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Speleosub finlandesi tornano nella cavità di Dhekunu Kandu per rilevamenti tecnici e cartografia della grotta; la Procura ha disposto l’autopsia su Benedetti e prevede audizioni dei familiari per chiarire la dinamica dell’incidente
Si è svolta giovedì 21 maggio la quarta immersione specialistica condotta dai tre speleosub finlandesi inviati alle Maldive per le operazioni nel sistema di grotte di Dhekunu Kandu, dove hanno perso la vita cinque cittadini italiani e un soccorritore dell
Speleosub finlandesi tornano nella cavità di Dhekunu Kandu per rilevamenti tecnici e cartografia della grotta; la Procura ha disposto l’autopsia su Benedetti e prevede audizioni dei familiari per chiarire la dinamica dell’incidente
Si è svolta giovedì 21 maggio la quarta immersione specialistica condotta dai tre speleosub finlandesi inviati alle Maldive per le operazioni nel sistema di grotte di Dhekunu Kandu, dove hanno perso la vita cinque cittadini italiani e un soccorritore dell’esercito delle Maldive.
Missione tecnica e obiettivi
Scopo della missione: mappatura della grotta e pulizia dell’area
L’immersione degli speleosub finlandesi aveva finalità tecniche e scientifiche: i tecnici hanno effettuato rilievi e valutazioni per mappare la morfologia delle cavità di Dhekunu Kandu e raccogliere dati utili alle indagini in corso.
Dettagli sulle operazioni
La squadra finlandese, mobilitata da DAN Europe, prosegue le immersioni con procedure metodiche per ridurre i rischi e documentare la struttura interna della grotta, compresa la rimozione di detriti o ostacoli che possono compromettere future perizie.
Procedura giudiziaria in Italia
Autopsia su Benedetti e deleghe tra Procure La Procura di Roma ha coordinato le indagini e ha disposto che il corpo di Gianluca Benedetti venga sottoposto ad autopsia la prossima settimana, con incarico eseguito su delega dalla Procura di Busto Arsizio; gli esami saranno svolti da periti con competenze in incidenti subacquei.
Ascolti dei familiari e acquisizione di materiali Gli inquirenti italiani hanno previsto di sentire nei prossimi giorni i familiari delle vittime e i responsabili del Dipartimento dell’Ateneo genovese coinvolto nel viaggio, allo scopo di ricostruire la catena decisionale che ha preceduto l’immersione.
Elementi sulle condizioni dell’immersione
Irregolarità dell’immersione e attrezzature Le ricostruzioni giornalistiche indicano che l’immersione sarebbe stata condotta oltre i limiti consentiti dalle normative locali, i corpi si trovavano a 60 metri di profondità , con evidenze secondo le quali tre dei cinque sub non avevano una luce, alcuni utilizzavano una sola bombola da 12 litri e nessuno risultava in possesso di brevetti “full cave” per speleologia subacquea.
Ipotesi tecniche e possibili concause Le autorità stanno esaminando diverse ipotesi, tra cui la carenza di preparazione, la mancata programmazione dell’immersione e l’uso di attrezzatura non adeguata. Dalle cronache giornalistiche non è mai emerso l’uso della sagola guida che è praticamente imprescindibile nella speleologia subacquea. Si escludono problemi dovuti alle caratteristiche morfologiche della grotta ( le correnti interne e l’effetto Venturi sono delle clamorose invenzioni giornalistiche, in quanto gli speleosub finlandesi hanno sempre affermato che dal loro sopralluogo non risultano possibili forti correnti in grado di risucchiare un bel niente e i passaggi stretti e i sedimenti che si alzano con la pinneggiatura esistono in ogni grotta sommersa), per stabilire da quale errore sia stata provocata la tragedia o piuttosto se sia semplicemente dovuta alla serie di errori, leggerezze e inottemperanze che hanno alzato enormemente il rischio.
Sicuramente non è stata sfortuna.
Aspetti operativi: sequestro e raccolta prove
Sequestro di dispositivi e acquisizione di materiali audiovisivi Le autorità maldiviane hanno sequestrato computer e telefoni e gli investigatori italiani intendono acquisire le attrezzature recuperate durante le immersioni, incluse eventuali registrazioni videografiche (GoPro) che possano fornire elementi sulla dinamica dell’evento.
Implicazioni per la comunità speleologica
Riflessioni sulla sicurezza nelle immersioni in grotta L’incidente riapre il dibattito sulla formazione richiesta per il cave diving profondo, sulle attrezzature necessarie e sulle procedure da adottare.
Gli esperti ricordano l’importanza di brevetti specialistici per immersioni tecniche speleosub e piani operativi dettagliati.
L’incidente è solo l’ennesimo di una serie di incidenti occorsi a sub e diving che improvvisano gite in grotta per turisti paganti, e questo purtroppo succede ovunque, anche in Italia.
Fonti principali
Articoli e aggiornamenti pubblicati da Scintilena e riferimenti ai resoconti giornalistici su operazioni e inchieste.[1]
Comunicazioni su missioni e interventi della task force finlandese inviata da DAN Europe.[2]
Notizie sull’autopsia disposta dalla Procura e dettagli sulle deleghe e sui periti incaricati.[6]
Report giornalistici che documentano modalità dell’immersione e sequestro di dispositivi.[8][7]
Scambi di opinioni e delucidazioni in chat con specialisti speleosub italiani di comprovata esperienza anche di soccorso.
Nota redazionale L’articolo riporta gli sviluppi noti al momento e gli atti ufficiali indicati dalle procure e dalle autorità locali; ulteriori aggiornamenti verranno pubblicati quando gli esiti delle autopsie e delle audizioni renderanno disponibili nuovi elementi per la ricostruzione della dinamica.
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Il giudice per le indagini preliminari chiude il fascicolo aperto dopo la morte di Luca Perazzini e Cristian Gualdi: i soccorritori del CNSAS hanno operato con professionalità in condizioni estreme. Il caso riaccende il dibattito sulla sicurezza in montagna e sull’autoresponsabilità degli escursionisti.
Archiviazione Gran Sasso 2024: il GIP di Teramo chiude il fascicolo
Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Teramo ha disposto l’archiviazione definitiva dell’
Il giudice per le indagini preliminari chiude il fascicolo aperto dopo la morte di Luca Perazzini e Cristian Gualdi: i soccorritori del CNSAS hanno operato con professionalità in condizioni estreme. Il caso riaccende il dibattito sulla sicurezza in montagna e sull’autoresponsabilità degli escursionisti.
Archiviazione Gran Sasso 2024: il GIP di Teramo chiude il fascicolo
Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Teramo ha disposto l’archiviazione definitiva dell’indagine aperta dopo la tragedia del Gran Sasso del dicembre 2024. In quell’occasione persero la vita due escursionisti: Luca Perazzini e Cristian Gualdi. L’inchiesta era stata avviata per accertare l’eventuale presenza di negligenze o ritardi nelle operazioni di soccorso alpino.
Secondo quanto stabilito dal giudice, non sono emersi elementi tali da configurare responsabilità a carico dei soccorritori. L’archiviazione chiude formalmente un procedimento che aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, alimentando un acceso dibattito sulla gestione delle emergenze in montagna.
CNSAS e Soccorso Alpino Abruzzo: operatori scagionati, piena collaborazione con la magistratura
Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) e il Servizio Regionale Abruzzo hanno accolto la decisione con una nota ufficiale. Hanno ribadito la massima fiducia nel lavoro degli inquirenti e sottolineato la piena collaborazione offerta nel corso delle indagini.
Il CNSAS ha precisato che l’intervento dei soccorritori si è svolto con professionalità. Le condizioni operative in quei giorni erano estremamente difficili. Le squadre hanno agito nel rispetto dei protocolli vigenti, in un contesto ambientale che non lasciava margini operativi agevoli.
La nota ufficiale del soccorso alpino ribadisce un concetto centrale: nei contesti di emergenza in alta montagna, non sempre è possibile individuare una responsabilità umana diretta. L’imprevedibilità delle condizioni naturali rimane un fattore strutturale di rischio, indipendente dalla qualità dell’intervento.
Condizioni meteo estreme sul Gran Sasso: il fattore determinante nella tragedia del 2024
Le condizioni meteorologiche registrate sul Gran Sasso nei giorni della tragedia hanno rappresentato un elemento decisivo nella complessità delle operazioni. Vento forte, temperatura rigida e scarsa visibilità hanno caratterizzato lo scenario in cui i soccorritori hanno dovuto operare.
Il soccorso alpino ha sottolineato che anche l’esperienza e la preparazione tecnica degli operatori non possono eliminare completamente il rischio in ambienti così ostili. La montagna presenta variabili che sfuggono al controllo umano. Questa realtà non riduce l’impegno dei soccorritori, ma ne definisce i limiti operativi oggettivi.
La tragedia del Gran Sasso del 2024 si inserisce in un quadro più ampio di incidenti in ambiente alpino che, ogni anno, mettono alla prova i limiti del sistema di soccorso e le capacità di chi frequenta la montagna.
Sicurezza in montagna e autoresponsabilità: il richiamo del CNSAS agli escursionisti
Il CNSAS ha colto l’occasione per richiamare l’importanza del principio di autoresponsabilità. Chi frequenta la montagna deve essere consapevole dei rischi connessi. Pianificazione accurata, preparazione tecnica adeguata, conoscenza del territorio e valutazione puntuale delle condizioni meteorologiche sono elementi fondamentali per ridurre i margini di pericolo.
Questi accorgimenti non azzerano il rischio. Lo riducono in misura significativa. La montagna è un ambiente imprevedibile, in cui ogni scelta operativa può avere conseguenze decisive sul piano della sicurezza personale.
Il richiamo all’autoresponsabilità non va inteso come una forma di scarico di responsabilità verso le vittime. Si tratta, piuttosto, di una cultura della prevenzione che il soccorso alpino promuove da anni. L’obiettivo è ridurre il numero di interventi di emergenza, aumentando la consapevolezza degli escursionisti prima che si trovino in situazioni critiche.
Un sistema di soccorso alpino specializzato che opera in condizioni estreme
Il Soccorso Alpino rappresenta una componente essenziale del sistema di emergenza in ambiente impervio. Gli operatori intervengono quotidianamente in condizioni difficili, spesso con il supporto di mezzi aerei e squadre tecniche specializzate. La formazione continua e l’esperienza sul campo caratterizzano il profilo di questi professionisti del soccorso.
Il caso del Gran Sasso del 2024 mette in luce le sfide operative che il CNSAS affronta regolarmente. Non si tratta solo di capacità tecniche. Conta anche la capacità di prendere decisioni rapide in situazioni di elevata incertezza, con risorse spesso limitate e condizioni ambientali avverse.
Il soccorso alpino continua a operare con spirito di servizio e dedizione, nonostante le difficoltà intrinseche di questo tipo di attività.
La chiusura giudiziaria e il cordoglio per le famiglie delle vittime
Nel ribadire il cordoglio per le famiglie di Luca Perazzini e Cristian Gualdi, il CNSAS ha evidenziato come la decisione del GIP consenta di chiudere un capitolo giudiziario complesso. L’archiviazione conferma la correttezza dell’operato dei soccorritori coinvolti nella tragedia del Gran Sasso del 2024.
La vicenda aveva suscitato una forte attenzione mediatica. Non solo per la perdita di vite umane, ma anche per il dibattito innescato sulla gestione dei soccorsi in montagna e sui limiti operativi in condizioni estreme. Con la decisione del tribunale di Teramo, la vicenda giudiziaria si chiude definitivamente.
Rimane aperto, invece, il confronto più ampio sulla sicurezza in ambiente alpino. Un tema che coinvolge istituzioni, operatori del soccorso, associazioni di settore e semplici appassionati della montagna.
Sicurezza alpina e prevenzione degli incidenti in montagna: un tema sempre attuale
Il caso del Gran Sasso riporta al centro dell’agenda un tema strutturale: la sicurezza in montagna e la prevenzione degli incidenti in ambiente alpino. Ogni anno il soccorso alpino gestisce centinaia di interventi su tutto il territorio nazionale. Molti di essi avrebbero potuto essere evitati con una migliore preparazione da parte degli escursionisti.
Le condizioni meteo, la difficoltà dei tracciati, l’equipaggiamento inadeguato e la sottovalutazione dei rischi sono tra le cause più ricorrenti degli incidenti. Il CNSAS lavora su più fronti: da un lato interviene nelle emergenze, dall’altro promuove una cultura della prevenzione e della sicurezza tra chi frequenta la montagna.
La tragedia del Gran Sasso del 2024, con la sua conclusione giudiziaria, offre uno spunto di riflessione su questi temi. La montagna non perdona. Ma una preparazione adeguata può fare la differenza.
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Conclusa dopo giorni la complessa operazione di recupero nelle grotte sommerse del Vaavu Atoll
Le autorità indagano sulle cause dell’incidente costato la vita a cinque italiani e a un soccorritore maldiviano
Si è conclusa oggi, mercoledì 20 maggio 2026 alle Maldive la difficile operazione di recupero dei corpi dei cinque sub italiani morti durante un’immersione nelle grotte sottomarine del Vaavu Atoll, in quello che le autorità locali hanno definito il peggior incidente subacque
Conclusa dopo giorni la complessa operazione di recupero nelle grotte sommerse del Vaavu Atoll
Le autorità indagano sulle cause dell’incidente costato la vita a cinque italiani e a un soccorritore maldiviano
Si è conclusa oggi, mercoledì 20 maggio 2026 alle Maldive la difficile operazione di recupero dei corpi dei cinque sub italiani morti durante un’immersione nelle grotte sottomarine del Vaavu Atoll, in quello che le autorità locali hanno definito il peggior incidente subacqueo nella storia dell’arcipelago.
Gli ultimi due corpi sono stati riportati in superficie mercoledì grazie all’intervento di un team specializzato finlandese, dopo giorni di ricerche ostacolate da profondità estreme, forti correnti e condizioni meteo avverse.
Le vittime erano impegnate in un’esplorazione subacquea a circa 50-60 metri di profondità all’interno di un sistema di grotte conosciuto come “shark cave”. Tra loro anche Monica Montefalcone, docente di ecologia marina dell’Università di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e l’istruttore subacqueo Gianluca Benedetti.
Secondo le prime ricostruzioni, il gruppo potrebbe essere sceso oltre i limiti consentiti per immersioni ricreative.
Le autorità maldiviane stanno verificando eventuali irregolarità nei permessi e nelle procedure di sicurezza.
Intanto, gli investigatori italiani hanno aperto un fascicolo per chiarire le responsabilità dell’accaduto.
Le operazioni di recupero si sono rivelate estremamente rischiose: durante una delle missioni è morto anche un sub della Forza di Difesa Nazionale delle Maldive, colpito da complicazioni da decompressione.
Gli esperti stanno valutando diverse ipotesi sulle cause della tragedia: dalla possibile tossicità dell’ossigeno alle forti correnti interne alle grotte, fino a eventuali problemi tecnici o momenti di disorientamento sott’acqua.
Alcune videocamere recuperate durante le immersioni potrebbero fornire elementi decisivi per ricostruire gli ultimi momenti del gruppo.I corpi saranno ora trasferiti in Italia dopo le procedure di identificazione ufficiale e gli esami autoptici coordinati con Interpol.
La tragedia delle Maldive colpisce profondamente non solo le famiglie delle vittime, ma anche il mondo accademico, universitario e l’intera comunità subacquea, scientifica e speleologica italiana e internazionale.
A tutti coloro che oggi piangono parenti, amici, colleghi, compagni di immersione e persone care va il nostro pensiero più sincero.
E per chi ha conosciuto Monica e le altre vittime, il dolore assume una dimensione ancora più personale: quella del ricordo di persone appassionate, competenti, innamorate del mare, della ricerca e della vita.
Ma anche chi non le ha conosciute può comprendere il senso profondo di una perdita che oggi tocca tante comunità, unite dal rispetto per il mare, per la conoscenza e per quell’umanità speciale che il mondo della subacquea spesso sa creare.
Al di là delle ipotesi e delle ricostruzioni, sulle quali lavoreranno gli esperti e le autorità, resta soprattutto il silenzio di fronte a una tragedia che parla a tutti noi. In momenti come questi, forse, siamo tutti subacquei: non nel giudizio o nelle ipotesi, ma nella capacità di fermarci, in silenzio, davanti al valore di una vita e al peso di una perdita.
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Operazioni di cave diving tecnico in corso: previsto il recupero degli altri due il 22 maggio
Secondo l’ANSA, si tratta dei corpi di Monica Montefalcone e di Federico Gualtieri.
La tragedia nella grotta sommersa di Vaavu
Il 14 maggio 2026, cinque subacquei italiani sono entrati nel sistema di grotte sommerse di Dhekunu Kandu — nota anche come Devana Kandu — nell’atollo di Vaavu, alle Maldive, a una profondità compresa tra i 55 e i 60 metri. L’accesso alla cavità si
Operazioni di cave diving tecnico in corso: previsto il recupero degli altri due il 22 maggio
Secondo l’ANSA, si tratta dei corpi di Monica Montefalcone e di Federico Gualtieri.
La tragedia nella grotta sommersa di Vaavu
Il 14 maggio 2026, cinque subacquei italiani sono entrati nel sistema di grotte sommerse di Dhekunu Kandu — nota anche come Devana Kandu — nell’atollo di Vaavu, alle Maldive, a una profondità compresa tra i 55 e i 60 metri. L’accesso alla cavità si colloca ben oltre i 30 metri consentiti dalla normativa maldiviana per le immersioni ricreative, limite che le autorità locali ritengono sia stato superato senza le necessarie autorizzazioni.[1][2]
Il gruppo viaggiava a bordo della safari boat MV Duke of York, la cui licenza di esercizio è stata sospesa dalle autorità maldiviane dopo l’incidente. L’allarme è scattato alle 13.45 ora locale, quando il centro di coordinamento marittimo della guardia costiera ha ricevuto la chiamata di soccorso. Nessuno dei cinque è riemerso.[3][4]
Le vittime: ricercatori e istruttori di immersione
I cinque italiani deceduti sono stati identificati come Monica Montefalcone, docente di biologia marina all’Università di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, lo scienziato marino Federico Gualtieri e l’istruttore subacqueo Gianluca Benedetti. Quattro dei cinque erano legati all’Università di Genova. Benedetti, responsabile operativo per Luxury Yacht Maldives e Albatros Top Boat, è stato il primo corpo recuperato nelle fasi iniziali delle ricerche.[5][6]
Il portavoce del governo maldiviano ha precisato che tre dei cinque subacquei erano esplicitamente indicati come parte di un gruppo di ricerca autorizzato, mentre la posizione degli altri due non era chiara nei documenti ufficiali.[7]
La morte del soccorritore e la sospensione delle ricerche
Le operazioni di recupero hanno subito una brusca interruzione quando il sergente maggiore Mohamed Mahudhee della Marina maldiviana ha perso la vita durante un tentativo di raggiungere i corpi, colpito da malattia da decompressione. Mahudhee è stato proclamato “martire nazionale” dalle autorità dell’isola. La sua morte ha reso evidente la pericolosità estrema del sito e ha portato alla sospensione temporanea di tutte le attività di ricerca.[8][5]
Il sistema di grotte si estende per centinaia di metri attraverso più camere e passaggi interni, a una profondità che raggiunge i 60 metri. Le condizioni operative sono state descritte dagli esperti come un intervento in ambiente overhead profondo, con rischio elevato.[1]
Gli speleosub finlandesi di DAN Europe entrano in azione
DAN Europe ha mobilitato una task force di tre speleosub finlandesi: Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, arrivati a Malé il 17 maggio. I tre hanno operato in coordinamento con la Maldives National Defence Force, il Ministero degli Affari Esteri italiano e le autorità consolari italiane.[5][1]
Il 18 maggio, la squadra specialistica ha condotto la prima immersione tecnica in grotta nel sito di Dhekunu Kandu. L’immersione è durata circa tre ore e ha permesso di localizzare tutte e quattro le vittime ancora disperse. La missione ha richiesto competenze specifiche di speleosub e gestione di spazi confinati in ambienti overhead.[1][5]
Recupero dei corpi: due il 19 maggio, due il 20 maggio
Nella giornata del 19 maggio, i tre speleosub finlandesi hanno recuperato i corpi di due delle quattro vittime ancora disperse nella grotta sommersa. Il portavoce presidenziale Mohamed Hussain Shareef ha confermato ufficialmente il recupero. Il piano prevede il recupero degli altri due corpi nella giornata successiva, il 20 maggio.[3]
I corpi si trovavano a una profondità di circa 60 metri, il doppio del limite legale per le immersioni ricreative alle Maldive. L’operazione richiede tecniche di cave diving avanzato, con gestione precisa delle miscele respiratorie e delle soste di decompressione.[3]
Indagini ancora aperte in Italia e alle Maldive
La Procura di Roma ha avviato un’indagine per ricostruire la catena decisionale che ha preceduto l’immersione. Le autorità maldiviane stanno accertando come i subacquei abbiano superato il limite di profondità consentito e se l’immersione fosse stata autorizzata dall’operatore turistico. Alcuni media internazionali riferiscono che i sub potrebbero aver utilizzato attrezzatura ricreativa standard, non idonea per il cave diving a quelle profondità.[2][5][1]
La Società Speleologica Italiana e l’Università di Genova hanno diffuso messaggi di cordoglio per le famiglie delle vittime.[3]
[1] Maldive, localizzati i corpi dei quattro sub italiani nella grotta … https://www.scintilena.com/maldive-localizzati-i-corpi-dei-quattro-sub-italiani-nella-grotta-sommersa-di-dhekunu-kandu/05/19/ [2] Tragedia alle Maldive, sub italiani intrappolati a 62 metri in una grotta https://tg.la7.it/cronaca/maldive-sub-italiani-dispersi-grotta-universita-genova-15-05-2026-256769/amp [3] Maldive, la tragedia nella grotta di Vaavu – Scintilena https://www.scintilena.com/maldive-la-tragedia-nella-grotta-di-vaavu/05/15/ [4] morto anche un sub che cercava i corpi degli italiani. L’ … https://www.quotidiano.net/cronaca/sub-morti-maldive-oggi-news-n9a4xtzf [5] Maldive, arrivano gli speleosub dalla Finlandia per la ricerca dei … https://www.scintilena.com/maldive-arrivano-gli-speleosub-finlandesi-per-la-ricerca-dei-corpi-nella-grotta-sommersa/05/18/ [6] Cinque sub italiani morti alle Maldive. Le possibili cause https://tg.la7.it/cronaca/sub-italiani-morti-alle-maldive-cause-14-05-2026-256728 [7] Maldive, il governo: «La grotta non era nel piano di ricerca https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/18/italiani-morti-maldive-grotta-permessi-notizie/8390088/ [8] Maldive, superstiti in Italia. Il recupero delle salme affidato ai sub … https://www.quotidiano.net/cronaca/maldive-superstiti-in-italia-il-recupero-delle-salme-affidato-ai-sub-finlandesi-t0pmpd7f [9] Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable (1).pdf https://ppl-ai-file-upload.s3.us-east-1.amazonaws.com/web/direct-files/collection_08c39ce1-fb5a-4696-a8a1-73d261c2e891/aac47009-36b6-414c-a17d-a894fd324d3c/Cave-Monitoring-Reports_IIS_eng_printable-1.pdf?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&X-Amz-Checksum-Mode=ENABLED&X-Amz-Credential=ASIA2F3EMEYE3ADTDBHK%2F20260519%2Fus-east-1%2Fs3%2Faws4_request&X-Amz-Date=20260519T101331Z&X-Amz-Expires=3600&X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEAsaCXVzLWVhc3QtMSJHMEUCIQDAHjeEn%2Fa80lP0nqCci%2Fbu2H6JLjDd36oKzIpVa3TrVwIgTYr4iT7BibRuYY1gXDmqPJE9mgY8K8UiFvlO0adAPIoq9AQI0%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FARABGgw2OTk3NTMzMDk3MDUiDPI9k0ksObaZYyOM5irIBC0e95AvyixfhPBUYZzUGn5hT7MDkHtCVRFduy6escbwRmSzKVMJmYScyhyH4TNHd5BMA1wqvKbkHadv%2FiHs%2BOyuOmFFl8C%2Fm5pTn3NBSfoPPqehDRSlYVWq9%2BXDbcpl%2BtNC5WkjpJl5caTb1roqJCtO9vEunrValF%2BfyXOLXSc0flc0n6a%2BDBQs9wxqwSwRubEenzJXdqZP079tlO9a1YczoH2%2BVW%2BOYv013igGa8UHjrXKDOLBrDeewzitytPrkXTrOmqx5FvAXgOf1oZhEZtbWUCdMCRmyhyCtkWlqk3Psvmo2dyKVU7O1dgGDVuPAZc86POcJGntxgyMsMDJkR8WdAKr%2FiQ07FZRtomXzesOH7Fk22ebyBMigR%2FY2A%2Bmm53X2aW%2F3ulO0Gxi6AyRpSKM8hoXqmwXikwLzP3Tb2BYOt6%2FirTZs24tE7%2FPr5DPUfEXHDhZdjfkt16xWuq%2FzmiO6un4sRvbBqoKvmhUmoopcBs%2B2A781QfUvvyAb%2By%2B8kcGowcLG%2Brxm269Jg4ZyL162GDz3LvlwWq6Ve4JNa2PyO6noJAxpBWYA6r%2BMO%2Fsa8Ynm2sYk2%2B6TJhndbVpBW%2BPsEr1LHO4qVGEFWDQD7I9ZgurinsmZ6gqjv%2BGEs8sTpqBCD9x0wHFkUtFYjJ2FfNmdfpdPqz%2FhP%2BAyKGQjbyv5DnygAdqRCOjH8EYjTtu9deVJcWGB879QOZ6v%2BvWGuGIN9Bpnnh4Uafw8V4ggqO4p2epXoC9SZfulZBRxBEQrPckRA0jsOKIMLXusNAGOpgBUq%2FKURbGQyNaxyiB7OD4J63QPmft5czbkvPq6Qfit5p7xwdFwZUh1Wj1ALQF5Hsb4X2DbHbLGb%2F6wl6M%2FwKxUXtYCWDFl%2FBdtoG2G9g1XQZpiCI0Ne3JmmimrjkzO3s%2BYla53CyCuDRansin2Kw9UVSN8njGgTHi0bySt8UlLadO2bKWGg7x9GT2D2oDxV0Un%2BjzSjI8gZc%3D&X-Amz-SignedHeaders=host&x-id=GetObject&X-Amz-Signature=5dbb027b8135449402c540118a4b24db73055e6329830e84f10bcbcda5fa797a [10] 01-Introduzione-alla-speleologia.ppt.txt 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[11] 02-Evoluzione-speleo-italia.ppt.txt 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[13] Il cordoglio del mondo speleologico per le vittime dell’immersione … https://www.scintilena.com/il-cordoglio-del-mondo-speleologico-per-le-vittime-dellimmersione-alle-maldive/05/14/ [14] Speleosub Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/speleosub/ [15] Elefante Bianco a -292 metri: lo speleosub polacco Bartlomiej Pitala … https://www.scintilena.com/elefante-bianco-a-292-metri-lo-speleosub-polacco-bartlomiej-pitala-firma-il-nuovo-record-di-immersione-in-grotta-in-italia/03/03/ [16] speleosub americano perde la vita nella grotta Plura Cave – Scintilena https://www.scintilena.com/tragedia-in-norvegia-speleosub-americano-perde-la-vita-nella-grotta-plura-cave/04/05/ [17] Soccorso Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/soccorso/ [18] Sicilia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/sicilia/ [19] Maldive, individuati i 4 corpi dei sub italiani. 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La task force finlandese di DAN Europe completa la prima immersione tecnica: vittime individuate, recupero in corso nei prossimi giorni
La tragedia: cinque sub italiani nella grotta sommersa di Vaavu
Il 14 maggio 2026, cinque subacquei italiani sono entrati nel sistema di grotte sommerse di Dhekunu Kandu — nota anche come Devana Kandu — nell’atollo di Vaavu, alle Maldive, a una profondità compresa tra i 55 e i 60 metri.
L’accesso alla cavità si colloca ben al di sotto
La task force finlandese di DAN Europe completa la prima immersione tecnica: vittime individuate, recupero in corso nei prossimi giorni
La tragedia: cinque sub italiani nella grotta sommersa di Vaavu
Il 14 maggio 2026, cinque subacquei italiani sono entrati nel sistema di grotte sommerse di Dhekunu Kandu — nota anche come Devana Kandu — nell’atollo di Vaavu, alle Maldive, a una profondità compresa tra i 55 e i 60 metri.
L’accesso alla cavità si colloca ben al di sotto dei 30 metri consentiti dalle autorità maldiviane, limite che secondo le indagini locali sarebbe stato superato senza le necessarie autorizzazioni.
L’immersione si è trasformata in tragedia: il corpo del primo sub, Gianluca Benedetti — istruttore di immersione e responsabile operativo per Luxury Yacht Maldives e Albatros Top Boat — è stato recuperato nelle prime fasi delle ricerche.
Gli altri quattro, legati all’Università di Genova, sono rimasti dispersi all’interno del sistema di gallerie.[1][2][3]
Le quattro vittime che erano ancora disperse sono Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri.
Il sistema di grotte si estende per centinaia di metri attraverso più camere e passaggi interni, rendendo le operazioni di ricerca estremamente complesse.
Nel corso dei primi tentativi di soccorso, un ufficiale della Marina maldiviana ha perso la vita durante le operazioni di recupero.[3][1]
DAN Europe attiva la task force internazionale di speleosub
Di fronte alla complessità tecnica della missione, DAN Europe ha mobilitato un team di specialisti internazionali di cave diving.
La task force è composta da tre esperti finlandesi: Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, tutti con esperienza consolidata in missioni di recupero ad alto rischio in ambienti subacquei confinati.
Il team è arrivato alle Maldive il 17 maggio 2026 e ha operato in pieno coordinamento con la Maldives National Defence Force, il Ministero degli Affari Esteri italiano e le autorità consolari italiane a Malé.[4][5][1][3]
La task force di DAN Europe ha avuto il compito di localizzare le quattro vittime, valutare le condizioni operative all’interno della grotta e pianificare le fasi di recupero.
L’operazione è stata descritta dalle stesse autorità maldiviane come ad “alto rischio”.
Il sito presenta caratteristiche operative particolarmente critiche: l’ingresso della cavità è profondo e il sistema sottomarino si sviluppa per centinaia di metri in ambienti angusti e buui.[6][3]
Prima immersione tecnica: tutte e quattro le vittime individuate
Il 18 maggio 2026, la squadra specialistica ha condotto la prima immersione tecnica in grotta nel sito di Dhekunu Kandu.
L’immersione è iniziata alle 08:30 ora italiana ed è durata circa tre ore.
Durante questa prima fase operativa, il team ha esplorato il sistema di grotte sommerse, valutato le condizioni ambientali e operative, localizzato tutte e quattro le vittime ancora disperse e raccolto le informazioni necessarie per pianificare le fasi successive del recupero.[4][6]
Per condurre l’immersione in sicurezza in un ambiente così ostile, i tre specialisti hanno utilizzato tecnologia subacquea avanzata.
Tra i sistemi impiegati figurano rebreather a circuito chiuso, DPV (Diver Propulsion Vehicles) ad alte prestazioni e configurazioni di supporto vitale completamente ridondanti.
Un rebreather è un sistema che ricicla il gas respirato, rimuove l’anidride carbonica tramite un assorbitore chimico e reintegra automaticamente l’ossigeno metabolizzato: questo permette immersioni prolungate, un consumo ridotto di gas e un controllo preciso della miscela respiratoria, caratteristiche essenziali nelle operazioni in grotta.[6]
Cave diving nelle grotte sommerse: tecnica e rischio nelle operazioni di recupero
Le grotte sommerse come Dhekunu Kandu rappresentano ambienti tra i più pericolosi per i subacquei.
L’assenza di una via di risalita diretta in caso di emergenza, la scarsa visibilità, le correnti interne e la profondità rendono ogni intervento un’operazione ad alto rischio.
Il cave diving tecnico — la disciplina che permette di lavorare in questi contesti — richiede anni di formazione specialistica, equipaggiamenti dedicati e pianificazione meticolosa di ogni fase dell’immersione.[7][3]
Il sistema di Dhekunu Kandu si sviluppa attraverso più camere collegate da stretti passaggi a profondità superiori ai 55 metri.
In questo scenario, i tre specialisti finlandesi hanno operato con margini di sicurezza elevati grazie all’impiego di tecnologie di supporto vitale ridondanti.
La localizzazione delle vittime durante la prima immersione è un risultato tecnico significativo, ma rappresenta solo la prima fase di un processo che richiederà ancora giorni di lavoro delicato e coordinato.[3][4][6]
Il recupero: operazioni in corso nei prossimi giorni
Dopo la localizzazione delle quattro vittime, DAN Europe ha comunicato che i giorni successivi al 18 maggio saranno dedicati alle delicate procedure di recupero.
Le operazioni si svolgono in costante coordinamento con la Maldives National Defence Force e con le autorità italiane competenti a Malé.
Ulteriori aggiornamenti sulla pianificazione operativa e sulle tempistiche del recupero saranno comunicati progressivamente, man mano che la coordinazione tra le parti prosegue.[6]
Sul fronte giudiziario, la Procura di Roma ha aperto un’indagine per fare luce sulla dinamica dell’incidente e sulla catena decisionale che ha preceduto l’immersione fatale.
Secondo quanto emerso, il gruppo si trovava a bordo di un liveaboard legato ad Albatros Top Boat e alla struttura commerciale Duke of York.
Resta da chiarire se l’immersione fosse stata autorizzata dall’operatore turistico e se i subacquei disponessero di equipaggiamento adeguato per un cave diving tecnico profondo.[2][1]
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Arrivo a Malé di Paakkarinen, Grönqvist e Westerlund per valutare i rischi del sistema carsico profondo
DAN Europe invia una task force specializzata per sostenere le operazioni nell’area sommersa di Dhekunu Kandu
Alle Maldive è arrivata una squadra finlandese di speleosub mobilitata da DAN Europe per affiancare le operazioni di eicerca e recupero dei corpi dei quattro sub italiani ancora dispersi nella grotta sommersa dell’atollo di Vaavu.
La missione è stata preparata con
Arrivo a Malé di Paakkarinen, Grönqvist e Westerlund per valutare i rischi del sistema carsico profondo
DAN Europe invia una task force specializzata per sostenere le operazioni nell’area sommersa di Dhekunu Kandu
Alle Maldive è arrivata una squadra finlandese di speleosub mobilitata da DAN Europe per affiancare le operazioni di eicerca e recupero dei corpi dei quattro sub italiani ancora dispersi nella grotta sommersa dell’atollo di Vaavu.
La missione è stata preparata con briefing operativi, controllo delle attrezzature e pianificazione tecnica prima dell’immersione prevista per il 18 maggio.
Il team finlandese e il supporto DAN
DAN Europe ha confermato l’invio di una task force composta da Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist.
L’organizzazione ha descritto il lavoro come un intervento in un ambiente overhead profondo, con rischio elevato e necessità di coordinamento stretto con le autorità maldiviane e con quelle italiane.[3]
Paakkarinen e Grönqvist sono noti anche per la loro partecipazione al progetto documentaristico Diving Into The Unknown, legato al recupero in grotta di Plura in Norvegia.
Il loro arrivo alle Maldive conferma che l’operazione richiede competenze specifiche di speleosub e di gestione di spazi ristretti.[1][3]
Che cos’è Dan Europe
DAN Europe (Divers Alert Network Europe) è un’organizzazione non profit internazionale dedicata alla sicurezza e alla salute dei subacquei, attiva dal 1983.
Fornisce assistenza medica d’emergenza 24/7 tramite hotline multilingue, supporto per incidenti subacquei e collegamento con centri iperbarici specialistici in tutto il mondo.
Svolge attività di ricerca scientifica sulla medicina subacquea e la sicurezza delle immersioni, pubblica linee guida e materiali formativi e organizza corsi ed eventi educativi per prevenire gli incidenti.
Offre piani di assicurazione specifici per immersioni e servizi di consulenza medica ai soci, oltre a promuovere campagne di prevenzione, progetti di citizen science e progetti per la sostenibilità legati all’ambiente marino.
DAN Europe opera in Europa con sedi e strutture regionali e collabora con le altre entità DAN a livello globale per garantire una rete di assistenza ai subacquei su scala internazionale
La sospensione delle prime ricerche
Le attività guidate dalla Maldives National Defence Force erano già state sospese dopo la morte del sergente maggiore Mohamed Mahudhee, impegnato nel recupero. Secondo quanto riportato, il soccorritore sarebbe deceduto per shock da decompressione durante l’intervento.[2][4]
DAN Europe ha parlato di un’operazione ad alta complessità, con accesso alla grotta a una profondità compresa tra 55 e 60 metri e un sistema sotterraneo che si sviluppa per centinaia di metri tra camere multiple e passaggi interni. Questa configurazione rende il recupero lento, delicato e potenzialmente pericoloso per chi vi entra.[3]
I dubbi sull’immersione
La ricostruzione dell’incidente è ancora in corso in Italia e alle Maldive. Divernet riferisce che l’immersione fatale potrebbe non essere stata autorizzata dal tour operator e che i sub potrebbero aver usato attrezzatura ricreativa standard, invece di una dotazione tecnica da cave diving profondo.[1]
Nell’immagine, sezione e pianta vera della Grotta di Bodu Miyaru Kadu, dove si è consumata la tragedia. I numeri indicano la profondità di quel punto in metri.
Secondo quanto emerso, il gruppo italiano si trovava su un liveaboard legato ad Albatros Top Boat e alla struttura commerciale Duke of York. Il caso coinvolge anche l’ipotesi di un’immersione oltre i limiti normalmente consentiti senza specifiche autorizzazioni locali.[5][6]
Le vittime italiane
Delle cinque persone coinvolte, quattro risultavano legate all’Università di Genova: Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Il quinto sub era Gianluca Benedetti, istruttore di immersione e responsabile operativo per Luxury Yacht Maldives e Albatros Top Boat; il suo corpo è stato il primo a essere recuperato.[6][5]
Al momento resta confermato che un corpo è stato trovato e che quattro persone sono ancora disperse nel sistema sommerso.
Le autorità mantengono aperte le indagini sull’esatta dinamica dell’uscita in grotta e sulla catena decisionale che ha preceduto l’incidente.[5][6]
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Cinque sub italiani hanno perso la vita durante un’immersione speleosubacquea. Nelle operazioni di recupero è morto anche il soccorritore Mohamed Mahdhee. In seguito alla morte là soccorritore, le autorità del Paese hanno sospeso le ricerche, in attesa dell’arrivo di tre speleosub finlandesi.
L’incidente nell’atollo di Vaavu
Cinque cittadini italiani sono morti nei giorni scorsi alle Maldive durante un’immersione speleosubacquea nell’atollo di Vaavu, nell’area di Alimatha.
L
Cinque sub italiani hanno perso la vita durante un’immersione speleosubacquea. Nelle operazioni di recupero è morto anche il soccorritore Mohamed Mahdhee. In seguito alla morte là soccorritore, le autorità del Paese hanno sospeso le ricerche, in attesa dell’arrivo di tre speleosub finlandesi.
L’incidente nell’atollo di Vaavu
Cinque cittadini italiani sono morti nei giorni scorsi alle Maldive durante un’immersione speleosubacquea nell’atollo di Vaavu, nell’area di Alimatha.
La dinamica, secondo le prime ricostruzioni, riguarda una visita ricreativa di cavità sommerse a una profondità di oltre 50 metri. Il gruppo non è più riemerso dopo l’ingresso nel sistema sommerso. Le autorità maldiviane hanno avviato subito una vasta operazione di ricerca.[2][1]
Il soccorritore morto
Durante la ricerca dei corpi è deceduto anche il soccorritore maldiviano Staff Sgt Mohamed Mahdhee, sub dell’esercito delle Maldive.
Secondo quanto riferito dal governo delle Maldive alla BBC, il sommozzatore è stato riportato in ospedale in condizioni critiche ed è poi morto.
L’episodio è avvenuto mentre otto soccorritori erano entrati in acqua per proseguire le ricerche.[3][2]
Le autorità maldiviane hanno descritto l’operazione come molto rischiosa.
La morte di Mahdhee ha aggravato un bilancio già drammatico.[4][2]
Dall’Italia
Il Ministero degli Esteri italiano ha seguito il caso insieme all’ambasciata di Colombo, in Sri Lanka, per assistere gli altri italiani presenti a bordo della stessa spedizione. Secondo le informazioni diffuse, venti connazionali che viaggiavano sulla nave Duke of York sono in buone condizioni di salute.[4][1]
L’Università di Genova, alla quale facevano capo diversi componenti della gita, poi deceduti, ha fatto sapere che l’attività a cui stavano partecipando durante l’immersione non faceva parte di una ricerca scientifica dell’Università.
Le indagini in corso
La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per chiarire la sequenza dei fatti. Restano da definire diversi aspetti, tra cui le condizioni del sito, il profilo dell’immersione, la gestione delle bombole e la scelta di immergersi oltre i 50 metri mentre le leggi delle Maldive vietano di scendere al di sotto dei 30 metri di profondità. Al momento non esiste una conferma ufficiale sulle cause tecniche dell’incidente.[2][1]
Le autorità locali stanno ricostruendo anche il punto esatto in cui si è fermata l’immersione. Le notizie disponibili parlano di un corpo recuperato in una grotta a circa 60 metri di profondità, mentre gli altri quattro sarebbero rimasti nello stesso sistema sotterraneo.[6][1]
Speleosub e sicurezza
L’episodio riporta al centro il tema della sicurezza nella speleosubacquea. Le immersioni in acque confinate sono molto più complicate delle normali immersioni in acque libere.
La morte del soccorritore delle Maldive ci riporta alla morte di un altro soccorritore in una grotta allagata, quando il mondo si mobilitò per salvare 13 ragazzini rimandati intrappolati dalla piena in una grotta del Sud Est Asiatico.
Anche in quella occasione si trattava di un militare, un sub dell’esercito, e non uno speleosub.
Per questo motivo le autorità hanno deciso di sospendere le ricerche, in attesa dell’arrivo di tre soccorritori speleosub finlandesi.
Una tragedia che pesa
La morte dei cinque italiani e del soccorritore maldiviano rende evidente quanto sia delicato il lavoro nelle grotte sommerse. In questi contesti, la distanza tra esplorazione, soccorso e recupero è spesso minima.
Il caso di Vaavu, già definito uno dei più gravi incidenti subacquei mai registrati nel Paese, apre anche una riflessione sulla preparazione richiesta per questo tipo di immersioni.[2][1]
Per la comunità speleologica italiana, il tema non riguarda solo il cordoglio. Riguarda anche formazione, prevenzione e scelta responsabile dei siti.
Nella speleosubacquea, come ricorda la documentazione di settore, il margine di sicurezza deve essere costruito prima dell’ingresso in acqua.[5][7]
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Cinque sub italiani sono morti alle Maldive durante un’immersione speleosubacquea nell’atollo di Vaavu. Il caso, avvenuto presso Alimatha, ha aperto un’inchiesta in Italia e una fase di recupero molto delicata per le squadre maldiviane.
Il presidente delle Maldive, Mohamed Muizzu, ha espresso le sue più profonde condoglianze al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al popolo italiano dopo la morte di cinque sub italiani nell’atollo di Vaavu.
L’incidente è avvenuto giov
Cinque sub italiani sono morti alle Maldive durante un’immersione speleosubacquea nell’atollo di Vaavu. Il caso, avvenuto presso Alimatha, ha aperto un’inchiesta in Italia e una fase di recupero molto delicata per le squadre maldiviane.
Il presidente delle Maldive, Mohamed Muizzu, ha espresso le sue più profonde condoglianze al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al popolo italiano dopo la morte di cinque sub italiani nell’atollo di Vaavu.
L’incidente è avvenuto giovedì 14 maggio, durante un’uscita in grotta a circa 50-60 metri di profondità, in un’area situata a circa 64 chilometri da Malé. Secondo le ricostruzioni, il gruppo non è riemerso dopo l’ingresso nel sistema sommerso, e l’allarme è scattato alle 13.45 locali, quando il centro di coordinamento marittimo della guardia costiera ha ricevuto la chiamata di soccorso.
Più tardi, verso le 18.13, è stato recuperato un corpo all’interno della grotta, mentre gli altri quattro risultavano ancora intrappolati nello stesso sistema sotterraneo.
Recupero ad alto rischio
Le operazioni di ricerca e recupero sono state definite ad alto rischio dalla Marina e dalla guardia costiera maldiviana. Sul posto sono intervenuti sommozzatori specializzati, imbarcazioni e supporto aereo, ma il maltempo, i venti forti e un’allerta gialla hanno reso tutto più difficile.
Le autorità hanno spiegato che le grotte interessate presentano correnti forti e tunnel complessi. In questi contesti, una volta che i sub non risalgono nei tempi previsti, la linea tra soccorso e recupero diventa molto sottile.
Le vittime italiane
Le vittime sono state identificate come Monica Montefalcone, docente di biologia marina dell’Università di Genova, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, lo scienziato marino Federico Gualtieri e l’operatore subacqueo Gianluca Benedetti. La Società Speleologica Italiana e l’Università di Genova hanno diffuso messaggi di profondo cordoglio per i familiari delle vittime.
La Farnesina ha confermato che i cinque sono morti durante un tentativo di esplorazione di grotte a circa 50 metri di profondità. Secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, si tratta di persone esperte, ma l’accesso a queste cavità richiede una certificazione specifica e una pianificazione accurata.
Ipotesi e indagini
La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sulla morte dei cinque italiani. Gli accertamenti dovranno chiarire le cause esatte dell’incidente e verificare condizioni meteo, briefing, assetto logistico e profilo dell’immersione.
Tra le ipotesi iniziali circolate sui media c’è anche quella di un possibile problema alla miscela nelle bombole, ma al momento non esiste una conferma ufficiale. Le autorità maldiviane stanno ancora ricostruendo l’intera dinamica.
Un sito noto ai sub
L’area di Alimatha è descritta come una delle mete più frequentate del turismo subacqueo alle Maldive. Le cosiddette “grotte di Alimathà” non sono grotte terrestri, ma anfratti corallini, tunnel e passaggi naturali che attirano immersioni di livello tecnico.
Il caso è considerato uno degli incidenti subacquei più gravi mai registrati nel Paese. Resta anche l’assistenza agli altri 20 italiani presenti a bordo della spedizione, seguiti dall’ambasciata italiana a Colombo.
Nome della grotta
Sul nome preciso della grotta, le fonti consultate non indicano un toponimo unico e ufficiale. Gli articoli parlano di “grotte di Alimathà” o di un sistema di grotte presso Alimatha, nell’atollo di Vaavu, vicino a siti d’immersione molto noti.
Per questo, al momento, la formulazione più corretta è parlare di grotta sommersa nell’area di Alimatha, senza attribuire un nome specifico non confermato dalle fonti. La distinzione è importante anche in chiave speleosubacquea, perché si tratta di un ambiente complesso e non di una cavità terrestre con denominazione consolidata.
Analisi dei rischi e delle regole per prevenire incidenti nella speleologia subacquea
Il caso dei cinque sub italiani morti alle Maldive riporta al centro un punto essenziale: in speleosub, la sicurezza non dipende solo dall’esperienza, ma dall’aderenza rigorosa a regole tecniche precise. Nell’atollo di Vaavu, un’immersione a circa 50-60 metri è degenerata in una tragedia che ha aperto un’inchiesta in Italia e una delicata operazione di recupero.
La lezione del caso Maldive
I cinque italiani sono entrati in una grotta sommersa nell’area di Alimatha e non sono riemersi. Le autorità maldiviane hanno poi avviato un recupero ad alto rischio, ostacolato da vento forte e allerta meteo. La dinamica richiama un principio base della speleosub: in ambienti chiusi, il ritorno non è mai automatico e va sempre pianificato con margine.
Il quadro investigativo non è ancora definito. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo, mentre la Farnesina ha confermato la morte dei cinque connazionali e il sostegno agli altri italiani presenti nella spedizione. In questo scenario, il caso resta un richiamo concreto alla prevenzione.
Le regole di base
Le linee guida speleosubacquee del CNSAS sono molto chiare: non entrare mai in grotta senza sagola guida, non avanzare senza averla sempre in presa e usare almeno due bombole indipendenti. Alle regole si aggiungono la programmazione preventiva dell’immersione, la conoscenza completa dell’attrezzatura e l’obbligo di portare più fonti luminose indipendenti.
Anche la gestione del gas è centrale. La “Rule of Thirds”, associata a Sheck Exley e ancora oggi considerata un riferimento della cave diving moderna, prevede un terzo del gas per l’andata, un terzo per il ritorno e un terzo di riserva. È una misura semplice, ma efficace, perché introduce un margine di sicurezza in un ambiente dove i consumi possono crescere rapidamente.
Cosa non va sottovalutato
Le immersioni in grotta non vanno confuse con le immersioni in acque libere. In una cavità sommersa esistono correnti, tratti stretti, punti ciechi e rischio di disorientamento, soprattutto se la visibilità peggiora o se il gruppo si separa. Per questo le regole insistono anche sulla formazione specifica e sull’uso di attrezzature adeguate, non adattate in modo improvvisato.
Un altro elemento decisivo è il contatto con operatori e club che praticano da tempo la speleologia subacquea. La conoscenza del sito, delle correnti e delle vie di uscita fa spesso la differenza tra un’immersione gestita e una situazione fuori controllo.
Addestramento e certificazione
Gli standard internazionali di formazione in cave diving esistono proprio per ridurre gli errori umani e tecnici. I percorsi certificativi prevedono progressioni graduali, dalla zona cavern fino alla grotta vera e propria, con esercizi su assetto, linee guida, emergenze e lavoro in squadra.
Nel caso delle Maldive, alcune ricostruzioni giornalistiche indicano che l’accesso alle grotte di Vaavu richieda una certificazione speciale. Anche se i sub erano esperti, il livello di esperienza non annulla i rischi di un ambiente complesso e remoto.
Emergenza e recupero
Quando un gruppo non riemerge nei tempi previsti, il primo passaggio è il soccorso; se la finestra di sopravvivenza si chiude, diventa recupero. In grotta, questo passaggio è delicato perché ogni tentativo di penetrazione aggiuntiva espone anche i soccorritori a pericoli simili.
Il caso di Vaavu mostra anche il peso delle condizioni esterne. Mare mosso, vento e tempi logistici lunghi incidono sulla possibilità di intervenire con efficacia. In questi contesti, la prevenzione è la vera barriera di sicurezza, più ancora della risposta successiva.
Un richiamo alla prudenza
La tragedia delle Maldive non riguarda solo un singolo incidente, ma il modo in cui la speleosub deve essere praticata. Pianificazione, certificazione, sagola, gas, luci e rinuncia quando le condizioni non sono favorevoli restano i cardini della disciplina.
In fondo, il caso ricorda che la grotta sommersa non concede margini ampi. La sicurezza nasce prima dell’ingresso in acqua e si misura nella capacità di rispettare limiti, procedure e ambiente.
Guida alla pianificazione di una immersione sicura in una grotta sommersa
Per pianificare un’immersione speleosub sicura servono preparazione, regole semplici e disciplina rigorosa. La priorità è entrare solo con addestramento specifico, attrezzatura adeguata e un piano di ritorno già definito.
Formazione e competenze
La speleosub è una disciplina tecnica e non va affrontata come una normale immersione ricreativa. Servono certificazioni dedicate, esperienza progressiva e familiarità con il lavoro in squadra in ambiente chiuso.
Le fonti richiamano la necessità di conoscere bene il sito e di raccogliere informazioni locali prima dell’ingresso. Questo vale soprattutto quando la grotta presenta restrizioni, visibilità variabile o passaggi con correnti.
Piano di immersione
Il piano deve fissare profondità massima, tempo totale, punto di ritorno e consumo di gas previsto. Le linee guida CNSAS indicano anche di non usare più di un terzo dell’aria per l’andata, così da lasciare margine per il rientro e per le emergenze.
La regola dei terzi resta uno dei riferimenti più citati nella cave diving moderna. In pratica, il sub deve sempre conservare riserva sufficiente per uscire anche se qualcosa cambia durante la penetrazione.
Attrezzatura essenziale
L’equipaggiamento deve includere almeno due fonti di luce indipendenti, almeno due bombole o un sistema equivalente con ridondanza, e strumenti per tagliare eventuali impigliamenti. La sagola guida è centrale: non si avanza mai senza un collegamento continuo verso l’uscita.
Anche l’assetto deve essere stabile per non sollevare sedimenti. La perdita di visibilità è uno dei fattori più pericolosi in grotta, perché può far perdere il riferimento della linea guida e compromettere il rientro.
Gestione del rischio
La squadra deve prevedere segnali, procedure di separazione e gestione delle emergenze prima di entrare in acqua. Ogni partecipante deve sapere cosa fare in caso di guasto, perdita di contatto o cambio improvviso delle condizioni.
Contano anche le condizioni ambientali. Correnti, restringimenti, fango e percorsi complessi richiedono prudenza e, se necessario, la rinuncia all’immersione. In speleosub, saper tornare indietro è parte della riuscita dell’uscita.
Supporto e soccorso
Prima dell’immersione è utile prevedere ossigeno, primo soccorso, piano di evacuazione e contatti del centro iperbarico più vicino. In siti remoti, questi elementi fanno parte della pianificazione tanto quanto la scelta della rotta.
Il caso dei cinque sub italiani alle Maldive mostra quanto una gestione inadeguata dell’ambiente o del profilo possa trasformare una spedizione in un’emergenza grave. Per questo la prevenzione resta la vera misura di sicurezza in speleosub.
È disponibile l’edizione in lingua inglese di Study of Cave Diving Accidents, volume dedicato all’analisi degli incidenti nella speleosubacquea, con un approccio basato sui dati e sull’osservazione di casi reali maturati in diversi decenni di attività in ambienti confinati.
Un’analisi basata su casi internazionali
Il libro raccoglie e analizza incidenti avvenuti in Francia, Stati Uniti, Regno Unito e in altri contesti internazionali, offrendo una panoramica ampia sull’evoluzione della speleosubacquea, dalle prime esplorazioni fino alle moderne spedizioni con rebreather.
L’obiettivo è individuare schemi ricorrenti, errori decisionali e fattori ambientali che contribuiscono allo sviluppo degli incidenti.
Fattori umani, psicologia e aspetti fisiologici
Una parte centrale del volume è dedicata ai fattori umani: gestione dello stress, processi decisionali, influenza del contesto psicologico e condizioni fisiologiche legate all’immersione in ambienti overhead.
Il contributo di Pascal Bernabé, psicologo e specialista delle immersioni profonde, approfondisce questi aspetti con un taglio divulgativo e tecnico allo stesso tempo.
Prefazione di Phil Short
L’edizione è arricchita da una prefazione di Phil Short (FRGS), esploratore e riferimento internazionale nel mondo delle immersioni tecniche, che inquadra il valore dello studio degli incidenti come strumento di crescita della cultura della sicurezza.
Un supporto alla consapevolezza del rischio
Il volume non si presenta come manuale di addestramento e non sostituisce la formazione con istruttori qualificati.
Si propone come raccolta strutturata di dati, casi di studio e lezioni di sicurezza, utile a subacquei, istruttori e operatori per comprendere meglio i meccanismi di rischio nella speleosubacquea e nelle immersioni tecniche.
Contenuti principali del libro
Analisi dettagliata di incidenti storici e recenti
Studio dei fattori umani e psicologici nell’immersione in grotta
Considerazioni mediche e fisiologiche
Casi studio da Stati Uniti, Regno Unito, Europa e altri Paesi
Indicazioni pratiche per la gestione della sicurezza
Informazioni editoriali e disponibilità
Study of Cave Diving Accidents
Lingua: inglese
Pagine: 244
Data di pubblicazione: 30 novembre 2025
Editore: Independently published
ASIN: B0G4LJ3DHC ISBN-13: 979-8276808406
Il libro è disponibile sulle piattaforme Amazon negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
Perché segnalarlo alla comunità speleosubacquea
La pubblicazione rappresenta un contributo utile alla diffusione di una cultura della prevenzione e dell’analisi critica degli incidenti, temi centrali per chi opera in ambienti ipogei sommersi.
La lettura può affiancare la formazione pratica e stimolare una riflessione consapevole sulla gestione del rischio nella speleosubacquea.
Glossario speleosub (termini chiave)
Di seguito un glossario essenziale, pensato per accompagnare letture e analisi sugli incidenti nello speleosub e, più in generale, nella gestione del rischio in grotta.[1][2]
Ambiente overhead (ambiente con soffitto)
Ambiente subacqueo in cui non è possibile risalire direttamente in superficie perché c’è un “tetto” fisico (grotta, relitto, ghiaccio).[2] Impone una pianificazione più conservativa di gas, percorso e procedure di emergenza.[2]
Speleosub (cave diving)
Immersione in grotte sommerse o in tratti allagati di cavità, dove l’orientamento e l’uscita dipendono dalla navigazione e dal ritorno lungo la via di ingresso.[3] È considerata una disciplina tecnica con rischi elevati se affrontata senza addestramento e procedure specifiche.[3]
Fattori umani (human factors)
Insieme di elementi cognitivi, fisici e sociali che influenzano prestazione, decisioni e sicurezza del subacqueo e del team.[1] Comprendono aspetti come stress, comunicazione, carico di compito, abitudini e percezione del rischio.[1]
Errore umano
Deviazione da pratiche accettabili o desiderabili che può contribuire a un esito indesiderato o inatteso.[1] Nelle immersioni, l’errore umano spesso interagisce con ambiente ed equipaggiamento, aumentando la probabilità di incidente.[1]
Capacità di percepire ciò che accade, comprenderne il significato e anticipare come evolverà la situazione.[1] Può degradarsi con stress, freddo, scarsa visibilità e task loading.[1]
Stress subacqueo
Condizione psicofisica che può alterare giudizio e prestazione, riducendo la capacità di risolvere problemi.[1] Gli stressor possono derivare da ambiente, attrezzatura, procedure o dinamiche di team.[1]
Task loading (carico di compito)
Somma dei compiti simultanei richiesti al subacqueo (navigazione, assetto, gestione gas, comunicazione, attrezzatura).[1] Un carico eccessivo può portare a errori, perdita di controllo e decisioni affrettate.[1]
Gestione del gas
Pianificazione e controllo del consumo e delle riserve di gas respirabile durante l’immersione.[2] In overhead è centrale perché l’uscita richiede il ritorno lungo la stessa via e il gas serve anche per gestire emergenze.[2]
Regola dei terzi (rule of thirds)
Regola pratica di pianificazione del gas: un terzo per l’andata, un terzo per il ritorno, un terzo di riserva.[2] È associata in modo particolare alle immersioni in ambienti overhead.[2]
Linea guida (guideline)
Sagola posata o già presente che collega l’ingresso/uscita al percorso interno e fornisce riferimento direzionale.[3] È uno strumento chiave per ridurre il rischio di disorientamento, specialmente con visibilità ridotta.[3]
Silt-out (azzeramento visibilità da limo)
Perdita o forte riduzione della visibilità causata dalla sospensione di sedimenti sul fondo.[4] Aumenta il rischio di perdere la linea guida e la direzione di uscita se non si applicano procedure adeguate.[4]
CCR (rebreather a circuito chiuso)
Sistema che ricicla il gas espirato e controlla la pressione parziale di ossigeno tramite aggiunte di O? e diluente.[5] In grotta richiede disciplina su pianificazione, failure management e consapevolezza dei propri limiti operativi.[5]
Caso studio (case study)
Descrizione analitica di un incidente o quasi-incidente, usata per identificare fattori ricorrenti e lezioni di sicurezza.[6] È spesso impiegato per evidenziare catene causali, segnali precoci e decisioni critiche.[6]
Se serve, il glossario può essere ampliato in versione “da redazione” (30–50 voci) oppure focalizzato su un tema: fisiologia, psicologia, CCR, o procedure di emergenza.
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Tra i 5 subacquei, Monica Montefalcone, che aveva presentato a Ormea uno studio sulle grotte marine di Portofino con Carlo Nike Bianchi e Carla Morri
La tragedia avvenuta alle Maldive, dove cinque sub italiani hanno perso la vita durante un’immersione nell’atollo di Vaavu, ha suscitato profondo cordoglio nel mondo della ricerca marina, della subacquea e della speleologia italiana.
Tra le vittime vi è anche Monica Montefalcone, biologa ed ecologa marina genovese e docente dell’Uni
Tra i 5 subacquei, Monica Montefalcone, che aveva presentato a Ormea uno studio sulle grotte marine di Portofino con Carlo Nike Bianchi e Carla Morri
La tragedia avvenuta alle Maldive, dove cinque sub italiani hanno perso la vita durante un’immersione nell’atollo di Vaavu, ha suscitato profondo cordoglio nel mondo della ricerca marina, della subacquea e della speleologia italiana.
Tra le vittime vi è anche Monica Montefalcone, biologa ed ecologa marina genovese e docente dell’Università di Genova, figura molto conosciuta negli ambienti scientifici legati allo studio e alla tutela degli ecosistemi marini.
Con Monica Montefalcone hanno perso la vita anche la figlia Giorgia Sommacal, studentessa di Ingegneria biomedica, la ricercatrice Muriel Oddenino, il giovane biologo e subacqueo Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo e capobarca alle Maldive. Figure diverse, unite dalla passione per il mare, la ricerca e l’esplorazione subacquea.
La dinamica dell’incidente è ancora oggetto di indagine da parte delle autorità maldiviane: secondo le prime ricostruzioni, il gruppo stava effettuando un’immersione profonda nelle acque dell’atollo, per fini connessi alla speleosubacquea.
Messaggi di vicinanza e ricordi stanno arrivando da ricercatori, subacquei, speleologi e studiosi dell’ambiente marino che negli anni avevano condiviso con Montefalcone e i suoi amici e colleghi attività scientifiche, immersioni e progetti dedicati agli ecosistemi sommersi del Mediterraneo.
Tra i contributi più recenti e apprezzati di Monica Monfalcone, al mondo speleo della Liguria particolarmente cara, è quello presentato al Congresso di Ormea del 2022, dedicato alle grotte marine di Portofino. Uno studio sviluppato insieme a Carlo Nike Bianchi e Carla Morri, figure storiche della biologia marina italiana, entrambi con esperienze anche nel mondo speleosubacqueo.
Il lavoro si inseriva nel più ampio filone di ricerca sulla biodiversità mediterranea e sugli habitat marini vulnerabili, temi ai quali Montefalcone aveva dedicato gran parte della propria attività scientifica.
Docente e ricercatrice dell’Università di Genova, Monica Montefalcone era considerata una delle maggiori esperte italiane di ecologia marina e monitoraggio ambientale. I suoi studi sulle praterie di Posidonia oceanica, sugli habitat costieri e sulla biodiversità del Mediterraneo avevano ottenuto riconoscimenti internazionali e premi scientifici, tra cui il Premio Atlantide.
Monica era davvero una bella persona: dentro e fuori.
Importante anche il suo contributo agli studi sulla biodiversità del Mediterraneo e sugli effetti dei cambiamenti climatici e della pressione antropica sugli habitat marini, affrontati in numerose pubblicazioni scientifiche condivise con alcuni dei principali studiosi italiani del settore.
Con la Delegazione Speleologica Ligure era in itinere un progetto condiviso con Monica, Carlo Nike e Carla, ricercatori e studiosi dell’ambiente marino: molti dei lavori scientifici degli studiosi sono stati per questo caricati nella bibliografia del Catasto Speleologico della DSL: un segno di una collaborazione costante tra speleologia, biologia ed esplorazione subacquea.
La scomparsa dei cinque sub lascia oggi un segno profondo in tutta la comunità scientifica e speleologica, unita nel ricordo di persone che avevano fatto del mare, oltre la passione, un terreno di ricerca, conoscenza e tutela.
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L’eruzione del Monte Dukono colpisce un gruppo di 20 escursionisti in zona vietata sull’isola indonesiana di Halmahera
Un’eruzione esplosiva del Monte Dukono, sull’isola indonesiana di Halmahera, ha causato la morte di tre escursionisti e il ferimento di almeno altre cinque persone, tutte sorprese in un’area formalmente interdetta attorno al vulcano attivo.[1][2]Il gruppo di escursionisti era composto da circa 20 persone partite giovedì per salire fino alla cima del Monte Dukono, no
L’eruzione del Monte Dukono colpisce un gruppo di 20 escursionisti in zona vietata sull’isola indonesiana di Halmahera
Un’eruzione esplosiva del Monte Dukono, sull’isola indonesiana di Halmahera, ha causato la morte di tre escursionisti e il ferimento di almeno altre cinque persone, tutte sorprese in un’area formalmente interdetta attorno al vulcano attivo.[1][2] Il gruppo di escursionisti era composto da circa 20 persone partite giovedì per salire fino alla cima del Monte Dukono, nonostante i divieti in vigore per il rischio vulcanico elevato.[2][3]
Eruzione del Monte Dukono e dinamica dell’incidente
L’eruzione del Monte Dukono è avvenuta nella mattinata di venerdì, quando la montagna ha emesso una colonna di cenere alta circa 10 chilometri sopra il cratere.[3][4] Secondo l’Agenzia geologica indonesiana, l’evento è stato registrato dai sismografi per oltre 16 minuti, confermando un episodio di forte energia esplosiva.[2][4]
Le autorità locali riferiscono che tre escursionisti – due cittadini di Singapore e un indonesiano – sono morti sul posto, mentre altri cinque sono rimasti feriti durante la fase di fuga dall’area del cratere.[2][3] Una parte del gruppo è riuscita a ridiscendere lungo il versante, ma diversi partecipanti sono rimasti bloccati dai getti di cenere e dal peggioramento della visibilità.[1][5]
Escursionisti in area vietata attorno al vulcano Dukono
La zona attorno al Monte Dukono era soggetta a restrizioni da tempo, con un divieto di accesso entro un raggio di 4 chilometri dal cratere, a causa della costante attività esplosiva del vulcano.[2][3] Nonostante gli avvisi diffusi dall’ente indonesiano per la vulcanologia e la mitigazione dei rischi geologici e la segnaletica presente sul territorio, il gruppo avrebbe scelto di proseguire l’ascensione del Monte Dukono entrando nella fascia considerata pericolosa.[3][2]
La polizia del North Halmahera ha dichiarato che gli escursionisti erano consapevoli del divieto, legato all’elevato livello di allerta del vulcano, ma hanno comunque deciso di raggiungere la zona sommitale.[5][3] Secondo le autorità, la ricerca di immagini e contenuti da condividere online è uno dei motivi che spingono alcuni escursionisti a ignorare le limitazioni attorno al Monte Dukono e ad altri vulcani attivi dell’arcipelago indonesiano.[2][3]
Operazioni di soccorso dopo l’eruzione del Monte Dukono
Dopo l’eruzione del Monte Dukono, le squadre di soccorso locali e i servizi di protezione civile hanno avviato rapidamente le operazioni di ricerca e evacuazione degli escursionisti dispersi.[4][5] Nel corso della giornata di venerdì, almeno 17 persone sono state portate in salvo dal versante del vulcano, tra cui sette cittadini stranieri, mentre i corpi delle tre vittime risultavano ancora in quota per le condizioni troppo pericolose per il recupero.[5][4]
Le autorità hanno deciso di sospendere temporaneamente le ricerche di tre dispersi nella tarda giornata di venerdì, a causa della persistente attività del Monte Dukono, che continuava a emettere cenere e materiale piroclastico.[2][4] Il responsabile dell’agenzia di soccorso locale ha spiegato che le operazioni riprenderanno sabato, non appena le condizioni vulcaniche e la sicurezza degli operatori lo consentiranno.[2][4]
Un vulcano estremamente attivo nel contesto del “Ring of Fire”
Il Monte Dukono è considerato uno dei vulcani più attivi dell’Indonesia e presenta fasi eruttive quasi continue almeno dagli anni Trenta del secolo scorso.[2][3] Negli ultimi mesi l’attività del vulcano si è intensificata, con centinaia di piccoli eventi eruttivi registrati a partire da fine marzo e un livello di allerta mantenuto tra i più elevati del sistema di monitoraggio nazionale.[4][6]
L’Indonesia si trova lungo il cosiddetto “Ring of Fire” del Pacifico, una vasta fascia caratterizzata da frequenti terremoti ed eruzioni vulcaniche, che ospita più di 120 vulcani attivi sul solo territorio indonesiano.[3][2] In questo contesto, l’eruzione del Monte Dukono si inserisce in un quadro di rischio distribuito su molte isole, con ricadute potenziali su popolazioni locali, infrastrutture e attività all’aperto, comprese le escursioni in quota e le esplorazioni in ambienti vulcanici.[6][3]
Sicurezza, gestione del rischio e frequentazione di vulcani attivi
L’incidente legato all’eruzione del Monte Dukono rilancia il tema della sicurezza per chi pratica attività in montagna in prossimità di vulcani attivi, siano essi escursionisti, alpinisti o tecnici impegnati in monitoraggi e ricerche sul terreno.[1][5] Le autorità indonesiane hanno ribadito l’invito a rispettare rigorosamente le distanze di esclusione stabilite attorno al Monte Dukono e ad altri apparati eruttivi, ricordando che i pericoli includono non solo la cenere, ma anche blocchi vulcanici, gas tossici e possibili colate.[2][3]
Per le comunità che operano in ambito montano e sotterraneo, compresi i gruppi di ricerca e di soccorso, episodi come l’eruzione del Monte Dukono rappresentano un richiamo alla pianificazione attenta delle attività, alla consultazione preventiva dei bollettini vulcanologici e al coordinamento con le strutture di protezione civile.[4][6] La gestione del rischio in aree ad alta pericolosità richiede l’integrazione tra dati scientifici, sistemi di allerta e comportamenti responsabili sul terreno, affinché l’interesse per ambienti vulcanici e montani non si trasformi in situazioni di emergenza evitabili.[2][4]
Fonti [1] Volcanic eruption on a remote Indonesian island kills 3 hikers https://www.ajc.com/news/2026/05/volcanic-eruption-on-a-remote-indonesian-island-kills-3-hikers/ [2] At least 3 hikers killed by volcano eruption on Indonesian island https://www.ctvnews.ca/climate-and-environment/article/at-least-3-hikers-killed-by-volcano-eruption-on-indonesian-island/ [3] At least 3 hikers killed by volcano eruption on Indonesian island https://nypost.com/2026/05/08/world-news/at-least-3-hikers-killed-by-volcano-eruption-on-indonesian-island/ [4] Indonesian authorities halt search for three hikers missing as Mount … https://www.reuters.com/business/environment/indonesian-authorities-rushing-rescue-20-hikers-after-mount-dukono-eruption-2026-05-08/ [5] Multiple hikers killed, others rescued after volcano erupts in Indonesia https://edition.cnn.com/2026/05/08/asia/indonesia-mount-dukono-eruption-intl-hnk [6] Indonesia volcano eruption kills 3 hikers, several missing – DW.com https://www.dw.com/en/indonesia-volcano-eruption-kills-3-hikers-several-missing/a-77090871 [11] Python Cave e Virus di Marburg: cosa rivela lo studio 2026 – Scintilena https://www.scintilena.com/python-cave-e-virus-di-marburg-cosa-rivela-lo-studio-2026/05/04/ [12] Invito alla spedizione internazionale nel Laos PHA SOUNG PROJECT 2018 – Scintilena https://www.scintilena.com/invito-alla-spedizione-internazionale-nel-laos-pha-soung-project-2018/11/24/ [13] Una donnola a caccia di pipistrelli all’ingresso della grotta – Scintilena https://www.scintilena.com/una-donnola-a-caccia-di-pipistrelli-allingresso-della-grotta-documentata-per-la-prima-volta-la-predazione-durante-lemergenza-primaverile/03/04/ [14] Microplastiche nei Sistemi Carsici: l’Inquinamento Silenzioso che … https://www.scintilena.com/microplastiche-nei-sistemi-carsici-linquinamento-silenzioso-che-raggiunge-il-cuore-della-terra/04/26/ [15] Zone carsiche e Tubi di lava segnalati dall’UNESCO per diventare … https://www.scintilena.com/zone-carsiche-e-tubi-di-lava-segnalati-dallunesco-per-diventare-patrimonio-dellumanita/06/20/ [16] Nuove tecnologie nel campo dell’esplorazione sotterranea: Radio Localizzazione nello Yorkshire – Scintilena https://www.scintilena.com/scoperta-tecnologica-nel-campo-dellesplorazione-sotterranea-radio-localizzazione-a-pozo-azul/07/28/ [17] “Racconti dal Buio” torna su Radio Fragola con una puntata … https://www.scintilena.com/125545-2/04/28/ [18] Grotta della Poesia di Roca: realtà virtuale e intelligenza artificiale … https://www.scintilena.com/grotta-della-poesia-di-roca-realta-virtuale-e-intelligenza-artificiale-per-studiare-le-iscrizioni-messapiche/03/05/ [19] La newsletter BCRA di marzo 2026 annuncia workshop, escursioni … https://www.scintilena.com/ora-ho-raccolto-informazioni-sufficienti-per-scrivere-larticolo-procedo-con-la-stesura/03/05/ [20] Sotto l’Appennino Abruzzese, la Crosta si Sdoppia – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-lappennino-abruzzese-la-crosta-si-sdoppia-la-tomografia-svela-una-struttura-nascosta/04/26/ [21] I vincitori della X. edizione del Cervino Cinemountain International Film Festival – Scintilena https://www.scintilena.com/i-vincitori-della-x-edizione-del-cervino-cinemountain-international-film-festival/07/30/ [22] La Sicilia ospiterà la Conferenza Internazionale “Man and Karst 2024” – Scintilena https://www.scintilena.com/la-sicilia-ospitera-la-conferenza-internazionale-man-and-karst-2024/12/07/ [23] Rivoluzionario Numero Speciale su Microplastiche e Microfibre … https://www.scintilena.com/rivoluzionario-numero-speciale-su-microplastiche-e-microfibre-negli-ambienti-acquatici/08/20/ [24] 12°esimo simposio internazionale di soccorso speleologico in Bulgaria: Com’è andata – Scintilena https://www.scintilena.com/12%C2%B0esimo-simposio-internazionale-di-soccorso-speleologico-in-bulgaria-come-andata/05/16/ [25] International Scientific Conference “Man and Karst” in Sicily in September 2022 – Scintilena https://www.scintilena.com/international-scientific-conference-man-and-karst-in-sicily-in-september-2022/12/12/ [26] Occurrence of fatalities in mountaineering: The case of Mt. 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