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Dalle Apuane al catalogo mondiale dei minerali: la delchiaroite, minerale unico al mondo, specie mineralogica ufficialmente riconosciuta

August 9th 2026 at 05:30

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La scoperta avvenuta nella cava La Piana di Colonnata è entrata definitivamente nella mineralogia internazionale. PArlarne è un’occasione per ricordare che le Alpi Apuane continuano a custodire tesori scientifici straordinari, mentre il loro paesaggio viene consumato giorno dopo giorno

Dalle cave di Colonnata la delchiaroite: la sua scoperta racconta la straordinaria complessità geologica di un territorio fragile e prezioso. Riparliamone.

Fa male, spesso, guardare le Alpi Apuane. Lo sguardo passa dalle montagne amputate, dalle creste trasformate in gradoni, dai versanti divorati dall’escavazione a scorci di un paesaggio che, nonostante tutto, continua a essere di una bellezza quasi disarmante. È una contraddizione difficile da accettare.

Proprio pensando alle Apuane mi è tornata alla mente una storia che avevamo raccontato nei mesi scorsi su Scintilena. Una storia diversa, che parla ancora di cave, ma di ricerca, di scienza e della straordinaria capacità della natura di sorprenderci.

È la storia della delchiaroite.

Un nome nuovo per la scienza, ma soprattutto una prova di quanto le Alpi Apuane rappresentino ancora uno dei laboratori mineralogici più straordinari del pianeta. Non soltanto cave, non soltanto marmo: un laboratorio naturale ancora capace di rivelare pagine inedite della storia della Terra.

La delchiaroite, di formula Cu3I(CH3S)2, è un minerale eccezionale sotto molti aspetti. È il primo ioduro-metantiolato naturale mai scoperto e, almeno per ora, è conosciuto in un’unica località al mondo: la cava La Piana di Colonnata, nel bacino marmifero di Carrara.

La nuova specie è dedicata a Lorenzo Del Chiaro, appassionato ricercatore e collezionista toscano, che ha contribuito in modo determinante alla conoscenza della mineralogia apuana.

Lorenzo Del Chiaro, a cui è dedicata la nuova specie mineralogica scoperta a Carrara – da https://www.dst.unipi.it/archivio/item/2416-miner_carrara.html

La scoperta è frutto del lavoro di un gruppo di ricerca coordinato dall’Università di Pisa, con Cristian Biagioni tra gli autori principali dello studio, insieme a studiosi italiani e internazionali che hanno analizzato composizione chimica, struttura cristallina e genesi del minerale.

Con l’approvazione dell’International Mineralogical Association e la successiva pubblicazione della descrizione scientifica sull’European Journal of Mineralogy, la delchiaroite è oggi a pieno titolo una specie mineralogica riconosciuta a livello internazionale.

Si presenta in minuscoli cristalli di colore giallo chiaro (il verde che si vede nella foto appartiene alla zincolivenite associata, non alla delchiaroite) spesso inferiori al decimo di millimetro. Per identificarla non basta certo una lente d’ingrandimento: sono necessarie sofisticate analisi mineralogiche, cristallografiche e chimiche che hanno permesso di dimostrare come si tratti di una specie completamente nuova.

Dalle cave di Colonnata la delchiaroite: la sua scoperta parla della complessità geologica di un territorio fragile e prezioso – foto Cristian Biagioni – EJM – CC BY 4.0

La sua particolarità risiede nella presenza dello iodio, un elemento estremamente raro nel mondo minerale. Soltanto 31 delle oltre 6.100 specie minerali conosciute contengono infatti iodio come costituente chimico. Ancora più sorprendente è la presenza di un gruppo organico nella sua struttura: un aspetto che suggerisce un legame profondo tra processi geologici e materia biologica. Lo studio dell’Università di Pisa indica infatti la delchiaroite come una possibile “biofirma” legata alla formazione dei marmi delle Apuane.

Le Alpi Apuane non sono nuove a queste sorprese. Da oltre due secoli rappresentano uno dei territori più importanti al mondo per la mineralogia. In un’area relativamente limitata sono state descritte oltre cento specie minerali, molte delle quali rare o addirittura uniche, favorite dalla straordinaria complessità geologica di queste montagne.

È un patrimonio che continua a crescere. Ancora oggi, dopo secoli di studi e di attività estrattiva, le Apuane sono capaci di regalare nuove scoperte alla scienza internazionale.

Le Apuane: un patrimonio oltre il marmo

Per chi frequenta il mondo sotterraneo, questa scoperta non arriva come una sorpresa, ma come l’ennesima conferma dell’unicità di questi monti travagliati.

Le Alpi Apuane sono uno dei sistemi carsici più importanti d’Italia, un territorio dove cavità naturali, miniere, sorgenti e ambienti ipogei convivono con una biodiversità e una geodiversità straordinarie.

Ed è proprio nelle cavità dei marmi, spesso invisibili o distrutte dall’attività estrattiva, che si nascondono queste rarità. La delchiaroite diventa così anche un simbolo: dimostra quanto poco conosciamo ancora di questi ambienti e quanto sia facile perderne per sempre le testimonianze.

La cava La Piana (Colonnata, Carrara), dove è stata rinvenuta la delchiaroite
Tra i fronti di escavazione delle Alpi Apuane continua a emergere un patrimonio scientifico di valore mondiale @Alessandro Michelazzi

Mentre il marmo continua a essere estratto e il paesaggio cambia sotto gli occhi di tutti, queste montagne dimostrano di custodire ancora informazioni preziose sulla storia della Terra, minerali mai osservati prima e processi geologici ancora da comprendere.

Ogni nuova scoperta ricorda che il valore delle Apuane non risiede soltanto nel marmo che se ne può ricavare, ma anche nella conoscenza che continuano a offrire alla comunità scientifica internazionale.

Il punto di vista di noi speleologi

Dal nostro punto di vista, questa scoperta assume un significato ancora più forte.

Oltre la curiosità per un nuovo minerale, c’è un richiamo all’attenzione sul valore delle Apuane come sistema complesso: geologico, biologico e culturale.

Le stesse montagne che hanno fornito il marmo più famoso al mondo continuano a restituire conoscenza, ma lo fanno in contesti fragili, dove l’equilibrio tra sfruttamento e conservazione è sempre più delicato.

Per gli speleologi, abituati a leggere il territorio dall’interno, questa scoperta è un invito a guardare oltre la superficie. Ogni cavità, ogni frattura, ogni microambiente può custodire informazioni uniche e irripetibili.

Una scoperta che interroga il futuro

La delchiaroite rappresenta oggi un unicum mondiale. Ma soprattutto rappresenta una domanda aperta: quante altre storie invisibili custodiscono ancora queste montagne?

Le Apuane non sono soltanto un giacimento di marmo. Sono un archivio della storia della Terra, un laboratorio naturale che continua a sorprendere la scienza. Ogni nuova scoperta ci ricorda che il loro valore non può essere misurato soltanto in tonnellate estratte.

Continuare a consumarle, cava dopo cava, versante dopo versante, significa correre il rischio di distruggere pagine di quel grande libro prima ancora di averle lette.

Difendere le Alpi Apuane non significa opporsi alla conoscenza o al lavoro. Significa riconoscere che alcune ricchezze non possono essere ricreate una volta perdute. La delchiaroite, oggi unica al mondo, ce lo ricorda con la forza silenziosa di un minuscolo cristallo nato milioni di anni fa.

Le Apuane continuano a insegnarci che non sono soltanto cave. Sono laboratori vivi. E sarebbe un errore irreparabile distruggerli prima di aver compreso fino in fondo ciò che hanno ancora da raccontare.

Le istituzioni hanno il dovere di difendere questo patrimonio. La tutela può passare anche dallo studio del minerale di recente scoperta.

Foto: Delchiaroite, olotipo proveniente dalla cava La Piana (Colonnata, Carrara), conservato presso il Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa. Foto: Cristian Biagioni (da European Journal of Mineralogy, CC BY 4.0)

Fonti:

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  • La Cjasa dei Venth si presenta: un viaggio nel cuore della speleologia
    Condividi Un appuntamento per conoscere da vicino l’affascinante mondo delle grotte, delle esplorazioni e della ricerca scientifica Giovedì 13 agosto 2026, alle 20.30, il Rifugio Pradut ospiterà “La Cjasa dei Venth si presenta”, un incontro organizzato in collaborazione con il Gruppo Speleologico di Sacile. L’evento offrirà al pubblico l’opportunità di entrare nel mondo della speleologia attraverso il racconto delle attività del gruppo, delle più recenti esplorazioni e delle scoperte che c
     

La Cjasa dei Venth si presenta: un viaggio nel cuore della speleologia

August 9th 2026 at 05:00

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Un appuntamento per conoscere da vicino l’affascinante mondo delle grotte, delle esplorazioni e della ricerca scientifica

Giovedì 13 agosto 2026, alle 20.30, il Rifugio Pradut ospiterà “La Cjasa dei Venth si presenta”, un incontro organizzato in collaborazione con il Gruppo Speleologico di Sacile.

L’evento offrirà al pubblico l’opportunità di entrare nel mondo della speleologia attraverso il racconto delle attività del gruppo, delle più recenti esplorazioni e delle scoperte che continuano ad arricchire la conoscenza del patrimonio carsico del territorio e non solo.

Sarà l’occasione per ascoltare le esperienze direttamente dalla voce degli speleologi, conoscere le tecniche di esplorazione e comprendere il valore scientifico e ambientale delle ricerche condotte nel sottosuolo.

L’incontro è aperto a tutti: dagli appassionati di montagna e natura a chi desidera avvicinarsi per la prima volta alla speleologia, in un contesto informale e suggestivo come quello del Rifugio Pradut, punto di riferimento per gli escursionisti delle Dolomiti Friulane.

Un invito a lasciarsi affascinare da un mondo nascosto, dove ogni esplorazione può trasformarsi in una nuova scoperta, diffuso anche tramite social.

A invitare il pubblico è Filippo Felici, che su Facebook ha lanciato un semplice messaggio: “Vi aspettiamo”.

Il Rifugio Pradut si trova nel territorio di Claut, in provincia di Pordenone, a 1.450 metri di quota, sul versante nord del Monte Resettum, all’interno del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane.

Per raggiungerlo si attraversa l’abitato di Claut fino alla frazione di Lesis. Dal parcheggio di Pian del Muscol (accesso regolamentato da pedaggio) si può salire al rifugio percorrendo la strada forestale oppure il sentiero CAI 960A, più diretto.

Appuntamento: giovedì 13 agosto 2026, ore 20.30, Rifugio Pradut.

L’ingresso è libero, ma meglio telefonare o arrivare presto: la presentazione è già slittata dalle 17.30 alle attuali 20.30 per la prevista grande partecipazione!

CONTATTI RIFURIO PRADUT:

Tel +39 3458289307

Mail: rifugio.pradut@gmail.com

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