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Myotis huariorum, una nuova specie di pipistrello tra le Ande e il deserto del Perù

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La descrizione di Myotis huariorum amplia la conoscenza dei pipistrelli peruviani. Dalle valli di Arequipa al Bosque de Zárate, la scoperta apre un approfondimento sulla diversità dei chirotteri nel mondo e sulle 35 specie elencate per l’Italia dal Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri.

Myotis huariorum: la nuova specie di pipistrello descritta in Perù

Si chiama Myotis huariorum la specie di pipistrello descritta da un gruppo di ricercatori attraverso l’esame di esemplari peruviani. Lo studio è stato pubblicato online l’8 luglio 2025 sul Journal of Mammalogy. La ricerca combina analisi del DNA, misurazioni e confronto dei caratteri anatomici. Il riconoscimento riguarda animali che in precedenza erano stati attribuiti a Myotis oxyotus. [web:80]

Le località documentate si trovano sul versante occidentale delle Ande. Comprendono le valli aride del dipartimento di Arequipa e il Bosque de Zárate, nella provincia di Huarochirí, nel dipartimento di Lima. La scoperta interessa quindi un mosaico ambientale che collega il deserto costiero ai boschi montani. Non riguarda soltanto gli ecosistemi amazzonici, spesso al centro dell’attenzione quando si parla della biodiversità del Perù. [web:80]

La descrizione di Myotis huariorum ha portato a dieci le specie del genere Myotis riconosciute nel Paese nel quadro dello studio. Nella stessa pubblicazione, il totale dei pipistrelli peruviani conosciuti ha raggiunto 190 specie. Sono numeri riferiti all’inventario utilizzato dagli autori nel 2025. [web:79]

La ricerca su Myotis huariorum tra musei, anatomia e DNA

La nuova specie è stata descritta da Darwin R. Díaz, César E. Medina, Sandra Arias, Evaristo López e Carlos Alberto Carrión Bonilla. Il gruppo riunisce competenze dell’Universidad Nacional de San Agustín de Arequipa, dell’Università del New Mexico e della Pontificia Universidad Católica del Ecuador. Il Museo di storia naturale di Arequipa, indicato con la sigla MUSA, ha un ruolo centrale nella conservazione dei materiali studiati. [web:80]

Il confronto complessivo ha coinvolto 56 esemplari di diversi Myotis dell’America centrale e meridionale. Sei esemplari della nuova specie sono stati utilizzati nel confronto morfologico dedicato. Le collezioni museali hanno permesso di affiancare materiali di provenienze differenti alle nuove raccolte sul campo. [web:80]

Un elemento decisivo riguarda il citocromo b, un gene del DNA mitocondriale impiegato nelle analisi delle relazioni evolutive. Per questo marcatore, gli autori riportano una distanza genetica del 12% rispetto a Myotis oxyotus. Il dato riguarda il segmento genetico analizzato, non l’intero patrimonio genetico degli animali. La distinzione è sostenuta anche dai caratteri anatomici e dalle analisi statistiche delle misure. [web:80]

I caratteri di Myotis huariorum e l’omaggio alla cultura Wari

Myotis huariorum presenta un pelo lungo e setoso. La pelliccia dorsale e quella ventrale sono nettamente bicolori. Il cranio mostra una scatola cranica ampia, elevata e globosa. L’avambraccio misura fra 41,1 e 43,1 millimetri nella descrizione diagnostica pubblicata. La combinazione di questi caratteri permette di distinguerlo dalle specie confrontate. [web:80]

La località tipo è Altomolino, nel distretto di Río Grande, provincia di Condesuyos, a 480 metri di quota. L’olotipo, cioè l’esemplare di riferimento per il nome scientifico, è conservato al MUSA con il numero 16968. L’altra località documentata, il Bosque de Zárate, raggiunge circa 2.800 metri di quota. [web:6][web:80]

Il nome huariorum rende omaggio alla civiltà preincaica Wari, conosciuta anche come Huari. La denominazione lega così la descrizione zoologica alla storia dei territori andini. [web:22]

Cotahuasi e Bosque de Zárate: la biodiversità sul versante occidentale delle Ande

Il servizio peruviano delle aree naturali protette, SERNANP, ha presentato la scoperta il 18 luglio 2025. La comunicazione collega i ritrovamenti nelle parti basse del bacino del Cotahuasi alla zona d’influenza della Reserva Paisajística Subcuenca del Cotahuasi. Segnala inoltre la presenza nel Bosque de Zárate. [web:22]

Il territorio della riserva del Cotahuasi si sviluppa fra circa 950 e oltre 6.000 metri di quota. Comprende ambienti molto diversi, dai settori aridi alle alte montagne. Zárate conserva invece un bosco relitto del versante occidentale andino, associato a condizioni di nebbia. Questi contesti offrono un quadro importante per studiare la distribuzione della nuova specie e i collegamenti ecologici fra le popolazioni. [web:22]

La scoperta mostra il contributo degli inventari zoologici e delle collezioni scientifiche alla conoscenza della fauna. Animali dall’aspetto simile possono appartenere a specie differenti. Per riconoscerli occorre integrare più strumenti, anziché affidarsi a un solo carattere esterno. È un tema che riguarda anche i pipistrelli europei e italiani. [web:80][web:65]


Pipistrelli nel mondo e in Italia: relazione sulla diversità, l’ecologia e la conservazione dei chirotteri

Dalle oltre 1.500 specie conosciute a scala globale al catalogo italiano, una sintesi approfondita delle famiglie, delle strategie alimentari, dei rifugi e delle principali esigenze di tutela dei pipistrelli.

Quante specie di pipistrelli esistono nel mondo

Bat Conservation International indica oggi oltre 1.500 specie di pipistrelli. I chirotteri costituiscono il secondo ordine di mammiferi per ricchezza di specie, dopo i roditori. Sono presenti in tutti i continenti, con l’eccezione dell’Antartide. La loro diversità rappresenta circa un quinto di quella dei mammiferi mondiali. [web:42][web:8]

Il totale non è immutabile. Le descrizioni di nuove specie e le revisioni tassonomiche aggiornano continuamente gli inventari. Una revisione può separare popolazioni prima considerate appartenenti alla stessa specie. Può anche ricondurre denominazioni differenti a un’unica entità biologica. Nel caso peruviano, l’integrazione fra genetica e morfologia ha permesso di riconoscere una diversità rimasta nascosta. [web:80]

Perciò, il numero delle specie deve essere accompagnato dalla fonte e dal suo contesto temporale. Un inventario tassonomico e una Lista Rossa rispondono inoltre a domande diverse. Il primo elenca le specie riconosciute. La seconda ne valuta il rischio di estinzione, quando esistono informazioni sufficienti. [web:8][web:26]

Classificazione dei pipistrelli: le famiglie e i due grandi rami evolutivi

La distinzione tradizionale fra megachirotteri e microchirotteri non rappresenta adeguatamente tutte le relazioni evolutive. Le analisi molecolari distinguono due grandi gruppi: Yinpterochiroptera e Yangochiroptera. I rinolofi, piccoli pipistrelli insettivori, risultano collocati nello stesso grande ramo delle volpi volanti. Non appartengono al ramo che comprende i vespertilionidi, come Myotis. [web:106]

Una ricerca filogenetica estesa a tutte le famiglie ha analizzato 21 famiglie nei due sottordini. La loro distribuzione comprende linee evolutive diffuse su più continenti e altre concentrate in regioni ristrette. [web:105] Grande gruppo Famiglie comprese nel quadro tassonomico a 21 famiglie Yinpterochiroptera Pteropodidae, Rhinolophidae, Hipposideridae, Rhinonycteridae, Megadermatidae, Rhinopomatidae e Craseonycteridae. [web:125] Yangochiroptera Vespertilionidae, Miniopteridae, Molossidae, Cistugidae, Natalidae, Phyllostomidae, Mormoopidae, Noctilionidae, Furipteridae, Thyropteridae, Mystacinidae, Myzopodidae, Emballonuridae e Nycteridae. [web:125]

Tra le famiglie più note figurano i Pteropodidae, che comprendono le volpi volanti e altri pipistrelli frugivori del Vecchio Mondo. I Phyllostomidae delle Americhe comprendono specie con alimentazioni molto diverse. I Vespertilionidae includono numerosi pipistrelli insettivori, fra i quali i vespertili. I Rhinolophidae comprendono i rinolofi, presenti anche in Italia. [web:45][web:121][web:52]

Le famiglie non coincidono con le categorie alimentari. L’appartenenza a una famiglia indica una relazione evolutiva. Termini come insettivoro o frugivoro descrivono invece una funzione ecologica. Una stessa famiglia può comprendere più strategie alimentari. [web:121]

Alimentazione dei pipistrelli: insetti, frutta, nettare e vertebrati

L’alimentazione a base di insetti è la più diffusa fra i chirotteri. Altre specie consumano frutta, nettare o vertebrati. Soltanto tre specie sono specializzate nel sangue e vivono in America Latina. La diversità alimentare spiega perché i pipistrelli svolgano funzioni differenti negli ecosistemi. [web:40][web:42] Strategia alimentare Funzione ecologica e caratteristiche Insettivoria Predazione degli insetti, compresi organismi dannosi per le colture. È la strategia prevalente anche nella fauna italiana. [web:42][web:28] Frugivoria Consumo dei frutti e dispersione dei semi. Numerose specie contribuiscono alla rigenerazione della vegetazione tropicale. [web:42] Nettarivoria Consumo del nettare e trasferimento del polline fra fiori. Il ruolo riguarda, fra le altre piante, agavi e grandi cactus. [web:42] Predazione di vertebrati Alcune specie catturano piccoli mammiferi, uccelli o altre prede animali. Si tratta di specializzazioni, non della dieta generale dell’ordine. [web:40][web:45] Ematofagia Alimentazione specializzata sul sangue in tre specie latinoamericane. Non riguarda i pipistrelli italiani. [web:42]

I servizi ecosistemici dipendono dalla specie e dal territorio. La predazione degli insetti può ridurre la pressione di alcuni fitofagi sulle colture. L’impollinazione collega i pipistrelli alla riproduzione delle piante. La dispersione dei semi favorisce il rinnovamento della vegetazione, anche in aree precedentemente disboscate. [web:8]

La formula “pipistrelli italiani insettivori” descrive bene la loro funzione prevalente, ma non esaurisce tutte le possibilità alimentari. La nottola gigante, Nyctalus lasiopterus, può predare anche piccoli uccelli. La varietà delle diete va quindi considerata a livello di specie, senza estendere un comportamento particolare all’intero gruppo. [web:123]

Ecolocalizzazione dei pipistrelli: un sistema di orientamento, non un’alternativa obbligata alla vista

Molti pipistrelli emettono segnali sonori e analizzano gli echi di ritorno. Questo sistema, chiamato ecolocalizzazione, permette di orientarsi e localizzare le prede. L’eco restituisce informazioni sulla posizione degli ostacoli e degli organismi presenti nell’ambiente. [web:40]

L’ecolocalizzazione non significa che i pipistrelli siano ciechi. La vista e l’olfatto contribuiscono all’orientamento e alla ricerca del cibo. Nelle volpi volanti questi sensi hanno un ruolo particolarmente importante. Fra le specie ecolocalizzatrici, le caratteristiche dei segnali e degli organi coinvolti variano in relazione alla storia evolutiva e alle esigenze ecologiche. [web:42][web:106]

La bioacustica rende possibile studiare parte dell’attività dei chirotteri senza catturarli. Le registrazioni devono essere interpretate con metodi appropriati. Per lo studio e la conservazione dei pipistrelli italiani, ISPRA mette a disposizione specifiche linee guida sul monitoraggio. [web:97]

Pipistrelli tropicali e temperati: distribuzione, montagne e isole

Le regioni tropicali delle Americhe, dell’Africa e dell’Asia meridionale e sudorientale ospitano una parte importante della diversità mondiale. L’ordine comprende anche specie adattate alle regioni temperate. Gli ambienti occupati includono foreste, savane, zone umide, paesaggi agricoli, aree rocciose e contesti urbani. [web:125][web:45][web:42]

Le montagne hanno un peso specifico nella conservazione. Uno studio globale pubblicato nel 2024 ha individuato 148 specie prevalentemente montane e 46 specie legate ai settori montani superiori e alpini. Sono categorie definite nello studio in base alla distribuzione altitudinale. Non rappresentano il totale dei pipistrelli che possono frequentare una montagna. [web:15]

La stessa ricerca segnala una maggiore carenza di informazioni per le specie montane e una maggiore proporzione di specie minacciate negli ambienti d’alta quota. La diversità risulta particolarmente elevata nelle Ande settentrionali e nelle alture della Guiana. Il riconoscimento di Myotis huariorum si inserisce nel più ampio interesse scientifico per i chirotteri andini. [web:15][web:80]

Le isole richiedono un’attenzione distinta. Un areale ristretto può esporre una specie agli effetti concentrati degli incendi, della trasformazione dell’habitat e degli eventi meteorologici estremi. In Italia, l’orecchione sardo costituisce un esempio di endemismo insulare con elevate esigenze di conservazione. [web:42][web:115]

Rifugi dei pipistrelli: grotte, alberi ed edifici

I pipistrelli non vivono tutti nelle grotte. I rifugi principali comprendono cavità arboree, ambienti sotterranei e costruzioni umane. Una stessa specie può utilizzare tipologie differenti nel corso dell’anno. La scelta dipende dal clima locale, dalle opportunità del territorio e dalla fase del ciclo biologico. [web:101][web:109]

Le categorie impiegate nella divulgazione aiutano a descrivere le preferenze, ma non costituiscono compartimenti rigidi:

  • Le specie troglofile utilizzano le grotte come rifugi.
  • Le specie fitofile sono associate, in particolare, ai rifugi arborei.
  • Le specie antropofile utilizzano costruzioni e ambienti legati alla presenza umana. [web:109]

La funzione del rifugio cambia nel tempo. Una nursery ospita le femmine e i piccoli durante la riproduzione. Un hibernaculum è un sito di svernamento. I rifugi temporanei servono durante spostamenti o brevi soste. I night roost sono luoghi utilizzati nelle ore notturne, anche fra diverse fasi della ricerca di cibo. [web:101]

Temperatura, umidità e vicinanza alle aree di alimentazione influenzano l’idoneità del sito. Conservare soltanto la cavità non risolve tutte le esigenze della colonia. Anche gli ambienti circostanti, le aree di abbeverata e i collegamenti del paesaggio hanno importanza. [web:101]

Quante specie di pipistrelli sono elencate in Italia

Il catalogo del Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri, affiliato all’Associazione Teriologica Italiana, elenca 35 specie. Sono distribuite in quattro famiglie: Rhinolophidae, Vespertilionidae, Miniopteridae e Molossidae. Il conteggio riportato qui segue questa lista e le sue denominazioni scientifiche. [web:52]

La ricchezza italiana comprende specie diffuse, entità localizzate e taxa riconosciuti attraverso revisioni recenti. Non significa che tutte le 35 specie siano presenti in ogni regione. Il catalogo nazionale riunisce una fauna distribuita fra continente, penisola e isole. [web:52][web:69][web:115]

Pipistrelli italiani della famiglia Rhinolophidae

I rinolofi comprendono quattro specie nella lista GIRC. I nomi comuni richiamano il genere Rhinolophus, mentre nella divulgazione ricorre anche la denominazione “ferri di cavallo”. [web:52][web:106] Specie Nome comune Rhinolophus euryale Rinolofo euriale. [web:52] Rhinolophus ferrumequinum Rinolofo maggiore. [web:52] Rhinolophus hipposideros Rinolofo minore. [web:52] Rhinolophus mehelyi Rinolofo di Mehely. [web:52]

Le linee guida italiane documentano l’impiego di edifici e ambienti ipogei da parte dei rinolofi. Cantine, sotterranei e grotte possono offrire condizioni adatte allo svernamento. La protezione deve considerare sia la struttura del rifugio sia il suo utilizzo stagionale. [web:101]

Pipistrelli italiani della famiglia Vespertilionidae

I vespertilionidi costituiscono la parte più numerosa del catalogo, con 29 specie. Comprendono vespertili, pipistrelli propriamente detti, nottole, orecchioni, serotini e barbastello. [web:52] Specie Nome comune Barbastella barbastellus Barbastello. [web:52] Eptesicus nilssonii Serotino di Nilsson. [web:52] Eptesicus serotinus Serotino comune. [web:52] Hypsugo savii Pipistrello di Savi. [web:52] Myotis alcathoe Vespertilio di Alcatoe. [web:52] Myotis bechsteinii Vespertilio di Bechstein. [web:52] Myotis blythii Vespertilio minore. [web:52] Myotis brandtii Vespertilio di Brandt. [web:52] Myotis capaccinii Vespertilio di Capaccini. [web:52] Myotis crypticus Vespertilio criptico. [web:52] Myotis daubentonii Vespertilio di Daubenton. [web:52] Myotis emarginatus Vespertilio smarginato. [web:52] Myotis myotis Vespertilio maggiore. [web:52] Myotis mystacinus Vespertilio mustacchino. [web:52] Myotis punicus Vespertilio maghrebino. [web:52] Nyctalus lasiopterus Nottola gigante. [web:52] Nyctalus leisleri Nottola di Leisler. [web:52] Nyctalus noctula Nottola comune. [web:52] Pipistrellus kuhlii Pipistrello albolimbato. [web:52] Pipistrellus nathusii Pipistrello di Nathusius. [web:52] Pipistrellus pipistrellus Pipistrello nano. [web:52] Pipistrellus pygmaeus Pipistrello pigmeo. [web:52] Plecotus auritus Orecchione bruno. [web:52] Plecotus austriacus Orecchione grigio. [web:52] Plecotus gaisleri Orecchione di Gaisler. [web:52] Plecotus kolombatovici Orecchione dei Balcani. [web:52] Plecotus macrobullaris Orecchione alpino. [web:52] Plecotus sardus Orecchione sardo. [web:52] Vespertilio murinus Serotino bicolore. [web:52]

Miniottero e molosso di Cestoni: le altre famiglie dei pipistrelli italiani

Due specie completano il catalogo nazionale. Appartengono a famiglie differenti dai rinolofi e dai vespertilionidi. [web:52] Famiglia Specie Nome comune Miniopteridae Miniopterus schreibersii Miniottero. [web:52] Molossidae Tadarida teniotis Molosso di Cestoni. [web:52]

Per il molosso di Cestoni, le linee guida italiane descrivono l’utilizzo di fessure nelle pareti rocciose e negli edifici. È un esempio della corrispondenza fra alcuni rifugi naturali e le strutture create dall’uomo. Questa somiglianza non rende automaticamente sicuri gli interventi edilizi sui siti occupati. [web:101]

Pipistrelli italiani negli edifici: convivenza e tutela dei rifugi

Alcune specie utilizzano interstizi molto piccoli. Il pipistrello albolimbato, il pipistrello nano e il pipistrello di Savi possono occupare spazi sotto le grondaie. L’orecchione bruno può trovare rifugio fra elementi lignei dei sottotetti. Il vespertilio di Daubenton utilizza anche fessure profonde nei manufatti, compresi i ponti. [web:101]

Le costruzioni offrono rifugi, ma possono diventare luoghi di rischio. Demolizioni, restauri, chiusura degli accessi e modifiche del microclima possono compromettere una colonia. Le linee guida ISPRA propongono un’integrazione fra competenze edilizie e chirotterologiche, con valutazioni preventive degli interventi. [web:101]

La presenza urbana di alcune specie non indica che tutti i pipistrelli tollerino le stesse trasformazioni. Specie più specializzate possono utilizzare raramente gli edifici. La conservazione richiede quindi attenzione alle differenze ecologiche, non soltanto agli animali più facilmente osservabili vicino alle abitazioni. [web:101]

Orecchione sardo e specie criptiche: perché la ricerca sui pipistrelli continua anche in Italia

L’orecchione sardo, Plecotus sardus, vive esclusivamente in Sardegna. ISPRA segnala una distribuzione concentrata in settori dell’isola e un peggioramento delle condizioni di conservazione. Nella Lista Rossa italiana dei vertebrati 2022 la specie è classificata in pericolo critico, categoria CR. Il riferimento è alla valutazione nazionale. [web:115][web:133]

L’endemismo rende la sua tutela una responsabilità particolarmente rilevante per l’Italia. La perdita degli habitat e dei rifugi non può essere compensata da popolazioni distribuite in altri Paesi. La gestione deve quindi considerare insieme i siti conosciuti e il territorio che sostiene l’alimentazione e gli spostamenti. [web:115][web:101]

La genetica ha modificato anche altre conoscenze sulla fauna italiana. Myotis crypticus è stato riconosciuto nel complesso di specie tradizionalmente associato a Myotis nattereri. La sua distribuzione comprende l’Italia e altre aree dell’Europa occidentale. Il caso mostra che la scoperta di mammiferi non riguarda soltanto regioni remote o tropicali. [web:65]

Un’altra ricerca ha confermato con analisi molecolari Plecotus gaisleri a Pantelleria. Questa presenza collega la chirotterofauna italiana al contesto biogeografico nordafricano e mediterraneo. Le isole del Canale di Sicilia assumono così rilievo nello studio della distribuzione dei pipistrelli fra Europa e Africa. [web:69]

Riproduzione e letargo dei pipistrelli: due fasi sensibili

Molte specie producono normalmente un solo piccolo all’anno. Questo ritmo riproduttivo limita la capacità di recuperare rapidamente perdite consistenti. La sopravvivenza degli adulti e la continuità dei rifugi riproduttivi hanno quindi un peso importante nella conservazione. [web:42]

Alle latitudini italiane, le nursery possono essere presenti soprattutto fra maggio e agosto. Le femmine si riuniscono per partorire e allevare i piccoli. Durante lo svernamento, molte specie utilizzano rifugi con temperature e umidità adatte al risparmio energetico. [web:101]

Il disturbo invernale può provocare risvegli e consumare riserve di grasso. Quello estivo può interferire con le femmine e i giovani non ancora capaci di volare. Le finestre stagionali dipendono dal sito, dalla quota, dal clima e dalle specie. Le indicazioni generali non sostituiscono le prescrizioni locali. [web:42][web:112]

Minacce ai pipistrelli nel mondo e stato di conservazione

Le principali pressioni comprendono perdita degli habitat, alterazione dei rifugi, persecuzione, prelievo, cambiamento climatico e mortalità associata agli impianti eolici. Nel Nord America si aggiunge l’impatto della sindrome del naso bianco, una malattia fungina che ha provocato la morte di milioni di pipistrelli. [web:8][web:42]

Nella sintesi pubblicata dall’IUCN il 16 aprile 2025, le specie valutate erano 1.336. Fra queste, 25 risultavano in pericolo critico, 87 in pericolo e 110 vulnerabili. Le tre categorie riuniscono 222 specie minacciate. Altre 236 erano classificate con dati insufficienti. Questi valori descrivono quella valutazione e non un conteggio aggiornato automaticamente a ogni nuova descrizione. [web:8]

La categoria “dati insufficienti” non equivale a una condizione sicura. Indica che mancano elementi adeguati per valutare il rischio. Analogamente, l’inserimento nella Lista Rossa non significa sempre che una specie sia minacciata: la lista comprende anche categorie di rischio inferiore. [web:8]

Per gli impianti eolici, Bat Conservation International segnala la possibilità di ridurre la mortalità attraverso modifiche operative delle turbine. Il tema richiede quindi misure di mitigazione e monitoraggi, per conciliare la produzione energetica con la tutela della fauna. [web:42]

Pipistrelli e speleologia: conservazione delle colonie nelle grotte

Per gli speleologi, la tutela dei pipistrelli comincia dalla pianificazione dell’uscita. Una grotta può essere un rifugio riproduttivo, un sito di svernamento o un luogo di transito. La funzione biologica deve orientare le modalità e i periodi di accesso. [web:112]

Tutela Pipistrelli individua due fasi particolarmente delicate: il letargo, indicativamente fra novembre e marzo, e nascita, crescita e svezzamento dei piccoli, soprattutto in giugno e luglio. Nei siti occupati da colonie, l’associazione raccomanda di evitare sopralluoghi durante queste fasi. [web:114]

Le principali misure comprendono:

  • Rispetto delle chiusure stagionali e delle disposizioni dell’ente gestore.
  • Assenza di manipolazioni e di avvicinamenti agli animali.
  • Riduzione del rumore e della permanenza nelle sale occupate.
  • Esclusione di flash e illuminazione diretta delle colonie.
  • Segnalazione delle osservazioni senza trasformarle in censimenti improvvisati. [web:112]

Tutela Pipistrelli mette a disposizione una scheda per segnalare la presenza di chirotteri in grotta. La collaborazione fra speleologi e specialisti può contribuire a individuare i rifugi più importanti. I dati aiutano a progettare misure di conservazione coerenti con le caratteristiche del sito. [web:109]

Protezione dei pipistrelli in Italia e recupero degli animali in difficoltà

Tutte le specie italiane sono protette. Il quadro richiamato dalle linee guida comprende la legge 157/1992, la Direttiva Habitat 92/43/CEE e il DPR 357/1997. Si aggiungono gli strumenti internazionali, fra cui la Convenzione di Berna e l’accordo EUROBATS. La tutela riguarda anche i siti di riproduzione e riposo. [web:2][web:101][web:112]

La protezione delle colonie richiede interventi programmati. Un restauro o una modifica degli accessi deve considerare la presenza degli animali prima dell’avvio dei lavori. Lo stesso principio vale per la gestione delle cavità artificiali e dei sotterranei storici. [web:101]

Per gli animali trovati in difficoltà, il recupero e la riabilitazione richiedono competenze specifiche. Le linee guida ISPRA, Manuali e Linee Guida 210/2025, sono rivolte ai centri di recupero e ai professionisti coinvolti. La pagina della pubblicazione segnala un aggiornamento del 26 maggio 2026. Il soccorso non coincide con una gestione domestica dell’animale. [web:103][web:111]

La prudenza sanitaria è compatibile con la conservazione. I pipistrelli selvatici non devono essere manipolati dal pubblico. La gestione degli esemplari feriti, malati o morti va affidata a personale competente. La protezione degli habitat e la riduzione dei contatti impropri rientrano in un approccio che considera insieme salute umana, animale e ambientale. [web:42]

Glossario dei pipistrelli: i termini essenziali della relazione

  • Specie criptica: specie difficile da distinguere da altre attraverso il solo aspetto esterno. L’integrazione fra genetica e anatomia può permetterne il riconoscimento. [web:80][web:65]
  • Olotipo: esemplare di riferimento associato alla descrizione e al nome di una specie. Per Myotis huariorum è il materiale MUSA 16968. [web:6]
  • Ecolocalizzazione: localizzazione di ostacoli e prede attraverso l’emissione di suoni e l’analisi degli echi. [web:40]
  • Roost: rifugio utilizzato da un pipistrello o da una colonia. [web:27]
  • Nursery: rifugio riproduttivo nel quale si riuniscono le femmine per partorire e allevare la prole. [web:27]
  • Hibernaculum: rifugio utilizzato durante lo svernamento. Il plurale è hibernacula. [web:101]
  • Endemismo: presenza di una specie limitata a un territorio. L’orecchione sardo è endemico della Sardegna. [web:115]

Fonti e documentazione consultata

Fonti sulla nuova specie Myotis huariorum

  1. Díaz D. R., Medina C. E., Arias S., López E., Carrión Bonilla C. A. — A new species of Myotis (Chiroptera: Vespertilionidae) from the coastal desert of southern Peru. Journal of Mammalogy, 106(5), 1151–1166. Pubblicazione online: 8 luglio 2025. DOI: 10.1093/jmammal/gyaf028.
    https://academic.oup.com/jmammal/article/106/5/1151/8194584
  2. SERNANP — Comunicazione sulla scoperta nei territori di Zárate e Cotahuasi, 18 luglio 2025.
    https://www.gob.pe/institucion/sernanp/noticias/1211286-descubrimiento-de-murcielago-en-zarate-y-cotahuasi-deslumbra-a-la-ciencia-mundial
  3. American Society of Mammalogists — Mammal Diversity Database, scheda di Myotis huariorum.
    https://www.mammaldiversity.org/taxon/1006974/

Fonti sulla diversità e la conservazione dei pipistrelli nel mondo

  1. Bat Conservation International — Bats 101.
    https://www.batcon.org/about-bats/bats-101/
  2. IUCN — The Benefits of Bats: Celebrating the critical contributions of bats on International Bat Appreciation Day, 16 aprile 2025.
    https://iucn.org/story/202504/benefits-bats-celebrating-critical-contributions-bats-international-bat-appreciation
  3. Bat Conservation Trust — Classifying bats.
    https://www.bats.org.uk/about-bats/what-are-bats/classifying-bats
  4. A molecular phylogeny for all 21 families within Chiroptera (bats) — scheda bibliografica PubMed.
    https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37853557/
  5. List of chiropterans — quadro delle famiglie e della distribuzione generale, utilizzato insieme alle fonti filogenetiche.
    https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_chiropterans
  6. Bat Conservation International — Echolocation & Evolution: How Bats Continue to Redefine Their Diets and Adapt to the Night.
    https://www.batcon.org/echolocation-evolution-how-bats-continue-to-redefine-their-diets-and-adapt-to-the-night/
  7. Mountains host significantly more data deficient and threatened bat species than lowlands, 2024.
    https://link.springer.com/10.1007/s10531-024-02958-y
  8. Plazi TreatmentBank — scheda zoologica di Nyctalus lasiopterus, sezione alimentazione.
    https://tb.plazi.org/GgServer/html/4C3D87E8FFF36A4CFF4C918D1458B071

Fonti sui pipistrelli italiani e sulla tutela in grotta

  1. Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri, Associazione Teriologica Italiana — catalogo delle specie.
    https://www.mammiferi.org/girc/specie/
  2. Tutela Pipistrelli — Chirotteri italiani, terminologia dei rifugi.
    https://www.tutelapipistrelli.it/2012/12/01/i-pipistrelli-italiani/
  3. Tutela Pipistrelli — La sezione speleo.
    https://www.tutelapipistrelli.it/la-sezione-speleo/
  4. Tutela Pipistrelli — Come comportarsi.
    https://www.tutelapipistrelli.it/come-comportarsi/
  5. Scintilena — Disturbo dei pipistrelli in grotta: perché le visite possono mettere a rischio colonie e letargo, 23 agosto 2026.
    https://www.scintilena.com/disturbo-dei-pipistrelli-in-grotta-perche-le-visite-possono-mettere-a-rischio-colonie-e-letargo/08/23/
  6. ISPRA — Linee guida per la conservazione dei Chirotteri nelle costruzioni antropiche e la risoluzione degli aspetti conflittuali connessi, 2008.
    https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/conservazione-natura/files/6769_28_qcn_Linee_guida_chirotteri.pdf
  7. ISPRA — Linee guida per il monitoraggio dei Chirotteri: indicazioni metodologiche per lo studio e la conservazione dei pipistrelli in Italia, 2004.
    https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/quaderni/conservazione-della-natura/linee-guida-per-il-monitoraggio-dei-chirotteri-1
  8. ISPRA — Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri, Manuali e Linee Guida 210/2025; pagina con aggiornamento del 26 maggio 2026.
    https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-chirotteri
  9. ISPRA — approfondimento sull’orecchione sardo.
    https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/biodiversita/reporting-direttiva-habitat/news/orecchione-sardo
  10. Comitato Italiano IUCN — Lista Rossa IUCN dei vertebrati italiani 2022.
    https://www.iucn.it/pdf/Lista-Rossa-vertebratiitaliani-2022.pdf
  11. An African bat in Europe, Plecotus gaisleri: Biogeographic and ecological insights from molecular taxonomy and Species Distribution Models.
    https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7319239/
  12. SECEMU — A new species of bat hiding in our forests, sulla descrizione di Myotis crypticus.
    https://secemu.org/en/a-new-species-of-bat-hiding-in-our-forests/
  13. Città Metropolitana di Torino — quadro generale e protezione dei pipistrelli.
    https://www.cittametropolitana.torino.it/tutela-fauna-e-flora/salviamoli-insieme/pipistrelli

L'articolo Myotis huariorum, una nuova specie di pipistrello tra le Ande e il deserto del Perù proviene da Scintilena.

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Grotta del Bue Marino, nei sedimenti sommersi la storia di un ambiente di 6.000 anni fa

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Uno studio pubblicato su The Holocene nel 2024 ricostruisce l’evoluzione del Ramo di Mezzo attraverso foraminiferi e datazioni con luminescenza. Le esplorazioni speleosubacquee hanno aperto l’accesso a un archivio naturale del Golfo di Orosei.

La Grotta del Bue Marino conserva nei suoi sedimenti sommersi le tracce di un ambiente risalente a circa 6.000 anni fa. Una ricerca pubblicata nel 2024 sulla rivista The Holocene ha ricostruito l’evoluzione paleoecologica del Ramo di Mezzo, mettendo insieme lo studio dei foraminiferi bentonici, l’analisi dei depositi e una datazione mediante luminescenza. Il risultato offre una nuova chiave di lettura della cavità costiera di Dorgali, nel Golfo di Orosei: non soltanto un grande sistema esplorativo, ma anche un archivio delle trasformazioni degli ecosistemi sotterranei dopo l’ingresso del mare durante l’Olocene.[1]

Due carotaggi per leggere il passato della Grotta del Bue Marino

Il lavoro, firmato da Elena Romano e da un gruppo multidisciplinare di ricercatori e speleosubacquei, si basa su sette campioni di sedimento superficiale e su due carote prelevate nel 2018 e nel 2021. Il primo carotaggio, denominato BMD-2018, misura 18 centimetri; il secondo, BMD-2021, raggiunge 28 centimetri. Questi depositi hanno consentito di confrontare le comunità di microrganismi dell’ambiente recente con quelle conservate negli strati più antichi.[1]

La datazione mediante luminescenza, applicata al secondo carotaggio, ha restituito un’età di 6.040 ± 470 anni per il sedimento posto a 18 centimetri di profondità. Il dato colloca il deposito nelle prime fasi successive all’allagamento olocenico della grotta da parte del mare e dimostra il potenziale delle successioni sedimentarie custodite nelle cavità costiere mediterranee.[1]

I foraminiferi raccontano il cambiamento dell’ecosistema

I protagonisti microscopici della ricerca sono i foraminiferi bentonici, organismi unicellulari che vivono sul fondo e i cui gusci possono conservarsi nei sedimenti. Le associazioni recenti sono state utilizzate come riferimento ecologico per interpretare quelle rinvenute nei carotaggi.[1]

Entrambe le carote mostrano un cambiamento nella composizione delle comunità: nei livelli più antichi prevale Ammonia inflata, mentre in quelli più recenti diventa dominante Eggerelloides advena, una specie opportunista. Il passaggio si verifica a profondità simili nei due depositi ed è stato ricondotto a variazioni nella quantità o nella qualità delle risorse nutritive disponibili, senza significative trasformazioni dell’ambiente sedimentario.[1]

La ricerca collega questa evoluzione ecologica alle possibili conseguenze dei cambiamenti climatici e ambientali dell’Olocene. L’integrazione tra indicatori biologici e cronologia dei depositi permette così di studiare come un ecosistema sotterraneo costiero abbia risposto, nel corso dei millenni, alle trasformazioni che interessavano il mare e il territorio circostante.[1]

Dalle esplorazioni alla ricerca scientifica

La possibilità di studiare questi ambienti nasce da una lunga storia di esplorazioni, rilievi e immersioni. Il Bue Marino comprende tre grandi settori — Ramo Nord, Ramo di Mezzo e Ramo Sud — e costituisce la parte costiera di un sistema carsico collegato alle grotte dell’entroterra. Nel 2013 fu realizzata la congiunzione tra Bue Marino e Su Molente; il 3 giugno 2016 il collegamento tra Monte Longos e Su Molente unì anche Su Palu al complesso, che raggiunse allora circa 70 chilometri di sviluppo e il primato italiano per estensione.[2][3]

Le ricerche paleoecologiche si inseriscono in un percorso scientifico che comprende anche lo studio delle comunità viventi, la descrizione di nuove specie e l’indagine sulla presenza di microplastiche. Il Bue Marino emerge quindi come un laboratorio naturale nel quale speleologia, biologia e scienze della Terra concorrono a ricostruire il passato e a osservare le trasformazioni del presente.[1][4][5]


Relazione di approfondimento: esplorazioni e scoperte scientifiche nella Grotta del Bue Marino

1. Un sistema sotterraneo tra il Supramonte e il mare

La Grotta del Bue Marino si apre nelle falesie calcaree della costa orientale della Sardegna, nel territorio di Dorgali, tra Cala Gonone e Cala Luna. La sua posizione, al margine del Supramonte e direttamente sul Golfo di Orosei, la rende un luogo privilegiato per studiare l’incontro tra circolazione idrica carsica e ambiente marino. Le gallerie non costituiscono soltanto un insieme di cavità affacciate sul mare: appartengono a una rete sotterranea che penetra nell’entroterra e raccoglie una storia geologica, idrologica e biologica articolata.[2][3]

Il nome richiama la foca monaca, chiamata localmente “bue marino”, che utilizzava la grotta come rifugio. Questa presenza ha segnato l’identità del luogo e la sua conoscenza presso il pubblico, mentre le esplorazioni hanno progressivamente rivelato un sistema molto più esteso degli ambienti prossimi all’ingresso.[6][7]

Per comprendere le dimensioni della cavità è importante distinguere la Grotta del Bue Marino, con i suoi rami storicamente esplorati, dal sistema interconnesso Su Palu–Monte Longos–Su Molente–Bue Marino. I circa 70 chilometri raggiunti con la congiunzione del 2016 si riferiscono all’intero complesso e alla somma delle gallerie conosciute in quel momento, non a un unico percorso interno al Bue Marino.[3]

2. Geologia e speleogenesi: una grotta modellata da più processi

Il paesaggio del Golfo di Orosei è caratterizzato da rocce carbonatiche, grandi falesie e profonde incisioni vallive, le codule. Nel settore del Bue Marino, la presenza di fratture, faglie e altre discontinuità ha favorito l’infiltrazione dell’acqua e lo sviluppo di condotte sotterranee. La circolazione idrica nei calcari ha contribuito alla formazione di un sistema nel quale si alternano gallerie emerse, laghi, sifoni e tratti soggetti a riattivazione durante le piene.[2]

L’evoluzione della grotta è strettamente legata anche alle oscillazioni del livello marino. Nei settori oggi sommersi si osservano concrezioni formate quando gli ambienti erano emersi: stalattiti, stalagmiti e colonne testimoniano quindi condizioni precedenti all’allagamento. In altre parti della cavità, perforazioni prodotte da organismi marini sulle pareti documentano antiche fasi di presenza del mare a quote differenti.[2]

Il Bue Marino conserva così segnali di processi diversi, sovrapposti nel tempo: sviluppo carsico, concrezionamento, ingressione marina, deposizione di sedimenti e variazioni dei flussi d’acqua. La ricostruzione della sua storia richiede di integrare questi elementi, distinguendo l’età dei depositi dall’età di formazione delle gallerie. La datazione di circa 6.000 anni ottenuta nello studio del 2024 riguarda infatti un livello sedimentario del Ramo di Mezzo, non la nascita della grotta.[1][2]

3. I tre rami e le loro caratteristiche

Ramo Nord: gallerie fossili e un lungo sistema attivo

Il Ramo Nord comprende grandi ambienti emersi, storicamente utilizzati anche per le visite, e un’articolata prosecuzione acquatica. Tra i luoghi più noti figurano il Lago Smeraldo, il Lago Abissale e il Lago Nero, che le esplorazioni speleosubacquee hanno inserito in una rete di collegamenti sommersi.[2]

La parte attiva è conosciuta come Ramo dei Cecoslovacchi. La ricostruzione storica di Leo Fancello descrive, per lo stato delle conoscenze raggiunto dalle campagne dei primi anni Novanta, oltre 7 chilometri di sviluppo e 42 sifoni. Sono dati riferiti a quella fase esplorativa, utili a comprendere la complessità di un percorso nel quale la progressione alterna ripetutamente immersioni e ambienti emersi.[2]

Ramo di Mezzo: la frontiera sommersa e l’archivio paleoecologico

Il Ramo di Mezzo è caratterizzato da grandi condotte sommerse e da una successione di sifoni. La sintesi storica di Fancello attribuisce alle esplorazioni condotte fino alla fine degli anni Duemila circa 4,5 chilometri di sviluppo, 38 sifoni e una punta esplorativa a circa 50 metri di profondità.[2]

È questo il settore indagato nello studio pubblicato su The Holocene. La presenza di depositi contenenti foraminiferi ha permesso di affiancare alla conoscenza geometrica delle gallerie una ricostruzione delle condizioni ecologiche passate. Il ramo diventa così sia un obiettivo esplorativo sia un luogo di campionamento scientifico.[1]

Ramo Sud: grandi gallerie e collegamenti verso la Codula Ilune

Il Ramo Sud comprende il percorso turistico e una prosecuzione speleologica con grandi ambienti, spiagge sabbiose, laghi e tratti sommersi. Il Lago Lungo e la Sala dell’Organo, o del Colonnone, sono tra i luoghi descritti nella documentazione esplorativa. Più all’interno, un lungo sifone apre l’accesso alle gallerie che hanno indirizzato le ricerche verso la Codula Ilune.[2]

La funzionalità idrologica di questo settore cambia con il regime delle acque: la ricostruzione di Fancello ne descrive la riattivazione durante precipitazioni intense e il comportamento di troppo pieno del sistema. Questa dinamica spiega perché lo studio della grotta debba considerare non soltanto le forme delle gallerie, ma anche le condizioni idriche nelle quali vengono osservate.[2]

4. I rilievi degli anni Cinquanta e l’avvio delle esplorazioni subacquee

Una tappa fondamentale della documentazione moderna è il rilievo realizzato nel 1954 da Francesco Pisanu e Dino Giacobbe del Gruppo Grotte Nuorese. La planimetria rappresentava i due rami principali allora conosciuti, Nord e Sud, e conteneva osservazioni sulle possibili prosecuzioni e sui rapporti con le cavità dell’entroterra.[2]

Le prime ricerche subacquee cominciarono a estendere la conoscenza oltre i laghi visibili nei percorsi emersi. Nell’agosto 1965, gli speleosub del Gruppo Speleologico Piemontese percorsero 75 metri del sifone terminale del Ramo Sud, raggiungendo una profondità massima di 12 metri e riemergendo in un condotto basso e stretto.[2]

Il superamento dei sifoni cambiò il significato dei limiti esplorativi. Un lago che arrestava la progressione degli speleologi poteva nascondere nuove gallerie, e la cavità iniziò a essere studiata come un sistema molto più ampio della parte raggiungibile senza immersione.[2]

5. Jochen Hasenmayer e le campagne degli anni Settanta e Ottanta

Lo speleosub tedesco Jochen Hasenmayer ebbe un ruolo decisivo nell’esplorazione delle prosecuzioni sommerse. Nel 1977 superò il sifone terminale del Ramo Sud, lungo circa 630 metri e profondo fino a 31 metri, accedendo a grandi gallerie oltre il tratto allagato. Uno schizzo di queste esplorazioni comparve nella documentazione pubblicata nel 1979 da Axel Mahler.[2]

Le tracce delle immersioni di Hasenmayer furono ritrovate anche nel Ramo Nord. Le successive campagne individuarono la sua sagola in acciaio in settori interni e un cartellino con riferimenti alle esplorazioni del 1973 e del 1974. Questi ritrovamenti mostrarono quanto fossero estese le sue ricognizioni nelle parti sommerse della grotta.[2]

Nel Ramo Sud intervennero poi gli speleosub francesi. Nel 1981 P. Penez e J. C. Chouquet ripercorsero le prosecuzioni oltre il sifone terminale, raggiungendo un ulteriore sifone dopo circa 1.700 metri di progressione totale. Nel 1982 E. Le Guen e Penez ampliarono le ricerche, superando altri tratti allagati e aggiungendo circa 840 metri di percorso esplorato.[2]

Queste campagne costruirono il quadro sul quale lavorarono le generazioni successive: una grotta con prosecuzioni importanti verso l’entroterra, nella quale i collegamenti dipendevano dal superamento di sequenze complesse di sifoni e dalla precisione dei rilievi.[2]

6. Il contributo dei gruppi sardi: esplorazione e revisione topografica

Tra gli anni Ottanta e Novanta, il Gruppo Ricerche Ambientali di Dorgali e il Gruppo Speleologico Sassarese condussero esplorazioni, ricerche laterali e una revisione sistematica della topografia. Dal 1987 avviarono il lavoro di aggiornamento del rilievo del 1954, arrivando progressivamente a costruire una nuova rappresentazione della cavità.[2]

Nel Ramo Sud furono esplorate diramazioni della Sala dell’Organo e rami laterali della galleria principale. Tra questi, il Ramo del Bob raggiunse un dislivello positivo di circa 64 metri, mostrando che lo sviluppo del Bue Marino non era limitato ai livelli prossimi alla superficie del mare.[2]

La revisione degli orientamenti e la sovrapposizione delle planimetrie alla cartografia esterna rafforzarono le prospettive di collegamento con il complesso della Codula Ilune. Il rilievo divenne quindi uno strumento per individuare obiettivi esplorativi, interpretare le relazioni tra sistemi e organizzare le ricerche nei punti più promettenti.[2]

7. Le esplorazioni ceche e la crescita del sistema conosciuto

Nell’ottobre 1990, gli speleosub delle associazioni Hranicky Kras di Olomouc e Speleoaquanaut di Praga condussero una campagna intensiva nel Ramo Nord. Partendo dal Lago Smeraldo, ricostruirono il percorso attraverso laghi e sifoni fino al Lago Abissale e al Lago Nero, proseguendo poi negli ambienti interni. Al termine di quasi un mese di attività, il percorso esplorato raggiungeva circa 3.200 metri e 28 sifoni.[2]

Nel 1991, le ricerche coinvolsero anche S. Bilek, M. Slezak e Leo Fancello, con esplorazioni di diramazioni laterali e ambienti ascendenti. Nel 1992, oltre il ventottesimo sifone, gli speleosub cechi percorsero una galleria sommersa di circa 500 metri, a profondità comprese tra 37 e 43 metri, raggiungendo ulteriori ambienti emersi. Il quadro di questa fase arrivò a comprendere circa 7 chilometri e 42 sifoni nel settore attivo settentrionale.[2]

Un’altra svolta interessò il Ramo di Mezzo. Nel 2006 gli speleosub della Czech Speleological Society ritrovarono la prosecuzione precedentemente individuata da Hasenmayer. Le campagne successive ne estesero la conoscenza, trasformando il ramo in uno dei principali fronti esplorativi della cavità.[2]

Il contributo ceco si inserì in una collaborazione internazionale con i gruppi sardi, nella quale immersioni, supporto logistico e confronto dei rilievi consentirono di dare continuità alle ricerche.[2]

8. Su Molente e le congiunzioni del 2013 e del 2016

La scoperta della Grotta di Su Molente nel 2007 aprì una nuova fase. La cavità si trovava in una posizione intermedia tra il Bue Marino e il sistema Su Palu–Monte Longos, offrendo un possibile punto di passaggio tra complessi fino ad allora esplorati separatamente. Le colorazioni delle acque mostrarono le connessioni idriche con i sistemi a monte e a valle.[3]

La connessione idrologica e la congiunzione esplorativa rappresentano due risultati distinti: la prima dimostra il transito dell’acqua, la seconda individua un percorso sotterraneo materialmente percorribile. Al Bue Marino, questa distinzione segnò il passaggio dalle indicazioni fornite dai tracciamenti alla realizzazione dei collegamenti.[2][3]

Il collegamento tra Bue Marino e Su Molente fu raggiunto nel 2013. Il 3 giugno 2016, alle 15:10, Daniele Maugeri, Enrico Seddone e Marcello Moi, della Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda, trovarono da Monte Longos il passaggio subacqueo verso Su Molente. La congiunzione unì così il sistema della Codula Ilune alla parte costiera del Bue Marino.[3]

Il complesso raggiunse allora circa 70 chilometri di sviluppo, diventando all’epoca il più esteso d’Italia in quella fase della conoscenza speleologica, mentre attualmente la Grotta più lunga d’Italia è sul monte Canin, in Friuli Venezia Giulia. La preparazione dell’impresa richiese quasi un anno e il contributo di oltre cento speleologi, dopo più di venticinque anni di esplorazioni condotte da gruppi sardi e collaboratori provenienti da altri territori.[3]

9. L’idrologia come chiave di interpretazione

Le esplorazioni hanno fornito anche informazioni sulla circolazione idrica. I laghi e le condotte del Bue Marino presentano condizioni differenti, con acqua dolce, salmastra e marina distribuite lungo i percorsi. Nel Ramo Nord, le osservazioni storiche registrarono variazioni di salinità anche in settori lontani dall’ingresso, segnalando un rapporto complesso tra geometria delle gallerie e connessioni idriche.[2]

La stagionalità modifica inoltre gli ecosistemi. Le campagne scientifiche dell’agosto 2014 e dell’aprile 2015, condotte al Bue Marino e a Bel Torrente, mostrarono una riduzione dell’abbondanza dei foraminiferi dopo il periodo piovoso. Nel Bue Marino, dove gli effetti dei flussi di acqua dolce furono meno severi rispetto a Bel Torrente, rimasero riconoscibili associazioni di organismi viventi e gusci di individui morti.[8]

Questi risultati collegano direttamente idrologia ed ecologia: le comunità del fondo rispondono ai cambiamenti delle acque e alla disponibilità di materiale organico, diventando indicatori delle condizioni presenti nei diversi settori della grotta.[8]

10. I foraminiferi e la suddivisione ecologica della cavità

Le ricerche avviate nel 2014 hanno sviluppato l’impiego dei foraminiferi bentonici come indicatori degli ambienti delle grotte marine mediterranee. Nel Bue Marino, il confronto tra campionamenti e parametri dell’acqua ha consentito di riconoscere settori ecologicamente differenti.[8][9]

Lo studio pubblicato nel 2020 su Aquatic Conservation: Marine and Freshwater Ecosystems individuò tre ecozone:

  • una zona d’ingresso, maggiormente influenzata dal mare;
  • una zona di confluenza, associata anche alla presenza di detriti vegetali;
  • una zona di transizione verso le parti interne della cavità.[8]

Il passaggio dalle associazioni prevalentemente costituite da forme a guscio calcareo ialino a quelle dominate da forme agglutinate fu collegato ai gradienti ambientali osservati dall’esterno verso l’interno. Lo studio mise così in evidenza che la distanza dall’ingresso, da sola, non esaurisce la spiegazione della distribuzione degli organismi: contano anche gli apporti d’acqua, le risorse nutritive e le caratteristiche dei sedimenti.[8]

Una successiva ricerca, pubblicata nel 2021 su Ecological Indicators, utilizzò i dati di 25 stazioni nei rami Nord e di Mezzo, campionate nell’estate 2016. Furono analizzati foraminiferi viventi e morti, granulometria e parametri dell’acqua, comprendenti temperatura, salinità, pH e ossigeno disciolto. Le analisi statistiche permisero di riconoscere associazioni e di interpretarne il significato ambientale.[9]

11. Lo studio del 2024: materiali, cronologia e risultati

La ricerca citata, Paleoecological reconstruction during the Holocene in the Middle Branch of Bue Marino Cave (Sardinia, Italy), è stata pubblicata in The Holocene, volume 34, fascicolo 1, pagine 74–86. Gli autori sono Elena Romano, D. Sechi, S. Andreucci, Luisa Bergamin, Andrea D’Ambrosi, C. De Santis, Letizia Di Bella, Enrico Dinelli, Virgilio Frezza, V. Pascucci, Giancarlo Pierfranceschi e Claudio Provenzani.[1]

Il campionamento

Il materiale comprende sette campioni superficiali raccolti nel 2018 e due carotaggi:

  • BMD-2018, lungo 18 centimetri;
  • BMD-2021, lungo 28 centimetri.[1]

Foraminiferi e granulometria sono stati studiati nei campioni superficiali e nella carota del 2018; nella carota del 2021 è stata analizzata la componente a foraminiferi ed è stata effettuata la datazione mediante luminescenza. Le associazioni recenti hanno fornito il riferimento ecologico per interpretare quelle conservate in profondità.[1]

La datazione

Nella carota BMD-2021, il livello a 18 centimetri ha restituito un’età di 6,04 ± 0,47 migliaia di anni. Il risultato indica che almeno una parte della successione sedimentaria risale alle prime fasi successive all’ingressione marina olocenica della grotta.[1]

La cronologia riguarda il livello analizzato. La sedimentazione in grotta può avere ritmi variabili e comprendere interruzioni o rimaneggiamenti; la successione non equivale quindi automaticamente a una registrazione uniforme, anno per anno. Il valore della ricerca consiste nell’aver associato una misura cronologica all’interpretazione ecologica del deposito.[1]

Il cambiamento delle comunità

I due carotaggi mostrano un ricambio faunistico simile: dalle associazioni più antiche dominate da Ammonia inflata a quelle più recenti dominate dall’opportunista Eggerelloides advena. L’assenza di significativi cambiamenti nell’ambiente sedimentario ha indirizzato l’interpretazione verso variazioni nella quantità o nella qualità dei nutrienti.[1]

Il dato descrive una trasformazione biologica verificatasi senza una corrispondente grande modificazione del contesto deposizionale. È questo uno degli aspetti più informativi del lavoro: le comunità microscopiche permettono di riconoscere cambiamenti che la sola descrizione dei sedimenti potrebbe non mettere in evidenza.[1]

Il significato paleoambientale

Gli autori collegano il ricambio delle associazioni alle possibili conseguenze degli eventi climatici e ambientali olocenici. Il lavoro dimostra la capacità dei foraminiferi di funzionare come indicatori paleoambientali nelle grotte marine mediterranee e il valore dell’integrazione con la luminescenza. Le prospettive di ricerca comprendono campionamenti più estesi e un approfondimento della risposta degli ecosistemi ipogei costieri agli eventi del Tardo Olocene.[1]

12. Biodiversità e descrizione di nuove specie

Il Bue Marino ha contribuito alla conoscenza della fauna sotterranea attraverso scoperte tassonomiche che interessano sia gli ambienti terrestri sia quelli acquatici.

Nel 2011 è stato descritto il coleottero carabide Typhloreicheia monacha, proveniente dalla grotta. Lo studio ne ha discusso i rapporti con altre specie della Sardegna centro-orientale, contribuendo all’interpretazione della diversificazione dei coleotteri sotterranei dell’isola.[10]

Una revisione del genere Alpioniscus, pubblicata nel 2018, ha incluso materiale di Alpioniscus kuehni della Grotta del Bue Marino. Il lavoro ha integrato analisi morfologiche e molecolari, distinguendo nel gruppo sardo specie terrestri sotterranee e specie legate alle acque ipogee.[11]

Nel 2021, una revisione degli pseudoscorpioni italiani del gruppo Chthonius ischnocheles ha descritto Chthonius marciai, con località tipica nella Grotta del Bue Marino. La cavità rappresenta dunque anche un sito di riferimento per la descrizione formale di nuove specie.[12]

La spugna Protosuberites mereui

Tra le scoperte degli ambienti acquatici figura Protosuberites mereui, descritta nel 2016 su Zootaxa. La nuova specie di spugna è stata studiata mediante caratteri morfologici e analisi genetiche su materiale proveniente dall’ambiente estuarino-anchialino del Bue Marino.[4]

La specie forma sottili rivestimenti di colore giallo chiaro e presenta caratteristiche diagnostiche dell’apparato scheletrico e dei corpi quiescenti. Le analisi hanno confermato la sua distinzione dalle altre specie del genere, fornendo nuovi dati sulle strategie biologiche delle spugne negli ambienti sotterranei di transizione tra acqua dolce e mare.[4]

Questi esempi mostrano perché il valore biologico del Bue Marino non dipenda soltanto dal numero di organismi osservati: la grotta ospita ambienti nei quali si possono studiare specializzazione ecologica, diversificazione e relazioni evolutive.[4][10][11]

13. Microplastiche nelle acque, nei sedimenti e nei gusci

Una ricerca pubblicata nel 2023 su Marine Pollution Bulletin ha documentato microplastiche nelle matrici ambientali del Bue Marino. Il gruppo di lavoro comprendeva ricercatori di ISPRA, Sapienza Università di Roma, Università di Siena e speleosubacquei di BigBlueXplorers.[5]

Le microplastiche sono state rinvenute in tutti i campioni di acqua e sedimento esaminati. Gli elementi identificati erano soprattutto frammenti e fibre, principalmente costituiti da PVC e polietilene. Gli autori hanno interpretato la provenienza come prevalentemente marina, rispetto agli apporti stagionali di acqua dolce dal sistema carsico.[5]

Il risultato più significativo riguarda i foraminiferi agglutinanti. Le analisi FTIR hanno identificato polietilene nei gusci: durante la costruzione delle camere, questi organismi avevano incorporato particelle plastiche insieme ai granuli sedimentari.[5]

Lo studio ha fornito evidenza che le grotte marine possono raccogliere microplastiche e che tali particelle possono entrare nella componente biologica già a livello dei protisti. Il Bue Marino è quindi anche un sito nel quale osservare il trasferimento di materiali prodotti dalle attività umane in ambienti sotterranei connessi al mare.[5]

14. Archeologia: la frequentazione umana e le incisioni rupestri

La storia del Bue Marino comprende anche testimonianze preistoriche. All’ingresso sono state riconosciute circa venti figure antropomorfe, insieme a una coppella e a due motivi circolari con una piccola coppella centrale. Molte figure presentano una struttura a “doppia forcella”, con un segmento verticale per il corpo, braccia sollevate e gambe piegate.[13]

Le incisioni, scoperte nel 1977, suscitarono interesse perché documentavano una frequentazione della grotta per la quale era ipotizzabile una funzione non sepolcrale. Tra le interpretazioni proposte figurano una scena di danza e un possibile significato solare dei motivi circolari. Sono letture archeologiche del complesso figurativo, non semplici descrizioni delle forme.[13]

I materiali attribuiti alla cultura di San Michele, o di Ozieri, attestano la frequentazione nel Neolitico finale. Per le incisioni, la scheda di Sardegna Cultura richiama confronti stilistici che conducono a un possibile inquadramento nell’Eneolitico finale. Reperti e raffigurazioni costituiscono quindi testimonianze diverse, da considerare nelle rispettive cronologie.[13]

La grotta riunisce così archivi di natura differente: sedimenti e organismi per la storia ambientale, forme delle gallerie per l’evoluzione geologica, manufatti e incisioni per la presenza umana.[1][2][13]

15. Il ruolo della speleosubacquea nella produzione di conoscenza

La storia delle ricerche al Bue Marino mostra quanto esplorazione e scienza siano legate. Il superamento dei sifoni ha consentito di raggiungere gallerie sconosciute; i rilievi hanno collocato quei passaggi nel territorio; i tracciamenti hanno individuato le connessioni idriche; i campionamenti hanno portato in laboratorio sedimenti e organismi provenienti da ambienti difficilmente accessibili.[1][2][3]

Il contributo degli speleosubacquei non si esaurisce quindi nell’apertura di nuovi percorsi. La loro partecipazione rende possibili indagini ripetute nei settori sommersi, confronti tra campagne e raccolte mirate. La presenza di BigBlueXplorers tra le affiliazioni dello studio sulle microplastiche documenta questa collaborazione tra ricerca istituzionale e competenze esplorative.[5]

La congiunzione del 2016 e la ricostruzione paleoecologica del 2024 rappresentano due esiti diversi dello stesso percorso di conoscenza. La prima ha unito fisicamente complessi sotterranei; la seconda ha trasformato un deposito di pochi centimetri in una testimonianza dell’evoluzione dell’ecosistema.[1][3]

16. Le prospettive scientifiche del Bue Marino

Le ricerche individuano tre direttrici strettamente connesse.

La prima riguarda l’evoluzione paleoambientale: estendere i carotaggi e moltiplicare le datazioni può consentire di definire meglio la successione dei cambiamenti ecologici e il loro rapporto con gli eventi dell’Olocene.[1]

La seconda riguarda il monitoraggio delle comunità attuali. Le ecozone a foraminiferi e la loro risposta agli apporti d’acqua dolce offrono una base per osservare nel tempo le variazioni dell’influenza marina e delle condizioni ambientali interne.[8]

La terza riguarda la conservazione della biodiversità e il rapporto con le pressioni esterne. La descrizione di specie specializzate e la documentazione delle microplastiche mostrano, da prospettive differenti, che gli ambienti sommersi custodiscono un patrimonio biologico significativo e rimangono connessi alle trasformazioni del mare circostante.[4][5]

Nel Bue Marino, ogni avanzamento esplorativo può aprire un nuovo spazio di ricerca. Gallerie, acque, organismi e depositi compongono un sistema nel quale la conoscenza del sottosuolo contribuisce direttamente alla comprensione della storia e dell’ecologia della costa sarda.[1][2][8]

Fonti
[1] Paleoecological reconstruction during the Holocene in the Middle … https://cris.unibo.it/handle/11585/952968
[2] [PDF] La grotta del Bue Marino https://s736caa7b9cbc9152.jimcontent.com/download/version/1450876663/module/5617914951/name/Sard_Speleo_24_Bue_Marino.pdf
[3] Il sistema carsico più lungo d’Italia è in Sardegna: Individuata la … https://www.sardegnasentieri.it/news/il-sistema-carsico-piu-lungo-ditalia-e-sardegna-individuata-la-congiunzione
[4] Coping with brackish water: A new species of cave-dwelling Protosuberites Porifera: Demospongiae: Suberitidae) from the Western Mediterranean and a first contribution to the phylogenetic relationships within the genus. https://www.mapress.com/zt/article/view/zootaxa.4208.4.3
[5] First record of microplastic in the environmental matrices … – PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36473244/
[6] Grotta del Bue Marino – Point of interest – Museo Archeologico Dorgali https://www.museoarcheologicodorgali.com/en/points-of-interest/guided-tours/grotta-del-bue-marino
[7] La Foca Monaca | Grotta nel Golfo di Orosei – Il Bue Marino https://www.grottabuemarino.com/il-bue-marino/
[8] Benthic foraminifera as proxies of marine influence in the Orosei marine caves, Sardinia, Italy https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/aqc.3288
[9] Benthic foraminifera as environmental indicators in extreme environments: The marine cave of Bue Marino (Sardinia, Italy) https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S1470160X2030916X
[10] Two new Typhloreicheia species from Sardinia and their biogeographical significance (Coleoptera, Carabidae, Scaritinae) http://zookeys.pensoft.net/articles.php?id=2808
[11] The genus Alpioniscus Racovitza, 1908 in Sardinia: taxonomy and natural history (Isopoda, Oniscidea, Trichoniscidae) https://zookeys.pensoft.net/article/24102/
[12] The Italian species of the Chthonius ischnocheles group (Arachnida, Pseudoscorpiones, Chthoniidae), with reference to neighbouring countries. https://mapress.com/zt/article/view/zootaxa.4987.1.1
[13] Dorgali, Figurations of the Sea Ox Cave – Sardegna Cultura https://www.sardegnacultura.it/en/articles/dorgali-figurazioni-della-grotta-del-bue-marino
[14] The marine cave of Bue Marino (Sardinia, Italy) – ScienceDirect.com https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1470160X2030916X
[15] Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo. I. Un’archeologia del costruito per la storia del territorio medievale https://www.openaccessrepository.it/record/61640/files/fulltext.pdf
[16] Paleoecological reconstruction during the Holocene in the Middle … https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/09596836231200435
[17] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/1029/
[18] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/886/?t=50654352&wpmp_switcher=mobile
[19] Grotta del Bue Marino: uno studio ricostruisce 6.000 anni di cambiamenti ambientali nel cuore della Sardegna – Scintilena https://www.scintilena.com/grotta-del-bue-marino-uno-studio-ricostruisce-6-000-anni-di-cambiamenti-ambientali-nel-cuore-della-sardegna/07/15/
[20] Grotte del Bue Marino – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotte_del_Bue_Marino
[21] Bue Marino cave – Cala Luna Sardegna https://www.calalunasardegna.com/en/bue-marino-cave
[22] Grotta del Bue Marino – All You SHOULD Know Before Going (2026 … https://www.tripadvisor.com/Attraction_Review-g608907-d3219116-Reviews-Grotta_del_Bue_Marino-Cala_Gonone_Dorgali_Province_of_Nuoro_Sardinia.html
[23] GUE Affiliate – Big Blu eXplorers http://www.bigbluexplorers.com/ricerca.html
[24] Bue Marino Caves Cala Gonone — Guided Boat Tour https://daymar.it/en/destinations/bue-marino-caves/
[25] La Grotta del Bue Marino e il suo sistema carsico | Cala Gonone https://www.grottabuemarino.com/la-grotta-del-bue-marino-e-il-suo-sistema-carsico/
[26] [PDF] Raccolta Marzo 2017 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2017_3_Raccolta_Scintilena_Marzo.pdf
[27] Ecol1906012Trofimova – Springer https://link.springer.com/content/pdf/10.1134/S1067413619060122.pdf
[28] Paleoecological reconstruction during the Holocene in the … https://iris.uniroma1.it/handle/11573/1707281
[29] Paleoecological reconstruction of human impact on the Colombian Subandean forest during the Holocene: Insight from analysis of ecological community structure https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S003466672200224X
[30] csm6040-32 collare acc.zincato tubo d32mm – g 1 – 6040-32 – Sonepar https://www.sonepar.it/catalog/it-it/products/cosmec-cosmec-csm6040-32-collare-acc-zincato-tubo-d32mm-g-1-000000000000114853
[31] Paleoecological reconstruction of Lake Sargul in Holocene based on ostracod analysis http://limnolfwbiol.com/index.php/LFWB/article/view/846
[32] A lake sediment–based paleoecological reconstruction of late Holocene fire history and vegetation change in Great Basin National Park, Nevada, USA https://www.cambridge.org/core/product/identifier/S003358942100017X/type/journal_article
[33] A LAKE SEDIMENT BASED PALEOECOLOGICAL RECONSTRUCTION OF LATE https://openscholar.uga.edu/record/6240/files/Cooper_MS_Thesis_2019.pdf
[34] Paleoecological reconstruction of water level changes in a cascade of lakes on Lunkulansaari Island (Lake Ladoga) based on the analysis of Cladocera remains in lake sediments http://limnolfwbiol.com/index.php/LFWB/article/view/1172
[35] ????????(?)?6040????????????PTS??? – Yahoo!?????? https://finance.yahoo.co.jp/quote/6040.T
[36] Holocene environmental conditions in the Eastern Sayan foothills according to a comprehensive paleoecological study of the Sosnovka mire http://limnolfwbiol.com/index.php/LFWB/article/view/1175
[37] CONGIUNZIONE!! IL SISTEMA CARSICO SU PALU https://www.scintilena.com/congiunzione-il-sistema-carsico-su-palu-monte-longos-su-molente-bue-marino-diventa-il-piu-lungo-ditalia-2/06/07/
[38] Multiproxy analysis for the paleobiogeographical reconstruction of the relict forests of the Serranía de Ronda during the Holocene (Baetic System, Spain) https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/09596836231185835
[39] Sardegna Speleologica – on-line i bollettini della rivista … https://www.scintilena.com/sardegna-speleologica-on-line-i-bollettini-della-rivista-della-federazione-speleologica-sarda/12/03/
[40] Dynamics of the Punsi tract landscapes (Western Siberia) in the Holocene and their impact on ancient populations: evidence from paleoecological and biogeochemical studies https://izvestiya.tpu.ru/archive/article/view/5295
[41] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/category/0/page/1051/?/wp-admin/install_php&wpmp_switcher=mobile
[42] Multi-Proxy Paleoecological Reconstruction of Peatland Initiation, Development and Restoration in an Urban Area (Moscow, Russia) https://www.mdpi.com/1424-2818/15/3/448
[43] Indice Articoli 2016 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2016_Indice_articoli_Scintilena.pdf
[44] Late Pleistocene and Holocene environmental and climate reconstruction from Sierra Nevada, Spain https://www.limnetica.net/es/late-pleistocene-and-holocene-environmental-and-climate-reconstruction-sierra-nevada-spain
[45] Raccolta Dicembre 2020 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2020_12_Raccolta_Scintilena_Dicembre.pdf
[46] [PDF] A Paleoecologic Reconstruction of the History of Featherbed Bank https://pubs.usgs.gov/of/2000/of00-191/of00-191.pdf
[47] Paleoenvironmental Reconstruction – Digital Atlas of Ancient Life https://www.digitalatlasofancientlife.org/learn/paleoecology/paleoenvironmental-reconstruction/
[48] Ecological impacts of the industrial revolution in a lowland raised peat bog near Manchester, NW England https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1002/ece3.9807
[49] Paleohydrological and Paleoecological Reconstruction of Landscapes https://www.gfz.de/en/section/geomorphology/topics/paleohydrological-and-paleoecological-reconstruction-of-landscapes
[50] The Micropaleoecology Framework: Evaluating Biotic Responses to Global Change Through Paleoproxy, Microfossil, and Ecological Data Integration https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11525056/
[51] Paleoecological reconstruction during the Holocene in the Middle … https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/09596836231200435
[52] Used planet: A global history https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3657770/
[53] Nella Grotta del Bue Marino per testare nuove tecnologie di rilievo 3D https://interreg-marittimo.eu/web/cavestour/-/nella-grotta-del-bue-marino-per-testare-nuove-tecnologie-di-rilievo-3d
[54] Articoli salvati https://www.internazionale.it/bookmarks
[55] Grotta del Bue Marino – Cala Luna Sardegna https://www.calalunasardegna.com/la-grotta-del-bue-marino
[56] Paleoenvironmental Reconstruction on late Calabrian Stage … https://amq.aiqua.it/index.php/amq/article/view/547
[57] Monte Longos – Su Molente – Bue Marino raggiunge i 70 Chilometri … https://sardegna-in-rete.leviedellasardegna.eu/sardegna-la-grotta-piu-estesa-ditalia-sistema-palu-monte-longos-molente-bue-marino-raggiunge-70-chilometri-circa-sviluppo/
[58] Hotel Bue Marino – Hotel 3 Stelle a Cala Gonone Sardegna https://www.hotelbuemarino.it/
[59] Grotta del Bue Marino – Sito di interesse – Museo Archeologico Dorgali https://www.museoarcheologicodorgali.com/siti-di-interesse/siti-gestiti/grotta-del-bue-marino
[60] Informazioni per la visita – Grotta del Bue Marino https://www.grottabuemarino.com/informazioni/
[61] Coop Ghivine Grotta Bue Marino https://www.ghivine.com/grotta_bue_marino.htm
[62] GROTTA DEL BUE MARINO: Tutto quello che c’è da sapere (2026) https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g608907-d3219116-Reviews-or705-Grotta_del_Bue_Marino-Cala_Gonone_Dorgali_Province_of_Nuoro_Sardinia.html
[63] Lo spazio dei suoni Archives – Pagina 192 di 206 – Corriere Salentino https://www.corrieresalentino.it/category/lo-spazio-dei-suoni/page/192/
[64] Holocene climate evolution and human activity as recorded by the … https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jqs.3646
[65] First record of microplastic in the environmental matrices of a Mediterranean marine cave (Bue Marino, Sardinia, Italy). https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0025326X22011341
[66] Sediment recycling during the Holocene marine transgression in Ría … https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0277379124005079
[67] Over 850 new marine species discovered by the Ocean Census https://www.unep-wcmc.org/en/news/over-850-new-marine-species-discovered-by-the-ocean-census
[68] Foraminiferal ecozones in two submarine caves of the Orosei Gulf (Sardinia, Italy) http://link.springer.com/10.1007/s12210-018-0700-0
[69] Recent benthic foraminifera from the Itaipu Lagoon, Rio de Janeiro (southeastern Brazil) https://checklist.pensoft.net/article/19561/download/pdf/
[70] Pre-industrial Holocene (pi-HOL) paleo-dust record – pangaea https://doi.pangaea.de/10.1594/PANGAEA.962970
[71] Associações de Foraminíferos em Resposta a Variações Ambientais da Laguna de Aveiro — Portugal https://revistas.ufrj.br/index.php/aigeo/article/view/6985
[72] Abstract EGU24-15023 – Meeting Organizer https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU24/EGU24-15023.html
[73] Foraminifera as Environmental Condition Indicators in Todos os Santos Bay (Bahia, Brazil) http://www.scirp.org/journal/PaperDownload.aspx?paperID=58351
[74] Over 1,100 New Marine Species Discovered | Ocean Census https://oceancensus.org/press-release-scientists-discover-over-1100-new-marine-species-in-landmark-ocean-census/
[75] Distribución de foraminíferos bentónicos (Protozoa: Foraminiferida) en la ensenada Quillaipe (41°32′ S; 72°44′ O), Chile: Implicaciones para el estudio del nivel del mar http://www.scielo.cl/pdf/rchnat/v83n4/art10.pdf
[76] Biodiversity research sets sail: showcasing the diversity of marine life https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC2665833/
[77] [PDF] Investigating Holocene relative sea-level changes and coastal … – IRIS https://www.iris.unina.it/bitstream/11588/989315/2/Caporizzo%20et%20al.%202024_compressed.pdf
[78] BUE MARINO Hotel & Rooftop Bar – Google https://www.google.it/travel/hotels/gallura-hotels/entity/ChgI67PA96GQ6eimARoLL2cvMXRjeV9mZjUQAQ?ts=CAEaBAoCGgAqBAoAGgA&rp=OAHCAhwiGg0AgLdDEhMIjIXv3dvBlQMVkhYMAh0LAA1q&ap=ugEGcHJpY2Vz
[79] Eggerelloides scabrum (Williamson, 1858) – PESI portal http://www.eu-nomen.eu/portal/taxon.php?GUID=urn:lsid:marinespecies.org:taxname:113938
[80] Eggerelloides scabrum | Ocean Biodiversity Information System (OBIS) https://obis.org/taxon/113938
[81] Bue Marino a Pantelleria | Italia | AllTours.it https://www.alltours.it/sicilia/pantelleria/bue-marino.cfm
[82] Indice delle testimonianze manoscritte e a stampa https://www.degruyter.com/document/doi/10.1515/9783110697179-046/pdf
[83] Supplementary Notes on British Museum Manuscripts Relating to Levantine Geography https://zenodo.org/record/2258368/files/article.pdf
[84] Eggerelloides scabrum Venice Lagoon,Italy,recent,Holocene … https://foraminifera.eu/single.php?no=1000540&aktion=suche
[85] Grapevine (Vitis vinifera L.) varietal assortment and evolution in the Marche region (central Italy) https://oeno-one.eu/article/download/4628/16335
[86] Hotel Bue Marino, Isola di Pantelleria | Nitrodi Viaggi https://www.nitrodiviaggi.it/en/b/hotel/hotel-bue-marino-HPABUEMAR?StartDate=20260823&EndDate=20260824&OfferId=cf156848-0d3f-41b7-abc4-21bc60181ac0&dg-lng=en
[87] BUE MARINO Hotel & Rooftop Bar, Cala Gonone (prezzi aggiornati … https://www.booking.com/hotel/it/bue-marino.it.html
[88] BUE MARINO HOTEL : Prezzi e Recensioni (2026) – Tripadvisor https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g608907-d593732-Reviews-Bue_Marino_Hotel-Cala_Gonone_Dorgali_Province_of_Nuoro_Sardinia.html
[89] Hotel Bue Marino – Nuove Recensioni, Prezzi e Offerte per il 2026 https://www.expedia.it/Pantelleria-Hotel-Hotel-Bue-Marino.h15393383.Informazioni-Hotel
[90] Linea Blu Grotta del bue marino – 01/09/2018 – RaiPlay https://www.raiplay.it/video/2018/09/Grotta-del-bue-marino-01092018-a2ffd514-5405-445f-8811-ea6083768598.html
[91] Palpigradi cavernicoli italiani http://escholarship.org/uc/item/18r6v5rz
[92] Il più importante hotspot di biodiversità sotterranea del mondo è la … https://www.greenreport.it/news/acqua/43252-il-piu-importante-hotspot-di-biodiversita-sotterranea-del-mondo-e-la-grotta-del-bue-marino-in-sardegna
[93] Ciclopidi delle acque sotterranee freatiche ed interstiziali di Sardegna (Crustacea: Copepoda) http://escholarship.org/uc/item/8td155ws
[94] Grotte del Bue Marino – Italia.it https://www.italia.it/it/sardegna/grotte-del-bue-marino
[95] Nuevos táxones animales descritos en la península Ibérica y Macaronesia desde 1994 (6ª parte) https://graellsia.revistas.csic.es/index.php/graellsia/article/download/274/274/304
[96] Nuevos táxones animales descritos en la península Ibérica y Macaronesia desde 1994 (XV) https://graellsia.revistas.csic.es/index.php/graellsia/article/download/427/430/459
[97] Biospeleologia delle grotte marine liguri: sintesi delle conoscenze e … https://www.scintilena.com/biospeleologia-delle-grotte-marine-liguri-sintesi-delle-conoscenze-e-confronto-con-bue-marino-e-zinzulusa/08/20/
[98] E’ tornato il Bue Marino! — Portale AMP Portofino https://www.portofinoamp.it/e2019-tornato-il-bue-marino-1
[99] Bue Marino (Grotte del) da Cala Gonone – Altro – Gulliver https://www.gulliver.it/itinerari/bue-marino-grotte-del-da-cala-gonone/
[100] GROTTA DEL BUE MARINO: biglietti, consigli e orari (con recensioni) https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g608907-d3219116-Reviews-Grotta_del_Bue_Marino-Cala_Gonone_Dorgali_Province_of_Nuoro_Sardinia.html
[101] Grotta del Bue Marino da Cala Gonone | Escursioni https://www.escursionicalagonone.it/grotta-del-bue-marino.html
[102] La foca monaca mediterranea e le Isole Tremiti | TraghettiPer https://www.traghettiper-tremiti.it/blog/lantica-abitante-delle-isole-tremiti-la-foca-monaca/
[103] First record of microplastic in the environmental matrices of a … https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0025326X22011341
[104] First record of microplastic in the environmental matrices of a … – OUCI https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/leMYPVKl/
[105] Bue marino, ora è la grotta dei record – La Nuova Sardegna https://www.lanuovasardegna.it/regione/2013/10/19/news/bue-marino-ora-e-la-grotta-dei-record-1.7952613
[106] La congiunzione Bue Marino-Su Molente https://www.federazionespeleologicasarda.it/la-congiunzione-bue-marinosu994/
[107] Does Size Matter? Two Subterranean Biodiversity Hotspots in the Lessini Mountains in the Veneto Prealps in Northern Italy https://www.mdpi.com/1424-2818/16/1/25
[108] In Sardegna la grotta più lunga: 70 chilometri è record italiano https://www.gsags.it/in-sardegna-la-grotta-piu-lunga-70-chilometri-e-record-italiano/
[109] Grotta del Bue Marino (Sardegna) settembre 2020 – speleosubtek https://www.speleosubtek.com/archivio/sardegna-grotte-e-sifoni/
[110] The Bue Marino caves – Hotel Nettuno https://www.nettuno-hotel.it/en/news-and-events/the-bue-marino-caves/
[111] il fantastico complesso del Bue Marino è stato esplorato da … https://sardegna-in-rete.leviedellasardegna.eu/notizie/il-fantastico-complesso-del-bue-marino-e-stato-esplorato-da-speleologi-e-speleosub-italiani/
[112] Cave Of Ispinigoli And Bue Marino – Gabbiano Azzurro Hotel & Suites https://www.hotelgabbianoazzurro.com/en/Blog/Cave-Of-Ispinigoli-And-Bue-Marino
[113] Ecology of the Lasca Protochondrostoma genei (Bonaparte 1939) in the Chiarò di Cialla Creek (Northeast Italy): New Insights from a Biodiversity Hotspot Affected by Alien Species https://www.mdpi.com/1424-2818/18/2/109
[114] [PDF] A Species Inventory of the Coastal Area of Southeastern Salento … https://iris.unisalento.it/retrieve/8f6e366a-b423-490a-acab-14a562cf0b3b/Micaroni%20et%20al%202022%20Biodiversity%20Salento.pdf
[115] Harpacticoida (Crustacea, Copepoda) from subterranean waters of Bue Marino cave, Sardinia, and St. Barthélémy cave, Corsica, and description of three new species http://scholarcommons.usf.edu/ijs/vol22/iss1/3/
[116] Prenota Hotel Bue Marino a Pantelleria – Hotels.com https://it.hotels.com/ho599545/hotel-bue-marino-pantelleria-italia/
[117] Hotel Bue Marino da 53 €. Hotel a Pantelleria – KAYAK https://www.kayak.it/Hotel-a-Pantelleria-Hotel-Bue-Marino.632454.ksp
[118] Shift in the metabolic profile of sediment microbial communities during seagrass decline https://environmentalmicrobiome.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40793-025-00750-1
[119] Explore the Grotte del Bue Marino: The Jewel of the Gulf of Orosei https://www.palmaseraboatrental.com/en/excursions/explore-the-grotte-del-bue-marino/
[120] Exploring the hidden riches: Recent remarkable faunistic records and range extensions in the bee fauna of Italy (Hymenoptera, Apoidea, Anthophila) https://bdj.pensoft.net/article/116014/
[121] Bue Marino cave – Love Eolie https://www.loveolie.com/en/attractions/mare-eolie/grotta-bue-marino
[122] PROYECTOS INNOVADORES EN EL SECTOR AZUL: IMPULSANDO LA SOSTENIBILIDAD Y EL DESARROLLO ECONÓMICO DE LOS RECURSOS MARINOS https://revistas.innovacionumh.es/index.php/rosm/article/view/2890
[123] Grotte Del Bue Marino Guide: Best Things To Know (+ 6 … https://sardiniabella.com/en/grotte-del-bue-marino-guide/
[124] Exposure and Sensitivity of Terrestrial Vertebrates to Biological Invasions Worldwide https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/gcb.17607
[125] From Cala Gonone: Grotta del Bue Marino Boat Trip – GetYourGuide https://www.getyourguide.com/cala-gonone-l164202/from-cala-gonone-grotta-del-bue-marino-boat-trip-t457901/
[126] Il granchio blu dentro la grotta del Bue Marino, l’allarme dei ricercatori https://www.rainews.it/tgr/sardegna/articoli/2023/10/il-granchio-blu-dentro-la-grotta-del-bue-marino-lallarme-dei-ricercatori–638adf1c-767d-4e98-bf92-166e2a66fe71.html
[127] Cala Bue Marino | Parco Nazionale Isola di Pantelleria https://www.parconazionalepantelleria.it/pun-dettaglio.php?id=3061
[128] Intestinal Stem Cells (ISCs) Derived from Menopausal Mice and Implications for Screening Cardioprotective Probiotic Species https://journals.physiology.org/doi/10.1152/physiol.2024.39.S1.415
[129] Assessment of sulfonamide contamination in aquatic environments: A first report for Argentina and environmental risk assessment. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0048969724032868
[130] Especies de la familia Enterobacteriaceae en heces de lobo marino común, Otaria flavescens establecido en el río Valdivia http://www.scielo.cl/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0718-19572010000200015&lng=en&nrm=iso&tlng=en
[131] Bue Marino – Protec Sardinia https://protecsardinia.com/bue-marino/?lang=en
[132] Grotte del Bue Marino – Sardiniabella https://sardiniabella.com/grotte-del-bue-marino/
[133] Bue Marino Cave Cala Gonone Coast of Dorgali Sardinia https://www.mareogliastra.com/en/beaches-coast-of-baunei-sardinia/bue-marino-cave-dorgali-sardinia/

Bue Marino

L'articolo Grotta del Bue Marino, nei sedimenti sommersi la storia di un ambiente di 6.000 anni fa proviene da Scintilena.

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PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: dieci anni di geologia, esplorazione e amicizia

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Dalle Dolomiti ai crateri da impatto e ai paesaggi vulcanici di Lanzarote, il lavoro di Riccardo Pozzobon continua a vivere nella preparazione delle future missioni sulla Luna e su Marte

L’ESA dedica il corso di addestramento geologico per astronauti al ricercatore scomparso nel 2025

PANGAEA 2026 nel nome di Riccardo Pozzobon: si è conclusa nei giorni scorsi.

Un’edizione speciale, quella 2026, di PANGAEA – Planetary ANalogue Geological and Astrobiological Exercise for Astronauts, il programma dell’Agenzia Spaziale Europea dedicato alla formazione geologica degli astronauti destinati alle future missioni di esplorazione della Luna e di Marte.

Nel decimo anniversario dalla nascita del corso, l’intera edizione è stata dedicata alla memoria di Riccardo Pozzobon, giovane geologo planetario e ricercatore dell’Università di Padova, scomparso nel settembre 2025.

Un omaggio che ha avuto un significato particolare per chi, con Riccardo, PANGAEA lo aveva costruito e fatto crescere fin dalle prime edizioni.

Lo ha raccontato anche Francesco Sauro, tra gli istruttori e i protagonisti del programma, ricordando sui social le attività appena concluse:

«Per noi che nei giorni scorsi svolgevamo le lezioni, guidavamo i traversi geologici, curavamo la logistica, era come se lui fosse onnipresente, sempre con noi».

Una bella immagine dal post di Framcesco Sauro

Poi il ricordo di dieci anni trascorsi fra vulcani, tubi lavici, canyon dolomitici, antichi fondali marini e crateri formati dall’impatto di giganteschi asteroidi, ma soprattutto di dieci anni di risate, passioni condivise e amicizia fraterna, anche nei momenti più difficili.

All’edizione 2026 hanno partecipato astronauti di diverse agenzie spaziali, impegnati per tre settimane in attività teoriche e sul terreno in alcuni dei principali ambienti terrestri utilizzati come analoghi dei paesaggi planetari.

Il percorso di PANGAEA porta infatti gli astronauti a confrontarsi con contesti geologici molto diversi: dalle Dolomiti ai grandi crateri da impatto, fino agli ambienti vulcanici di Lanzarote.

Qui osservazione, descrizione, documentazione e campionamento delle rocce vengono trasformati in procedure operative simili a quelle che potranno essere utilizzate durante future missioni extraterrestri.

Riccardo Pozzobon aveva partecipato a PANGAEA praticamente fin dall’inizio, contribuendo in particolare alla lettura del territorio attraverso immagini orbitali, carte geologiche e modelli tridimensionali. Il suo lavoro permetteva di collegare ciò che gli astronauti osservavano direttamente sul terreno con le strutture geologiche riconoscibili dall’alto e dallo spazio.

Remote sensing, modellazione tridimensionale, geologia planetaria e pianificazione dell’esplorazione erano alcuni dei campi nei quali aveva portato il proprio contributo al programma ESA.

Per il mondo speleologico, il nome di Riccardo Pozzobon è strettamente legato allo studio delle cavità planetarie e dei tubi lavici.

Nel 2024, insieme a Leonardo Carrer, Francesco Sauro e altri ricercatori, aveva firmato su Nature Astronomy lo studio che ha fornito nuove evidenze dell’esistenza di un condotto sotterraneo accessibile dal Mare Tranquillitatis Pit, sulla Luna.

L’analisi dei dati radar acquisiti dal Lunar Reconnaissance Orbiter ha indicato la possibile presenza di una cavità che prosegue lateralmente al di sotto della superficie lunare. Pozzobon aveva contribuito alla modellazione tridimensionale del pozzo e della struttura sotterranea e all’interpretazione geologica dei risultati.

Anche in questo caso gli analoghi terrestri hanno avuto un ruolo fondamentale. Le cavità vulcaniche di Lanzarote sono state utilizzate per confrontare le caratteristiche radar dei tubi lavici terrestri con quelle osservate sulla Luna.

È uno dei punti nei quali speleologia, geologia planetaria e astronautica si incontrano in modo più evidente: studiare e comprendere una cavità terrestre significa anche sviluppare metodi e strumenti che potrebbero un giorno permettere di riconoscere, raggiungere ed esplorare grotte sulla Luna o su Marte.

L’edizione 2026 di PANGAEA è stata un corso di formazione e un lungo ricordo condiviso.

«Abbiamo rivissuto 10 anni di avventure, in compagnia di persone straordinarie, camminando tra vulcani, tubi lavici, canyon dolomitici, antichi fondali marini, esplorando crateri formati dall’impatto di giganteschi asteroidi», ha scritto Francesco Sauro. «Ma soprattutto sono stati 10 anni di risate, di passioni condivise, di amicizia fraterna, anche e soprattutto nei momenti più difficili. Riccardo, non ti ringrazieremo mai abbastanza per quei momenti insieme».

Fonte:

  • Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova; ESA – PANGAEA/CAVES; Nature Astronomy;
  • post social di Francesco Sauro

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