Lampenflora e turismo sostenibile nelle grotte della Sardegna: lo studio tra Grotta Verde e Grotta di Nettuno
La ricerca misura l’impatto dell’illuminazione artificiale
Uno studio condotto nell’area di Capo Caccia, in Sardegna, mette a confronto la Grotta Verde e la Grotta di Nettuno per valutare gli effetti dell’illuminazione artificiale sulla lampenflora. Il lavoro, firmato da Elena Piano, Daniela Cinus, Giuseppe Nicolosi, Quirico Antonio Cossu, Pierpaolo Duce e Marco Isaia, è stato sviluppato nell’ambito del progetto PRIN SHOWCAVE.
La ricerca affronta un problema centrale per la gestione delle grotte turistiche: come rendere accessibile un ambiente ipogeo senza alterarne in modo significativo gli equilibri fisici e biologici. In una cavità naturalmente buia, la luce artificiale modifica le condizioni ecologiche e permette la crescita di alghe, cianobatteri, diatomee e altri organismi fotosintetici. L’insieme di questi biofilm viene indicato con il termine lampenflora.
Il fenomeno non riguarda soltanto l’aspetto estetico delle concrezioni. La crescita dei biofilm può modificare le superfici rocciose, introdurre materia organica in zone normalmente prive di produzione primaria e creare nuove relazioni tra microrganismi e fauna cavernicola.
Grotta Verde e Grotta di Nettuno a Capo Caccia
Le due cavità si trovano a Capo Caccia, nel territorio di Alghero, a circa 20 metri sul livello del mare. Entrambe presentano uno sviluppo subacqueo profondo e sono influenzate dalle temperature medie dell’ambiente esterno e del mare. Le grotte non sono connesse tra loro.
La Grotta di Nettuno è una cavità turistica attrezzata. La Grotta Verde, utilizzata nello studio come ambiente non turistico di confronto, rappresenta un riferimento utile per osservare la distribuzione naturale dei microrganismi fotosintetici prima della trasformazione in sito di visita. Il confronto consente di distinguere gli effetti della luce naturale da quelli prodotti dagli impianti artificiali.
I ricercatori hanno selezionato una parete o una concrezione illuminata ogni cinquanta metri lungo il percorso principale. Sono stati analizzati tredici punti nella Grotta di Nettuno e dieci nella Grotta Verde. In ogni area sono state eseguite tre misure della concentrazione di clorofilla-a, utilizzando un fluorimetro PAM BenthoTorch.
La clorofilla-a è stata impiegata come indicatore della presenza complessiva di organismi fotosintetici. L’intensità luminosa è stata misurata con una sonda fotometrica. La distanza dall’ingresso è stata rilevata con un distanziometro laser.
La lampenflora cresce dove arriva la luce
Nella Grotta di Nettuno, la concentrazione complessiva di clorofilla-a non mostrava una diminuzione significativa con l’aumento della distanza dall’ingresso. Anche l’intensità della luce artificiale rimaneva sostanzialmente uniforme lungo i punti analizzati. La componente di luce naturale, invece, diminuiva allontanandosi dall’apertura.
Il dato indica che le lampade estendono l’area favorevole alla fotosintesi anche nelle parti più profonde. La lampenflora non resta quindi confinata alla zona prossima all’ingresso, come avviene in una grotta priva di illuminazione artificiale.
Nella Grotta Verde il quadro era diverso. La concentrazione di clorofilla-a diminuiva in modo significativo con l’aumento della profondità. La stessa tendenza riguardava l’intensità della luce naturale. La distribuzione osservata risultava coerente con il gradiente naturale di illuminazione di una cavità non attrezzata.
I modelli statistici hanno permesso di simulare due scenari. Nel primo, la luce artificiale della Grotta di Nettuno veniva rimossa e restava soltanto la componente naturale. In questa condizione, la concentrazione prevista di lampenflora si riduceva di circa la metà, fino a valori prossimi a zero nelle aree più profonde.
Nel secondo scenario, la Grotta Verde veniva dotata di lampade capaci di aumentare l’illuminazione. La simulazione prevedeva un incremento medio di circa 0,5 microgrammi di clorofilla-a per centimetro quadrato. Il risultato suggerisce che l’apertura al turismo accompagnata da un impianto luminoso potrebbe ampliare il problema già presente nelle zone raggiunte dalla luce naturale.
Gestione sostenibile delle visite
Gli autori dello studio indicano la riduzione dell’intensità luminosa come una delle principali misure per rendere più sostenibile la fruizione della Grotta di Nettuno. La rimozione completa degli organismi fotosintetici richiede trattamenti specifici, compresi metodi chimici, ma la diminuzione della luce può limitare la loro crescita e ridurre la frequenza degli interventi di pulizia.
Per la Grotta Verde, l’installazione di lampade fisse viene sconsigliata. Una possibile alternativa consiste nell’utilizzo di torce o lampade frontali fornite ai visitatori. In questo modo la luce viene prodotta soltanto durante il passaggio dei gruppi e può essere orientata verso le superfici necessarie alla visita.
Un sistema di questo tipo non elimina ogni forma di impatto. Può però ridurre la durata dell’esposizione e impedire l’illuminazione permanente delle pareti. La progettazione dovrebbe includere anche gruppi di visita ridotti, tempi di permanenza controllati e un programma di monitoraggio biologico e microclimatico.
Il monitoraggio dovrebbe riguardare almeno luce, temperatura, umidità relativa, anidride carbonica e circolazione dell’aria. Il progetto SHOWCAVE ha applicato un’impostazione multidisciplinare su dodici grotte turistiche italiane, con il coinvolgimento di competenze biologiche, geologiche, idrogeologiche, archeologiche e fisiche. Il CNR-IBE ha incluso nel monitoraggio sardo la Grotta di Nettuno, la Grotta Verde, la Grotta del Bue Marino e la Grotta di Su Marmuri.
Dalla ricerca SHOWCAVE al progetto CAVESTOUR
Gli aggiornamenti più recenti collegano il caso sardo al progetto europeo CAVESTOUR, avviato nel quadro del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027. Il progetto è indicato con una durata dal 1° febbraio 2025 al 31 gennaio 2028 e un budget complessivo di 1.778.545,45 euro, con un contributo di 1.422.836,36 euro.
CAVESTOUR coinvolge sei grotte pilota del Mediterraneo occidentale: Grotta di Nettuno, Grotta Verde e Grotta di Su Marmuri in Sardegna, Grotte di Equi Terme in Toscana, Grotta di Toirano in Liguria e una cavità nella regione francese Provenza-Alpi-Costa Azzurra.
L’iniziativa punta a integrare monitoraggio ambientale, gestione sostenibile e strumenti digitali per la visita. Le grotte pilota sono considerate laboratori nei quali sperimentare metodi replicabili in altri siti. L’obiettivo è costruire un sistema condiviso di conoscenze e buone pratiche per enti gestori, amministrazioni, operatori turistici, scuole e visitatori.
Tra le linee di ricerca più recenti rientrano anche tecniche alternative per il controllo della lampenflora. Un articolo divulgativo pubblicato da Scintilena riferisce di studi sulla radiazione ultravioletta a 222 nanometri, valutata per la degradazione di cianobatteri e microalghe. L’approccio appare promettente, ma richiede verifiche sugli effetti a lungo termine sulla fauna, sui funghi e sulle comunità microbiche della grotta.
Altri interventi in corso in Italia, come il Progetto Lampenflora nelle Grotte di Castellana, mostrano che la conservazione richiede manutenzione programmata, controlli scientifici e trattamenti mirati. La luce resta però il fattore preventivo più importante: ridurne intensità, durata e diffusione può limitare la formazione dei biofilm prima che diventi necessario rimuoverli.
Un modello per il turismo ipogeo
Il caso della Grotta Verde e della Grotta di Nettuno mostra che la sostenibilità non dipende soltanto dal numero di visitatori. Anche la tecnologia utilizzata per illuminare il percorso può trasformare la dinamica dell’ecosistema sotterraneo.
Una gestione basata sui dati dovrebbe definire la capacità portante della cavità e stabilire soglie operative per illuminazione, temperatura, anidride carbonica e affollamento. Le decisioni dovrebbero essere aggiornate attraverso misure periodiche e non soltanto attraverso valutazioni visive.
Per le grotte prossime all’apertura turistica, il confronto con cavità naturali come la Grotta Verde può fornire una condizione di riferimento. L’esperienza della Grotta di Nettuno dimostra invece che l’illuminazione artificiale può annullare il gradiente naturale della lampenflora e favorirne la presenza nelle aree profonde.
La fruizione turistica può quindi essere compatibile con la conservazione solo se il progetto di visita viene costruito attorno all’ecosistema della grotta. Illuminazione temporanea, gruppi limitati, monitoraggio continuo e interventi reversibili rappresentano strumenti concreti per mantenere l’accesso pubblico senza trasformare il buio sotterraneo in un ambiente permanentemente illuminato.
Fonti

- https://www.ibe.cnr.it/progetti/showcave/
- https://interreg-marittimo.eu/it/web/cavestour
- https://www.scintilena.com/caves-tour-un-modello-condiviso-per-la-gestione-sostenibile-delle-grotte-turistiche-tra-italia-e-francia/05/10/
- https://www.scintilena.com/lampenflora-nelle-grotte-turistiche-il-progetto-cavestour-studia-un-sistema-per-ridurre-la-peste-verde/11/15/
- https://www.scintilena.com/degradazione-di-cianobatteri-e-microalghe-con-radiazione-ultravioletta-a-222-nm-e-applicazione-nello-sbiancamento-della-lampenflora-sulle-superfici-rocciose-delle-grotte/07/11/
- https://www.scintilena.com/grotte-di-castellana-pulizia-della-grave-e-ripartenza-del-progetto-lampenflora-per-la-tutela-del-patrimonio-carsico/07/07/
- https://www.scintilena.com/il-turismo-e-le-luci-artificiali-stanno-modificando-gli-ecosistemi-delle-grotte/01/20/
- https://www.tutelapipistrelli.it/
- https://www.tutelapipistrelli.it/la-sezione-speleo/
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