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Bat Week 2026: dal 24 al 31 ottobre i pipistrelli al centro della tutela delle grotte

Október 15th 2026 at 11:00

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La Bat Week 2026 richiama l’attenzione sulla conservazione dei pipistrelli: una settimana internazionale di divulgazione, con un incontro online tra speleologi e ricercatori e un approfondimento sulla biologia dei chirotteri

Bat Week 2026: le date e gli obiettivi della settimana dei pipistrelli

Dal 24 al 31 ottobre 2026 torna la Bat Week, la settimana internazionale dedicata ai pipistrelli e alla loro conservazione. L’iniziativa promuove la conoscenza dei chirotteri e delle funzioni che svolgono negli ecosistemi. Il calendario 2026 conferma le date della campagna annuale, che coinvolge realtà impegnate nella divulgazione e nella protezione della fauna.[1][2]

Il messaggio della Bat Week 2026 riguarda animali spesso poco conosciuti, pur essendo presenti in molti ambienti frequentati dall’uomo. I pipistrelli consumano insetti, impollinano fiori e disperdono semi, secondo le abitudini alimentari delle diverse specie. La conservazione dei loro rifugi sostiene quindi processi ecologici che interessano anche agricoltura e foreste.[2][3]

Il sito della campagna raccoglie appuntamenti e risorse educative. Nel calendario figurano attività divulgative, proiezioni, laboratori e iniziative rivolte a famiglie e insegnanti. Tra le risorse disponibili nel periodo della manifestazione compare una registrazione formativa promossa da Project WILD e Bat Conservation International. La settimana si sviluppa così attraverso iniziative locali e contenuti accessibili online.[2]

Bat Week 2026 e speleologia: il confronto online del 25 ottobre

Per il pubblico speleologico, la Bat Week 2026 comprende un appuntamento dedicato al rapporto tra esplorazione e tutela delle colonie. Domenica 25 ottobre, la Commissione Biologia dell’Union Internationale de Spéléologie e Bat Conservation International organizzano una sessione online. La trasmissione è prevista su Facebook Live.[4]

L’incontro riunisce speleologi, ricercatori, educatori e persone interessate alla conservazione dei chirotteri. Il programma mette al centro la collaborazione tra chi conosce le cavità e chi studia i pipistrelli. Gli obiettivi comprendono la condivisione di esperienze, il collegamento tra ricerca e interventi di tutela e il coinvolgimento delle comunità locali.[4]

Le grotte ospitano fasi importanti del ciclo biologico di numerose specie. Possono essere rifugi invernali, siti riproduttivi o luoghi utilizzati durante gli spostamenti stagionali. La loro protezione richiede attenzione alle condizioni interne e agli habitat esterni nei quali gli animali si alimentano. Conservare soltanto il punto in cui riposano non esaurisce quindi le esigenze delle colonie.[4][5]

Conservazione dei pipistrelli: il contributo degli speleologi durante la Bat Week 2026

In Italia, Tutela Pipistrelli propone attraverso la propria sezione speleo un questionario per segnalare la presenza di chirotteri nelle cavità. Le osservazioni aiutano a individuare rifugi importanti e a costruire una collaborazione con gli specialisti. La conoscenza del territorio sotterraneo può così diventare una risorsa per la conservazione.[4][5]

Questa attività deve rispettare la sensibilità degli animali. Tutela Pipistrelli indica il letargo e la nascita con crescita dei piccoli come le fasi più delicate. Nei rifugi occupati da colonie, i sopralluoghi vanno evitati in questi periodi. Le indicazioni stagionali devono essere riferite alle specie e alle condizioni del sito.[6][7]

Il disturbo invernale può provocare risvegli e consumare le riserve necessarie per arrivare alla primavera. Rumore, permanenza ravvicinata e illuminazione diretta richiedono quindi particolare attenzione. La Bat Week 2026 richiama una responsabilità concreta: conoscere i pipistrelli significa anche adattare la frequentazione delle grotte alle loro esigenze.[6][8]

L’attenzione agli animali rientra nella più ampia esigenza di una speleologia sostenibile. I materiali didattici della Società Speleologica Italiana richiamano la fragilità delle cavità e la necessità di comportamenti rigorosi. In questo quadro, la tutela dei rifugi collega esplorazione, conoscenza e conservazione del patrimonio sotterraneo.[9]

Relazione di approfondimento: le caratteristiche peculiari dei pipistrelli

Biologia dei pipistrelli: mammiferi con oltre 1.500 specie

I pipistrelli appartengono all’ordine dei Chirotteri. Il nome deriva dalle parole greche che indicano la mano e l’ala. Sono mammiferi, non uccelli, e costituiscono il secondo ordine di mammiferi per numero di specie. Bat Conservation International indica oltre 1.500 specie conosciute, distribuite in sei continenti.[3]

Questa diversità impedisce di descriverli attraverso un solo modello. Alimentazione, dimensioni, rifugi e organizzazione delle colonie variano molto. Il pipistrello calabrone raggiunge circa due grammi di massa. All’estremo opposto, alcune grandi volpi volanti presentano aperture alari che si avvicinano a 1,8 metri. Sono forme biologiche differenti appartenenti allo stesso ordine.[3]

La storia dei chirotteri supera i 50 milioni di anni. Nel corso di questa evoluzione, il volo e le diverse specializzazioni alimentari hanno permesso l’occupazione di numerosi ambienti. La loro presenza non è limitata alle grotte: riguarda anche foreste, paesaggi agricoli, deserti e costruzioni umane.[3][5]

Volo dei pipistrelli: una mano trasformata in ala

La prima peculiarità dei pipistrelli è il volo attivo. Sono gli unici mammiferi capaci di volare in modo sostenuto, invece di limitarsi a planare. Gli scoiattoli volanti, per esempio, scivolano nell’aria tra punti sopraelevati. I chirotteri producono invece il movimento necessario al volo attraverso il battito delle ali.[3][10]

L’ala deriva dalla trasformazione dell’arto anteriore. Le dita allungate sostengono una membrana, che forma la superficie alare. Il pollice rimane generalmente libero e può essere utilizzato per aggrapparsi e per la pulizia del corpo. La struttura conserva quindi l’origine anatomica di una mano, pur svolgendo una funzione diversa.[10][11]

La flessibilità delle ali consente manovre complesse. La membrana non è soltanto una superficie utile al movimento: partecipa anche a processi fisiologici, tra cui scambio di calore e bilancio idrico. Per questo una lesione alare può compromettere più funzioni contemporaneamente.[11][12]

Il confronto con gli uccelli mostra un caso di evoluzione convergente. Due gruppi differenti hanno sviluppato il volo battuto attraverso strutture diverse. Le ali svolgono una funzione analoga, ma non hanno la stessa organizzazione.[13]

Ecolocalizzazione dei pipistrelli: orientarsi attraverso gli echi

Molte specie utilizzano l’ecolocalizzazione. Emettono segnali sonori e interpretano gli echi restituiti dall’ambiente. Questo sistema permette di individuare ostacoli e prede, anche quando la luce è scarsa. Nelle specie che lo impiegano, l’informazione acustica integra gli altri sensi. I pipistrelli non sono ciechi.[3][11]

Gli echi forniscono informazioni sulla posizione degli oggetti, sulle dimensioni e sul movimento delle prede. Gran parte dei segnali è ultrasonica, quindi supera le frequenze normalmente percepite dall’orecchio umano. Il silenzio apparente di una notte con pipistrelli in volo può nascondere un’intensa attività sonora.[11][14]

Esistono modalità differenti di emissione. Molti chirotteri producono i segnali nella laringe e li emettono dalla bocca. Altri li proiettano attraverso il naso. Nei rinolofi, le strutture cutanee intorno alle narici contribuiscono a dirigere il segnale. Un lavoro presentato dal Natural History Museum nel febbraio 2026 collega le caratteristiche del cranio alle frequenze e alle modalità di emissione del sonar.[15]

L’ecolocalizzazione non va quindi considerata un dispositivo identico in tutte le specie. È una capacità specializzata, associata all’anatomia e alle esigenze ecologiche degli animali. Anche la ricerca scientifica utilizza queste differenze per comprendere l’evoluzione dei chirotteri.[15]

Alimentazione dei pipistrelli: insetti, frutta, nettare e altre risorse

L’insettivoria è la forma di alimentazione più diffusa tra i pipistrelli. Le specie italiane sono indicate come insettivore nel quadro divulgativo dedicato al loro ciclo biologico. In altri territori vivono chirotteri che consumano frutta o nettare. Esistono anche specializzazioni rivolte ad altre prede, compresi i pesci.[3][16]

Queste differenze corrispondono a funzioni ecologiche distinte. I pipistrelli insettivori contribuiscono al contenimento di insetti, inclusi organismi dannosi per le colture. Non è corretto attribuire a ogni specie lo stesso consumo alimentare. Il fabbisogno cambia con dimensioni, disponibilità di prede e fase riproduttiva. Bat Conservation International segnala consumi particolarmente elevati nelle femmine gravide o in allattamento.[3]

I nettarivori trasferiscono polline tra i fiori durante l’alimentazione. Questa attività interessa, tra le altre piante, agavi e grandi cactus. I frugivori disperdono semi, anche attraversando aree aperte. Possono così favorire la ricolonizzazione vegetale di superfici disboscate. Questi servizi appartengono soprattutto alle comunità tropicali e subtropicali e non vanno trasferiti indistintamente alla fauna italiana.[3][16]

Soltanto tre specie si alimentano di sangue. Vivono in America Latina. L’immagine del pipistrello come animale universalmente ematofago non descrive quindi la diversità dell’ordine e non riguarda le specie presenti in Italia.[3]

Rifugi dei pipistrelli: grotte, alberi ed edifici

Non tutti i pipistrelli vivono in grotta. Alcune specie utilizzano cavità arboree; altre occupano interstizi e ambienti nelle costruzioni. Le categorie troglofili, fitofili e antropofili indicano queste associazioni prevalenti. Non sono compartimenti rigidi: una specie può scegliere rifugi differenti durante l’anno.[5]

La scelta dipende dal clima locale, dalle opportunità del territorio e dalla fase biologica. Un rifugio adatto al riposo estivo può non soddisfare le esigenze dell’ibernazione. Analogamente, una colonia riproduttiva richiede condizioni favorevoli alla crescita dei piccoli. La conservazione deve quindi considerare una rete di siti, non soltanto una singola cavità.[5][16]

Molti pipistrelli riposano appesi a testa in giù. Le zampe posteriori sono specializzate per l’aggancio, mentre gli arti anteriori sono destinati al volo. Il pollice libero permette altri movimenti e appigli. Questa postura è legata alla loro anatomia e non indica una condizione anomala.[10]

Letargo dei pipistrelli: il risparmio energetico durante l’inverno

Nelle regioni temperate, la riduzione stagionale degli insetti rende difficile mantenere l’attività ordinaria. Molte specie superano l’inverno attraverso l’ibernazione. Durante il torpore diminuiscono metabolismo, temperatura corporea, frequenza cardiaca e respirazione. Il consumo energetico si riduce e gli animali utilizzano il grasso accumulato prima dell’inverno.[8][14]

Il letargo non equivale semplicemente a un sonno prolungato. È una condizione fisiologica di risparmio energetico. La riattivazione del metabolismo richiede energia, perché l’animale deve tornare a una temperatura compatibile con l’attività. I risvegli provocati dal disturbo possono quindi sottrarre riserve necessarie alla sopravvivenza.[8]

Temperatura, umidità e stabilità del rifugio sono importanti. Le grotte e altri ambienti sotterranei possono offrire condizioni favorevoli, ma non ogni cavità è adatta a tutte le specie. Tutela Pipistrelli indica orientativamente il periodo tra novembre e marzo come fase delicata per il letargo. La durata effettiva dipende dalle condizioni locali.[6][7][8]

Riproduzione dei pipistrelli: colonie di maternità e crescita dei piccoli

La maggior parte delle specie produce mediamente un solo piccolo all’anno. Si tratta di una riproduzione lenta rispetto a quella di molti altri piccoli mammiferi. La perdita di numerosi adulti non può quindi essere compensata rapidamente attraverso nuove nascite.[3]

In molte specie europee, gli accoppiamenti avvengono tra fine estate e autunno. Le femmine possono conservare lo sperma durante l’inverno, con fecondazione in primavera. Questo meccanismo collega la riproduzione al ritorno di condizioni favorevoli e a una maggiore disponibilità alimentare. Non rappresenta una regola universale per tutti i chirotteri.[16]

Le colonie di maternità, chiamate anche nursery, riuniscono femmine gravide e in allattamento. Il neonato dipende dalla madre per nutrizione e protezione. La crescita porta ai primi voli e poi all’alimentazione autonoma, con tempi differenti tra specie. La possibilità di volare non coincide automaticamente con il raggiungimento della maturità sessuale.[16]

Durante questa fase, l’abbandono del rifugio o il disturbo della colonia può compromettere la sopravvivenza dei piccoli. Tutela Pipistrelli richiama in particolare giugno e luglio come mesi sensibili per nascita, crescita e svezzamento. I calendari di protezione devono essere adattati al sito.[6][16]

Longevità dei pipistrelli: piccoli mammiferi che possono vivere per decenni

Le dimensioni ridotte non implicano necessariamente una vita breve. Alcune specie di pipistrelli raggiungono età elevate in natura. Bat Conservation International riporta un maschio di vespertilio di Brandt vissuto almeno 41 anni. Il dato rappresenta un caso documentato, non la durata media della vita di tutti i chirotteri.[3]

Il Dipartimento dell’Interno statunitense distingue questo record dalla situazione generale. Molti pipistrelli vivono meno di vent’anni, mentre per alcune specie sono documentate longevità superiori ai trenta. La combinazione tra lunga vita e poche nascite rende particolarmente importante la sopravvivenza degli adulti.[3][17]

Vita sociale dei pipistrelli: comunicazione e spostamenti stagionali

Le aggregazioni variano da individui isolati a colonie molto numerose. Nei rifugi riproduttivi, il calore condiviso può favorire condizioni adatte ai piccoli. Durante l’inverno, alcune specie formano gruppi compatti; altre restano separate o in piccoli nuclei. Non esiste quindi un’unica organizzazione sociale.[14]

I segnali acustici non servono soltanto all’orientamento. I richiami sociali aiutano a mantenere i contatti, riconoscere altri individui, segnalare rivalità e attirare partner. Possono comprendere frequenze udibili dall’uomo e frequenze ultrasoniche. Bat Conservation International descrive anche il riconoscimento dei richiami dei compagni di colonia in alcune specie.[18]

Gli spostamenti stagionali aggiungono un’altra dimensione. Alcuni pipistrelli migrano su lunghe distanze; altri rimangono nella stessa regione e utilizzano rifugi stagionali differenti. La migrazione e l’ibernazione rappresentano risposte diverse alla variazione delle risorse. Per le specie migratrici, la tutela deve estendersi ai territori attraversati.[3][14]

Guano dei pipistrelli: il collegamento tra superficie e biodiversità delle grotte

Il guano, cioè l’insieme delle deiezioni, introduce nutrienti negli ambienti sotterranei. In molte grotte le risorse alimentari sono limitate. I pipistrelli si alimentano all’esterno e trasferiscono parte della materia organica nel rifugio. Questo apporto sostiene comunità di organismi cavernicoli.[19]

Il collegamento può coinvolgere anche vertebrati. Uno studio sulla salamandra cavernicola Eurycea spelaea ha documentato l’ingestione di guano e la sua assimilazione nei tessuti. La ricerca mostra che l’apporto dei pipistrelli può alimentare relazioni trofiche più articolate di una semplice catena basata sulle prede catturate.[20]

La perdita di una colonia può quindi modificare anche la disponibilità di risorse nella cavità. La conservazione dei chirotteri interessa l’intero sistema biologico collegato al rifugio, non soltanto gli animali visibili sulle pareti.[19][20]

Minacce ai pipistrelli: habitat, cambiamento climatico e sindrome del naso bianco

La distruzione dei rifugi e degli habitat di alimentazione costituisce una pressione importante. A questa si aggiungono persecuzione, uso di pesticidi e cambiamento climatico. Siccità, temperature estreme e alterazioni della stagionalità possono incidere sulla sopravvivenza e sulla disponibilità di cibo.[2][3]

Anche gli impianti eolici possono causare mortalità, soprattutto in alcune specie migratrici. Bat Conservation International lavora su misure operative capaci di ridurre gli incidenti. La questione riguarda la compatibilità tra produzione energetica e conservazione della biodiversità, attraverso soluzioni basate sulla ricerca.[3]

In Nord America, la sindrome del naso bianco è una malattia fungina responsabile della morte di milioni di pipistrelli dall’emergere del problema nel 2006. Il fungo colpisce gli animali durante l’ibernazione. Le lesioni alle ali e i risvegli più frequenti alterano il bilancio energetico e possono portare all’esaurimento delle riserve prima della primavera.[12][21]

La malattia non va confusa con una generica presenza di materiale chiaro sul corpo. La diagnosi richiede competenze specifiche. Il quadro descritto dalle fonti riguarda soprattutto la crisi delle popolazioni nordamericane e non autorizza a trasferire gli stessi tassi di mortalità alle colonie italiane.[3][12]

Pipistrelli e persone: conservazione, osservazione e precauzioni sanitarie

La convivenza richiede comportamenti che proteggano persone e animali. I pipistrelli non devono essere manipolati da chi non possiede competenze adeguate. In caso di ritrovamento di un individuo in difficoltà, Tutela Pipistrelli invita a contattare rapidamente un esperto.[3][22]

Come altri mammiferi, possono contrarre infezioni trasmissibili all’uomo. Questo non significa che ogni individuo sia infetto. In caso di morso, Bat Conservation International raccomanda di lavare accuratamente la ferita con acqua e sapone e richiedere immediata assistenza medica. L’osservazione a distanza e l’assenza di manipolazioni evitano contatti non necessari.[3]

Per gli speleologi, le indicazioni essenziali comprendono il rispetto delle limitazioni di accesso e l’assenza di illuminazione diretta sulle colonie. Nei periodi di letargo e riproduzione, l’accesso ai rifugi occupati deve essere evitato. Le segnalazioni agli specialisti permettono di contribuire alla conoscenza senza trasformare ogni incontro in un censimento improvvisato.[5][6][7][8]

Fonti online


Fonti
[1] Bat Week – Purdue Extension https://extension.purdue.edu/events/2026/10/bat-week.html
[2] Home – Bat Week https://batweek.org/
[3] Bats 101 | Bat Facts, Species & Why They Matter https://www.batcon.org/about-bats/bats-101/
[4] Bat Week 2026: speleologi e ricercatori insieme per proteggere i pipistrelli delle grotte https://www.scintilena.com/bat-week-2026-speleologi-e-ricercatori-insieme-per-proteggere-i-pipistrelli-delle-grotte/10/10/
[5] La sezione speleo | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/la-sezione-speleo/
[6] Come comportarsi | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/come-comportarsi/
[7] Disturbo dei pipistrelli in grotta: perché le visite possono mettere a … https://www.scintilena.com/disturbo-dei-pipistrelli-in-grotta-perche-le-visite-possono-mettere-a-rischio-colonie-e-letargo/08/23/
[8] Il periodo invernale | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/il-periodo-invernale/
[10] Bats guide: species facts, what they eat, and whether they really are … https://www.discoverwildlife.com/animal-facts/mammals/bat-facts
[11] Flight, food and echolocation – About Bats – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/about-bats/flight-food-and-echolocation-2
[12] What Is White-nose Syndrome? (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/articles/what-is-white-nose-syndrome.htm
[13] Convergent evolution explained with 13 examples https://www.nhm.ac.uk/discover/convergent-evolution.html
[14] Bats – Lava Beds National Monument (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/labe/learn/nature/bats.htm
[15] How the echolocation of bats has shaped their skulls https://www.nhm.ac.uk/discover/news/2026/february/how-the-echolocation-of-bats-has-shaped-their-skulls.html
[16] Ciclo vitale dei pipistrelli: riproduzione, nursery e tutela … https://www.scintilena.com/ciclo-vitale-dei-pipistrelli-riproduzione-nursery-e-tutela-dei-rifugi/08/13/
[17] 13 Awesome Facts About Bats | U.S. Department of the Interior https://www.doi.gov/blog/13-facts-about-bats
[18] The Art of Bat Communication – Bat Conservation International https://www.batcon.org/the-art-of-bat-communication/
[19] Benefits of Bats – Bats (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/subjects/bats/benefits-of-bats.htm
[20] Coprophagy in a cave-adapted salamander; the importance of bat … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1560199/
[21] White-nose Syndrome in National Parks https://www.nps.gov/articles/000/white-nose-syndrome-in-national-parks.htm
[22] Ho trovato un pipistrello – TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/ho-trovato-un-pipistrello/
[23] Bat Week – Bats (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/subjects/bats/bat-week.htm
[24] A Global Celebration of Bats and Their Ecological Importance https://www.batcon.org/press/a-global-celebration-of-bats-and-their-ecological-importance/
[25] WI Daily Update: A little love for bats https://www.outdoornews.com/2026/10/14/wi-daily-update-a-little-love-for-bats/
[26] Half of Wisconsin’s bat species remain state-threatened as International Bat Week approaches https://www.wearegreenbay.com/news/local-news/protecting-wisconsin-bats/
[27] Bat Week – Bee City USA https://beecityusa.org/event/bat-week-2/
[28] Pipistrelli Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/pipistrelli/
[29] Celebrate Bat Week Oct. 24-31 https://friendsofmoreaulake.org/2026/09/28/celebrate-bat-week-oct-24-31/
[30] Wisconsin Department of Natural Resources Press Releases https://www.einpresswire.com/sources/dnr.wisconsin.gov
[31] Bat Appreciation Day: il 17 aprile si celebra la Giornata … – Scintilena https://www.scintilena.com/bat-appreciation-day-il-17-aprile-si-celebra-la-giornata-internazionale-dei-pipistrelli/04/17/
[32] Myotis huariorum, una nuova specie di pipistrello tra le Ande e il deserto del Perù – Scintilena https://www.scintilena.com/myotis-huariorum-una-nuova-specie-di-pipistrello-tra-le-ande-e-il-deserto-del-peru/10/12/
[33] Notte Internazionale dei Pipistrelli 2025: Grande Mobilitazione per la … https://www.scintilena.com/notte-internazionale-dei-pipistrelli-2025-grande-mobilitazione-per-la-conservazione-dei-chirotteri/08/30/
[34] It’s Bat Week at Newport Public Library – NewsBreak https://www.newsbreak.com/lincoln-county-leader-the-news-guard-1600333/4937861539162-it-s-bat-week-at-newport-public-library
[35] Vaccines Give Bats a Wing Up Against White-Nose Syndrome on … https://www.nps.gov/articles/000/san-juan-island-white-nose-syndrome-vaccines.htm
[36] Fungus that Causes White-Nose Syndrome in Bats Detected in … https://www.nps.gov/orgs/1671/fungus-that-causes-white-nose-syndrome-in-bats-detected-in-south-dakota-for-the-first-time.htm
[37] Pathophysiology of white-nose syndrome in bats: A mechanistic … https://www.usgs.gov/publications/pathophysiology-white-nose-syndrome-bats-a-mechanistic-model-linking-wing-damage
[38] Bat Conservation International | Protecting Bats Worldwide https://www.batcon.org/
[39] Media Kit – Bat Conservation International https://www.batcon.org/news/media-kit/
[40] TutelaPipistrelli.it: Sito italiano dedicato ai chirotteri https://www.tutelapipistrelli.it/
[41] LINEE GUIDA RECUPERO E RIABILITAZIONE CHIROTTERI https://www.tutelapipistrelli.it/2026/01/22/linee-guida-recupero-e-riabilitazione-chirotteri/
[42] France | UNEP/Eurobats https://www.eurobats.org/country/france
[43] Bats, Insulation and Lining Materials – UNEP/Eurobats https://www.eurobats.org/document/bats-insulation-and-lining-materials
[44] Information Fact Sheet | UNEP/Eurobats https://www.eurobats.org/document/information-fact-sheet-0
[45] Guidelines for consideration of bats in lighting projects https://www.cms.int/node/45644
[46] Information on Bats and Infrasound | UNEP/Eurobats https://www.eurobats.org/node/43258
[47] Information Fact Sheet | UNEP/Eurobats https://www.eurobats.org/document/information-fact-sheet-5
[48] How to see UK bats and give them a helping hand https://www.nhm.ac.uk/discover/how-to-see-uk-bats-and-give-them-a-helping-hand.html
[49] Bats in flight identification guide | Natural History Museum https://www.nhm.ac.uk/take-part/identify-nature/bats-in-flight-id-guide.html
[50] Video (U.S. National Park Service) https://www.nps.gov/media/video/view.htm?id=2688A8C1-1DD8-B71B-0B903D86CBB43080
[51] Are migratory behaviours of bats socially transmitted? https://royalsocietypublishing.org/rsos/article/3/4/150658/36493/Are-migratory-behaviours-of-bats-socially
[52] A year in the life of a bat – About Bats – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/about-bats/a-year-in-the-life-of-a-bat
[53] Events & Training – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/events
[54] Why bats matter – About Bats – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/about-bats/why-bats-matter
[55] Woodland specialists – Bats and woodland – Bat Conservation Trust https://www.bats.org.uk/our-work/bats-and-woodland/woodland-specialists
[56] [PDF] Guidelines for Minimizing the Negative Impact to Bats and Other … https://wildlifeleaders.org/sites/default/files/documents/Bat%20Group%20SE%20Asia%20Bat%20Guano%20Harvesting%20Guidelines.pdf
[57] Pipistrello in casa: cosa fare senza toccarlo https://milazzo.life/blog/pipistrello-in-casa-cosa-fare/

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  • Spedizioni speleologiche in Malaysia: a Perlis rilevati 7,7 chilometri tra grotte e antiche miniere
    Condividi La missione internazionale del progetto EuroSpeleo ESP 2026-03 documenta dieci cavità. Le spedizioni speleologiche in Malaysia collegano esplorazione, ricerca scientifica e conservazione, dalla penisola al Borneo. Perlis 2026: dieci grotte nella campagna Malaysia-Svizzera Dieci grotte documentate e circa 7,7 chilometri di gallerie rilevate. È il bilancio della Malaysia-Swiss Caving Expedition 2026, realizzata nel Perlis, all’estremità settentrionale della penisola malese. La miss
     

Spedizioni speleologiche in Malaysia: a Perlis rilevati 7,7 chilometri tra grotte e antiche miniere

Október 15th 2026 at 10:00

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La missione internazionale del progetto EuroSpeleo ESP 2026-03 documenta dieci cavità. Le spedizioni speleologiche in Malaysia collegano esplorazione, ricerca scientifica e conservazione, dalla penisola al Borneo.

Perlis 2026: dieci grotte nella campagna Malaysia-Svizzera

Dieci grotte documentate e circa 7,7 chilometri di gallerie rilevate. È il bilancio della Malaysia-Swiss Caving Expedition 2026, realizzata nel Perlis, all’estremità settentrionale della penisola malese. La missione ha lavorato vicino al confine thailandese, lungo i rilievi calcarei che si sviluppano a sud di Kaki Bukit verso Kangar. Il rapporto, firmato da Joerg Dreybrodt e datato 17 settembre 2026, presenta risultati topografici, osservazioni scientifiche e obiettivi per le prossime esplorazioni.[1]

La campagna rientra nel progetto EuroSpeleo ESP 2026-03. Ha coinvolto speleologi e ricercatori di Malaysia, Svizzera, Regno Unito e Giappone. La collaborazione ha unito il Dipartimento di Geologia della Universiti Malaya, la Malaysian Cave and Karst Conservancy e la Società Svizzera di Speleologia. Il lavoro sul territorio ha ricevuto il contributo dei Perlis Climbers, della comunità di Kaki Bukit e della guida locale Along. Le attività si sono svolte con l’autorizzazione del Dipartimento forestale del Perlis.[1]

Gua Kelam 2, Wang Mu e Fai Soo Long: i risultati del rilievo speleologico

Gua Kelam 2 costituisce il principale risultato cartografico della campagna, con circa 3,8 chilometri rilevati. Wang Mu raggiunge 1,3 chilometri. Fai Soo Long, non menzionata nei precedenti rapporti consultati dalla spedizione, aggiunge circa 1,2 chilometri di sviluppo documentato. Questi valori fanno parte del totale di 7,7 chilometri distribuito fra dieci cavità. Il dato indica la lunghezza dei passaggi rilevati durante la missione, comprendendo grotte già conosciute e settori di nuova documentazione.[1]

Nell’ultima giornata è stato individuato l’ingresso del pozzo Foh Thye, del quale è stata discesa la verticale principale. Restano da verificare possibili collegamenti con Fai Soo Long o Wang Mu. Il programma futuro comprende anche due pozzi, indicati nel riepilogo come profondi oltre 140 metri, rimasti da scendere. Nelle cavità rilevate sono inoltre rimaste alcune prosecuzioni minori. Brevi immersioni hanno consentito di esaminare il potenziale esplorativo di alcuni sifoni.[1]

Carsismo del Perlis e miniere di stagno nella Formazione di Setul

Le grotte interessate dalla missione si aprono soprattutto nei calcari della Formazione di Setul. La successione viene riferita all’intervallo compreso fra Ordoviciano e Devoniano inferiore. Queste rocce costruiscono parte della catena di Nakawan e proseguono oltre il confine thailandese. Il contatto con il granito mesozoico di Bukit China è associato alle mineralizzazioni che hanno alimentato i depositi di stagno della zona.[1]

La cassiterite, minerale dal quale si ricava lo stagno, si è concentrata nei sedimenti alluvionali delle valli e delle grotte. Il maggiore peso dei granuli rispetto ad altri componenti dei sedimenti ha favorito accumuli economicamente sfruttabili. Nel Novecento questi depositi hanno sostenuto un’attività estrattiva diffusa negli ambienti sotterranei del Perlis. Lo studio di Liz Price pubblicato su Acta Carsologica ne descrive la particolare estensione e il rapporto con le cavità naturali.[2]

Il paesaggio sotterraneo conserva ancora passerelle, strutture lignee, cavi e altri resti del lavoro minerario. In diversi punti, le gallerie naturali comunicano con tratti ampliati o modificati dall’uomo. Alcuni scavi profondi sono oggi allagati. La documentazione speleologica interessa quindi un ambiente nel quale morfologie carsiche e archeologia industriale si sovrappongono. Le vecchie infrastrutture, spesso deteriorate, aggiungono difficoltà alla progressione.[1]

Acque sotterranee, fossili e fauna delle grotte del Perlis

La spedizione ha affiancato il rilievo alle osservazioni scientifiche. A Gua Baba sono state misurate temperatura e conducibilità elettrica delle acque in più corsi sotterranei. Il rapporto riporta una temperatura di circa 25,5 °C e valori iniziali fra loro simili nei punti confrontati. Queste misure forniscono una prima caratterizzazione delle acque del sistema.[1]

Le osservazioni paleontologiche raccolte nelle campagne 2025 e 2026 comprendono resti attribuiti a pipistrelli, roditori, cervidi, cinghiali, primati e rinoceronti. Il documento segnala anche gasteropodi, conchiglie, brecce quaternarie e accumuli di origine archeologica. Si tratta di testimonianze di natura diversa, distribuite nelle cavità visitate. Il rapporto le presenta come un inventario di osservazioni, senza attribuire a tutti i reperti una medesima età.[1]

Durante i rilievi sono stati osservati anche pipistrelli, millepiedi, serpenti, granchi, rospi, tartarughe e pesci. La componente biologica collega il lavoro esplorativo alla conoscenza degli ecosistemi sotterranei. Il progetto ha ricevuto un contributo finanziario dalla Federazione Speleologica Europea e supporto in attrezzature da Aventure Verticale, partner ufficiale FSE.[1]

Dalle grotte del Perlis alle spedizioni speleologiche in Malaysia

La missione del 2026 prosegue una collaborazione già attiva nella campagna del febbraio 2025. In quell’occasione furono esplorate 54 cavità e rilevati 11.036 metri di passaggi fra Langkawi, Perlis, Baling e Merapoh. Il nuovo lavoro concentra l’attenzione su un settore preciso della penisola e ne aggiorna la cartografia. Si inserisce così nella storia delle spedizioni speleologiche in Malaysia, sviluppata attraverso progetti internazionali con caratteristiche differenti fra penisola e Borneo.[3]

Relazione di approfondimento sulle spedizioni speleologiche internazionali in Malaysia

Due grandi contesti per le spedizioni speleologiche in Malaysia

La storia delle spedizioni speleologiche in Malaysia comprende almeno due grandi contesti geografici. Il primo è la penisola, con le aree carsiche di Perlis, Kedah, Perak, Pahang e Kelantan. Il secondo è il Borneo malese, dove il Sarawak ospita il territorio di Gunung Mulu e altri importanti settori di ricerca. La distinzione aiuta a comprendere obiettivi, organizzazione e risultati delle diverse campagne.[3][4]

A Mulu si è consolidata una sequenza di spedizioni collegate, con ritorni ripetuti sugli stessi sistemi. Nella penisola, la documentazione mostra campagne distribuite fra massicci e colline calcaree differenti. Qui il lavoro ha spesso combinato ricognizione degli ingressi, primi rilievi, revisione di grotte già note e osservazioni naturalistiche. Le due esperienze condividono un elemento centrale: la collaborazione con istituzioni, personale e comunità locali.[3][5]

Mulu prima delle grandi spedizioni internazionali

Le prime descrizioni europee delle cavità di Mulu appartengono alla storia delle ricognizioni nel Sarawak ottocentesco. Spenser St. John descrisse calcari, caverne e gallerie naturali osservati nell’area nel 1858. Queste testimonianze documentano uno sguardo esterno su luoghi già appartenenti al territorio vissuto dalle popolazioni locali. La storia dell’esplorazione speleologica organizzata prese forma più tardi.[4]

Nel 1961 G. E. Wilford, del servizio geologico malese, visitò la zona e rilevò Deer Cave e parte di Cave of the Winds. Il suo lavoro anticipò il potenziale dei massicci calcarei di Mulu. La fase successiva avrebbe trasformato quelle indicazioni in un programma sistematico di esplorazione e ricerca.[4]

La spedizione Royal Geographical Society del 1977-1978 a Gunung Mulu

La Royal Geographical Society organizzò nel 1977-1978 una grande spedizione scientifica in collaborazione con il governo del Sarawak. Il progetto interessò il parco nazionale appena istituito e studiò diversi aspetti dell’ambiente forestale. Robin Hanbury-Tenison ne fu responsabile e direttore sul campo. Il coordinamento scientifico fu affidato a Clive Jermy, del British Museum of Natural History.[6]

La scheda istituzionale indica 145 membri complessivi e un’attività distribuita su quindici mesi, fra giugno 1977 e settembre 1978. All’interno di quel programma, sei speleologi esplorarono e rilevarono circa 50 chilometri di gallerie in tre mesi. Le attività interessarono Clearwater, Green Cave, Prediction Cave, Wonder Cave e altri ambienti. Il rapporto fra grandi volumi sotterranei, sedimenti e circolazione idrica diventò uno dei temi della ricerca successiva.[4][6]

Quella campagna costituisce il punto di partenza della cooperazione continuativa oggi descritta dal Mulu Caves Project. Il parco presenta il progetto come una collaborazione fra speleologi britannici, autorità del Sarawak, Sarawak Forestry Corporation e gestione locale. L’esplorazione non è quindi una successione di visite indipendenti, ma un’attività costruita attraverso relazioni mantenute nel tempo.[5]

Sarawak Chamber e le campagne speleologiche degli anni Ottanta

La spedizione denominata Mulu ’80 aggiunse circa 50 chilometri di passaggi rilevati. Fra i suoi risultati figura Sarawak Chamber, nel sistema di Lubang Nasib Bagus, conosciuto anche come Good Luck Cave. L’individuazione della grande sala ampliò l’interesse per le dimensioni dei vuoti sotterranei e per i processi che li avevano prodotti.[4]

Sarawak ’84 rilevò altri 54 chilometri di grotte. Clearwater aumentò di circa 14 chilometri, mentre a Benarat l’esplorazione di Cobweb Cave aggiunse circa 15 chilometri. Le campagne affiancarono alla topografia indagini geologiche, geomorfologiche, ecologiche e mineralogiche. Furono svolti anche tracciamenti delle acque, utili a riconoscere connessioni idrologiche fra settori del massiccio.[4]

Nel 1988 arrivò un cambiamento organizzativo. Una squadra di sei persone dimostrò la possibilità di ottenere risultati anche con una spedizione più leggera. Furono esplorati altri 16 chilometri e individuata Blackrock Cave. Nel 1989 una squadra di otto persone rilevò oltre 24 chilometri di passaggi, avvicinando progressivamente Blackrock e Clearwater.[4]

Clearwater: le connessioni che hanno costruito un grande sistema carsico

Nel 1991 venne individuato il collegamento fisico fra Blackrock e Clearwater. Il sistema superò così i 102 chilometri di sviluppo allora conosciuto. Questo passaggio illustra un meccanismo centrale dell’esplorazione a Mulu: riconoscere come grotte con ingressi diversi appartengano a una rete comune. Topografia e tracciamenti idrici hanno avuto ruoli complementari in questa ricostruzione.[4]

La distinzione fra collegamento idrologico e collegamento percorribile è importante. Alla fine degli anni Ottanta i tracciamenti avevano già mostrato il percorso delle acque dalla gola del Melinau attraverso Blackrock verso Clearwater. La successiva esplorazione rese possibile unire fisicamente le due cavità. La conoscenza del drenaggio e quella degli itinerari accessibili agli speleologi avanzarono quindi con tempi differenti.[4]

Whiterock, individuata nel 2003, entrò nel sistema Clearwater attraverso due connessioni nel 2005. Nello stesso anno, immersioni nei sifoni contribuirono a collegare componenti del sistema Terikan. Nel 2014 le esplorazioni dei livelli superiori di Clearwater portarono lo sviluppo complessivo oltre i 200 chilometri. Queste misure descrivono tappe storiche precise, non una lunghezza definitiva del sistema.[4]

Benarat, Hidden Valley e il contributo di squadre internazionali

L’attività nel Sarawak non si è limitata a Clearwater. Le spedizioni hanno lavorato anche a Benarat, nelle doline di Hidden Valley e nell’area di Gunung Buda. Nel 1997 una spedizione statunitense attiva a Buda esplorò Deliverance Cave sul margine nordorientale di Benarat. Una successiva campagna americana, nel 2000, ne portò lo sviluppo conosciuto a circa 4,3 chilometri.[4]

A Hidden Valley, le spedizioni degli anni Novanta dovettero affrontare soprattutto problemi di accesso e rifornimento. La campagna del 1998 utilizzò il percorso sotterraneo attraverso Cobra Cave come principale via di transito verso le doline. Nello stesso anno fu stabilito il collegamento fra Cloud e Bridge, all’interno del sistema Cobra-Cloud-Bridge. Il risultato mostra quanto esplorazione e logistica possano dipendere dalla stessa rete di cavità.[4]

Anche i progetti recenti mantengono obiettivi territoriali distinti. Benarat 2024, svolta fra il 29 dicembre 2023 e il 21 gennaio 2024, si concentrò sulle grotte di Gunung Benarat. Il programma comprendeva la ricerca esterna dell’ingresso Upper Cobweb, i livelli alti di Cobweb e possibili prosecuzioni verso Terikan.[7]

Mulu 2025: nove giorni nel campo sotterraneo di Armistice

La spedizione Mulu Caves 2025 operò dal 2 al 25 novembre 2025. Il progetto la identifica come la trentaquattresima spedizione anglo-sarawakiana a Gunung Mulu. Guidata da Rostam Namaghi, concentrò il lavoro sul settore Armistice di Clearwater, con l’assistenza del parco e di collaboratori locali.[8]

Un campo interno permise a sei speleologi di restare sottoterra per nove giorni. Una squadra di tre portatori effettuò un rifornimento intermedio. Una coppia lavorò su una risalita presso la sala Velodrome, mentre gli altri partecipanti cercarono prosecuzioni nel livello superiore di Armistice.[8]

Il superamento di un’ostruzione oltre il limite raggiunto nel 1989 aprì l’accesso a Reputation. Il rapporto preliminare descrive una galleria alta circa 40 metri e oltre 2,7 chilometri di nuovi passaggi di grandi dimensioni. Il ramo meridionale e varie diramazioni rimasero disponibili per ulteriori esplorazioni. La campagna conferma l’utilità di riesaminare limiti conosciuti da decenni, sostenendo la progressione con una logistica adeguata.[8]

Perlis: dalle campagne WWF e Axbridge al progetto EuroSpeleo 2026

Nella penisola, il Perlis possiede una storia esplorativa distinta. Il rapporto del 2026 richiama le attività WWF Malaysia del 1992 e la documentazione del 1998. A queste si affiancarono le campagne britanniche dell’Axbridge Caving Group del 1996 e del 1998, dedicate a esplorazione, rilievo, riprese e fauna delle grotte.[1][3]

L’archivio Caves of Malaysia attribuisce alla spedizione del 1996 circa 2.192 metri di passaggi scoperti e a quella del 1998 altri 1.628 metri. Il lavoro attuale riprende quel percorso in un ambiente fortemente modificato dall’estrazione mineraria. I rilievi del 2026 aggiornano la rappresentazione delle principali cavità e indicano obiettivi concreti per le campagne successive.[1][3]

Il contributo delle strutture malesi ha un ruolo operativo e scientifico. Università, associazioni, guide e comunità locali partecipano all’individuazione degli accessi e allo sviluppo delle ricerche. Nel progetto Perlis, questa collaborazione collega topografia, storia mineraria, osservazioni paleontologiche e conoscenza del territorio.[1]

Perak e Pahang: le spedizioni nella penisola malese

Nel Perak, le campagne internazionali hanno interessato Gua Tempurung e numerose colline calcaree della valle di Kinta. La spedizione del gruppo VHO a Gunung Lanno, nel novembre 2001, documentò 32 cavità e rilevò circa 12 chilometri di gallerie in tre settimane. Nello stesso anno speleologi di Adelaide rilevarono Gua Anak Tempurung, Gua Kanthan e Gua Kandu.[3]

La partecipazione italiana compare nel Lenggong Karst Project del 2015. Il progetto coinvolse il CIRS di Ragusa e l’AWAN Adventure Team di Kuala Lumpur. L’archivio delle spedizioni riporta la documentazione di cinque grotte. La Scintilena dedicò una notizia alla missione internazionale, inserendola nel percorso delle attività esplorative del gruppo ragusano.[3][9]

Nel Pahang operarono squadre francesi a Kenong Rimba nel 1990 e nell’area di Merapoh nel 1999. Nel settembre 2012 nove speleologi croati lavorarono con collaboratori locali attorno a Merapoh. Furono esplorate più di 25 grotte e rilevate le maggiori. Fra i risultati figura Gua Hari Malaysia, una cavità attiva di circa 930 metri con cascate e salti d’acqua.[3]

Nel 2013 una squadra giapponese proseguì i rilievi attorno a Merapoh e visitò il settore di Gua Musang, nel Kelantan. L’insieme di queste campagne mostra una geografia esplorativa distribuita. Il contributo internazionale non coincide soltanto con le grandi reti del Borneo, ma comprende sistemi minori e colline isolate della penisola.[3]

La campagna Malaysia-Svizzera 2025 e il ritorno nel Perlis

La spedizione Malaysia-Svizzera del 2025 si svolse dall’8 al 28 febbraio. L’archivio Caves of Malaysia indica sei partecipanti provenienti da Svizzera, Germania e Giappone, affiancati da sei malesi. I risultati comprendono 54 cavità esplorate e 11.036 metri rilevati in quattro aree: Langkawi, Perlis, Baling e Merapoh.[3]

La Scintilena ha descritto quella campagna mettendo in relazione grotte in marmo, sistemi fluviali e antiche miniere di stagno. Ha inoltre evidenziato il contributo di ranger, arrampicatori e appassionati locali. Il ritorno nel Perlis nel 2026 rappresenta una prosecuzione mirata: dalla ricognizione su più territori alla documentazione approfondita di un’area selezionata.[1][10]

Rilievo speleologico, dati digitali e ricerca scientifica in Malaysia

Le spedizioni speleologiche in Malaysia producono risultati differenti e complementari. Il rilievo misura lo sviluppo delle gallerie e ne ricostruisce le relazioni. I tracciamenti verificano le connessioni idriche. Gli studi su sedimenti, minerali e forme delle cavità affrontano la storia del carsismo. Le osservazioni biologiche descrivono gli organismi che frequentano questi ambienti. Queste attività sono documentate sia nelle campagne storiche di Mulu sia nel progetto Perlis 2026.[1][4]

A Mulu, nel 2011, Deer Cave e Sarawak Chamber furono sottoposte a scansione laser. Nella stessa campagna vennero stabiliti punti GPS di riferimento per migliorare la coerenza dei dati topografici. Nel 2018 iniziò anche un nuovo rilievo di parti di Clearwater. L’evoluzione tecnica affianca quindi la scoperta di passaggi alla revisione e al consolidamento della cartografia esistente.[4]

Il parco di Mulu ospita inoltre programmi internazionali su biogeochimica delle grotte, pipistrelli e registrazioni climatiche nelle stalagmiti. La speleologia fornisce accesso, orientamento e documentazione degli ambienti studiati. Le cavità diventano così luoghi di cooperazione fra esploratori e specialisti di discipline diverse.[5]

Biodiversità delle grotte malesi e conservazione del carsismo

Il valore scientifico delle cavità emerge anche dagli studi indipendenti dalle singole spedizioni. Una ricerca pubblicata nel 2024 su Tropical Life Sciences Research ha esaminato ragni di Gua Kelam 1. L’analisi morfologica e il DNA barcoding hanno identificato Nephilengys malabarensis, Orsinome vethi e un ragno attribuito al genere Pholcus. Lo studio riguarda Gua Kelam 1, distinta dalla Gua Kelam 2 rilevata nel progetto 2026.[11]

Gli autori descrivono popolazioni di origine epigea presenti in un settore privo di luce naturale, ma interessato dall’illuminazione artificiale. Non hanno riscontrato i caratteri morfologici tipici di una stretta specializzazione alla vita sotterranea. Il risultato mostra l’importanza di associare identificazioni accurate alle osservazioni sul campo, distinguendo presenza in grotta e adattamento esclusivo all’ambiente ipogeo.[11]

La conservazione coinvolge anche il rapporto fra grotte, attività economiche e paesaggio. Nel Perlis, le miniere hanno modificato passaggi e depositi. Nell’area di Merapoh, la documentazione delle esplorazioni richiama la pressione delle attività di cava su alcune colline calcaree. Cartografia, inventari e studi biologici forniscono elementi utilizzabili per conoscere e gestire questi territori.[2][3]

Prospettive delle spedizioni speleologiche internazionali in Malaysia

Le campagne recenti indicano due direzioni di lavoro. A Mulu proseguono l’esplorazione delle diramazioni e dei livelli superiori di reti già molto estese. Nella penisola, il lavoro comprende ancora ricognizioni territoriali, aggiornamento delle grotte note e documentazione di cavità poco descritte. Il Perlis riunisce questi obiettivi con lo studio del patrimonio minerario.[1][3][8]

Il progetto ESP 2026-03 lascia una base operativa precisa: dieci cavità rilevate, possibili collegamenti da verificare e verticali ancora da affrontare. Il suo significato si colloca nella continuità delle spedizioni speleologiche in Malaysia. La collaborazione internazionale acquista valore attraverso dati condivisi, ritorni sul terreno e partecipazione delle realtà locali.[1]

Fonti e documenti consultati


Fonti
[1] [PDF] Report Perlis – European Speleological Federation https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/09/ESP-2026-03_Malaysia_Expedition_Perlis_2026.pdf
[2] [PDF] TIN MINING IN THE LIMESTONE CAVES OF PERLIS, MALAySIA … https://pdfs.semanticscholar.org/28e4/69f7f775c02e6ae68ca54bf0d39baafc80d0.pdf
[3] Expeditions – CAVES OF MALAYSIA – WordPress.com https://cavesofmalaysia.wordpress.com/expeditions/
[4] Exploration History – Mulu Caves Project https://mulucaves.org.uk/history-of-exploration
[5] Research – OFFICIAL PAGE Mulu National Park World Heritage Area https://mulupark.com/education-research/research/
[6] [PDF] RGS-IBG Field Research Programmes Gunung Mulu Expedition … https://www.rgs.org/media/01vfivyf/malaysia-mulu-sarawak-rp-1977-78.pdf
[7] Benarat 2024 Preliminary Report – Mulu Caves Project https://mulucaves.org.uk/expeditions/benarat-2024/benarat-2024-preliminary-report
[8] Mulu Caves 2025 https://mulucaves.org.uk/expeditions/mulu-caves-2025
[9] SPEDIZIONE INTERNAZIONALE IN MALESIA: LENGGONG KARST … https://www.scintilena.com/spedizione-internazionale-in-malesia-lenggong-karst-projcet/07/27/
[10] Alla Scoperta delle Grotte della Penisola Malaysia tra Giungle … https://www.scintilena.com/alla-scoperta-delle-grotte-della-penisola-malaysia-tra-giungle-miniere-e-marmo/07/19/
[11] Discovery of Web-Building Spiders in Gua Kelam, Perlis State Park … https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11383626/
[12] file di riferimento.txt https://pplxfilegitgateway-projectfiles-prod-use1.s3.us-east-1.amazonaws.com/projectfiles-prod/gateway-object-store/repos/files-aefdb4c5417341983edaa662cb6682cd/lfs/objects/c4/53/c4535c97910b5909e4e5f508f1ef48045ec4ff9f733613404c4fc19d35c71df4?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYEZX4K7JUD%2F20261015%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20261015T044825Z&X-Amz-Expires=900&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEPr%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FwEaCXVzLWVhc3QtMSJIMEYCIQDtIqAXm2BA28qVllw1qCZAYEkpMsfuFfgZkCAv%2Bz7HwgIhAOslfpkeNSSfCSfZ13%2Fb7e4CaaM1NjIdQlxvw%2F0ZxCgWKrAFCML%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FwEQARoMNjk5NzUzMzA5NzA1IgygYi3P%2Bb49J8MWpnEqhAWjKcNGHr9r38NIAfzS9YpBogeZmXr0%2BJmvc48id7EOv8boGr6Jo4iL39qpMP%2BO3nUU9OacxdTIkFlxyuicFqogU1UrU0QZLWab1Pus4n4wo06rgBoPVsy3o4GQUUqJrWviru8Tsc8%2BxHEM%2BZUXkA1zdi%2FBo2K0VDniiAr98jG4%2Brkf1RUPavVQk3IIy%2Fi6ysaTHwh4hnfzvuyLgifFhB5xg8iVdlpIvoSS8Ibc5zInoQhy7hdiW2DwWSnajE9Gh5617NEvAs4kijr6%2BGXzkdGsZvjb6SVfyE0DZgo1wZ2LlHluzGfFLdzPFqsFvhe01pVUif%2BsfOoPLo8uSF%2Fz6uc10IM%2BAtfcbgxRv%2FNUdEWPlFGBNkEJwQCUnrsqATcnCl7QL7fRf84a9zQnay2R6JSeAcWVxbPlos%2B2yrHRJ5WnlKaf1nX09HK7Wjj12G48%2BqwdlD6druE9MpFKSYjTad%2BXvBSjERJdmw85ziviknPVHcruHhKNtEOvNQuuG4y6F%2Bx0NwpLg2DaN%2FJfTFsXjTn%2FwBb%2FfVZ8BZ0d2jQHSFPqT47Fgro7f82BfhbLnrLtTni5FSI7DFsRkFlnXsBZ1pdfvxaTCODBV9Oe1MCq%2FNKEh96lxX9Av2QL0KMV%2Fp5rUfjY%2FmdPkO%2FK%2Fjh8j2nY44hCzISlrhG4OjvxiE4wHfCQTMn9oAsV%2BzWhnO%2FhLpjMg5jhGp1vLttn2j%2BCbC1BrHlOWyJ%2F9X6lGuNcQ%2BKxeSSa0L9AkZQBxMfAs595SMum3Sz9KEZI6BPHFKRQ1Dk2Ac6rtEZENyXvbG4%2BYpw7x%2BJbsSOhw4CGWF7UuzP2ihNh3lnaxDM%2BC1ss8Tut0QFgtLrOrlCyHjDZ1cDWBjqPAddP09R9cjHtgyeqYy9JH3YVxoI9r%2BJQPCqT2hpXE9QXktIv9CeoESc%2B9m4gA%2FNSCQSQl1iHNItgJDg57L22ixsNmDyg8LJ2%2BTANwpa%2BCxt%2BRZDhr8MyTuDcMHoYZhsxMDnGfmBOybMvI9YAUlfJ9Umif4E5GDYEMfCBqNEfv3iqnM1pJMV3jNupd9BUv3yJ&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=6b4cee4cea4436cec9f142dcb2931a4dbff8856d7e487c05d7c412cd94b67d3e
[13] Tin mining in the limestone caves of Perlis, Malaysia https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/63
[14] Discovery of Web-Building Spiders in Gua Kelam, Perlis State Park, Malaysia https://ejournal.usm.my/tlsr/article/download/tlsr_vol35-no-1-2024_5/graphical-abstract
[15] Tin mining in the limestone caves of Perlis, Malaysia – dLib https://www.dlib.si/details/URN:NBN:SI:doc-LVPNIQ6L?&language=eng
[16] The Geological History of the Malay Peninsula https://zenodo.org/record/2467037/files/article.pdf
[17] Clearwater Cave system – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Clearwater_Cave_system
[18] Spedizione Malaysia-Svizzera in Perlis: scoperti 7,7 chilometri tra … https://www.scintilena.com/spedizione-malaysia-svizzera-in-perlis-scoperti-77-chilometri-tra-grotte-e-miniere-di-stagno/09/17/
[19] Mulu 1984 https://mulucaves.org.uk/stories/mulu-1984
[20] Tin mining in the limestone caves of Perlis, Malaysia | Price | Acta … https://ojs2.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/63
[21] M is for Mulu National Park – Museum Volunteers, JMM https://museumvolunteersjmm.com/2021/10/25/m-is-for-mulu-national-park/
[22] Mulu National Park – Taman Negara Malaysia https://tamannegara2u.com/mulu-national-park/
[23] Tin mining in the limestone caves of Perlis, Malaysia – Academia.edu https://www.academia.edu/62534422/Tin_mining_in_the_limestone_caves_of_Perlis_Malaysia
[24] Scoperte nelle Grotte di Mulu: Un Aggiornamento dal SUICRO 2024 https://www.scintilena.com/scoperte-nelle-grotte-di-mulu-un-aggiornamento-dal-suicro-2024/08/14/
[25] The Expeditions – Mulu Caves Project https://mulucaves.org.uk/expeditions
[26] Mulu Caves 2024 https://mulucaves.org.uk/expeditions/mulu-caves-2024
[27] Mulu Caves Project https://mulucaves.org.uk/
[28] Scintilena – Una luce nel buio – il giornale quotidiano della … https://www.scintilena.com/
[29] Bibliografia – C I R S Ragusa https://cirs-ragusa.org/blog/attivita/bibliografia/
[30] La Speleologia secondo ChatGPT – Scintilena https://www.scintilena.com/la-speleologia-secondo-openai-chatcgp/03/18/

Malaysia

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  • EuroSpeleo Forum 2026 a Pazin: la FSE cerca nuovi collaboratori per la speleologia europea
    Condividi Dal 13 al 15 novembre, l’EuroSpeleo Forum 2026 riunirà in Croazia speleologi e istituzioni. In programma tutela del carsismo, sostegno ai giovani e confronto sulle candidature per il rinnovo degli organismi federali nel 2027. La Federazione Speleologica Europea invita gli speleologi a partecipare alle proprie attività e a valutare una candidatura nei suoi organismi. Il prossimo punto di incontro sarà l’EuroSpeleo Forum 2026, previsto a Pazin, in italiano Pisino, dal 13 al 15 nov
     

EuroSpeleo Forum 2026 a Pazin: la FSE cerca nuovi collaboratori per la speleologia europea

Október 15th 2026 at 09:00

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Dal 13 al 15 novembre, l’EuroSpeleo Forum 2026 riunirà in Croazia speleologi e istituzioni. In programma tutela del carsismo, sostegno ai giovani e confronto sulle candidature per il rinnovo degli organismi federali nel 2027.

La Federazione Speleologica Europea invita gli speleologi a partecipare alle proprie attività e a valutare una candidatura nei suoi organismi.

Il prossimo punto di incontro sarà l’EuroSpeleo Forum 2026, previsto a Pazin, in italiano Pisino, dal 13 al 15 novembre.

La manifestazione porterà per la prima volta in Croazia il raduno europeo, affiancandolo all’incontro degli speleologi croati sotto il nome di Mundus Spelaeus 2026.

L’appello arriva dal presidente Jean-Claude Thies. Nel messaggio rivolto alla comunità speleologica, la FSE collega la partecipazione al Forum a un percorso più ampio. L’obiettivo è coinvolgere nuovi collaboratori nel Bureau, nelle commissioni e nei gruppi di lavoro. Il rinnovo dei mandati è previsto durante l’assemblea generale del maggio 2027 a Morteau, in Francia.

EuroSpeleo Forum 2026: la rete europea si incontra in Istria

La Federazione Speleologica Europea conta oggi 32 organizzazioni aderenti. Nel suo messaggio, Thies ricorda i 36 anni di attività della federazione e la presenza costruita nel tempo attraverso incontri nazionali e regionali. Il Forum di Pazin prosegue questo lavoro di collegamento fra le comunità speleologiche.

L’organizzazione locale fa capo alla Società Speleologica Istra di Pazin. Collaborano l’associazione speleologica Estavela, la Società Speleologica di Karlovac e il club Ursus spelaeus di Karlovac. L’evento si svolge sotto l’egida della FSE. Lo sostengono la Federazione Speleologica Croata, la Commissione di speleologia dell’Associazione alpinistica croata e la Città di Pazin.

L’EuroSpeleo Forum 2026 riunirà esploratori, ricercatori e appassionati. Il confronto riguarderà nuove ricerche, esperienze di esplorazione e protezione degli ambienti sotterranei. Fra gli obiettivi figurano anche la cooperazione fra federazioni e club, la condivisione delle conoscenze e lo sviluppo di riferimenti etici e tecnici comuni.

Tutela del carsismo: il workshop della commissione europea ECPC

La conservazione delle grotte sarà uno dei temi centrali della presenza federale a Pazin. Nel messaggio di Thies è annunciato il “Workshop on Karst Underground Preservation”, organizzato dalla European Cave Protection Commission, la commissione della FSE dedicata alla protezione delle grotte.

Al confronto sono invitati speleologi, amministratori locali, esperti regionali, organizzazioni impegnate nella conservazione della natura e autorità competenti. Il workshop metterà in dialogo esperienze e responsabilità diverse. Il tema comune sarà la ricerca di idee e soluzioni per proteggere grotte e territori carsici.

Il programma dell’EuroSpeleo Forum 2026 comprende anche una tavola rotonda sulle discariche sotterranee. Il tema collega direttamente l’attività speleologica alla gestione dei problemi ambientali. Nella giornata di domenica 15 novembre sono previsti inoltre incontri delle organizzazioni croate e un confronto sul catasto speleologico.

Pazinska jama e Martel: 130 anni di storia speleologica

L’appuntamento si inserisce nella lunga tradizione esplorativa dell’Istria. Il territorio è legato alle origini della speleologia europea moderna e presenta paesaggi carsici che costituiscono parte del contesto scientifico del raduno.

Nel 2026 ricorrono anche i 130 anni dall’ultima visita ed esplorazione di Édouard-Alfred Martel alla grotta di Pazin, la Pazinska jama, avvenuta nel 1896. Thies richiama questa ricorrenza nel messaggio di presentazione della partecipazione federale.

Il programma affianca al confronto contemporaneo alcune esposizioni dedicate al patrimonio sotterraneo. Sono previste mostre sulla voragine di Rašpor, sui valori naturali, scientifici e culturali del carsismo e sulle grotte e sugli abissi dell’Istria.

Giovani speleologi: due borse FSE fino a 500 euro

Per favorire la partecipazione giovanile, la Federazione Speleologica Europea ha messo a disposizione due borse di studio. Ciascun contributo può raggiungere un massimo di 500 euro. Il sostegno riguarda la partecipazione al 18° EuroSpeleo Forum di Pazin.

I requisiti indicati dalla FSE sono:

  • affiliazione, tramite il proprio club, a un’organizzazione membro della federazione;
  • età non superiore a 26 anni;
  • almeno 18 anni al momento della firma e dell’invio della domanda;
  • presentazione del modulo di candidatura e di una lettera di raccomandazione.

Le domande devono essere inviate all’indirizzo contact@eurospeleo.eu. Il modulo ufficiale specifica i dettagli e la scadenza. L’iniziativa sostiene giovani attivi nella speleologia, nella ricerca sul carsismo o nella protezione delle grotte.

Candidature FSE 2027: il rinnovo a Morteau

L’invito di Thies riguarda incarichi diversi. Gli speleologi possono valutare un impegno nel Bureau, nelle commissioni oppure nei gruppi di lavoro. Gli avvisi dettagliati sulle candidature saranno pubblicati all’inizio del 2027, secondo il calendario annunciato dal presidente.

Le elezioni per tutti i mandati si svolgeranno alla successiva assemblea generale della FSE. La sede sarà Morteau, durante l’incontro nazionale franco-svizzero e il 19° EuroSpeleo Forum. La manifestazione è in calendario dal 14 al 17 maggio 2027.

L’evento riunirà il 51° Congresso nazionale della Federazione Speleologica Francese, il 15° Congresso nazionale della Società Svizzera di Speleologia e il Forum europeo. Il tema sarà la speleologia e il carsismo dell’Arco giurassiano, con attenzione a grotte, acqua e clima dal passato al futuro.

Pazin rappresenterà quindi un primo luogo di confronto per chi intende collaborare alla vita federale. Il presidente invita gli interessati a incontrare il Bureau durante il Forum oppure a contattarlo direttamente.

Stand FSE e informazioni per partecipare a Pazin

Al prossimo EuroSpeleo Forum saranno disponibili anche nuovi capi di abbigliamento della federazione. Il progetto grafico è stato fornito da Taraneh Khaleghi. Secondo l’annuncio di Thies, i capi saranno distribuiti attraverso lo stand FSE nei prossimi Forum europei.

Per partecipare all’EuroSpeleo Forum 2026, la quota è di 30 euro con preiscrizione e pagamento ricevuto entro le ore 16 del 6 novembre. L’iscrizione sul posto costa 35 euro. Relatori e autori di poster possono inviare gli abstract entro il 20 ottobre 2026 a mundusspelaeus@gmail.com.

Fonti

[1] MUNDUS SPELAEUS [EN] – Hrvatski speleološki savez https://www.speleo.hr/mundus-spelaeus-en/

[2] News https://www.eurospeleo.eu/category/news/

[3] EuroSpeleo Forum 2026 a Pazin, il programma di Mundus Spelaeus … https://www.scintilena.com/eurospeleo-forum-2026-a-pazin-il-programma-di-mundus-spelaeus-prende-forma/09/11/

[4] Scholarships to attend the 18th EuroSpeleo Forum https://www.eurospeleo.eu/2026/06/16/fse-scholarships-to-encourage-young-cavers-to-attend-the-18th-eurospeleo-forum-in-pazin-croatia-13-15-november-2026/

[5] 19th EuroSpeleo Forum 2027 in Morteau, France https://www.eurospeleo.eu/event/19th-eurospeleo-forum-2027-in-morteau-france/

[6] European Congress of Speleology – Congrès Spéléo 2027 https://congres2027.speleo-doubs.com/en/home/

[10] Mundus Spelaeus 2026: l’EuroSpeleo Forum arriva a Pisino, in Istria https://www.scintilena.com/mundus-spelaeus-2026-leurospeleo-forum-arriva-a-pisino-in-istria/06/27/

[11] EuroSpeleo Youth Contest 2026: giovani speleologi invitati a … https://www.scintilena.com/eurospeleo-youth-contest-2026-giovani-speleologi-invitati-a-raccontare-il-mondo-sotterraneo/10/06/

[12] EuroSpeleo Newsletter luglio 2026: la FSE mette in rete … – Scintilena https://www.scintilena.com/eurospeleo-newsletter-luglio-2026-la-fse-mette-in-rete-eventi-progetti-e-tutela-del-carsismo/07/03/

[13] Borse di studio per giovani speleologi: partecipare al 18 … – Scintilena https://www.scintilena.com/borse-fse-per-giovani-speleologi-partecipare-al-18-eurospeleo-forum-a-pazin-croaziasottotitolo-la-federazione-speleologica-europea-offre-borse-di-studio-fino-a-500-euro-per-favorire-la-parte/06/17/

[14] Animazione Grotta di Monte Cucco in 3D – Scintilena https://www.scintilena.com/animazione-grotta-di-monte-cucco-in-3d/04/28/

[16] Visioni Sotterranee – young contest – Tetide https://www.tetide.org/progetti/visioni-sotterranee-young-contest/

[17] EuroSpeleo Forum 2026 – UK Caving https://ukcaving.com/board/index.php?threads/eurospeleo-forum-2026.34584/

[18] EuroSpeleo Projects – European Speleological Federation https://www.eurospeleo.eu/eurospeleo-projects/

[19] Public Workshop on “The natural and cultural value of kar | Alpconv https://www.alpconv.org/it/home/organizzazione/gruppi-di-lavoro-tematici/public-workshop-on-the-natural-and-cultural-value-of-karst-landscapes-focus-on-classic-karst/

[20] On ouvre au sec samedi à Morteau https://www.estrepublicain.fr/sport/2026/09/25/on-ouvre-au-sec-samedi-a-morteau

[22] EuroSpeleo Newsletter – European Speleological Federation https://www.eurospeleo.eu/eurospeleo-newsletter/

[23] Nature Workshop: Karst – A Mosaic of Life – Chiesa di San Lorenzo https://www.go2025.eu/en/imports/events/proposed/anonymous/nature-workshop-karst-a-mosaic-of-life

[24] Events from August 31 – European Speleological Federation https://www.eurospeleo.eu/events/

[25] Venir à Morteau – Congrès Spéléo 2027 https://congres2027.speleo-doubs.com/venir-a-morteau/

[26] Congrès International de Spéléologie de MORTEAU 2027 https://www.speleoubs.be/agenda/congres-international-de-speleologie-de-morteau-2027

[27] [PDF] EuroSpeleo Newsletter – European Speleological Federation https://www.eurospeleo.eu/wp-content/uploads/2026/06/Newsletter_July_2026_EN.pdf

[28] Newsletter Feed Archives https://www.ocbj.com/category/newsletter-feed/

[29] October 2021 EuroSpeleo Newsletter – UK Caving https://ukcaving.com/board/index.php?threads/october-2021-eurospeleo-newsletter.28742/

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  • Grotte di Pertosa-Auletta, la scuola entra nella montagna: scienze e archeologia nello stesso viaggio
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Grotte di Pertosa-Auletta, la scuola entra nella montagna: scienze e archeologia nello stesso viaggio

Október 15th 2026 at 07:00

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Grotte di Pertosa-Auletta, Museo Speleo-Archeologico e Museo del Suolo: le proposte della Fondazione MIdA collegano didattica, ambiente e ricerca sul passato

Una visita in grotta può diventare una lezione che attraversa più discipline. A Pertosa, in provincia di Salerno, la Fondazione MIdA propone alle scuole percorsi che uniscono le Grotte di Pertosa-Auletta, il Museo Speleo-Archeologico e il Museo del Suolo. L’offerta mette in relazione scienze della Terra, storia, archeologia, ecologia ed educazione ambientale. Le attività vengono definite insieme agli insegnanti, per adattare visite e laboratori alle esigenze delle classi e alla programmazione scolastica.

Il filo conduttore è il rapporto tra ambiente e presenza umana. Gli studenti osservano il sottosuolo, incontrano le testimonianze delle comunità antiche e approfondiscono il ruolo del suolo negli ecosistemi. Tre luoghi permettono così di affrontare argomenti diversi attraverso uno stesso territorio.

Grotte di Pertosa-Auletta: geologia e acqua lungo il fiume sotterraneo

Il percorso comincia dalle Grotte di Pertosa-Auletta. La visita comprende la navigazione su un tratto del fiume sotterraneo Negro e l’osservazione degli ambienti carsici. Il contesto permette di collegare la geografia del territorio alle scienze della Terra. Roccia, acqua e forme della cavità diventano elementi concreti sui quali costruire la spiegazione.

Le visite guidate sono affiancate da attività didattiche di approfondimento scientifico. Il programma della Fondazione MIdA comprende esperienze pratiche e teoriche, con attenzione alla fragilità degli ambienti naturali. La grotta non viene quindi presentata soltanto come una meta da attraversare. Diventa un luogo nel quale osservare fenomeni e discutere la tutela del patrimonio sotterraneo.

Museo Speleo-Archeologico: la palafitta racconta la vita nell’età del Bronzo

La visita prosegue al Museo Speleo-Archeologico di Pertosa, dedicato alle antiche frequentazioni della cavità. Il percorso espone reperti originali e utilizza ricostruzioni, video, pannelli e strumenti interattivi. Al centro del racconto si trova l’insediamento su palafitta dell’età del Bronzo, costruito nell’area d’ingresso della grotta.

La struttura lignea permetteva di ottenere una superficie abitabile sopra un ambiente umido. La sua presenza collega l’archeologia alle caratteristiche del fiume sotterraneo. Le sezioni museali affrontano anche la preparazione e la conservazione degli alimenti, il confezionamento degli abiti e le attività domestiche. Un altro nucleo riguarda l’uso sacro della grotta, dalla preistoria alle epoche successive.

Per gli studenti, il passaggio dalla cavità al museo consente di associare i reperti al luogo della scoperta. Le testimonianze materiali diventano così parte di una storia ambientale e umana leggibile nello stesso paesaggio.

Museo del Suolo: biodiversità e sostenibilità sotto i piedi

Il Museo del Suolo introduce una diversa scala di osservazione. L’attenzione si sposta sulla formazione del suolo e sulla biodiversità vegetale e animale. Video, proiezioni tridimensionali, schede e laboratori accompagnano il percorso. L’obiettivo è rendere comprensibile un ambiente spesso poco visibile, ma fondamentale per la vita sul pianeta.

L’integrazione con le Grotte di Pertosa-Auletta permette di mantenere un legame tra superficie e sottosuolo. L’educazione ambientale incontra così il tema delle risorse e della sostenibilità. Gli argomenti affrontati nei manuali vengono ricondotti a elementi osservabili durante la visita.

Fondazione MIdA e scuole: percorsi concordati con gli insegnanti

La proposta non si limita a un itinerario uguale per tutte le classi. La Fondazione MIdA definisce i percorsi insieme ai docenti. Le combinazioni tra grotte, musei e laboratori rispondono ai diversi obiettivi formativi. Sul portale istituzionale sono disponibili la sezione dedicata ai viaggi d’istruzione e i materiali informativi per organizzare le attività.

Il legame con la ricerca è già entrato anche nei progetti rivolti agli studenti più grandi. Nel 2025 un’iniziativa di Formazione Scuola Lavoro, realizzata con Eduiren, ha consentito di osservare il cantiere archeologico. L’esperienza ha collegato gli scavi al Museo del Suolo e alle centrali idroelettriche. Alle Grotte di Pertosa-Auletta, la proposta educativa si inserisce quindi in un sistema che riunisce visita, conservazione e produzione di conoscenza.

Grotta dell’Angelo di Pertosa: relazione sugli studi e sulle scoperte archeologiche

Dalle palafitte dell’età del Bronzo ai luoghi di culto: storia delle ricerche, materiali, cronologie e nuove campagne nelle Grotte di Pertosa-Auletta

Grotta dell’Angelo di Pertosa: un archivio archeologico lungo millenni

La Grotta dell’Angelo, nel complesso delle Grotte di Pertosa-Auletta, conserva una lunga sequenza di frequentazioni umane. Le testimonianze attraversano la preistoria, la protostoria e le epoche storiche. Il sistema carsico si sviluppa per circa tre chilometri ed è attraversato da un corso d’acqua che riemerge all’esterno. L’ampiezza dell’ingresso, la disponibilità idrica e la posizione lungo una via naturale tra i rilievi hanno favorito l’uso della parte iniziale della cavità.

Il sito permette di studiare aspetti diversi della relazione tra comunità e sottosuolo. Le strutture lignee documentano l’organizzazione di superfici abitabili in un contesto soggetto ad allagamenti. Le ceramiche aiutano a ricostruire le fasi di occupazione. I resti vegetali descrivono l’impiego delle risorse. Gli oggetti votivi mostrano il ruolo religioso assunto dalla grotta. Le comunicazioni sulle campagne recenti inseriscono questi rinvenimenti in una storia di interazione tra uomo e ambiente lunga oltre ottomila anni.

Scavi archeologici a Pertosa: Patroni e Carucci nel 1898

Le prime indagini archeologiche risalgono al 1898. Giovanni Patroni e Paolo Carucci operarono separatamente nell’ampia antegrotta, vicino all’ingresso. I loro interventi portarono alla luce depositi contenenti materiali di epoche differenti e resti di costruzioni in legno. Da allora la palafitta è diventata uno degli elementi centrali nello studio del sito.

Patroni esplorò il deposito fino a circa un metro di profondità. Riconobbe una stratigrafia articolata e recuperò reperti protostorici ed ellenistico-romani. La comparsa di una struttura lignea simile a una palafitta ampliò l’interesse dell’indagine. Il giacimento mostrava infatti che la presenza umana non si esauriva in una frequentazione occasionale della cavità.

Carucci lavorò sul lembo terroso a destra dell’antegrotta. Raggiunse generalmente 2,80 metri di profondità. Nell’unico punto scavato fino a tre metri incontrò una seconda struttura palafitticola. Queste osservazioni introdussero il tema della sovrapposizione dei livelli e della storia delle sistemazioni lignee. La successiva ricostruzione delle vicende di scavo ha richiesto anche l’esame della documentazione d’archivio.

Archeologia sommersa e fiume Negro: le trasformazioni del giacimento

Il contesto osservato dagli archeologi moderni differisce da quello di fine Ottocento. Una parte del deposito terroso è stata inglobata nella banchina d’imbarco del percorso turistico. Lo sbarramento destinato allo sfruttamento idroelettrico ha inoltre innalzato il livello dell’acqua. Il giacimento è risultato sommerso per una profondità media di circa due metri.

Le indagini del 2009 e del 2013 hanno riaperto lo studio diretto delle strutture. È stato riconosciuto un ampio settore della palafitta anche lungo il margine sinistro dell’antegrotta. Le ricerche hanno documentato la prosecuzione dei resti in ambienti completamente bui. L’insediamento non occupava quindi soltanto la fascia immediatamente illuminata dall’esterno.

Nelle campagne più recenti, l’accesso ai depositi normalmente sommersi è stato reso possibile dallo svuotamento temporaneo del bacino artificiale vicino all’ingresso. La gestione dell’acqua è così parte integrante dell’organizzazione dello scavo. Il sostegno tecnico del gestore idroelettrico consente di rendere accessibili superfici che, nelle condizioni ordinarie, restano sotto il livello del fiume.

Palafitta di Pertosa: costruire uno spazio abitabile dentro la grotta

La palafitta della Grotta dell’Angelo costituisce un caso distintivo dell’archeologia europea. La particolarità non riguarda la sola presenza di pali antichi. Riguarda un sistema di strutture lignee realizzato in una cavità attraversata dall’acqua. Lo studio pubblicato su Radiocarbon interpreta la costruzione come una soluzione per rendere insediabile un luogo esposto a frequenti allagamenti. [web:4]

Il piano sopraelevato consentiva di ricavare superfici asciutte nell’antro. Le testimonianze comprendono palificazioni e altri elementi dell’impianto ligneo. La loro distribuzione permette di affrontare problemi di organizzazione dello spazio e di adattamento alle condizioni idrologiche. Il museo restituisce questa relazione attraverso ricostruzioni e reperti collegati alle attività quotidiane. [web:10][web:13]

La specificità del sito va quindi letta nel rapporto tra tecnica costruttiva e ambiente ipogeo. Il legno era impiegato per trasformare un’area umida in uno spazio utilizzabile. La presenza di strutture anche oltre la zona illuminata amplia la comprensione dell’occupazione sotterranea. Le campagne moderne hanno esteso la superficie documentata rispetto alle prime scoperte ottocentesche. [web:4][web:10][web:20]

Datazioni al radiocarbonio: la cronologia della palafitta e delle frequentazioni

Le datazioni sui resti lignei collocano le strutture studiate intorno alla metà del II millennio a.C. È il riferimento sintetizzato dalla Fondazione MIdA per la palafitta riconosciuta nelle indagini moderne. Questo dato inserisce la costruzione nel quadro dell’età del Bronzo. [web:10]

Un contributo specifico è A Radiocarbon Chronology for “Grotte di Pertosa” in Campania, Southern Italy. Il lavoro è stato pubblicato online l’11 dicembre 2023. È poi confluito nel volume 66, fascicolo 6, di Radiocarbon, datato dicembre 2024, alle pagine 1707-1717. Lo studio presenta una campagna di datazioni finalizzata a definire le fasi di occupazione dei diversi contesti e la cronologia dei manufatti lignei. [web:4]

Il radiocarbonio si affianca quindi all’esame dei materiali e della stratigrafia. L’obiettivo è ricostruire una successione di attività, non attribuire un’unica data all’intera storia della grotta. Le nuove evidenze del Bronzo finale, comunicate dopo gli scavi del 2025, arricchiscono questa articolazione cronologica. [web:4][web:7][web:20]

Ceramiche degli scavi Patroni: la ricerca di Alessia Fuscone

Nel 2023 Alessia Fuscone ha pubblicato su IpoTESI di Preistoria lo studio Grotta Pertosa. I materiali ceramici degli “Scavi Patroni” conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il contributo, nel volume 16, fascicolo 1, occupa le pagine 75-120. Presenta un inquadramento cronologico e culturale dettagliato di questa raccolta. [web:7]

La ricerca mette in evidenza la componente abitativa della frequentazione protostorica. L’interpretazione proposta riconosce una continuità dal Bronzo medio, fase 2, al Bronzo finale-primo Ferro. In quest’ultimo passaggio l’aspetto cultuale acquisterebbe maggiore rilievo. La ceramica miniaturistica della stipe interna rappresenta un elemento centrale di questa lettura. La stipe è il deposito nel quale si concentrano materiali offerti nell’ambito delle pratiche religiose. [web:7]

Il risultato collega due ambiti spesso raccontati separatamente. Da un lato compaiono l’abitazione e le attività quotidiane. Dall’altro emerge l’uso rituale dello spazio sotterraneo. La sequenza ceramica permette di seguire il cambiamento del peso relativo di queste funzioni. Lo studio delle raccolte storiche contribuisce così alla ricostruzione del sito insieme ai nuovi scavi. [web:7]

Archeobotanica a Pertosa: legni, semi e risorse vegetali dell’età del Bronzo

Una parte rilevante delle conoscenze deriva dall’archeobotanica, lo studio dei resti vegetali nei contesti archeologici. Francesco Breglia e Girolamo Fiorentino, del Laboratorio di Archeobotanica e Paleoecologia dell’Università del Salento, hanno esaminato materiali provenienti dall’insediamento palafitticolo. Il loro contributo è presentato negli atti della diciottesima conferenza dell’International Workgroup for Palaeoethnobotany. [web:2]

Il campione comprende manufatti in legno, elementi strutturali della palafitta, carboni e semi recuperati nei sedimenti. Il contesto sommerso, povero di ossigeno, ha favorito la conservazione di resti vegetali non carbonizzati. Questa condizione consente di studiare materiali organici che documentano direttamente il rapporto tra le comunità e le risorse del territorio. [web:2]

L’analisi degli elementi lignei riguarda la selezione delle materie prime e le tecniche di carpenteria. È stato considerato anche il riutilizzo degli scarti di lavorazione come combustibile. I resti permettono quindi di collegare approvvigionamento del legno, costruzione e gestione del fuoco. La palafitta diventa una fonte di informazioni sulle conoscenze tecniche delle comunità protostoriche. [web:2]

Vinaccioli della Grotta dell’Angelo: lo studio della vite tra raccolta e coltivazione

I semi di vite rappresentano un altro nucleo significativo della ricerca. Gli studi archeobotanici hanno riconosciuto a Pertosa vinaccioli attribuiti sia a forme selvatiche sia a forme domestiche di Vitis vinifera. La distinzione è stata affrontata con metodi biometrici, basati sul confronto delle caratteristiche dei semi. [web:2]

Queste evidenze contribuiscono allo studio del passaggio dalla raccolta dell’uva selvatica alla gestione e coltivazione della vite. Gli autori collocano il problema nel più ampio processo di domesticazione durante l’età del Bronzo italiana. I reperti di Pertosa offrono quindi dati utili per la storia delle risorse alimentari e della viticoltura nell’Italia meridionale. Il loro significato riguarda l’impiego della pianta e la sua trasformazione nel tempo, senza identificarsi automaticamente con la prova di produzione di vino. [web:2]

Un lavoro comparativo di Breglia, Arianna Sellitto e Fiorentino considera anche la Grotta di Polla. A Pertosa sono segnalati vinaccioli e frutti dell’ambiente boschivo. A Polla, utilizzata come sito funerario, la presenza di orzo e frumenti rimanda invece a paesaggi più aperti. Il confronto permette di discutere le differenze tra contesti, disponibilità ambientali e sfruttamento delle risorse vegetali. [web:2]

Luogo di culto ellenistico: le scoperte archeologiche del 2025

Le indagini del 2025 hanno aggiunto nuovi elementi alla frequentazione storica della Grotta dell’Angelo. Nella prima fase della campagna è stata identificata una struttura di culto di età ellenistica, datata tra il IV e il I secolo a.C. Contemporaneamente è stata ampliata l’area documentata della palafitta protostorica. Le due linee di ricerca procedono nello stesso settore generale, ma riguardano fasi storiche differenti. [web:20]

La campagna conclusa dopo gli interventi del novembre 2025 ha restituito numerose lucerne in terracotta. Molte sono decorate e riferibili alla prima età romano-imperiale. Sono emerse anche monete ellenistiche e romane, insieme a piccoli ornamenti personali. Il complesso dei materiali permette di leggere circa cinque secoli di frequentazioni tra età ellenistica e prima età imperiale. [web:20][web:21]

La disposizione dei reperti e le loro caratteristiche sostengono l’interpretazione cultuale dell’area prossima all’ingresso. La grotta fu frequentata da gruppi locali o in transito nella valle del Tanagro. L’acqua e lo spazio sotterraneo costituiscono il contesto nel quale si svilupparono le pratiche votive. Le testimonianze ampliano la conoscenza della cavità come luogo religioso, oltre che come spazio insediativo protostorico. [web:20][web:21]

Bronzo finale a Pertosa: nuove palificazioni e battuto pavimentale

Gli scavi del 2025 hanno documentato anche nuove palificazioni lignee e un battuto attribuito al Bronzo finale. Il battuto è una superficie di calpestio compattata. Questi rinvenimenti si collegano al villaggio palafitticolo già noto e ampliano il quadro delle sistemazioni dell’area d’ingresso. [web:20]

È importante mantenere distinta la natura dei diversi elementi. Le palificazioni appartengono all’apparato costruttivo ligneo. Il battuto documenta una superficie frequentata. Considerati insieme, i reperti consentono di approfondire l’organizzazione e le trasformazioni degli spazi nel corso della protostoria. Il comunicato della Fondazione inserisce queste scoperte nel programma di analisi specialistiche e documentazione scientifica che accompagna le campagne. [web:20]

Scavi 2025-2027 alla Grotta dell’Angelo: istituzioni e programma di ricerca

Le attività rientrano nella concessione ministeriale 2025-2027 affidata alla Fondazione MIdA. La direzione scientifica è dello speleo-archeologo Felice Larocca. Collaborano la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per Salerno e Avellino, l’Istituto Centrale per l’Archeologia e il Centro di ricerca speleo-archeologica “Enzo dei Medici”. Il Gruppo Iren fornisce sostegno economico e tecnico. [web:20]

Per la campagna annunciata a fine gennaio 2026, il programma ha individuato un deposito a circa quaranta metri dall’imbocco. L’area concentra numerose palificazioni verticali. Le indagini sono orientate ad approfondire le testimonianze dal Bronzo medio-finale all’epoca ellenistico-romana. Lo svuotamento temporaneo del bacino rappresenta la condizione operativa per accedere al contesto normalmente sommerso. [web:20]

L’Istituto Centrale per l’Archeologia contribuisce anche sul piano metodologico. Il suo intervento riguarda l’archeologia in contesti confinati, comprese cavità naturali e artificiali. Il cantiere di Pertosa riunisce quindi ricerca archeologica, competenze speleologiche, gestione dell’acqua e documentazione dei materiali. [web:20]

Museo Speleo-Archeologico e culto di San Michele: la restituzione della ricerca

Il Museo Speleo-Archeologico rende accessibili i risultati attraverso tre nuclei principali. Il primo riguarda la palafitta. Il secondo presenta la vita quotidiana nell’età del Bronzo. Il terzo affronta i riti e l’uso sacro della cavità. Reperti, ricostruzioni a grandezza naturale e apparati multimediali permettono di collegare le testimonianze alle attività umane. [web:13]

Il percorso dedicato alla sacralità comprende la preistoria, l’età ellenistico-romana e il Medioevo. Arriva fino al culto di San Michele Arcangelo, ancora legato alla grotta. La sequenza mostra il ripresentarsi dell’uso religioso del luogo in epoche diverse, accanto alle trasformazioni delle pratiche e dei riferimenti culturali. [web:13]

La relazione tra grotta e museo ha anche una funzione didattica concreta. Il visitatore osserva il paesaggio sotterraneo e trova poi gli strumenti per comprenderne i reperti. Le proposte per le scuole della Fondazione MIdA si inseriscono in questa continuità tra luogo della ricerca e divulgazione. La storia delle Grotte di Pertosa-Auletta diventa così leggibile attraverso strutture, oggetti e resti ambientali, ciascuno con il proprio contributo alla ricostruzione del passato. [web:11][web:13]

Fonti dell’articolo e della relazione

  1. Fondazione MIdA, “Scuole e viaggi d’istruzione”. Offerta educativa, laboratori e integrazione tra grotte e musei.
    https://fondazionemida.com/scuole-viaggi-d-istruzione
  2. Fondazione MIdA, “Grotte di Pertosa-Auletta – MIdA per le scuole”. Visite guidate e contenuti didattici.
    https://fondazionemida.com/didattica/le-grotte-pertosa-auletta
  3. Fondazione MIdA, “Museo Speleo-Archeologico”. Sezioni espositive, vita quotidiana, palafitta e riti sacri.
    https://fondazionemida.com/museo-speleo-archeologico
  4. Fondazione MIdA, “Gli scavi archeologici nelle Grotte di Pertosa-Auletta”. Indagini del 1898, campagne 2009 e 2013, trasformazioni del giacimento.
    https://fondazionemida.com/approfondimenti/gli-scavi-archeologici-nelle-grotte-di-pertosa-auletta
  5. Alessia Fuscone, “Grotta Pertosa. I materiali ceramici degli ‘Scavi Patroni’ conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli”, IpoTESI di Preistoria, 16(1), 2023, pp. 75-120. DOI: 10.6092/issn.1974-7985/16645.
    https://ipotesidipreistoria.unibo.it/article/view/16645
  6. “A Radiocarbon Chronology for ‘Grotte di Pertosa’ in Campania, Southern Italy”, Radiocarbon, pubblicazione online 11 dicembre 2023; volume 66(6), dicembre 2024, pp. 1707-1717.
    https://www.cambridge.org/core/journals/radiocarbon/article/radiocarbon-chronology-for-grotte-di-pertosa-in-campania-southern-italy/C5DFE85D930A514072C46986004EB919
  7. Francesco Breglia e Girolamo Fiorentino, “Human-environment interaction in the Bronze Age pile-dwelling cave settlement of Grotte di Pertosa (Southern Italy)”; Francesco Breglia, Arianna Sellitto e Girolamo Fiorentino, “Human-environment interaction during the Protohistory in the Vallo di Diano (Southern Italy): new data from archaeobotanical analyses”. Contributi negli atti della diciottesima conferenza dell’International Workgroup for Palaeoethnobotany, pp. 166-167 del documento consultato.
    http://siba-ese.unisalento.it/index.php/iwgp/article/download/20560/17423
  8. Fondazione MIdA, archivio di comunicazioni sulle ricerche archeologiche 2025, sul programma 2025-2027 e sulla campagna annunciata per gennaio 2026.
    https://fondazionemida.com/tag/grotte/page/2
  9. Scintilena, “Scoperte Lucerne e palafitte nelle Grotte di Pertosa-Auletta”, 18 dicembre 2025.
    https://www.scintilena.com/scoperte-lucerne-e-palafitte-nelle-grotte-di-pertosa-auletta/12/18/
  10. Scintilena, “Scavi archeologici aperti al pubblico nelle Grotte di Pertosa-Auletta”, 14 novembre 2025.
    https://www.scintilena.com/scavi-archeologici-aperti-al-pubblico-nelle-grotte-di-pertosa-auletta/11/14/

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    Condividi di Barbara Grillo Radicio Si chiama «La Montagna capovolta» il progetto didattico che in questo anno scolastico 2026/27 coinvolgerà le classi prime della Scuola Secondaria di Primo Grado dell’Istituto Comprensivo dell’Alpago. Il progetto ha l’obiettivo di stimolare la curiosità degli alunni avvicinandoli alla conoscenza della natura geologica e speleologica del Cansiglio, che pur essendo vicino all’Alpago, rimane per molti sconosciuta. L’iniziativa nasce dalla collaborazio
     

Alla scoperta del Cansiglio sotterraneo con il progetto didattico “La montagna capovolta”

Október 15th 2026 at 06:00

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di Barbara Grillo Radicio

Si chiama «La Montagna capovolta» il progetto didattico che in questo anno scolastico 2026/27 coinvolgerà le classi prime della Scuola Secondaria di Primo Grado dell’Istituto Comprensivo dell’Alpago.

Il progetto ha l’obiettivo di stimolare la curiosità degli alunni avvicinandoli alla conoscenza della natura geologica e speleologica del Cansiglio, che pur essendo vicino all’Alpago, rimane per molti sconosciuta.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra il gruppo Speleoteam – CAI di Conegliano e il CAI Alpago e si inserisce nel programma ormai consolidato di «Montagna amica e sicura», arricchendolo con esperienza nel mondo ipogeo.

Il progetto prevede una prima fase in classe, curata da Maria Giovanna Campanella, e una successiva uscita in Cansiglio nella primavera del 2027 coordinata da Barbara Grillo e tutto il gruppo.

L’idea è maturata in occasione dell’escursione e inaugurazione, il 14 giugno, del pannello dedicato al geosito “Doline e Abissi del Cansiglio”, che fa parte di un progetto coordinato dalla geologa Barbara Grillo, socia di Speleoteam, in collaborazione con i Comuni di Caneva e Polcenigo e con la Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso il Servizio geologico regionale.

In quell’occasione numerosi appassionati, tra cui membri del CAI Alpago, avevano percorso il sentiero geologico degli “Abissi del Cansiglio”, che consente di conoscere il fenomeno carsico e di osservare alcune delle principali grotte dell’area geosito che caratterizzano il Massiccio del Cansiglio – Cavallo.

In tutta la montagna si contano circa 200 cavità, di cui una trentina situate nella zona scelta come rappresentativa del carsismo locale con importanza nazionale. 

Tra quelle più conosciute ci sono il Bus de la Lum, profondo 186 metri, e l’Abisso del Col de la Rizza, che con i suoi 794 metri di profondità rappresenta la cavità più profonda del Friuli Occidentale, i cui ingressi sono raggiungibili durante il percorso geologico.

Le cavità sono quasi tutte a sviluppo verticale e l’unica che ancora si presta a una visita di avvicinamento per capire la speleologia con limitato impegno tecnico e attrezzatura è la Grotta degli Slipari, che viene spesso usata per attività didattiche. Ha un andamento sub-orizzontale con uno sviluppo di qualche centinaio di metri.

Oltre alla visita alla grotta, si farà una passeggiata nel bosco, grazie al sentiero geologico arricchito da pannelli informativi che illustrano le caratteristiche geologiche e speleologiche del territorio grazie a una collaborazione tra i Comuni di Caneva e Polcenigo, la Magnifica Comunità di Montagna, i gruppi speleologici di Conegliano, Pordenone e Sacile, la Federazione speleologica regionale del Friuli Venezia Giulia, il CAI e la Società Speleologica Italiana. 

Il percorso si intreccia con il sentiero didattico dei forestali LIFESPAN, che si occupa di mostrare come la vita e la biodiversità riprende dalle piante morte, ed è gestito dal Corpo forestale regionale del Friuli Venezia Giulia.

Il progetto si chiama “Montagna Capovolta” perché non c’è una cima da raggiungere, un sentiero da percorrere o un bosco da attraversare, ma anche un mondo nascosto da conoscere e rispettare.

Testo rielaborato da Barbara Grillo per conto di Scatolini 🙂 e tratto da: https://www.newsinquota.it/la-montagna-capovolta-entra-in-classe-alla-scoperta-del-cansiglio-sotterraneo/

 

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  • Tina Jama, una piccola grotta del Carso custodisce un accampamento organizzato di 8.000 anni fa
    Condividi Nella cavità di Sgonico/Zgonik, lunga appena 5,5 metri, gli archeologi hanno raggiunto i livelli del Mesolitico recente: un’ascia in corno di cervo, armi, ornamenti, ocra e il dente da latte di un bambino raccontano le ultime comunità di cacciatori-raccoglitori dell’Adriatico nord-orientale Scintilena ha già dato notizia nei giorni scorsi dei nuovi ritrovamenti nella grotta Tina Jama, sul Carso triestino. Torniamo ora sulla scoperta con un approfondimento dedicato alla cavità, alla
     

Tina Jama, una piccola grotta del Carso custodisce un accampamento organizzato di 8.000 anni fa

Október 15th 2026 at 05:00

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Nella cavità di Sgonico/Zgonik, lunga appena 5,5 metri, gli archeologi hanno raggiunto i livelli del Mesolitico recente: un’ascia in corno di cervo, armi, ornamenti, ocra e il dente da latte di un bambino raccontano le ultime comunità di cacciatori-raccoglitori dell’Adriatico nord-orientale

Scintilena ha già dato notizia nei giorni scorsi dei nuovi ritrovamenti nella grotta Tina Jama, sul Carso triestino. Torniamo ora sulla scoperta con un approfondimento dedicato alla cavità, alla sua lunga stratigrafia archeologica e alle testimonianze lasciate dalle comunità che la frequentarono migliaia di anni fa.

Non occorre una grande grotta per conservare una grande storia. La Tina Jama, sul Carso triestino nel territorio di Sgonico/Zgonik, è una cavità di dimensioni modeste: secondo il Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia ha uno sviluppo planimetrico di appena 5,5 metri, una profondità di 1,2 metri e l’ingresso a 473 metri di quota.

Eppure il deposito accumulato al suo interno sta restituendo una delle sequenze archeologiche più interessanti per comprendere la preistoria dell’Adriatico nord-orientale.

La quarta campagna di scavo, condotta nel 2026, ha raggiunto ricchi livelli attribuiti al Mesolitico recente, immediatamente precedenti alle testimonianze dei primi gruppi neolitici.

Tra i reperti spicca una rara ascia realizzata in corno di cervo, sulla quale è ancora visibile una perforazione rimasta incompleta. Manufatti confrontabili sono conosciuti soprattutto nell’Europa centrale e settentrionale, mentre in Italia esempi analoghi risultano estremamente rari.

Accanto all’ascia sono comparsi piccoli manufatti in pietra, elementi trapezoidali impiegati nelle armature delle frecce e scarti prodotti durante la loro lavorazione, oltre a punte in osso.

Un secondo oggetto in corno di cervo, lungo circa 11 centimetri e attraversato da perforazioni, potrebbe essere stato utilizzato per raddrizzare le aste delle frecce, anche se la sua funzione dovrà essere verificata attraverso ulteriori studi.

Ornamenti, ocra e strumenti di caccia

Il deposito racconta molto più della tecnologia utilizzata per la caccia.

Sono stati recuperati ornamenti ricavati da conchiglie marine e d’acqua dolce e canini atrofici di cervo perforati per essere utilizzati come pendagli. Uno di questi conserva tracce di ocra.

La stessa sostanza è stata individuata in diversi punti dello scavo e, in alcuni casi, è associata a residui di adesivi ancora presenti sugli strumenti in selce.

Sono tracce minuscole, ma capaci di fornire informazioni sulle tecniche di lavorazione degli utensili e, più in generale, sulla vita quotidiana delle comunità che utilizzarono la cavità.

Il dente di un bambino

Tra i ritrovamenti più significativi c’è anche un dente umano da latte.

Un reperto piccolissimo, ma potenzialmente molto importante. Il suo studio potrebbe fornire nuove informazioni sulle popolazioni che frequentavano il Carso alla fine del Mesolitico, una fase ancora scarsamente documentata nell’area.

La presenza del dente aggiunge inoltre un elemento umano particolarmente suggestivo al quadro ricostruito dagli archeologi: nella grotta non sono rimasti soltanto gli strumenti della caccia e della vita quotidiana, ma anche una traccia diretta delle persone che vi trovarono riparo quasi ottomila anni fa.

Un accampamento dentro la grotta

Una parte dei reperti proviene da quella che gli archeologi interpretano come la traccia di un vero accampamento mesolitico.

L’area era organizzata attorno a un focolare nella zona più protetta della cavità e risultava delimitata, verso l’ingresso, da pietre e blocchi.

La possibilità di leggere non soltanto singoli oggetti, ma anche l’organizzazione dello spazio occupato dagli uomini preistorici, rende Tina Jama particolarmente interessante per lo studio delle ultime comunità di cacciatori-raccoglitori del Caput Adriae.

La ricerca riguarda infatti una fase cruciale della preistoria europea: il passaggio dal mondo dei cacciatori-raccoglitori a quello delle comunità che praticavano agricoltura e allevamento.

Secondo gli studiosi, i primi gruppi neolitici raggiunsero il Carso seguendo la costa dalmata e istriana circa 7.500 anni fa.

Proprio le ultime comunità mesolitiche potrebbero aver avuto un ruolo importante nei cambiamenti che accompagnarono questo processo, ma le loro tracce nel Carso e in Istria sono spesso discontinue o disturbate.

Tina Jama conserva invece una sequenza archeologica particolarmente ricca.

Una cavità frequentata per millenni

Gli scavi degli anni precedenti avevano già mostrato quanto lunga fosse la storia umana della grotta.

Le ricerche hanno infatti documentato diversi momenti di frequentazione preistorica. Tra i reperti più noti emersi dalle campagne precedenti figura anche un raro pugnale in rame di oltre 4.000 anni fa, riferibile alla seconda metà del III millennio a.C.

Strato dopo strato, le indagini stanno quindi ricostruendo una storia che attraversa millenni, dalle frequentazioni mesolitiche alle successive fasi neolitiche, eneolitiche e dell’età dei metalli.

Tina Jama e la speleologia

Anche la storia speleologica della cavità presenta alcuni elementi curiosi.

La Tina Jama è registrata nel Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 6479 e la sigla locale 6189 VG.

La grotta era stata segnalata negli anni Settanta, ma con una posizione largamente errata. Fu rintracciata nuovamente negli anni Novanta da Elio Polli.

Il Catasto descrive una cavità costituita da un unico vano con fondo terroso, un tempo più ampia e utilizzata in passato anche come ricovero per gli ovini.

Una cavità apparentemente modesta che, grazie alle ricerche archeologiche, si sta invece rivelando un archivio straordinariamente complesso.

Tracce di caccia, tecnologia, alimentazione, ornamento e presenza umana permettono oggi di ricostruire il momento in cui, sul Carso, stava cambiando radicalmente il modo di vivere e di utilizzare il territorio.

Le indagini sono condotte dall’Università Ca’ Foscari Venezia, su concessione del Ministero della Cultura, in collaborazione con l’Institute of Archaeology dello ZRC SAZU di Lubiana, l’Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics, l’Università degli Studi di Siena e la Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia.

Fonti:

  • Il Piccolo
  • Università Ca’ Foscari Venezia
  • Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Friuli Venezia Giulia
  • Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia

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