Microplastiche anche nelle acque di stillicidio delle grotte: uno studio apre nuove prospettive sulla tutela del Carso
La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale Groundwater for Sustainable Development (Elsevier), documenta per la prima volta la presenza di microplastiche e microfibre nelle acque di stillicidio della Grotta delle Torri di Slivia, evidenziando il legame esistente tra attività umane in superficie e ambiente sotterraneo
Le microplastiche non si fermano alla superficie. Per la prima volta uno studio scientifico ha documentato la presenza di microplastiche (MPs) e microfibre (MFs) nelle acque di stillicidio di una grotta, dimostrando come l’inquinamento prodotto dalle attività umane possa raggiungere anche gli ecosistemi sotterranei più delicati.
Scintilena ne ha già parlato a inizio agosto, ma è interessante riproporre l’articolo.
La ricerca è stata condotta nella Grotta delle Torri di Slivia (Pejca v Lazcu), nel Carso Classico, in provincia di Trieste, ed è stata pubblicata sulla rivista internazionale Groundwater for Sustainable Development, edita da Elsevier.
I ricercatori hanno analizzato sette punti di campionamento, rilevando la presenza di particelle di origine antropica in quattro di essi. Oltre l’80% dei materiali individuati era costituito da fibre di cellulosa, prevalentemente cotone, mentre le microplastiche sono state riscontrate in tre punti, con la presenza di PET (polietilene tereftalato) e PU (poliuretano).

Secondo gli autori, le possibili fonti di contaminazione sono riconducibili a rifiuti abbandonati nelle doline, alla vicinanza di infrastrutture come autostrada e ferrovia, oltre che alle attività antropiche diffuse sul territorio. L’inquinamento verrebbe quindi trasferito nel sottosuolo attraverso le connessioni tra aria, acqua e suolo, tipiche degli ambienti carsici.
Lo studio sottolinea come la presenza di microplastiche e microfibre nelle acque di stillicidio possa rappresentare un potenziale rischio per le risorse idriche, gli habitat sotterranei e le specie che li popolano. Per questo motivo gli autori evidenziano la necessità di avviare monitoraggi multidisciplinari sempre più approfonditi, capaci di comprendere le relazioni tra superficie e ambiente ipogeo e di fornire strumenti utili alla conservazione degli ecosistemi carsici.

Lo studio è stato realizzato da Valentina Balestra, Raffaella Mossotti, Luca Zini e Rossana Bellopede, con la collaborazione del CNR-STIIMA, dell’Università di Trieste, di Biologia Sotterranea Piemonte – Gruppo di Ricerca e del gestore della Grotta delle Torri di Slivia, Corrado Greco.
Fonte: Valentina Balestra, Raffaella Mossotti, Luca Zini e Rossana Bellopede, Falling from the ceiling: first evidence of microplastic and microfibre pollution in cave dripping waters, pubblicato nel 2026 sulla rivista Groundwater for Sustainable Development, Volume 34, articolo 101669 (Elsevier)
Per approfondire:
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