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Rilievi 3D, GIS e conservazione al centro di MetroArchaeo 2026: la speleoarcheologia di Lamalunga e lo studio delle orme di dinosauro indicano strumenti condivisi per documentare il patrimonio pugliese.
MetroArchaeo 2026: dalla speleoarcheologia di Lamalunga ai siti con orme fossili
La speleoarcheologia, i modelli digitali e la gestione dei dati territoriali entrano nel confronto sulla conservazione del patrimonio pugliese. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari ha partecipato a MetroArchaeo 2026 con due contributi. Il primo riguarda il sistema carsico di Lamalunga. Il secondo affronta la diagnostica conservativa dei siti con impronte di dinosauro del territorio barese.
Il convegno internazionale IMEKO TC26, dedicato alla metrologia applicata all’archeologia e ai beni culturali, si è svolto a Bari dal 14 al 16 ottobre 2026. Il suo campo di lavoro comprende produzione, interpretazione e affidabilità delle misure. Tra i temi figurano diagnostica non distruttiva, geomatica, modellazione tridimensionale e gestione digitale delle informazioni. [web:4]
I due lavori della Soprintendenza condividono una prospettiva operativa. La documentazione scientifica viene organizzata per sostenere il monitoraggio, riconoscere le vulnerabilità e orientare la conservazione. Le testimonianze studiate restano differenti per età, natura e ambiente. Il collegamento riguarda gli strumenti di conoscenza e tutela.
Lamalunga e Uomo di Altamura: la speleoarcheologia considera l’intero sistema carsico
Il contributo “From Neanderthal to Landscape: Protection Strategies and Digital Twin Approaches for the Lamalunga Cave System (Altamura – Apulia, Southern Italy)” presenta una ricerca multidisciplinare. Il lavoro parte dall’Uomo di Altamura e amplia l’indagine alla grotta e al paesaggio circostante.
Gli autori sono F.R. Paolillo, E. Dellù, C. Annese, F. Banfi, D. Blanco, S. Urbini, I. Nicolosi, T. Rinaldi, A. Quagliariello, S. Sivilli, A. Tenore e I. Fiore.
Il fossile fu scoperto il 3 ottobre 1993 nella grotta di Lamalunga, durante esplorazioni speleologiche. Gli studi morfologici e paleogenetici lo attribuiscono a Homo neanderthalensis. Le ricerche collocano l’individuo in un intervallo generalmente indicato fra circa 172.000 e 130.000 anni fa. La cronologia deriva anche dalle datazioni delle concrezioni carbonatiche associate ai resti. [web:38][web:46]
Per la speleoarcheologia, Lamalunga mostra quanto sia importante conservare il rapporto fra reperto e ambiente. Le ossa sono inglobate nelle concrezioni. La loro posizione, i sedimenti e la geometria degli spazi concorrono alla ricostruzione del contesto. La cavità che ospita lo scheletro richiede tecniche speleologiche per essere raggiunta. [web:40]
Digital Twin e rilievi 3D per la conservazione di Lamalunga
Il progetto presentato a MetroArchaeo integra rilievi tridimensionali, indagini scientifiche e approcci Digital Twin. L’obiettivo è collegare conoscenze diverse e sviluppare strumenti per il monitoraggio dell’intero sistema.
Un gemello digitale applicato al patrimonio non coincide con una semplice immagine tridimensionale. È un ambiente informativo che può associare geometrie, documentazione, analisi e aggiornamenti. Nel quadro scientifico del convegno, questi strumenti sono collegati alla manutenzione, alla conservazione preventiva e alla valutazione degli interventi. [web:8]
Lamalunga possiede già una storia di documentazione digitale. Un lavoro pubblicato nel 2004 descriveva il rilievo topografico tridimensionale dei resti e delle loro relazioni spaziali. Nel 2023, uno studio su Communications Biology ha ricostruito virtualmente il cranio mediante laser scanning e fotogrammetria. Le parti non direttamente osservabili furono acquisite con una fotocamera montata su una sonda. [web:44][web:40]
Queste esperienze mostrano una funzione concreta della documentazione 3D. Le tecnologie consentono di studiare dettagli difficili da raggiungere e di confrontare dati senza dover osservare ogni volta direttamente tutte le superfici. [web:40]
GIS e impronte di dinosauro: la tutela della rete dei siti baresi
Il secondo contributo è il poster “GIS-Based Conservation Diagnostics and Spatial Data Integration for the Management of Open-Air Ichnological Heritage: The Bari Dinosaur Tracksites Network (Southern Italy)”. Gli autori sono F.R. Paolillo, C. Annese ed E. Dellù.
Il lavoro propone l’integrazione di informazioni territoriali e conservative attraverso sistemi GIS. Questi strumenti permettono di mettere in relazione la posizione dei siti, le osservazioni sul loro stato e le vulnerabilità individuate. Il risultato atteso è un supporto alle strategie di conservazione della rete di giacimenti.
Le impronte appartengono al patrimonio icnologico, cioè alle testimonianze delle attività degli organismi del passato. Nel territorio di Altamura, Cava Pontrelli conserva una vasta superficie con tracce di dinosauri del Cretacico superiore. La Società Paleontologica Italiana ricostruisce la scoperta del sito nel 1999 e i successivi ritrovamenti nell’area. [web:59][web:62]
Il rapporto con Lamalunga non è cronologico. Le orme dei dinosauri precedono di decine di milioni di anni il Neanderthal. I due progetti si incontrano sul piano della gestione: documentare le testimonianze, comprenderne il contesto e trasformare i dati in decisioni di tutela. La speleoarcheologia si inserisce in questo dialogo mantenendo riconoscibili le competenze archeologiche, paleoantropologiche, paleontologiche e geologiche.
Relazione di approfondimento: la speleoarcheologia tra ricerca, documentazione e conservazione
La speleoarcheologia studia le testimonianze umane negli ambienti sotterranei attraverso il rapporto fra esplorazione, archeologia e scienze della Terra. Lamalunga offre un punto di partenza per comprendere metodi, responsabilità e sviluppi della ricerca.
Speleoarcheologia: campo di studio e rapporti con le altre discipline
La speleoarcheologia può essere descritta come un ambito interdisciplinare dedicato alle tracce della presenza umana nelle grotte e nei contesti ipogei. L’interesse non si limita agli oggetti. Comprende spazi, depositi, resti biologici e trasformazioni del sottosuolo. Le attività speleologiche italiane comprendono anche lo studio delle cavità artificiali di interesse storico e antropologico. [web:30][web:80]
È utile distinguere i principali campi coinvolti:
- L’archeologia ricostruisce le attività umane attraverso le testimonianze materiali e i loro rapporti.
- La paleoantropologia studia i resti umani antichi e l’evoluzione delle popolazioni.
- La paleontologia analizza gli organismi del passato; l’icnologia considera anche le tracce delle loro attività.
- La geologia e la sedimentologia chiariscono formazione della cavità, origine dei depositi e trasformazioni del contesto.
- La speleologia fornisce conoscenze dell’ambiente sotterraneo, documentazione topografica e competenze esplorative.
Il caso di Altamura rende visibili queste connessioni. L’attribuzione del fossile deriva da dati anatomici e genetici. La cronologia richiede lo studio dei carbonati. L’accesso e la documentazione dipendono anche dalle condizioni della grotta. Nessuna di queste componenti sostituisce le altre. [web:46][web:40]
Grotte naturali e cavità artificiali nella speleoarcheologia
Le grotte naturali possono conservare tracce di frequentazione, depositi contenenti resti umani e animali, manufatti o testimonianze simboliche. Le cavità artificiali documentano invece anche il progetto di scavo e le funzioni assegnate al sottosuolo. La distinzione riguarda l’origine dello spazio, non il suo valore storico. [web:33][web:80]
Il Catasto Nazionale Cavità Artificiali comprende opere idrauliche, insediative civili, di culto, militari, estrattive e di transito. Acquedotti, cisterne, miniere e ipogei richiedono quindi letture differenti. Forma, tecnica costruttiva e collegamenti con la superficie concorrono a interpretarne la funzione. [web:83][web:30]
Una cavità può attraversare più fasi d’uso. La ricerca deve ricostruire queste trasformazioni attraverso le evidenze disponibili. Lo studio delle strutture considera anche i rapporti fra parti costruite, modifiche e contesto territoriale, secondo l’approccio dell’archeologia dell’architettura. [web:9][web:19]
Depositi di grotta e stratigrafia: come si forma l’archivio sotterraneo
Una grotta non è un contenitore immobile. Acqua, gravità, crolli e apporti esterni possono introdurre, spostare o asportare materiali. Anche le precipitazioni carbonatiche trasformano il deposito. Per questo l’interpretazione archeologica richiede una ricostruzione dei processi di formazione. [web:33]
I sedimenti possono provenire dalle pareti della cavità oppure dall’esterno. Tra gli apporti figurano detriti di versante, materiali trasportati dai corsi d’acqua, particelle infiltrate dal suolo e depositi eolici. Le concrezioni costituiscono invece depositi chimici. La loro crescita può ricoprire reperti e superfici preesistenti. [web:33]
La stratigrafia mette in relazione queste componenti. La posizione di un oggetto acquista significato insieme al sedimento che lo contiene e alle trasformazioni subite. Un reperto trasportato dall’acqua non documenta automaticamente un’attività umana nel punto esatto del ritrovamento. La lettura del contesto deve considerare anche erosione e rideposizione. [web:33]
La tutela riguarda quindi l’intero deposito. Un sedimento apparentemente uniforme può contenere informazioni sulla storia della grotta, sulle condizioni ambientali e sulle relazioni fra resti e processi geologici. La perdita di questi rapporti riduce le possibilità di interpretazione. [web:33]
Tafonomia e micromorfologia nella ricerca speleoarcheologica
La tafonomia studia i processi che intervengono fra la morte di un organismo e la conservazione dei suoi resti. In grotta aiuta a interpretare la distribuzione delle ossa, le trasformazioni del deposito e il rapporto fra accumulo biologico e attività umana. La microstratigrafia aggiunge una lettura a scala molto fine. [web:76]
A Lamalunga lo scheletro è disarticolato e rivestito da calcite. La disposizione dei resti e le condizioni della cavità sono parte della ricerca. Il rilievo tridimensionale pubblicato nel 2004 permise di esaminare le relazioni fra elementi scheletrici anche da punti di osservazione non accessibili direttamente. [web:44][web:40]
La micromorfologia analizza la struttura dei sedimenti attraverso campioni preparati per l’osservazione microscopica. Il suo valore consiste nel collegare le componenti minute alla loro posizione nel deposito. A Denisova, questi approcci sono stati integrati anche con lo studio del DNA antico conservato nei sedimenti. [web:76][web:84]
Scavo archeologico in grotta: documentazione e competenze
Lo scavo richiede un progetto scientifico e le autorizzazioni previste. In Italia, una ricerca finalizzata al rinvenimento di beni archeologici non può essere avviata come semplice prosecuzione di un’esplorazione speleologica. La documentazione ministeriale distingue esplicitamente le ricerche autorizzate dai ritrovamenti fortuiti. [web:22][web:26]
L’attività sul campo deve mantenere collegati descrizioni, fotografie, posizione dei materiali e informazioni stratigrafiche. I sistemi informativi digitali servono proprio a organizzare questi rapporti. Un caso metodologico pubblicato nel 2023 affronta l’acquisizione e l’archiviazione dei dati durante scavi archeologici in emergenza. [web:13]
Negli ambienti sotterranei, il progetto scientifico deve confrontarsi anche con le condizioni di accesso. Il caso di Lamalunga mostra una soluzione mirata: l’impiego di sonde fotografiche ha consentito di documentare parti del cranio separate dagli operatori da una cortina di concrezioni. La tecnica di acquisizione è stata adattata al contesto. [web:40]
Datazioni nella speleoarcheologia: radiocarbonio, uranio-torio e luminescenza
Non esiste un metodo di datazione valido per tutti i materiali. La scelta dipende dal campione, dall’età attesa e dal processo che si vuole ricostruire. Le rassegne sui depositi di grotta considerano radiocarbonio, serie dell’uranio, luminescenza e risonanza di spin elettronico. [web:32]
Il radiocarbonio è utilizzabile su materiali contenenti carbonio di origine biologica, quando le condizioni di conservazione lo permettono. Il suo campo operativo arriva, in termini generali, a circa 50.000 anni. Non è quindi il metodo adatto a collocare direttamente un individuo antico quanto l’Uomo di Altamura. [web:27][web:46]
Le datazioni uranio-torio sono particolarmente importanti per i carbonati di grotta. Misurano la formazione del materiale analizzato. Se una concrezione ricopre un reperto, la relazione stratigrafica permette di ricavare un vincolo cronologico. La data della calcite non va confusa automaticamente con quella dell’evento umano. [web:27][web:40]
La luminescenza permette di costruire cronologie dei depositi sedimentari. A Denisova, le datazioni ottiche sono state integrate con reperti, resti faunistici e DNA sedimentario. Lo studio pubblicato nel 2025 utilizza complessivamente 150 età ottiche per ricostruire la sequenza pleistocenica delle diverse camere. [web:75]
Il risultato più utile nasce dall’incrocio dei metodi. Una data misura un processo specifico. La ricostruzione storica richiede che quel processo sia collegato correttamente al contesto archeologico. [web:32][web:75]
DNA antico nei sedimenti: nuove informazioni per la speleoarcheologia
I depositi possono conservare informazioni genetiche anche quando non restituiscono resti umani riconoscibili. Il DNA sedimentario amplia quindi le possibilità di ricerca. Il suo impiego richiede una stretta integrazione con stratigrafia e cronologia. [web:73][web:75]
Nel 2021, uno studio su Denisova ha analizzato 728 campioni di sedimento. DNA mitocondriale umano antico è stato recuperato in 175 campioni. I risultati hanno documentato la presenza di Denisoviani, Neanderthal e Homo sapiens in differenti fasi della sequenza. [web:73]
Le ricerche successive hanno esteso il quadro. Lo studio del 2025 integra 963 campioni di sedimento e identifica DNA mitocondriale di ominini in 213 di essi. Questi numeri riguardano campioni analizzati, non individui vissuti nella grotta. Il dato genetico deve essere interpretato insieme alle altre evidenze. [web:75]
Rilievo 3D e fotogrammetria: misurare senza separare il reperto dal contesto
La documentazione tridimensionale registra forma e relazioni spaziali. Laser scanning e fotogrammetria possono essere combinati quando le condizioni di osservazione cambiano all’interno dello stesso sito. La ricerca sul cranio di Altamura costituisce un esempio concreto di questa integrazione. [web:40]
Nello studio del 2023, la parte frontale fu acquisita con laser scanner. Le porzioni posteriori furono documentate mediante fotogrammetria con una fotocamera su sonda. I due insiemi digitali furono successivamente ricomposti attraverso un protocollo basato sul confronto morfologico. [web:40]
La distinzione fra misura e ricostruzione è essenziale. La superficie acquisita deriva da un’osservazione strumentale. Il riallineamento delle parti richiede anche procedure interpretative. Dichiarare questi passaggi rende il modello utilizzabile per confronti scientifici e non soltanto per la visualizzazione. [web:40][web:8]
GIS e Digital Twin nella gestione del patrimonio sotterraneo
Il GIS organizza le informazioni nello spazio. Nel patrimonio culturale, l’integrazione fra dati geometrici e informazioni tematiche permette di collegare elementi, materiali, alterazioni e contesto territoriale. Il modello digitale diventa così interrogabile, anziché limitarsi a rappresentare una forma. [web:47]
Il Digital Twin sviluppa ulteriormente questo orientamento. Un sistema utile alla conservazione deve collegare il modello ai dati e prevedere il loro aggiornamento. Le applicazioni discusse a MetroArchaeo comprendono monitoraggio, gestione preventiva e scenari di intervento. [web:8]
Per la speleoarcheologia, questa impostazione suggerisce una gestione unitaria delle informazioni. Il rilievo della cavità può essere collegato a schede dei reperti, documentazione delle indagini e dati conservativi. Si tratta di una direzione metodologica, non della semplice produzione di un ambiente virtuale destinato alla visita. [web:8][web:13]
La qualità del risultato dipende dalla tracciabilità. Strumenti, procedure di acquisizione e margini di incertezza devono rimanere riconoscibili. Il programma scientifico di MetroArchaeo pone proprio l’affidabilità delle misure al centro del confronto. [web:4][web:8]
Conservazione delle grotte archeologiche e tutela dei pipistrelli
La conservazione del patrimonio sotterraneo comprende anche l’ambiente che lo ospita. Le modalità di accesso devono considerare la fragilità delle testimonianze e la presenza di organismi viventi. La tutela culturale non elimina le esigenze di protezione biologica. [web:40][web:85]
Per i pipistrelli, i periodi di ibernazione e riproduzione richiedono particolare attenzione. Il disturbo invernale può provocare risvegli e consumo delle riserve energetiche. L’illuminazione diretta e la permanenza ravvicinata presso le colonie devono essere evitate. La programmazione delle attività deve rispettare le limitazioni di accesso e le esigenze dei rifugi occupati. [web:85]
La documentazione remota offre anche una possibilità di divulgazione compatibile con siti difficilmente accessibili. Modelli e ambienti virtuali possono estendere l’esperienza senza trasformare ogni luogo di ricerca in uno spazio di visita diretta. La comunicazione deve distinguere evidenze, interpretazioni e ricostruzioni. [web:8]
Ritrovamenti in grotta: obblighi di legge e ruolo degli speleologi
Lo speleologo può contribuire in modo decisivo attraverso l’osservazione, il rilievo e la segnalazione. La storia di Lamalunga mostra il rapporto fra scoperta speleologica e successivo sviluppo della ricerca paleoantropologica. Scintilena ha documentato anche le attività di assistenza e sorveglianza svolte dal CARS in relazione al sito. [web:6][web:12]
In presenza di una scoperta fortuita, l’articolo 90 del Codice dei beni culturali prevede la denuncia entro ventiquattro ore. La comunicazione può essere indirizzata alla Soprintendenza competente, al sindaco o all’autorità di pubblica sicurezza. I beni devono essere conservati temporaneamente nelle condizioni e nel luogo del rinvenimento. [web:22]
La condotta operativa conseguente è prudente: interrompere le azioni che potrebbero alterare il contesto, non raccogliere i materiali e trasmettere la segnalazione alle autorità. La rimozione non è un passaggio ordinario dell’esplorazione. La normativa ammette esigenze specifiche di sicurezza e conservazione, che non autorizzano raccolte autonome. [web:22][web:26]
Il contributo dei gruppi speleologici resta quindi distinto dallo scavo archeologico. Conoscenza degli accessi, cartografia e continuità di osservazione possono sostenere i progetti coordinati dagli enti competenti. La collaborazione conserva valore quando ruoli e responsabilità sono chiari. [web:12][web:22]
Speleoarcheologia e patrimonio paleontologico: il significato del confronto pugliese
Lamalunga e i siti con orme di dinosauro appartengono a storie differenti. Nel primo caso, la ricerca riguarda un essere umano fossile e il suo contesto carsico. Nel secondo, studia tracce biologiche impresse in superfici molto più antiche. Le impronte non costituiscono testimonianze archeologiche della presenza umana. [web:46][web:59]
La connessione riguarda la documentazione e la gestione. Entrambi i patrimoni richiedono misure affidabili, lettura del contesto e conservazione delle relazioni spaziali. Il confronto proposto a MetroArchaeo colloca questi problemi nel più ampio campo delle tecnologie applicate ai beni culturali. [web:4][web:8]
Per la speleoarcheologia, la prospettiva più produttiva è l’integrazione. L’esplorazione individua e documenta gli ambienti. L’archeologia e le scienze naturali interpretano le testimonianze. La gestione digitale collega i risultati. La tutela conserva il sito e le informazioni che ancora contiene. [web:30][web:33][web:8]
L'articolo Speleoarcheologia, Lamalunga e Digital Twin: a Bari la tutela collega grotte e paesaggio proviene da Scintilena.