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“Animalia”: la vita segreta attorno ai Gessi di Albinea

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Un paesaggio carsico non è fatto soltanto di rocce, doline e grotte. Intorno alle sue forme vive e si muove una comunità animale ricca e sorprendente, protagonista di “Animalia. La vita in movimento attorno ai gessi”, quinto video del progetto dedicato al Paesaggio carsico dei Gessi Messiniani patrimonio UNESCO.

Il filmato, presentato dal Comune di Albinea, è stato realizzato dalla videomaker Silvia Degani, autrice delle immagini, su testi del compianto paesaggista e speleologo Mauro Chiesi. Una collaborazione che unisce sensibilità visiva, conoscenza scientifica e profondo amore per il territorio.

“Animalia” conduce lo spettatore alla scoperta della straordinaria biodiversità presente nell’area carsica dei Gessi di Albinea. Praterie, boschi, zone umide, pareti rocciose, doline e ambienti sotterranei costituiscono un mosaico di habitat differenti, capaci di accogliere numerose specie animali.

Attraverso immagini suggestive, il video racconta comportamenti, adattamenti e relazioni alimentari, mostrando come ciascun organismo sia parte di un sistema complesso. Anche la più piccola presenza contribuisce all’equilibrio dell’insieme: ogni specie dipende dalle altre e dalle caratteristiche dell’ambiente in cui vive.

Il filmato invita così a guardare il paesaggio carsico con occhi nuovi. Le grotte non sono elementi isolati, ma parti di un territorio nel quale superficie e sottosuolo sono strettamente collegati. L’acqua, la vegetazione, le rocce e gli animali partecipano a una rete di relazioni tanto affascinante quanto delicata.

Meraviglia, d’accordo: accanto, emerge quindi un messaggio di responsabilità. Proteggere la biodiversità significa conservare gli habitat, rispettare i loro equilibri e comprendere che le azioni dell’uomo possono avere conseguenze sull’intera biosfera. Conoscere diventa il primo passo per tutelare.

Il progetto è una produzione della Pro Loco di Albinea, con il contributo del Comune di Albinea e della Fondazione Pietro Manodori e con il patrocinio della Società Speleologica Italiana. Un’iniziativa preziosa, capace di rendere accessibili a tutti i valori naturalistici e culturali di un territorio riconosciuto a livello internazionale.

“Animalia” è anche un significativo omaggio al lavoro e alla passione di Mauro Chiesi, che ha dedicato grande attenzione allo studio, alla conoscenza e alla divulgazione del paesaggio carsico. Le sue parole continuano oggi ad accompagnare il pubblico alla scoperta di un mondo vivo, complesso e meritevole della massima cura.

Gli altri video della serie

“Animalia” completa un percorso composto da cinque filmati. I quattro precedenti sono:

1. “Una sconfinata biblioteca” (https://www.youtube.com/watch?v=vdOexRJQ83o) – dedicato alla tridimensionalità del paesaggio carsico e alla storia geologica custodita nel sottosuolo.

2. “Il valore del tempo. Elogio alla lentezza del vivere sul gesso di Albinea” (https://www.youtube.com/watch?v=GeU8RYiAreY) – sul rapporto antico tra le comunità locali, il gesso e il paesaggio.

3. Tracce dal passato – Antiche storie tra umani e gessi di Albinea – un viaggio tra le testimonianze della presenza umana nel territorio.

4. Il silenzio delle piante – La melodia del bosco – uno sguardo alla vegetazione e alla vita silenziosa degli ambienti forestali.

Fonte notizia: Comune di Albinea – “Animalia. La vita in movimento attorno ai gessi”

Fotogramma tratto da “Animalia. La vita in movimento attorno ai gessi”- di Silvia Degani

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SSI ETS: ultimi giorni per candidarsi all’Organo di Controllo: c’è tempo fino al 27 settembre

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Riaperti i termini esclusivamente per l’Organo di Controllo della Società Speleologica Italiana ETS per il triennio 2027-2029. Servono tre componenti effettivi e due supplenti. Ecco cosa fanno e quali sono i requisiti per candidarsi

C’è ancora qualche casella da riempire nella squadra che accompagnerà la Società Speleologica Italiana ETS nel prossimo triennio. Questa volta, però, non servono corde, trapani o sacchi da grotta: servono competenze, esperienza associativa e disponibilità ad assumere un importante ruolo di controllo e garanzia.

La Commissione elettorale della SSI ETS, in accordo con il Consiglio Direttivo, ha infatti riaperto i termini per la presentazione delle candidature esclusivamente alla carica di componente dell’Organo di Controllo per il triennio 2027-2029.

La scadenza è vicinissima: le candidature possono essere presentate entro il 27 settembre 2026.

Perché sono stati riaperti i termini

Alla chiusura delle candidature non era stato raggiunto il numero minimo necessario per costituire l’Organo di Controllo: tre componenti effettivi e due supplenti.

La Commissione elettorale ha quindi deciso di riaprire i termini soltanto per questa carica. Non saranno invece prese in considerazione nuove candidature per Presidente, Consigliere o Proboviro.

Cosa fa l’Organo di Controllo

Non si tratta di una presenza puramente formale.

Secondo lo Statuto e il Regolamento della SSI ETS, l’Organo di Controllo svolge una funzione di vigilanza sulla vita amministrativa dell’Associazione.

Tra i suoi compiti ci sono la vigilanza sull’osservanza della legge e dello Statuto e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, oltre alla vigilanza sull’assetto organizzativo, amministrativo e contabile e sul suo concreto funzionamento.

L’Organo svolge inoltre compiti di monitoraggio sull’osservanza delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale ed esercita il controllo contabile nei casi previsti dallo Statuto.

Lo Statuto SSI specifica inoltre che l’Organo di Controllo vigila sulle deliberazioni del Consiglio Direttivo in ordine alla gestione economico-finanziaria dell’Associazione e controlla la contabilità e i bilanci annuali.

I componenti restano in carica per tre anni e sono rieleggibili.

Chi può candidarsi

Il Regolamento interno della SSI ETS stabilisce requisiti specifici per chi intende candidarsi all’Organo di Controllo.

Il candidato deve essere maggiorenne, in regola con gli adempimenti previsti dallo Statuto e dal Regolamento e deve avere maturato almeno cinque anni consecutivi di associazione alla SSI ETS nell’ultimo quinquennio.

È inoltre richiesta una preparazione professionale adeguata allo svolgimento dell’incarico.

Il Regolamento precisa anche che gli incarichi di Presidente, Consigliere, componente dell’Organo di Controllo e Proboviro sono tra loro incompatibili.

Lo Statuto disciplina inoltre specifici requisiti professionali per la composizione dell’Organo di Controllo, richiamando le disposizioni del Codice Civile e del Codice del Terzo Settore.

Candidature entro il 27 settembre 2026

Chi possiede i requisiti e intende mettere le proprie competenze a disposizione della Società Speleologica Italiana ha quindi ancora pochi giorni per farlo.

Le candidature alla carica di componente dell’Organo di Controllo devono essere inviate entro domenica 27 settembre 2026 all’indirizzo:

elezioni2026@socissi.it

utilizzando l’apposito modulo predisposto dalla SSI ETS.

Modulo di candidatura 2027-2029 – Organo di Controllo:
https://speleo.it/site/wp-content/uploads/2026/09/Modulo-candidatura-2027_29_OdC.docx

Comunicazione ufficiale della SSI ETS:
https://speleo.it/site/candidati-organo-di-controllo/

La riapertura riguarda esclusivamente l’Organo di Controllo. Non saranno prese in considerazione candidature alle altre cariche sociali.

Per la comunità speleologica nazionale sono dunque gli ultimi giorni utili per completare uno degli organi chiamati a garantire il corretto funzionamento della SSI ETS nel triennio 2027-2029.

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Speleosub a Trieste: dalle origini del mito alle esplorazioni di oggi

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Il 24 settembre 2026 Duilio Cobol racconterà la storia, i protagonisti e le emozioni dell’esplorazione delle cavità sommerse

Giovedì 24 settembre 2026, alle ore 20:30, la sede del Club Alpinistico Triestino ospiterà la conferenza “Speleosub a Trieste – dalle sorgenti del mito fino ai giorni nostri”, dedicata alla storia e all’evoluzione della speleologia subacquea.

La speleosubacquea è una disciplina affascinante e ancora poco conosciuta, che conduce gli esploratori nelle parti sommerse delle grotte, dove acqua e roccia formano ambienti di straordinaria bellezza e complessità.

Il relatore Duilio Cobol accompagnerà il pubblico in un viaggio attraverso le prime esplorazioni, le imprese dei pionieri e lo sviluppo delle tecniche utilizzate per affrontare sorgenti e cunicoli allagati. La serata sarà arricchita da racconti e filmati dedicati al mondo ipogeo sommerso.

L’incontro si terrà presso la sede del Club Alpinistico Triestino, in via Raffaele Abro 5/A, a Trieste. Un’occasione per conoscere da vicino un’attività che unisce ricerca, preparazione tecnica, spirito d’avventura e passione per l’esplorazione.

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Sapiens e Neanderthal: una storia di incontri scritta nel DNA e conservata nelle grotte

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Non ci fu un solo incontro e lo scambio genetico non avvenne in una sola direzione. Le ricerche sul DNA antico stanno ricostruendo una storia molto più complessa tra Homo sapiens e Neanderthal, fatta di contatti ripetuti nell’arco di centinaia di migliaia di anni. Una storia alla quale le grotte hanno dato un contributo straordinario, conservando resti dai quali oggi è possibile leggere il genoma dei nostri antichi parenti.

Per molto tempo abbiamo immaginato la storia di Homo sapiens e Neanderthal come quella di due umanità distinte che, a un certo punto, si incontrarono in Eurasia.

Oggi sappiamo che le cose furono molto più complicate.

Il DNA antico racconta incontri ripetuti, separazioni, nuovi contatti e scambi genetici avvenuti in entrambe le direzioni. E una parte importante di questa storia arriva proprio dalle grotte, che per decine di migliaia di anni hanno conservato ossa, denti, sedimenti e tracce lasciate dalle popolazioni che le frequentavano.

È un campo di ricerca complesso e in rapidissima evoluzione. Proviamo quindi a raccontarlo nel modo più semplice possibile, consapevoli che molte domande restano aperte e che alcune delle interpretazioni discusse dagli studiosi potranno cambiare con nuove scoperte.

Interno della Grotta di Bacho Kiro, in Bulgaria, uno dei siti fondamentali per lo studio dei primi Homo sapiens in Europa e dei loro rapporti con i Neanderthal. Foto: Felixbg – Wikimedia Commons, pubblico dominio

Non un incontro, ma molti incontri

Che Sapiens e Neanderthal abbiano avuto figli insieme non è più soltanto un’ipotesi archeologica.

Lo dimostra il DNA.

Una revisione pubblicata nel 2022 su Current Biology riassume come nelle popolazioni attuali al di fuori dell’Africa circa l’1-4% del genoma individuale possa essere ricondotto ad antenati neanderthaliani.

In genetica questo passaggio di DNA da una popolazione a un’altra viene chiamato introgressione. Detto in maniera molto semplice: due popolazioni si incontrano, alcuni individui hanno figli insieme e una parte del DNA di una popolazione entra, attraverso i loro discendenti, nell’altra.

Ma c’è una sorpresa.

Non furono soltanto i Neanderthal a lasciare DNA nei nostri antenati. Accadde anche il contrario.

Uno studio di Melissa Hubisz, Amy Williams e Adam Siepel, pubblicato su PLOS Genetics nel 2020, ha trovato segnali compatibili con un antico flusso genetico dagli antenati degli umani moderni verso i Neanderthal. Gli autori stimarono che circa il 3% del genoma neanderthaliano analizzato potesse derivare da questo antico contributo, collocando l’evento approssimativamente tra 200.000 e 300.000 anni fa.

Già questo cambia parecchio il racconto.

Duecentomila anni di incontri

Nel 2024 un lavoro pubblicato su Science da Liming Li e colleghi ha aggiunto nuovi elementi.

Analizzando i genomi di 2.000 esseri umani moderni e tre Neanderthal, i ricercatori hanno stimato nei Neanderthal esaminati una componente di ascendenza derivata da umani moderni compresa tra circa il 2,5 e il 3,7% e hanno identificato due distinte ondate di flusso genetico dagli umani moderni verso i Neanderthal.

Il titolo stesso dello studio è eloquente: Recurrent gene flow between Neanderthals and modern humans over the past 200,000 years, cioè flusso genetico ricorrente tra Neanderthal e umani moderni negli ultimi 200.000 anni.

Non dovremmo quindi immaginare un’unica occasione in cui “Sapiens incontrò Neanderthal”.

La genetica suggerisce piuttosto una storia fatta di più contatti tra popolazioni, avvenuti in periodi differenti.

E occorre anche una certa prudenza quando mettiamo delle frecce — “Sapiens ? Neanderthal” oppure “Neanderthal ? Sapiens” — perché ricostruire eventi avvenuti centinaia di migliaia di anni fa partendo dai genomi disponibili è estremamente complesso. Lo stesso studio del 2020 sottolineava le difficoltà nell’individuare le regioni introgressate più antiche e nel ricostruire eventi genetici così lontani nel tempo.

Una Neanderthal uscita da una grotta croata

Qui la speleologia entra direttamente nella storia.

Uno dei genomi neanderthaliani più importanti è stato ricavato dai resti di una donna vissuta circa 50.000 anni fa, rinvenuti nella Grotta di Vindija, in Croazia.

Il suo genoma è stato sequenziato ad alta copertura e descritto nel 2017 su Science. Questa donna risultò geneticamente più vicina rispetto al Neanderthal dell’Altai alle popolazioni neanderthaliane che contribuirono al DNA degli antenati degli attuali esseri umani non africani.

Una grotta diventa così qualcosa di più di un sito archeologico.

È una specie di archivio biologico del passato.

Un piccolo frammento osseo conservato nel sottosuolo per decine di migliaia di anni può oggi raccontarci non soltanto chi frequentava quelle cavità, ma perfino quali antiche popolazioni si erano incontrate e avevano avuto discendenti.

Il Neanderthal che portiamo ancora con noi

Il DNA neanderthaliano entrato nel genoma dei Sapiens non è però rimasto immutato fino a oggi.

Generazione dopo generazione, la selezione naturale ha eliminato alcune varianti, ne ha lasciate sopravvivere altre e in alcuni casi potrebbe aver favorito quelle utili nei nuovi ambienti incontrati dai Sapiens fuori dall’Africa.

Uno studio pubblicato su Nature Communications nel 2021 ha analizzato il contributo delle varianti neanderthaliane a più di 400 caratteri complessi. Il quadro generale suggerisce che la selezione abbia agito contro molta della variazione funzionale introgressa. Alcune varianti rimaste sono però associate a caratteristiche riguardanti, fra le altre, pelle e capelli, risposta autoimmune, cronotipo, densità ossea, capacità polmonare ed età della menopausa.

Attenzione, però, a non trasformare queste associazioni in frasi come “il gene neanderthaliano ci ha dato questa caratteristica”.

I caratteri umani sono generalmente il risultato dell’interazione di moltissimi geni e dell’ambiente, e gli stessi autori ricordano diversi limiti nell’interpretazione di questi dati.

La review del 2022 riassume il quadro in modo efficace: alcune varianti provenienti dai Neanderthal potrebbero aver aiutato le popolazioni umane ad adattarsi a climi, esposizione ai raggi ultravioletti e patogeni differenti, mentre altre avrebbero avuto conseguenze sfavorevoli e sarebbero state progressivamente eliminate.

In altre parole, ciò che rimane oggi nel nostro DNA è soltanto una parte di ciò che entrò nel genoma dei nostri antenati.

Ma tutti i figli di Sapiens e Neanderthal erano fertili?

Ed eccoci alla domanda forse più affascinante, ma anche alla più delicata.

Se Sapiens e Neanderthal ebbero figli insieme, quei figli avevano tutti le stesse probabilità di sopravvivere e riprodursi?

Qui le certezze diminuiscono.

Nel materiale che ci è stato sottoposto viene avanzata un’ipotesi interessante: nel corso del tempo potrebbero essersi sviluppate differenze immunologiche capaci di rendere alcune gravidanze miste meno compatibili, fino a ipotizzare un ruolo del sistema immunitario materno.

È una possibilità biologica che merita di essere studiata, ma non abbiamo elementi sufficienti per presentarla come spiegazione dimostrata.

Lo stesso documento, esaminando l’ipotesi in modo più approfondito, arriva infatti a una conclusione molto più prudente: non emerge una prova di una generale intolleranza immunologica delle donne Sapiens verso feti con ascendenza neanderthaliana.

Ci sono invece indizi che hanno portato i ricercatori a discutere la possibilità di una ridotta fertilità di alcuni ibridi maschi. Anche in questo caso, però, sarebbe sbagliato tradurre l’ipotesi nella semplice affermazione “i maschi ibridi erano sterili”. Il quadro genetico può essere prodotto da più fenomeni e rimane oggetto di studio.

La formulazione più prudente è forse un’altra: alcune combinazioni genetiche Sapiens-Neanderthal potrebbero aver avuto un successo riproduttivo inferiore ad altre, mentre alcune varianti neanderthaliane risultarono compatibili con il genoma dei Sapiens e furono conservate, talvolta probabilmente perché vantaggiose.

Le grotte continuano a raccontare la storia

Per chi si occupa di speleologia c’è qualcosa di particolarmente affascinante in tutto questo.

La rivoluzione del DNA antico non ha diminuito l’importanza delle grotte. Semmai l’ha aumentata.

La Grotta di Vindija, per esempio, ha conservato i resti della donna neanderthaliana il cui genoma ha permesso di riconoscere dal 10 al 20% in più di DNA neanderthaliano negli esseri umani attuali rispetto a quanto era stato possibile individuare utilizzando il precedente genoma neanderthaliano ad alta qualità proveniente dalla Siberia.

Una cavità, quindi, può conservare informazioni che diventano leggibili soltanto migliaia di generazioni dopo.

Gli speleologi esplorano gli spazi sotterranei, gli archeologi ne studiano depositi e reperti, i paleoantropologi ricostruiscono gli individui e oggi i genetisti possono arrivare a leggere dentro un frammento d’osso una storia di migrazioni, incontri e discendenze.

È probabilmente questa la cosa più bella che emerge dagli studi degli ultimi anni: la storia di Sapiens e Neanderthal assomiglia sempre meno a quella di due mondi separati e sempre più a quella di popolazioni che si incontrarono diverse volte, ebbero figli e lasciarono tracce reciproche nei propri genomi.

Quanto fossero frequenti quegli incontri, come avvenissero, quali figli avessero maggiori possibilità di sopravvivere e riprodursi e quanto abbiano contribuito alla nostra biologia sono domande alle quali la ricerca sta ancora cercando di rispondere.

E proprio per questo vale la pena continuare a guardare nelle grotte.

L’Arma delle Manie, a Finale Ligure (Savona), importante sito preistorico frequentato dai Neanderthal. Recenti campagne di ricerca hanno ripreso lo studio dei depositi della cavità per ricostruire le ultime fasi della presenza neandertaliana in Liguria. Foto: F. Ceragioli – Wikimedia Commons, CC BY-SA

Una nota necessaria

Non siamo genetisti e abbiamo cercato di raccontare studi molto complessi nel modo più semplice possibile, prima di tutto per comprenderli. Dove la ricerca propone ipotesi le abbiamo indicate come tali, cercando di non trasformarle in certezze. Segnalazioni di errori, imprecisioni o interpretazioni troppo semplicistiche da parte di archeologi, genetisti e studiosi saranno più che benvenute.

Fonti principali: Li et al., Science, 2024; Hubisz, Williams & Siepel, PLOS Genetics, 2020; McArthur, Rinker & Capra, Nature Communications, 2021; Reilly et al., Current Biology, 2022; Prüfer et al., Science, 2017.

Studio di Li et al. su Science/PubMed
Studio PLOS Genetics di Hubisz, Williams e Siepel
Studio su Nature Communications
Review su Current Biology/PubMed
Studio sul genoma neanderthaliano della Grotta di Vindija

L'articolo Sapiens e Neanderthal: una storia di incontri scritta nel DNA e conservata nelle grotte proviene da Scintilena.

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