CaveFinder: quando il LiDAR va a caccia di grotte
La Balkan Speleological Union presenta una piattaforma che utilizza modelli digitali del terreno e dati LiDAR per aiutare gli speleologi a individuare nuovi obiettivi di esplorazione. Funziona anche in Europa e in Italia.
La tecnologia entra sempre più spesso nello zaino degli speleologi. Dopo GPS, droni, rilievi digitali e fotogrammetria, un nuovo strumento promette di affiancare il lavoro di ricerca sul terreno: si chiama CaveFinder.app ed è una piattaforma progettata per individuare aree che potrebbero ospitare cavità naturali, utilizzando dati LiDAR e modelli digitali del terreno.
Il progetto è stato presentato il 24 giugno 2026 durante un incontro online organizzato dalla Balkan Speleological Union (BSU). A illustrarne il funzionamento è stato Zach Engelbert, direttore della National Speleological Society (NSS) statunitense, uno degli sviluppatori della piattaforma.
L’idea è semplice: sfruttare la grande quantità di dati topografici oggi disponibili per aiutare gli speleologi a pianificare le proprie esplorazioni. CaveFinder analizza automaticamente modelli digitali del terreno ottenuti da rilievi LiDAR e da altre banche dati geografiche, individuando depressioni, doline, lineamenti geomorfologici e altre anomalie che potrebbero indicare la presenza di un ingresso naturale.
Negli Stati Uniti il sistema utilizza principalmente i dati LiDAR del programma USGS 3DEP, mentre nel resto del mondo si appoggia a modelli digitali del terreno come Copernicus DEM, ALOS World 3D e SRTM, sfruttando automaticamente anche eventuali dati LiDAR pubblici disponibili. Questo significa che CaveFinder può essere utilizzato anche in Europa e in Italia, adattandosi alla qualità dei dati disponibili nelle diverse aree.
Naturalmente non si tratta di un’applicazione che “trova le grotte” in modo automatico. Gli stessi sviluppatori lo sottolineano chiaramente: CaveFinder non può creare grotte dove non esistono. Il software propone aree promettenti, ma ogni indicazione deve essere verificata sul campo. L’interpretazione geomorfologica, la conoscenza del territorio e l’esperienza dello speleologo restano elementi insostituibili.
La piattaforma offre anche strumenti per organizzare le uscite, esportare i dati in formato GPX, KML, CSV e GeoJSON e integrare le informazioni con software GIS. È disponibile una versione gratuita, che consente un numero limitato di analisi, e una versione professionale con funzionalità avanzate.
Anche in Italia il LiDAR è ormai uno strumento sempre più diffuso negli studi geomorfologici, archeologici e ambientali. La possibilità di “leggere” il terreno anche sotto la copertura forestale ha rivoluzionato il modo di osservare il paesaggio, mettendo in evidenza doline, paleoalvei, terrazzamenti e altre forme spesso invisibili durante una normale ricognizione.
Per la speleologia, CaveFinder potrebbe diventare l’evoluzione di questo approccio.
Se fino a pochi anni fa la ricerca di nuove cavità si basava soprattutto sull’interpretazione delle carte topografiche, delle fotografie aeree e sull’esperienza maturata sul terreno, oggi è possibile integrare tutto questo con strumenti di analisi digitale che aiutano a selezionare le aree più promettenti.
Il fascino della scoperta, tanto, resta immutato: nessun algoritmo può sostituire il momento in cui uno speleologo raggiunge una dolina, libera un piccolo ingresso nascosto dalla vegetazione o dai detriti e scopre che sotto i propri piedi si apre davvero una nuova cavità.
La tecnologia cambia gli strumenti, ma lo spirito dell’esplorazione resta lo stesso.
Per approfondire
La registrazione della presentazione organizzata dalla Balkan Speleological Union è disponibile online, così come il sito del progetto CaveFinder.app, dove è possibile provare gratuitamente la piattaforma e conoscere nel dettaglio le tecnologie utilizzate.
CaveFinder in breve:
- Funziona anche in Europa.
- Utilizza LiDAR e modelli digitali del terreno pubblici.
- Esporta GPX, KML, CSV e GeoJSON.
- È disponibile una versione gratuita e una Pro.
- Non trova automaticamente le grotte: individua i luoghi con maggiore probabilità di ospitare un ingresso, da verificare sempre sul campo
- https://cavefinder.app/
Certo che, leggendo i testi e provando CaveFinder, viene spontaneo pensare che sarebbe davvero interessante un webinar dedicato, magari organizzato dalla Commissione Catasto Cavità Naturali della Società Speleologica Italiana.
Zach Engelbert rappresenta bene una nuova generazione di speleologi: esploratore, esperto di GIS, LiDAR, cartografia digitale e analisi geospaziale, interpreta una speleologia in cui l’esperienza sul terreno si integra sempre più con l’analisi dei dati.
Negli Stati Uniti si parla ormai di cave prospecting: la ricerca sistematica di nuove cavità attraverso l’elaborazione di grandi quantità di informazioni geografiche, prima ancora di indossare il casco. Da noi lo si è sempre fatto con carte topografiche, geologia, fotografie aeree e tanta esperienza sul terreno. Poi sono arrivati TopoDroid, i software GIS, i droni, il LiDAR e molti altri strumenti che hanno cambiato il modo di preparare un’esplorazione. CaveFinder sembra essere un ulteriore passo in questa evoluzione, che mette tutta questa esperienza al servizio di un algoritmo.
Sarebbe interessante approfondire il progetto direttamente con il suo ideatore. Quanto dell’algoritmo nasce dall’esperienza degli speleologi e quanto dall’intelligenza artificiale? Quante nuove grotte sono già state individuate grazie a questo sistema? Può diventare uno strumento utile anche per la speleologia europea e per il Catasto Grotte italiano? E, soprattutto, come conciliare una tecnologia così potente con la necessità di tutelare il patrimonio ipogeo e la riservatezza delle localizzazioni?
Domande che, ne siamo certi, potrebbero stimolare un confronto molto interessante all’interno della comunità speleologica.
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