L’acqua nelle città romane al centro di un convegno scientifico a Roma
Palazzo Massimo ospita due giornate di studio sull’acqua nell’Italia romana, tra archeologia, epigrafia e paesaggio urbano
Un convegno scientifico sull’acqua nell’Italia romana
Roma è la sede scelta per il convegno scientifico “Acqua nelle città dell’Italia romana: utenda, servanda, ducenda”, in corso il 17 e 18 aprile 2026 presso il Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo. L’evento, organizzato con il patrocinio del Ministero della Cultura, riunisce studiosi e specialisti provenienti da diverse istituzioni accademiche e di ricerca italiane. Il convegno affronta il tema dell’acqua nelle città romane con un approccio multidisciplinare che integra archeologia, storia, epigrafia e analisi del paesaggio urbano.
Il titolo richiama tre gerundivi latini — utenda (da usare), servanda (da conservare), ducenda (da condurre) — che sintetizzano efficacemente le tre dimensioni fondamentali della gestione dell’acqua nel mondo romano: uso, conservazione e distribuzione.
Il programma: due giornate dense di interventi
Le sessioni si sono svolte in quattro blocchi distinti, distribuiti tra le mattine e i pomeriggi del 17 e del 18 aprile. La presidenza dei lavori è stata affidata a figure di rilievo del panorama accademico italiano: Andrea Giardina, Gianluca Tagliamonte, Marcello Guaitoli, Simone Quilici, Patrizia Basso e Maria Luisa Marchi.
Nella prima giornata, i lavori hanno preso avvio con i saluti istituzionali di Alfonsina Russo, Federica Rinaldi e Stefania Quilici Gigli. Tra i temi affrontati nella mattina del 17 aprile: la regolamentazione dei condotti d’acqua pubblica nelle città romane (L. Maganzani), le fistulae aquariae di Roma e il loro contributo agli studi prosopografici (S. Orlandi), e l’acqua nelle città del Salento con i casi di Ugento e Lecce (G. Scardozzi). Nel pomeriggio della stessa giornata, le relazioni si sono concentrate sull’acqua a Ostia dall’età arcaica al tardo impero (A. D’Alessio), sugli aspetti urbanistici nelle città di fondazione in Italia tra il IV e il II secolo a.C. (M. Spanu), e sull’approvvigionamento idrico a servizio del Palazzo Imperiale (P. Quaranta, F. Coletti).
Le città dell’Italia romana sotto la lente degli studiosi
La seconda giornata, in corso oggi 18 aprile, ha aperto i lavori con interventi dedicati ad Aquileia — analizzata come città d’acque tra fiumi, canali e fosse (G. Furlan, A. Borsato) — e a Ravenna, con un focus sull’evoluzione del paesaggio urbano tra canali e acque interne in età antica (E. Giorgi, S. Morsiani, M. Cavalazzi). Nel pomeriggio, i relatori affronteranno i temi dell’acquedotto di Nora (J. Bonetto, G. Da Villa), della raccolta e distribuzione dell’acqua nelle castella aquarum dell’Italia romana (G. Cera), e della gestione dell’acqua a Pompei (F. Giletti, M. Covolan).
Le cisterne nelle città dell’Italia romana saranno al centro dell’intervento di S. Cespa, dedicato a metodologie e tecniche di conservazione dell’acqua. Chiuderà i lavori G. Renda con una riflessione sull’acqua nell’arredo urbano dell’Italia romana, a partire dall’espressione latina ut sine intermissione diebus noctibusque aqua fluat.
Acquedotti, cisterne e condotti: le infrastrutture idriche romane
Il convegno dedicato all’acqua nelle città romane non si limita alle grandi infrastrutture. Accanto agli acquedotti — tra i più imponenti sistemi ingegneristici dell’antichità — trovano spazio anche le strutture minori: cisterne, condotti, fistulae in piombo, fontane pubbliche e canali urbani. L’acquedotto romano di Vicenza, ad esempio, è oggetto di uno studio specifico basato su dati d’archivio e nuove acquisizioni (M.S. Busana, G. Mariotti, J. Turchetto), mentre la distribuzione dell’acqua a Verona è trattata nell’intervento di G. Falezza.
Questi casi studio mostrano come la gestione dell’acqua nelle città romane non fosse uniforme, ma variasse in base alla morfologia del territorio, alle risorse disponibili e all’organizzazione amministrativa locale.
Un approccio multidisciplinare alla storia dell’acqua
Uno degli aspetti più significativi del convegno sull’acqua nelle città romane è la varietà metodologica degli approcci proposti. Accanto all’archeologia classica, trovano spazio l’epigrafia — con lo studio delle iscrizioni legate alle fistulae e alla regolamentazione delle acque — e la storia del paesaggio, che consente di ricostruire le trasformazioni urbane legate alla presenza di fiumi, canali e infrastrutture idriche.
Il comitato scientifico è composto da specialisti di diverse università e istituzioni: J. Bonetto, L. Capogrossi Colognesi, G. Cera, G. Ceraudo, H. Dessales, G. Gregori, M. Guaitoli, P. Liverani, L. Quilici, S. Quilici Gigli, F. Rinaldi, A. Russo e M. Spanu. La diversità delle competenze riflette la complessità del tema trattato.
Ingresso libero e informazioni pratiche
Il convegno si svolge presso il Museo Nazionale Romano — Palazzo Massimo alle Terme, in Piazza dei Cinquecento a Roma. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Per informazioni è possibile contattare gli organizzatori agli indirizzi: stefanella.quilici@gmail.com e mn-rm@cultura.gov.it.
Fonti
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