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    Condividi La ricerca australiana dimostra variazioni vocali regionali nel Macroderma gigas, aprendo nuove strade per la conservazione acustica dei pipistrelli Il Pipistrello Fantasma e la sua Voce: Un Repertorio Complesso Il ghost bat (Macroderma gigas) è il solo pipistrello carnivoro dell’Australia e l’unico rappresentante della famiglia Megadermatidae nel continente. Si nutre di uccelli, rettili, piccoli mammiferi e altri pipistrelli. Con una popolazione mondiale stimata i
     

I Pipistrelli Fantasma Parlano in Dialetto: Scoperta che Rivoluziona il Monitoraggio della Specie

Apríl 10th 2026 at 08:00

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La ricerca australiana dimostra variazioni vocali regionali nel Macroderma gigas, aprendo nuove strade per la conservazione acustica dei pipistrelli


Il Pipistrello Fantasma e la sua Voce: Un Repertorio Complesso

Il ghost bat (Macroderma gigas) è il solo pipistrello carnivoro dell’Australia e l’unico rappresentante della famiglia Megadermatidae nel continente.

Si nutre di uccelli, rettili, piccoli mammiferi e altri pipistrelli. Con una popolazione mondiale stimata inferiore a 10.000 individui maturi, è classificato come Vulnerabile dalla Lista Rossa IUCN.

La specie possiede un repertorio vocale articolato. Le sue vocalizzazioni comprendono chiamate sociali udibili all’orecchio umano — il chirp-trill, usato come segnale di contatto, e lo squabble, segnale agonistico — oltre a una chiamata ultrasonica sociale prodotta nasalmente e agli impulsi ultrasonici di ecolocalizzazione.

È questa ricchezza comunicativa ad aver attirato l’attenzione dei ricercatori della Charles Darwin University del Territorio del Nord australiano.


Lo Studio: Cinque Colonie a Confronto

Uno studio pubblicato nel gennaio 2026 sulla rivista Ecology and Evolution, guidato dalla dott.ssa Nicola Hanrahan, ha analizzato le vocalizzazioni di cinque colonie di maternità del Territorio del Nord, con distanze reciproche comprese tra 39 e oltre 800 chilometri.

I siti includono Pine Creek, Claravale Station, Tolmer Falls, il Parco Nazionale del Kakadu e la Pungalina–Seven Emu Sanctuary, quest’ultima collocata nel punto più meridionale del campione.[1][2]

I ricercatori hanno impiegato registratori acustici attivi 24 ore su 24 per almeno tre mesi. Sono stati catturati 78 individui con reti mist-net e playback acustico come richiamo, per raccogliere campioni di tessuto destinati all’analisi genetica tramite SNP (Single Nucleotide Polymorphisms).

Sono stati misurati anche parametri morfologici: lunghezza dell’avambraccio, delle orecchie, del trago e della foglia nasale.[1]


I Dialetti Regionali del Ghost Bat: I Risultati

L’analisi spettrografica ha rilevato variazioni geografiche significative in tutti e quattro i tipi di vocalizzazione esaminati. Si tratta della prima evidenza di formazione di dialetti nell’intera famiglia Megadermatidae.[3][1]

Le colonie più distanti geograficamente tendono a essere le più diverse acusticamente.

La colonia di Pungalina risulta quella più distinta in quasi tutti i tipi di chiamata, coerentemente con la sua posizione isolata.

L’analisi genetica ha confermato un classico pattern di isolamento per distanza: la correlazione tra distanza genetica e geografica è risultata forte (r = 0,82), con l’eccezione delle colonie di Pine Creek e Claravale, distanti solo 39 km e geneticamente quasi identiche.[1]

Le chiamate sociali udibili mostrano correlazioni marginali con la distanza genetica e geografica, compatibili con un modello di deriva genetica o culturale.

Le chiamate ultrasoniche, invece, variano tra colonie senza alcuna correlazione con la genetica o la geografia: gli autori interpretano questo dato come espressione di selezione stabilizzante, poiché queste chiamate sono vincolate dal loro ruolo nella navigazione e nella caccia.[2][1]


Un Meccanismo Ancora da Chiarire: La Trasmissione Culturale

I fattori genetici e geografici spiegano solo parzialmente la variazione acustica osservata. Gli autori avanzano l’ipotesi che processi sociali e culturali — analoghi a quelli che modellano gli accenti geografici umani — possano contribuire alla formazione dei dialetti nel ghost bat.[3]

I pipistrelli fanno parte del ristretto gruppo di mammiferi con prove robuste di vocal learning, ovvero la capacità di apprendere e modificare le proprie vocalizzazioni per imitazione. Studi precedenti su altre specie, come il Saccopteryx bilineata, hanno dimostrato che i giovani apprendono il canto territoriale imitando i maschi adulti.

Un’altra ricerca ha descritto il fenomeno del “crowd vocal learning”: i cuccioli sono influenzati dall’intera colonia, non solo dalla madre, producendo dialetti di gruppo in condizioni sperimentali.[4][5]

Non è ancora stata dimostrata la presenza di apprendimento vocale nel ghost bat o nei megadermatidi in senso più ampio. Questa rimane una delle principali domande aperte per le ricerche future.[1]


Monitoraggio Acustico Non Invasivo: Le Implicazioni Pratiche

Il ghost bat è una specie particolarmente sensibile al disturbo umano.

La perturbazione dei siti di roosting — caverne naturali e miniere abbandonate — è una delle cause principali del suo declino. Questa sensibilità ha a lungo ostacolato lo sviluppo di metodi di studio e monitoraggio efficaci.[6][7]

La comprensione dei dialetti regionali offre nuovi strumenti pratici. Studi precedenti hanno già dimostrato che il ghost bat risponde al playback delle proprie vocalizzazioni sociali, permettendo il rilevamento fino a 5 km dai roost noti con una probabilità di rilevamento del 50,5%.

La conoscenza dei profili acustici specifici di ciascuna colonia consente di sviluppare classificatori automatici più precisi per il monitoraggio passivo su larga scala.[8][9]

I dialetti possono inoltre segnalare la presenza di popolazioni geneticamente isolate, meritevoli di protezione prioritaria, e contribuire a valutare la compatibilità comportamentale degli individui nei programmi di reintroduzione della specie in aree meridionali precedentemente occupate.[10][2]


Una Finestra sull’Evoluzione del Linguaggio

Al di là delle applicazioni conservazionistiche, il ghost bat rappresenta un modello di interesse per lo studio delle basi biologiche e sociali del linguaggio. I pipistrelli, con la loro duplice funzione vocale — orientamento spaziale e comunicazione sociale — sono candidati privilegiati per indagare come sistemi comunicativi complessi si siano sviluppati nei mammiferi nel corso dell’evoluzione.[3][1]

La recente pubblicazione della sequenza di riferimento del genoma del ghost bat apre ulteriori possibilità: lo studio della base genomica delle capacità vocali e della struttura di popolazione potrà fornire risposte sulle origini biologiche dei dialetti osservati.[11]


Fonti consultate

Fonti
[1] Dialect Formation in Ghost Bats: Genetic, Geographic and … – PMC https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12765597/
[2] Dialect Formation in Ghost Bats: Genetic, Geographic and … https://researchers.cdu.edu.au/en/publications/dialect-formation-in-ghost-bats-genetic-geographic-and-morphologi/
[3] Ghost bat dialects emerge across colonies, study suggests – Phys.org https://phys.org/news/2026-04-ghost-dialects-emerge-colonies.html
[4] Crowd vocal learning induces vocal dialects in bats https://journals.plos.org/plosbiology/article?id=10.1371%2Fjournal.pbio.2002556
[5] Crowd vocal learning induces vocal dialects in bats https://www.psy.ox.ac.uk/people/yosef-prat/publication_modal/2289618
[6] Calling up ghosts : acoustic playback of social vocalisations reveals … https://researchers.westernsydney.edu.au/en/publications/calling-up-ghosts-acoustic-playback-of-social-vocalisations-revea/
[7] Calling up ghosts: Acoustic playback of social vocalisations reveals … https://researchers.cdu.edu.au/en/publications/calling-up-ghosts-acoustic-playback-of-social-vocalisations-revea/
[8] Novel acoustic lure methodology facilitates detection of the cryptic … https://www.publish.csiro.au/wr/wr22189
[9] [PDF] Ghost bat call detection using AI: strategies to improve model … https://www.acoustics.asn.au/conference_proceedings/AAS2025/papers/p50.pdf
[10] Evading the Ghost of Extinction: A Case Study for the Reintroduction of Ghost Bats (Macroderma gigas) https://www.mdpi.com/2673-7159/4/3/25
[11] The complete genome sequence of the ghost bat, Macroderma gigas https://f1000research.com/articles/14-1445/v1

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  • Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella Piccola Età Glaciale
    Condividi Un deposito di ghiaccio ipogeo nel massiccio del Canin datato per la prima volta con argon-39: lo studio internazionale del Progetto C3 ridefinisce i metodi di ricerca sulla criosfera sotterranea La scoperta nel cuore del Canin Un deposito di ghiaccio sotterraneo nel massiccio del Canin, nelle Alpi Giulie, porta la firma climatica della Piccola Età Glaciale. Lo ha stabilito uno studio internazionale pubblicato nel 2026 sul Journal of Glaciology (Cambridge University Press
     

Il Ghiaccio Nascosto delle Alpi Giulie Svela le Sue Origini nella Piccola Età Glaciale

Apríl 10th 2026 at 07:00

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Un deposito di ghiaccio ipogeo nel massiccio del Canin datato per la prima volta con argon-39: lo studio internazionale del Progetto C3 ridefinisce i metodi di ricerca sulla criosfera sotterranea


La scoperta nel cuore del Canin

Un deposito di ghiaccio sotterraneo nel massiccio del Canin, nelle Alpi Giulie, porta la firma climatica della Piccola Età Glaciale. Lo ha stabilito uno studio internazionale pubblicato nel 2026 sul Journal of Glaciology (Cambridge University Press), condotto nell’ambito del Progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate.[1][2]

Il sito al centro della ricerca è la Caverna del Ghiaccio del Monte Leupa, catalogata nel catasto regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 3595. La grotta si apre a 2270 m s.l.m. sul versante est della parete settentrionale del Monte Leupa, nel comune di Chiusaforte (UD), con un portale largo 13 metri visibile da lontano. Il deposito di ghiaccio ipogeo, noto agli speleologi della Commissione Grotte Eugenio Boegan (CGEB) fin dal 1979, aveva un volume stimato di circa 300 m³ con spessore medio di 3 metri.[3][4]

L’articolo scientifico è disponibile in accesso libero al seguente link: https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125[5]


La datazione con argon-39: prima mondiale sul ghiaccio di grotta

La novità principale dello studio risiede nell’applicazione di una tecnica di datazione basata sull’isotopo radioattivo argon-39 (³?Ar). Si tratta della prima applicazione mondiale di questo metodo a un ghiaccio di grotta.[6][5]

L’argon-39 è prodotto nell’alta atmosfera dal bombardamento dei raggi cosmici sull’argon-40. Viene incorporato nelle precipitazioni nevose e si conserva nelle bolle d’aria intrappolate nel ghiaccio. Con un’emivita di circa 269 anni, copre una finestra temporale tra 50 e 1000 anni: una fascia che né il carbonio-14 né altri radioisotopi coprono in modo altrettanto efficace.[6]

La misurazione è resa possibile dalla tecnica ATTA (Atom Trap Trace Analysis), sviluppata presso l’Università di Heidelberg (Germania). Sfrutta trappole laser di ottica quantistica per isolare e contare singoli atomi di ³?Ar, presenti nell’atmosfera in proporzione di circa uno ogni 10¹? atomi di argon totale.[7][5]


Un approccio multiproxy per una cronologia solida

I risultati dell’argon-39 sono stati confrontati con tre altri indicatori indipendenti per rafforzare la cronologia del deposito:

  • Analisi dei pollini intrappolati nel ghiaccio, a cura dell’Università di Innsbruck
  • Datazione U-Th (Uranio-Torio) della calcite criogenica presente nel deposito
  • Datazione radiocarbonica (¹?C) della frazione organica insolubile del ghiaccio[2]

Questo approccio multiproxy ha permesso di stabilire con buona precisione l’età del deposito. Le datazioni con argon-39 indicano una formazione avvenuta tra il 1840 e il 1893 circa, a conferma della formazione nella fase finale della Piccola Età Glaciale.[4]


Il paradosso del permafrost: il freddo estremo che impediva la formazione del ghiaccio

I risultati obbligano a una riflessione non intuitiva sul ruolo delle condizioni climatiche passate. Durante le fasi più fredde della Piccola Età Glaciale — il periodo climatico freddo inquadrato tra il 1260/1310 e il 1850 circa, con massima espansione dei ghiacciai alpini proprio intorno al 1850 — la roccia carbonatica del massiccio del Canin era probabilmente perennemente congelata in profondità.[8][9]

Il permafrost sigillava le fratture della roccia, bloccando lo stillicidio verso il basso. Nessuna acqua poteva perolare, nessun ghiaccio poteva formarsi nella grotta. Solo con l’avvio del parziale scongelamento del permafrost, alla fine della Piccola Età Glaciale, l’acqua ha ricominciato a circolare nelle fratture. Scorrendo in un ambiente ancora sufficientemente freddo, si è poi solidificata, dando origine al deposito.[2][4]

In sintesi: il freddo estremo della Piccola Età Glaciale ha paradossalmente impedito la formazione del ghiaccio di grotta. Solo la sua attenuazione ha aperto la finestra climatica adatta.


La scoperta sul radiocarbonio: un limite metodologico da non ignorare

Lo studio porta anche un contributo critico alla metodologia della datazione nelle grotte carsiche. Il metodo del radiocarbonio (¹?C) ha restituito per il ghiaccio del Leupa un’età nell’ordine dei millenni, in netto contrasto con tutti gli altri indicatori.

La spiegazione è che il ¹?C ha datato non il ghiaccio, ma la materia organica del suolo esterno, molto più antica, entrata nella grotta attraverso lo stillicidio e rimasta intrappolata nel ghiaccio. Nei sistemi carsici il carbonio organico trasportato può essere decine o centinaia di volte più antico del ghiaccio che lo contiene.[4]

Il messaggio ai ricercatori è chiaro: il radiocarbonio, in questi contesti, va usato con estrema cautela e non come indicatore primario dell’età del ghiaccio.


Il Progetto C3 e i suoi dieci anni di ricerca sul Canin

La ricerca è stata realizzata nell’ambito del Progetto C3 – Caves, Cryosphere and Climate, avviato nel dicembre 2016 con un accordo tra l’ISP-CNR e la Commissione Grotte Eugenio Boegan della Società Alpina delle Giulie (SAG), sezione triestina del CAI.[10]

La CGEB è uno dei gruppi speleologici italiani più antichi, fondata nel 1883 come Comitato alle Grotte della Società degli Alpinisti Triestini. Nei dieci anni del progetto ha messo a disposizione della ricerca le sue competenze esplorative, la logistica in grotta e la conoscenza accumulata in oltre 140 anni di attività sul Canin.[11]

Il progetto ha coinvolto istituti di ricerca in quattro paesi: Heidelberg University, Paul Scherrer Institute, University of Innsbruck, Swiss Institute for Speleology and Karst Studies (SISKA), Oeschger Centre for Climate Change Research (Università di Berna), CNR-ISP, Geosphere Austria. I finanziamenti sono stati garantiti da SAG-CGEB/CAI Trieste, CNR, Austrian Science Foundation, German Science Foundation (DFG) e Società Meteorologica Alpino-Adriatica.[2]

Tra i risultati precedenti del Progetto C3 spicca, nel 2017, la prima scoperta mondiale di calcite criogenica grossolana ancora in-situ all’interno del ghiaccio di grotta del Canin: un ritrovamento che ha poi fornito uno dei proxy chiave per le datazioni U-Th dello studio 2026.[12]


La guida lo studio: il team di ricerca

Lo studio è guidato da Renato R. Colucci, Primo Ricercatore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR e docente di glaciologia all’Università di Trieste dal 2015. Il gruppo di ricerca comprende 16 autori internazionali, tra cui:[13]

  • Werner Aeschbach, professore all’Institute of Environmental Physics dell’Università di Heidelberg, responsabile della tecnica ATTA per l’³?Ar[2]
  • Marc Luetscher, direttore del Swiss Institute for Speleology and Karst Studies (SISKA)[2]

“L’area del Canin, riserva MAB Unesco del Parco Naturale delle Prealpi Giulie, e le Alpi Giulie in genere, si confermano un prezioso laboratorio ambientale per lo studio degli effetti delle variazioni climatiche antiche e recenti sulla criosfera.” — Renato R. Colucci[2]

“Per la prima volta al mondo abbiamo potuto testare il nostro metodo innovativo di datazione con argon-39 su un deposito di ghiaccio sotterraneo. I risultati ottenuti sono estremamente promettenti per lo studio di molti altri archivi di ghiaccio naturali.” — Werner Aeschbach[2]

“Testare questa metodologia di datazione innovativa con altri metodi consolidati è stata la vera forza di questo lavoro scientifico.” — Marc Luetscher[2]


Un archivio che scompare mentre viene descritto

Il ghiaccio del Leupa è già quasi scomparso. Tra il 2012 e il 2020, il deposito ha perso oltre 180 m³ di ghiaccio — più della metà del volume originario. Il punto di svolta risale al 2014: per la prima volta nella serie di monitoraggio avviata nel 2011, la temperatura della roccia è rimasta sopra lo zero per diversi mesi estivi, eliminando l’effetto di frigorifero naturale della cavità. Le fotografie e i rilievi del 2018 e del 2024 mostrano una grotta ormai quasi priva di ghiaccio.[4]

La perdita non è solo morfologica. Ogni deposito di ghiaccio ipogeo conserva bolle d’aria con la composizione atmosferica del passato, pollini, calcite criogenica e informazioni sul regime del permafrost: archivi paleoambientali che, una volta fusi, scompaiono per sempre.[14][2]

La fusione del ghiaccio sotterraneo ha anche implicazioni per la gestione delle risorse idriche. I depositi ipogei funzionano da serbatoi che rilasciano acqua in modo graduale. Con la loro perdita, il regime idrico dei sistemi carsici diventa più dipendente dagli eventi di precipitazione a breve termine, con possibili effetti sulla disponibilità stagionale di acqua sotterranea.[4][2]

Il massiccio del Canin, Riserva della Biosfera MAB UNESCO delle Alpi Giulie Italiane (istituita nel 2019 e diventata riserva transfrontaliera con la Slovenia nel luglio 2024), si conferma uno dei laboratori naturali più preziosi d’Europa per lo studio della criosfera alpina in rapida trasformazione.[15][16]


Riferimento scientifico:
Colucci R.R., Bohleber P., Aeschbach W., Luetscher M., Schwikowski M., Moseley E.G., Wachs D., Jenk T., Eichler A., Securo A., Edwards L., Manzan S., Hoffmann D.L., Oberthaler M.K., Festi D. (2026) ³?Ar dating of cave ice combined with pollen, cryogenic calcite, and radiocarbon analyses reveals late Little Ice Age origin (Leupa Cave, SE Alps). Journal of Glaciology – Cambridge University Press: https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125[5]


Fonti consultate

  1. Società Alpina delle Giulie – caisag.ts.it – comunicato stampa ufficiale del Progetto C3:
    https://caisag.ts.it/progetto-c3-risultati-ricerca-su-piccola-eta-glaciale-2026/
  2. Scintilena.com – notizia originale sul ghiaccio del Leupa:
    https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-della-grotta-del-leupa-rivela-le-sue-origini-i-depositi-ipogei-del-massiccio-del-canin-da
  3. Commissione Grotte Eugenio Boegan – boegan.it – Progetto C3 (2016–2020):
    https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/
  4. Commissione Grotte Eugenio Boegan – boegan.it – Primi risultati C3 sul Canin (2017):
    https://www.boegan.it/2017/10/il-progetto-c3-caves-cryosphere-and-climate-da-i-primi-risultati-sul-canin/
  5. Planetmountain.com – notizia con dettagli tecnici:
    https://www.planetmountain.com/it/notizie/ambiente/canin-ghiaccio-nascosto-alpi-giulie-racconta-fine-piccola-eta-glaciale.html
  6. Il Nordest – ilnordest.it – approfondimento giornalistico:
    https://www.ilnordest.it/ambiente/monte-canin-archivio-climatico-era-glaciale-hb6lfhjx
  7. Journal of Glaciology (Cambridge University Press) – articolo scientifico:
    https://doi.org/10.1017/jog.2026.10125
  8. Catasto Speleologico Regionale FVG – scheda caverna del Leupa:
    https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3595-Caverna_del_Ghiaccio_del_Monte_Leupa
  9. CNR – Istituto di Scienze Polari – profilo Renato R. Colucci:
    https://www.isp.cnr.it/index.php/it/infrastrutture/osservatori/item/401-colucci-renato-r
  10. Parco Naturale Regionale delle Prealpi Giulie – Riserva MAB UNESCO:
    https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/iniziative-e-progetti/riserva-mab-unesco-alpi-giulie-italiane
  11. Riserva di Biosfera Alpi Giulie – biosferaalpigiulie.it:
    https://biosferaalpigiulie.it
  12. Università di Heidelberg – heiDOK – tesi ATTA e datazione ghiaccio:
    https://archiv.ub.uni-heidelberg.de/volltextserver/36648/
  13. Wikipedia – Piccola era glaciale:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Piccola_era_glaciale
  14. Wikipedia – Commissione Grotte Eugenio Boegan:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan

Fonti
[1] IL GHIACCIO NASCOSTO DELLE ALPI GIULIE RACCONTA LA … https://caisag.ts.it/progetto-c3-risultati-ricerca-su-piccola-eta-glaciale-2026/
[2] Nel gruppo del Canin il ghiaccio nascosto delle Alpi Giulie racconta … https://www.planetmountain.com/it/notizie/ambiente/canin-ghiaccio-nascosto-alpi-giulie-racconta-fine-piccola-eta-glaciale.html
[3] Scheda catastale – Caverna del Ghiaccio del Monte Leupa https://catastogrotte.regione.fvg.it/scheda/3595-Caverna_del_Ghiaccio_del_Monte_Leupa
[4] Nel monte Canin un “archivio climatico” che racconta la Piccola Era … https://www.ilnordest.it/ambiente/monte-canin-archivio-climatico-era-glaciale-hb6lfhjx
[5] 39Ar dating of cave ice combined with pollen, cryogenic calcite and … https://www.cambridge.org/core/services/aop-cambridge-core/content/view/719F99825A6E31CE6155771FC77D4FA4/S0022143026101257a.pdf/39ar-dating-of-cave-ice-combined-with-pollen-cryogenic-calcite-and-radiocarbon-analyses-reveals-late-little-ice-age-origin-leupa-ice-cave-julian-alps.pdf
[6] Il ghiaccio della Grotta del Leupa rivela le sue origini – Scintilena https://www.scintilena.com/il-ghiaccio-della-grotta-del-leupa-rivela-le-sue-origini-i-depositi-ipogei-del-massiccio-del-canin-datati-alla-fine-della-piccola-era-glaciale/03/18/
[7] Method Development and Application to Glacier Ice Dating – heiDOK https://archiv.ub.uni-heidelberg.de/volltextserver/36648/
[8] Cos’è la “Piccola Era Glaciale” che avvenne tra i secoli XIV-XIX … https://www.geopop.it/cose-la-piccola-era-glaciale-che-avvenne-tra-i-secoli-xiv-xix-soprattutto-in-europa/
[9] Piccola era glaciale https://www.wikidata.it-it.nina.az/Piccola_era_glaciale.html
[10] “C3 – CAVE’S CRYOSPHERE AND CLIMATE” 2016 – 2020 https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/
[11] Commissione Grotte Eugenio Boegan – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_Grotte_Eugenio_Boegan
[12] Il progetto C3 (Cave’s Cryosphere and Climate) dà i primi risultati sul … https://www.boegan.it/2017/10/il-progetto-c3-caves-cryosphere-and-climate-da-i-primi-risultati-sul-canin/
[13] Colucci Renato R. – CNR-ISP https://www.isp.cnr.it/index.php/it/infrastrutture/osservatori/item/401-colucci-renato-r
[14] Gli Speleotemi Rivelano i Segreti del Clima Passato – Scintilena https://www.scintilena.com/gli-speleotemi-rivelano-i-segreti-del-clima-passato-nuove-frontiere-nella-paleoclimatologia-delle-grotte/06/11/
[15] Riserva MAB Unesco Alpi Giulie Italiane https://www.parcoprealpigiulie.it/it/principale/iniziative-e-progetti/riserva-mab-unesco-alpi-giulie-italiane
[16] Riserva di Biosfera delle Alpi Giulie | https://biosferaalpigiulie.it
[17] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/86d36e7b-fb33-423c-9ed5-5859bb837351/01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt
[18] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/35124a74-892b-451f-9c91-aa405245406d/02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt
[19] 03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt https://ppl-ai-file-upload.s3.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/2e8b1d27-c01e-4793-9b8a-e405da6de545/03-Speleologia-e-ricerca-scientifica.ppt.txt

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