Základné zobrazenie

  • ✇Scintilena
  • Dai mulini glaciali dell’Alaska ai satelliti di Giove: la speleologia che guarda le stelle
    Condividi Il Progetto GEMINI studia le fratture dei ghiacciai dell’Alaska per capire la tettonica di Europa, Ganimede ed Encelado. Una ricerca finanziata dal National Geographic che mette insieme INAF, Università di Padova e La Venta Esplorazioni Geografiche. Il Progetto GEMINI: obiettivi, partner e finanziamento National Geographic Il Progetto GEMINI — acronimo di Glacial Environment deformation Mechanisms to INfer Icy satellites tectonics — è un’iniziativa di ricerca scientifica fina
     

Dai mulini glaciali dell’Alaska ai satelliti di Giove: la speleologia che guarda le stelle

Máj 2nd 2026 at 10:00

Condividi

Il Progetto GEMINI studia le fratture dei ghiacciai dell’Alaska per capire la tettonica di Europa, Ganimede ed Encelado. Una ricerca finanziata dal National Geographic che mette insieme INAF, Università di Padova e La Venta Esplorazioni Geografiche.


Il Progetto GEMINI: obiettivi, partner e finanziamento National Geographic

Il Progetto GEMINI — acronimo di Glacial Environment deformation Mechanisms to INfer Icy satellites tectonics — è un’iniziativa di ricerca scientifica finanziata dal National Geographic Grant Programme. Il riconoscimento è stato assegnato al progetto guidato da Costanza Rossi dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Padova, che ne è la responsabile scientifica.[1][2][3]

Al gruppo di ricerca partecipano il Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova e l’associazione La Venta Esplorazioni Geografiche, che fornisce supporto tecnico e logistico sul campo. L’obiettivo dichiarato è esplorare il legame tra le fratture osservate nei ghiacciai dell’Alaska e quelle presenti sulla superficie dei satelliti ghiacciati di Giove e Saturno: Ganimede, Europa ed Encelado. Il progetto è sostenuto da sponsor tecnici come Ferrino Outdoor, VIGEA, MilesBeyond, Explorer Cases e Tiberino 1888.[3][4][1]


Juneau Icefield: un campo di ghiaccio dell’Alaska come laboratorio naturale

Il Juneau Icefield, situato nell’area della capitale dell’Alaska, è uno dei più vasti campi di ghiaccio al mondo ed è stato scelto come laboratorio naturale principale del Progetto GEMINI. La zona sta attraversando un significativo ritiro glaciale negli ultimi anni: di recente, il Mendenhall Glacier ha rilasciato improvvisamente acqua di fusione, con un rischio alluvione — fortunatamente scongiurato — per le aree periferiche di Juneau.[2][4][1]

Il Ghiacciaio Taku, che rientra nel sistema di Juneau, raggiunge uno spessore prossimo ai 1.500 metri, rendendolo il ghiacciaio alpino più spesso del mondo. Proprio questa profondità e complessità strutturale lo rende adatto allo studio multiscala delle fratture. Il team combina rilievi diretti sul campo con osservazioni satellitari, costruendo cartografie multiscala che permettono di leggere la geometria delle deformazioni glaciali a diverse scale.[4][1][3]


Fratture nei ghiacciai terrestri e faglie su Europa: le analogie morfologiche

Uno dei punti cardine del Progetto GEMINI è il confronto tra le fratture generate dal flusso glaciale in Alaska e i sistemi di faglie estesi sulla superficie dei satelliti ghiacciati. Europa, Ganimede ed Encelado presentano cros?? di ghiaccio deformate da forze interne che generano vasti sistemi di zone di frattura, spesso interpretati come possibili connessioni con gli oceani liquidi nascosti sotto la superficie.[5][1]

Lo studio di questi corpi celesti si basa quasi esclusivamente sulle immagini acquisite dalle sonde spaziali, che però offrono dati limitati su piccola scala. Per questo motivo, l’analisi degli analoghi terrestri — come i ghiacciai dell’Alaska — diventa fondamentale: il flusso glaciale genera fratture morfologicamente simili a quelle rilevate sui satelliti ghiacciati. Le conoscenze acquisite su scala terrestre vengono poi trasferite all’interpretazione dei dati planetari, dove mancano osservazioni locali dettagliate.[1][2][3]


Il contributo di La Venta: valutare i mulini glaciali come sedi di indagine

Il contributo specifico di La Venta Esplorazioni Geografiche al Progetto GEMINI riguarda la valutazione del potenziale esplorativo dei mulini glaciali. Le prospezioni sono condotte da Alessio Romeo, membro dell’associazione, che nel corso della spedizione 2025 analizza l’idoneità di queste strutture come siti di indagine scientifica.[2][3]

I mulini glaciali sono condotti verticali o quasi verticali nel ghiaccio attraverso i quali l’acqua di fusione scende verso il basso. Nel contesto del Progetto GEMINI, questi canali vengono valutati come possibili simulatori di carotaggi profondi nei ghiacci di Europa o Ganimede. Si tratta, in sostanza, di verificare se i mulini terrestri possano costituire un modello operativo per le future missioni di esplorazione del sottosuolo ghiacciato dei satelliti gioviani. La speleologia glaciale porta così il suo bagaglio tecnico direttamente al servizio della pianificazione astrogeologica.[4][1]


Ganimede, Europa, Encelado: cosa ci aspettiamo di trovare sotto il ghiaccio

Europa, uno dei satelliti galileiani di Giove, ha un diametro equatoriale di circa 3.100 km ed è leggermente più piccola della nostra Luna. Le temperature sulla sua superficie raggiungono i ?227 °C ai poli, ma sotto la crosta di ghiaccio si ritiene nascosto un oceano di acqua liquida mantenuto da forze mareali. Encelado, satellite di Saturno, presenta pennacchi d’acqua che fuoriescono da fessure nel ghiaccio, confermando l’esistenza di un oceano sotterraneo profondo.[6][7]

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha individuato proprio Encelado come obiettivo prioritario del programma Voyage 2050, con una missione di classe large prevista per il lancio intorno agli anni 2040. Su Ganimede, la luna più grande del Sistema Solare, la ricercatrice Costanza Rossi ha a lungo studiato le strutture tettoniche della superficie ghiacciata, rilevando come i tangles di strutture che attraversano il satellite su scala globale rappresentino prove fondamentali di processi geologici passati — e forse ancora attivi — collegati all’oceano sottostante. Il Progetto GEMINI si inserisce esattamente in questo quadro: i dati raccolti in Alaska guideranno le future missioni spaziali nell’identificare le strutture più promettenti per l’esplorazione del sottosuolo ghiacciato.[5][6][1][4]


Perché la speleologia è la disciplina del futuro anche per l’astrogeologia

La speleologia glaciale sta diventando un punto di riferimento per l’esplorazione planetaria. La capacità di entrare fisicamente nelle strutture del ghiaccio — fratture, mulini, canali di scorrimento — fornisce una comprensione dei processi di deformazione che nessuna immagine satellitare può restituire completamente. Il Progetto GEMINI ne è un esempio concreto: unisce l’esplorazione di campo con la modellazione scientifica per colmare il divario tra ciò che le sonde spaziali osservano e ciò che accade realmente all’interno di una crosta ghiacciata.[3][1][2][4]

L’approccio multiscala adottato — che integra rilievi diretti, dati da satellite terrestre e immagini delle sonde planetarie — apre la strada a un modello unificato di analisi delle fratture glaciali e planetarie. Entro la fine del 2025, il progetto prevede di produrre mappe innovative e linee guida operative per le missioni di esplorazione future. In questo scenario, lo speleologo che scende in un mulino dell’Alaska non studia solo il ghiaccio sotto i propri piedi: contribuisce a disegnare le rotte di esplorazione di oceani nascosti a centinaia di milioni di chilometri dalla Terra.[1][2][4]

Fonti
[1] La Venta Esplorazioni Geografiche – Facebook https://www.facebook.com/laventateam/posts/-%F0%9D%90%80%F0%9D%90%8B%F0%9D%90%80%F0%9D%90%92%F0%9D%90%8A%F0%9D%90%80-%F0%9D%9F%90%F0%9D%9F%8E%F0%9D%9F%90%F0%9D%9F%93-%F0%9D%90%86%F0%9D%90%84%F0%9D%90%8C%F0%9D%90%88%F0%9D%90%8D%F0%9D%90%88-%F0%9D%90%8F%F0%9D%90%91%F0%9D%90%8E%F0%9D%90%89%F0%9D%90%84%F0%9D%90%82%F0%9D%90%93the-gemini-project-glacial-environment-deformation-me/1069635945343917/
[2] From Alaskan Glaciers to Icy Moons: Unraveling Space Mysteries on … https://www.geoscienze.unipd.it/en/alaskan-glaciers-icy-moons-unraveling-space-mysteries-earth
[3] In Alaska per studiare i meccanismi di deformazione dell’ambiente … https://www.geoscienze.unipd.it/alaska-studiare-i-meccanismi-di-deformazione-dellambiente-glaciale-e-dedurre-la-tettonica-dei
[4] Progetto GEMINI in Alaska 2025: collegamenti tra ghiacciai e satelliti … https://www.scintilena.com/progetto-gemini-in-alaska-2025-collegamenti-tra-ghiacciai-e-satelliti-ghiacciati/09/03/
[5] GeoLog | Tectonics on Ice…. learning about Jupiter’s Icy Moons and … https://blogs.egu.eu/geolog/2023/01/25/tectonics-on-ice-learning-about-jupiters-ice-moons-and-the-juice-mission/
[6] Dopo Marte, più in là di Giove: l’Esa vuole Encelado https://www.media.inaf.it/2024/04/10/esa-encelado-alice-lucchetti/
[7] Europa: Jupiter’s icy moon | Natural History Museum https://www.nhm.ac.uk/discover/europa-icy-moon.html
[12] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[13] L’ultimo rifugio dei Neanderthal: sopravvissuti fino a 12mila … https://www.scintilena.com/lultimo-rifugio-quando-il-neanderthal-sopravvisse-il-doppio-di-quanto-credevamo/01/22/
[15] Grotta Norvegese di 75.000 Anni Rivela Tesori della Fauna … https://www.scintilena.com/grotta-norvegese-di-75-000-anni-rivela-tesori-della-fauna-artica-preistorica/08/09/
[17] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[18] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[21] ALASKA 2025 – PROGETTO “GEMINI” Oggi, 26 agosto … – Instagram https://www.instagram.com/p/DN0F9JJWhul/
[22] Analogue Icy Moon Simulations | AIMS | Project | Fact Sheet – CORDIS https://cordis.europa.eu/project/id/101171589

[25] Icy Worlds and their Analog Sites | News – NASA Astrobiology https://astrobiology.nasa.gov/news/icy-worlds-and-their-analog-sites/
[26] Pisa, 17-19 dicembre 2025 – Il risveglio di Encelado. Un’indagine … https://www.fondazionereturn.it/blog/2025/11/19/il-risveglio-di-encelado-unindagine-transdisciplinare-sul-rischio-e-il-disastro-geologico/

L'articolo Dai mulini glaciali dell’Alaska ai satelliti di Giove: la speleologia che guarda le stelle proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • La Venta e i ghiacciai: come un’associazione italiana è diventata riferimento mondiale nella speleologia glaciale
    Condividi Nata nel 1991 in seno alla speleologia italiana, La Venta Esplorazioni Geografiche ha costruito in quarant’anni un corpus scientifico sulle cavità glaciali di tutto il mondo che non ha eguali. Dalla Patagonia all’Alaska, la storia di un primato tutto italiano nella glaciospeleologia Il progetto Ghiaccio: le radici negli anni Ottanta La storia della glaciospeleologia italiana affonda le radici nella prima metà degli anni Ottanta. È Giovanni Badino, Leonardo Piccini e Mario
     

La Venta e i ghiacciai: come un’associazione italiana è diventata riferimento mondiale nella speleologia glaciale

Máj 2nd 2026 at 09:00

Condividi


Nata nel 1991 in seno alla speleologia italiana, La Venta Esplorazioni Geografiche ha costruito in quarant’anni un corpus scientifico sulle cavità glaciali di tutto il mondo che non ha eguali. Dalla Patagonia all’Alaska, la storia di un primato tutto italiano nella glaciospeleologia


Il progetto Ghiaccio: le radici negli anni Ottanta

La storia della glaciospeleologia italiana affonda le radici nella prima metà degli anni Ottanta. È Giovanni Badino, Leonardo Piccini e Mario Vianelli — destinati a diventare soci fondatori di La Venta — a dare il via alle prime esplorazioni sul Ghiacciaio del Gorner, in Svizzera, nel 1985. Mario Vianelli è considerato il fondatore della speleologia glaciale in Italia: percorse molti ghiacciai alpini e comprese subito l’eccezionalità del Gorner.[1][2]

L’associazione La Venta Esplorazioni Geografiche viene fondata ufficialmente nel 1991 da un gruppo di amici con la passione per la speleologia. Quando nasce, il “progetto Ghiaccio” era già avviato: molti dei futuri soci fondatori avevano già partecipato a spedizioni sulle Alpi e persino in Patagonia. La nuova associazione dà un impulso decisivo a quella che Alessio Romeo, oggi coordinatore del progetto, definisce «una banca della speleologia glaciale» a livello mondiale.[3][4]

Le prime campagne sul Gorner risalgono agli anni 1985, 1986 e 1989. In quelle stagioni vengono esplorati una ventina di mulini glaciali fino a profondità di circa 140 metri. Nel 1989 viene scoperta e rilevata una complessa cavità epidermica sub-orizzontale di circa 200 metri di sviluppo al margine del ghiacciaio. Sono gli anni in cui la speleologia glaciale si consolida come disciplina autonoma, con i ricercatori italiani tra i più attivi al mondo.[5]


Il Gorner: la campagna simbolo tra il 1999 e il 2004

Il Ghiacciaio del Gorner, secondo ghiacciaio delle Alpi per estensione con circa 65 km², diventa il terreno privilegiato della glaciospeleologia italiana. La sua superficie di ablazione è caratterizzata da torrenti epiglaciali, piccole vallecole e profondi mulini glaciali che assorbono le acque di fusione trasferendole nelle profondità del ghiaccio. Nelle campagne di ricerca che si sono succedute nel tempo sono state individuate circa trenta grotte, con morfologie assai diverse: dai lunghi meandri subglaciali ai pozzi profondi più di cento metri.[2]

Tra il 1999 e il 2000 la ricerca sui mulini del Gorner entra in una fase particolarmente intensa. Nel 1999 Alessio Romeo compie i rilievi fotografici documentati nella pubblicazione scientifica sulla morfologia ed evoluzione dei mulini. I mulini classificati G10, G17 e G18 diventano oggetto di studio sistematico, rivelando tipologie distinte legate ai fattori glacio-strutturali del ghiacciaio. I ricercatori dimostrano che i mulini di maggiori dimensioni hanno un periodo di attività variabile tra i tre e i cinque anni, in funzione della velocità locale di movimento del ghiacciaio.[6][7]

Nel 2004 una vasta zona nei pressi della fronte del Gorner cede, rivelando una sala subglaciale lunga circa sessanta metri, larga trenta e alta una ventina. Quell’autunno segna un momento cruciale: il ghiaccio aveva smesso il suo scorrimento a valle da anni e le grotte, anziché essere forme di transito, restano stabili da una stagione all’altra. La scoperta dimostra che il carsismo glaciale può produrre ambienti di dimensioni insospettate persino in ghiacciai alpini relativamente contenuti.[2]


Patagonia, Islanda, Antartide: le spedizioni che hanno fatto scuola

Parallelamente alle ricerche alpine, La Venta costruisce un programma internazionale di spedizioni speleologiche sui ghiacciai extraeuropei che non ha precedenti in Italia. Le prime spedizioni extraalpine riguardano il Biafo e il Batura in Karakorum nel 1987 e 1993, e l’Enylchek in Pamir nel 1992. La svolta avviene però con i ghiacciai patagonici: il Moreno nel 1994, il Marconi nel 1995, il Viedma nel 1998 e il Tyndall nel 2000.[5]

La Patagonia rappresenta quello che Alessio Romeo chiama «il secondo step del progetto Ghiaccio, ma certamente il più affascinante». I ghiacciai patagonici offrono condizioni uniche: si trovano a livello del mare, hanno origine da una calotta e mostrano fenomeni di carsismo glaciale di intensità eccezionale. Sul ghiacciaio Marconi, ad esempio, i ricercatori documentano una risalita del livello dell’acqua di 30 metri in meno di mezz’ora, seguita da una discesa di circa 20 metri in meno di cinque minuti. Un fenomeno idrologico estremo, ancora parzialmente inesplicato.[1][5]

Nel 1997 La Venta organizza la spedizione Islanda ’97 sul ghiacciaio Kviarjokull, una lingua glaciale discendente dal Vatnajokull. La ricerca correla la forma e il tipo delle cavità con la struttura tensionale della lingua glaciale. Nel febbraio 2000, una spedizione leggera si reca in Antartide nella penisola di King George, dimostrando per la prima volta la presenza di grotte glaciali al di sotto del circolo polare antartico. Nel 2017 la spedizione MaGPat (Microalgae and Glaciers of Patagonia) vede La Venta collaborare con l’associazione francese Spélé’Ice sui ghiacciai Perito Moreno e Tyndall, ampliando l’agenda scientifica alla microbiologia glaciale.[8][2][5]


Le pubblicazioni scientifiche: “Grotte di cielo” e i lavori fondamentali

Il lavoro sul campo di La Venta si traduce in un corpus pubblicistico di rilievo internazionale. Il saggio “Grotte e mulini glaciali” di Giovanni Badino e Leonardo Piccini, pubblicato nel 1999 sul sito dell’associazione, sintetizza i risultati delle ricerche condotte in varie aree del globo e afferma senza ambiguità che «i ricercatori italiani, provenienti dall’ambiente della speleologia, e in particolare quelli che operano all’interno dell’Associazione La Venta, sono i più attivi al mondo» nel campo delle cavità endoglaciali.[5]

Nel 2004 esce il volume “Grotte di cielo, viaggio nel cuore dei ghiacciai”, curato da Giovanni Badino, Antonio De Vivo e Leonardo Piccini. Pubblicato in italiano, inglese e spagnolo e patrocinato dall’UNESCO per la sua importanza dal punto di vista ecologico-ambientale, il libro rappresenta il primo bilancio organico di vent’anni di speleologia glaciale italiana. Stampato in tricromia — tecnica ibrida tra bianco/nero e quadricromia — ricostruisce la struttura interna dei ghiacciai temperati e i processi di formazione dei mulini.[9]

Nel 2022, in collaborazione con la società svizzera Flyability, La Venta realizza la prima scansione LIDAR 3D dell’interno di un mulino glaciale del Gorner. Il modello tridimensionale, ottenuto con il drone Elios 2 e il mobile mapping LIDAR Leica BLK2GO, consente di documentare con precisione inedita le strutture interne del ghiaccio. Si inserisce nel progetto “Inside the Glaciers”, ideato nel 2014 da Alessio Romeo e Francesco Sauro con l’obiettivo di creare collaborazioni tra ricercatori di diverse discipline e speleologi.[10][11]


Il Progetto GEMINI in Alaska: i mulini come laboratori spaziali

Nel 2025 La Venta partecipa al Progetto GEMINI (Glacial Environment deformation Mechanisms to INfer Icy satellites tectonics), spedizione scientifica finanziata dal National Geographic Grant Programme e guidata da Costanza Rossi dell’INAF – Osservatorio Astronomico di Padova. La ricerca studia le fratture nei ghiacciai dell’icefield di Juneau, in Alaska, per tracciare analogie con le superfici dei satelliti ghiacciati di Giove e Saturno: Ganimede, Europa ed Encelado.[12][13]

All’interno del progetto, i soci di La Venta sono incaricati di valutare il potenziale esplorativo dei mulini glaciali come possibili sedi di indagine per simulare carotaggi sul sottosuolo di corpi celesti come Europa o Ganimede. Il Taku Glacier, uno dei ghiacciai dell’icefield di Juneau, ha uno spessore che si avvicina ai 1.500 metri, offrendo condizioni di pressione paragonabili a quelle ipotizzate su alcuni satelliti ghiacciati. I risultati attesi dalla campagna dovevano guidare future missioni spaziali con un modello unificato di analisi delle fratture glaciali e planetarie.[12]

La spedizione è però segnata da una tragedia: il 4 settembre 2025, Riccardo Pozzobon, geologo e responsabile scientifico della missione, cade nelle acque di un fiume superficiale del ghiacciaio Mendenhall durante l’attività sul campo e risulta disperso. Pozzobon era una figura di riferimento per gli studi internazionali sulle dinamiche glaciali e la geologia dei corpi celesti. In suo onore, nel 2026 l’Unione Astronomica Internazionale ha intitolato a Riccardo Pozzobon l’asteroide 86029 della fascia principale del Sistema Solare, già noto con la denominazione provvisoria 1999 LV32.[14][15]


Alessio Romeo e la nuova generazione della glaciospeleologia

Alessio Romeo, geologo nato a Firenze nel 1971, incarna la continuità tra la prima generazione dei fondatori e quella attuale della glaciospeleologia italiana. Ha conseguito la laurea in geologia nel 2000 con una tesi intitolata “Aspetti morfologici ed evolutivi delle cavità glaciali del ghiacciaio Gorner (Svizzera)” e da allora ha proseguito la ricerca sia sui ghiacciai alpini che extraeuropei, in Patagonia e Groenlandia. È socio La Venta dal 2005, ma collabora con l’associazione dal 1997.[16]

Il suo battesimo nella speleologia glaciale avviene proprio in Patagonia nel 1997, aggregandosi a una spedizione di La Venta organizzata da Giovanni Badino. «La Patagonia ti catapulta direttamente dall’altra parte del mondo, su un ghiacciaio che per me era il primo viaggio fuori dall’Europa, la prima spedizione speleologica», racconta Romeo nel podcast dell’associazione. Da quel primo viaggio sono seguite oltre cinquanta spedizioni in tutto il mondo, accompagnate da un lavoro fotografico che ha portato le immagini dei mulini glaciali italiani sulle pagine di National Geographic nel marzo 2019.[4]

Nel 2014, insieme a Francesco Sauro, Romeo fonda il progetto “Inside the Glaciers”, un programma di ricerca multidisciplinare sulla superficie e all’interno dei principali ghiacciai delle Alpi svizzere. Nel giugno 2025, al Museo Kosmos dell’Università di Pavia, Romeo e Sauro presentano la conferenza “Gli ultimi ghiacci”, con un videomessaggio dell’astronauta Luca Parmitano sull’esperienza condivisa con La Venta sul Gorner. Una presenza che certifica il riconoscimento internazionale del lavoro che i glaciospeleologi italiani portano avanti ormai da quattro decenni.[11][17]

Fonti
[1] Nelle profondità del ghiaccio con La Venta – Ferrino e C SpA https://ferrino.it/news/nelle-profondit-del-ghiaccio-con-la-venta/
[2] Ghiacciai alpini – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/it/ghiacciai-alpini
[3] La Venta Esplorazioni Geografiche, un mondo ancora tutto da scoprire https://www.greenplanetnews.it/la-venta-esplorazioni-geografiche-un-mondo-ancora-tutto-da-scoprire/
[4] Le grotte glaciali – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=G5CV3H5LXDk
[5] [PDF] Grotte e mulini glaciali – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[6] [PDF] Morfologia ed evoluzione dei mulini del Ghiacciaio del Gorner … https://www.laventa.it/documenti/morfologia-ed-evoluzione-dei-mulini-del-gorner_35313.pdf
[7] [PDF] Moulins and marginal contact caves in the Gornergletscher … https://www.laventa.it/documenti/moulins-and-marginal-contact-caves_66080.pdf
[8] La Venta – Parte oggi la spedizione di glaciospeleologia in Patagonia https://www.scintilena.com/la-venta-parte-oggi-la-spedizione-di-glaciospeleologia-in-patagonia/03/23/
[9] Libri – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/it/libri
[10] Sotto ai ghiacciai, scansione 3D dei mulini glaciali – Scintilena https://www.scintilena.com/sotto-ai-ghiacciai-scansione-3d-dei-mulini-glaciali-con-la-venta-inside-the-gorner-glacier/01/27/
[11] La fragilità dei giganti di ghiaccio https://www.laventa.it/it/blog/712-la-fragilita-dei-giganti-di-ghiaccio
[12] Progetto GEMINI in Alaska 2025: collegamenti tra ghiacciai e satelliti … https://www.scintilena.com/progetto-gemini-in-alaska-2025-collegamenti-tra-ghiacciai-e-satelliti-ghiacciati/09/03/
[13] ALASKA 2025 – “GEMINI” PROJECT Today, 26 August … – Instagram https://www.instagram.com/p/DN0DIoX2gNL/
[14] Incidente durante la spedizione GEMINI in Alaska https://www.scintilena.com/incidente-durante-la-spedizione-gemini-in-alaska-disperso-il-ricercatore-riccardo-pozzobon/09/07/
[15] Un asteroide porta il nome di Riccardo Pozzobon, geologo … https://www.scintilena.com/un-asteroide-porta-il-nome-di-riccardo-pozzobon-geologo-planetario-e-pioniere-delle-grotte-lunari/04/16/
[16] [PDF] Alessio ROMEO – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/documenti/curriculum/ROMEO.pdf
[17] Gli ultimi ghiacci: incontro e apertura serale al Museo Kosmos di Pavia https://www.scintilena.com/gli-ultimi-ghiacci-incontro-e-apertura-serale-al-museo-kosmos-di-pavia/06/06/

L'articolo La Venta e i ghiacciai: come un’associazione italiana è diventata riferimento mondiale nella speleologia glaciale proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Giovanni Badino: dalla fisica delle particelle alla scienza dei ghiacciai
    Condividi Il fisico torinese che ha trasformato la glaciospeleologia in una disciplina rigorosa, lasciando un’eredità scientifica che continua a influenzare la ricerca mondiale Giovanni Badino speleologo e fisico: una carriera fuori dagli schemi Giovanni Badino nasce a Savona il 17 luglio 1953 e si trasferisce a Torino per laurearsi in Fisica negli anni ’70. Fin dal liceo mostra un interesse tenace per il mondo sotterraneo, interesse che cresce parallelamente alla sua formazione sc
     

Giovanni Badino: dalla fisica delle particelle alla scienza dei ghiacciai

Máj 2nd 2026 at 08:00

Condividi


Il fisico torinese che ha trasformato la glaciospeleologia in una disciplina rigorosa, lasciando un’eredità scientifica che continua a influenzare la ricerca mondiale


Giovanni Badino speleologo e fisico: una carriera fuori dagli schemi

Giovanni Badino nasce a Savona il 17 luglio 1953 e si trasferisce a Torino per laurearsi in Fisica negli anni ’70. Fin dal liceo mostra un interesse tenace per il mondo sotterraneo, interesse che cresce parallelamente alla sua formazione scientifica universitaria. Il suo primo articolo su una grotta è pubblicato nel 1971, quando è ancora studente.[1][2]

Dopo la laurea entra come ricercatore al Dipartimento di Fisica Generale dell’Università di Torino, dove diventerà Professore Associato. In quella fase della carriera lavora nel campo della fisica delle particelle cosmiche, in particolare sulla rilevazione sotterranea di neutrini da supernova: contribuisce all’esperimento LSD sotto il Monte Bianco e all’esperimento LVD nei Laboratori del Gran Sasso. Tra il 1979 e il 2003 pubblica oltre 180 lavori scientifici internazionali in questo campo.[2]

La sua attività speleologica esplorativa prosegue in parallelo, ai massimi livelli: l’Antro del Corchia in Toscana e la Grotta di Piaggia Bella nel Marguareis sono le prime palestre, prima di passare a esplorazioni in tutto il mondo. Badino è anche tra i soci fondatori dell’Associazione La Venta, uno dei sodalizi di esplorazione geografica più attivi a livello internazionale.[3][1]


Dalla fisica cosmica alla termodinamica del sottosuolo: la svolta scientifica

A partire dagli anni ’90, le competenze di Badino nella fisica delle particelle trovano una nuova applicazione: lo studio della termodinamica del sottosuolo e del trasporto dei fluidi nelle montagne. Questo passaggio non è una rottura, ma una trasposizione: gli stessi strumenti matematici usati per modellare fenomeni cosmici si rivelano adatti a descrivere i flussi d’aria e d’acqua nelle cavità ipogee.[4][5]

Nel 1995 pubblica Fisica del Clima Sotterraneo, primo libro organico sulla fisica dell’ambiente ipogeo, che affronta tutti gli aspetti del microclima delle grotte. È un testo che stabilisce un paradigma nuovo: la grotta non è solo un oggetto da esplorare, ma un sistema fisico da modellare quantitativamente. Nel contempo, le sue ricerche si concentrano sulla meteorologia ipogea e sulla speleogenesi, con applicazioni che spaziano dal carsismo classico al ghiaccio.[6][1]

Il trasferimento metodologico dalla fisica astroparticellare alla geofisica sotterranea è riconosciuto come uno dei contributi più originali di Badino. Come scrivono Arrigo Cigna e Paolo Forti sull’International Journal of Speleology nel 2017, Badino ha prodotto circa 500 lavori scientifici, molti dei quali rappresentano vere pietre miliari nella scienza carsica.[1]


I primi modelli matematici delle gallerie endoglaciali: una rivoluzione metodologica

Il contributo più innovativo di Badino alla speleologia glaciale è la costruzione dei primi modelli matematici in grado di mostrare forme e dimensioni delle gallerie endoglaciali. Prima del suo lavoro, l’interno dei ghiacciai era inaccessibile sia fisicamente che teoricamente: non esistevano strumenti computazionali per prevedere dove e come si formassero le cavità nel ghiaccio.[7][3]

Badino chiama questo approccio Fisica dei Buchi nell’Acqua: un metodo che integra termodinamica dell’acqua, meccanica del ghiaccio, perdite di carico e pressioni per delineare la struttura dei reticoli di drenaggio subglaciale. I modelli numerici mostrano che le acque assorbite dai mulini glaciali fluiscono a profondità di 100-150 metri attraverso reti di condotte con struttura “ad albero”. Questi calcoli, verificabili sul campo, rappresentano una rottura epistemologica: per la prima volta la glaciospeleologia dispone di uno strumento predittivo.[8][9]

Il modello interpretativo di Badino chiarisce anche la natura delle grotte endoglaciali come strutture dinamiche: non sono cavità permanenti, ma si riformano stagionalmente negli stessi punti del ghiacciaio, come vortici in un fiume. “Le grotte nella roccia sono memorie di epoche antiche, quelle nei ghiacci si riformano anno dopo anno” scrive Badino in Trent’anni di Abissi di Ghiaccio (2015). Questo cambio di prospettiva trasforma il modo in cui la comunità scientifica interpreta la dinamica glaciale.[9]


Le spedizioni glaciali: dal Gorner alla Patagonia, dall’Islanda all’Antartide

Il punto di partenza delle esplorazioni di Badino nei ghiacciai è il ghiacciaio del Gorner, nelle Alpi svizzere, dove scende per la prima volta in un pozzo dedicato a Louis Agassiz, padre della glaciologia. L’esperienza lo convince: da quel momento la glaciospeleologia diventa uno degli assi portanti del suo lavoro sul campo.[9]

Negli anni successivi guida e partecipa a spedizioni in ogni parte del mondo: Karakorum, Islanda, Svalbard, Patagonia. In Patagonia il ghiaccio scorre particolarmente veloce, il che consente di osservare la formazione e la trasformazione rapida delle grotte glaciali su scale temporali molto brevi. All’inizio degli anni 2000 partecipa alla XVI Spedizione Italiana in Antartide, dove studia lo sviluppo di grotte carsiche nel ghiaccio in condizioni di temperatura media annua di –18°C. Qui scopre che la formazione delle cavità avviene per sublimazione, senza la presenza di acqua liquida, grazie a differenze di temperatura tra il suolo e la volta delle grotte.[1][9]

Dal 2005 si sposta verso ambienti radicalmente diversi: le grotte di Naica in Messico, dove dirige il Proyecto Naica, incentrato sull’esplorazione di cavità a 46°C di temperatura con cristalli di gesso giganti. Per operare in quelle condizioni, Badino progetta personalmente una tuta dotata di un sistema di raffreddamento a ghiaccio, che consente circa un’ora di lavoro utile. Anche questo è un gesto emblematico del suo metodo: unire esplorazione fisica e invenzione tecnica al servizio della ricerca.[10][1]


L’eredità scientifica di Badino nella glaciospeleologia mondiale

Giovanni Badino muore l’8 agosto 2017 a Savona, dopo una lunga malattia, all’età di 64 anni. La sua eredità scientifica nella glaciospeleologia è misurata in tre dimensioni: i modelli teorici, le tecniche di esplorazione e la formazione di una comunità di ricercatori.[10]

I ricercatori italiani che operano all’interno dell’Associazione La Venta sono oggi riconosciuti come i più attivi al mondo nell’esplorazione e nello studio delle cavità endoglaciali. Spedizioni successive in Groenlandia, come il progetto Inside the Glaciers supportato da Moncler e presentato su National Geographic nel 2019, portano avanti il programma esplorativo avviato da Badino. Anche la stima – diventata un riferimento bibliografico citato a livello internazionale – secondo cui nelle montagne della Terra esistano tra i 20 e i 50 milioni di chilometri di gallerie naturali è opera di Badino.[11][12][8]

La Società Speleologica Italiana e La Venta hanno istituito il Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino, destinato a progetti innovativi nel campo della speleologia. Giunto alla seconda edizione nel 2025, il premio premia ricerche che combinano rigore metodologico, innovazione tecnica e divulgazione scientifica: esattamente i tre pilastri su cui Badino ha costruito la sua carriera. La commissione valuta originalità, chiarezza degli obiettivi scientifici e contributo alla conoscenza.[13][6]


Trent’anni di Abissi di Ghiaccio: il bilancio di una vita sul campo

Nel 2015, su Montagne360, Badino pubblica Trent’anni di Abissi di Ghiaccio: un testo autobiografico e scientifico insieme, in cui ripercorre le tappe della ricerca glaciospeleologica italiana dagli anni ’80 in poi. Il testo è anche una riflessione sul metodo: Badino ammette di aver sottovalutato, nelle prime esplorazioni, il valore documentale dei rilievi, concentrandosi sulla profondità raggiunta piuttosto che sulla morfologia delle cavità.[9]

Nel saggio emergono i temi centrali del suo pensiero: l’effimero come categoria scientifica, il valore dei modelli numerici per andare dove le corde non arrivano, la connessione tra dinamica interna dei ghiacciai e cambiamenti climatici. Badino scrive che la comprensione del collasso dei reticoli di drenaggio profondo può spiegare fenomeni come i jökulhlaup (piene improvvise) e i surge glaciali (avanzate rapide), con implicazioni dirette per la previsione degli effetti del riscaldamento globale.[9]

Il saggio si chiude con una consapevolezza lucida: “Avevamo iniziato per estetica, continuato perché avevamo finalmente trovato una speleologia senza conquista in effimere grotte di un mondo fluttuante, e ci siamo trovati ad avanzare in una bizzarra miniera d’oro di complessi risultati scientifici, che abbiamo appena iniziato a sondare”. È la sintesi migliore di un percorso che ha trasformato la speleologia glaciale da pratica esplorativa in disciplina con strumenti propri, capace di dialogare con la climatologia e la glaciologia internazionale.[9]

Fonti
[1] Giovanni Badino – di Arrigo Cigna e Paolo Forti https://www.scintilena.com/giovanni-badino-tributo-dellinternational-journal-of-speleology-di-arrigo-cigna-e-paolo-forti/11/22/
[2] Giovanni Badino – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Badino
[3] Gruppo Puglia Grotte – Didattica – Chi è Giovanni Badino? https://www.gruppopugliagrotte.it/corso/25/badino.htm
[4] La ricerca speleologica – Scintilena http://www.scintilena.com/utec/old/utec/vento.htm
[5] [PDF] Giovanni BADINO https://www.laventa.it/documenti/curriculum/BADINO.pdf
[6] Premio Badino – seconda edizione 2025: un riconoscimento all … https://www.scintilena.com/premio-badino-2025-al-via-la-seconda-edizione-del-riconoscimento-speleologico-internazionale/04/14/
[7] Grotte e Speleologi – Giovanni Badino https://digilander.libero.it/speleologia/html/badino.html
[8] Grotte e mulini glaciali https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[9] [PDF] Trent’anni di Abissi di Ghiaccio – IRIS-AperTO https://iris.unito.it/retrieve/e27ce428-5ae5-2581-e053-d805fe0acbaa/44-49_abissi%20di%20ghiaccio_badino.pdf
[10] Giovanni Badino: Le tre dimensioni degli abissi sotterranei – GognaBlog https://gognablog.sherpa-gate.com/giovanni-badino/
[11] Il continente buio: perché il mondo sotterraneo resta in gran parte … https://www.scintilena.com/il-continente-buio-perche-il-mondo-sotterraneo-resta-in-gran-parte-sconosciuto/04/25/
[12] Sul National Geographic di Marzo la spedizione “Inside the Glaciers … https://www.scintilena.com/sul-national-geographic-di-marzo-le-spedizioni-la-venta-inside-the-glaciers-in-groenlandia/03/06/
[13] Premio Speleologico Internazionale Giovanni Badino – Scintilena https://www.scintilena.com/premio-speleologico-internazionale-giovanni-badino-unopportunita-per-la-ricerca-avanzata/10/01/

L'articolo Giovanni Badino: dalla fisica delle particelle alla scienza dei ghiacciai proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • I mulini glaciali: i pozzi verticali più misteriosi delle Alpi e la fisica che li scava
    Condividi Centinaia di metri cubi d’acqua di fusione si gettano ogni estate in buchi perfettamente cilindrici nel cuore dei ghiacciai alpini. La spiegazione è fisica pura, e i dati raccolti da speleologi e glaciologi rivelano un mondo sotterraneo complesso e poco conosciuto. Mulino glaciale: definizione e origine del nome Un mulino glaciale è una cavità tubulare verticale attraverso cui l’acqua di fusione penetra in un ghiacciaio dalla superficie. Il nome deriva dal comportamento d
     

I mulini glaciali: i pozzi verticali più misteriosi delle Alpi e la fisica che li scava

Máj 2nd 2026 at 07:00

Condividi


Centinaia di metri cubi d’acqua di fusione si gettano ogni estate in buchi perfettamente cilindrici nel cuore dei ghiacciai alpini. La spiegazione è fisica pura, e i dati raccolti da speleologi e glaciologi rivelano un mondo sotterraneo complesso e poco conosciuto.


Mulino glaciale: definizione e origine del nome

Un mulino glaciale è una cavità tubulare verticale attraverso cui l’acqua di fusione penetra in un ghiacciaio dalla superficie. Il nome deriva dal comportamento dell’acqua al suo ingresso: il flusso turbina vorticosamente, come in un mulino ad acqua tradizionale.[1][2]

I mulini glaciali si aprono soprattutto sulle lingue glaciali estese, poco crepacciate e con scarsa pendenza, tipiche dei ghiacciai vallivi di ambiente temperato. Non si tratta di semplici buchi. Sono le porte d’accesso a un sistema idrodinamico sotterraneo che regola l’intero comportamento del ghiacciaio.[3][4]

Nei ghiacciai di tipo temperato — come quelli delle Alpi italiane e svizzere — l’acqua allo stato liquido è presente per diversi mesi all’anno. Questa condizione è indispensabile perché i mulini si formino. I grandi ghiacciai polari, dove anche d’estate la fusione superficiale è trascurabile, ne sono in genere privi.[4][1]

La glacio-speleologia, branca della speleologia dedicata allo studio di queste cavità, è una disciplina relativamente giovane. I primi gruppi organizzati che la praticano in modo sistematico vengono da Italia, Francia, Svizzera e Polonia. In Italia, i ricercatori dell’Associazione La Venta sono tra i più attivi al mondo nell’esplorazione e nello studio dei mulini glaciali.[4]


La fisica della formazione dei mulini glaciali: energia cinetica, calore e fusione

Il processo che dà origine a un mulino glaciale è fisico, non chimico. A differenza delle grotte carsiche — scavate dalla dissoluzione chimica del calcare — i mulini glaciali si formano per fusione termica.[1]

In estate, l’acqua di fusione superficiale si raccoglie in piccoli torrenti chiamati bédières. Questi corsi d’acqua epiglaciali seguono la pendenza della superficie e, prima di raggiungere i margini del ghiacciaio, incontrano fratture aperte nel ghiaccio. Quando il flusso trova una discontinuità, si incunea in profondità.[3]

Il meccanismo di scavo è diretto: l’acqua in movimento libera energia cinetica e di attrito sotto forma di calore. Questo calore locale provoca la fusione del ghiaccio circostante, allargando progressivamente la frattura iniziale. Il processo si autoalimenta: più acqua scende, più calore si genera, più il condotto si amplia.[3]

Un secondo meccanismo aggrava ulteriormente la fratturazione. Quando una frattura si riempie d’acqua, la differenza di densità tra acqua e ghiaccio genera una pressione idraulica che propaga la frattura verso il basso. Questo fenomeno, noto come fratturazione idraulica, può portare le fessure a propagarsi fino al letto roccioso del ghiacciaio, a profondità di centinaia di metri.[3]

I mulini glaciali non si formano ovunque sul ghiacciaio. Nelle zone ricche di crepacci, l’acqua di fusione si disperde in modo diffuso e non si concentra abbastanza da innescare lo scavo. Servono zone pianeggianti con ghiaccio intatto, dove i torrenti superficiali possono accumularsi e convogliare portate d’acqua significative verso pochi punti di assorbimento.[4][3]


Da frattura a canyon: le fasi evolutive di un mulino glaciale

Lo studio sistematico condotto sul Ghiacciaio dei Forni, in alta Valtellina, ha permesso di ricostruire un modello genetico ed evolutivo dettagliato dei mulini glaciali nelle Alpi italiane. Le osservazioni, condotte dalla ricercatrice Paola Tognini a partire dal 1994, documentano tutte le fasi di vita di queste cavità.[5]

Tutto inizia da quello che i ricercatori chiamano proto-moulin: una semplice frattura nel ghiaccio, allargata dall’attrito dell’acqua e dalla fusione locale. In questa fase iniziale il pozzo può avere un diametro di pochi centimetri o decimetri, ma già una profondità significativa rispetto alle sue dimensioni.[5]

Con il passare delle settimane, se la portata d’acqua è sufficiente, il proto-mulino evolve in un pozzo sub-circolare. Le dimensioni crescono progressivamente: il diametro può raggiungere alcuni metri, la profondità supera i 40 metri. A questo stadio il mulino è pienamente attivo e inghiotte quantità consistenti di acqua.[5]

Osservazioni sul Ghiacciaio del Gorner, in Svizzera, mostrano che i mulini più sviluppati hanno un primo salto verticale che varia generalmente tra 40 e 60 metri, con casi eccezionali fino a 100 metri. Alla base del pozzo iniziale si apre tipicamente una forra stretta, con inclinazione compresa tra 15° e 45°, percorsa da flusso di tipo vadoso.[4][3]

Oltre i 50-80 metri di profondità, il comportamento del ghiaccio cambia radicalmente. A quella pressione il ghiaccio non si comporta più come un solido rigido: diventa plastico, fluisce lentamente e tende a richiudere i condotti dall’esterno. Le dimensioni del mulino tendono a diminuire con la profondità proprio per questo effetto di compressione plastica.[4]

Il ciclo di vita di un mulino glaciale, nelle Alpi, dura mediamente circa sei anni. Dopo aver raggiunto le dimensioni massime, il mulino viene progressivamente “sorpassato” da nuovi inghiottitoi che si formano a monte. Privato dell’alimentazione idrica, il vecchio mulino si fossilizza.[5]


Le profondità raggiunte: dai 40 ai 140 metri e oltre

Le misurazioni dirette nei mulini glaciali alpini hanno prodotto dati precisi. Sul Ghiacciaio del Gorner, speleologi italiani scesero nel 1985 e 1986 fino a profondità di 90 e 140 metri, un record assoluto a quell’epoca. Oggi le esplorazioni hanno documentato profondità variabili tra 30 e 140 metri dalla superficie.[6][4]

Le esplorazioni si fermano invariabilmente davanti a specchi d’acqua. A profondità variabili tra 70 e 150 metri si raggiunge la superficie di una falda idrica interna al ghiacciaio. Al di sotto, le cavità continuano allagate e inaccessibili.[4]

Il livello di questa falda non è stabile. Discese ripetute nello stesso mulino a distanza di poche decine di ore hanno mostrato variazioni del livello dell’acqua anche di diverse decine di metri. Sul Ghiacciaio Marconi, in Patagonia, è stata documentata una risalita di 30 metri in meno di mezz’ora, seguita da una discesa di 20 metri in meno di 5 minuti.[4]

Le variazioni di livello seguono un ritmo giornaliero correlato al ciclo termico: portate massime nel tardo pomeriggio, minime nelle ore prima dell’alba. A questi cicli si sovrappongono variazioni stagionali, con portate crescenti dall’inizio del disgelo fino al culmine dell’estate e decrescenti poi in autunno.[4]


Il reticolo sotterraneo: come i mulini si connettono a 100–150 metri di profondità

I modelli numerici sviluppati dai ricercatori dell’Associazione La Venta mostrano che le acque assorbite dai mulini fluiscono a profondità di 100-150 metri attraverso una rete di condotte con struttura ad albero. Questa struttura connette i diversi mulini tra loro, convogliando il flusso verso il letto roccioso del ghiacciaio e poi verso la bocca glaciale di valle.[4]

Il sistema è del tutto analogo a quello di un massiccio carsico. Esiste una superficie piezometrica interna al ghiacciaio, la cui quota varia in funzione dell’alimentazione e dello stato evolutivo del reticolo sommerso. Quando la pressione dell’acqua in profondità supera quella del ghiaccio sovrastante, si produce il cosiddetto galleggiamento del ghiacciaio, con aumento della velocità di scivolamento basale.[3][4]

I condotti immersi si mantengono aperti grazie a un equilibrio delicato tra due processi opposti. Da un lato, l’energia liberata dall’acqua in movimento asporta ghiaccio dalle pareti, mantenendo il condotto. Dall’altro, il collasso plastico del ghiaccio tende a richiuderlo. Il reticolo si stabilizza con diametri di sezione tali da equilibrare i due processi antagonisti, con velocità di flusso massime intorno al metro al secondo.[4]

Un aspetto fisicamente controintuitivo riguarda il comportamento dell’acqua nelle condotte profonde. Le acque che scendono verso zone più profonde riescono a sciogliere ulteriore ghiaccio anche raffreddandosi. Al contrario, le acque che risalgono depositano ghiaccio sulle pareti, tendendo a ostruire i condotti ascendenti. Questo processo tende a far migrare i condotti verso il basso nel tempo.[4]

La portata totale che transita attraverso i mulini di un grande ghiacciaio alpino in periodo di fusione intensa può raggiungere i 10 metri cubi al secondo. Un dato che rende questi inghiottitoi naturali tra i più attivi condotti idrici dell’intero arco alpino.[6]


La morte del mulino: fossilizzazione e collasso plastico del ghiaccio

La fine di un mulino glaciale è determinata da due fattori distinti. Il primo è la perdita dell’alimentazione idrica, dovuta alla formazione di nuovi mulini a monte che sottraggono il torrente che lo alimentava. Il secondo è il comportamento plastico del ghiaccio in profondità.[5]

Quando il mulino viene privato dell’acqua che lo percorreva, il ghiaccio circostante riprende a fluire lentamente verso il centro della cavità. Il processo di collasso plastico restringe progressivamente il condotto fino a obliterarlo. In condizioni normali, un mulino fossilizzato può scomparire nel giro di poche settimane.[5][4]

In inverno, con la cessazione completa dell’alimentazione idrica, i mulini tendono a collassare a profondità superiori a 50-60 metri. La pressione dell’acqua rimasta intrappolata nei condotti profondi controbilancia la spinta del ghiaccio, impedendo un collasso totale immediato. Gli ingressi in superficie, invece, tendono a chiudersi per rigelo e per l’accumulo di neve.[4]

Paradossalmente, questo allagamento invernale è probabilmente ciò che permette ai mulini di sopravvivere da una stagione all’altra. Quando il condotto si riempie d’acqua si forma ghiaccio secondario che consolida le pareti. In primavera, con la ripresa della fusione, i mulini che hanno superato l’inverno in questo stato si riattivano spesso nella medesima posizione dell’anno precedente.[3][5]

La posizione dei mulini sul ghiacciaio non è casuale. Le osservazioni sul Ghiacciaio dei Forni mostrano che i nuovi mulini si formano ogni anno nella stessa posizione rispetto al substrato roccioso, probabilmente in corrispondenza di rilievi del letto che creano tensioni nel ghiaccio sovrastante. Il movimento del ghiacciaio sposta il mulino vecchio verso valle, mentre uno nuovo si apre a monte, nello stesso punto topograficamente significativo: un ciclo che si ripete stagione dopo stagione.[5]

Studiare questi pozzi verticali significa accedere a informazioni dirette sull’interno di un ghiacciaio che altrimenti resterebbero inaccessibili. I mulini glaciali sono al tempo stesso oggetto di studio e strumento di indagine — una finestra aperta, per poche settimane all’anno, sulla fisica nascosta dei ghiacciai alpini.[7][8][3]

Fonti
[1] Come si formano le grotte nel ghiaccio, ricerca a cura di … https://www.scintilena.com/come-si-formano-le-grotte-nel-ghiaccio-ricerca-a-cura-di-eni-scuola/06/21/
[2] Mulino glaciale – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Mulino_glaciale
[3] [PDF] Morfologia ed evoluzione dei mulini del Ghiacciaio del Gorner … https://www.laventa.it/documenti/morfologia-ed-evoluzione-dei-mulini-del-gorner_35313.pdf
[4] [PDF] Grotte e mulini glaciali – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[5] Modello genetico ed evolutivo dei mulini glaciali sulla base di … https://www.gfdq.glaciologia.it/index.php/GFDQ/article/view/1242
[6] 2313gorner.qxd https://www.laventa.it/documenti/moulins-and-marginal-contact-caves_66080.pdf
[7] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[8] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[14] Comportamento di una grande diga sotto il gelo spinto https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/5118/5187
[16] Groenlandia: Inondazione Crea un Vuoto Subglaciale di Due Chilometri – Scintilena https://www.scintilena.com/groenlandia-inondazione-crea-un-vuoto-subglaciale-di-due-chilometri/08/15/
[17] Gli speleologi alla ricerca di grotte glaciali in Val Venosta https://www.scintilena.com/gli-speleologi-alla-ricerca-di-grotte-glaciali-in-val-venosta/08/26/
[18] Grotte glaciali himalayane: acceleratori silenziosi dello scioglimento dei ghiacciai – Scintilena https://www.scintilena.com/grotte-glaciali-himalayane-acceleratori-silenziosi-dello-scioglimento-dei-ghiacciaisottotitolo-formazioni-sotterranee-scavate-dallacqua-di-fusione-minacciano-linstabilita-idrogeologica-e-le-comu/02/06/
[19] Glossario speleologico UIS – Lettera ‘a’ Traduzione in italiano https://www.scintilena.com/glossario-speleologico-uis-lettera-a-traduzione-in-italiano/07/22/
[20] Morteratsch 2015 https://www.scintilena.com/morteratsch-2015/10/20/
[21] La Memoria Radioattiva Nascosta nelle Grotte di Ghiaccio https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-come-archivi-di-radioattivita-ambientale-pre-moderna/07/25/
[22] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[23] Coleotteri Troglobi: Nuova Ricerca Rivela Come Profondità … https://www.scintilena.com/coleotteri-troglobi-nuova-ricerca-rivela-come-profondita-e-connettivita-influenzano-la-variabilita-morfologica/10/04/
[25] Dentro i Ghiacciai Alpini: Una Serata di Esplorazioni e Ricerche https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-alpini-una-serata-di-esplorazioni-e-ricerche/11/17/
[26] Vulnerabilità degli acquiferi carsici in ambiente alpino https://www.scintilena.com/vulnerabilita-degli-acquiferi-carsici-in-ambiente-alpino-nuovo-approccio-di-modellazione-numerica/08/07/
[27] Suppl. Geogr. Fis. Dinam. Quat. http://www.glaciologia.it/wp-content/uploads/Supplementi/FullText/SGFDQ_V_FullText/18_SGFDQ_V_Piccini_151_156.pdf
[28] Cervinia, torrenti con acqua di fusione sul versante italiano del … https://www.youtube.com/watch?v=2U-j9BoQPKg
[29] “I turisti si fanno i selfie, ma quel laghetto di fusione in fondo al … https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/attualita/2025/i-turisti-si-fanno-i-selfie-ma-quel-laghetto-di-fusione-in-fondo-al-ghiacciaio-a-3185-metri-e-una-lapide-e-ogni-anno-diventa-piu-grande
[30] [PDF] Morfologia dei ghiacciai – CAI SEM Milano https://caisem.org/scuola/didattica/generale/Morfologia_ghiacciai.pdf
[31] Con gli scienziati al capezzale dei ghiacciai in fusione. – Corriere https://www.corriere.it/animali/biodiversita/25_settembre_03/con-gli-scienziati-al-capezzale-dei-ghiacciai-in-ritirata-calo-drammatico-ma-si-puo-ancora-provare-a-resistere-e78faf5b-d9f1-4575-ac2a-8247f1e68xlk.shtml
[32] [PDF] Glaciologia e geomorfologia glaciale – Forme epiglaciali https://ssu.elearning.unipd.it/pluginfile.php/1054056/mod_folder/content/0/Lezione%20GLACIO_02-Forme%20epiglaciali.pdf?forcedownload=1
[33] Permafrost e risorse idriche – Arpa Piemonte https://www.arpa.piemonte.it/scheda-informativa/permafrost-risorse-idriche
[34] [PDF] I GHIACCIAI, UN BENE GEOMORFOLOGICO IN RAPIDA … https://www.bsgi.it/index.php/bsgi/article/download/6944/6262
[35] [PDF] 1.2. Caratteristiche geologiche e idrogeologiche https://www.atobergamo.it/allegati/39_2_67_Capitolo%201.2%20Caratteristiche%20geologiche%20e%20idrogeologiche.pdf

L'articolo I mulini glaciali: i pozzi verticali più misteriosi delle Alpi e la fisica che li scava proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • Dentro il Ghiaccio che Scompare: la Glaciospeleologia e le Grotte che Esistono Solo per Qualche Estate
    Condividi Esplorare cavità endoglaciali che si formano e si dissolvono in una stagione: la glaciospeleologia alpina come disciplina scientifica di frontiera, tra tecniche d’esplorazione estreme e sfida della documentazione contro il tempo Immagina di esplorare una grotta che non esisterà più il prossimo anno. Non perché qualcuno la chiuderà, ma perché si scioglierà. Benvenuto nel mondo della glaciospeleologia, dove ogni discesa è un documento scientifico che potrebbe non avere un seco
     

Dentro il Ghiaccio che Scompare: la Glaciospeleologia e le Grotte che Esistono Solo per Qualche Estate

Máj 2nd 2026 at 06:00

Condividi


Esplorare cavità endoglaciali che si formano e si dissolvono in una stagione: la glaciospeleologia alpina come disciplina scientifica di frontiera, tra tecniche d’esplorazione estreme e sfida della documentazione contro il tempo


Immagina di esplorare una grotta che non esisterà più il prossimo anno. Non perché qualcuno la chiuderà, ma perché si scioglierà. Benvenuto nel mondo della glaciospeleologia, dove ogni discesa è un documento scientifico che potrebbe non avere un secondo atto.

Glaciospeleologia: una branca della speleologia con regole proprie

La glaciospeleologia è la branca della speleologia che studia ed esplora le cavità presenti nei ghiacciai. Si tratta di ambienti dinamici, effimeri e mutevoli nel tempo, capaci di offrire uno sguardo diretto sui processi idrologici interni e sulla morfologia del ghiaccio. A differenza delle grotte in roccia calcarea, dove stalattiti e stalagmiti crescono nell’arco di millenni, le grotte glaciali nascono e muoiono nell’arco di una stagione.[1]

La disciplina ha mosso i primi passi nella seconda metà dell’Ottocento, secolo di scienziati ed esploratori. Poi ha conosciuto decenni di abbandono, per tornare a interessare la comunità speleologica italiana sul finire degli anni Settanta del Novecento, quando nuove tecniche e nuovi materiali hanno reso possibile l’esplorazione sistematica. Oggi, con l’accelerazione del cambiamento climatico, la glaciospeleologia si presenta come uno strumento di analisi privilegiato per comprendere lo stato di salute dei ghiacciai alpini.[2][3]

Per praticarla non basta la preparazione speleologica. Occorre anche la tecnica alpinistica per raggiungere il luogo di discesa nel ghiacciaio. Chi la pratica deve saper leggere il ghiaccio, gestire le basse temperature, superare pareti verticali.[4][5]


Grotte effimere: ambienti dinamici che nascono e muoiono con le stagioni

All’interno dei ghiacciai vallivi possono formarsi tre tipi principali di cavità. I mulini glaciali si originano nel periodo estivo, quando l’acqua di fusione penetra in piccole fratture e fonde il ghiaccio creando vuoti endoglaciali. Sui fianchi dei ghiacciai si formano invece le cavità di contatto, generate da torrenti laterali che si infilano tra ghiaccio e substrato roccioso. Alla fronte del ghiacciaio si trova infine la bocca, una risorgenza glaciale da cui fuoriescono le acque di fusione interne.[6][1]

Il comportamento del ghiaccio è paragonabile a quello di una roccia carsica: l’acqua dissolve e scolpisce, creando morfologie simili a quelle delle grotte in calcare, salvo che il processo qui è accelerato in modo estremo. Il glaciologo e speleologo Paolo Testa, fondatore del Gruppo Speleologico CAI Varallo, ha osservato che bastano poche settimane, o una stagione, perché un sistema di gallerie venga completamente modificato o cancellato. In questo senso, il ghiacciaio funziona come un laboratorio carsico in scala ridotta e accelerata.[1][2]

Le cavità endoglaciali si sviluppano a profondità variabili tra i 40 e i 60 metri dalla superficie esterna, mentre i mulini più profondi possono raggiungere tra i 70 e i 150 metri. A quella profondità, gli speleologi incontrano spesso specchi d’acqua che impediscono la progressione: dati che sembrano confermare l’esistenza di una vera e propria falda freatica all’interno dei ghiacciai.[7][8]


Come si esplorano le cavità endoglaciali in sicurezza

L’esplorazione delle grotte glaciali richiede un equipaggiamento specifico che integra quello speleologico classico con quello dell’alpinismo su ghiaccio. I ramponi sono indispensabili per progredire sulle superfici gelate, gli scarponi da montagna sostituiscono gli stivali per garantire calore e rigidità di appoggio. Un piolet o una piccozza servono per creare appoggi nelle cascate ghiacciate e per posizionare i chiodi da ghiaccio negli ancoraggi.[9]

Per la progressione verticale si utilizzano tecniche miste: corde, discensori, bloccanti, e chiodi da ghiaccio per gli armi. Il freddo costituisce uno dei principali rischi: guanti foderati sostituiscono quelli da grotta, sottotuta pesante e passamontagna sono essenziali nei mulini glaciali dove circolano correnti d’aria gelida. La finestra temporale di esplorazione in sicurezza è breve: in estate i torrenti di fusione possono investire senza preavviso chi si trova nelle gallerie, mentre d’inverno le temperature estreme rendono la progressione assai più difficile.[5][10][9]

L’esplorazione sul Pitzaler Gletscher condotta dal Gruppo CAI Varallo nell’inverno 2025 ha mostrato i limiti imposti dalla morfologia stessa del ghiaccio: grandi vasche d’acqua, crolli di blocchi e detriti hanno fermato la progressione in più punti. In alcuni casi serve la muta stagna per attraversare i laghi interni. La sicurezza passa sempre dalla valutazione del contesto: se il soffitto mostra segni di instabilità o i crolli si moltiplicano, la progressione viene interrotta.[1]


Grotta Effimera a Macugnaga: la grotta glaciale più lunga delle Alpi italiane

Nei mesi di settembre e ottobre 2012, speleologi del Gruppo Grotte CAI Novara e del GSBi di Biella hanno esplorato nel Ghiacciaio del Belvedere di Macugnaga, sul versante est del Monte Rosa, una grotta glaciale di dimensioni inaspettate. La grotta prende il nome di Grotta Effimera, come il lago glaciale che si era formato nei pressi e che era già quasi scomparso. Al momento della scoperta il suo sviluppo superava gli 587 metri con una profondità di 73 metri.[10][11]

Nelle successive campagne del 2013 e 2014, il sistema si rivelò ancora più esteso, con oltre 700 metri di sviluppo e 78 metri di profondità. Si tratta del sistema glaciale più lungo dell’arco alpino, secondo le conoscenze documentate al momento della scoperta. La grotta si apre a quota 2.150 metri con un pozzo iniziale di oltre 30 metri interamente scavato nel ghiaccio. Sul fondo scorre un impetuoso torrente glaciale, e la galleria si sviluppa in un meandro attivo sia verso monte che verso valle.[12][13][14]

Nei pressi della Grotta Effimera, gli stessi speleologi hanno documentato il Sistema Zamboni, un’altra cavità di circa 500 metri collegata all’esterno tramite cinque pozzi a cielo aperto, percorsa da un torrente che si getta con una cascata al centro del ghiacciaio. L’attività esplorativa al Belvedere era iniziata nel 2005 e ha portato alla scoperta di un sistema di grotte esteso e diversificato.[14][12]


Il paradosso della documentazione: fotografare ciò che scomparirà

Esplorare una grotta destinata a sparire impone una riflessione sul senso stesso della documentazione scientifica. La speleologia glaciale produce rilievi topografici, fotografie, campionamenti idrologici e misurazioni di portata che documentano ambienti irripetibili. Il Progetto Speleologia Glaciale (PSG), attivo dal 2008 grazie alla collaborazione tra gruppi speleologici di diverse regioni italiane, si è dato proprio questo obiettivo: esplorare, monitorare e documentare nel tempo le cavità endoglaciali e subglaciali dei principali ghiacciai alpini.[4][1]

Il contributo di queste esplorazioni è unico rispetto alla glaciologia classica: gli speleologi riescono a registrare fenomeni spesso effimeri che sfuggirebbero alle osservazioni di superficie. Il tracciamento delle acque con la fluoresceina, un colorante atossico immesso a monte attraverso i mulini, permette di identificare la presenza di laghi interni e di misurare i tempi di transito dell’acqua. Questi dati hanno importanti implicazioni per la prevenzione dei GLOF (Glacial Lake Outburst Flood), le improvvise inondazioni causate dal collasso di bacini interni ai ghiacciai.[6][1]

La tragedia della Marmolada del 3 luglio 2022, quando il crollo di un seracco di circa 65.000 metri cubi ha provocato 11 vittime, ha reso evidente quanto sia critica la comprensione dei processi idrologici interni ai ghiacciai. L’acqua di fusione infiltratasi all’interno aveva compromesso la stabilità della massa glaciale, in modo non visibile dall’esterno.[6]


Cambio climatico e glaciospeleologia: i laboratori naturali alpini si riducono

I dati raccolti dal PSG in quasi vent’anni di attività mostrano che i ghiacciai non si stanno solo ritirando in superficie: si stanno trasformando anche internamente. Con temperature sempre più elevate, sempre più acqua si infiltra all’interno della massa glaciale. I vuoti si ampliano, i torrenti sotterranei trasportano portate crescenti per periodi più lunghi, le grotte diventano progressivamente più grandi e instabili.[6]

Le campagne di monitoraggio sui ghiacciai di Vallelunga e delle Alpi Venoste, condotte dal 2022, hanno già individuato e documentato oltre due chilometri di cavità subglaciali. Il Sistema degli Uomini Cavi, rilevato in quell’area, supera i 1.000 metri di sviluppo. Sul Mittelbergferner, in cinque mesi di osservazione il ghiacciaio ha perso fino a 4 metri di spessore, mentre gli speleologi documentavano una traversata di circa 1,2 chilometri attraverso gallerie e forre glaciali attive.[15][16]

I dati ISPRA relativi al bilancio di massa dei ghiacciai italiani dal 1995 al 2025 mostrano perdite cumulate che vanno da quasi 27 metri di acqua equivalente per il ghiacciaio del Basòdino a oltre 53 metri per il ghiacciaio di Caresèr. Il ghiacciaio del Lys, al Monte Rosa, ha perso il 33% della superficie dal 1860; il Fellaria in Valtellina il 46% nello stesso periodo. Entro la fine del secolo, secondo le previsioni correnti, circa l’80% dei ghiacciai oggi esistenti sarà scomparso.[17][18][19]

In questo contesto, la glaciospeleologia non è solo esplorazione: è raccolta sistematica di dati su ambienti in via di estinzione. Ogni discesa in una grotta glaciale produce documentazione che, una volta che il ghiaccio si sarà sciolto, non potrà essere ripetuta. Le grotte endoglaciali funzionano anche come archivi climatici, conservando segnali idrologici, chimici e biologici che le future generazioni potranno studiare con tecnologie ancora non disponibili.[20][1]

Fonti
[1] Glaciospeleologia: documentazione dell’esplorazione delle grotte … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-lesplorazione-della-grotta-del-pitztaler-gletscher/01/04/
[2] Nel mondo nascosto delle grotte glaciali: il caso del ghiacciaio “gruviera” della Vallelunga – Montagna.TV https://www.montagna.tv/207787/nel-mondo-nascosto-delle-grotte-glaciali-il-caso-del-ghiacciaio-gruviera-della-vallelunga/
[3] Gruppo di Lavoro Glaciospeleologia | speleolombardia.it https://speleolombardia.wordpress.com/commissione-scientifica/gruppo-di-lavoro-glaciospeleologia/
[4] A Lettomanoppello viaggio nella speleologia glaciale tra Gorner e … https://www.scintilena.com/a-lettomanoppello-viaggio-nella-speleologia-glaciale-tra-gorner-e-aletsch/11/12/
[5] Glacio Speleologia – Avventura Italia http://www.avventuraitalia.it/Glacio-speleologia.html
[6] Dentro i ghiacciai vallivi: cosa sta succedendo sotto la superficie del … https://www.scintilena.com/dentro-i-ghiacciai-vallivi-cosa-sta-succedendo-sotto-la-superficie-del-ghiaccio-alpino/03/08/
[7] Aspetti morfologici ed evolutivi delle cavità endoglaciali di origine … https://www.gfdq.glaciologia.it/index.php/GFDQ/article/view/634?articlesBySimilarityPage=2
[8] Grotte e mulini glaciali https://www.laventa.it/documenti/grotte-e-mulini-glaciali_16275.pdf
[9] 10.5 Speleologia glaciale https://digilander.libero.it/gsvcai/Manuale/m_10/m_105.htm
[10] Monte Rosa, scoperta la grotta glaciale più lunga delle Alpi https://www.montagna.tv/44041/monte-rosa-scoperta-la-grotta-glaciale-piu-lunga-delle-alpi/
[11] Grotte Glaciali – Serata sulla Grotta Effimera a Macugnaga il 29 … https://www.scintilena.com/grotte-glaciali-serata-sulla-grotta-effimera-a-macugnaga-il-29-dicembre/12/26/
[12] LE GROTTE GLACIALI SCOPERTE ED ESPLORATE AL … – Scintilena https://www.scintilena.com/le-grotte-glaciali-scoperte-ed-esplorate-al-ghiacciaio-del-belvedere-di-macugnaga-vb/03/15/
[13] Scoperta la più lunga grotta glaciale dell’intero arco alpino a … https://www.scintilena.com/scoperta-la-piu-lunga-grotta-glaciale-dellintero-arco-alpino-a-macugnaga-vb/11/09/
[14] La GROTTA EFFIMERA del ghiacciaio del Belvedere di Macugnaga https://www.youtube.com/watch?v=jIRbPWAuBa8
[15] Speleologia Glaciale nelle Alpi Venoste: L’evento di Bolzano sui … https://www.scintilena.com/speleologia-glaciale-nelle-alpi-venoste-levento-di-bolzano-sui-ghiacciai-e-le-grotte-glaciali/11/11/
[16] Esplorazioni speleoglaciali: un viaggio allucinante sotto … – Scintilena https://www.scintilena.com/esplorazioni-speleoglaciali-un-viaggio-allucinante-sotto-il-mittelbergferner/10/27/
[17] 2025, l’anno dei ghiacciai: tra perdita del ghiaccio e futuro dell’acqua https://www.scienzainrete.it/articolo/2025-lanno-dei-ghiacciai-tra-perdita-del-ghiaccio-e-futuro-dellacqua/grazia-giampaolo/2025
[18] BILANCIO DI MASSA DEI GHIACCIAI | Indicatori ambientali https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/clima/bilancio-di-massa-dei-ghiacciai
[19] Ghiacciai alpini, entro otto anni il picco dello scioglimento https://economiacircolare.com/ghiacciai-alpini-picco-scioglimento/
[20] Ice Memory Sanctuary: il primo archivio mondiale dei ghiacci in … https://masterx.iulm.it/today/today-mondo/ice-memory-sanctuary-il-primo-archivio-mondiale-dei-ghiacci-in-antartide/
[25] Glacial dynamics in pre-Alpine narrow valleys during the Last Glacial Maximum inferred by lowland fluvial records (northeast Italy) https://www.earth-surf-dynam.net/6/809/2018/esurf-6-809-2018.pdf
[26] L’eruzione laterale dell’Etna del 30-6-1942 e susseguenti fenomeni esplosivi al cratere centrale https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/6000/5928
[27] Comportamento di una grande diga sotto il gelo spinto https://www.annalsofgeophysics.eu/index.php/annals/article/download/5118/5187
[28] Glaciares rocosos del sector central de la Montaña Cantábrica: indicadores paleoambientales https://publicaciones.unirioja.es/ojs/index.php/cig/article/download/1259/1178
[29] Sustainable Geotourism in the Chiusella Valley (NW Italian Alps): A Tool for Enhancing Alpine Geoheritage in the Context of Climate Change https://www.mdpi.com/2076-3263/14/7/175/pdf?version=1719217548
[30] Gli speleologi alla ricerca di grotte glaciali in Val Venosta – Scintilena https://www.scintilena.com/gli-speleologi-alla-ricerca-di-grotte-glaciali-in-val-venosta/08/26/
[31] Il regno ghiacciato di Eisriesenwelt – Scintilena https://www.scintilena.com/il-regno-ghiacciato-di-eisriesenwelt/01/23/
[32] Geoturismo: Il turismo a tema geologico https://www.scintilena.com/geoturismo-il-turismo-a-tema-speleologico/07/19/
[33] “Ghiacciai nascosti. La vita nelle grotte con ghiaccio”: ricerca, clima … https://www.scintilena.com/ghiacciai-nascosti-la-vita-nelle-grotte-con-ghiaccio-ricerca-clima-ed-ecosistemi-invisibili-nelle-prealpi-venete/01/28/
[34] Karstologia pratica: esplorazione e studio delle grotte nei … https://www.scintilena.com/karstologia-pratica-esplorazione-e-studio-delle-grotte-nei-calcari-dellaptiano-albiano-dei-pirenei/06/11/
[35] Scintilena – Raccolta Luglio 2023 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2023/08/2023_07_Raccolta_Scintilena_Luglio.pdf
[36] Nuove Esplorazioni in Vallelunga: Speleologia Glaciale – Scintilena https://www.scintilena.com/nuove-esplorazioni-in-vallelunga-speleologia-glaciale/01/01/
[37] Classifica delle grotte più lunghe d’Italia http://www.scintilena.com/speleoit/atlas/longest_caves.html
[38] I ghiacciai degli speleologi – Lo Scarpone https://www.loscarpone.cai.it/dettaglio/ghiacciai-speleologi/
[39] CAVITÀ SOTTO LE PARETI DEL PIC CHIADENIS (FR 2714) https://www.museofriulanostorianaturale.it/images/pubblicazioni/gortania-40-geo/Grotta-ghiaccio.pdf
[40] Grotta Effimera e altre bellezze del ghiacciaio del Belvedere – Il Rosa https://www.ilrosa.info/natura/ghiacciaio-belvedere-grotta-effimera
[41] [PDF] bollettino del gruppo grotte cai novara http://www.gruppogrottenovara.it/Labirinti/Labirinti_26.pdf
[42] Ghiacciaio del Belvedere – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Ghiacciaio_del_Belvedere
[43] VORTICE BLU | Trento Film Festival https://trentofestival.it/archivio/1996/vortice-blu/
[44] Applying SLAM-Based LiDAR and UAS Technologies to Evaluate the Rock Slope Stability of the Grotta Paglicci Paleolithic Site (Italy) https://www.mdpi.com/2624-795X/5/2/24/pdf?version=1716630198
[45] An Integrated Geophysical and Unmanned Aerial Systems Surveys for Multi-Sensory, Multi-Scale and Multi-Resolution Cave Detection: The Gravaglione Site (Canale di Pirro Polje, Apulia) https://www.mdpi.com/2072-4292/15/15/3820/pdf?version=1690879299
[46] Geological monitoring networks for risk management close to large rock cliffs: the case history of Gallivaggio and Cataeggio in the italian Alps https://gh.copernicus.org/articles/76/85/2021/gh-76-85-2021.pdf
[47] Le Grotte della Groenlandia: Archivi Paleoclimatici e … https://www.scintilena.com/le-grotte-della-groenlandia-archivi-paleoclimatici-e-frontiera-della-glaciospeleologia/01/16/
[48] Ghiaccio bollente: esplorazioni glaciovulcaniche in Islanda – Scintilena https://www.scintilena.com/ghiaccio-bollente-esplorazioni-glaciovulcaniche-in-islanda/08/07/
[49] Glaciospeleologia Archivi – Scintilena https://www.scintilena.com/category/glaciospeleologia/
[50] Dove la luce scompare, inizia il magico mondo delle grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/dove-la-luce-scompare-inizia-il-magico-mondo-delle-grotte/01/05/
[51] Neanderthal “alpinisti estremi”: il kit da viaggio scoperto a 1.450 metri https://www.scintilena.com/perfetto-ora-posso-procedere-con-la-generazione-del-rapporto-finale-ho-raccolto-sufficiente-materiale-su/01/28/
[52] Esplorazioni Glaciali in Alaska: La Grotta di Ghiaccio del Ghiacciaio … https://www.scintilena.com/esplorazioni-glaciali-in-alaska-la-grotta-di-ghiaccio-del-ghiacciaio-castner/11/12/
[53] I Monti Pisani rivelano 500 milioni di anni di storia della Terra https://www.scintilena.com/i-monti-pisani-rivelano-500-milioni-di-anni-di-storia-della-terra/08/30/
[54] La Grotta del Gelo dell’Etna: Il Ghiacciaio più Meridionale d’Europa … https://www.scintilena.com/la-grotta-del-gelo-delletna-il-ghiacciaio-piu-meridionale-deuropa-custodisce-un-equilibrio-fragile-tra-lava-e-ghiaccio/10/04/
[55] Sotto l’Altare di San Michele Dorme una Civiltà Paleolitica https://www.scintilena.com/sotto-laltare-di-san-michele-dorme-una-civilta-paleolitica-la-grotta-che-racconta-la-storia-del-gargano/01/27/
[56] “Di ghiaccio e di fuoco”: Andrea Benassi racconta le grotte … https://www.scintilena.com/di-ghiaccio-e-di-fuoco-andrea-benassi-racconta-le-grotte-glaciovulcaniche-a-lugo-di-romagna/03/19/
[57] I Primi Artisti della Storia: Viaggio nella Penombra delle Grotte … https://www.scintilena.com/i-primi-artisti-della-storia-viaggio-nella-penombra-delle-grotte-dipinte-che-svelano-i-segreti-del-paleolitico/08/13/
[58] Il Continente Buio Sotto i Nostri Piedi: L’Enigma del Mondo … https://www.scintilena.com/il-continente-buio-sotto-i-nostri-piedi-lenigma-del-mondo-sotterraneo-ancora-inesplorato/10/06/
[59] Il Pianeta in Bancarotta Idrica: Una Ricerca Approfondita sulla Crisi … https://www.scintilena.com/il-pianeta-in-bancarotta-idrica-una-ricerca-approfondita-sulla-crisi-globale-dellacqua/01/26/
[60] L’evoluzione dei ghiacciai alpini in un contesto di … https://organizzazione.cai.it/gp-alto-adige/wp-content/uploads/sites/61/2024/10/5-Maggi-Valter-Lo-stato-dei-ghiacciai-italiani.pdf
[61] [PDF] booklet.pdf – LA VENTA Esplorazioni Geografiche https://laventa.it/archivio/booklet.pdf
[62] [PDF] III edizione ANNO 2022 – Legambiente https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2022/12/Rapporto-carovana-ghiacchiai_2022.pdf
[63] “C3 – CAVE’S CRYOSPHERE AND CLIMATE” 2016 – 2020 https://www.boegan.it/2020/09/c3-caves-cryosphere-and-climate-2016-2020/

L'articolo Dentro il Ghiaccio che Scompare: la Glaciospeleologia e le Grotte che Esistono Solo per Qualche Estate proviene da Scintilena.

  • ✇Scintilena
  • A spasso nel tempo a Ceranesi: escursione tra storia e speleologia
    Condividi Passeggiata storico culturale da Lencisa a Vacarezza, nell’entroterra genovese, con il contributo di Alessandro Vernassa La Pro Loco Ceranesi organizza per domenica 24 maggio 2026 “A spasso nel tempo”, una passeggiata storico-culturale aperta a tutti lungo il percorso tra Lencisa e Vacarezza, nel territorio di Ceranesi, nell’entroterra genovese. Ceranesi è un comune alle spalle della città di Genova, ai piedi del massiccio del Monte Figogna. Il territorio è noto per i suoi paesag
     

A spasso nel tempo a Ceranesi: escursione tra storia e speleologia

Máj 2nd 2026 at 05:00

Condividi

Passeggiata storico culturale da Lencisa a Vacarezza, nell’entroterra genovese, con il contributo di Alessandro Vernassa

La Pro Loco Ceranesi organizza per domenica 24 maggio 2026 “A spasso nel tempo”, una passeggiata storico-culturale aperta a tutti lungo il percorso tra Lencisa e Vacarezza, nel territorio di Ceranesi, nell’entroterra genovese.

Ceranesi è un comune alle spalle della città di Genova, ai piedi del massiccio del Monte Figogna. Il territorio è noto per i suoi paesaggi naturali, i percorsi escursionistici e per la presenza del Santuario della Guardia, uno dei principali luoghi di culto della Liguria.

Il percorso si svilupperà nell’area carsica di Lencisa e dei Torbi, uno dei contesti più interessanti della zona, dove affioramenti rocciosi e particolari condizioni ambientali favoriscono la presenza di fenomeni carsici e cavità minori.

M. Abisso

L’area carsica si estende tra le località di Lencisa e Torbi ed è costituita da affioramenti di dolomie del Monte Gazzo, calcari di Gallaneto e calcari di Lencisa. Al suo interno sono conosciute grotte di piccole dimensioni. Non si tratta di un’area nota per grandi sistemi ipogei, ma rappresenta comunque, nel contesto ligure, un territorio significativo anche come presidio ambientale, nelle zone vicine interessato dall’attività estrattiva. Tra le cavità, il Ribaldone ha riesplorato nel 2021 la Tann-a do Vento, che da un ingresso a dolina sii dirama, per raggiungere lo sviluppo di circa un centinaio di metri.

Tann-a do Vento – Alessandro Vernassa

L’escursione sarà guidata dal professor Roberto Balestrino, studioso e autore di pubblicazioni dedicate alla storia e al territorio genovese, da anni impegnato nella ricerca e nella divulgazione locale. Balestrino sarà accompagnato da Alessandro Vernassa, direttore tecnico dello Speleo Club Ribaldone. Vernassa – l’ideatore del NASO, proprio lui – vive in zona e conosce questo territorio in modo diretto e approfondito: lo frequenta fin da giovanissimo, e qui ha iniziato l’attività speleologica, già da ragazzino, dopo essere rimasto affascinato dalla lettura del libro “Sussi e Biribissi”, che non a caso aveva (ed ha) come sottotitolo Storia di un viaggio verso il centro della Terra: un destino annunciato.

Ha come sottotitolo Storia di un viaggio verso il centro della Terra, con riferimento al romanzo Viaggio al centro della Terra di Jules Verne.

Gli accompagnatori arricchiranno il percorso con racconti, curiosità locali — si narra, ad esempio, che una cavità della zona sia stata distrutta durante la costruzione della strada Torbi-Lencisa — e approfondimenti legati al territorio e al mondo sotterraneo.

Il ritrovo è fissato alle ore 9:00 in piazza a Lencisa. L’attività ha una durata di circa 2 ore e 30 minuti (più il ritorno) e prevede un dislivello di 150 metri, risultando adatta a un pubblico ampio, purché con un minimo di abitudine al cammino.

La partecipazione è a offerta libera: i contributi raccolti saranno destinati a sostenere le iniziative della Pro Loco Ceranesi. E’ consigliata la prenotazione (tel 329 70 11 178 – mail prolococeanesi@gmail.com e robertobalestrino63@gmail.com) .

Si raccomandano abbigliamento comodo, scarpe da trekking o sportive e una scorta d’acqua. Il pranzo è libero. In caso di maltempo l’evento sarà annullato.

Tann-a do Vento – Gestionale Speleologico Ligure

L'articolo A spasso nel tempo a Ceranesi: escursione tra storia e speleologia proviene da Scintilena.

❌