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Velika Pecina, LiDAR e nuovi dati C14: la grotta di Kameno restituisce tracce dell’età del Bronzo

September 11th 2026 at 12:00

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Il rilievo LiDAR della Velika Pecina presso Herceg Novi costruirà un modello tridimensionale della cavità e aiuterà a leggere la relazione tra focolari, reperti e resti faunistici datati alla tarda età del Bronzo.

Velika Pecina: una nuova fase di documentazione

Nella grotta di Velika Pecina, vicino al villaggio di Kameno nel comune montenegrino di Herceg Novi, si è conclusa una nuova fase di documentazione archeologica. Le attività sono state svolte dall’O?rodek Bada? nad Antykiem Europy Po?udniowo-Wschodniej dell’Università di Varsavia e dal Parco naturale di Orjen – Herceg Novi.

La campagna non ha previsto nuovi scavi. Il lavoro si è concentrato sul riconoscimento dell’estensione dei focolari conservati in situ e sulla preparazione delle procedure per localizzare e cartografare i materiali che non sono stati rimossi dalla loro posizione originaria. È un passaggio utile per una successiva documentazione fotogrammetrica di dettaglio.

L’obiettivo è ricostruire le relazioni spaziali fra i segni delle diverse frequentazioni della cavità. In un sito ipogeo, la posizione di un osso, di un manufatto o di un focolare può essere decisiva per distinguere fasi d’uso diverse e per interpretare le azioni svolte nello spazio sotterraneo. La morfologia articolata di Velika Pe?ina rende questo lavoro particolarmente necessario: grandi sale, accumuli di blocchi, fessure e aperture verticali rendono difficile ridurre l’ambiente a una semplice pianta bidimensionale. [web:24]

Datazioni C14 e tarda età del Bronzo

Un elemento centrale della nuova comunicazione riguarda i risultati delle datazioni al radiocarbonio sulle campionature prelevate negli scavi dell’anno precedente. Sono state ottenute due misure: 2920 ± 30 BP e 3015 ± 30 BP, dove BP indica gli anni prima del presente convenzionalmente fissato al 1950.

Dopo la calibrazione, la prima misura ricade, con probabilità del 95,4%, nell’intervallo 1214–1016 a.C. La seconda comprende più intervalli compresi fra 1390 e 1128 a.C. Le due determinazioni indicano quindi una frequentazione riferibile alla tarda età del Bronzo.

Le date non definiscono da sole la funzione della grotta. Dovranno essere messe in rapporto con gli specifici focolari, con la stratigrafia e con la distribuzione dei reperti. È proprio qui che il rilievo tridimensionale di Velika Pe?ina può rendere più solida l’interpretazione, conservando in un unico sistema di riferimento le coordinate dei contesti archeologici.

Resti faunistici nella grotta di Kameno

Durante il sopralluogo sono state registrate numerose ossa animali visibili in superficie, nelle fessure e fra i blocchi rocciosi. Il riconoscimento preliminare segnala resti attribuibili a pecora o capra e a cinghiale.

I materiali restano oggetto di studio. La loro registrazione spaziale consentirà di verificare se siano associati ai focolari o ad altri indicatori di attività umana. Potrà anche aiutare a separare depositi legati alla frequentazione preistorica da spostamenti successivi causati dalla gravità, dall’acqua, dagli animali o dalle trasformazioni naturali della cavità.

La documentazione in situ evita di perdere informazioni nel momento in cui un reperto viene recuperato. Per questo il progetto di Velika Pe?ina unisce il rilievo della grotta alla registrazione analitica delle evidenze archeologiche.

LiDAR nelle grotte: come funziona il sistema Mandeye–HDMapping

Il rilevamento di Velika Pe?ina è stato eseguito con il sistema Mandeye–HDMapping. LiDAR è l’acronimo di Light Detection and Ranging: il sensore emette impulsi laser e misura il tempo necessario al segnale per tornare allo strumento. Ripetendo queste misure durante il movimento, si ottiene una nuvola di punti, cioè un insieme molto fitto di coordinate che descrive pareti, pavimenti, soffitti, blocchi e altri elementi intercettati dal laser.

Mandeye è una soluzione mobile basata su hardware aperto e software open source. Il sistema utilizza un LiDAR Livox Mid-360, associato a un’unità inerziale, e può essere portato a mano nelle strettoie oppure montato sul casco nei tratti dove serve operare a mani libere. Il sensore non richiede illuminazione per misurare le superfici: una caratteristica adatta all’ambiente sotterraneo. [web:6]

Durante l’acquisizione, il sistema registra scansioni e movimento dello strumento. Il software HDMapping elabora la traiettoria mediante odometria LiDAR e integra le scansioni in una nuvola tridimensionale. Le elaborazioni successive servono a correggere la chiusura degli anelli del percorso, un problema noto come loop closure, a unire rilievi eseguiti in sessioni differenti e a georeferenziare i dati su punti di controllo o coordinate note. I risultati possono essere gestiti come nuvole di punti LAZ e trasformati in piante e profili sviluppati. [web:16]

Per la speleologia, il vantaggio non è la sostituzione automatica del rilievo tradizionale. La ricerca dedicata al Mandeye raccomanda infatti di affiancare la scansione mobile a una poligonale indipendente, utile come controllo e per la georeferenziazione. Nei test pubblicati, la tecnica ha permesso di coprire sia settori ampi sia passaggi stretti, accelerando la raccolta dei dati rispetto al disegno manuale in grotta. Restano necessari controllo degli errori, pulizia della nuvola di punti e verifica dell’accuratezza rispetto allo scopo del rilievo. [web:6]

Un modello 3D per le future analisi di Velika Pe?ina

Nel caso di Velika Pe?ina, la nuvola di punti permetterà di produrre un piano dettagliato e un modello 3D della cavità. Il modello potrà diventare la base per sovrapporre le future acquisizioni fotogrammetriche, la posizione dei focolari e quella dei reperti individuati fra i detriti.

La combinazione fra cronologia radiocarbonica, archeologia di superficie, fotogrammetria e LiDAR può quindi rendere confrontabili dati raccolti in momenti diversi. È un approccio rilevante soprattutto per le grotte archeologiche, dove il contesto spaziale è complesso e le evidenze possono trovarsi su più livelli, dietro blocchi o lungo fessure.

Alla campagna hanno partecipato Ma?gorzata Kot, Željko Star?evi?, Andrija Star?evi?, Dušan Mrdak, Tomasz Paw?owski e Janusz Rec?aw. Il gruppo ha inoltre ringraziato Marina ?urovi? Radonji? per il supporto al progetto. Le analisi future dovranno chiarire la sequenza delle fasi di utilizzo della grotta e il suo ruolo nel paesaggio archeologico dell’area della Bocche di Cattaro. [web:24]

Fonti

Lidar

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Marmarole sotterranee, lo Speleo Team Conegliano riapre l’Abisso Tiziano: esplorazione fino a -150 metri

September 11th 2026 at 07:00

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Il campo Marmarole sotterranee del 10-16 agosto 2026 ha riportato gli speleologi del CAI Conegliano nell’Abisso Tiziano, sulle Dolomiti Cadorine, dopo decenni di assenza. L’esplorazione ha raggiunto circa 150 metri di profondità senza arrivare al fondo, aprendo una nuova fase di ricerca nei Lastoni delle Marmarole.

Marmarole sotterranee, una nuova campagna esplorativa nel cuore delle Dolomiti

Una nuova campagna di esplorazione speleologica ha riportato l’attenzione sul carsismo d’alta quota dei Lastoni delle Marmarole, nel Centro Cadore. Lo Speleo Team Conegliano, gruppo della Sezione CAI di Conegliano, ha organizzato dal 10 al 16 agosto 2026 un campo esplorativo con base al Rifugio Tiziano.

L’iniziativa nasce da una serie di precedenti ricognizioni condotte dal gruppo nelle aree alpine del Veneto. La documentazione della Sezione CAI di Conegliano indica infatti le Marmarole, insieme al Sorapis, tra le zone interessate dalle battute di ricerca del 2025. Per il 2026 era stata programmata una presenza più strutturata in quota, con più giorni consecutivi dedicati alla ricerca.

Il campo Marmarole sotterranee si inserisce quindi in un progetto di più lungo periodo. L’obiettivo non è soltanto scendere in una cavità conosciuta, ma verificare il potenziale carsico dell’intero settore, individuando nuovi ingressi e cercando di comprendere i collegamenti tra le cavità già note.

L’Abisso Tiziano e la storia delle esplorazioni

La zona non è nuova alla speleologia. Già negli anni Ottanta la Ronda Speleologica Imolese aveva effettuato ricerche sistematiche nella balconata carsica nei pressi del bivacco dei Fratelli Toso. Le esplorazioni avevano portato all’inserimento a catasto di numerosi ingressi.

Tra le cavità più importanti figura l’Abisso Tiziano, dedicato al grande pittore di Pieve di Cadore. Il Catasto delle Grotte del Veneto identifica la cavità con il numero 5000 e la colloca nel territorio di Auronzo di Cadore, presso il Bivacco Tiziano, a circa 2270 metri di quota. La documentazione catastale disponibile indica una profondità storica di 301 metri e uno sviluppo di 790 metri.

Il dato storico è importante per comprendere il significato della nuova campagna. L’attuale squadra non si è trovata davanti a una cavità sconosciuta, ma a un abisso esplorato decenni fa e rimasto per lungo tempo senza nuove discese. Il ritorno degli speleologi permette quindi di rileggere un ambiente già conosciuto alla luce delle tecniche, delle attrezzature e delle conoscenze attuali.

A -150 metri senza raggiungere il fondo

Durante la settimana di permanenza al campo, gli speleologi sono riusciti a dedicare quattro giornate all’attività sotterranea. La discesa ha permesso di raggiungere circa 150 metri sotto la superficie.

Il risultato più significativo è anche una conferma: l’Abisso Tiziano appare più complesso di quanto suggerisse il rilievo storico utilizzato come riferimento prima della spedizione. La conformazione della cavità e la presenza di diversi passaggi hanno richiesto tempi di esplorazione maggiori rispetto alle previsioni iniziali.

La squadra non ha raggiunto il fondo. Il lavoro, quindi, non può essere considerato concluso. Al contrario, la campagna ha aperto un nuovo cantiere esplorativo.

Questa è la caratteristica principale delle Marmarole sotterranee: l’obiettivo non coincide con una semplice profondità da raggiungere, ma con la possibilità di ricostruire un sistema ipogeo più articolato.

La logistica dell’esplorazione d’alta quota

Le difficoltà non sono soltanto sotterranee. I Lastoni delle Marmarole sono un ambiente d’alta quota nel quale anche il trasporto delle attrezzature rappresenta una parte rilevante della spedizione.

Il materiale deve essere portato fino alla zona degli ingressi attraverso un percorso con circa 1.200-1.300 metri di dislivello positivo, a seconda del punto di partenza e dell’itinerario utilizzato. Il Rifugio Tiziano costituisce un importante punto d’appoggio.

Un problema specifico è rappresentato dall’acqua. In quota non sono disponibili con facilità sorgenti utilizzabili per sostenere una permanenza prolungata. Per il campo 2026 una parte dell’attrezzatura e delle riserve idriche è stata trasportata in quota anche con l’ausilio di un elicottero, grazie al contributo della Sezione CAI di Conegliano.

La logistica diventa quindi parte integrante dell’esplorazione. Più giorni in quota significano più materiale, più acqua e una pianificazione precisa delle attività.

Ricerca di nuovi ingressi e carsismo delle Marmarole

L’attività dello Speleo Team Conegliano non si limita all’Abisso Tiziano. Una parte importante del progetto riguarda la prospezione superficiale.

Le ricerche precedenti avevano già evidenziato il potenziale carsico dei Lastoni. La pagina dedicata al gruppo speleologico della Sezione CAI Conegliano ricorda inoltre le prospezioni effettuate nel Van delle Sasse, sui Lastoi del Formin e sulle Marmarole, con risultati considerati incoraggianti.

La ricerca in alta montagna presenta caratteristiche diverse rispetto alla speleologia condotta in aree più accessibili. Ogni nuovo ingresso può richiedere una lunga marcia, il trasporto dell’attrezzatura e successive discese di verifica.

Per questo il progetto Marmarole sotterranee dovrà necessariamente proseguire attraverso una combinazione di ricerca esterna, rilievo topografico, esplorazione degli abissi già conosciuti e verifica delle possibili connessioni.

Le attività recenti dello Speleo Team Conegliano

L’attività dello Speleo Team Conegliano comprende anche ricerca, formazione, documentazione e divulgazione.

Il gruppo è nato nel 2018 con l’obiettivo di ricercare e mappare le cavità naturali della sinistra Piave, della fascia pedemontana tra Cesen e Visentin e dell’area del Cansiglio. Negli anni successivi ha esteso l’attività alla speleologia alpina, con campagne nei massicci del Veneto.

Nel 2025 il gruppo ha svolto numerose battute di ricerca nelle aree di Sorapis e Marmarole. Nello stesso periodo ha continuato l’esplorazione nei Piani Eterni, dove una cavità in corso di studio potrebbe intercettare il grande sistema sotterraneo principale. Sono state inoltre effettuate attività di posizionamento e riesplorazione in Cansiglio, nella zona di Pian Rosada e Valmenera.

Sempre in Cansiglio, il gruppo ha collaborato nel 2025 alla pulizia e al ripristino di una piccola cavità in zona Valmenera, dalla quale è stato rimosso circa un quintale di rifiuti. È stato inoltre avviato un progetto per il censimento della fauna ipogea del Bus della Genziana e un’attività di censimento delle sorgenti sul versante del lago di Santa Croce, in vista di un futuro progetto di tracciamento delle acque sotterranee.

Queste attività mostrano come l’esplorazione venga affiancata da una crescente attenzione alla documentazione, alla ricerca ambientale e alla conoscenza del territorio.

Dai Piani Eterni alle Marmarole: una ricerca che continua

Un altro fronte importante è quello dei Piani Eterni. La storia esplorativa di questa area è documentata nella pubblicazione Speleologia Veneta 2024. Il sistema è stato interessato da decenni di ricerche e ha raggiunto profondità superiori ai mille metri.

Lo Speleo Team Conegliano partecipa a questo percorso esplorativo e, secondo la relazione della Sezione CAI, continua a lavorare su una cavità che potrebbe intercettare il grande sistema principale dei Piani Eterni.

La ricerca nelle Marmarole segue una logica analoga. Si parte da cavità note e da aree già individuate come interessanti, poi si procede con nuove prospezioni e verifiche. In alta montagna, la distanza tra un ingresso e l’altro può essere breve in linea d’aria, ma molto impegnativa da percorrere in superficie.

Formazione e divulgazione: il programma 2026

Lo Speleo Team mantiene anche una forte componente formativa. La Sezione CAI Conegliano ha organizzato nel 2025 uno stage di avvicinamento alla speleologia in collaborazione con la Scuola Nazionale di Speleologia.

Per il 2026 è stato inoltre programmato il 7° corso di avvicinamento alla speleologia, previsto tra settembre e ottobre. Il corso rappresenta uno degli strumenti attraverso i quali il gruppo continua a coinvolgere nuovi praticanti e a trasmettere tecniche di progressione, sicurezza e conoscenza dell’ambiente sotterraneo.

La divulgazione passa anche dalle attività con altri gruppi e dalle iniziative rivolte ai giovani. Nel marzo 2026, per esempio, lo Speleo Team Conegliano ha accompagnato un’uscita di Alpinismo Giovanile al Bus della Rana insieme agli speleologi del Gruppo Grotte CAI Schio.

Un cantiere speleologico ancora aperto

La campagna 2026 nell’Abisso Tiziano non consegna un nuovo record di profondità. Consegna qualcosa di più utile per la ricerca: una serie di interrogativi nuovi.

Raggiungere circa -150 metri senza arrivare al fondo significa che una parte significativa dell’abisso deve ancora essere verificata con le nuove esplorazioni. Il rilievo storico dovrà essere confrontato con le osservazioni effettuate durante la nuova campagna.

Le Marmarole sotterranee tornano quindi al centro dell’attività dello Speleo Team Conegliano. La prospettiva è quella di continuare la ricerca nei prossimi anni, combinando esplorazione, rilievo e prospezione in superficie.

L’alta quota impone tempi lunghi e una logistica complessa. Proprio per questo il campo estivo non rappresenta un episodio isolato, ma l’avvio di una nuova fase di lavoro. Le prossime campagne dovranno stabilire quanto lontano possa portare questa nuova esplorazione dell’Abisso Tiziano e quali rapporti esistano tra le cavità dei Lastoni delle Marmarole.

Fonti

Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, Gruppo Speleologico:
https://www.caiconegliano.it/gruppi/gruppo-speleologico/

Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, Assemblea generale 2026, relazione sulle attività speleologiche 2025 e programmi 2026:
https://www.caiconegliano.it/wp-content/uploads/2026/03/Assemblea_2026.pdf

Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, Campo Speleologico Marmarole 2026:
https://www.caiconegliano.it/eventi/elenco/?eventDisplay=past

Catasto delle Grotte del Veneto, elenco catastale:
https://www.catastogrotteveneto.it/Content/Document/elencocatasto%20WISH-1.1.3.pdf

? Speleologia Veneta, volume 24, 2024 – “Alla ricerca della porta per Samarcanda”:
https://www.speleologiaveneta.it/index.php/pubblicazioni-speleologia-veneta/speleologia-veneta?element=8199f541-542f-4f18-a940-62bff135323f&format=raw&item_id=753&method=download&task=callelement

? Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, notiziario Montagna Insieme n. 60:
https://www.caiconegliano.it/pubblicazioni_sezionali/Montagna_Insieme/Montagna_Insieme_60_-_Dicembre_2024.pdf

? Scintilena, attività scientifica e di monitoraggio nel Bus de la Genziana:
https://www.scintilena.com/la-stazione-geofisica-ipogea-del-bus-de-la-genziana-in-cansiglio-compie-20-anni/01/25/

? Club Alpino Italiano – Sezione di Conegliano, calendario attività 2026:
https://www.caiconegliano.it/eventi/

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  • Machu Picchu, il LiDAR rivela antichi percorsi Inca: uno potrebbe condurre a una montagna sacra
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Machu Picchu, il LiDAR rivela antichi percorsi Inca: uno potrebbe condurre a una montagna sacra

September 13th 2026 at 05:00

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Oltre 2,5 chilometri di percorsi preispanici nascosti dalla fitta vegetazione sono stati individuati nell’area di Machu Picchu grazie alla tecnologia LiDAR. Uno dei tracciati potrebbe avere avuto una funzione rituale ed essere diretto verso la montagna sacra di Yanantin. Una tecnologia ben nota anche agli speleologi, che da anni utilizzano LiDAR e laser scanner per studiare il carsismo e realizzare modelli tridimensionali delle grotte.

Una rete di antichi percorsi nascosta dalla vegetazione è stata individuata nei dintorni di Machu Picchu, in Perù, grazie a rilievi effettuati con tecnologia LiDAR.

Le indagini condotte nell’area della cosiddetta Muralla de Mandor, a est della celebre città inca, hanno permesso di identificare oltre 2,5 chilometri di percorsi preispanici, insieme a possibili piattaforme e terrazzamenti. Tra le evidenze individuate spicca un tracciato principale lungo almeno 1,2 chilometri, con caratteristiche compatibili con tecniche costruttive di epoca inca, tra cui un andamento a zig-zag. (gob.pe)

Il ritrovamento risale alle ricognizioni effettuate nel luglio 2026 ed è stato annunciato ufficialmente il 10 agosto dal Ministero della Cultura del Perù. Le ricerche sono frutto della collaborazione tra la Dirección Desconcentrada de Cultura di Cusco e il Centro de Estudios Andinos dell’Università di Varsavia, con la partecipazione di specialisti di diverse istituzioni. (gob.pe)

Forse un percorso verso una montagna sacra

Le prime interpretazioni dei risultati aggiungono ora un elemento particolarmente affascinante.

In un’intervista pubblicata il 31 agosto dall’agenzia peruviana Andina, Nino Del Solar Velarde, responsabile delle ricerche archeologiche di Machu Picchu della DDC Cusco, ha spiegato che il percorso potrebbe essere collegato a una destinazione di carattere rituale.

L’attenzione degli archeologi si concentra sulla cosiddetta Muralla de Mandor, una struttura che in alcuni settori raggiunge i due o tre metri di altezza e che potrebbe, a prima vista, suggerire una funzione difensiva.

Del Solar invita però alla prudenza: nell’area non esiste al momento un contesto archeologico tale da dimostrare la necessità di una fortificazione. Inoltre, la struttura sembra seguire la conformazione naturale del terreno.

Soprattutto, il suo orientamento conduce verso Yanantin, una montagna che raggiunge circa 4.100 metri di quota e che viene indicata come luogo sacro nella concezione andina.

Da qui nasce l’ipotesi che la “muraglia” possa essere interpretata diversamente: potrebbe trattarsi di un percorso sopraelevato con una funzione rituale, orientato verso la montagna sacra.

È un’ipotesi suggestiva, ma non ancora una conclusione definitiva. Lo stesso Ministero della Cultura peruviano, nell’annuncio iniziale, sottolineava la necessità di ulteriori indagini archeologiche per stabilire cronologia, funzione e rapporti dei tracciati con gli altri elementi del paesaggio di Machu Picchu.

Il LiDAR ha permesso di guardare sotto la vegetazione

Determinante per la scoperta è stata la tecnologia LiDAR, Light Detection and Ranging, un sistema di telerilevamento basato sull’emissione di impulsi laser e sulla misurazione del tempo impiegato dalla luce per ritornare al sensore.

Nel caso di Machu Picchu il rilievo è stato effettuato anche con drone, ottenendo dati ad altissima risoluzione e modelli tridimensionali del territorio.

La caratteristica particolarmente preziosa nelle zone ricoperte da foreste è la possibilità di elaborare i dati separando digitalmente la vegetazione dal terreno sottostante.

Strade, terrazzamenti, muri e altre modificazioni artificiali del suolo possono così diventare leggibili nei modelli digitali anche quando, osservando direttamente il territorio, sono quasi completamente nascosti dagli alberi.

Nell’area di Mandor il LiDAR non ha soltanto consentito di seguire gli antichi percorsi: ha confermato alcuni recinti circolari già conosciuti e ha permesso di individuare nuove strutture e piattaforme sotto la vegetazione.

Una tecnologia già ampiamente utilizzata in speleologia

Il LiDAR è ben conosciuto anche nel mondo della speleologia e della ricerca sul carsismo, dove le tecnologie di scansione laser sono ormai utilizzate per numerose applicazioni.

All’esterno delle grotte, i rilievi LiDAR aerotrasportati o effettuati con drone permettono di ottenere modelli estremamente dettagliati della superficie terrestre. Eliminando digitalmente la vegetazione possono diventare più evidenti doline, depressioni, inghiottitoi, scarpate, fratture e altre forme del paesaggio carsico.

Il LiDAR di superficie, naturalmente, non attraversa la roccia e non permette di vedere direttamente una grotta sotterranea. La lettura dettagliata della morfologia può però fornire informazioni preziose per indirizzare le ricognizioni e individuare aree potenzialmente interessanti per l’esplorazione speleologica.

Ancora più diffuso è l’impiego delle tecnologie LiDAR direttamente all’interno delle cavità.

Laser scanner terrestri e, sempre più spesso, sistemi mobili e portatili consentono di acquisire grandi quantità di punti e costruire modelli tridimensionali dettagliati degli ambienti sotterranei. Le applicazioni comprendono rilievo, studio geomorfologico, analisi delle fratture, documentazione archeologica e monitoraggio della stabilità delle cavità. Recenti ricerche hanno integrato, per esempio, LiDAR portatile, laser scanner terrestre e rilievi da drone per produrre cartografie geomorfologiche tridimensionali ad alta risoluzione di ambienti carsici.

La diffusione della tecnologia è arrivata anche a strumenti molto più piccoli: uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Archaeological Science ha valutato persino l’impiego dei sensori LiDAR incorporati negli smartphone per applicazioni archeologiche e speleologiche, evidenziandone le possibilità nella documentazione tridimensionale delle cavità.

Il modello digitale non sostituisce l’esplorazione

Il caso di Machu Picchu mostra però anche un principio familiare agli speleologi: individuare qualcosa a distanza non equivale ad averlo esplorato e compreso.

I dati raccolti nell’area di Mandor costituiscono una base sulla quale indirizzare le prossime indagini. Le strutture riconosciute digitalmente dovranno essere raggiunte e studiate sul terreno per verificarne caratteristiche, cronologia e funzione.

Secondo quanto dichiarato da Del Solar ad Andina, le prospezioni sul posto sono previste tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. La zona presenta inoltre particolari condizioni ambientali e le attività richiederanno le necessarie autorizzazioni per operare nell’area protetta. (

Soltanto queste verifiche potranno chiarire se il percorso individuato fosse realmente legato a pratiche rituali e quale rapporto avesse con Yanantin e con la più vasta organizzazione territoriale di Machu Picchu.

La fitta foresta nebulare nell’area di Machu Picchu, dove il LiDAR permette di leggere la morfologia del terreno nascosta dalla vegetazione. Foto: Jason Hollinger / Wikimedia Commons – CC BY 2.0

Il LiDAR ha dunque fatto quello che sa fare particolarmente bene: ha reso visibili tracce che il paesaggio aveva nascosto.

Ora comincia la parte più antica del mestiere, comune in fondo ad archeologi e speleologi: andare sul terreno, osservare, esplorare e verificare.

Fonti:

Agencia Peruana de Noticias Andina, 31 agosto 2026 https://andina.pe/agencia/noticia-camino-inca-recientemente-hallado-machu-picchu-era-ruta-a-un-destino-uso-ritual-1089500.aspx

Ministerio de Cultura del Perú – Dirección Desconcentrada de Cultura de Cusco, 10 agosto 2026 https://www.gob.pe/institucion/cultura/noticias/1427676-identifican-mas-de-2-5-kilometros-de-caminos-prehispanicos-en-el-entorno-de-la-muralla-de-mandor-en-machupicchu

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