Underground Vision, The Unseen World, International contest for images of the underground world.
The contest is organized by TETIIDE APS in collaboration with the European Speleological Federation (FSE) and the European Children and Young Cavers working group (ECYC).
General Regulations
The underground is the largest and least-known space on the planet. This competition brings together all the forms through which humans have represented it: photography, surveying, cartography, scien
The underground is the largest and least-known space on the planet. This competition brings together all the forms through which humans have represented it: photography, surveying, cartography, scientific and historical illustration.
All entries will be evaluated by a professional jury with expertise in speleology and the specific theme. The entries may also be voted on for the Audience Award .
The winners will be presented in the EuroSpeleo Youthletter .
Participation details:
The works will be published on the ECYC website
Open to all ages: up to 20 years old
Each participant can submit up to three works (images, maps, art)
The works will compete for the jury and public prizes
The winners will receive an official certificate and will be featured in a publication
Víkend má být horký, kam se jít zchladit? Do některé ze 13 aktuálně jeskyní v ČR! A když pošlete z krasového podzemí do soutěže, můžete vyhrát i zajímavé ceny 😉
Objevujte zpřístupněné jeskyně ČR a hrajte o zajímavé výhry. Správa jeskyní České republiky vyhlašuje první ročník fotografické soutěže „Cvakněte jeskyni a vyhrajte“.
📷 Vyfotografujte se při svém výletě do některé ze 14 zpřístupněných jeskyní v Čechách, na Moravě a ve Slezsku.
💬 Vymyslete vtipný text, který se k fotografii vztahuje.
📧
Víkend má být horký, kam se jít zchladit? Do některé ze 13 aktuálně jeskyní v ČR! A když pošlete z krasového podzemí do soutěže, můžete vyhrát i zajímavé ceny 😉
Objevujte zpřístupněné jeskyně ČR a hrajte o zajímavé výhry. Správa jeskyní České republiky vyhlašuje první ročník fotografické soutěže „Cvakněte jeskyni a vyhrajte“.
📷 Vyfotografujte se při svém výletě do některé ze 14 zpřístupněných jeskyní v Čechách, na Moravě a ve Slezsku.
💬 Vymyslete vtipný text, který se k fotografii vztahuje.
📧 Příspěvek zašlete do 31. srpna 2026 na e-mail soutez@caves.cz.
Hlavní výhrou je víkendový pobyt v jedné z provozních budov přímo u jeskyní dle aktuální nabídky – přenocujte tam, kam se jen tak někdo nepodívá!
Dalších devět oceněných obdrží rodinné vstupenky k návštěvě libovolné jeskyně v ČR.
Více na https://www.caves.cz/aktuality/cvaknete-jeskyni-2026
Obecné informace o návštěvě naleznete na stránce Dny otevřených dveří v Ochozské jeskyni.
K prohlídce je nutná rezervace ZDE.
Aktualizace 15. 5.: Přes nepříznivou předpověd počasí je jeskyně průchozí, jen za vchodem je bláto. Doporučená obuv jsou holínky nebo pohorky.
Aktualizace 7. 5.: Rezervace jsou zaplněné, děkujeme za zájem.
Pokud se situace změní a nebudete moci přijít, napište nám prosím zprávu (na mail csszo611@gmail.com), ať místa uvolníme. Pokud se na vás nedostalo a p
Aktualizace 15. 5.: Přes nepříznivou předpověd počasí je jeskyně průchozí, jen za vchodem je bláto. Doporučená obuv jsou holínky nebo pohorky.
Aktualizace 7. 5.: Rezervace jsou zaplněné, děkujeme za zájem.
Pokud se situace změní a nebudete moci přijít, napište nám prosím zprávu (na mail csszo611@gmail.com), ať místa uvolníme. Pokud se na vás nedostalo a půjdete kolem, můžeme vás zkusit zařadit místo někoho, kdo bez omluvy nedorazí (i to se bohužel stává).
Přední síň v Labyrintu Ochozské jeskyně (není součástí prohlídky)
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Il giovane pescatore è stato raggiunto in una cavità asciutta oltre un tratto sommerso. Era scomparso il 23 luglio durante una battuta di pesca.
Un pescatore di 31 anni è stato ritrovato vivo il 7 agosto 2026, dopo essere rimasto per circa 15 giorni all’interno di un sistema di grotte nella zona di confine tra Veracruz e Oaxaca, in Messico.
L’uomo era scomparso il 23 luglio dopo essere entrato con il padre in un cenote nei pressi della comunità di San Francisco La Paz. Alle ricer
Il giovane pescatore è stato raggiunto in una cavità asciutta oltre un tratto sommerso. Era scomparso il 23 luglio durante una battuta di pesca.
Un pescatore di 31 anni è stato ritrovato vivo il 7 agosto 2026, dopo essere rimasto per circa 15 giorni all’interno di un sistema di grotte nella zona di confine tra Veracruz e Oaxaca, in Messico.
L’uomo era scomparso il 23 luglio dopo essere entrato con il padre in un cenote nei pressi della comunità di San Francisco La Paz. Alle ricerche hanno partecipato abitanti della zona, Protezione Civile, sommozzatori della Marina messicana e successivamente subacquei specializzati.
Il 29 luglio era stato ritrovato il suo arpione a circa 65 metri di profondità, un indizio che aveva spinto i soccorritori a proseguire le ricerche all’interno della cavità.
A individuarlo è stato uno speleosubacqueo statunitense, che ha descritto un’esplorazione con visibilità inferiore a un metro e notevoli difficoltà nella posa della sagola guida. Dopo circa 100 metri di progressione nella grotta sommersa, le ricerche hanno infine condotto a una grande cavità asciutta.
Lo speleosub ha chiamato nell’oscurità e ha ricevuto una risposta: il pescatore era ancora vivo.
Secondo le testimonianze raccolte dalla stampa messicana, il pescatore avrebbe trascorso oltre due settimane nella cavità senza cibo, ma con acqua a disposizione. È stato accompagnato attraverso il tratto sommerso respirando con l’attrezzatura dei soccorritori e, una volta all’esterno, affidato ai sanitari.
Alcuni media hanno riferito che l’uomo sarebbe stato ritrovato a “oltre 100 metri di profondità”. Il resoconto del soccorritore parla invece di circa 100 metri di penetrazione all’interno della grotta, un dato che non equivale necessariamente alla profondità verticale.
La vicenda rappresenta un eccezionale caso di sopravvivenza in ambiente ipogeo e di soccorso attraverso una grotta sommersa.
Fonti:La Jornada, El Financiero, Imagen de Veracruz, 7–13 agosto 2026
Foto di copertina: un cenote in Messico. Foto di repertorio: Adam Baker / Wikimedia Commons, CC BY 2.0
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Ricercatori delle Università di Belgrado e del Montenegro studiano le grotte d’alta quota del massiccio: 415 cavità già censite, nuovi rilievi e un patrimonio carsico che attende ancora di essere conosciuto
Il Durmitor non ha ancora svelato tutto ciò che nasconde sotto le sue montagne. Nel grande massiccio carsico del Montenegro sono oggi censite 415 cavità, tra grotte a sviluppo prevalentemente orizzontale e sistemi verticali, ma diverse zone rimangono ancora insufficientemente inv
Ricercatori delle Università di Belgrado e del Montenegro studiano le grotte d’alta quota del massiccio: 415 cavità già censite, nuovi rilievi e un patrimonio carsico che attende ancora di essere conosciuto
Il Durmitor non ha ancora svelato tutto ciò che nasconde sotto le sue montagne. Nel grande massiccio carsico del Montenegro sono oggi censite 415 cavità, tra grotte a sviluppo prevalentemente orizzontale e sistemi verticali, ma diverse zone rimangono ancora insufficientemente investigate. È un patrimonio sotterraneo di notevole interesse scientifico, nel quale nuove esplorazioni e soprattutto nuovi rilievi potrebbero contribuire a comprendere meglio l’evoluzione del carsismo d’alta quota dei Balcani.
Nel luglio 2026 un gruppo di speleologi e ricercatori dell’Università di Belgrado e dell’Università del Montenegro ha condotto una nuova campagna sul Durmitor nell’ambito del programma “Science in the Service of Nature – the Underground World of Durmitor”, promosso dall’Università del Montenegro.
Le ricerche hanno interessato tre cavità molto diverse tra loro: Vodena pecina, Zelenovirska pecina e Ledena pecina.
A raccontare i risultati a Vijesti sono stati Mihailo Miti? e Jovan Petronijevi?, della Facoltà di Geografia dell’Università di Belgrado.
Vodena pecina, una grotta a sviluppo orizzontale
Situata nel Parco nazionale del Durmitor, a ovest di Virak e a circa 1.550 metri di quota, Vodena pecina si sviluppa nei calcari mesozoici per circa 105 metri.
La sua morfologia è relativamente semplice e prevalentemente orizzontale. Un condotto principale attraversa una successione di allargamenti e strettoie, accompagnato da alcuni piccoli rami laterali e ambienti più ampi.
La cavità si sviluppa quasi interamente su un unico livello idrologico e presenta differenze altimetriche minime tra ingresso e parte terminale.
Proprio l’assenza di ostacoli verticali tecnicamente impegnativi ha portato i ricercatori a considerare Vodena pecina anche sotto il profilo della fruizione. Secondo Miti?, con casco, illuminazione, abbigliamento adeguato e soprattutto con l’accompagnamento di una guida speleologica qualificata, la grotta potrebbe essere inserita negli itinerari escursionistici che da Žabljak conducono verso Savin Kuk e le altre cime del Durmitor.
Una prospettiva quindi di speleoturismo controllato, distinta dall’accesso libero e comunque subordinata alla sicurezza e alla presenza di personale preparato.
Zelenovirska, 830 metri sotto il Durmitor
Ben diverso è il carattere della Zelenovirska pecina, presso Zeleni vir.
Con 830 metri di sviluppo esplorato, viene indicata dai ricercatori come la più lunga grotta conosciuta nell’area del Durmitor, escludendo dal confronto la cavità di Vjetreni brdi, i cui condotti esplorati raggiungono 1.951 metri ma che viene considerata un sistema speleologico distinto.
Rilievo della Jama na Vjetrenim brdima, uno dei maggiori sistemi verticali esplorati nel massiccio del Durmitor. La cavità raggiunge circa 880 metri di profondità e testimonia l’eccezionale sviluppo del carsismo profondo della montagn
Gli 830 metri assumono un significato particolare nel contesto geomorfologico della montagna.
Il carsismo d’alta quota del Durmitor è infatti caratterizzato soprattutto dalla presenza di pozzi e cavità verticali, favoriti dall’intensa tettonizzazione, dal grande spessore delle successioni carbonatiche e dalla forte componente verticale della circolazione idrica sotterranea.
Le grandi grotte a sviluppo prevalentemente orizzontale sono invece molto più rare. Per questo Zelenovirska rappresenta un fenomeno particolarmente interessante sia dal punto di vista geomorfologico sia da quello speleologico.
Un inghiottitoio che comincia 250 metri dopo l’ingresso
Uno degli aspetti più curiosi della Zelenovirska riguarda la sua funzione idrologica.
La cavità appartiene infatti alla tipologia delle grotte-inghiottitoio, ma la funzione di assorbimento delle acque non si manifesta direttamente all’ingresso: inizia soltanto a circa 250 metri dall’entrata.
Secondo Petronijevic questa caratteristica suggerisce una storia speleogenetica complessa, nella quale il drenaggio sotterraneo si sarebbe inserito all’interno di condotti già precedentemente formati.
Le acque superficiali penetrano nelle masse calcaree attraverso fratture e faglie e, mediante la dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche associata all’erosione meccanica, contribuiscono progressivamente alla formazione e all’ampliamento della rete sotterranea.
La Zelenovirska diventa così particolarmente interessante per ricostruire le diverse fasi di evoluzione del sistema carsico.
La vicinanza della grotta a un frequentato itinerario escursionistico non deve però trarre in inganno.
Già nei primi dieci metri il condotto presenta un profilo estremamente basso e la progressione è possibile soltanto strisciando. Più avanti sono necessarie esperienza speleologica, conoscenza delle tecniche di progressione sotterranea e attrezzature specifiche.
I ricercatori sconsigliano quindi categoricamente l’ingresso autonomo e ritengono necessario che il pericolo venga chiaramente segnalato all’esterno della cavità.
Per gli speleologi, al contrario, Zelenovirska rimane un importante terreno di ricerca.
Il valore della Zelenovirska non risiede soltanto nelle sue dimensioni.
Le cavità del Durmitor devono essere considerate veri e propri archivi naturali, in grado di conservare informazioni sull’evoluzione del rilievo carsico, sulle variazioni paleoclimatiche, sui regimi delle acque sotterranee e sui processi di speleogenesi.
Al loro interno possono svilupparsi stalattiti, stalagmiti, colate e altre concrezioni calcitiche, anche se nelle cavità-inghiottitoio attive la presenza periodica o permanente dell’acqua può limitarne lo sviluppo.
È proprio questo insieme di caratteristiche a rendere Zelenovirska un luogo nel quale, osservano i ricercatori, gli speleologi avranno ancora molti motivi per tornare.
415 cavità conosciute, ma la ricerca non è finita
Il dato forse più significativo emerso dalla campagna riguarda l’intero massiccio.
Sul Durmitor risultano attualmente censite 415 cavità speleologiche, esplorate completamente o solo in parte. Un numero che testimonia l’eccezionale sviluppo del carsismo della montagna, ma che non deve essere interpretato come il punto conclusivo delle ricerche.
Alcune aree del massiccio non sono infatti ancora state indagate sistematicamente.
Secondo Miti?, una delle priorità dovrebbe essere quindi l’aggiornamento e il completamento del Catasto speleologico del Durmitor, accompagnato da rilievi topografici dettagliati dei sistemi conosciuti e dalla raccolta sistematica di dati geomorfologici.
L’obiettivo è costruire una banca dati sufficientemente completa da diventare una base affidabile per i futuri progetti scientifici e, dove compatibile con la conservazione delle cavità, per valutare possibili forme di valorizzazione speleoturistica.
In questo percorso viene sottolineata anche l’importanza delle associazioni e dei club speleologici, il cui lavoro dovrebbe essere sostenuto economicamente e integrato con quello delle università e degli enti che gestiscono e tutelano il territorio.
Ledena pecina: prima di tutto, proteggere
La campagna di ricerca ha riguardato anche la celebre Ledena pecina, la Grotta di Ghiaccio, ma qui il problema non è l’esplorazione: è la conservazione.
Secondo i ricercatori la cavità è stata danneggiata e le sue attuali condizioni hanno portato il gruppo a chiedere ai Parchi nazionali del Montenegro un intervento urgente per limitarne l’accesso.
Tra le misure proposte figurano la rimozione delle corde ormai usurate o danneggiate, la recinzione dell’area attorno all’ingresso e l’installazione di cartelli che vietino chiaramente la discesa nella cavità.
I visitatori potrebbero continuare a osservare dall’esterno le caratteristiche stalattiti e stalagmiti di ghiaccio, evitando però di entrare e di alterare ulteriormente il delicato microclima sotterraneo.
I Parchi nazionali del Montenegro hanno comunicato a Vijesti che procederanno, nell’ambito delle proprie competenze e della normativa vigente, all’adozione delle misure proposte.
Il quadro che emerge dalle ricerche è quello di un Durmitor nel quale esplorazione, ricerca scientifica, fruizione e conservazione devono necessariamente procedere insieme.
Quattrocentoquindici cavità sono già conosciute. Altre potrebbero attendere ancora di essere individuate, esplorate e rilevate. E anche nelle grotte già note restano pagine da leggere di quell’archivio naturale che il carsismo del Durmitor ha costruito, lentamente, nel cuore della montagna.
Anche gli speleologi italiani nelle montagne del Montenegro
Il rinnovato interesse per il patrimonio sotterraneo montenegrino coinvolge anche la speleologia italiana. Negli ultimi anni il Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” di Gorizia ha organizzato due campagne esplorative nel Montenegro sud-orientale, la Montenegro Speleo Expedition 2024 e la successiva spedizione del 2025, dedicate alla ricerca di nuove cavità, ai rilievi e alla raccolta di dati ambientali nel carsismo d’alta quota. Alle campagne hanno partecipato anche speleologi di altri gruppi italiani,.
Ulteriori esplorazioni sono state condotte nel Paese dalla Commissione Grotte “Eugenio Boegan” della Società Alpina delle Giulie – CAI Trieste.
Sono esperienze che, pur interessando settori diversi da quello del Durmitor, confermano quanto le montagne del Montenegro siano oggi uno dei territori carsici più interessanti dei Balcani per l’esplorazione, la ricerca scientifica e la collaborazione internazionale.