazione del percorso di speleologia urbana https://www.tommasobori.it/perugia-sotterranea-strutturazione-del-percorso-di-speleologia-urbana/
[24] Perugia Sotterranea: scoprire la città tra epoche lontane e … https://www.guidaviaggi.it/2025/08/10/perugia-sotterranea-tra-epoche-lontane-e-realta-virtuale/
[25] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[26] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[27] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • “L’Acqua del Passato e le Esplorazioni del Futuro”: a Trieste la storia dell’Acquedotto Teresiano rivive in 3D
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“L’Acqua del Passato e le Esplorazioni del Futuro”: a Trieste la storia dell’Acquedotto Teresiano rivive in 3D

Apríl 12th 2026 at 13:00

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La Società Adriatica di Speleologia presenta al Museo Civico di Storia Naturale il risultato di anni di esplorazioni e rilievi LiDAR nelle gallerie dell’antico acquedotto settecentesco di Trieste


L’Acquedotto Teresiano di Trieste torna protagonista

Sabato 18 aprile 2026, presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste (Via dei Tominz, 4), si terrà un evento dedicato all’Acquedotto Teresiano, uno dei sistemi idrici sotterranei più significativi del patrimonio storico di Trieste. L’appuntamento, organizzato dalla Società Adriatica di Speleologia APS (SAS) in convenzione con il Comune di Trieste, è in programma dalle ore 13:45 alle ore 18:00.[1][2]

Il titolo dell’evento è emblematico: “L’Acqua del Passato e le Esplorazioni del Futuro – Dalla ricerca storica alla ricostruzione 3D dell’Acquedotto Teresiano”. L’iniziativa intende presentare al pubblico i risultati di un lungo lavoro speleologico che unisce ricerca storica e tecnologia digitale applicata alle cavità sotterranee urbane.


Un’opera idraulica settecentesca: storia e caratteristiche dell’Acquedotto Teresiano

L’Acquedotto Teresiano nasce per volontà imperiale. L’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo ne ordinò la costruzione con un editto del 19 novembre 1749; i lavori si conclusero nel 1751. L’opera fu progettata per captare le falde acquifere del Carso e portare acqua potabile alla città di Trieste, allora in forte espansione commerciale.[3][1]

La struttura è composta da un complesso sistema di gallerie sotterranee scavate nella roccia carsica. Nel corso dei secoli, l’acquedotto cadde in disuso e le gallerie si riempirono di detriti, colate di cemento e materiali di risulta. L’Acquedotto Teresiano è oggi inserito nell’elenco dei 120 acquedotti antichi d’Italia.[3]

La sua importanza storica, ingegneristica e idrogeologica lo rende un oggetto di studio rilevante per chi si occupa di speleologia urbana e di patrimonio sotterraneo.


Le esplorazioni speleologiche della SAS: dal 2018 a oggi

Dal 2018, gli speleologi volontari della Società Adriatica di Speleologia hanno avviato il Progetto Theresia, un’ambiziosa operazione di recupero e riapertura delle gallerie dell’acquedotto. Il lavoro ha richiesto la rimozione di decine di metri cubi di detriti, macerie e ostruzioni accumulate in oltre un secolo di abbandono.[4]

Il presidente della SAS, Marco Restaino, ha descritto il progetto come “l’operazione di riqualificazione basata unicamente sul volontariato più grande e ambiziosa che Trieste abbia mai visto”. Si tratta di un’affermazione che fotografa bene la portata dell’impresa.[4]

Nel 2024, dopo anni di lavoro sistematico, gli speleologi hanno raggiunto la parte terminale dell’acquedotto, inclusa la galleria Tschebull — lunga quasi 200 metri e battezzata con il nome di uno dei progettisti originali — connettendo così il centro cittadino al cuore del Carso triestino. Un traguardo che ha aperto nuove possibilità di studio e documentazione dell’intero sistema ipogeo.[5]


La ricostruzione 3D con tecnologia LiDAR

Al centro della presentazione del 18 aprile c’è il rilievo tridimensionale dell’acquedotto realizzato dall’Equipe Lidar, la Scuola ufficiale SSI di rilievo con LiDAR della Società Adriatica di Speleologia. Il rilievo speleologico con LiDAR (Light Detection and Ranging) è una tecnica laser ad alta precisione che consente di creare modelli digitali tridimensionali dettagliati di ambienti ipogei complessi.[6]

La SAS utilizza i sensori LiDAR integrati negli iPhone abbinati al software open source CloudCompare per la gestione e visualizzazione delle nuvole di punti. Questa metodologia, sviluppata e perfezionata negli anni, permette di ottenere modelli 3D precisi a costi contenuti, accessibili anche alle associazioni di volontariato.[7][6]

Il corso di rilievo speleologico con LiDAR organizzato dalla SAS aveva registrato il tutto esaurito già a febbraio 2025, a dimostrazione dell’interesse crescente per queste tecniche nel mondo della speleologia italiana. A marzo 2026, la SAS ha replicato il corso a San Quirino per titolati e qualificati CAI.[8][6]


La Società Adriatica di Speleologia e il Museo Civico di Storia Naturale

La Società Adriatica di Speleologia di Trieste è una delle realtà speleologiche più attive del Friuli Venezia Giulia. Gestisce lo Speleovivarium Erwin Pichl e l’Abisso di Trebiciano (grotta n. 17 VG), già considerato per oltre ottant’anni il più profondo al mondo. L’associazione opera in stretto rapporto con le istituzioni locali, come testimonia la convenzione con il Comune di Trieste per la gestione del Progetto Theresia.[2]

L’evento si svolge presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, fondato nel 1846 e considerato uno dei musei scientifici più antichi d’Italia. Le sue collezioni coprono zoologia, botanica, mineralogia, paleontologia e geologia, offrendo un contesto scientifico coerente con le tematiche dell’evento.[9][10]


Informazioni pratiche

  • Data: Sabato 18 aprile 2026
  • Orario: ore 13:45 – 18:00
  • Sede: Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, Via dei Tominz, 4 – Trieste
  • Organizzatore: Società Adriatica di Speleologia APS, in convenzione con il Comune di Trieste e il Museo di Storia Naturale
  • Rilievo 3D: Equipe Lidar – Scuola ufficiale SSI di rilievo con LiDAR

#SocietàAdriaticadiSpeleologia #AcquedottoTeresiano #Speleologia #LiDAR #RilievoCavità #SpeleologiaUrbana #Trieste


Fonti consultate

  1. Scintilena – Trieste: gli speleologi della Società Adriatica di Speleologia raggiungono la parte finale dell’Acquedotto: https://www.scintilena.com/trieste-gli-speleologi-della-societa-adriatica-di-speleologia-raggiungono-la-parte-finale-dellacquedo[5]
  2. Friuli Sera – Società Adriatica di Speleologia: le acque nascoste di Trieste: https://friulisera.it/societa-adriatica-di-speleologia-le-acque-nascoste-di-trieste-convegno-e-ultime-scoperte-allacquedotto-ter[11]
  3. SAS Trieste – Sito ufficiale della Società Adriatica di Speleologia: https://sastrieste.it[2]
  4. Scintilena – Corso di rilievo speleologico con Lidar e CloudCompare – tutto esaurito: https://www.scintilena.com/corso-di-rilievo-speleologico-con-lidar-e-cloudcompare-iscrizioni-chiuse-per-il-tutto-esaurito/[6]
  5. FSRFVG – Corso di rilievo con Lidar e CloudCompare (29.3.2025): https://www.fsrfvg.it/?p=11593[7]
  6. Scintilena – Rilievo speleologico 3D con il Lidar a San Quirino: https://www.scintilena.com/rilievo-speleologico-3d-con-il-lidar-a-san-quirino-il-corso-nazionale-per-titolati-e-qualificati-cai/[8]
  7. Il Piccolo – La speleo-missione che riapre le gallerie dell’Acquedotto di Maria Teresa: https://www.ilpiccolo.it/cronaca/la-speleo-missione-che-riapre-le-gallerie-dellacquedotto-di-maria-teresa-nb2n91b1[1]
  8. Friuli Oggi – I bimbi esplorano l’acquedotto teresiano: è la prima volta in 250 anni: https://www.friulioggi.it/friuli-venezia-giulia/bimbi-esplorano-acquedotto-teresiano-prima-volta-250-anni-19-aprile-2024/[4]
  9. Artsupp – Museo di Storia Naturale di Trieste: https://artsupp.com/it/trieste/musei/museo-di-storia-naturale-di-trieste[9]
  10. CoopCulture – Museo di Storia Naturale di Trieste: https://www.coopculture.it/it/poi/museo-di-storia-naturale-di-trieste/[10]
  11. La Mia Trieste – Capofonte: https://www.lamiatrieste.com/2015/12/30/capofonte/[3]

Fonti
[1] La speleo-missione che riapre le gallerie dell’Acquedotto … https://www.ilpiccolo.it/cronaca/la-speleo-missione-che-riapre-le-gallerie-dellacquedotto-di-maria-teresa-nb2n91b1
[2] Società Adriatica di Speleologia di Trieste – SAS https://sastrieste.it
[3] Capofonte https://www.lamiatrieste.com/2015/12/30/capofonte/
[4] I bimbi esplorano l’acquedotto teresiano: è la prima volta … https://www.friulioggi.it/friuli-venezia-giulia/bimbi-esplorano-acquedotto-teresiano-prima-volta-250-anni-19-aprile-2024/
[5] Trieste: gli speleologi della Società Adriatica di … https://www.scintilena.com/trieste-gli-speleologi-della-societa-adriatica-di-speleologia-raggiungono-la-parte-finale-dellacquedotto-teresiano-a-100-metri-di-profondita-nel-cuore-del-carso-ad-attenderli-una-strao/10/19/
[6] Corso di rilievo speleologico con Lidar e CloudCompare – Scintilena https://www.scintilena.com/corso-di-rilievo-speleologico-con-lidar-e-cloudcompare-iscrizioni-chiuse-per-il-tutto-esaurito/02/26/
[7] Corso di rilievo con Lidar e CloudCompare (29.3.2025) https://www.fsrfvg.it/?p=11593
[8] Rilievo speleologico 3D con il Lidar: a San Quirino il corso … https://www.scintilena.com/rilievo-speleologico-3d-con-il-lidar-a-san-quirino-il-corso-nazionale-per-titolati-e-qualificati-cai/03/06/
[9] Museo di Storia Naturale di Trieste, Trieste | Orari, mostre e opere su Artsupp https://artsupp.com/it/trieste/musei/museo-di-storia-naturale-di-trieste
[10] Museo di Storia Naturale di Trieste https://www.coopculture.it/it/poi/museo-di-storia-naturale-di-trieste/
[11] Società Adriatica di Speleologia: Le acque nascoste di Trieste … https://friulisera.it/societa-adriatica-di-speleologia-le-acque-nascoste-di-trieste-convegno-e-ultime-scoperte-allacquedotto-teresiano/
[12] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[13] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[14] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna
    Condividi Prima Tappa · La Miniera di Montevecchio (Guspini): dove la terra custodisce piombo, zinco e memoria Di Scintilena – Aprile 2026 Nel cuore della Sardegna sud-occidentale, a pochi chilometri da Guspini, sorge uno dei complessi di archeologia industriale più straordinari d’Italia: la Miniera di Montevecchio. Prima tappa della nascente Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna — 14 siti candidati all’accreditamento come Route Regionale della rete europea ERIH (Europea
     

Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna

Apríl 10th 2026 at 12:00

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Prima Tappa · La Miniera di Montevecchio (Guspini): dove la terra custodisce piombo, zinco e memoria

Di Scintilena – Aprile 2026


Nel cuore della Sardegna sud-occidentale, a pochi chilometri da Guspini, sorge uno dei complessi di archeologia industriale più straordinari d’Italia: la Miniera di Montevecchio. Prima tappa della nascente Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna — 14 siti candidati all’accreditamento come Route Regionale della rete europea ERIH (European Route of Industrial Heritage) — Montevecchio è molto più di un museo a cielo aperto. È il racconto vivo di quasi 150 anni di storia, sudore e innovazione sotterranea.


Un giacimento nato nelle viscere dell’Ercinico

La geologia è il punto di partenza di tutto. L’area di Guspini-Arbus appartiene a un’unità sedimentaria e vulcanica di età Cambriano-Ordoviciana (circa 500 milioni di anni fa), attraversata da un’intensa attività tettonica ercinica (320–280 Ma) che ha generato fratture riempite da vene metallifere di piombo, zinco e argento.

Il risultante filone di Montevecchio si sviluppa per circa 12 chilometri: uno dei più estesi e ricchi d’Europa. Le riserve stimate dell’intero bacino raggiungono 50–60 milioni di tonnellate di minerale, con un tenore medio del 10–11% di piombo e zinco combinati.


Le origini: un prete, un imprenditore e un re

La storia moderna della miniera prende avvio nell’ottobre del 1842, quando don Giovanni Antonio Pischedda — un sacerdote di Tempio Pausania trasferitosi a Guspini per commerciare sughero — ottenne un permesso di ricerca per 25 quintali di galena.

Intuita la portata del giacimento, si recò a Marsiglia in cerca di capitali e incontrò il giovane imprenditore sardo Giovanni Antonio Sanna. Il 28 aprile 1848, il re Carlo Alberto firmò la concessione perpetua per lo sfruttamento del sito: nasceva la Società della miniera di piombo argentifero detta di Montevecchio.

La crescita fu fulminante: nel 1865, con 1.100 operai al lavoro, Montevecchio era già diventata la miniera più importante del Regno d’Italia. Nel 1890 il villaggio ospitava circa 2.000 operai.

Il genero di Sanna, l’ing. Alberto Castoldi — laureato cum laude alla Bergakademie Freiberg in Germania — introdusse innovazioni decisive: sistemi di perforazione ad acqua meno nocivi per i polmoni dei minatori, l’elettrificazione della miniera tra le prime in Italia, una ferrovia interna per il trasporto dei minerali. Nel dopoguerra, un dipendente della società di nome Letterio Freni inventò l’autopala, uno dei contributi più importanti offerti dall’Italia all’ingegneria mineraria mondiale.


Il villaggio nella montagna: una città autosufficiente

Montevecchio non era solo una miniera: era un microcosmo urbano completo.

Nel periodo di massimo sviluppo, il borgo di Gennas Serapis — sede del centro amministrativo sull’altopiano — ospitava fino a circa 3.000 abitanti e disponeva di tutto il necessario: ospedale aziendale, scuole di ogni ordine, chiesa dedicata a Santa Barbara (patrona dei minatori), caserma dei Carabinieri, ufficio postale, cinema, campo da calcio con la propria squadra e persino un laboratorio chimico e geologico interno.

Tra i fenomeni socio-economici più singolari spicca la moneta aziendale. Realizzato intorno al 1938, lo spaccio di Montevecchio — che forniva vestiario, scarpe e generi alimentari — accettava i “Gettoni“, una moneta coniata direttamente dalla società mineraria e circolante liberamente tra i dipendenti. In alternativa, la spesa veniva annotata su un libretto e detratta dallo stipendio mensile: un sistema autarchico che rese Montevecchio di fatto autonoma dal tessuto economico circostante.


Il declino e la chiusura

Nel dopoguerra la miniera raggiunse l’apice della sua potenza: si stima producesse circa l’11% dello zinco mondiale, per una produzione storica complessiva di circa 1.600.000 tonnellate di piombo e 1.100.000 tonnellate di zinco. Nel 1961 la fusione con Monteponi generò la Monteponi e Montevecchio S.p.A., ma la crisi era già nell’aria. La chiusura totale arrivò nel 1991, dopo mesi di vertenze sindacali e un’ultima drammatica occupazione del Pozzo Amsicora da parte dei minatori che rivendicavano un futuro alternativo per il sito.


Sei percorsi per rivivere la miniera (Area Guspini)

Oggi Montevecchio è pienamente visitabile attraverso sei percorsi tematici nell’area di Guspini:

1. Palazzo della Direzione — Costruito tra il 1869 e il 1878 per volere della famiglia Sanna-Castoldi, ospita arredi d’epoca e una preziosa collezione di oggetti personali dell’ing. Alberto Castoldi. Il sontuoso Salone Azzurro, completamente affrescato, è il fulcro della visita. Dal 2013 è anche sede del Municipio e ospita cerimonie civili.

2. Villaggio Operaio — Il percorso attraversa le case dei minatori e ricostruisce l’organizzazione sociale di una comunità chiusa e autosufficiente, dalla stalla al deposito minerali, nell’area del primo cantiere concesso da Carlo Alberto nel 1848.

3. Pozzo Sant’Antonio e il Compressore Sullivan — Il cuore tecnico della miniera. Il cantiere fu avviato nel 1852 e coltivato per circa 600 metri in altezza, dagli affioramenti a +420 m s.l.m. fino oltre –180 m. Il protagonista assoluto è il Compressore Sullivan (1903): proveniente dall’America, questo imponente macchinario produceva aria compressa per l’intero ciclo estrattivo — martelli pneumatici, perforatrici, ventilazione, illuminazione. Rimase in servizio fino al 1981 e, secondo i minatori che vi lavorarono, potrebbe ancora oggi riprendere a funzionare. È un esemplare unico in Italia per dimensioni e stato di conservazione.

4. Officine meccaniche ed elettriche — Il cuore tecnologico dell’area. L’edificio attuale sorge sulla prima centrale elettrica del sito (1901) e comprende la Fonderia (1885: nel primo anno produsse 63 tonnellate di ghisa e 188 di ottone), le forge, la falegnameria che forniva i modelli in legno per gli stampi, e l’officina meccanica (1938) con gru a ponte scorrevole. Le officine cessarono l’attività nel 1985 e sono oggi visitabili con tutti i macchinari originali al loro posto.

5. Galleria Anglosarda — L’esperienza più immersiva. La galleria — scavata dalla Compagnia Reale Anglosarda a partire dal 1852 — è una vera galleria di estrazione lungo il filone metallifero, non un semplice corridoio di transito. Ristrutturata e messa in sicurezza da IGEA S.p.A., è stata inaugurata al pubblico il 23 maggio 2018. Per circa un chilometro i visitatori, equipaggiati di caschetto e lampada LED, osservano armature lignee, binari con vagoncini, diramazioni di aerazione e straordinari cristalli aciculari di gesso bianchissimo che emergono sullo sfondo solfureo. Le visite sono disponibili in cinque lingue: italiano, inglese, francese, tedesco e spagnolo.

6. Ponente 4×4 verso le Dune di Piscinas — Il percorso più avventuroso. Un tour in fuoristrada conduce dalla miniera fino alla costa ovest della Sardegna, attraversando boschi abitati da cervi sardi, cinghiali e aquile, e i villaggi fantasma di Ingurtosu e Naracauli. La meta finale sono le dune di Piscinas, tra le più alte d’Europa con i loro 60 metri di altezza, dove a giugno le tartarughe marine depongono le uova.


La Route Mineraria e il riconoscimento europeo

Il progetto della Route Mineraria del Sud Ovest della Sardegna raggruppa 14 siti minerari nelle aree del Sulcis, dell’Iglesiente e del Guspinese, candidati all’accreditamento come Route Regionale ERIH — la rete europea del patrimonio industriale che collega oltre 2.000 siti in tutto il continente. La candidatura è stata presentata al Board ERIH nell’aprile 2026. L’intero comprensorio si inserisce nel Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, primo geoparco riconosciuto dall’UNESCO nel 1997 e inserito nella rete mondiale dei Geoparchi nel 2001.


Per i visitatori

  • Indirizzo: Piazza Rotundi, 09030 Guspini (SU)
  • Come arrivare: ca. 10 km dal centro di Guspini lungo la SP66/SP4 direzione Arbus
  • Guide disponibili in: italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo
  • Sito ufficiale: www.minieradimontevecchio.it
  • Laboratori didattici: disponibili per scolaresche di ogni ordine e grado

Fonti consultate

Fonti
[1] vulnerabilita-aree-carsiche.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_aeff132f-4e90-4a57-9599-51b44b46c5c8/7bb85516-a81a-4be5-8e60-ab6ca58753a0/vulnerabilita-aree-carsiche.txt

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  • La Piccola Berlino sotto Trieste: storia, esplorazione e vita di un bunker nel cuore della città
    Condividi Il complesso di gallerie antiaeree noto come Kleine Berlin è oggi uno dei siti di memoria storica più visitati di Trieste. Gestito da volontari del Club Alpinistico Triestino, unisce storia della Seconda guerra mondiale, patrimonio architettonico sotterraneo e ricerca speleologica in cavità artificiali. Che cos’è la Kleine Berlin Alla base del colle di Scorcola, con ingresso in via Fabio Severo, si apre il più esteso complesso di gallerie antiaeree risalenti alla Seco
     

La Piccola Berlino sotto Trieste: storia, esplorazione e vita di un bunker nel cuore della città

Apríl 10th 2026 at 06:00

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Il complesso di gallerie antiaeree noto come Kleine Berlin è oggi uno dei siti di memoria storica più visitati di Trieste. Gestito da volontari del Club Alpinistico Triestino, unisce storia della Seconda guerra mondiale, patrimonio architettonico sotterraneo e ricerca speleologica in cavità artificiali.


Che cos’è la Kleine Berlin

Alla base del colle di Scorcola, con ingresso in via Fabio Severo, si apre il più esteso complesso di gallerie antiaeree risalenti alla Seconda guerra mondiale ancora visitabile a Trieste.[1][2]

Il nome, piccola Berlino, rispecchia l’uso triestino della lingua tedesca e richiama il ruolo che la zona attorno a piazza Oberdan ebbe durante l’occupazione nazista: un’area interdetta ai civili italiani, sede del comando militare delle SS, così soprannominata con ironia dagli abitanti.[3][4]

Il complesso si articola in due settori distinti ma comunicanti. Il primo è la galleria civile, costruita dal Comune a partire dal 1940 come rifugio antiaereo per la popolazione. Il secondo è il bunker militare, realizzato dalle SS tedesche tra il 1943 e il 1944 come deposito, magazzino e ricovero protetto.[5][1]

La sola parte tedesca occupa circa 1.000 m². La galleria italiana si sviluppa per circa 250 metri.[5]


Il contesto storico: Trieste capitale del Litorale Adriatico

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, i tedeschi istituirono sull’alto Adriatico l’Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico), con Trieste come sede del comando.[2][1]

A capo dell’apparato delle SS fu nominato Odilo Lotario Globocnik, triestino di nascita, che rispondeva direttamente a Himmler. Globocnik è una figura centrale nella storia della Shoah: aveva coordinato l’Operazione Reinhard, lo sterminio degli ebrei polacchi, e a Trieste fece costruire la Risiera di San Sabba, unico campo di concentramento sul suolo italiano.[6][1][2]

Uno degli elementi più evocativi del bunker è il pozzo con scala a chiocciola che collegava Villa Ara — residenza di Globocnik, confiscata a una famiglia ebrea — con il Palazzo di Giustizia. Il generale poteva così raggiungere il posto di lavoro senza mai comparire in strada.[7][5]

I due settori del complesso riflettono le due realtà dell’occupazione. La parte italiana ha muri di soli 15 cm, priva di impianto idrico, costruita in fretta per i civili. La parte tedesca ha pareti di calcestruzzo spesse 45 cm, impianti idrici completi, latrine in ceramica, carta igienica. Era servita da quattro ingressi: uno dalla villa di Globocnik, uno dagli scantinati del Tribunale, due su via Fabio Severo.[1][3]


Il 10 giugno 1944: i bombardamenti e i rifugi

Il 10 giugno 1944 Trieste subì il bombardamento alleato più devastante della sua storia.[8]

I bombardieri sganciarono circa 400 bombe in due ondate: 463 morti, 800 feriti ricoverati, 1.500 medicati, 101 case private distrutte. Fu un sabato mattina, e la città era piena di gente per strada.[8]

Le gallerie antiaeree, tra cui la Kleine Berlin, contribuirono a contenere le vittime. Grazie alla rete di rifugi, a Trieste si salvarono più vite che in altre città italiane colpite da bombardamenti paragonabili.[9][3]

Oggi, percorrendo i cunicoli stretti e umidi del complesso, è facile ricostruire l’esperienza dei civili che vi si rifugiarono: l’oscurità, il rumore assordante, l’affollamento, l’attesa.[7]


Lo stato di conservazione: cemento e natura a confronto

I due settori della Kleine Berlin si presentano oggi in condizioni molto diverse, specchio delle tecniche costruttive originali.

La parte tedesca ha conservato sostanzialmente l’aspetto degli anni Quaranta. Le pareti imbiancate a calce, gli impianti tecnici ancora parzialmente leggibili, le strutture in calcestruzzo massiccio restituiscono un’immagine diretta del bunker militare.[3][1]

La parte italiana, invece, è interessata da un lento processo di trasformazione naturale. L’ultimo tratto della galleria non fu mai cementato: l’acqua di percolazione ha sciolto il calcare dei sedimenti sovrastanti e ha depositato carbonato di calcio sulle superfici, generando stalattiti, stalagmiti e vaschette di concrezione con un sottile velo d’acqua sempre in movimento.[1][5]

Il risultato è un ambiente che ricorda una grotta carsica naturale, nel pieno centro urbano di Trieste. Per il visitatore, il passaggio da un settore all’altro è uno dei momenti più sorprendenti della visita.[10][5]


L’esplorazione speleologica e la riscoperta del complesso

La riscoperta della Kleine Berlin è inseparabile dallo sviluppo della speleologia in cavità artificiali a Trieste.

Tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, speleologi del Club Alpinistico Triestino (CAT) e della Società Adriatica di Speleologia (SAS) conducevano un censimento sistematico delle circa 20 gallerie antiaeree presenti in città. Fu in quel contesto che emerse la Kleine Berlin, fino ad allora chiusa, abbandonata e poco documentata.[11][3]

Come ha raccontato Maurizio Radacich, speleologo del CAT e principale artefice della valorizzazione del sito: “Quando è iniziata la speleologia in cavità artificiali, ci siamo interessati non solo alle grotte ma anche a manufatti realizzati dall’uomo. Trieste aveva venti gallerie: facendone il censimento, ci siamo imbattuti in questa e ci siamo messi a studiarne la storia.”[3]

Nel 1995, durante le esplorazioni, la Sezione Ricerche e Studi su Cavità Artificiali del CAT riconobbe il rischio che il sito andasse perduto senza un intervento. Nel 1996 il Comune di Trieste affidò la gestione al CAT in sub-concessione.[1][3]


Il recupero: vent’anni di lavoro volontario

Da allora, i volontari del CAT hanno lavorato interamente a proprie spese per rendere il complesso accessibile e documentato.[3][1]

Gli interventi hanno incluso il rifacimento dell’impianto elettrico quasi completo del settore tedesco, la pulizia e la rimozione di materiali di riporto, la messa in sicurezza delle gallerie e l’installazione di pannelli e vetrine espositive.[1][3]

Il lavoro di ricerca storica ha portato alla pubblicazione del volume di Maurizio Radacich “Kleine Berlin” (seconda edizione riveduta, CAT, 2020-2021), 208 pagine di ricostruzione documentaria. Un’ulteriore fonte di riferimento è il volume “Trieste Sotterranea” di Enrico Halupca, Armando Halupca e Paolo Guglia (Lint Editoriale, 2010), che cataloga 158 siti ipogei della città esplorati a partire dal 1984.[12][13]


Le mostre e la fruizione culturale

Alcuni locali del bunker ospitano mostre permanenti che contestualizzano il sito nel quadro storico della guerra.[3]

Le tre esposizioni principali riguardano i bombardamenti su Trieste durante la Seconda guerra mondiale, con fotografie e testimonianze d’epoca; gli estrattori di bombe e mine, i civili che nel dopoguerra si occuparono della sminatura del territorio; il timone di coda di un B-24, il bombardiere alleato abbattuto al largo di Grado nel 1944 e recuperato nel 2000.[3]

Nel corso degli anni, il complesso ha ospitato anche mostre temporanee su temi come la storia della speleologia, le caverne della Grande Guerra, la speleologia subacquea, e iniziative teatrali e letterarie legate alla memoria storica.[4][1]


Come si visita oggi

Le visite guidate si svolgono ogni ultimo venerdì del mese alle 17:30 e alle 20:00, con prenotazione obbligatoria. Gruppi e scuole possono prenotare dal lunedì al venerdì, con un minimo di 12-15 partecipanti.[5]

Il costo è di 5 euro per gli adulti, 3 euro per studenti e ragazzi a partire dai 6 anni. Non è disponibile il POS. L’accesso avviene attraverso il IV ingresso, quello un tempo riservato ai militari tedeschi.[5]

La visita dura circa due ore e registra alcune migliaia di visitatori ogni anno, con una presenza significativa di scolaresche.[3]

Il sito è riconosciuto dal Ministero della Cultura, segnalato dal FAI tra i Luoghi del Cuore e inserito nel portale ufficiale di Turismo FVG.[14][15][16]


La speleologia in cavità artificiali: il contesto della ricerca

La Kleine Berlin si inserisce in un più ampio filone di ricerca che in Italia ha radici profonde.

La speleologia in cavità artificiali è la branca della speleologia che studia gli ipogei di origine antropica: gallerie, acquedotti, cisterne, opere militari, rifugi, sistemi fognari storici. Nata in Italia a partire dal 1958, con le prime indagini a Chiusi, nell’emissario del Lago Albano e nei sotterranei di Napoli, si è diffusa a livello nazionale negli anni Ottanta.[17]

La Commissione Nazionale Cavità Artificiali (CNCA) della Società Speleologica Italiana fu costituita nel 1981 a Narni e si occupa di catalogazione, catasto, convegni e ricerca. Dal 1999 pubblica la rivista quadrimestrale “Opera Ipogea”, primo periodico italiano interamente dedicato alla disciplina. Il Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali è disponibile online dal 2010 e nel 2012 la classificazione tipologica italiana è stata adottata dall’Unione Internazionale di Speleologia (UIS) come standard internazionale.[18][19][17]


Trieste: uno dei poli italiani della ricerca in cavità artificiali

Trieste e il Friuli Venezia Giulia rappresentano uno dei contesti più avanzati in Italia per la ricerca sulle cavità artificiali.

La Società Adriatica di Speleologia (SAS) è la prima associazione ad aver avviato in modo sistematico lo studio del sottosuolo urbano della provincia di Trieste, a partire dal 1983, quando il Comune le chiese di indagare i sotterranei del Castello di San Giusto. Nel 1984 nacque la Sezione CA di Speleologia Urbana della SAS.[11]

Nei primi anni il lavoro era guardato con diffidenza: gli speleologi urbani venivano chiamati “fognaroli” o “speleologi di serie b”. Il tempo ha smentito i pregiudizi. La SAS ha inserito nel Catasto CA-FVG della SSI 368 cavità artificiali, prodotto sei libri dedicati al sottosuolo di Trieste e contribuito a decine di convegni nazionali e internazionali.[11]

Anche il CAT ha sviluppato una propria Sezione di Ricerche e Studi su Cavità Artificiali, organizzando il IV e il V Convegno Nazionale sulle Cavità Artificiali ad Osoppo nel 1997 e nel 2001.[20]

Il Catasto CA del FVG raccoglie le schede di 928 cavità (dato 2007), di cui 393 nella sola provincia di Trieste — il 42,3% del totale regionale. La tipologia prevalente è quella delle costruzioni militari di difesa (37,7%), seguita dalle opere idrauliche (25,8%) e dai ricoveri e rifugi (15,8%). Lo sviluppo lineare complessivo censito supera i 50.000 metri.[21]

Nel 2025 la SAS ha avviato un nuovo ciclo del Corso di Speleologia in Cavità Artificiali, con lezioni teoriche ed uscite pratiche nel sottosuolo della città.[22][23]


Un modello di valorizzazione dal basso

La Kleine Berlin è un esempio concreto di come la speleologia in cavità artificiali possa trasformare un sito abbandonato in un luogo di memoria attiva e di educazione storica.

Il modello di gestione è interamente volontario, senza finanziamenti pubblici strutturati, e si regge sulla competenza tecnica e sulla motivazione culturale dei soci del CAT. Maurizio Radacich, che ha guidato il progetto per oltre vent’anni, ha spiegato così il senso dell’impegno: “Lo facciamo soprattutto per i giovani. A scuola studiano i movimenti degli eserciti, ma non sanno quanto ha sofferto la gente comune durante i bombardamenti.”[24][3]

Per la comunità speleologica, il caso della Kleine Berlin dimostra che la ricerca in cavità artificiali non è una disciplina secondaria, ma uno strumento capace di restituire alla collettività patrimoni storici altrimenti destinati all’oblio.


Fonti consultate

Fonti
[1] Kleine Berlin – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Kleine_Berlin
[2] Trieste, la Kleine Berlin https://www.nauticareport.it/dettnews/report/trieste_la_kleine_berlin-6-5527/
[3] Quelle gallerie che salvarono migliaia di vite nella Kleine Berlin di … https://altreconomia.it/quelle-gallerie-che-salvarono-migliaia-di-vite-nella-kleine-berlin-di-trieste/
[4] La Zona nella Kleine Berlin, la Trieste sotterranea https://triestearcana.wordpress.com/2018/11/02/viaggio-nella-kleine-berlin-trieste-sotterranea/
[5] Kleine Berlin – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/kleine-berlin/
[6] Trieste: Visitiamo la Kleine Berlin – Citysmart | City Smart https://citysmart.cloud/index.php/it/percorso/kleine-berlin
[7] kleine berlin – Goodmorningtrieste https://www.goodmorningtrieste.it/kleine-berlin/
[8] Così il 10 giugno ’44 Trieste si svegliò sotto le bombe – Il Piccolo https://www.ilpiccolo.it/cronaca/cosi-il-10-giugno-44-trieste-si-sveglio-sotto-le-bombe-b28pfq3a
[9] Quel 10 giugno Trieste si svegliò sotto le bombe alleate https://www.secoloditalia.it/2015/06/quel-10-giugno-trieste-si-sveglio-bombe-alleate-centinaia-vittime/
[10] turismo friuli venezia giulia https://www.scoprifvg.it/site/kleine-berlin/
[11] Cavita’ Artificiali – SAS – Società Adriatica di Speleologia https://sastrieste.it/index.php/cavita-artificiali/
[12] Nuovo libro: Kleine Berlin, seconda edizione riveduta https://www.fsrfvg.it/?p=10115
[13] Articoli e recensioni sul libro “Sotterranei della città di Trieste” – SAS https://sastrieste.it/index.php/2019/11/23/articoli-sul-libro-sotterranei-della-citta-di-trieste/
[14] Kleine Berlin https://cultura.gov.it/luogo/kleine-berlin
[15] KLEINE BERLIN | I Luoghi del Cuore – FAI – Fondo Ambiente Italiano https://fondoambiente.it/luoghi/kleine-berlin?ldc
[16] Kleine Berlin – Turismo FVG https://www.turismofvg.it/monumenti-e-siti-storici/kleine-berlin
[17] Speleologia in cavità artificiali – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Speleologia_in_cavit%C3%A0_artificiali
18 Catasto speleologico nazionale delle cavità artificiali (CA … https://www.academia.edu/39161049/Catasto_speleologico_nazionale_delle_cavit%C3%A0_artificiali_CA_Classificazione_interventi_di_tutela_e_monitoraggio_conseguiti_grazie_ai_dati_speleologici_e_prospettive_future
[19] [PDF] Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali – Opera Ipogea https://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/2010/07/1-Galeazzi-Opera_Ipogea_2010_1_ocr_web.pdf
[20] Cavità artificiali – Club Alpinistico Triestino https://www.cat.ts.it/cavita-artificiali/
[21] Il Catasto CA della S.S.I. – SAS https://sastrieste.it/index.php/2019/11/21/il-catasto-ca-della-s-s-i/
[22] Un Corso di Speleologia urbana a Trieste per esplorare … – Scintilena https://www.scintilena.com/un-corso-di-speleologia-urbana-a-trieste-per-esplorare-il-mondo-sotterraneo-artificiale/05/15/
[23] Corso di Speleologia Urbana a Trieste: Esplorazione delle Cavità … https://www.scintilena.com/corso-di-speleologia-urbana-a-trieste-esplorazione-delle-cavita-artificiali/05/16/
[24] Club Alpinistico Triestino: una storia lunga ottant’anni https://www.fsrfvg.it/?p=11907
[25] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[26] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[27] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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  • D’Artagnan sotto i piedi: a Maastricht il sottosuolo restituisce un moschettiere
    Condividi E non è un pesce d’aprile: il pavimento cede, e sotto riemerge una storia di tre secoli fa Sembrava una notizia costruita per il primo aprile: il ritrovamento dello scheletro di d’Artagnan sotto una chiesa. Invece il fatto è reale e nasce da un episodio del tutto concreto. A Maastricht, un cedimento del pavimento nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo ha portato alla scoperta di uno spazio sepolto e di resti umani collocati in posizione di rilievo, davanti all’altare. Il conte
     

D’Artagnan sotto i piedi: a Maastricht il sottosuolo restituisce un moschettiere

Apríl 1st 2026 at 06:00

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E non è un pesce d’aprile: il pavimento cede, e sotto riemerge una storia di tre secoli fa

Sembrava una notizia costruita per il primo aprile: il ritrovamento dello scheletro di d’Artagnan sotto una chiesa.

Invece il fatto è reale e nasce da un episodio del tutto concreto. A Maastricht, un cedimento del pavimento nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo ha portato alla scoperta di uno spazio sepolto e di resti umani collocati in posizione di rilievo, davanti all’altare.

Il contesto non è quello di una cavità naturale, ma presenta caratteristiche che richiamano comunque una dimensione ipogea: si tratta di un ambiente chiuso, non accessibile, rimasto sigillato per secoli e riaperto in modo accidentale. In questo senso, la dinamica del ritrovamento non è lontana da quella che accompagna l’esplorazione speleologica, quando l’accesso a nuovi spazi avviene attraverso discontinuità o cedimenti.

L’attenzione degli archeologi si è concentrata subito sulla possibile identificazione dei resti con quelli di Charles de Batz de Castelmore, noto come d’Artagnan, l’ufficiale francese morto nel 1673 durante l’assedio di Maastricht. La sua sepoltura non è mai stata localizzata con certezza, e questo mantiene aperta la questione per oltre tre secoli.

Gli elementi emersi dallo scavo risultano coerenti con questa ipotesi. La presenza di una moneta francese del XVII secolo, insieme a una lesione compatibile con un colpo d’arma da fuoco al torace, si accorda con le fonti storiche relative alla morte del moschettiere. Anche la collocazione della sepoltura, in prossimità dell’altare, suggerisce un riconoscimento sociale elevato.

Come avviene frequentemente (anche in ambito speleologico), quando si interpretano ambienti complessi, nessun singolo elemento è sufficiente a fornire una conferma definitiva: più indizi convergono a costruire un quadro plausibile, che dovrà poi essere verificato attraverso analisi più approfondite.

La fase in corso riguarda infatti lo studio genetico dei resti, con l’obiettivo di confrontare il DNA con quello dei discendenti della famiglia De Batz: solo questo passaggio potrà stabilire con certezza l’identità dello scheletro.

Il caso di Maastricht mostra quindi la dinamica a noi ben nota: l’accesso può essere casuale, l’interpretazione richiede metodo, e le risposte definitive arrivano solo dopo un processo di verifica.

In questo quadro, anche una notizia che inizialmente può apparire come un “pesce d’aprile” si inserisce in una logica più ampia, fatta di indagine, confronto e progressivo avvicinamento alla realtà dei fatti.

In attesa di una conferma definitiva, il nome di Charles de Batz de Castelmore resta dunque un’ipotesi. Divertente, tutto sommato, ed evocativa: riporta alla memoria uno dei motti più noti della letteratura, legato al personaggio reso celebre da Alexandre Dumas: Tutti per uno, uno per tutti!

Fonti:

Geopop: https://www.geopop.it/dartagnan-possibile-ritrovamento-del-moschettiere-riemergono-resti-umani-sotto-una-chiesa-a-maastricht/
Rai News: https://www.rainews.it/video/2026/03/trovati-i-resti-di-dartagnan-il-dna-per-svelare-il-mistero-del-moschettiere-che-ispiro-dumas-09fb3630-44cc-49b6-a5ca-c79fbb3b4834.html
Sky TG24: https://tg24.sky.it/mondo/2026/03/25/dartagnan-moschettieri-ritrovamento
BBC: https://www.bbc.com (contenuti social/video)
Ara: https://en.ara.cat/culture/they-search-for-the-musketeer-d-artagnan-under-church-in-maastricht_1_5691526.html

La chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Maastricht (Paesi Bassi), dove sono stati rinvenuti i resti oggetto di studio
Foto: Michielverbeek/ Wikimedia Commons, CC BY-SA


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