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  • Barranco di Trevélez, morto un uomo dopo la caduta in una pozza durante il canyoning
    Condividi Nel barranco di Trevélez, nella provincia di Granada, i soccorsi hanno raggiunto l’area impervia ma hanno potuto solo constatare il decesso. La Federazione andalusa aveva già raccomandato di non effettuare il percorso fino a nuova comunicazione. Un uomo è morto sabato 19 settembre nel barranco di Trevélez, nell’Alpujarra di Granada, dopo essere caduto in una pozza mentre praticava canyoning. L’allarme è arrivato al servizio di emergenza 112 dell’Andalusia alle 14.10. Sul posto sono
     

Barranco di Trevélez, morto un uomo dopo la caduta in una pozza durante il canyoning

September 21st 2026 at 12:52

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Nel barranco di Trevélez, nella provincia di Granada, i soccorsi hanno raggiunto l’area impervia ma hanno potuto solo constatare il decesso. La Federazione andalusa aveva già raccomandato di non effettuare il percorso fino a nuova comunicazione.

Un uomo è morto sabato 19 settembre nel barranco di Trevélez, nell’Alpujarra di Granada, dopo essere caduto in una pozza mentre praticava canyoning. L’allarme è arrivato al servizio di emergenza 112 dell’Andalusia alle 14.10. Sul posto sono intervenuti Guardia Civil e Centro di Emergenza Sanitaria 061.

Le fonti disponibili non indicano al momento identità, età e provenienza della vittima. Non sono state rese pubbliche neppure le circostanze tecniche che hanno preceduto la caduta. I soccorritori, una volta raggiunto l’uomo, ne hanno confermato il decesso.

Canyoning nel barranco di Trevélez e il dispositivo di soccorso

La stampa locale riferisce che l’attività era in corso nel barranco di Trevélez, nel territorio comunale di Carataunas, nella comarca dell’Alpujarra. Alcune prime ricostruzioni parlano di discesa in corda doppia; altre definiscono l’attività come barranquismo, il termine spagnolo per canyoning o discesa di canyon.

La zona presenta accessi difficili. Per questo sono stati mobilitati gli specialisti del Gruppo di soccorso e intervento in montagna della Guardia Civil, il GREIM, insieme alle altre componenti dell’apparato di emergenza. Secondo una delle cronache, nel dispositivo ha operato anche l’unità aerea; un particolare che evidenzia la complessità logistica dell’intervento, non le cause dell’incidente.

Il fatto è avvenuto nel corso della giornata di sabato. L’orario della chiamata al 112 è l’elemento cronologico più preciso diffuso dalle fonti consultate. Gli accertamenti sulle dinamiche spettano alle autorità competenti. Non è possibile stabilire dalle informazioni finora rese note se abbiano avuto un ruolo il livello dell’acqua, la configurazione della pozza, l’attrezzatura o altri fattori.

Barranco di Trevélez: caratteristiche e punti critici del percorso

Il barranco di Trevélez è un itinerario fluviale caratterizzato da strettoie, pareti verticali, salti e pozze. La rete provinciale di itinerari di Granada descrive un accesso con una prima calata frazionata e verticale di circa 19 metri, seguito da una successione di manovre su corda, disarrampicate e passaggi in acqua.

La stessa scheda segnala tratti nei quali l’idrodinamica può diventare pericolosa con portata elevata. In particolare, viene indicata una seconda pozza, conosciuta come “la lavadora”, dove una controcorrente poco visibile può ostacolare l’uscita. Nel prosieguo sono segnalati altri punti con forti movimenti d’acqua, controcorrenti e un sifone che può risultare meno riconoscibile quando il flusso aumenta.

Queste informazioni descrivono le criticità generali dell’itinerario e non costituiscono una ricostruzione dell’episodio del 19 settembre. Ogni discesa richiede la verifica diretta delle condizioni del giorno, delle portate e dello stato delle attrezzature fisse, oltre a competenze adeguate per la progressione in ambiente acquatico verticale.

L’avviso sul Cañón del Río Trevélez prima dell’incidente

Nel mese di luglio 2026 la Federazione andalusa di speleologia e discesa di canyon e barranchi, in coordinamento con il GREIM, ha pubblicato una raccomandazione di astensione dalla discesa del Cañón del Río Trevélez fino a nuovo avviso. Il testo attribuisce l’avviso ai cambiamenti geomorfologici intervenuti nel corso d’acqua e ai danni o spostamenti delle installazioni, ancora da verificare.

L’avviso è un elemento rilevante per chi frequenta il barranco di Trevélez. Non permette però di associare automaticamente quelle condizioni alla caduta mortale di sabato. Serviranno eventuali comunicazioni degli inquirenti per chiarire se il divieto tecnico fosse ancora vigente nel punto interessato e quale fosse lo stato effettivo del percorso al momento dell’incidente.

La vicenda richiama l’importanza di distinguere le descrizioni storiche di un canyon dalla sua situazione reale. Piene, trasporto di sedimenti, caduta di blocchi e danneggiamento degli ancoraggi possono modificare rapidamente un tracciato. La consultazione di avvisi federali e dei servizi locali deve precedere ogni ingresso in forra.

Informazioni da attendere sul decesso nel barranco di Trevélez

Al 21 settembre non risultano diffusi dati pubblici ulteriori sulla vittima né una spiegazione ufficiale dell’accaduto. È quindi necessario evitare conclusioni sulle responsabilità e sulle cause. Le informazioni confermate restano la caduta in una pozza, l’attivazione dei soccorsi alle 14.10 e la constatazione del decesso sul posto.

Per la comunità speleologica e torrentistica, il caso ribadisce il valore della pianificazione. La valutazione del rischio deve includere bollettini, portata osservata, aggiornamenti sugli ancoraggi, vie di fuga, capacità del gruppo e tempi di attivazione dei soccorsi. Nel barranco di Trevélez, dove sono presenti tratti acquatici e verticali impegnativi, queste verifiche assumono un rilievo particolare.

Fonti

Canyoning incidente

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  • Grotta Vittorio Vecchi, a Sezze emerge una tana di iena del Pleistocene
    Condividi La terza campagna di scavo nella cavità dei Monti Lepini ha indagato un livello di antico e ha restituito nuovi materiali del II millennio a.C. A Sezze, la terza campagna di scavo archeologico nella Grotta Vittorio Vecchi ha portato all’individuazione di un livello pleistocenico interpretato come tana di iena preistorica. Le indagini hanno riguardato anche i depositi funerari e cultuali del II millennio a.C., nei quali sono stati rinvenuti vasi, fibule in bronzo e manufatti in osso
     

Grotta Vittorio Vecchi, a Sezze emerge una tana di iena del Pleistocene

September 21st 2026 at 08:00

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La terza campagna di scavo nella cavità dei Monti Lepini ha indagato un livello di antico e ha restituito nuovi materiali del II millennio a.C.

A Sezze, la terza campagna di scavo archeologico nella Grotta Vittorio Vecchi ha portato all’individuazione di un livello pleistocenico interpretato come tana di iena preistorica. Le indagini hanno riguardato anche i depositi funerari e cultuali del II millennio a.C., nei quali sono stati rinvenuti vasi, fibule in bronzo e manufatti in osso lavorato.

La notizia riguarda una cavità già nota per la sua lunga frequentazione preistorica. Il nuovo dato aggiunge una fase molto più antica alla sequenza di evidenze conservate nella grotta. Secondo quanto comunicato al termine delle ricerche, si tratta della prima testimonianza finora individuata di una tana di iena pleistocenica sui Monti Lepini.

Grotta Vittorio Vecchi e la tana di iena di 50mila anni fa

Le ricerche hanno esaminato per la prima volta un livello del Pleistocene nella Grotta Vittorio Vecchi. Questo livello è stato ricondotto a una tana di iena la cui datazione è ancora in corso. Il riconoscimento, allo stato attuale delle indagini, segnala quindi la presenza di questi carnivori nel territorio lepino durante il Pleistocene superiore.

L’espressione “tana di iena” indica un deposito formato o modificato dalla frequentazione dei grandi carnivori. Nelle grotte, le iene potevano accumulare resti delle prede e lasciare tracce della propria attività. La definizione puntuale del contesto di Sezze dipenderà dagli studi sui reperti faunistici, sulle eventuali tracce di rosicchiamento e sulla stratigrafia del deposito.

Il risultato ha interesse territoriale. Non dimostra soltanto la presenza di fauna pleistocenica nella cavità, ma apre una nuova prospettiva di ricerca sulle dinamiche ambientali e sui popolamenti animali dei Monti Lepini nel periodo considerato. Le comunicazioni disponibili non indicano ancora la specie attribuita né un elenco dei resti faunistici rinvenuti. Questi elementi richiederanno analisi specialistiche e successive pubblicazioni.

Scavi archeologici nella Grotta Vittorio Vecchi

La campagna è stata condotta dal professor Mario Federico Rolfo dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, insieme a Rolfo lo scavo è stato coordinato anche da Angelica Ferracci e Francesca Cortese, dottoranda e ricercatrice di Roma Tor Vergata. L’attività si è svolta con il Comune di Sezze e con l’autorizzazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Lazio. Hanno partecipato anche geologi dell’INGV e dell’Università di Pisa, insieme a ricercatori, dottorandi e laureandi.

Nel settore riferibile al II millennio a.C. sono emersi numerosi vasi, fibule in bronzo e oggetti in osso lavorato. I materiali contribuiscono alla lettura delle pratiche cultuali svolte nella Grotta Vittorio Vecchi. La cavità conserva infatti una documentata fase di uso funerario e rituale nella protostoria.

Le ricerche avviate nel 2024 avevano già confermato una frequentazione cultuale e funeraria di circa 4mila anni fa. In quelle indagini erano state segnalate aree di combustione, resti animali di pecore, capre e maiali, semi combusti e numerosi frammenti ceramici. Erano emersi anche resti umani, in parte dispersi nelle zone più strette e impervie della cavità.

Dalla necropoli dell’Età del Bronzo al Pleistocene

La Grotta Vittorio Vecchi era stata scoperta dagli speleologi. Le campagne di scavo del 1988 e del 1989 avevano accertato l’uso della cavità come sepolcreto per oltre 40 persone di una comunità insediata nell’area. Lo studio della ceramica e degli oggetti metallici ha collocato quella utilizzazione tra l’antica e la media Età del Bronzo, nella prima metà del II millennio a.C.

La nuova indagine mette così in relazione due tempi molto distanti della storia della cavità. Da una parte vi è la frequentazione animale attribuita al Pleistocene superiore. Dall’altra vi sono le pratiche funerarie e cultuali delle comunità protostoriche. La continuità delle ricerche consentirà di chiarire la successione dei depositi e le trasformazioni subite dall’ambiente sotterraneo.

La lettura archeologica richiede prudenza. I materiali e le datazioni comunicati sono parte di un lavoro in corso. L’équipe ha annunciato che i risultati saranno illustrati alla cittadinanza in un convegno previsto nell’ambito del Natale Setino. Per la comunità speleologica, la Grotta Vittorio Vecchi resta un caso di interesse perché riunisce in una stessa cavità evidenze paleontologiche, archeologiche e di uso rituale del sottosuolo.

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  • Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ritrovato senza vita il sub britannico disperso nel Lot
    Condividi Alla résurgence di Calès si sono concluse le ricerche: il corpo è stato localizzato a 88 metri. Attivata l’inchiesta della procura di Cahors Il soccorso speleologico francese è intervenuto alla résurgence di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot, dopo la scomparsa di uno speleosub britannico di 43 anni impegnato nell’esplorazione della parte profonda della cavità. Le ricerche, avviate nella serata di venerdì 18 settembre, si sono concluse domenica con il ritro
     

Soccorso speleologico francese a Saint-Sauveur: ritrovato senza vita il sub britannico disperso nel Lot

September 21st 2026 at 07:07

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Alla résurgence di Calès si sono concluse le ricerche: il corpo è stato localizzato a 88 metri. Attivata l’inchiesta della procura di Cahors

Il soccorso speleologico francese è intervenuto alla résurgence di Saint-Sauveur, nel comune di Calès, dipartimento del Lot, dopo la scomparsa di uno speleosub britannico di 43 anni impegnato nell’esplorazione della parte profonda della cavità.

Le ricerche, avviate nella serata di venerdì 18 settembre, si sono concluse domenica con il ritrovamento del corpo a 88 metri di profondità. La procura di Cahors ha aperto un’indagine per accertare le cause della morte.

Soccorso speleologico francese: l’allarme alla résurgence Saint-Sauveur

Secondo le informazioni disponibili, il sub era entrato venerdì 18 settembre intorno alle 15.30 nel gouffre di Saint-Sauveur. L’allarme è scattato dopo le 20, quando non è riemerso come previsto. Il sito si trova nel territorio di Calès, nel nord del Lot, ed è una risorgenza del fiume Ouysse.

La cavità è conosciuta nell’ambiente della speleologia subacquea. Il sistema comprende gallerie sommerse e richiede elevata preparazione tecnica. La profondità conosciuta supera i 180 metri. In un contesto simile, tempi, profondità, configurazione dei passaggi e logistica delle attrezzature condizionano in modo diretto ogni intervento.

La Prefettura del Lot ha attivato la disposizione specifica ORSEC per il soccorso in ambiente sotterraneo. Il provvedimento permette di organizzare e coordinare risorse specialistiche per incidenti in cavità naturali, artificiali, asciutte o sommerse. L’attivazione ha coinvolto soccorritori speleologici, vigili del fuoco, gendarmeria e autorità locali.

Le squadre SSF e la ricerca nella zona emersa

Il Soccorso speleologico francese del Lot ha diretto le operazioni sotterranee. Sono arrivati rinforzi di tecnici di soccorso dello Spéléo Secours Français dalle aree Provenza-Alpi-Costa Azzurra, Occitania e Rodano-Alpi-Auvernia. La mobilitazione ha richiesto il trasporto e la gestione di grandi quantitativi di materiale specifico per la progressione e la sicurezza in ambiente ipogeo allagato.

Una parte delle verifiche ha interessato una zona emersa individuata come possibile rifugio. Le ricerche in questo settore non hanno dato esito. Le fonti locali hanno riferito dell’esistenza, attorno agli 80 metri, di una campana d’aria che poteva rappresentare un possibile punto di riparo. Anche quel controllo non ha portato al ritrovamento del sub.

Nella prima comunicazione operativa, diffusa dal Spéléo Secours Français, l’intervento risultava sospeso su decisione delle autorità. Le informazioni diffuse successivamente indicano che le attività di ricerca sono proseguite con nuovi specialisti, compresi i gendarmi della brigata nautica di Marseillan e gli speleosub della Federazione francese di speleologia.

Ritrovamento a 88 metri e indagine aperta

Domenica sera la procuratrice di Cahors, Clara Ribeiro, ha comunicato che il corpo del sub britannico era stato individuato immerso a 88 metri di profondità. Al momento del ritrovamento non era stato possibile procedere al recupero. Le autorità hanno annunciato un nuovo tentativo in tempi rapidi.

L’inchiesta aperta dalla procura dovrà stabilire la dinamica dell’accaduto. Al momento non risultano confermate informazioni su eventuali problemi alle attrezzature, esaurimento della riserva di gas, difficoltà di orientamento, incastri o cause mediche. Per questa ragione, ogni ricostruzione tecnica sulle cause resta prematura.

Fonti

Soccorso speleologico francese

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  • Suoni e Voci in Grotta dell’Orso: il 26 settembre un ascolto ipogeo a Gabrovizza
    Condividi Sottotitolo: Suoni e Voci in Grotta dell’Orso porta il 26 settembre 2026 voce, flauto, handpan e percussioni nella cavità carsica di Sgonico, con il supporto tecnico della Società di Studi Carsici “A. F. Lindner” APS. Suoni e Voci in Grotta dell’Orso il 26 settembre Sabato 26 settembre 2026 la Grotta dell’Orso, in località Gabrovizza nel comune di Sgonico, ospiterà “Suoni e Voci in Grotta … dell’Orso”. L’appuntamento è fissato alle 16:30. Da Gabrovizza partiranno le navette diret
     

Suoni e Voci in Grotta dell’Orso: il 26 settembre un ascolto ipogeo a Gabrovizza

September 21st 2026 at 06:00

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Sottotitolo: Suoni e Voci in Grotta dell’Orso porta il 26 settembre 2026 voce, flauto, handpan e percussioni nella cavità carsica di Sgonico, con il supporto tecnico della Società di Studi Carsici “A. F. Lindner” APS.

Suoni e Voci in Grotta dell’Orso il 26 settembre

Sabato 26 settembre 2026 la Grotta dell’Orso, in località Gabrovizza nel comune di Sgonico, ospiterà “Suoni e Voci in Grotta … dell’Orso”. L’appuntamento è fissato alle 16:30. Da Gabrovizza partiranno le navette dirette al punto di inizio del sentiero verso la cavità.

L’iniziativa è affidata a Sara, alla voce, al tamburo e ai sonagli, e a Samuel, alla voce, al flauto, all’handpan e ai sonagli. La proposta viene presentata come una cerimonia sonora e come l’avvio di un percorso di esplorazione acustica in cavità naturali. L’intento dichiarato è cercare ambienti nei quali le condizioni dello spazio sotterraneo possano accompagnare differenti pratiche vocali e strumenti provenienti da varie tradizioni.

Nel programma di Suoni e Voci in Grotta dell’Orso sono indicati canto armonico, o overtone singing, canti rituali intuitivi, flauto, handpan, tamburo sciamanico e sonagli. Il repertorio non è quindi annunciato come un concerto convenzionale. Il pubblico sarà invitato a un ascolto raccolto, in relazione con le risonanze e gli echi della galleria.

L’evento è realizzato con il supporto tecnico dei soci della Società di Studi Carsici “A. F. Lindner” APS di Ronchi dei Legionari. La collaborazione associa la proposta musicale alla presenza di persone qualificate per l’accompagnamento lungo il breve tratto iniziale di discesa.

Grotta dell’Orso di Gabrovizza, dati e storia della cavità

La scelta della Grotta dell’Orso colloca Suoni e Voci in Grotta dell’Orso in un sito di rilievo per il Carso triestino. La cavità è censita dal Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia con il numero 33 e con il numero locale 7VG. Il nome sloveno riportato dal Catasto è Gabrovška pe?ina.

La cavità si trova nel territorio comunale di Sgonico/Zgonik, a quota 211 metri. Il Catasto indica uno sviluppo planimetrico di 175 metri, una profondità di 39 metri e un volume calcolato di 24.092 metri cubi. L’ingresso, di tipo orizzontale, è stimato in 17,7 metri per 7,3 metri. Si apre sul fondo di una dolina boscata.

L’ambiente interno è descritto come una galleria ampia e regolare, con alcune svolte nette. Lo stillicidio è intenso in più punti e può rendere fangosi alcuni tratti. Nella parte finale, colate e concrezioni calcitiche chiudono il passaggio verso ulteriori vani. Questi elementi richiedono una frequentazione attenta e compatibile con la fragilità del luogo.

La Grotta dell’Orso è nota anche per il suo interesse archeologico e paleontologico. La denominazione richiama i resti di Ursus spelaeus rinvenuti nel corso di scavi storici. Nella parte iniziale sono stati svolti scavi in epoche diverse, con il ritrovamento di resti murari preistorici. La scheda regionale ricorda inoltre l’uso della cavità come rifugio durante il primo conflitto mondiale e, nel 1945, durante i bombardamenti del vicino abitato di Gabrovizza.

In questo quadro, Suoni e Voci in Grotta dell’Orso si svolge in uno spazio che non è una grotta turistica. La sua storia naturale e culturale rende necessario distinguere l’esperienza proposta dagli artisti dalla libera fruizione non organizzata della cavità.

Ascolto in grotta e cura dell’ambiente sotterraneo

Portare suoni e voci nel sottosuolo significa confrontarsi con un ambiente dalla risposta acustica diversa da una sala. Pareti, geometrie della galleria, volume e presenza di superfici umide contribuiscono alla percezione dei suoni. Gli organizzatori indicano proprio la ricerca di cavità con particolari condizioni acustiche come punto di partenza del progetto.

La dimensione esperienziale non elimina le regole di attenzione proprie della speleologia. In una cavità con depositi, concrezioni e tracce storiche, il passaggio deve restare sui percorsi indicati. Non vanno toccate le formazioni calcaree né le pareti che conservano segni del passato. Torce e attrezzature personali vanno impiegate con prudenza, evitando di abbandonare oggetti o rifiuti.

Il supporto tecnico annunciato per Suoni e Voci in Grotta dell’Orso assume quindi un ruolo pratico. Serve a rendere ordinato l’accesso e a fornire assistenza nella breve discesa iniziale. La presenza di accompagnatori non sostituisce l’attenzione individuale: ogni partecipante deve scegliere abbigliamento e calzature coerenti con un percorso all’aperto e con un ambiente ipogeo umido.

Informazioni pratiche per partecipare a Suoni e Voci in Grotta

Il ritrovo è previsto alle ore 16:30 di sabato 26 settembre a Gabrovizza, nel comune di Sgonico, in provincia di Trieste. Le navette condurranno i partecipanti verso l’inizio del sentiero per la Grotta dell’Orso. L’organizzazione raccomanda la prenotazione e informa che sarà gradita un’offerta libera.

Per partecipare non sono richieste attrezzature speleologiche. Sono invece consigliati scarponi o stivali di gomma, una torcia preferibilmente frontale e un giubbotto: la temperatura interna indicata dagli organizzatori è di circa 12 °C. Può essere utile portare un tappetino di gomma per sedersi o distendersi durante l’ascolto.

Per informazioni e prenotazioni: Samuel, WhatsApp 340 716 7148; Sara, WhatsApp 347 383 4448; email suonievoicingrotta@gmail.com. I profili Instagram segnalati sono sara.ritual.sounds per Sara Montina e suoni_oltre_lo_specchio per Samuel Codarin.

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