Zobrazenie na čítanie

Francesco Guccini, cantore della nostra terra

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Non ricordiamo Guccini perché aveva ragione. Lo ricordiamo perché ci ha insegnato ad amare. La terra, le persone, i ricordi e la speranza.

Pensavo che Guccini fosse immortale.

Non nel senso che non dovesse morire, ma perché era diventato parte del paesaggio. Come certi boschi, certi paesi dell’Appennino, certe osterie. Alcune presenze sembrano destinate ad accompagnarci sempre, e solo quando scompaiono ci accorgiamo di quanto fossero entrate nella nostra vita.

Con la sua scomparsa perdiamo un grande autore, ma soprattutto uno sguardo. Uno sguardo capace di vedere valore nelle cose semplici: un paese di montagna, un’osteria, una strada sterrata, un bosco, una casa di pietra, una sera passata a parlare con gli amici.

Le sue canzoni non raccontavano una natura da cartolina. Raccontavano una terra vissuta. L’Appennino, certo, ma anche quell’Italia minore che esiste ovunque: nei paesi che resistono allo spopolamento, nei vecchi che custodiscono la memoria, nei bambini che imparano a guardare il mondo, nelle persone che continuano a credere che i luoghi abbiano un’anima.

Molto prima che si parlasse di sostenibilità o di crisi climatica, Guccini ci ricordava che un paesaggio non è fatto soltanto di alberi, montagne e fiumi. È fatto di storie, di relazioni, di cultura, di chi quei luoghi li ha abitati e li ha amati.

Mi torna in mente un pensiero che Guccini ha espresso più volte nel corso della sua vita: gli interessavano più le persone che i personaggi. Forse è anche per questo che le sue canzoni continuano a vivere. Perché non raccontano eroi, ma uomini e donne comuni, con i loro dubbi, le loro amicizie, le loro sconfitte, le loro speranze e la loro ostinazione. Persone che, ancora oggi, ci assomigliano.

Il vecchio e il bambino è una delle riflessioni più profonde sul rapporto tra uomo e ambiente che la canzone italiana abbia saputo esprimere. Non è un manifesto ecologista. È il racconto di un mondo ferito e, insieme, la fiducia che lo sguardo limpido di un bambino possa ancora immaginarne uno migliore.

E poi c’è Vorrei, una canzone che non smette di emozionare. Non è un elenco di rimpianti, ma di desideri. Il desiderio di un mondo più autentico, di rapporti sinceri, di cultura, di libertà, di rispetto per la natura e per le persone. Una canzone che continua a parlarci perché ci ricorda ciò che conta davvero.

E poi c’è Dio è morto. Per molti è stata la canzone della protesta. Per me è soprattutto una canzone di speranza. Dopo aver attraversato le delusioni di un’epoca, Guccini lascia aperta una porta: la possibilità che il mondo possa rinascere grazie a chi continua a credere nell’onestà, nella libertà e nella dignità dell’uomo.

Forse è questo il lascito più grande di Francesco Guccini. Averci insegnato che la nostra terra non è soltanto un luogo da attraversare o da proteggere. È un patrimonio di memoria, di parole, di paesaggi e di affetti. Se perdiamo uno solo di questi elementi, perdiamo qualcosa anche di noi.

Continueremo ad ascoltare le sue canzoni ai nostri Raduni. Sono entrate, quasi senza accorgercene, nella colonna sonora della comunità speleologica, grazie anche alla voce e alla sensibilità di Marco Repetto e degli Snaeffels, che da anni le portano con sé e le condividono con tutti noi. Parte della nostra storia: sono uno dei momenti in cui la comunità si riconosce, canta insieme e si ritrova

Ogni comunità sceglie inconsapevolmente il proprio canzoniere.

Anche il nostro, in qualche pagina, senza che ce ne accorgessimo, ha finito per portare la firma porta la firma di Francesco Guccini.

Da oggi, quando una sua canzone tornerà a risuonare davanti a una fuoco, al Raduno, in un rifugio o attorno a un tavolo tra amici, non sarà soltanto un ricordo. Sarà un modo per dire grazie a chi ci ha insegnato ad amare la nostra terra, le persone che la abitano e la speranza che, nonostante tutto, vale ancora la pena di coltivare.

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Dieci torrentisti bloccati in una forra a Bognanco: maxi intervento di soccorso in Val d’Ossola

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Cinque sportivi francesi non rientrano dall’escursione. Un secondo gruppo entra nella gola per cercarli e rimane a sua volta intrappolato. Tutti recuperati nella notte.

Una complessa operazione di soccorso ha impegnato nella notte tra lunedì e martedì i tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico nel Rio Rasiga, in Val d’Ossola, nel territorio di Bognanco (VB), dove dieci torrentisti sono rimasti bloccati all’interno di una forra durante un’uscita di canyoning.

Secondo quanto presente nel comunicato del CNSAS Piemonte, i cinque sportivi erano bloccati già dal pomeriggio, quando un violento temporale aveva provocato un rapido innalzamento del livello del Rio Rasiga, impedendo ogni prosecuzione in sicurezza

L’allarme è scattato intorno alle 22, quando è stato segnalato il mancato rientro di un gruppo composto da cinque sportivi francesi. Altri cinque compagni hanno tentato di prestare assistenza al gruppo, rimanendo anch’essi bloccati.

Le squadre del Soccorso hanno raggiunto i dieci torrentisti nella parte alta del Rio Rasiga intorno alle 23.30. Poiché l’innalzamento del livello dell’acqua rendeva impraticabile l’uscita lungo la forra, i soccorritori hanno dovuto risalire le ripide pendici del vallone con tecniche alpinistiche, accompagnando progressivamente tutti i partecipanti all’esterno. Le operazioni si sono concluse intorno alle 3 del mattino senza conseguenze per le persone coinvolte.

Il canyoning consiste nella progressione lungo gole e forre seguendo il corso dell’acqua, alternando tratti a piedi, nuoto, tuffi, calate su corda e passaggi in ambienti modellati dall’erosione. È una disciplina che richiede preparazione tecnica, adeguata attrezzatura e un’attenta valutazione delle condizioni ambientali e meteorologiche.

L’episodio di Bognanco richiama ancora una volta l’importanza della gestione dell’emergenza in ambiente impervio. L’iniziativa del secondo gruppo, nata con l’intenzione di aiutare i compagni, ha finito per aumentare il numero delle persone coinvolte nell’incidente, rendendo più complessa l’organizzazione dei soccorsi. È una situazione nota agli operatori del CNSAS, che raccomandano, in caso di mancato rientro o difficoltà, di allertare tempestivamente il Numero Unico di Emergenza 112 evitando interventi autonomi che potrebbero aggravare lo scenario operativo.

L’efficacia dell’intervento ha permesso di riportare tutti i torrentisti all’esterno della forra in sicurezza, confermando ancora una volta l’elevata preparazione delle squadre specializzate nel soccorso in ambiente impervio.

Pubblichiamo integralmente il resoconto diffuso dal CNSAS Piemonte:

Intervento lungo e complesso la scorsa notte in Val Bognanco (VB).

Intorno alle 22 viene lanciato l’allarme per un gruppo di forristi francesi dispersi.

Dopo lunghe verifiche si localizzano nella parte alta del Rio Rasiga. Vengono raggiunti intorno alle 23.30.

Sono 5 persone bloccate dalle 16 quando un forte temporale ha provocato un notevole innalzamento del livello del torrente. Altri 5 compagni stanno cercando di aiutarli e li hanno estratti dall’acqua.

La squadra di soccorritori è composta da 5 nostri forristi tra cui 2 sanitari, 5 tecnici della stazione di valle, 2 tecnici Sagf e 5 Vvf.

Le condizioni del corso d’acqua non consentono l’uscita lungo la forra, occorre risalire le pendici del vallone con tecniche alpinistiche per portare tutti in salvo.

Le operazioni si concludono intorno alle 3 di questa mattina.Soccorso Alpino e Speleologico

Fonte:

  • Comunicato con foto del CNSAS Piemonte diffuso via canali social

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Geoportale AGEA: ortofoto e immagini satellitari gratuite per conoscere il territorio

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Il Geoportale AGEA non è una novità, in realtà: esiste da tempo. La novità è che UNIMONT ora dedichi ad esso una scheda informativa sul proprio portale

Chi frequenta la montagna per esplorazione, ricerca o attività speleologica sa quanto sia importante poter consultare immagini aeree aggiornate del territorio. Tra gli strumenti messi a disposizione gratuitamente dalla Pubblica Amministrazione c’è il Geoportale AGEA, la piattaforma cartografica dell’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura.

Il portale consente di visualizzare ortofoto ad alta risoluzione, immagini satellitari e altri dati geografici relativi all’intero territorio nazionale. Nato principalmente per il settore agricolo e per la gestione amministrativa del territorio, rappresenta una risorsa utile anche per geologi, tecnici, amministrazioni locali e associazioni che operano in ambiente montano.

Anche per gli speleologi il Geoportale AGEA può diventare uno strumento di supporto nelle fasi preliminari di ricerca: le ortofoto permettono infatti di individuare doline, conche carsiche, aree prive di copertura boschiva, tracce di vecchi sentieri, piste forestali e altri elementi che possono suggerire la presenza di fenomeni carsici o facilitare la pianificazione delle uscite.

L’accesso a immagini di epoche differenti consente inoltre di confrontare l’evoluzione del paesaggio, documentando modifiche dovute a eventi naturali, interventi antropici, incendi, frane o cambiamenti della copertura vegetale.

Il Geoportale è consultabile liberamente via web e rappresenta uno dei principali strumenti cartografici pubblici disponibili in Italia. Recentemente il Polo UNIMONT dell’Università degli Studi di Milano ha dedicato una scheda informativa al servizio all’interno del portale territorimontani.it, con una breve guida e il collegamento diretto alla piattaforma.

Per chi svolge attività di esplorazione e documentazione del territorio, vale la pena aggiungere questo strumento alla propria raccolta di risorse cartografiche, insieme ai geoportali regionali, alle mappe catastali storiche e ai servizi cartografici nazionali.

Geoportale AGEA: https://geoportale.agea.gov.it/

Lo avete già utilizzato nelle vostre ricerche speleologiche o per l’esplorazione del territorio? Raccontate la vostra esperienza nei commenti.

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Pubblicato il numero 7 di Cronache Ipogee

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Dalla tutela delle grotte alle esplorazioni nel Carso e nelle Alpi Giulie: un numero ricco di attività, ricerca e divulgazione speleologica.

È disponibile il numero 7 di Cronache Ipogee, il periodico di informazione speleologica del Club Alpinistico Triestino, dedicato alle attività esplorative, scientifiche e culturali del Friuli Venezia Giulia.

Il link è questo:

https://cronacheipogee.jimdofree.com/cronache-ipogee

Anche questa edizione propone un ricco panorama di contributi che spaziano dalla tutela dell’ambiente ipogeo alle esplorazioni, dalla divulgazione alla memoria storica della speleologia.

L’apertura è affidata a un ricordo di Giorgio Rossi, assessore del Comune di Trieste recentemente scomparso, che nel corso della sua attività amministrativa ha sostenuto numerose iniziative culturali, museali e didattiche, mantenendo un dialogo costante anche con il Club Alpinistico Triestino.

Ampio spazio è dedicato alla pulizia della Voragine di San Lorenzo, dove oltre venti volontari hanno recuperato rifiuti accumulati nel corso degli anni, restituendo dignità a una cavità segnata da una lunga storia di abbandono e dimostrando come la tutela delle grotte passi anche attraverso il lavoro concreto degli speleologi.

La rubrica “Dal mio diario speleo-escursionistico” accompagna i lettori alla scoperta della grotta slovena Vilenica pri Praprocah, illustrandone l’accesso, le caratteristiche geomorfologiche, le ricche concrezioni e la presenza di una numerosa colonia di pipistrelli, con un invito al rispetto di questi delicati ambienti sotterranei.

Vilenica pri Praprocah

Il fascicolo propone, tra gli altri spunti, il resoconto dell’uscita sociale alla Grotta Cinquantamila, celebre per le rare “bambole di saldame”, singolari concrezioni naturali ancora oggetto di studi scientifici.

Troviamo anche il racconto di un’esplorazione alla Risorgiva di Eolo, uno dei più importanti sistemi carsici del Friuli Venezia Giulia, dove acqua, morfologia ed esplorazione si fondono in un ambiente di grande fascino.

E ampio spazio è dedicato al Canin: qui sotto uno degli articoli.

Come di consueto, Cronache Ipogee spazia tra descrizioni di attività sul campo e approfondimenti dedicati alla divulgazione, conoscenza del patrimonio carsico e vita associativa: è un punto di riferimento per chi segue la speleologia del Friuli Venezia Giulia e del vicino Carso sloveno, con uno sguardo al di là di questi orizzonti.

Il nuovo numero è disponibile gratuitamente in formato PDF sul sito di Cronache Ipogee, il periodico del Club Alpinistico Triestino, consultabile e scaricabile online: https://cronacheipogee.jimdofree.com/cronache-ipogee

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