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Lampenflora e turismo sostenibile nelle grotte della Sardegna: lo studio tra Grotta Verde e Grotta di Nettuno

August 23rd 2026 at 12:00

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La ricerca misura l’impatto dell’illuminazione artificiale

Uno studio condotto nell’area di Capo Caccia, in Sardegna, mette a confronto la Grotta Verde e la Grotta di Nettuno per valutare gli effetti dell’illuminazione artificiale sulla lampenflora. Il lavoro, firmato da Elena Piano, Daniela Cinus, Giuseppe Nicolosi, Quirico Antonio Cossu, Pierpaolo Duce e Marco Isaia, è stato sviluppato nell’ambito del progetto PRIN SHOWCAVE.

La ricerca affronta un problema centrale per la gestione delle grotte turistiche: come rendere accessibile un ambiente ipogeo senza alterarne in modo significativo gli equilibri fisici e biologici. In una cavità naturalmente buia, la luce artificiale modifica le condizioni ecologiche e permette la crescita di alghe, cianobatteri, diatomee e altri organismi fotosintetici. L’insieme di questi biofilm viene indicato con il termine lampenflora.

Il fenomeno non riguarda soltanto l’aspetto estetico delle concrezioni. La crescita dei biofilm può modificare le superfici rocciose, introdurre materia organica in zone normalmente prive di produzione primaria e creare nuove relazioni tra microrganismi e fauna cavernicola.

Grotta Verde e Grotta di Nettuno a Capo Caccia

Le due cavità si trovano a Capo Caccia, nel territorio di Alghero, a circa 20 metri sul livello del mare. Entrambe presentano uno sviluppo subacqueo profondo e sono influenzate dalle temperature medie dell’ambiente esterno e del mare. Le grotte non sono connesse tra loro.

La Grotta di Nettuno è una cavità turistica attrezzata. La Grotta Verde, utilizzata nello studio come ambiente non turistico di confronto, rappresenta un riferimento utile per osservare la distribuzione naturale dei microrganismi fotosintetici prima della trasformazione in sito di visita. Il confronto consente di distinguere gli effetti della luce naturale da quelli prodotti dagli impianti artificiali.

I ricercatori hanno selezionato una parete o una concrezione illuminata ogni cinquanta metri lungo il percorso principale. Sono stati analizzati tredici punti nella Grotta di Nettuno e dieci nella Grotta Verde. In ogni area sono state eseguite tre misure della concentrazione di clorofilla-a, utilizzando un fluorimetro PAM BenthoTorch.

La clorofilla-a è stata impiegata come indicatore della presenza complessiva di organismi fotosintetici. L’intensità luminosa è stata misurata con una sonda fotometrica. La distanza dall’ingresso è stata rilevata con un distanziometro laser.

La lampenflora cresce dove arriva la luce

Nella Grotta di Nettuno, la concentrazione complessiva di clorofilla-a non mostrava una diminuzione significativa con l’aumento della distanza dall’ingresso. Anche l’intensità della luce artificiale rimaneva sostanzialmente uniforme lungo i punti analizzati. La componente di luce naturale, invece, diminuiva allontanandosi dall’apertura.

Il dato indica che le lampade estendono l’area favorevole alla fotosintesi anche nelle parti più profonde. La lampenflora non resta quindi confinata alla zona prossima all’ingresso, come avviene in una grotta priva di illuminazione artificiale.

Nella Grotta Verde il quadro era diverso. La concentrazione di clorofilla-a diminuiva in modo significativo con l’aumento della profondità. La stessa tendenza riguardava l’intensità della luce naturale. La distribuzione osservata risultava coerente con il gradiente naturale di illuminazione di una cavità non attrezzata.

I modelli statistici hanno permesso di simulare due scenari. Nel primo, la luce artificiale della Grotta di Nettuno veniva rimossa e restava soltanto la componente naturale. In questa condizione, la concentrazione prevista di lampenflora si riduceva di circa la metà, fino a valori prossimi a zero nelle aree più profonde.

Nel secondo scenario, la Grotta Verde veniva dotata di lampade capaci di aumentare l’illuminazione. La simulazione prevedeva un incremento medio di circa 0,5 microgrammi di clorofilla-a per centimetro quadrato. Il risultato suggerisce che l’apertura al turismo accompagnata da un impianto luminoso potrebbe ampliare il problema già presente nelle zone raggiunte dalla luce naturale.

Gestione sostenibile delle visite

Gli autori dello studio indicano la riduzione dell’intensità luminosa come una delle principali misure per rendere più sostenibile la fruizione della Grotta di Nettuno. La rimozione completa degli organismi fotosintetici richiede trattamenti specifici, compresi metodi chimici, ma la diminuzione della luce può limitare la loro crescita e ridurre la frequenza degli interventi di pulizia.

Per la Grotta Verde, l’installazione di lampade fisse viene sconsigliata. Una possibile alternativa consiste nell’utilizzo di torce o lampade frontali fornite ai visitatori. In questo modo la luce viene prodotta soltanto durante il passaggio dei gruppi e può essere orientata verso le superfici necessarie alla visita.

Un sistema di questo tipo non elimina ogni forma di impatto. Può però ridurre la durata dell’esposizione e impedire l’illuminazione permanente delle pareti. La progettazione dovrebbe includere anche gruppi di visita ridotti, tempi di permanenza controllati e un programma di monitoraggio biologico e microclimatico.

Il monitoraggio dovrebbe riguardare almeno luce, temperatura, umidità relativa, anidride carbonica e circolazione dell’aria. Il progetto SHOWCAVE ha applicato un’impostazione multidisciplinare su dodici grotte turistiche italiane, con il coinvolgimento di competenze biologiche, geologiche, idrogeologiche, archeologiche e fisiche. Il CNR-IBE ha incluso nel monitoraggio sardo la Grotta di Nettuno, la Grotta Verde, la Grotta del Bue Marino e la Grotta di Su Marmuri.

Dalla ricerca SHOWCAVE al progetto CAVESTOUR

Gli aggiornamenti più recenti collegano il caso sardo al progetto europeo CAVESTOUR, avviato nel quadro del Programma Interreg Italia-Francia Marittimo 2021-2027. Il progetto è indicato con una durata dal 1° febbraio 2025 al 31 gennaio 2028 e un budget complessivo di 1.778.545,45 euro, con un contributo di 1.422.836,36 euro.

CAVESTOUR coinvolge sei grotte pilota del Mediterraneo occidentale: Grotta di Nettuno, Grotta Verde e Grotta di Su Marmuri in Sardegna, Grotte di Equi Terme in Toscana, Grotta di Toirano in Liguria e una cavità nella regione francese Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

L’iniziativa punta a integrare monitoraggio ambientale, gestione sostenibile e strumenti digitali per la visita. Le grotte pilota sono considerate laboratori nei quali sperimentare metodi replicabili in altri siti. L’obiettivo è costruire un sistema condiviso di conoscenze e buone pratiche per enti gestori, amministrazioni, operatori turistici, scuole e visitatori.

Tra le linee di ricerca più recenti rientrano anche tecniche alternative per il controllo della lampenflora. Un articolo divulgativo pubblicato da Scintilena riferisce di studi sulla radiazione ultravioletta a 222 nanometri, valutata per la degradazione di cianobatteri e microalghe. L’approccio appare promettente, ma richiede verifiche sugli effetti a lungo termine sulla fauna, sui funghi e sulle comunità microbiche della grotta.

Altri interventi in corso in Italia, come il Progetto Lampenflora nelle Grotte di Castellana, mostrano che la conservazione richiede manutenzione programmata, controlli scientifici e trattamenti mirati. La luce resta però il fattore preventivo più importante: ridurne intensità, durata e diffusione può limitare la formazione dei biofilm prima che diventi necessario rimuoverli.

Un modello per il turismo ipogeo

Il caso della Grotta Verde e della Grotta di Nettuno mostra che la sostenibilità non dipende soltanto dal numero di visitatori. Anche la tecnologia utilizzata per illuminare il percorso può trasformare la dinamica dell’ecosistema sotterraneo.

Una gestione basata sui dati dovrebbe definire la capacità portante della cavità e stabilire soglie operative per illuminazione, temperatura, anidride carbonica e affollamento. Le decisioni dovrebbero essere aggiornate attraverso misure periodiche e non soltanto attraverso valutazioni visive.

Per le grotte prossime all’apertura turistica, il confronto con cavità naturali come la Grotta Verde può fornire una condizione di riferimento. L’esperienza della Grotta di Nettuno dimostra invece che l’illuminazione artificiale può annullare il gradiente naturale della lampenflora e favorirne la presenza nelle aree profonde.

La fruizione turistica può quindi essere compatibile con la conservazione solo se il progetto di visita viene costruito attorno all’ecosistema della grotta. Illuminazione temporanea, gruppi limitati, monitoraggio continuo e interventi reversibili rappresentano strumenti concreti per mantenere l’accesso pubblico senza trasformare il buio sotterraneo in un ambiente permanentemente illuminato.

Fonti

L'articolo Lampenflora e turismo sostenibile nelle grotte della Sardegna: lo studio tra Grotta Verde e Grotta di Nettuno proviene da Scintilena.

Una luce nell’oscurità; i fattori ambientali che determinano la crescita della lampenflora nelle grotte turistiche italiane

August 23rd 2026 at 11:00

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Introduzione al fenomeno della lampenflora nelle grotte turistiche

Gli ambienti sotterranei sono naturalmente privi di luce, una condizione che impedisce lo sviluppo di organismi fotosintetici al loro interno. Quando le grotte vengono trasformate in attrazioni turistiche, l’installazione di sistemi di illuminazione artificiale crea le condizioni per la proliferazione della cosiddetta lampenflora, una comunità di organismi vegetali alieni all’ecosistema ipogeo.

Questa comunità fotosintetica è composta principalmente da microorganismi epilitici eucarioti e procarioti che formano biofilm estesi sulle pareti rocciose e sugli speleotemi delle grotte, causando danni estetici, fisici e chimici irreversibili. Una comprensione approfondita dei fattori ambientali che determinano questa proliferazione risulta quindi essenziale per fornire linee guida efficaci per il contenimento del fenomeno.

Metodologia di ricerca nelle nove grotte turistiche italiane

Nel quadro del Progetto di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN) “SHOWCAVE”, i ricercatori del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università³³ degli Studi di Torino hanno raccolto dati relativi alla concentrazione dei tre principali gruppi di microorganismi che costituiscono la lampenflora. Lo studio ha interessato nove grotte turistiche italiane caratterizzate da diversi flussi turistici annuali.

In ciascuna grotta è stata selezionata una parete illuminata o uno speleotema ogni 50 metri circa dal punto di ingresso lungo il percorso turistico, per un totale di 211 plot di campionamento. In ogni plot sono state effettuate tre repliche di misurazione della concentrazione di clorofilla-a per cianobatteri, alghe verdi e diatomee utilizzando il BenthoTorch, un fluorimetro PAM portatile sviluppato da BBE Moldaenke GmbH in grado di calcolare una misura istantanea e in situ della densità³³ di clorofilla-a dei tre gruppi fotosintetici bentonici.

Oltre alle misurazioni biologiche, sono stati registrati parametri ambientali quali l’intensità³³ luminosa con sonda fotometrica, la distanza dalla lampada, l’umidità³³ della parete (classificata in secca, umida o con acqua di percolazione) e la distanza dall’ingresso della grotta e dal sentiero turistico. I dati sono stati modellati mediante Modelli Lineari Generalizzati Misti (GLMM) con distribuzione Gamma nell’ambiente R, utilizzando l’identità³³ della grotta come fattore casuale per tenere conto dell’autocorrelazione spaziale dei dati.

Risultati principali: l’intensità³³ luminosa come driver primario

Combinando i dati ottenuti da tutte le grotte turistiche esaminate, lo studio ha dimostrato che i parametri legati alla luce rappresentano i driver più importanti della crescita della lampenflora. In particolare, è emerso un effetto positivo significativo dell’intensità³³ luminosa per tutti e tre i gruppi esaminati: cianobatteri (t = 4,15, P < 0,001), diatomee (t = 2,00, P = 0,044) e alghe verdi (z = 3,17, P = 0,002).

Questi risultati confermano quanto osservato in letteratura scientifica precedente, dove l’illuminamento si è dimostrato il fattore principale nel guidare sia la probabilità di presenza sia la crescita dei tre gruppi all’interno delle grotte. La presenza di acqua di percolazione sulle pareti ha mostrato un effetto positivo significativo sulle diatomee (t = 4,35, P < 0,001), mentre la concentrazione dei cianobatteri diminuisce all’aumentare della distanza dall’ingresso della grotta (t = -2,33, P = 0,020).

Implicazioni per la gestione sostenibile delle grotte turistiche

La distanza dal sentiero turistico non ha influenzato nessuno dei gruppi esaminati, indicando che i propagoli trasportati dai visitatori hanno un ruolo minore nella disseminazione della lampenflora all’interno delle grotte turistiche. Questo dato contrasta con quanto osservato per altri gruppi microbici, come i funghi, dove il fattore umano risulta più determinante.

Nel complesso, i risultati ottenuti dimostrano come ridurre l’intensità³³ della luce possa contribuire significativamente al contenimento della crescita della lampenflora, specialmente sulle pareti delle grotte con acqua di percolazione e in prossimità³³ dell’ingresso. Nonostante la modulazione dell’illuminazione possa aiutare a ridurre la crescita degli organismi fotosintetici, va sottolineato che una corretta eradicazione della lampenflora non può essere ottenuta senza una rimozione attiva mediante metodi chimici ecocompatibili.

Approfondimenti e aggiornamenti recenti sulla lampenflora

Ricerche più recenti hanno ulteriormente approfondito il ruolo del substrato nella determinazione della concentrazione della lampenflora. Uno studio del 2025 condotto nel deposito osseo “Cimitero degli Orsi” nella grotta turistica di Toirano ha rivelato che le diatomee mostrano concentrazioni più elevate sulle ossa rispetto ad altri substrati, con valori ancora maggiori all’aumentare dell’intensità³³ luminosa. I cianobatteri aumentano la loro concentrazione con la luce senza una preferenza specifica per il substrato, mentre le alghe verdi risultano più presenti su roccia e suolo.

Altri studi hanno evidenziato come la durata dell’illuminazione artificiale influenzi significativamente la crescita della lampenflora, specialmente nelle grotte con elevato utilizzo turistico. La concentrazione di lampenflora può aumentare fino a tre volte sotto luci artificiali rispetto all’illuminazione naturale. Ricerche condotte sulla Grotta Zinzulusa nel Sud Italia hanno mostrato che il passaggio dall’illuminazione a tungsteno a sistemi LED non ha prodotto cambiamenti significativi nella comunità di lampenflora nel primo anno.

Studi sulla diversità³³ specifica hanno documentato 16 specie di muschi e 2 di felci nella lampenflora della Grotta Gigante nel Carso triestino, con specie come Eucladium verticillatum, Fissidens bryoides e la felce Asplenium trichomanes tra le più comuni. La ricchezza specifica di briofite e felci della lampenflora in questa grotta risulta la più elevata rispetto ad altre grotte turistiche recentemente investigate nel Carso italiano.

Strategie di mitigazione e prospettive future

La modellazione della concentrazione di microorganismi fotosintetici sotto diversi scenari di riduzione dell’intensità³³ luminosa ha predetto una diminuzione generale di tutti i gruppi, più marcata per cianobatteri e alghe verdi e più debole per le diatomee su substrati ossei. Questi risultati forniscono indicazioni preziose per la gestione delle grotte turistiche e la protezione del patrimonio culturale ipogeo, inclusi i reperti paleontologici in situ.

L’aumento della distanza tra le fonti luminose e le superfici rocciose esposte, unito all’uso di appropriate lunghezze d’onda della luce e alla riduzione della durata e dell’intensità³³ dell’illuminazione, può inibire efficacemente la crescita della lampenflora. La ricerca sottolinea l’importanza di un approccio integrato che combini la modulazione dei parametri luminosi con metodi di rimozione attiva ecocompatibili per una gestione sostenibile delle grotte turistiche.


Fonti

  1. Piano E., Nicolosi G., Isaia M. (2022). “A light in the darkness: environmental drivers of lampenflora proliferation in Italian show caves”. XXIII Congresso Nazionale di Speleologia, Memorie dell’Istituto Italiano di Speleologia s. II, 42, 2022.
  2. Substrate type and light intensity determine lampenflora concentration on paleontological remains in show caves. https://peerj.com/articles/19622
  3. Modulating lighting regime favours a sustainable use of show caves: A case study in NW-Italy. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S1617138121001229
  4. Unveiling the menace of lampenflora to underground tourist environments. https://www.nature.com/articles/s41598-024-66383-5
  5. Substrate type and light intensity determine lampenflora concentration on paleontological remains in show caves. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12356184/
  6. Environmental drivers of lampenflora growth in the Bossea showcave (NW-Italy). https://iris.unito.it/handle/2318/152610
  7. Lampenflora and the entrance biofilm in two show caves: comparison of microbial community, environmental, and biofilm parameters. https://caves.org/pub/journal/PDF/v82/82_2_69.pdf
  8. Università degli Studi di Torino – PhD Thesis Nicolosi. https://iris.unito.it/retrieve/cb98962a-cd40-4a6c-9f90-6a53654add6f/PhD_Thesis_Nicolosi.pdf
  9. Environmental drivers of phototrophic biofilms in an Alpine show cave (SW-Italian Alps). https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0048969715301492
  10. Modulating lighting regime favours a sustainable use of show caves. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1617138121001229
  11. The lampenflora disease in show caves: testing the efficacy of environmentally friendly chemical treatments. https://www.iris.unisa.it/handle/11386/4798189
  12. MICROCLIMATE AND MICROBIAL CHARACTERIZATION IN THE ZINZULUSA SHOW CAVE (SOUTH ITALY) AFTER SWITCHING TO LED LIGHTING. http://caves.org/pub/journal/PDF/v77/cave-77-03-133.pdf
  13. SPECIES DIVERSITY OF BRYOPHYTES AND FERNS OF LAMPENFLORA IN GROTTA GIGANTE (NE ITALY). https://ojs.zrc-sazu.si/carsologica/article/view/576
  14. Environmental drivers of phototrophic biofilms in an Alpine show cave (SW-Italian Alps). https://iris.unito.it/bitstream/2318/1524979/4/Piano%20et%20al%202015.pdf
  15. Ecology for an ecological transition. https://www.ecologia.it/wp-content/uploads/2021/12/Ecology-for-an-ecological-transition.pdf
  16. Monitoring of lampenflora growth on speleothems exposed to artificial lights. https://iris.polito.it/handle/11583/2992293

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  • Rinolofidi nei Lessini Vicentini: il Buso della Pisatela conferma il valore delle grotte per i pipistrelli
    Condividi Ricerche speleologiche e monitoraggio dei chirotteri indicano le cavità dei Lessini Vicentini come rifugi importanti per Rhinolophus ferrumequinum e Rhinolophus hipposideros Uno studio dedicato alla presenza dei rinolofidi nei Lessini Vicentini documenta il ruolo delle cavità carsiche per la conservazione dei pipistrelli in Veneto. La ricerca, realizzata da Andrea Pereswiet-Soltan con il Club Speleologico Proteo di Vicenza, è stata condotta nell’ambito del progetto “Ruolo ecologico-
     

Rinolofidi nei Lessini Vicentini: il Buso della Pisatela conferma il valore delle grotte per i pipistrelli

August 23rd 2026 at 09:00

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Ricerche speleologiche e monitoraggio dei chirotteri indicano le cavità dei Lessini Vicentini come rifugi importanti per Rhinolophus ferrumequinum e Rhinolophus hipposideros

Uno studio dedicato alla presenza dei rinolofidi nei Lessini Vicentini documenta il ruolo delle cavità carsiche per la conservazione dei pipistrelli in Veneto. La ricerca, realizzata da Andrea Pereswiet-Soltan con il Club Speleologico Proteo di Vicenza, è stata condotta nell’ambito del progetto “Ruolo ecologico-funzionale delle principali cavità dei Lessini Vicentini per la chirotterofauna”.

Il progetto è stato finanziato dalla Federazione Speleologica Veneta e si è sviluppato nel triennio 2009-2011. L’indagine ha riguardato otto tra le maggiori grotte dell’area compresa attorno all’Altopiano Faledo-Casaron. L’attenzione si è concentrata su due specie appartenenti alla famiglia Rhinolophidae: il rinolofo maggiore, Rhinolophus ferrumequinum, e il rinolofo minore, Rhinolophus hipposideros.

Rinolofidi e grotte: specie sensibili al disturbo

I rinolofidi sono tra i pipistrelli più facilmente osservabili negli ambienti sotterranei. Il loro comportamento, con gli individui appesi liberamente alle volte e spesso avvolti nelle ali, li rende riconoscibili durante i controlli speleologici.

La loro fisiologia li rende sensibili alle variazioni del microclima. Sono specie stenoterme e risentono degli aumenti di temperatura provocati dalla presenza umana, dall’illuminazione artificiale e dalla modifica della ventilazione naturale. Durante l’ibernazione, un risveglio forzato può determinare un consumo rilevante delle riserve energetiche accumulate in autunno.

I rinolofidi selezionano in genere ambienti umidi e relativamente stabili. Per l’ibernazione preferiscono microambienti con temperature comprese, secondo il testo dello studio, tra 7 e 10 °C. La scelta della zona della grotta dipende dalla morfologia della cavità, dalla circolazione dell’aria e dalla disponibilità di nicchie con condizioni costanti.

Il monitoraggio nei Lessini Vicentini

La ricerca ha utilizzato tre principali metodologie: catture con reti mist-net, monitoraggio bioacustico e controlli visivi all’interno delle grotte. Nel lavoro presentato vengono analizzati soprattutto i dati ottenuti attraverso il monitoraggio acustico e le osservazioni dirette.

Il rilevamento bioacustico è stato svolto con un bat detector Pettersson D500x. Nei mesi di aprile e giugno le registrazioni sono state effettuate dal tramonto alla mezzanotte. A luglio e novembre il monitoraggio è stato esteso all’intera notte.

Il dispositivo registrava automaticamente file della durata di cinque secondi. Ogni sonogramma contenente almeno tre impulsi di ecolocalizzazione veniva considerato un contatto di presenza. I dati sono stati poi sommati per le diverse ore di registrazione e per le due specie considerate.

Le grotte analizzate presentavano caratteristiche ambientali diverse. Il Buso della Pisatela, la Grotta dei Partigiani, il Buso del Vento e la Tana del Tasso avevano ingressi piccoli, collocati all’interno di boschi cedui con presenza di alberi maturi. La Grotta della Stria e il Buco del Soglio si trovavano invece in prossimità del limite tra bosco e aree aperte.

Il Buso della Rana aveva un ingresso ampio e alto, rivolto verso un ambiente più aperto. La cavità risultava sottoposta a una forte pressione antropica, per la frequentazione da parte di speleologi ed escursionisti.

Il ruolo del Buso della Pisatela

I risultati hanno evidenziato una diversa distribuzione dell’attività notturna tra le cavità. Rhinolophus hipposideros ha mostrato una maggiore attività presso le grotte collocate all’interno del bosco, un ambiente favorevole alle attività di foraggiamento della specie.

La presenza acustica non sempre coincideva con il numero di esemplari osservati durante il giorno o durante i controlli invernali. In alcune cavità, come la Grotta dei Partigiani, la Tana del Tasso e il Buso del Vento, l’attività notturna era significativa, mentre gli individui osservati all’interno risultavano pochi.

Il Buso della Rana ha registrato una maggiore attività di Rhinolophus ferrumequinum. Durante i controlli sono stati osservati con regolarità esemplari appesi nella cavità. Gli avvistamenti di rinolofo minore sono risultati più sporadici.

Il sito più importante è risultato il Buso della Pisatela. La grotta ha mostrato una consistente attività notturna nel periodo estivo e una presenza numerosa durante l’inverno. Il 7 marzo 2020 sono stati osservati quattro rinolofi maggiori e 67 rinolofi minori.

La morfologia articolata della cavità potrebbe spiegare la sua rilevanza. La presenza di numerosi ambienti interni permette ai pipistrelli di selezionare microclimi differenti e di trovare zone adatte all’ibernazione.

Durante le registrazioni notturne di luglio, circa due terzi dell’attività si concentravano tra il tramonto e la mezzanotte. Il dato potrebbe essere collegato non solo all’uscita serale per il foraggiamento, ma anche a interazioni sociali, pause temporanee, abbeveramento o cattura di insetti sulle pareti della grotta.

Il Buco del Soglio e la pressione della fruizione

Il Buco del Soglio ha mostrato una presenza relativamente costante delle due specie, anche se con numeri contenuti. Gli individui osservati si aggiravano intorno alle dieci unità. La cavità può quindi avere un ruolo nell’ibernazione dei pipistrelli, pur non ospitando una colonia numerosa.

Lo studio evidenzia una possibile criticità. La sistemazione del sentiero di accesso e la messa in sicurezza dell’interno della grotta, realizzate in occasione delle iniziative per il centenario della Prima guerra mondiale, hanno migliorato la fruizione umana della cavità. Sarebbe necessario verificare se questi interventi abbiano modificato la presenza dei pipistrelli.

Il caso mostra un principio importante per la gestione delle grotte: la rilevanza di un sito non dipende soltanto dal numero di animali presenti. Anche pochi individui possono indicare l’utilizzo della cavità come rifugio stagionale. Questo aspetto è particolarmente importante per i rinolofi, che possono occupare le volte in modo disperso e risultare meno visibili durante i controlli.

Le azioni in Italia contro il disturbo nelle grotte

In Italia la riduzione del disturbo dei pipistrelli nelle grotte frequentate dagli speleologi si basa su una combinazione di norme, monitoraggi e misure gestionali.

Le principali azioni adottate o previste sono:

  • chiusure stagionali delle cavità durante l’ibernazione e il periodo riproduttivo;
  • limitazione degli accessi nei siti Natura 2000 e nelle aree protette;
  • autorizzazione preventiva per ricerca, monitoraggio e interventi tecnici;
  • installazione di cancelli o griglie progettati per consentire il passaggio dei pipistrelli;
  • divieto di illuminare direttamente gli animali e gli ingressi delle grotte;
  • regolamentazione del numero di visitatori e delle dimensioni dei gruppi;
  • registrazione delle visite e accompagnamento da parte di personale formato;
  • monitoraggio bioacustico, conteggio degli individui e controllo degli ingressi;
  • coinvolgimento di chirotterologi nelle decisioni di gestione;
  • informazione rivolta a speleologi, escursionisti, gestori e amministrazioni locali.

Un esempio concreto è rappresentato dalle misure adottate per la Grotta de Su Coloru in Sardegna. Il piano di gestione prevede il divieto di accesso dal 15 novembre al 31 marzo, durante l’ibernazione, e dal 1° maggio al 30 agosto, durante il periodo riproduttivo. Sono inoltre vietati l’illuminazione degli ingressi, la sosta, la fotografia e la produzione di rumori vicino agli animali svernanti o in riproduzione. Le visite sono consentite in periodi prestabiliti, con registrazione, accompagnamento e numero massimo di partecipanti.[1]

Le linee guida ISPRA sottolineano la necessità di censire i rifugi, raccogliere dati comparabili e programmare i monitoraggi in modo da evitare che la ricerca produca un disturbo superiore ai benefici conoscitivi. Il monitoraggio può comprendere osservazioni presso il rifugio, conteggi all’involo, rilevamento ultrasonoro e archiviazione dei dati in banche dati dedicate.[2]

Norme, responsabilità e buone pratiche speleologiche

La tutela dei pipistrelli deriva dalla Legge 157/1992, dal D.P.R. 357/1997 e successive modifiche, dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE, dalla Convenzione di Berna e dall’Accordo EUROBATS. Tutti i chirotteri europei sono sottoposti a protezione e i loro siti di riproduzione e riposo non devono essere danneggiati o distrutti.

Nel caso di attività che possano incidere su un sito Natura 2000, può essere necessaria la Valutazione di Incidenza Ambientale. Il quadro normativo si integra con i piani di gestione delle ZSC e delle ZPS, con i regolamenti dei parchi e con le disposizioni regionali.

Per gli speleologi, la prevenzione del disturbo comincia prima dell’ingresso in grotta. È necessario verificare la presenza di divieti o chiusure temporanee, consultare i gestori del sito e segnalare eventuali osservazioni di pipistrelli agli enti competenti. Durante l’esplorazione occorre mantenere la distanza dagli animali, evitare di illuminarli direttamente, non fotografarli da vicino e ridurre rumori e soste nelle aree occupate.

Le chiusure fisiche devono essere progettate con attenzione. Una griglia non corretta può ostacolare il volo, modificare la ventilazione o alterare il microclima della grotta. Le soluzioni chirotterofile, con spazi adeguati e valutati da specialisti, devono impedire l’accesso umano senza creare una barriera per i pipistrelli.[1][3]

Una gestione basata sui dati

Il lavoro sui Lessini Vicentini mostra come la collaborazione tra speleologi e chirotterologi possa produrre informazioni utili alla conservazione. Le grotte non sono soltanto luoghi di passaggio o ambienti da esplorare. Sono rifugi, aree di foraggiamento, siti di svernamento e possibili luoghi di interazione sociale.

Per il Buso della Pisatela, e più in generale per le cavità dei Lessini Vicentini, sarebbe utile proseguire il monitoraggio in più stagioni. I dati raccolti nel periodo 2009-2011 e le osservazioni successive costituiscono una base per verificare l’evoluzione delle presenze, gli effetti della frequentazione e l’eventuale cambiamento delle condizioni microclimatiche.

Una gestione efficace non richiede necessariamente l’esclusione permanente degli speleologi. Richiede, prima di tutto, accessi programmati, periodi di chiusura biologica, comportamenti corretti e decisioni fondate su monitoraggi ripetuti. In questo modo la ricerca speleologica può continuare a contribuire alla conoscenza degli ambienti sotterranei senza compromettere i rifugi dei pipistrelli.

Fonti

Fonti
[1] DECRETO N https://www.sardegnaambiente.it/documenti/1_422_20221017180722.pdf
[3] [PDF] Quaderni di Conservazione della Natura – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/conservazione-natura/files/6730_19_qcn_monitoraggio_chirotteri.pdf
[6] Layout.qxp https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/conservazione-natura/files/6769_28_qcn_Linee_guida_chirotteri.pdf
[7] Towards the new Checklist of the Italian Fauna https://escholarship.org/content/qt0jv6h904/qt0jv6h904.pdf?t=rderzc
[8] Notulae to the Italian native vascular flora: 10 https://italianbotanist.pensoft.net/article/60743/download/pdf/
[9] [PDF] Guidelines for the conservation of bats in buildings and the … – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/contentfiles/00007600/7646-pipistrelli-web.pdf
[10] Caves Biodiversity in the Marine Area of Riviera d’Ulisse Regional Park, Italy: Grotta del Maresciallo Overview https://www.omicsonline.org/open-access/caves-biodiversity-in-the-marine-area-of-riviera-dulisse-regional-park-italy-grotta-del-maresciallo-overview-2332-2543-1000153.pdf
[11] [PDF] Manuali per il monitoraggio di specie e habitat di interesse … – Ispra https://www.isprambiente.gov.it/files2019/pubblicazioni/manuali-linee-guida/MLG_190_19.pdf
[12] Monitoraggio, conservazione e informazione nella Baia Di Ieranto: un modello circolare per la gestione delle Aree Marine Protette https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=14823.pdf
[13] 2477 1..48 https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/94468.pdf
[14] L’applicazione di tecniche innovative nel monitoraggio costiero degli habitat prioritari https://fupress.com/redir.ashx?RetUrl=14825.pdf
[15] Legge regionale 14 ottobre 2016, n. 15 https://lexview-int.regione.fvg.it/FontiNormative/xml/scarico.aspx?ANN=2016&LEX=0015&tip=0&id=cap4&lang=ita
[16] Pipistrelli in Italia: cosa dice la legge e come proteggere … https://www.scintilena.com/pipistrelli-in-italia-cosa-dice-la-legge-e-come-proteggere-specie-e-rifugi/07/30/
[17] Pipistrelli e grotte: la scienza conferma gli effetti del … https://www.scintilena.com/pipistrelli-e-grotte-la-scienza-conferma-gli-effetti-del-disturbo-umano-sulle-colonie-in-ibernazione/03/12/
[18] I Quaderni Habitat. N.1 “Grotte e fenomeno carsico. La vita nel mondo sotterraneo” – Parte III http://gscaisarzana.altervista.org/wp-content/uploads/qh1_grotte3.pdf
[19] Chirotteri del Carso e Venezia Giulia: Bressi racconta 5000 … https://www.scintilena.com/ecco-larticolo-redatto-per-scintilena/05/04/
[20] Comportamenti da Evitare in Grotta: 15 Regole d’Oro per … – Scintilena https://www.scintilena.com/comportamenti-da-evitare-in-grotta-15-regole-doro-per-gli-speleologi-per-proteggere-i-pipistrelli/05/24/
[21] Diffida alle Grotte di Castellana: richiesta sospensione attività turistiche da Tutela Pipistrelli – Scintilena https://www.scintilena.com/diffida-alle-grotte-di-castellana-richiesta-sospensione-attivita-turistiche-da-tutela-pipistrelli/01/01/
[22] ma5_04_036.html https://www.edizionieuropee.it/LAW/HTML/128/ma5_04_036.html
[23] pipistrelli.pdf https://cielobuio.org/wp-content/uploads/supporto/download/pipistrelli.pdf

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Disturbo dei pipistrelli in grotta: perché le visite possono mettere a rischio colonie e letargo

August 23rd 2026 at 08:00

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Riproduzione e ibernazione dei Chirotteri richiedono accessi regolati, monitoraggi e collaborazione tra speleologi, ricercatori ed enti di tutela

Il disturbo dei pipistrelli in grotta è una questione concreta per la conservazione degli ambienti ipogei. Le cavità non sono solo luoghi di esplorazione. Per molte specie di Chirotteri sono rifugi stagionali, utilizzati per l’ibernazione, la riproduzione, il transito e, in alcuni casi, l’accoppiamento.

Il contributo di Andrea Pereswiet-Soltan, presentato al XXIII Congresso Nazionale di Speleologia di Ormea nel 2022, richiama l’attenzione sugli effetti della presenza umana durante le fasi più sensibili del ciclo biologico.

L’osservazione della fauna sotterranea impone quindi una responsabilità diretta a chi frequenta le grotte, dalle squadre esplorative ai gruppi impegnati in corsi e visite organizzate.

Disturbo dei pipistrelli in grotta e ciclo biologico

Nelle aree temperate le grotte possono ospitare sia le nursery sia gli hibernacula.

Le nursery sono le colonie riproduttive in cui le femmine partoriscono, allevano e svezzano i piccoli.

Gli hibernacula sono i rifugi invernali nei quali gli animali riducono il metabolismo per superare la stagione con poche prede disponibili.

I periodi più delicati sono il letargo, indicativamente fra novembre e marzo, e la nascita con crescita e svezzamento dei piccoli, in particolare fra giugno e luglio.

In presenza di una colonia, Tutela Pipistrelli raccomanda di evitare i sopralluoghi nelle due finestre stagionali. [web:17]

Il disturbo dei pipistrelli in grotta può essere provocato da avvicinamento, rumore, illuminazione diretta, fotografie con flash, permanenza prolungata o alterazione delle condizioni del rifugio.

Anche la semplice osservazione non è neutra se avviene a distanza ridotta o in un momento biologicamente critico.

Nursery: il rischio per femmine e piccoli

In estate il disturbo di una nursery è spesso immediatamente percepibile.

Colonie di numerosi esemplari possono reagire con vocalizzazioni e involi concitati.

Le madri spaventate possono lasciare il gruppo; i piccoli, se ancora incapaci di volare o di risalire verso il soffitto, possono cadere.

La conseguenza non riguarda solo l’animale coinvolto. I pipistrelli hanno in genere un tasso riproduttivo basso e molte specie partoriscono uno, più raramente due piccoli all’anno.

La perdita di giovani o l’abbandono di un rifugio riproduttivo può quindi incidere sulla continuità della colonia.

Le linee guida ISPRA ricordano che i rifugi concentrano molti animali nei periodi di riproduzione e letargo e che le caratteristiche microclimatiche hanno un ruolo determinante proprio in queste fasi.

I siti ipogei, naturali e artificiali, rientrano tra i rifugi utilizzati dai Chirotteri. [web:4]

Ibernazione: l’energia consumata dai risvegli

In inverno il disturbo dei pipistrelli in grotta può essere poco evidente. Un animale appeso e apparentemente immobile può avere già percepito la presenza del visitatore.

Nei rinolofi, per esempio, i segnali di inquietudine possono essere minimi e non coincidere con un volo immediato.

Il passaggio dal torpore all’attività richiede tempo ed energia. Il risveglio comporta un aumento del metabolismo, della temperatura corporea e, se l’animale vola, dell’attività muscolare.

Terminato il pericolo, sono necessarie ulteriori risorse per tornare allo stato di torpore.

Il testo di Pereswiet-Soltan richiama gli studi sull’equilibrio energetico durante il letargo. Un pipistrello non disturbato può consumare in questo periodo il 20-30% del proprio peso e circa l’80% della massa grassa. Risvegli ripetuti riducono ulteriormente le riserve disponibili e possono compromettere il superamento dell’inverno.

Anche una ricerca pubblicata nel 2024 su Scientific Reports ha rilevato una relazione tra il disturbo prodotto dai rilevatori in grotta e l’attività dei pipistrelli dopo i sopralluoghi. Il fattore considerato univa numero di persone e durata della permanenza nella cavità. [web:6]

Azioni italiane contro il disturbo dei pipistrelli in grotta

In Italia la limitazione del disturbo dei Chirotteri si basa su un insieme di norme, misure di gestione e pratiche operative. Non esiste una singola procedura identica per tutte le cavità. Le misure dipendono dalla specie presente, dalla funzione del rifugio, dalla stagione, dal regime di protezione dell’area e dalle disposizioni dell’ente competente.

  • Protezione normativa di animali e rifugi. Il quadro richiamato dalle fonti di settore comprende la Direttiva Habitat 92/43/CEE, il DPR 357/1997, la legge 157/1992, la Convenzione di Berna e l’Accordo EUROBATS. Il principio centrale è la protezione rigorosa degli esemplari e dei siti di riproduzione e riposo, con particolare attenzione alle fasi di riproduzione e ibernazione. [web:6]
  • Individuazione dei rifugi importanti. La banca dati italiana dei rifugi dei pipistrelli, avviata dal Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri, è stata indicata nei rapporti nazionali EUROBATS come strumento per classificare i siti secondo specie e dimensione delle colonie e pianificare misure più efficaci. Il rapporto 2006 segnalava 37 hibernacula e 67 nursery prioritarie per ricchezza specifica e consistenza delle colonie. [web:20]
  • Monitoraggio territoriale. Nel Lazio, dal 2010 è stato avviato un progetto di raccolta dati nelle aree protette, che ha portato a una banca dati geografica. Nel 2013 è stata istituita una rete regionale di monitoraggio dei Chirotteri, articolata con un centro regionale, centri tematici e laboratori territoriali presso le aree protette. [web:34]
  • Segnalazione da parte degli speleologi. Tutela Pipistrelli mette a disposizione una scheda per segnalare la presenza dei pipistrelli in grotta. Le segnalazioni servono a individuare i rifugi più rilevanti e a definire iniziative di salvaguardia. [web:32]
  • Limitazioni stagionali e regolazione degli accessi. Per una grotta che ospita un hibernaculum o una nursery, la misura più diretta è rimandare visite, esercitazioni e attività non indispensabili fuori dai periodi sensibili. Possono essere previsti divieti temporanei, percorsi alternativi e condizioni di accesso definite da enti gestori, aree protette o misure di conservazione dei siti Natura 2000. [web:6]
  • Buone pratiche in cavità. Occorre muoversi in silenzio, restare lontani dagli animali, non toccarli e non illuminarli direttamente. Vanno evitati flash, droni, sorgenti di calore, musica e soste nelle sale occupate. La scelta della cavità e della stagione deve precedere l’uscita, non essere decisa davanti alla colonia. [web:6]
  • Protezione fisica e gestione basata su dati. Quando necessaria e progettata in modo compatibile con il volo dei pipistrelli, la protezione degli accessi può ridurre l’ingresso non autorizzato. EUROBATS richiede alle Parti di identificare i siti importanti e proteggerli da danno o disturbo; il suo archivio internazionale degli habitat sotterranei include grotte, miniere, fortificazioni e gallerie. [web:29][web:27]

Queste azioni hanno un elemento comune: conoscere il rifugio prima di frequentarlo. Una chiusura stagionale non rappresenta una rinuncia alla speleologia. È uno strumento di pianificazione che conserva una cavità nei mesi in cui la colonia non può sostenere interferenze.

Cosa fare durante un’uscita speleologica

La prevenzione del disturbo dei pipistrelli in grotta inizia prima dell’ingresso. I gruppi dovrebbero verificare se la cavità è nota per ospitare colonie, consultare le prescrizioni locali e comunicare le osservazioni a chi svolge monitoraggi autorizzati.

Se gli animali vengono incontrati lungo il percorso, la condotta più prudente è interrompere l’avvicinamento e, quando possibile, cambiare itinerario. Non vanno conteggiati o identificati con metodi improvvisati. I censimenti e le attività di ricerca richiedono tempi, metodi e autorizzazioni adeguati.

La documentazione può essere utile, ma non deve diventare una fonte ulteriore di pressione. Niente flash. Niente riprese ravvicinate. Niente manipolazione. Una nota con località, data, posizione nella cavità, numero approssimativo e comportamento osservato, raccolta senza prolungare la permanenza, può risultare più utile di una fotografia invasiva.

Pereswiet-Soltan propone una conclusione operativa ancora attuale: nelle grotte più importanti per l’ibernazione e la riproduzione, il numero delle visite deve essere limitato. Per rendere efficace questa indicazione servono dati aggiornati, comunicazione tra speleologi e chirotterologi e rispetto delle regole stabilite per ogni sito.

Fonti

L'articolo Disturbo dei pipistrelli in grotta: perché le visite possono mettere a rischio colonie e letargo proviene da Scintilena.

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