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I mulini glaciali: i pozzi verticali più misteriosi delle Alpi e la fisica che li scava

Máj 2nd 2026 at 07:00

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Centinaia di metri cubi d’acqua di fusione si gettano ogni estate in buchi perfettamente cilindrici nel cuore dei ghiacciai alpini. La spiegazione è fisica pura, e i dati raccolti da speleologi e glaciologi rivelano un mondo sotterraneo complesso e poco conosciuto.


Mulino glaciale: definizione e origine del nome

Un mulino glaciale è una cavità tubulare verticale attraverso cui l’acqua di fusione penetra in un ghiacciaio dalla superficie. Il nome deriva dal comportamento dell’acqua al suo ingresso: il flusso turbina vorticosamente, come in un mulino ad acqua tradizionale.[1][2]

I mulini glaciali si aprono soprattutto sulle lingue glaciali estese, poco crepacciate e con scarsa pendenza, tipiche dei ghiacciai vallivi di ambiente temperato. Non si tratta di semplici buchi. Sono le porte d’accesso a un sistema idrodinamico sotterraneo che regola l’intero comportamento del ghiacciaio.[3][4]

Nei ghiacciai di tipo temperato — come quelli delle Alpi italiane e svizzere — l’acqua allo stato liquido è presente per diversi mesi all’anno. Questa condizione è indispensabile perché i mulini si formino. I grandi ghiacciai polari, dove anche d’estate la fusione superficiale è trascurabile, ne sono in genere privi.[4][1]

La glacio-speleologia, branca della speleologia dedicata allo studio di queste cavità, è una disciplina relativamente giovane. I primi gruppi organizzati che la praticano in modo sistematico vengono da Italia, Francia, Svizzera e Polonia. In Italia, i ricercatori dell’Associazione La Venta sono tra i più attivi al mondo nell’esplorazione e nello studio dei mulini glaciali.[4]


La fisica della formazione dei mulini glaciali: energia cinetica, calore e fusione

Il processo che dà origine a un mulino glaciale è fisico, non chimico. A differenza delle grotte carsiche — scavate dalla dissoluzione chimica del calcare — i mulini glaciali si formano per fusione termica.[1]

In estate, l’acqua di fusione superficiale si raccoglie in piccoli torrenti chiamati bédières. Questi corsi d’acqua epiglaciali seguono la pendenza della superficie e, prima di raggiungere i margini del ghiacciaio, incontrano fratture aperte nel ghiaccio. Quando il flusso trova una discontinuità, si incunea in profondità.[3]

Il meccanismo di scavo è diretto: l’acqua in movimento libera energia cinetica e di attrito sotto forma di calore. Questo calore locale provoca la fusione del ghiaccio circostante, allargando progressivamente la frattura iniziale. Il processo si autoalimenta: più acqua scende, più calore si genera, più il condotto si amplia.[3]

Un secondo meccanismo aggrava ulteriormente la fratturazione. Quando una frattura si riempie d’acqua, la differenza di densità tra acqua e ghiaccio genera una pressione idraulica che propaga la frattura verso il basso. Questo fenomeno, noto come fratturazione idraulica, può portare le fessure a propagarsi fino al letto roccioso del ghiacciaio, a profondità di centinaia di metri.[3]

I mulini glaciali non si formano ovunque sul ghiacciaio. Nelle zone ricche di crepacci, l’acqua di fusione si disperde in modo diffuso e non si concentra abbastanza da innescare lo scavo. Servono zone pianeggianti con ghiaccio intatto, dove i torrenti superficiali possono accumularsi e convogliare portate d’acqua significative verso pochi punti di assorbimento.[4][3]


Da frattura a canyon: le fasi evolutive di un mulino glaciale

Lo studio sistematico condotto sul Ghiacciaio dei Forni, in alta Valtellina, ha permesso di ricostruire un modello genetico ed evolutivo dettagliato dei mulini glaciali nelle Alpi italiane. Le osservazioni, condotte dalla ricercatrice Paola Tognini a partire dal 1994, documentano tutte le fasi di vita di queste cavità.[5]

Tutto inizia da quello che i ricercatori chiamano proto-moulin: una semplice frattura nel ghiaccio, allargata dall’attrito dell’acqua e dalla fusione locale. In questa fase iniziale il pozzo può avere un diametro di pochi centimetri o decimetri, ma già una profondità significativa rispetto alle sue dimensioni.[5]

Con il passare delle settimane, se la portata d’acqua è sufficiente, il proto-mulino evolve in un pozzo sub-circolare. Le dimensioni crescono progressivamente: il diametro può raggiungere alcuni metri, la profondità supera i 40 metri. A questo stadio il mulino è pienamente attivo e inghiotte quantità consistenti di acqua.[5]

Osservazioni sul Ghiacciaio del Gorner, in Svizzera, mostrano che i mulini più sviluppati hanno un primo salto verticale che varia generalmente tra 40 e 60 metri, con casi eccezionali fino a 100 metri. Alla base del pozzo iniziale si apre tipicamente una forra stretta, con inclinazione compresa tra 15° e 45°, percorsa da flusso di tipo vadoso.[4][3]

Oltre i 50-80 metri di profondità, il comportamento del ghiaccio cambia radicalmente. A quella pressione il ghiaccio non si comporta più come un solido rigido: diventa plastico, fluisce lentamente e tende a richiudere i condotti dall’esterno. Le dimensioni del mulino tendono a diminuire con la profondità proprio per questo effetto di compressione plastica.[4]

Il ciclo di vita di un mulino glaciale, nelle Alpi, dura mediamente circa sei anni. Dopo aver raggiunto le dimensioni massime, il mulino viene progressivamente “sorpassato” da nuovi inghiottitoi che si formano a monte. Privato dell’alimentazione idrica, il vecchio mulino si fossilizza.[5]


Le profondità raggiunte: dai 40 ai 140 metri e oltre

Le misurazioni dirette nei mulini glaciali alpini hanno prodotto dati precisi. Sul Ghiacciaio del Gorner, speleologi italiani scesero nel 1985 e 1986 fino a profondità di 90 e 140 metri, un record assoluto a quell’epoca. Oggi le esplorazioni hanno documentato profondità variabili tra 30 e 140 metri dalla superficie.[6][4]

Le esplorazioni si fermano invariabilmente davanti a specchi d’acqua. A profondità variabili tra 70 e 150 metri si raggiunge la superficie di una falda idrica interna al ghiacciaio. Al di sotto, le cavità continuano allagate e inaccessibili.[4]

Il livello di questa falda non è stabile. Discese ripetute nello stesso mulino a distanza di poche decine di ore hanno mostrato variazioni del livello dell’acqua anche di diverse decine di metri. Sul Ghiacciaio Marconi, in Patagonia, è stata documentata una risalita di 30 metri in meno di mezz’ora, seguita da una discesa di 20 metri in meno di 5 minuti.[4]

Le variazioni di livello seguono un ritmo giornaliero correlato al ciclo termico: portate massime nel tardo pomeriggio, minime nelle ore prima dell’alba. A questi cicli si sovrappongono variazioni stagionali, con portate crescenti dall’inizio del disgelo fino al culmine dell’estate e decrescenti poi in autunno.[4]


Il reticolo sotterraneo: come i mulini si connettono a 100–150 metri di profondità

I modelli numerici sviluppati dai ricercatori dell’Associazione La Venta mostrano che le acque assorbite dai mulini fluiscono a profondità di 100-150 metri attraverso una rete di condotte con struttura ad albero. Questa struttura connette i diversi mulini tra loro, convogliando il flusso verso il letto roccioso del ghiacciaio e poi verso la bocca glaciale di valle.[4]

Il sistema è del tutto analogo a quello di un massiccio carsico. Esiste una superficie piezometrica interna al ghiacciaio, la cui quota varia in funzione dell’alimentazione e dello stato evolutivo del reticolo sommerso. Quando la pressione dell’acqua in profondità supera quella del ghiaccio sovrastante, si produce il cosiddetto galleggiamento del ghiacciaio, con aumento della velocità di scivolamento basale.[3][4]

I condotti immersi si mantengono aperti grazie a un equilibrio delicato tra due processi opposti. Da un lato, l’energia liberata dall’acqua in movimento asporta ghiaccio dalle pareti, mantenendo il condotto. Dall’altro, il collasso plastico del ghiaccio tende a richiuderlo. Il reticolo si stabilizza con diametri di sezione tali da equilibrare i due processi antagonisti, con velocità di flusso massime intorno al metro al secondo.[4]

Un aspetto fisicamente controintuitivo riguarda il comportamento dell’acqua nelle condotte profonde. Le acque che scendono verso zone più profonde riescono a sciogliere ulteriore ghiaccio anche raffreddandosi. Al contrario, le acque che risalgono depositano ghiaccio sulle pareti, tendendo a ostruire i condotti ascendenti. Questo processo tende a far migrare i condotti verso il basso nel tempo.[4]

La portata totale che transita attraverso i mulini di un grande ghiacciaio alpino in periodo di fusione intensa può raggiungere i 10 metri cubi al secondo. Un dato che rende questi inghiottitoi naturali tra i più attivi condotti idrici dell’intero arco alpino.[6]


La morte del mulino: fossilizzazione e collasso plastico del ghiaccio

La fine di un mulino glaciale è determinata da due fattori distinti. Il primo è la perdita dell’alimentazione idrica, dovuta alla formazione di nuovi mulini a monte che sottraggono il torrente che lo alimentava. Il secondo è il comportamento plastico del ghiaccio in profondità.[5]

Quando il mulino viene privato dell’acqua che lo percorreva, il ghiaccio circostante riprende a fluire lentamente verso il centro della cavità. Il processo di collasso plastico restringe progressivamente il condotto fino a obliterarlo. In condizioni normali, un mulino fossilizzato può scomparire nel giro di poche settimane.[5][4]

In inverno, con la cessazione completa dell’alimentazione idrica, i mulini tendono a collassare a profondità superiori a 50-60 metri. La pressione dell’acqua rimasta intrappolata nei condotti profondi controbilancia la spinta del ghiaccio, impedendo un collasso totale immediato. Gli ingressi in superficie, invece, tendono a chiudersi per rigelo e per l’accumulo di neve.[4]

Paradossalmente, questo allagamento invernale è probabilmente ciò che permette ai mulini di sopravvivere da una stagione all’altra. Quando il condotto si riempie d’acqua si forma ghiaccio secondario che consolida le pareti. In primavera, con la ripresa della fusione, i mulini che hanno superato l’inverno in questo stato si riattivano spesso nella medesima posizione dell’anno precedente.[3][5]

La posizione dei mulini sul ghiacciaio non è casuale. Le osservazioni sul Ghiacciaio dei Forni mostrano che i nuovi mulini si formano ogni anno nella stessa posizione rispetto al substrato roccioso, probabilmente in corrispondenza di rilievi del letto che creano tensioni nel ghiaccio sovrastante. Il movimento del ghiacciaio sposta il mulino vecchio verso valle, mentre uno nuovo si apre a monte, nello stesso punto topograficamente significativo: un ciclo che si ripete stagione dopo stagione.[5]

Studiare questi pozzi verticali significa accedere a informazioni dirette sull’interno di un ghiacciaio che altrimenti resterebbero inaccessibili. I mulini glaciali sono al tempo stesso oggetto di studio e strumento di indagine — una finestra aperta, per poche settimane all’anno, sulla fisica nascosta dei ghiacciai alpini.[7][8][3]

Fonti
[1] Come si formano le grotte nel ghiaccio, ricerca a cura di … https://www.scintilena.com/come-si-formano-le-grotte-nel-ghiaccio-ricerca-a-cura-di-eni-scuola/06/21/
[2] Mulino glaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Mulino_glaciale
[3] [PDF] Morfologia ed evoluzione dei mulini del Ghiacciaio del Gorner … https://www.laventa.it/documenti/morfologia-ed-evoluzione-dei-mulini-del-gorner_35313.pdf
[4] [PDF] Grotte e mulini glaciali – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[5] Modello genetico ed evolutivo dei mulini glaciali sulla base di … https://www.gfdq.glaciologia.it/index.php/GFDQ/article/view/1242
[6] 2313gorner.qxd https://www.laventa.it/documenti/moulins-and-marginal-contact-caves_66080.pdf
[7] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[8] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[14] Comportamento di una grande diga sotto il gelo spinto https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/5118/5187
[16] Groenlandia: Inondazione Crea un Vuoto Subglaciale di Due Chilometri – Scintilena https://www.scintilena.com/groenlandia-inondazione-crea-un-vuoto-subglaciale-di-due-chilometri/08/15/
[17] Gli speleologi alla ricerca di grotte glaciali in Val Venosta https://www.scintilena.com/gli-speleologi-alla-ricerca-di-grotte-glaciali-in-val-venosta/08/26/
[18] Grotte glaciali himalayane: acceleratori silenziosi dello scioglimento dei ghiacciai – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-glaciali-himalayane-acceleratori-silenziosi-dello-scioglimento-dei-ghiacciaisottotitolo-formazioni-sotterranee-scavate-dallacqua-di-fusione-minacciano-linstabilita-idrogeologica-e-le-comu/02/06/
[19] Glossario speleologico UIS – Lettera ‘a’ Traduzione in italiano https://www.scintilena.com/glossario-speleologico-uis-lettera-a-traduzione-in-italiano/07/22/
[20] Morteratsch 2015 https://www.scintilena.com/morteratsch-2015/10/20/
[21] La Memoria Radioattiva Nascosta nelle Grotte di Ghiaccio https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-come-archivi-di-radioattivita-ambientale-pre-moderna/07/25/
[22] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[23] Coleotteri Troglobi: Nuova Ricerca Rivela Come Profondità … https://www.scintilena.com/coleotteri-troglobi-nuova-ricerca-rivela-come-profondita-e-connettivita-influenzano-la-variabilita-morfologica/10/04/
[25] Dentro i Ghiacciai Alpini: Una Serata di Esplorazioni e Ricerche https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-alpini-una-serata-di-esplorazioni-e-ricerche/11/17/
[26] Vulnerabilità degli acquiferi carsici in ambiente alpino https://www.scintilena.com/vulnerabilita-degli-acquiferi-carsici-in-ambiente-alpino-nuovo-approccio-di-modellazione-numerica/08/07/
[27] Suppl. Geogr. Fis. Dinam. Quat. http://www.glaciologia.it/wp-content/uploads/Supplementi/FullText/SGFDQ_V_FullText/18_SGFDQ_V_Piccini_151_156.pdf
[28] Cervinia, torrenti con acqua di fusione sul versante italiano del … https://www.youtube.com/watch?v=2U-j9BoQPKg
[29] “I turisti si fanno i selfie, ma quel laghetto di fusione in fondo al … https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/attualita/2025/i-turisti-si-fanno-i-selfie-ma-quel-laghetto-di-fusione-in-fondo-al-ghiacciaio-a-3185-metri-e-una-lapide-e-ogni-anno-diventa-piu-grande
[30] [PDF] Morfologia dei ghiacciai – CAI SEM Milano https://caisem.org/scuola/didattica/generale/Morfologia_ghiacciai.pdf
[31] Con gli scienziati al capezzale dei ghiacciai in fusione. – Corriere https://www.corriere.it/animali/biodiversita/25_settembre_03/con-gli-scienziati-al-capezzale-dei-ghiacciai-in-ritirata-calo-drammatico-ma-si-puo-ancora-provare-a-resistere-e78faf5b-d9f1-4575-ac2a-8247f1e68xlk.shtml
[32] [PDF] Glaciologia e geomorfologia glaciale – Forme epiglaciali https://ssu.elearning.unipd.it/pluginfile.php/1054056/mod_folder/content/0/Lezione%20GLACIO_02-Forme%20epiglaciali.pdf?forcedownload=1
[33] Permafrost e risorse idriche – Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/permafrost-risorse-idriche
[34] [PDF] I GHIACCIAI, UN BENE GEOMORFOLOGICO IN RAPIDA … https://www.bsgi.it/index.php/bsgi/article/download/6944/6262
[35] [PDF] 1.2. Caratteristiche geologiche e idrogeologiche https://www.atobergamo.it/allegati/39_2_67_Capitolo%201.2%20Caratteristiche%20geologiche%20e%20idrogeologiche.pdf

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  • Dentro il Ghiaccio che Scompare: la Glaciospeleologia e le Grotte che Esistono Solo per Qualche Estate
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Dentro il Ghiaccio che Scompare: la Glaciospeleologia e le Grotte che Esistono Solo per Qualche Estate

Máj 2nd 2026 at 06:00

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Esplorare cavità endoglaciali che si formano e si dissolvono in una stagione: la glaciospeleologia alpina come disciplina scientifica di frontiera, tra tecniche d’esplorazione estreme e sfida della documentazione contro il tempo


Immagina di esplorare una grotta che non esisterà più il prossimo anno. Non perché qualcuno la chiuderà, ma perché si scioglierà. Benvenuto nel mondo della glaciospeleologia, dove ogni discesa è un documento scientifico che potrebbe non avere un secondo atto.

Glaciospeleologia: una branca della speleologia con regole proprie

La glaciospeleologia è la branca della speleologia che studia ed esplora le cavità presenti nei ghiacciai. Si tratta di ambienti dinamici, effimeri e mutevoli nel tempo, capaci di offrire uno sguardo diretto sui processi idrologici interni e sulla morfologia del ghiaccio. A differenza delle grotte in roccia calcarea, dove stalattiti e stalagmiti crescono nell’arco di millenni, le grotte glaciali nascono e muoiono nell’arco di una stagione.[1]

La disciplina ha mosso i primi passi nella seconda metà dell’Ottocento, secolo di scienziati ed esploratori. Poi ha conosciuto decenni di abbandono, per tornare a interessare la comunità speleologica italiana sul finire degli anni Settanta del Novecento, quando nuove tecniche e nuovi materiali hanno reso possibile l’esplorazione sistematica. Oggi, con l’accelerazione del cambiamento climatico, la glaciospeleologia si presenta come uno strumento di analisi privilegiato per comprendere lo stato di salute dei ghiacciai alpini.[2][3]

Per praticarla non basta la preparazione speleologica. Occorre anche la tecnica alpinistica per raggiungere il luogo di discesa nel ghiacciaio. Chi la pratica deve saper leggere il ghiaccio, gestire le basse temperature, superare pareti verticali.[4][5]


Grotte effimere: ambienti dinamici che nascono e muoiono con le stagioni

All’interno dei ghiacciai vallivi possono formarsi tre tipi principali di cavità. I mulini glaciali si originano nel periodo estivo, quando l’acqua di fusione penetra in piccole fratture e fonde il ghiaccio creando vuoti endoglaciali. Sui fianchi dei ghiacciai si formano invece le cavità di contatto, generate da torrenti laterali che si infilano tra ghiaccio e substrato roccioso. Alla fronte del ghiacciaio si trova infine la bocca, una risorgenza glaciale da cui fuoriescono le acque di fusione interne.[6][1]

Il comportamento del ghiaccio è paragonabile a quello di una roccia carsica: l’acqua dissolve e scolpisce, creando morfologie simili a quelle delle grotte in calcare, salvo che il processo qui è accelerato in modo estremo. Il glaciologo e speleologo Paolo Testa, fondatore del Gruppo Speleologico CAI Varallo, ha osservato che bastano poche settimane, o una stagione, perché un sistema di gallerie venga completamente modificato o cancellato. In questo senso, il ghiacciaio funziona come un laboratorio carsico in scala ridotta e accelerata.[1][2]

Le cavità endoglaciali si sviluppano a profondità variabili tra i 40 e i 60 metri dalla superficie esterna, mentre i mulini più profondi possono raggiungere tra i 70 e i 150 metri. A quella profondità, gli speleologi incontrano spesso specchi d’acqua che impediscono la progressione: dati che sembrano confermare l’esistenza di una vera e propria falda freatica all’interno dei ghiacciai.[7][8]


Come si esplorano le cavità endoglaciali in sicurezza

L’esplorazione delle grotte glaciali richiede un equipaggiamento specifico che integra quello speleologico classico con quello dell’alpinismo su ghiaccio. I ramponi sono indispensabili per progredire sulle superfici gelate, gli scarponi da montagna sostituiscono gli stivali per garantire calore e rigidità di appoggio. Un piolet o una piccozza servono per creare appoggi nelle cascate ghiacciate e per posizionare i chiodi da ghiaccio negli ancoraggi.[9]

Per la progressione verticale si utilizzano tecniche miste: corde, discensori, bloccanti, e chiodi da ghiaccio per gli armi. Il freddo costituisce uno dei principali rischi: guanti foderati sostituiscono quelli da grotta, sottotuta pesante e passamontagna sono essenziali nei mulini glaciali dove circolano correnti d’aria gelida. La finestra temporale di esplorazione in sicurezza è breve: in estate i torrenti di fusione possono investire senza preavviso chi si trova nelle gallerie, mentre d’inverno le temperature estreme rendono la progressione assai più difficile.[5][10][9]

L’esplorazione sul Pitzaler Gletscher condotta dal Gruppo CAI Varallo nell’inverno 2025 ha mostrato i limiti imposti dalla morfologia stessa del ghiaccio: grandi vasche d’acqua, crolli di blocchi e detriti hanno fermato la progressione in più punti. In alcuni casi serve la muta stagna per attraversare i laghi interni. La sicurezza passa sempre dalla valutazione del contesto: se il soffitto mostra segni di instabilità o i crolli si moltiplicano, la progressione viene interrotta.[1]


Grotta Effimera a Macugnaga: la grotta glaciale più lunga delle Alpi italiane

Nei mesi di settembre e ottobre 2012, speleologi del Gruppo Grotte CAI Novara e del GSBi di Biella hanno esplorato nel Ghiacciaio del Belvedere di Macugnaga, sul versante est del Monte Rosa, una grotta glaciale di dimensioni inaspettate. La grotta prende il nome di Grotta Effimera, come il lago glaciale che si era formato nei pressi e che era già quasi scomparso. Al momento della scoperta il suo sviluppo superava gli 587 metri con una profondità di 73 metri.[10][11]

Nelle successive campagne del 2013 e 2014, il sistema si rivelò ancora più esteso, con oltre 700 metri di sviluppo e 78 metri di profondità. Si tratta del sistema glaciale più lungo dell’arco alpino, secondo le conoscenze documentate al momento della scoperta. La grotta si apre a quota 2.150 metri con un pozzo iniziale di oltre 30 metri interamente scavato nel ghiaccio. Sul fondo scorre un impetuoso torrente glaciale, e la galleria si sviluppa in un meandro attivo sia verso monte che verso valle.[12][13][14]

Nei pressi della Grotta Effimera, gli stessi speleologi hanno documentato il Sistema Zamboni, un’altra cavità di circa 500 metri collegata all’esterno tramite cinque pozzi a cielo aperto, percorsa da un torrente che si getta con una cascata al centro del ghiacciaio. L’attività esplorativa al Belvedere era iniziata nel 2005 e ha portato alla scoperta di un sistema di grotte esteso e diversificato.[14][12]


Il paradosso della documentazione: fotografare ciò che scomparirà

Esplorare una grotta destinata a sparire impone una riflessione sul senso stesso della documentazione scientifica. La speleologia glaciale produce rilievi topografici, fotografie, campionamenti idrologici e misurazioni di portata che documentano ambienti irripetibili. Il Progetto Speleologia Glaciale (PSG), attivo dal 2008 grazie alla collaborazione tra gruppi speleologici di diverse regioni italiane, si è dato proprio questo obiettivo: esplorare, monitorare e documentare nel tempo le cavità endoglaciali e subglaciali dei principali ghiacciai alpini.[4][1]

Il contributo di queste esplorazioni è unico rispetto alla glaciologia classica: gli speleologi riescono a registrare fenomeni spesso effimeri che sfuggirebbero alle osservazioni di superficie. Il tracciamento delle acque con la fluoresceina, un colorante atossico immesso a monte attraverso i mulini, permette di identificare la presenza di laghi interni e di misurare i tempi di transito dell’acqua. Questi dati hanno importanti implicazioni per la prevenzione dei GLOF (Glacial Lake Outburst Flood), le improvvise inondazioni causate dal collasso di bacini interni ai ghiacciai.[6][1]

La tragedia della Marmolada del 3 luglio 2022, quando il crollo di un seracco di circa 65.000 metri cubi ha provocato 11 vittime, ha reso evidente quanto sia critica la comprensione dei processi idrologici interni ai ghiacciai. L’acqua di fusione infiltratasi all’interno aveva compromesso la stabilità della massa glaciale, in modo non visibile dall’esterno.[6]


Cambio climatico e glaciospeleologia: i laboratori naturali alpini si riducono

I dati raccolti dal PSG in quasi vent’anni di attività mostrano che i ghiacciai non si stanno solo ritirando in superficie: si stanno trasformando anche internamente. Con temperature sempre più elevate, sempre più acqua si infiltra all’interno della massa glaciale. I vuoti si ampliano, i torrenti sotterranei trasportano portate crescenti per periodi più lunghi, le grotte diventano progressivamente più grandi e instabili.[6]

Le campagne di monitoraggio sui ghiacciai di Vallelunga e delle Alpi Venoste, condotte dal 2022, hanno già individuato e documentato oltre due chilometri di cavità subglaciali. Il Sistema degli Uomini Cavi, rilevato in quell’area, supera i 1.000 metri di sviluppo. Sul Mittelbergferner, in cinque mesi di osservazione il ghiacciaio ha perso fino a 4 metri di spessore, mentre gli speleologi documentavano una traversata di circa 1,2 chilometri attraverso gallerie e forre glaciali attive.[15][16]

I dati ISPRA relativi al bilancio di massa dei ghiacciai italiani dal 1995 al 2025 mostrano perdite cumulate che vanno da quasi 27 metri di acqua equivalente per il ghiacciaio del Basòdino a oltre 53 metri per il ghiacciaio di Caresèr. Il ghiacciaio del Lys, al Monte Rosa, ha perso il 33% della superficie dal 1860; il Fellaria in Valtellina il 46% nello stesso periodo. Entro la fine del secolo, secondo le previsioni correnti, circa l’80% dei ghiacciai oggi esistenti sarà scomparso.[17][18][19]

In questo contesto, la glaciospeleologia non è solo esplorazione: è raccolta sistematica di dati su ambienti in via di estinzione. Ogni discesa in una grotta glaciale produce documentazione che, una volta che il ghiaccio si sarà sciolto, non potrà essere ripetuta. Le grotte endoglaciali funzionano anche come archivi climatici, conservando segnali idrologici, chimici e biologici che le future generazioni potranno studiare con tecnologie ancora non disponibili.[20][1]

Fonti
[1] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[2] Nel mondo nascosto delle grotte glaciali: il caso del ghiacciaio “gruviera” della Vallelunga – Montagna.TV https://www.montagna.tv/207787/nel-mondo-nascosto-delle-grotte-glaciali-il-caso-del-ghiacciaio-gruviera-della-vallelunga/
[3] Gruppo di Lavoro Glaciospeleologia | speleolombardia.it https://speleolombardia.wordpress.com/commissione-scientifica/gruppo-di-lavoro-glaciospeleologia/
[4] A Lettomanoppello viaggio nella speleologia glaciale tra Gorner e … https://www.scintilena.com/a-lettomanoppello-viaggio-nella-speleologia-glaciale-tra-gorner-e-aletsch/11/12/
[5] Glacio Speleologia – Avventura Italia http://www.avventuraitalia.it/Glacio-speleologia.html
[6] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[7] Aspetti morfologici ed evolutivi delle cavità endoglaciali di origine … https://www.gfdq.glaciologia.it/index.php/GFDQ/article/view/634?articlesBySimilarityPage=2
[8] Grotte e mulini glaciali https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[9] 10.5 Speleologia glaciale https://digilander.libero.it/gsvcai/Manuale/m_10/m_105.htm
[10] Monte Rosa, scoperta la grotta glaciale più lunga delle Alpi https://www.montagna.tv/44041/monte-rosa-scoperta-la-grotta-glaciale-piu-lunga-delle-alpi/
[11] Grotte Glaciali – Serata sulla Grotta Effimera a Macugnaga il 29 … https://www.scintilena.com/grotte-glaciali-serata-sulla-grotta-effimera-a-macugnaga-il-29-dicembre/12/26/
[12] LE GROTTE GLACIALI SCOPERTE ED ESPLORATE AL … – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-scoperte-ed-esplorate-al-ghiacciaio-del-belvedere-di-macugnaga-vb/03/15/
[13] Scoperta la più lunga grotta glaciale dell’intero arco alpino a … https://www.scintilena.com/scoperta-la-piu-lunga-grotta-glaciale-dellintero-arco-alpino-a-macugnaga-vb/11/09/
[14] La GROTTA EFFIMERA del ghiacciaio del Belvedere di Macugnaga https://www.youtube.com/watch?v=jIRbPWAuBa8
[15] Speleologia Glaciale nelle Alpi Venoste: L’evento di Bolzano sui … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-nelle-alpi-venoste-levento-di-bolzano-sui-ghiacciai-e-le-grotte-glaciali/11/11/
[16] Esplorazioni speleoglaciali: un viaggio allucinante sotto … – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazioni-speleoglaciali-un-viaggio-allucinante-sotto-il-mittelbergferner/10/27/
[17] 2025, l’anno dei ghiacciai: tra perdita del ghiaccio e futuro dell’acqua https://www.scienzainrete.it/articolo/2025-lanno-dei-ghiacciai-tra-perdita-del-ghiaccio-e-futuro-dellacqua/grazia-giampaolo/2025
[18] BILANCIO DI MASSA DEI GHIACCIAI | Indicatori ambientali https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/clima/bilancio-di-massa-dei-ghiacciai
[19] Ghiacciai alpini, entro otto anni il picco dello scioglimento https://economiacircolare.com/ghiacciai-alpini-picco-scioglimento/
[20] Ice Memory Sanctuary: il primo archivio mondiale dei ghiacci in … https://masterx.iulm.it/today/today-mondo/ice-memory-sanctuary-il-primo-archivio-mondiale-dei-ghiacci-in-antartide/
[25] Glacial dynamics in pre-Alpine narrow valleys during the Last Glacial Maximum inferred by lowland fluvial records (northeast Italy) https://www.earth-surf-dynam.net/6/809/2018/esurf-6-809-2018.pdf
[26] L’eruzione laterale dell’Etna del 30-6-1942 e susseguenti fenomeni esplosivi al cratere centrale https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6000/5928
[27] Comportamento di una grande diga sotto il gelo spinto https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/5118/5187
[28] Glaciares rocosos del sector central de la Montaña Cantábrica: indicadores paleoambientales https://publicaciones.unirioja.es/ojs/index.php/cig/article/download/1259/1178
[29] Sustainable Geotourism in the Chiusella Valley (NW Italian Alps): A Tool for Enhancing Alpine Geoheritage in the Context of Climate Change https://www.mdpi.com/2076-3263/14/7/175/pdf?version=1719217548
[30] Gli speleologi alla ricerca di grotte glaciali in Val Venosta – Scintilena https://www.scintilena.com/gli-speleologi-alla-ricerca-di-grotte-glaciali-in-val-venosta/08/26/
[31] Il regno ghiacciato di Eisriesenwelt – Scintilena https://www.scintilena.com/il-regno-ghiacciato-di-eisriesenwelt/01/23/
[32] Geoturismo: Il turismo a tema geologico https://www.scintilena.com/geoturismo-il-turismo-a-tema-speleologico/07/19/
[33] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[34] Karstologia pratica: esplorazione e studio delle grotte nei … https://www.scintilena.com/karstologia-pratica-esplorazione-e-studio-delle-grotte-nei-calcari-dellaptiano-albiano-dei-pirenei/06/11/
[35] Scintilena – Raccolta Luglio 2023 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[36] Nuove Esplorazioni in Vallelunga: Speleologia Glaciale – Scintilena https://www.scintilena.com/nuove-esplorazioni-in-vallelunga-speleologia-glaciale/01/01/
[37] Classifica delle grotte più lunghe d’Italia http://www.scintilena.com/speleoit/atlas/longest_caves.html
[38] I ghiacciai degli speleologi – Lo Scarpone https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/ghiacciai-speleologi/
[39] CAVITÀ SOTTO LE PARETI DEL PIC CHIADENIS (FR 2714) https://www.museofriulanostorianaturale.it/images/pubblicazioni/gortania-40-geo/Grotta-ghiaccio.pdf
[40] Grotta Effimera e altre bellezze del ghiacciaio del Belvedere – Il Rosa https://www.ilrosa.info/natura/ghiacciaio-belvedere-grotta-effimera
[41] [PDF] bollettino del gruppo grotte cai novara http://www.gruppogrottenovara.it/Labirinti/Labirinti_26.pdf
[42] Ghiacciaio del Belvedere – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ghiacciaio_del_Belvedere
[43] VORTICE BLU | Trento Film Festival https://trentofestival.it/archivio/1996/vortice-blu/
[44] Applying SLAM-Based LiDAR and UAS Technologies to Evaluate the Rock Slope Stability of the Grotta Paglicci Paleolithic Site (Italy) https://www.mdpi.com/2624-795X/5/2/24/pdf?version=1716630198
[45] An Integrated Geophysical and Unmanned Aerial Systems Surveys for Multi-Sensory, Multi-Scale and Multi-Resolution Cave Detection: The Gravaglione Site (Canale di Pirro Polje, Apulia) https://www.mdpi.com/2072-4292/15/15/3820/pdf?version=1690879299
[46] Geological monitoring networks for risk management close to large rock cliffs: the case history of Gallivaggio and Cataeggio in the italian Alps https://gh.copernicus.org/articles/76/85/2021/gh-76-85-2021.pdf
[47] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[48] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda – Scintilena https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[49] Glaciospeleologia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/glaciospeleologia/
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[61] [PDF] booklet.pdf – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://laventa.it/archivio/booklet.pdf
[62] [PDF] III edizione ANNO 2022 – Legambiente https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2022/12/Rapporto-carovana-ghiacchiai_2022.pdf
[63] “C3 – CAVE’S CRYOSPHERE AND CLIMATE” 2016 – 2020 https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/

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A spasso nel tempo a Ceranesi: escursione tra storia e speleologia

Máj 2nd 2026 at 05:00

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Passeggiata storico culturale da Lencisa a Vacarezza, nell’entroterra genovese, con il contributo di Alessandro Vernassa

La Pro Loco Ceranesi organizza per domenica 24 maggio 2026 “A spasso nel tempo”, una passeggiata storico-culturale aperta a tutti lungo il percorso tra Lencisa e Vacarezza, nel territorio di Ceranesi, nell’entroterra genovese.

Ceranesi è un comune alle spalle della città di Genova, ai piedi del massiccio del Monte Figogna. Il territorio è noto per i suoi paesaggi naturali, i percorsi escursionistici e per la presenza del Santuario della Guardia, uno dei principali luoghi di culto della Liguria.

Il percorso si svilupperà nell’area carsica di Lencisa e dei Torbi, uno dei contesti più interessanti della zona, dove affioramenti rocciosi e particolari condizioni ambientali favoriscono la presenza di fenomeni carsici e cavità minori.

M. Abisso

L’area carsica si estende tra le località di Lencisa e Torbi ed è costituita da affioramenti di dolomie del Monte Gazzo, calcari di Gallaneto e calcari di Lencisa. Al suo interno sono conosciute grotte di piccole dimensioni. Non si tratta di un’area nota per grandi sistemi ipogei, ma rappresenta comunque, nel contesto ligure, un territorio significativo anche come presidio ambientale, nelle zone vicine interessato dall’attività estrattiva. Tra le cavità, il Ribaldone ha riesplorato nel 2021 la Tann-a do Vento, che da un ingresso a dolina sii dirama, per raggiungere lo sviluppo di circa un centinaio di metri.

Tann-a do Vento – Alessandro Vernassa

L’escursione sarà guidata dal professor Roberto Balestrino, studioso e autore di pubblicazioni dedicate alla storia e al territorio genovese, da anni impegnato nella ricerca e nella divulgazione locale. Balestrino sarà accompagnato da Alessandro Vernassa, direttore tecnico dello Speleo Club Ribaldone. Vernassa – l’ideatore del NASO, proprio lui – vive in zona e conosce questo territorio in modo diretto e approfondito: lo frequenta fin da giovanissimo, e qui ha iniziato l’attività speleologica, già da ragazzino, dopo essere rimasto affascinato dalla lettura del libro “Sussi e Biribissi”, che non a caso aveva (ed ha) come sottotitolo Storia di un viaggio verso il centro della Terra: un destino annunciato.

Ha come sottotitolo Storia di un viaggio verso il centro della Terra, con riferimento al romanzo Viaggio al centro della Terra di Jules Verne.

Gli accompagnatori arricchiranno il percorso con racconti, curiosità locali — si narra, ad esempio, che una cavità della zona sia stata distrutta durante la costruzione della strada Torbi-Lencisa — e approfondimenti legati al territorio e al mondo sotterraneo.

Il ritrovo è fissato alle ore 9:00 in piazza a Lencisa. L’attività ha una durata di circa 2 ore e 30 minuti (più il ritorno) e prevede un dislivello di 150 metri, risultando adatta a un pubblico ampio, purché con un minimo di abitudine al cammino.

La partecipazione è a offerta libera: i contributi raccolti saranno destinati a sostenere le iniziative della Pro Loco Ceranesi. E’ consigliata la prenotazione (tel 329 70 11 178 – mail prolococeanesi@gmail.com e robertobalestrino63@gmail.com) .

Si raccomandano abbigliamento comodo, scarpe da trekking o sportive e una scorta d’acqua. Il pranzo è libero. In caso di maltempo l’evento sarà annullato.

Tann-a do Vento – Gestionale Speleologico Ligure

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