Mujina Pecina, nuove datazioni spostano indietro di 30.000 anni il Musteriano in Dalmazia
Nuove datazioni dei sedimenti della grotta croata di Mujina Pecina indicano frequentazioni musteriane risalenti fino a circa 80.000 anni fa. La presenza umana documentata in Dalmazia viene così retrodatata di circa 30.000 anni. Tra gli autori dello studio pubblicato su Antiquity anche il geoarcheologo italiano Giovanni Boschian, da anni impegnato nelle ricerche sul sito.
Le grotte della Dalmazia continuano a restituire informazioni importanti sulla presenza umana preistorica lungo l’Adriatico orientale.
Nei mesi scorsi Scintilena aveva dato notizia della pubblicazione di un volume dedicato all’archeologia delle grotte della regione di Zara, nato dalle ricerche condotte nelle cavità carsiche della Dalmazia settentrionale e dalla lunga collaborazione tra archeologi e speleologi croati. Tra i siti ricordati figurava anche Velika Pecina, grotta con testimonianze musteriane attribuite ai Neandertal.
Ora una nuova ricerca porta ancora più indietro nel tempo la storia delle frequentazioni umane nelle grotte dalmate.
Protagonista è Mujina Pecina, cavità della Croazia meridionale situata a nord delle città di Trogir e Kastela, a circa 280 metri sul livello del mare. Il termine croato pecina significa semplicemente “grotta”.
La cavità misura circa 10 per 8 metri: dimensioni modeste, ma al suo interno è conservata una sequenza stratigrafica di grande importanza per lo studio del Paleolitico medio nell’Adriatico orientale.
Un nuovo studio pubblicato nel 2026 sulla rivista internazionale Antiquity da Ivor Karavanic, Slobodan Miko, Marko Banda, Giovanni Boschian, Rory Becker e Fred H. Smith presenta nuove datazioni ottenute mediante luminescenza otticamente stimolata (OSL).
I risultati indicano che alcuni degli strati archeologici più profondi della grotta sono molto più antichi di quanto ritenuto finora: le frequentazioni musteriane documentate a Mujina Pecina arriverebbero infatti a circa 80.000 anni fa.
Giovanni Boschian e le ricerche a Mujina Pecina
Tra gli autori dello studio figura Giovanni Boschian, geoarcheologo italiano da tempo coinvolto nelle ricerche sulla grotta dalmata.
Boschian era già tra gli autori dello studio pubblicato nel 2017 su Quaternary International, dedicato ai Neandertal della Croazia e, in particolare, ai processi di formazione del sito, alla cronologia, ai cambiamenti climatici e alle tracce dell’attività umana conservate a Mujina Pecina.
Le nuove datazioni non rappresentano quindi un risultato isolato, ma si inseriscono in una ricerca di lunga durata sulla successione sedimentaria della cavità: è questo uno degli aspetti più interessanti dal punto di vista speleologico: per interpretare correttamente i reperti archeologici è necessario comprendere come si sono formati, modificati e conservati nel tempo i depositi all’interno della grotta.
Una piccola grotta, un grande archivio del Paleolitico
Mujina Pecina è il primo sito della Dalmazia scavato sistematicamente e datato con metodi radiometrici nel quale sia stata riconosciuta un’inequivocabile sequenza stratigrafica del Paleolitico medio.
Gli strati sono costituiti da sedimenti quaternari comprendenti grandi clasti calcarei e ghiaie, insieme a sabbie contenenti minerali silicatici, limo e argilla. Nell’intera successione prevalgono ghiaie fini e medie.
All’interno di questi depositi sono stati rinvenuti resti faunistici e manufatti appartenenti a differenti industrie musteriane, comprese industrie denticolate e il cosiddetto Charentiano balcanico.
Le precedenti datazioni, effettuate mediante radiocarbonio e in parte attraverso la risonanza di spin elettronico (ESR), avevano collocato la sequenza principalmente tra circa 49.000 e 39.000 anni fa.
Esisteva però un problema: alcuni campioni provenienti dagli strati più profondi erano troppo antichi per essere datati efficacemente con il radiocarbonio.
Quanto erano antichi, dunque, i livelli inferiori della grotta?
La OSL: quando sono i sedimenti a fornire la data
Per cercare una risposta i ricercatori hanno utilizzato la luminescenza otticamente stimolata, indicata con la sigla OSL (Optically Stimulated Luminescence).

La tecnica permette, in termini semplificati, di determinare quanto tempo sia trascorso dall’ultima esposizione alla luce di determinati minerali contenuti nei sedimenti. Nel caso di Mujina Pecina sono stati analizzati granuli di quarzo.
Il campionamento è stato effettuato nel 2020. Dopo aver ripulito la superficie del profilo stratigrafico, i ricercatori hanno inserito nel deposito tubi opachi lunghi 300 millimetri, in modo da evitare che il sedimento destinato alle analisi venisse esposto alla luce.
Sono stati campionati lo strato B, nella parte superiore della successione del Paleolitico medio, e due livelli profondi denominati E3A ed E3C.
Le analisi sono state effettuate presso il Luminescence Dating Laboratory dell’Institute of Physics della Silesian University of Technology di Gliwice, in Polonia.
La sorpresa arriva dagli strati più profondi
Il campione proveniente dallo strato B ha restituito un’età di circa 35.000-39.000 anni, sostanzialmente coerente con le precedenti datazioni al radiocarbonio.
Ben diverso è il quadro emerso dal complesso stratigrafico E3.

Lo strato E3A è stato datato a circa 65.000-73.000 anni fa, mentre lo strato E3C, ancora più antico, ha restituito un’età compresa approssimativamente tra 73.000 e 82.000 anni fa.
La parte inferiore della successione stratigrafica di Mujina Pecina risulta quindi molto più antica di quanto si pensasse.
Questi livelli non apparterrebbero al MIS 3, come precedentemente ipotizzato, ma al MIS 4 e, nel caso dello strato E3C, addirittura al MIS 5a.
MIS è l’acronimo di Marine Isotope Stage, gli stadi isotopici marini utilizzati per ricostruire le grandi oscillazioni climatiche del Quaternario.
Il Musteriano in Dalmazia almeno 30.000 anni prima
La conseguenza archeologica delle nuove datazioni è rilevante.
Secondo gli autori, i risultati OSL mostrano che occupazioni musteriane erano presenti in questa parte della Dalmazia almeno 30.000 anni prima di quanto precedentemente documentato.
Non si tratta quindi semplicemente di correggere di qualche millennio la cronologia di un singolo sito. I nuovi risultati modificano sensibilmente il quadro conosciuto delle frequentazioni umane del Paleolitico medio lungo l’Adriatico orientale.
Ed è qui che il nuovo studio si collega direttamente alle altre ricerche nelle grotte dalmate.
Il confronto con Velika Pecina e Crvena Stijena
Una cronologia paragonabile sarebbe stata ottenuta anche nello strato 22 di Velika Pecina, grotta situata nel canyon di Klicevica, attraverso una datazione OSL che gli autori del nuovo lavoro indicano come ancora inedita.
Velika Pecina era già comparsa sulle pagine di Scintilena nel recente articolo dedicato all’archeologia delle grotte della regione di Zara e ai 120 anni di ricerche speleologiche in Croazia.
Il nuovo dato citato nello studio di Mujina Pecina è quindi particolarmente interessante: suggerisce che le testimonianze più antiche del Paleolitico medio nelle grotte dalmate potrebbero non rappresentare un caso isolato.
Le nuove età di Mujina Pecina sono inoltre vicine alla più antica datazione ottenuta mediante ESR per lo strato XXIV di Crvena Stijena, importante sito in grotta del Montenegro, attribuita al MIS 5a, circa 85.000-71.000 anni fa.
Mujina Pecina, Velika Pecina e Crvena Stijena cominciano così a delineare un quadro più ampio delle frequentazioni umane nelle grotte dell’Adriatico orientale durante il Paleolitico medio.
Il Charentiano balcanico
Le nuove date sono importanti anche per interpretare le industrie litiche rinvenute nella grotta.
Gli strati più antichi di Mujina Pecina appartengono al complesso E3 e contengono un’elevata percentuale di raschiatoi trasversali. Questa caratteristica ha portato gli archeologi ad attribuire l’industria al cosiddetto Charentiano balcanico, una particolare espressione del Musteriano.
Il Musteriano comprende industrie litiche del Paleolitico medio che, nel contesto europeo, sono associate soprattutto ai Neandertal.
Disporre ora di una cronologia che porta i livelli inferiori di Mujina Pecina fino a circa 80.000 anni fa permetterà confronti più precisi con i complessi musteriani provenienti da altre grotte dei Balcani e da altre regioni europee.
La ricerca di Mujina Pecina offre infine uno spunto interessante per gli speleologi. Una grotta non conserva soltanto reperti archeologici. Il suo riempimento sedimentario può essere esso stesso un archivio nel quale rimangono registrate le frequentazioni umane, le fasi deposizionali, i processi naturali che hanno interessato la cavità e le trasformazioni ambientali avvenute nell’arco di decine di migliaia di anni.
A Mujina Pecin, per la nuova cronologia, a parlare sono stati i sedimenti che li contengono.

La possibilità di datare mediante OSL i granuli di quarzo presenti nella successione ha consentito ai ricercatori di superare il limite incontrato dal radiocarbonio nei livelli più antichi.
È proprio l’integrazione tra archeologia, geoarcheologia, stratigrafia, studio dei processi di formazione dei depositi e tecniche di datazione a rendere particolarmente significativo il lavoro condotto nella grotta.
Una cavità di appena una decina di metri può così conservare decine di migliaia di anni di storia e contribuire a modificare il quadro della presenza umana preistorica di un’intera regione.
Mujina Pecina ci racconta oggi che circa 80.000 anni fa gruppi umani musteriani frequentavano già le grotte della Dalmazia. Il confronto con Velika Pecina e Crvena Stijena suggerisce inoltre che sotto i depositi delle cavità dell’Adriatico orientale possa essere conservata una storia della presenza umana ancora in parte da ricostruire.
In breve e in parole semplici: cosa ci racconta Mujina Pecina?
Mujina Pecina è una piccola grotta della Dalmazia che conserva tracce della presenza umana nel Paleolitico medio.
Finora si pensava che i suoi livelli musteriani più antichi risalissero a circa 50.000 anni fa. Le nuove analisi dei sedimenti con il metodo OSL hanno invece datato alcuni degli strati più profondi fino a circa 80.000 anni fa.
In sostanza, significa che gruppi umani frequentavano questa parte della Dalmazia circa 30.000 anni prima di quanto fosse stato documentato finora.
La cosa interessante, anche per gli speleologi, è che a permettere questo salto indietro nel tempo sono stati i sedimenti conservati nella grotta: minuscoli granuli di quarzo hanno consentito ai ricercatori di stabilire quando quei depositi si formarono.
Una piccola grotta, quindi, ha conservato per decine di migliaia di anni un pezzo importante della storia umana dell’Adriatico.
Lo studio
Ivor Karavanic, Slobodan Miko, Marko Banda, Giovanni Boschian, Rory Becker, Fred H. Smith, 2026, Mousterian occupations in Dalmatia, Croatia: early dates suggested by optically stimulated luminescence, Antiquity, First View, pp. 1-7. DOI: 10.15184/aqy.2026.10400 https://www.cambridge.org/core/journals/antiquity/article/mousterian-occupations-in-dalmatia-croatia-early-dates-suggested-by-optically-stimulated-luminescence/09697AA242330FEDD20328D02CB0B790
Lo studio è pubblicato in Open Access.
Per approfondire
Scintilena, 8 marzo 2026, Archeologia delle grotte nella regione di Zara: un volume celebra 120 anni di ricerche speleologiche in Croazia https://www.scintilena.com/archeologia-delle-grotte-nella-regione-di-zara-un-volume-celebra-120-anni-di-ricerche-speleologiche-in-croazia/03/08/
L'articolo Mujina Pecina, nuove datazioni spostano indietro di 30.000 anni il Musteriano in Dalmazia proviene da Scintilena.
