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    Condividi Due mesi di esplorazioni, risalite, misure ARVA, un falso indizio e infine le voci che si incontrano attraverso un metro di terra: il Gruppo Grotte Schio CAI apre un nuovo accesso al grande sistema sotterraneo Cesare Raumer racconta in prima persona una storia di tenacia, tecnica, intuizione e passione speleologica In alcune esplorazioni i la scoperta arriva alla fine di anni di tentativi. In altre, nel giro di poche settimane, una serie di intuizioni, errori, verifiche, risa
     

Buso del Seciòn: è nato il quinto ingresso del sistema Rana–Pisatela

August 29th 2026 at 05:00

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Due mesi di esplorazioni, risalite, misure ARVA, un falso indizio e infine le voci che si incontrano attraverso un metro di terra: il Gruppo Grotte Schio CAI apre un nuovo accesso al grande sistema sotterraneo

Cesare Raumer racconta in prima persona una storia di tenacia, tecnica, intuizione e passione speleologica

In alcune esplorazioni i la scoperta arriva alla fine di anni di tentativi.

In altre, nel giro di poche settimane, una serie di intuizioni, errori, verifiche, risalite e ostinazione riesce a trasformare un punto quasi invisibile nel bosco in una nuova porta verso un grande sistema sotterraneo.

È ciò che è accaduto al Gruppo Grotte Schio CAI, che nell’estate 2026 ha portato a termine un risultato davvero entusiasmante: l’apertura del quinto ingresso del Sistema Sotterraneo Buso della Rana–Pisatela. Il nuovo accesso è stato battezzato Buso del Seciòn.

Il “buchetto” individuato in superficie durante le ricerche con gli ARVA: sembrava la strada giusta, ma avrebbe condotto gli esploratori a un falso ingresso

La cosa straordinaria è anche dove si trova. Il Seciòn si apre ad appena otto metri dall’ingresso della Pisatela e tre metri più in basso. Eppure, per andare sottoterra dall’uno all’altro, occorre percorrere quasi un chilometro. Il nuovo ingresso costituisce così una sorta di accesso diretto al cuore della Pisatela, con conseguenze importanti non soltanto per le future esplorazioni, ma anche per un eventuale intervento del Soccorso Speleologico nelle zone più interne.

Il punto, contrassegnato dalla pietra, dove sotto inizierà il “Buco del Seciòn”

Il risultato finale racconta solo una parte della storia. Per arrivarci sono serviti una buona conoscenza della grotta e del suo rilievo, risalite impegnative, il confronto continuo fra ciò che diceva la topografia e ciò che realmente si incontrava sottoterra e persino l’impiego degli ARVA, gli apparecchi normalmente utilizzati per la ricerca delle persone travolte da valanga, qui trasformati in preziosi strumenti per mettere in relazione il mondo sotterraneo con la superficie.

A un certo punto, sopra e sotto erano separati da appena un metro di terra. Cesare Raumer, all’esterno, batteva sul terreno con una pietra e una mazzetta; gli speleologi sotto di lui rispondevano battendo sulla roccia. Poi le voci: da una parte all’altra del prato. È uno di quei momenti che spiegano, forse meglio di molte definizioni, perché si continua a cercare.

A raccontarci tutta la storia, con il suo stile inconfondibile e senza risparmiare fatica, entusiasmo, ironia e qualche riflessione destinata probabilmente a far discutere, è Cesare Raumer, per il Gruppo Grotte Schio CAI.

Giunzione è fatta!

A lui la parola.

IL “BUSO DEL SECION” diventa il 5° ingresso del Sistema Sotterraneo Buso della Rana–Pisatela

di Cesare Raumer – Gruppo Grotte Schio CAI

La speleologia è un’attività fantastica. Gli speleologi (veri) lo sanno benissimo, da sempre. Tuttavia questa pratica comporta talvolta un impegno ed un sacrificio non indifferenti, in certi casi addirittura al limite della sopportazione umana. Ma ciò nonostante, chissà perché, ogni speleologo (vero) non si tira mai indietro….

Così mentre mi soffermo a riflettere un po’ su queste cose mi vengono in testa certi pensieri…. Una piccola e breve digressione dal tema speleo di questo articolo.

Da qualche tempo (un bel po’) tante cose sono cambiate nel modo di pensare e di approcciare la vita in questa folle epoca storica. Lo spartiacque del prima e del dopo sicuramente è stato l’avvento di internet ed in particolare l’utilizzo dello smartphone nei rapporti personali. Questo fantastico e nello stesso tempo diabolico dispositivo ha decisamente trasformato il modo di fare speleologia.

Il potente respiro del Sistema Rana – Pisatela

Se un tempo ci si trovava regolarmente in gruppo per decidere l’attività del successivo fine settimana ora le occasioni si propongono attraverso i cosiddetti “social” e le attività conseguenti risultano spesso frammentate e anche meno partecipate. Ma il problema più grande consiste nel fatto che le nuove generazioni di giovani, bombardate sullo smartphone da una miriade di informazioni a 360°, si trovano attratte da un notevole e ampio ventaglio di opportunità che alla fine non consente loro la necessaria dote di concentrazione e focalizzazione per concretizzare anche pochi ma significativi obiettivi.

In poche parole, la maggioranza dei giovani di quest’epoca sono propensi a provare molteplici emozioni derivate da mille e più varie esperienze possibili piuttosto che condensare il proprio tempo in un’unica attività. Il risultato diventa inevitabilmente una dispersione di esperienza e anche di conoscenza approfondita di tutte le varie facce che una vera passione pretende.

Il Seciòn prima

Insomma, tornando ora al nostro discorso speleo, tutta questa premessa per dire che se in speleologia vogliamo vedere dei risultati importanti ci si deve applicare assiduamente, costantemente ed esclusivamente, con tenacia e continuità. Con spirito di sacrificio certo, ma sempre con passione. Il risultato di una speleologia turistica da fine settimana inizia e finisce nella stessa giornata. È così, purtroppo.

Il Seciòn poi

Ma attenzione, non mi sento minimamente di criticare chi pratica anche questo tipo di speleologia. Si tratta di una scelta legittima, spesso anche determinata da fattori più che comprensibili (tempo a disposizione, famiglia, lavoro, capacità, curiosità, ecc.). Ma resta comunque il fatto che questa pratica non è “vera” speleologia. È qualcosa d’altro.

Mi sono venute in mente queste considerazioni perché mentalmente pensavo a come sia stato possibile che il mio gruppo grotte, il Gruppo Grotte Schio CAI, realizzasse la scoperta di quello che da pochi giorni è diventato il 5° ingresso del Sistema Sotterraneo Buso della Rana–Pisatela.

Vediamo un po’, riavvolgendo il nastro.

Innanzitutto determinante è stata, all’origine, la realizzazione di una buona e completa mappatura della grotta. Poi lo studio del rilievo topografico di questa grande cavità ha fatto capire, tra molte altre cose, che un particolare ramo in una regione particolare della “Pissy” finisse quasi a fuoriuscire all’esterno.

Interessante.

La sommità di questo ramo che si sviluppa in salita è costituita da una sala a cui è stato dato il nome di “Sala della Dolina”. Ma non una dolina qualsiasi, ma proprio la dolina sul cui bordo sommitale si apre l’ingresso della Pisatela stessa. Che strana coincidenza…

Ma quanti metri mancavano effettivamente per sbucare da sotto nei verdi e scoscesi bordi di questa dolina? Boh, era tutto da vedere. Ed inoltre, dove sarebbe ubicato “esattamente” questo ipotetico punto dato che una accurata ispezione di questo grosso catino carsico con diametro di almeno una sessantina di metri, non presentava alcun degno pertugio che si chiamasse tale?

Il nuovo accesso al Sistema Rana–Pisatela.

Tuttavia i dati altimetrici parlavano chiaro e quindi abbiamo deciso di metterci a lavorare per venirne a capo. Sapevamo che il risultato non sarebbe stato per niente scontato. Le grotte ti fregano spesso….

Nel giugno scorso con un socio del mio gruppo iniziamo quindi a vedere cosa c’è in cima ad un interessante camino situato alla base di una propaggine laterale di detta sala. Volevamo verificare se il nome “Sala della Dolina” che le era stato dato fosse sensato.

Il camino si presenta molto bene, bello verticale. Roccia asciutta e compatta, liscia e senza fratture. Le condizioni ideali di risalita col sistema Stick-Up. Risaliamo così molto in fretta. Quasi sulla sommità, ad una decina di metri d’altezza, si raggiunge l’imbocco di un meandrino che dopo pochi metri un po’ stretti si affaccia, attraverso una finestra, su un pozzo parallelo di ragionevoli dimensioni.

Ad una decina di metri sotto la nostra verticale si scorge un diaframma che divide il pozzo in due parti. Da una parte a occhio il pozzo continua per altri 6/7 metri. Dalla parte opposta si intravvede invece uno sprofondo abbastanza stretto. Successivamente abbiamo capito però, indagando da un’altra parte, che il diaframma si poteva raggiungere da sotto anche con una risalita in libera.

Dalla finestra il fusoide continua verso l’alto dapprima con dimensioni abbastanza ragionevoli. Ma alla luce dello zoom la sommità appare però decisamente stretta. Mah!! Saranno c…i acidi risalirlo, pensavo mentre tornavo fuori col mio amico.

Per un’altra uscita successiva ci siamo dotati di un paio di strumenti ARVA (il noto dispositivo progettato per trovare le persone travolte da valanga) che anche in altre occasioni si sono rivelati estremamente utili. Mi riferisco in particolare alla campagna esplorativa condotta un paio di anni fa e che ci ha permesso di trovare il 4° ingresso di questo stesso sistema sotterraneo, l’ingresso “Carnevale” (vedi Scintilena, 6 aprile 2024).

L’uscita ha funzionato così: una squadra si è portata all’interno della grotta in corrispondenza del bordo della “finestra” con uno strumento acceso sulla funzione “send”. Un’altra squadra all’esterno con un altro dispositivo in funzione “search” a scandagliare i bordi della dolina.

Girando in lungo ed in largo lungo la superficie della dolina finalmente il “bip-bip” dello strumento localizza un punto particolare, in pratica un esile buchetto di 20 cm, chiuso da terriccio. La distanza dallo strumento sottoterra dava circa 10 metri.

Beh ottimo! Ottimo pensavo, specialmente tenendo conto che sopra la finestra il camino risaliva ancora per circa 8 metri buoni. Quindi, con un rapido calcolo, sulla sommità del camino dovrebbero mancare “solo” un paio di metri. È fatta!

Qualche giorno dopo, animati ed euforici iniziamo l’allargamento del buchetto. Mmh, il buchetto si è rivelato però subito proprio ostico. Poco sotto come buco diventa quasi invisibile, solo una fessurina larga un dito in una roccia bella dura. Ma mancano due metri, no?

Lavorando come muli allarghiamo comunque il buco per una cinquantina di centimetri. Poca cosa…. ma soprattutto su roccia viva, senza senso quindi. Qualcosa non torna.

Bisogna indagare meglio per cui in un’altra uscita successiva una coppia di speleo si fionda dentro alla Pissy, ma non prima di aver piazzato uno strumento ARVA all’interno del “buchetto”, questa volta in funzione “send”.

Raggiunta la finestra il secondo strumento portato appresso dava una distanza, come già appurato, di 10 metri. Attrezzati per la risalita del camino il “solito speleo” raggiunge la sommità. In arrampicata libera. Come abbia fatto ancora adesso non lo so.

Non lo so perché so che le pareti ad un certo punto stringono così tanto che se da sopra ci cascassi dentro, sul fondo non ci finisco. Io che ho misure da “normodotato” per esempio non ci passo, l’ho capito tempo dopo….

Fatto sta che il “solito speleo”, che è anche un ottimo climber appunto, arriva in cima. Qui trova che il fusoide interseca un meandro. Da una parte questo muore dopo 3 metri. Dalla parte opposta invece il meandro si presenta parzialmente occluso da una frana, ma al di là però si intravvede qualcosa.

Per capire dove si trova tira fuori l’ARVA, lo accende e lo mette in posizione search. Il responso dà 9 metri.

9 metri? Ma come, non dovevano mancarne solo due?

Lì per lì sembra impossibile, qualcosa non ha funzionato. E quindi giù poi tutti insieme a fare mille congetture per capire qualcosa da questi dati.

All’epoca del “buchetto” siamo stati effettivamente un po’ superficiali ad interpretarli. Mi spiego. Gli ARVA in realtà hanno sempre funzionato benissimo. Bisogna capire però che gli strumenti inviano/ricevono il segnale in/da tutte le direzioni, come se fossero al centro di una sfera.

Se sull’esterno della sfera ci mettiamo uno strumento posizionato in un punto qualsiasi della superficie, ci darà sempre la stessa distanza dal centro, dove è appunto posizionato lo strumento gemello.

Quindi, se lo strumento interno dava 9 metri dallo strumento esterno significava che la sommità del camino non si trovava sulla loro verticale ma in un qualunque altro punto della “sfera” considerata. Potenzialmente anche sopra….

Sopra? Beh, perché no? Ricordiamoci che l’esterno, come dicevo, è costituito dai fianchi della dolina con bordi piuttosto inclinati e scoscesi.

Arriviamo così all’ennesima uscita “finale”, quella della prova del nove. Una coppia di speleo, tra cui sempre il “solito speleo”, ritorna in cima al camino/fusoide. Il meandro con la franetta viene facilmente superato scoprendo al di là una piccola saletta, tipo un geode per intendersi.

Il “solito speleo” piazza l’ARVA sulla sommità del geode in posizione send. In quel momento io sono fuori con l’altro strumento.

All’ora concordata e partendo dal “buchetto” riprendo a scandagliare il bordo della dolina. Il bip-bip del mio strumento inizia quasi subito ad aumentare la frequenza. I metri segnalati sono sempre meno, sempre meno, fino al punto che un bip-bip frenetico ed impazzito mi dice “1 metro”!!!

Sono eccitatissimo. I ragazzi sono sotto di me ad appena un metro (!) di distanza, sotto il prato. Roba da non crederci!

Qui non ci sono rocce, solo terra, erba e qualche fiore. Corro in cerca di una pietra, la porto sul punto e comincio a batterla con una mazzetta. Da sotto mi rispondono con altrettanti colpi sulle pareti, perfettamente udibili.

Urlo di gioia, tanto fuori sono da solo…

Ma no, non sono solo, appena lì sotto ci sono i miei amici. Sentendomi urlare urlano a loro volta.

Incredibile, ci parliamo attraverso il prato. Ci parliamo capite? Una cosa mai vista! Questa mi mancava proprio.

Ma ci pensate? Provate ad immaginarvi la scena. Un escursionista che casualmente passasse di là in quel momento e vedesse un tipo (io) che urlo come un ossesso e a parlare inginocchiato verso il suolo con la bocca vicina alla madre terra. Cosa penserebbe se non a chiamare il 118 per un TSO immediato?

Per fortuna non è passato nessuno….

Ecco, questa era la situazione.

Neanche un paio di giorni dopo eravamo lì in tre baldi giovanotti speleo (tre splendidi pensionati) tra cui ovviamente il “solito speleo” per rompere l’ultimo diaframma e creare così l’apertura del 5° ingresso del Sistema.

Dopo neanche un’oretta di scavo, dapprima su terra e sassi e poi su roccia frammentata notiamo un forellino nero. Un forte sputo d’aria gelida proveniva da esso. Lo allarghiamo senza alcuna difficoltà fino ad un diametro di 30 centimetri. L’aria ora si fa veramente forte e gelida, un piacere sentirla così se rammentiamo quanto calde sono state le giornate dello scorso luglio.

Questo improvviso cambiamento del flusso d’aria che abbiamo artificialmente provocato però non ci piaceva affatto per cui abbiamo pensato subito di correre ai ripari. Dovevamo risolvere il problema.

Abbiamo così realizzato un grosso cilindro in robusto acciaio inox e l’abbiamo intubato nel buco fino a filo del terreno. La chiusura poi è garantita da un coperchio dello stesso materiale ma dipinto con una vernice color marrone/cioccolato, per confondersi con l’ambiente.

Tutto intorno il terreno è stato quindi ripristinato esattamente come era prima dell’intervento. L’erba qui ricrescerà presto e l’unica cosa visibile sarà la presenza di questo disco marrone.

Tutto qua. Siamo contenti perché abbiamo fatto proprio un bel lavoro. Abbiamo centrato almeno tre obiettivi. Uno, è stato consolidare le pareti del buco altrimenti costituite da terra, radici e sassi che franano continuamente ad ogni passaggio. Due, rendere l’ingresso perfettamente stagno, adesso non passa un filo d’aria. Corrente zero. Tre, ripristinare l’ambiente dove abbiamo lavorato com’era precedentemente. È ritornato il prato.

E anche il famoso “buchetto”, cioè il falso ingresso, lo abbiamo accuratamente richiuso dapprima con le pietre di risulta, poi con terra e infine con le foglie. Non si riesce a vedere neanche dov’era.

Così, data la circostanza del tutto singolare abbiamo chiamato questo 5° ingresso il “BUSO DEL SECION” (che tradotto dal dialetto veneto significa “secchione”). Non poteva chiamarsi altrimenti….

Ecco, adesso sì che siamo davvero tutti contenti del risultato.

Ed è incredibile notare dove si trova ubicato questo nuovo ingresso. È impossibile non trovarlo: è infatti situato ad appena 8 metri (!) di distanza dall’ingresso del notissimo Buso della Pisatela, 3 metri più in basso.

E stranamente questi due ingressi non hanno niente in comune. Entrando dalla Pissy e uscire dal Seciòn (o viceversa) comporta infatti una traversata di quasi un chilometro.

Ora però dal Seciòn si penetra nel cuore della Pisatela molto più velocemente, una vera diretta. Ciò comporta molto meno tempo ad esplorare la grotta nelle regioni a monte dello Stargate. Inoltre una eventuale uscita di una barella del Soccorso da queste zone risulta molto facilitata e veloce.

Sempre dal Seciòn si possono raggiungere le regioni a valle dello Stargate più facilmente attraverso una lunga galleria inclinata che parte dalla Sala della Dolina (il nome dato era in effetti sensato…) fino alla gigantesca Sala delle Mogli, il Lago Lungo e poi, più giù, fino alla giunzione col Buso della Rana.

In corrispondenza della Sala della F-Rana parte il noto ramo in salita chiamato Ramo Carnevale che, come ho citato prima, fuoriesce sotto la Valle delle Lore. A questo proposito, sulla falsariga della logica ambientale che abbiamo voluto dare al Buso del Seciòn, stiamo adesso lavorando anche alla chiusura ermetica dell’Ingresso Carnevale, ristabilendo presto anche qui le condizioni meteorologiche preesistenti alla sua apertura. Cioè corrente d’aria zero. Come anche già fatto a suo tempo all’ingresso del Pater Noster, il terzo ingresso trovato dal nostro gruppo GGS CAI SCHIO.

Considerazioni finali

Riprendendo la logica delle frasi nel deragliamento descrittivo nella premessa iniziale voglio qui sottolineare che il raggiungimento di questo risultato non è stato affatto semplice.

Siamo scesi in Pisatela parecchie volte e la risalita del “Pozzo a T”, il fusoide, non è stata affatto banale, anzi.

Dio, niente di assolutamente eccezionale però tengo a sottolineare che tutta questa storia è durata solo più o meno due mesi molto intensi. Un tempo esplorativo speleologicamente breve. Ma è perché ci tenevamo tantissimo, specie il “solito speleo”.

Con fatica, con determinazione ma specialmente con passione e soprattutto con divertimento ci siamo riusciti.

Cesare Raumer per il Gruppo Grotte Schio CAI
Agosto 2026

Tutto quello che si vede del Buso del Seciòn dall’ingresso della Pisatela

E da parte nostra: complimenti!

C’è poco da aggiungere dopo un racconto così, se non un grande applauso a Cesare Raumer e a tutto il Gruppo Grotte Schio CAI.

Dietro un nuovo ingresso, oltre al momento esaltante in cui finalmente “si passa”, ci sono rilievi studiati e ristudiati, ipotesi che sembrano giuste e poi non lo sono, risalite, strettoie, giornate di lavoro, capacità di leggere la grotta e anche la disponibilità a riconoscere un errore e ricominciare da un’altra parte.

In questo caso c’è qualcosa in più: l’attenzione con cui, una volta aperto il nuovo ingresso, il gruppo ha cercato di non alterare la circolazione d’aria del sistema e di restituire alla superficie il suo aspetto originario.

E poi c’è quella scena che difficilmente si dimentica: uno speleologo inginocchiato sul prato e gli altri sotto di lui, separati da un metro di terra, che riescono prima a sentirsi battere e poi addirittura a parlarsi.

A volte una giunzione comincia proprio così: con due mondi che scoprono di essere ormai a un metro di distanza.

Complimenti al Gruppo Grotte Schio CAI e a tutti coloro che hanno lavorato al Buso del Seciòn.

E naturalmente complimenti al “solito speleo”, chiunque egli sia: dopo essere comparso così tante volte in questa storia, se li è decisamente guadagnati.

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    Condividi A Oltre il Colle, nel massiccio dell’Arera, scoperto e disceso un nuovo pozzo da 185 metri. Il 27 agosto la squadra ha raggiunto il Fondo JetLag a -302 metri, nonostante il regime idrico sfavorevole OLTRE IL COLLE (BG) – «Sembrava una ventina di metri». Poi è arrivato il sasso giusto. E dal buio è arrivata una risposta decisamente diversa. Sul Monte Arera, nella grotta LoBG 3990, l’esplorazione degli ultimi giorni ha preso improvvisamente una dimensione verticale impressionante:
     

Arera: l’esplorazione non finisce: L’Abisso LoBG 3990 scende a -302

August 28th 2026 at 06:00

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A Oltre il Colle, nel massiccio dell’Arera, scoperto e disceso un nuovo pozzo da 185 metri. Il 27 agosto la squadra ha raggiunto il Fondo JetLag a -302 metri, nonostante il regime idrico sfavorevole

OLTRE IL COLLE (BG) – «Sembrava una ventina di metri». Poi è arrivato il sasso giusto. E dal buio è arrivata una risposta decisamente diversa.

Sul Monte Arera, nella grotta LoBG 3990, l’esplorazione degli ultimi giorni ha preso improvvisamente una dimensione verticale impressionante: quello che a una prima occhiata appariva come un pozzo di modeste dimensioni si è rivelato un P185, un salto da 185 metri che ha dato alla grotta una dimensione verticale del tutto inattesa.

«Apriamo la testa di un pozzo che ad una prima occhiata sembrava una ventina di metri, ma lanciando il sasso giusto abbiamo ricevuto una risposta adeguata. Per ora i 185 m ci sono… Ma non siamo in fondo…», raccontava pochi giorni fa Gianluca Perucchini, impegnato nell’esplorazione insieme a Giorgio Pannuzzo e Riccardo Temponi.

In quel momento, infatti, non avevano ancora raggiunto il fondo del P185.

Nella parte inferiore del P185, cento metri di corda sono bastati appena per raggiungere un terrazzo, fermandosi davanti a un ulteriore tiro di una ventina di metri. Il fondo del P185 è stato poi raggiunto nella stessa punta esplorativa che ha portato gli speleologi al Fondo JetLag, a -302 metri. Al fondo del P185, al momento, non sono state individuate prosecuzioni plausibili; resta però da scendere un altro pozzo laterale.

È avvenuto la mattina del 27 agosto 2026: Giorgio, Gianluca e Riccardo sono tornati sottoterra e, nonostante un regime idrico sfavorevole, hanno continuato l’esplorazione. L’anteprima arriva direttamente da Giorgio Pannuzzo: «Oggi ci siamo tornati e, nonostante il regime idrico sfavorevole, abbiamo continuato le esplorazioni fino a -302 m. Fondo JetLag».

Un metro in più sulla carta, ma soprattutto un altro passo nell’ignoto, dentro una grotta che in pochissimi giorni ha cambiato volto e dimensioni.

Nell’esplorazione sono impegnati Giorgio Pannuzzo, del Gruppo Speleologico Bergamasco Le Nottole, Gianluca Perucchini (CAI Lovere – Progetto Sebino) e Riccardo Temponi (Progetto Sebino). Tutti e tre partecipano al Progetto InGrigna.

Gianluca e Riccardo, inoltre, appartengono a quella nuova generazione di esploratori che Alex Rinaldi chiama affettuosamente “i Pischelli di Bueno Fonteno”: giovani speleologi cresciuti nel fermento delle grandi esplorazioni del Sebino e ormai protagonisti anche su altri importanti fronti esplorativi lombardi.

UN NUOVO ABISSO SOTTO L’ARERA

Lo scenario è quello spettacolare del Pizzo Arera, 2.512 metri, nel territorio di Oltre il Colle, nelle Prealpi Orobie bergamasche. Il massiccio appartiene alla fascia carbonatica delle Orobie: montagne che sopra terra mostrano pareti, rupi e grandi bastionate rocciose e che nel sottosuolo continuano a custodire vuoti ancora tutti da scoprire.

E questa volta la sorpresa ha assunto dimensioni davvero notevoli: il P185 è stato sceso fino al fondo e LoBG 3990 ha raggiunto la quota di -302 metri, al nuovo Fondo JetLag

Dove porterà LoBG 3990?

È presto per dirlo. Ma una frase scritta dagli esploratori quando il grande pozzo aveva appena cominciato a svelarsi sembra oggi ancora più bella:

«Ma non siamo in fondo…»

E allora non resta che aspettare la prossima discesa, con quel pozzo laterale ancora da esplorare.

Tantissimi complimenti a Giorgio Pannuzzo, Gianluca Perucchini, Riccardo Temponi e a tutti gli esploratori impegnati sull’Arera! Un P185, una grotta che supera i 300 metri di profondità e soprattutto un pozzo laterale che attende ancora di essere esplorato: avanti così, ragazzi! L’Arera non ha ancora finito di raccontare la sua storia.

Foto: esplorazioni nella LoBG 3990, Monte Arera – per gentile concessione degli esploratori.

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  • Nuove scoperte nel sistema Reka–Timavo: la Jama 1 v Kanjaducah diventa la grotta più lunga del Carso di Sezana
    Condividi Una spedizione internazionale riapre il percorso oltre i sifoni e aggiunge circa 800 metri di gallerie al sistema ipogeo del fiume Reka Nel luglio 2026 una spedizione speleologica internazionale, coordinata da speleologi cechi, ha superato per la prima volta dopo sedici anni i sifoni della Jama 1 v Kanjaducah, nel Carso sloveno, documentando nuovi ambienti a monte del fiume Reka. L’intervento ha portato alla luce quasi mezzo chilometro di gallerie asciutte oltre i tratti allagat
     

Nuove scoperte nel sistema Reka–Timavo: la Jama 1 v Kanjaducah diventa la grotta più lunga del Carso di Sezana

August 25th 2026 at 10:00

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Una spedizione internazionale riapre il percorso oltre i sifoni e aggiunge circa 800 metri di gallerie al sistema ipogeo del fiume Reka

Nel luglio 2026 una spedizione speleologica internazionale, coordinata da speleologi cechi, ha superato per la prima volta dopo sedici anni i sifoni della Jama 1 v Kanjaducah, nel Carso sloveno, documentando nuovi ambienti a monte del fiume Reka.

L’intervento ha portato alla luce quasi mezzo chilometro di gallerie asciutte oltre i tratti allagati e, insieme ad altri rilievi in zona, ha incrementato lo sviluppo totale della cavità··di circa 800 metri, rendendola la grotta più estesa del Carso di Sezana.

La spedizione Reka Exploration 2026 e il superamento dei sifoni

La campagna Reka Exploration 2026 è stata organizzata dal Jamarsko drustvo Sezana con il supporto logistico della Grotta di Vilenica e ha coinvolto circa 60–70 speleologi da Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Germania.

Le operazioni si sono concentrate sulla Jama 1 v Kanjaducah, una cavità··profonda oltre 300 metri utilizzata come base operativa per l’avanzamento controcorrente lungo il corso attivo del Reka.

I due speleosub Petr Chmel e Radek Nejezchleb hanno attraversato il secondo sifone, lungo circa 400 metri e profondo 22 metri, superando un tratto che non veniva esplorato da anni.

Oltre il sifone è stata individuata una grande galleria asciutta, denominata Lipiski rov, lunga circa 450 metri, con ambienti attivi e tratti percorribili a piedi. Parallelamente, il team di speleologi “a secco” ha completato il rilievo delle zone asciutte e ha aggiunto nuovi tratti di galleria e pozzi al sistema noto.

Il nuovo record del Carso di Sezana: Jama 1 v Kanjaducah oltre i tre chilometri

Con gli sviluppi del 2026, la Jama 1 v Kanjaducah raggiunge una lunghezza prossima ai tre chilometri e si posiziona al primo posto tra le grotte più lunghe del Carso di Sezana.

Il risultato conferma il potenziale esplorativo di questa porzione del Carso classico, dove nonostante oltre un secolo di ricerche permangono tratti del percorso del Reka ancora non mappati.

La scoperta del Lipiski rov e il superamento dei sifoni offrono nuovi elementi per ricostruire il tracciato ipogeo del fiume, fondamentale per comprendere la connettività··idraulica tra l’inghiottitoio delle Grotte di San Canziano e le risorgive del Timavo in Italia.

Il sistema Reka–Timavo: un fiume transfrontaliero ancora in parte misterioso

Il Reka nasce in Croazia (dove è noto come Vela voda), attraversa in superficie parte della Slovenia e si inabissa nelle Grotte di San Canziano, proseguendo nel sottosuolo del Carso fino a riemergere in Italia con il nome di Timavo, presso San Giovanni di Duino.

La distanza ipogea stimata tra l’inghiottitoio sloveno e le risorgive italiane è dell’ordine di 38–40 chilometri, con un sistema che rappresenta uno dei più importanti bacini carsici dell’area alpino-dinarica.

Nonostante studi storici e campagne di traccianti fluorescenti (uranina, naftionato) che hanno misurato velocità dell’acqua tra 29 e 36 metri all’ora, ampie porzioni del percorso restano non direttamente osservate e mappate.

La conoscenza dettagliata del sistema è cruciale per la gestione della risorsa idrica, la protezione dall’inquinamento e la pianificazione territoriale transfrontaliera.

Nuove finestre italiane sul Timavo: Abisso Filipas e Grotta Luftloch

Sul versante italiano, negli ultimi anni si sono moltiplicate le “finestre” di accesso al Timavo.

Nel marzo 2024, dopo 23 anni di scavi, la Società Adriatica di Speleologia ha raggiunto il fiume nella Grotta Luftloch, in zona Trebiciano, individuando un grande vano a oltre 300 metri di profondità.

Il 23 gennaio 2026 la Commissione Grotte “E. Boegan” di Trieste ha aperto una nuova finestra sul Timavo nell’Abisso Luciano Filipas (nota anche come 104 / 87 VG) a Fernetti, dopo circa vent’anni di lavori e 874 uscite speleologiche.

Il nuovo pozzo immette in una caverna contenente il corso d’acqua a circa 315 metri sotto il piano di campagna (circa 302 metri sotto il livello del mare), offrendo un ulteriore punto di accesso per rilievi, monitoraggi e future esplorazioni.

Queste aperture si affiancano ad altre cavità storiche del Carso triestino e sloveno, creando una rete di punti di osservazione lungo il percorso del fiume, utili per studi idrogeologici, biospeleologici e di monitoraggio ambientale.

Microplastiche e inquinamento nel sistema carsico: le implicazioni delle nuove scoperte

La crescente accessibilità··al sistema Reka–Timavo ha anche permesso di documentare fenomeni di inquinamento in ambienti remoti.

Uno studio dell’Università di Trieste, pubblicato nel 2026 sulla rivista Microplastics, ha evidenziato la presenza di microplastiche in grotte profonde del sistema del Timavo, in ambienti mai frequentati dall’uomo.

Il ritrovamento conferma che i contaminanti trasportati dalle acque superficiali e sotterranee raggiungono anche settori ipogei isolati, con implicazioni per la qualità delle acque di risorgiva e per gli ecosistemi cavernicoli.

La mappatura di nuovi tratti, come il Lipiski rov e le gallerie della Jama 1, permette di localizzare con maggiore precisione i percorsi di trasporto dei contaminanti e di pianificare interventi di tutela più mirati.

Prospettive future: ancora chilometri di gallerie da esplorare

Nonostante i progressi del 2026, tra il punto di inabissamento del Reka e le risorgive del Timavo restano chilometri di condotte e gallerie non direttamente esplorate.

Gli speleologi ipotizzano l’esistenza di almeno due grandi rami non ancora documentati: uno con il corso attivo del fiume e un altro, più alto, legato alle piene.

Le nuove finestre italiane (Filipas, Luftloch) e gli avanzamenti sloveni (Jama 1, San Canziano) pongono le basi per future campagne congiunte, con l’obiettivo di collegare i tratti noti e affinare i modelli idrogeologici del sistema.

Ogni nuova galleria mappata rappresenta un tassello in più per comprendere la dinamica del Reka–Timavo e per proteggere una risorsa idrica strategica per il Carso transfrontaliero.

Fonti

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    Condividi Più di 800 metri di esplorazione all’Abisso Dolly e, oltre uno stretto passaggio, la sorpresa di ambienti grandi e affascinanti, là dove una grotta conosciuta da tempo sembrava avere ancora qualche segreto ben custodito. È quanto racconta Raffaella Zerbetto al termine di una settimana di campo dello SCT – Speleo Club Tanaro: «Una settimana di campo dello SCT – Speleo Club Tanaro ci ha regalato tante emozioni e più di 800 metri di esplorazione in una grotta conosciuta da tempo
     

Abisso Dolly, oltre 800 metri di nuove esplorazioni

August 25th 2026 at 06:00

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Più di 800 metri di esplorazione all’Abisso Dolly e, oltre uno stretto passaggio, la sorpresa di ambienti grandi e affascinanti, là dove una grotta conosciuta da tempo sembrava avere ancora qualche segreto ben custodito.

È quanto racconta Raffaella Zerbetto al termine di una settimana di campo dello SCT – Speleo Club Tanaro:

«Una settimana di campo dello SCT – Speleo Club Tanaro ci ha regalato tante emozioni e più di 800 metri di esplorazione in una grotta conosciuta da tempo, l’Abisso Dolly. Dietro uno stretto passaggio si sono svelati a noi ambienti inaspettati, grandi e affascinanti. Una settimana di convivialità sana con belle persone accomunate dalla stessa passione. Esplorare e rilevare, quanto mi mancavi grotta!!»

Una bella anticipazione, dunque, che racconta non soltanto nuovi metri di grotta, ma anche quell’intreccio di esplorazione, rilievo, fatica, curiosità e convivialità che accompagna i campi speleologici.

Per il momento ci fermiamo qui, con la scoperta: i Tanari hanno già anticipato che arriveranno prossime notizie, più professionali e dettagliate, con i dati e il racconto delle nuove esplorazioni.

E allora aspettiamo loro. Perché, dopo oltre 800 metri nuovi, siamo decisamente curiosi di sapere che cosa ha ancora da raccontare l’Abisso Dolly.

Fonte notizia e foto: SCT – Speleo Club Tanaro

Dolly, una vecchia grotta che torna nuova

L’Abisso Dolly (PI869) si apre a 1775 metri di quota in alta Val Maudagna, nel comune di Frabosa Sottana, sui versanti nord-orientali del Mondolé, e fa parte del Sistema carsico di Artesina.

La sua storia esplorativa comincia alla fine degli anni Settanta con il Gruppo Speleologico Piemontese. Già nel 1980 il rilievo dava uno sviluppo di circa 1.400 metri, ai quali si aggiungevano circa 300 metri di gallerie esplorate ma non ancora rilevate, e una profondità massima di 275 metri.

Dopo molti anni, nel 2023 comincia una nuova fase nella vita della Dolly. Billy Coppini, del GS Édouard-Alfred Martel, torna a cercarne l’ingresso, prima con Edoardo e Alberto e poi con Erika Z. Una volta ritrovato, viene coinvolto lo Speleo Club Tanaro, profondo conoscitore dell’area e con una consolidata esperienza nel rilievo. A fine agosto il Martel riapre e riarma la cavità fino al fondo della parte verticale, attorno a -164/-166 metri.

Da settembre prende avvio il nuovo rilievo insieme allo Speleo Club Tanaro. Una cronaca pubblicata nello stesso 2023 documenta il Martel, coadiuvato dallo SCT, impegnato nella revisione della cavità dopo la messa in sicurezza della parte a pozzi. Già in questa prima fase arriva una sorpresa: viene individuato un ramo che non compariva nel vecchio rilievo.

Da quel momento è soprattutto lo Speleo Club Tanaro a dare continuità alla riesplorazione e al rilievo della Dolly, organizzando le successive attività e i campi e coinvolgendo anche gli speleologi del Martel. Nel 2024 lo SCT organizza un campo per proseguire il lavoro nei diversi rami, al quale partecipano anche alcuni soci del Martel. Nel 2025 il Catasto Grotte Piemonte registra che è «in corso la rivisitazione dei vari rami da parte di SCT e Martel».

Nel 2026 la Dolly viene scelta anche dal Soccorso Speleologico piemontese per un’esercitazione: un’occasione importante per conoscere direttamente una cavità complessa e potersi muovere con maggiore consapevolezza nel malaugurato caso in cui si rendesse necessario un intervento reale.

Si arriva così al campo SCT del 2026, durante il quale viene portato avanti il lavoro rimasto in sospeso. Negli ultimi giorni partecipano anche Billy Coppini ed Erika F. del Martel. Ed è proprio completando il rilievo che arriva la sorpresa più bella: oltre uno stretto passaggio si aprono ambienti nuovi, grandi e affascinanti.

Il risultato è notevole: oltre 800 metri di nuove esplorazioni, frutto soprattutto del lavoro portato avanti con continuità dallo Speleo Club Tanaro. E la Dolly non sembra avere ancora finito di raccontare la sua storia, perché restano ulteriori prosecuzioni da verificare.

Infine una notizia che va oltre metri, rilievi e appartenenze: uno dei nuovi pozzi porterà il nome di Stefano Vayda, socio e amico del GS Martel.

Un modo bello e profondamente speleologico per ricordarlo: lasciare il suo nome là sotto, dentro una grotta che continua a vivere.

Fonti:

Catasto Speleologico Piemontese per i dati della cavità e la storia esplorativa https://catastogrotte-piemonte.net/caves-view-797.html

Bollettino CAI Ligure, 2023, per la ripresa delle esplorazioni e del rilievo; SCT – Speleo Club Tanaro https://www.cailiguregenova.it/media/filer_public/f6/04/f6046604-5c9e-493b-b860-1a65ef3d37fc/34_-_2-2023.pdf?utm_source=chatgpt.com

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  • Nuove gallerie sommerse in Bulgaria: la grotta Dusnika si espande oltre i limiti conosciuti
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Nuove gallerie sommerse in Bulgaria: la grotta Dusnika si espande oltre i limiti conosciuti

August 24th 2026 at 10:00

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Dopo due anni di immersioni tecniche, gli speleosub bulgari Dimitar Hristov e Vladimir Georgiev hanno superato il precedente “fine sifone”, aprendo oltre 100 metri di nuovi passaggi sommersi e una grande sala allagata nella grotta Dušnika, in Ponor Planina.

Contesto idrogeologico e importanza della grotta Dusnika

La grotta Dušnika si trova in Ponor Planina, tra i villaggi di Iskrec e Breze, ed è una cavità labirintica direttamente collegata alla sorgente carsica di Iskrec.

Il sistema drena un ampio bacino carsico: acque di numerosi corsi superficiali si perdono a chilometri di distanza per poi riemergere alla sorgente, suggerendo un reticolo sotterraneo complesso e potenzialmente molto esteso.

Il comportamento anomalo della sorgente – che in passato si è temporaneamente prosciugata dopo un terremoto locale – rafforza l’ipotesi di grandi volumi d’acqua e cavità··sotterranee interconnesse, capaci di immagazzinare e rilasciare flusso in modo non lineare.

Questa configurazione rende Dušnika un obiettivo di lunga data per gli speleosub: la portata del sistema e la presenza di sifoni profondi e stretti hanno attratto spedizioni per decenni, ma la combinazione di restringimenti, profondità, morfologia complessa e facile torbidità··dell’acqua ha limitato per anni le campagne sistematiche.

Due anni di lavoro sistematico: sostituzione linee, mappatura e superamento di strozzature

L’attuale fase di esplorazione è iniziata circa due anni fa con un approccio metodico. Il team ha effettuato più di 15 immersioni, sostituendo le vecchie linee guida lasciate da precedenti tentativi e mappando quasi tutti i settori raggiunti.

Uno dei passaggi chiave è stato il superamento di una stretta fessura verticale, descritta come impraticabile durante indagini belghe negli anni Novanta e solo un anno fa aperta dall’equipe bulgara.

Oltre questa strozzatura sono stati percorsi altri 20–30 metri, fino a circa 28 metri di profondità, dove un accumulo di massi era stato inizialmente interpretato come fine esplorazione.

La scoperta “casuale” del 2026: la “furna” e la grande sala sommersa

Nel 2026, durante un’immersione di addestramento senza particolari aspettative, i sub hanno notato lateralmente al blocco terminale un passaggio poco visibile dalla linea principale.

Oltre questo varco si aprono alcune piccole gallerie che conducono a un tratto estremamente stretto e in leggera salita, chiamato localmente “furna”.

La “furna” è lunga circa 50–60 metri; in molti punti il corpo del sub tocca simultaneamente pavimento e volta, e la presenza di fango fine sulle pareti e sul soffitto riduce drasticamente la visibilità··non appena si muove l’attrezzatura.

Il profilo ascendente crea un ulteriore problema: le bolle d’aria espirate scorrono in avanti lungo il soffitto, sollevando il sedimento e creando una nube di torbidità··davanti ai sub, che avanzano quindi verso la “marea” di fango da loro stessi generata.

In queste condizioni, la progressione diventa fortemente tattile e la gestione del ritorno lungo la linea guida, anche al buio, è critica. Superata la “furna”, il carattere della cavità cambia bruscamente: si apre una grande sala sommersa, con spazi più ampi e diverse direzioni possibili di prosecuzione.

Due fronti esplorativi: sifone principale e ramo asciutto con acqua udibile

Dopo il primo accesso alla grande sala, il team ha verificato due direzioni distinte.

In una, il sifone prosegue sott’acqua con volumi maggiori; sono stati percorsi altri 50–60 metri senza raggiungere un termine.

Nell’altra direzione, i sub sono emersi in un tratto asciutto di dimensioni significative, dove si percepisce il rumore di acqua corrente in profondità, senza ancora conoscere origine e direzione del flusso.

Questo ramo asciutto dovrà essere ispezionato, misurato e verificato per eventuali nuove gallerie o connessioni con altri tratti allagati, dividendo di fatto l’esplorazione in due fronti: il sifone sommerso in espansione e il ramo asciutto da esplorare.

Progressi tecnici: nitròx, linee più robuste e pianificazione di immersioni lunghe

Per gestire distanze crescenti, profondità intorno ai 28 metri e tempi di permanenza più lunghi, l’equipe ha introdotto miscele di nitròx pianificate in anticipo, passando da penetrazioni relativamente brevi a immersioni tecniche più complesse, con gestione avanzata dei gas e della navigazione.

Nella “furna” è stata inoltre installata una linea guida più spessa e affidabile, fissata in modo da ridurre il rischio di ingarbugliamenti e migliorare l’orientamento in assenza di visibilità, condizione essenziale perché ogni futura immersione dovrà attraversare gli stessi 50–60 metri di strettoia sia in entrata sia in uscita.

Il nuovo blocco attivo: manovra complessa per superare il restringimento

Nell’ultima immersione di luglio 2026, partendo dal punto più avanzato precedente, il team ha percorso altri circa 50 metri lungo il sifone principale.

La galleria mantiene volumi ampi, ma termina contro un nuovo massiccio blocco di massi. Tra le rocce esiste un possibile proseguimento, ma il passaggio è estremamente stretto.

Per superarlo sarebbe necessario staccare le bombole dall’erogatore, farle passare attraverso la fessura e ricollegarle sott’acqua: una manovra tecnica complessa da eseguire in zona remota, dopo un’esposizione prolungata.

In questa uscita i due speleosub non si sono sentiti sufficientemente sicuri di eseguire la manovra in sicurezza e hanno preferito non tentare il passaggio, lasciando il blocco come “fronte attivo” per future campagne meglio preparate.

Prospettive: perché Dusnika potrebbe nascondere un sistema molto più grande

Ogni nuovo settore aperto in Dusnika ha trasformato ciò che sembrava un “fine grotta” in una semplice soglia verso nuovi ambienti. La combinazione di un bacino idrografico carsico molto ampio, la presenza di una grande sala oltre la “furna”, un sifone che continua con volumi importanti e un ramo asciutto con acqua udibile suggerisce che, superato l’attuale blocco, si possa accedere a un sistema con notevole sviluppo planimetrico e dislivello positivo. Per ora resta un’ipotesi, verificabile solo proseguendo le immersioni esplorative con pianificazione tecnica adeguata.

Ultime scoperte speleosub nel mondo: Messico, Italia, Balcani e Asia

Parallelamente a Dušnika, negli ultimi anni le esplorazioni subacquee hanno continuato ad ampliare la conoscenza dei grandi sistemi allagati.

Messico: Ox Bel Ha e Sac Actun oltre i 524 km

In Messico, il sistema Ox Bel Ha, nella penisola dello Yucatá··n, è stato confermato come il più lungo sistema di grotte sottomarine al mondo, con oltre 524 km di passaggi mappati.

Le campagne di rilievo continuano ad aggiungere nuovi tratti ogni anno, anche attraverso passaggi stretti e remoti, e si stima che la lunghezza totale esplorabile possa superare i 600 km.

Nelle vicinanze, il sistema Sac Actun, un tempo detentore del record, rimane uno dei più grandi reticoli allagati e, insieme a Ox Bel Ha, costituisce una “rete idrica” sotterranea di centinaia di chilometri.

Nel 2025, un’altra connessione importante è stata realizzata tra la “Mother of All Cenotes” e il sistema Koox Baal, creando una rete di oltre 120 km che si trova a soli 31 metri dal sistema Sac Actun: se quel tratto finale fosse superato, si potrebbe ottenere un unico sistema di oltre 500 km.

Italia: Grotta di Aladino e Fontanone unificati in un unico sistema

In Italia, nel 2025 è stata risolta una lunga questione speleologica in Valdaone: la Grotta di Aladino e la sorgente Fontanone della Val Redoten sono state confermate come parti di un unico sistema sotterraneo di circa 10,4 km di sviluppo e 400 m di dislivello.

Il tratto sommerso che le unisce è risultato essere un unico sifone lungo circa 1 km, con profondità massima di 53 metri. L’impresa è stata portata a termine dallo speleosub Luigi Casati, supportato dal Gruppo Grotte Brescia, dopo campagne che hanno visto anche lo speleosub sloveno Simon Burja spingersi per 600 metri in sifone fino a 53 m di profondità senza emergere.

Balcani e area mediterranea: profondità estreme e nuove campagne

Nell’area balcanica e mediterranea, le esplorazioni tecniche continuano a spingere i limiti di profondità. Lo speleosub polacco Bart ?omiej Pitala, attivo anche in Italia, nel 2026 ha raggiunto i ?292 m nella grotta dell’Elefante Bianco a Ponte Subiolo (Vicenza), dopo aver già esplorato oltre 100 m di nuove gallerie nello stesso sito nel 2024 a circa ?227 m.

Il suo team ha lavorato anche nella Sintzi Spring, in Grecia, dove nel 2025 è stata raggiunta la quota di ?255 m, e nella grotta Vrelo, in Macedonia, con esplorazioni fino a ?287 m. Sempre in Italia, la sorgente del Gorgazzo (Polcenigo, Pordenone) rimane un sito di interesse internazionale per le immersioni profonde, con nuove campagne esplorative programmate da team specializzati.

Asia: nuovi chilometri di grotte in Meghalaya, India

In Asia, nel 2026 una spedizione in Meghalaya (India) ha mappato 11,8 km di nuovi passaggi in diverse grotte, tra cui Krem Riblai e Lungchung Khur, quest’ultima lunga 13.618 metri e divenuta la decima grotta più lunga dell’India.

Anche se non tutte queste cavità sono completamente allagate, la regione conferma il proprio ruolo di “laboratorio” per l’esplorazione sotterranea, con nuovi tratti scoperti regolarmente.

Fonti

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  • Grotta Acqua Nera 2026: al via la campagna esplorativa di agosto con squadra internazionale
    Condividi Speleosubacquei italiani, messicani e spagnoli impegnati in tre giorni di esplorazioni, rilievi topografici e monitoraggio idrogeologico nel sistema carsico sommerso di 2315 metri Una squadra internazionale di speleosubacquei ha dato il via alla campagna esplorativa estiva 2026 nella Grotta Acqua Nera, uno dei sistemi carsici sommersi più significativi delle Prealpi Venete. L’attività, coordinata dal Gruppo Grotte Giara Modon (GGG) di Valstagna, vede la partecipazione di membri del
     

Grotta Acqua Nera 2026: al via la campagna esplorativa di agosto con squadra internazionale

August 22nd 2026 at 09:00

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Speleosubacquei italiani, messicani e spagnoli impegnati in tre giorni di esplorazioni, rilievi topografici e monitoraggio idrogeologico nel sistema carsico sommerso di 2315 metri

Una squadra internazionale di speleosubacquei ha dato il via alla campagna esplorativa estiva 2026 nella Grotta Acqua Nera, uno dei sistemi carsici sommersi più significativi delle Prealpi Venete. L’attività, coordinata dal Gruppo Grotte Giara Modon (GGG) di Valstagna, vede la partecipazione di membri del gruppo vicentino insieme a colleghi provenienti da Messico e Spagna, riuniti per approfondire le conoscenze di questa cavità che rappresenta un obiettivo di rilevanza per la speleologia subacquea italiana.

La Grotta Acqua Nera: caratteristiche del sistema carsico

La Grotta Acqua Nera si apre nel territorio di Lamon (BL), in località San Donato, lungo la valle del torrente Senaiga, sul versante meridionale delle Alpi Feltrine. Il sistema presenta uno sviluppo planimetrico conosciuto di 2315 metri e raggiunge una profondità massima di 54 metri. Il fiume sotterraneo che scorre all’interno della cavità attraversa tre sifoni principali, separati da tratti in ambiente aereo. Tra il primo e il terzo sifone si sviluppa una rete labirintica di cunicoli che rende tecnicamente impegnativa la progressione.

Le esplorazioni speleosubacquee nella Grotta Acqua Nera sono iniziate negli anni Settanta del XX secolo e continuano ancora oggi, con campagne regolari che hanno permesso di mappare oltre 1600 metri di condotti sommersi. La grotta rappresenta uno degli obiettivi speleosub più significativi del settore dolomitico meridionale, grazie alla combinazione di acque limpide, passaggi sommersi tecnicamente complessi e un ambiente ipogeo di particolare interesse geomorfologico.

Campo base interno: innovazione logistica per la sicurezza

A partire dal 2026 è stato predisposto un campo base interno nei pressi della partenza del terzo sifone, una soluzione logistica che garantisce maggior sicurezza agli speleosubacquei e agevola le attività esplorative. Grazie a questa infrastruttura, il team di esploratori può rimanere all’interno della grotta per tre giorni consecutivi, riducendo i tempi di trasporto del materiale e ottimizzando le finestre di immersione.

L’allestimento del campo interno richiede un lavoro di squadra significativo: per tutta la giornata di mercoledì, speleologi e speleosub sono stati impegnati nel trasporto del materiale necessario, dalle attrezzature subacquee ai sistemi di supporto vitale, fino ai punti di immersione. Questa organizzazione logistica segue modelli già sperimentati in altre campagne esplorative italiane, come quelle condotte nella Risorgiva di Eolo a Trasaghis e nella Grotta Grande dei Cervi a Carsoli, dove campi base sotterranei hanno permesso di spingere oltre i limiti conosciuti dei sistemi carsici.

Attività esplorative e ricerca scientifica

Oltre alle attività di pura esplorazione, la campagna 2026 nella Grotta Acqua Nera include un programma di ricerca scientifica articolato. Verranno raccolti i dati necessari alla stesura dei rilievi topografici, con l’obiettivo di aggiornare la documentazione cartografica del sistema e mappare eventuali nuovi tratti scoperti durante le immersioni.

Parallelamente, saranno installate sonde per la registrazione delle temperature interne, nell’ambito di uno studio più ampio sul sistema idrogeologico dell’area. Il monitoraggio termico delle acque sotterranee fornisce dati preziosi per comprendere i flussi idrici, le connessioni tra diversi settori del carsismo e le dinamiche di ricarica delle falde. Queste informazioni risultano utili anche per la gestione delle risorse idriche potabili, visto che le acque della Valbrenta e delle Prealpi Venete alimentano importanti acquedotti.

Il Gruppo Grotte Giara Modon, fondatore dell’iniziativa, è attivo da decenni nella speleologia terrestre e subacquea della Valbrenta, con un curriculum che include partecipazioni a progetti di tracciamento delle acque sotterranee in collaborazione con Etra, Arpav e l’istituto agrario Parolini. La presenza di colleghi messicani e spagnoli nella squadra 2026 sottolinea il carattere internazionale della speleologia subacquea, disciplina che richiede competenze tecniche avanzate e una preparazione specifica per operare in ambienti ipogei sommersi.

Contesto regionale: la Valbrenta e le sue grotte

La Grotta Acqua Nera si inserisce in un contesto carsico di particolare ricchezza. La Valbrenta e le Prealpi Venete ospitano alcune delle grotte più profonde e significative d’Italia, tra cui la sorgente dell’Elefante Bianco a Valstagna, che nel febbraio 2026 è stata oggetto di una spedizione record guidata dallo speleosub polacco Bart ?omiej Pitala, raggiungendo i -292 metri di profondità. Il territorio di Lamon, dove si apre la Grotta Acqua Nera, è caratterizzato da formazioni dolomitiche e calcaree che favoriscono lo sviluppo di sistemi carsici complessi, con gallerie, sifoni e condotti modellati dall’azione erosiva delle acque sotterranee.

La speleologia subacquea in quest’area richiede dotazioni precise: filo di Arianna per l’orientamento, torce ad alta potenza, ridondanza di attrezzature e miscele respiratorie appropriate per le profondità raggiunte. La regola del terzo, fondamentale nella speleosubacquea, prevede di consumare un terzo della riserva d’aria per il percorso di andata, un terzo per il ritorno e mantenere un terzo disponibile per gli imprevisti.

Aggiornamenti e prospettive

La squadra rimarrà operativa nella Grotta Acqua Nera per tutta la settimana, con immersioni programmate nei tre sifoni principali e nei tratti labirintici intermedi. Gli aggiornamenti sulle eventuali nuove scoperte saranno comunicati al termine della campagna, una volta completate le elaborazioni dei rilievi e l’analisi preliminare dei dati raccolti.

L’attività del 2026 si inserisce in una tradizione di esplorazioni regolari che hanno portato, nel corso dei decenni, a estendere progressivamente la conoscenza di questo sistema. La Grotta Acqua Nera continua a rappresentare una sfida tecnica e scientifica per gli speleosubacquei, con potenziali sviluppi ancora inesplorati oltre i tratti attualmente mappati.


Fonti

  1. Post Facebook – Gruppo Grotte Giara Modon: “Grotta Acqua Nera 2026: è iniziata la campagna esplorativa di agosto!”
    https://www.facebook.com/groups/grottegiaramodon
  2. CAI Feltre – “I Giovedì³² del CAI – 7^ edizione” (19 gennaio 2026)
    https://www.caifeltre.it/2026/01/19/i-giovedi-del-cai-7-edizione/
  3. Valstagna.info – “Alberto Cavedon – Valstagna” (28 dicembre 2025)
    http://www.valstagna.info/index.php/sport/256-alberto-cavedon
  4. Scintilena – “Speleosub a Lamon: la Grotta dell’Acqua Nera protagonista della serata a Borgo Valsugana” (31 agosto 2025)
    https://www.scintilena.com/speleosub-a-lamon-la-grotta-dellacqua-nera-protagonista-della-serata-a-borgo-valsugana/08/31/
  5. Scintilena – “Acqua Nera: speleosub alla scoperta di una grotta dimenticata” (21 gennaio 2025)
    https://www.scintilena.com/acqua-nera-speleosub-alla-scoperta-di-una-grotta-dimenticata/01/21/
  6. Scintilena – “Scoprire il mondo sotterraneo con il Corso di Avvicinamento alla Speleologia del Gruppo Grotte Giara Modon di Valstagna” (23 aprile 2025)
    https://www.scintilena.com/scoprire-il-mondo-sotterraneo-con-il-corso-di-avvicinamento-alla-speleologia-del-gruppo-grotte-giara-modon-di-valstagna/04/23/
  7. Scintilena – “Racconti dal Buio: speleosubacquea e Fontanon di Riu Neri nella puntata del 10 marzo su Radio Fragola” (12 marzo 2026)
    https://www.scintilena.com/racconti-dal-buio-speleosubacquea-e-fontanon-di-riu-neri-nella-puntata-del-10-marzo-su-radio-fragola/03/12/
  8. Aggrottiamoci – “Inferniglio – 01 agosto 2026” (2 agosto 2026)
    https://aggrottiamoci.com/2026/08/02/inferniglio-01-agosto-2026/
  9. Scintilena – “Gorgazzo, la nuova sfida degli speleosub polacchi” (20 agosto 2026)
    https://www.scintilena.com/gorgazzo-la-nuova-sfida-degli-speleosub-polacchi-ricerca-e-immagini-nel-cuore-della-sorgente/08/20/
  10. FSR FVG – Archivio Agosto 2026
    https://www.fsrfvg.it/?m=202608&ec3_listing=disable
  11. Scintilena – “Risorgiva di Eolo: superati i sifoni terminali, esplorati 300 metri di nuove gallerie oltre il limite noto” (1 marzo 2026)
    https://www.scintilena.com/risorgiva-di-eolo-superati-i-sifoni-terminali-esplorati-300-metri-di-nuove-gallerie-oltre-il-limite-noto/03/01/
  12. Scintilena – “Speleo-subacquea: della Sotto Carsoli c’è³² un ‘mondo sommerso'” (25 gennaio 2026)
    https://www.scintilena.com/speleo-subacquea-della-sotto-carsoli-ce-un-mondo-sommerso-oltre-30-speleologi-sfidano-il-sifone-finale-della-grotta-grande-dei-cervi/01/25/
  13. Il Giornale di Vicenza – “L’Oliero si tinge di ‘fluo’. Studio sull’acqua potabile” (17 gennaio 2025)
    https://www.ilgiornaledivicenza.it/territorio-vicentino/bassano/l-oliero-si-tinge-di-fluo-studio-sull-acqua-potabile-1.12557871
  14. Komoot – “Le grotte più suggestive nei dintorni di Pieve Tesino” (2 giugno 2026)
    https://www.komoot.com/it-it/guide/3805612/grotte-nei-dintorni-di-pieve-tesino
  15. Nautica Mare – “292 mt. Impresa da record di Bart ?omiej Pitala” (3 marzo 2026)
    https://www.nauticamare.it/diving-news/oltre-i-limiti-dellelefante-bianco-292-mt-impresa-da-record-di-bartlomiej-pitala.html
  16. Valstagna.info – “Sorgente Elefante Bianco 2004” (24 febbraio 2025)
    https://www.valstagna.info/index.php/geositi/150-subiolo/246-sorgente-elefante-bianco-2004
  17. Valstagna.info – “Sorgente Elefante Bianco 2003” (17 giugno 2025)
    http://www.valstagna.info/index.php/geositi/150-subiolo/244-sorgente-elefante-bianco-2003
  18. Scintilena – “Nueva Vida continua a crescere: 750 metri nuovi nelle profondità del Sebino” (13 marzo 2026)
    https://www.scintilena.com/nueva-vida-continua-a-crescere-750-metri-nuovi-nelle-profondita-del-sebino/03/13/
  19. Sardegna Sentieri – “Grotta di San Giovanni” (29 luglio 2025)
    https://www.sardegnasentieri.it/node/865
  20. Bagagli Leggero – “Cascata del Salton: l’inaspettata sorpresa a Lamon” (12 giugno 2025)
    https://www.bagaglioleggero.it/cascata-del-salton-lamon/
  21. Parco Majella – “La Grotta Nera” (12 ottobre 2025)
    https://www.parcomajella.it/La-Grotta-Nera.htm
  22. Catasto Speleologico Regionale FVG – “Statistiche grotte accatastate” (26 agosto 2025)
    https://catastogrotte.regione.fvg.it/statistica
  23. La Traccia Escursioni – “Grotta Acqua Nera” (10 febbraio 2022)
    https://latracciaescursioniemontagna.com/
  24. Valstagna.info – “Speleosub – Valstagna” (12 luglio 2026)
    https://www.valstagna.info/index.php/sport/255-speleosub
  25. Valstagna.info – “Grotte di Oliero 2005 Covol dei Veci” (1 febbraio 2026)
    https://www.valstagna.info/index.php/geositi/148-grotte-oliero/249-grotte-di-oliero-2005-covol-dei-veci
  26. Parco Majella – “Valle Inferno – Selvaromana, M. Ugni, Eremo Grotta S. Angelo” (6 luglio 2025)
    https://www.parcomajella.it/Valle-Inferno-Selvaromana-M-Ugni-Eremo-Grotta-S-Angelo.htm
  27. Grotte di Oliero – “Info e regolamento” (18 marzo 2026)
    https://www.grottedioliero.it/info-e-regolamento/
  28. Cuevas de Nerja – “Geologia della Cueva de Nerja” (22 maggio 2026)
    https://cuevasnerja.com/it/guides/nerja-cave-geology-stalactites/

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