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GENOVA – Le gallerie sotterranee, le opere di captazione e le nuove tracce dell’acquedotto che quasi duemila anni fa portava l’acqua alla città romana di Albintimilium saranno al centro di un incontro in programma mercoledì 28 ottobre 2026 alle ore 17 a Palazzo Ducale, a Genova.
Nella Sala Borlandi della Società Ligure di Storia Patria, l’archeologo e speleologo Stefano Costa, funzionario della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria, terrà la conferenza “L’acquedotto romano di Albintimilium. Ricerche e ritrovamenti recenti”.
L’incontro è organizzato dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri – Sezione di Genova, in collaborazione con la Società Ligure di Storia Patria e con il Comune di Genova.
L’antico sistema di approvvigionamento idrico di Albintimilium, la città romana sorta nell’area dell’attuale Ventimiglia, è oggetto da tempo di studi e ricognizioni.
Particolarmente interessante per la speleologia è l’area del Rio Seborrino, a Camporosso, dove si conservano opere sotterranee legate alla captazione delle acque.
Tra queste figura una galleria di circa 40 metri, scavata in parte nella roccia e realizzata per intercettare e convogliare l’acqua verso l’acquedotto.
La ricostruzione del sistema non è semplice: molti tratti sono scomparsi, altri sono nascosti dalla vegetazione o dalle trasformazioni che il territorio ha subito nel corso dei secoli. Le ricerche moderne stanno quindi mettendo insieme archeologia, fonti storiche, ricognizioni sul terreno, rilievi ed esplorazione delle strutture ipogee.
Alle indagini condotte negli ultimi anni hanno partecipato studiosi e speleologi liguri.
Accanto a Stefano Costa, hanno contribuito alle ricerche Giulio Montinari, archeologo della Direzione Regionale Musei Liguria, e Alessandro Pastorelli, coordinatore dello Speleo Club CAI Sanremo e referente del Catasto Speleologico Ligure per la provincia di Imperia.
Nelle ricerche e nello studio dell’acquedotto è stato coinvolto anche Henry De Santis, speleologo, archeologo, presidente dello Speleo Club Gianni Ribaldone di Genova, da anni impegnato nello studio e nella documentazione delle cavità artificiali e degli antichi sistemi idraulici.
Il contributo della speleologia assume particolare importanza proprio nei settori sotterranei, dove rilievo, documentazione fotografica e osservazione diretta delle strutture permettono di raccogliere informazioni difficilmente ottenibili dalla superficie.
Lo studio dell’acquedotto di Albintimilium ha radici lontane. Già Pietro Barocelli, durante le ricerche archeologiche condotte nei primi decenni del Novecento, aveva affrontato il problema dell’approvvigionamento idrico della città romana.
Le indagini più recenti hanno permesso di individuare nuovi elementi e di tornare sulle strutture conosciute, cercando di ricostruire il percorso dell’acqua dalle zone di captazione fino alla città e al suo importante complesso termale.
Scintilena aveva già dedicato un approfondimento all’argomento il 29 aprile 2026, in occasione dell’incontro organizzato al Museo Civico di Sanremo dal titolo “L’acquedotto di Albintimilium. Dalla prima descrizione alle riscoperte del XXI secolo”.
La conferenza del 28 ottobre a Genova offrirà ora l’occasione per fare il punto sulle ricerche e sui ritrovamenti più recenti, riportando l’attenzione su un’opera nella quale archeologia e speleologia si incontrano per ricostruire una parte ancora poco conosciuta del paesaggio sotterraneo della Liguria romana.
L’acquedotto romano di “Albintimilium”. Ricerche e ritrovamenti recenti
Mercoledì 28 ottobre 2026 – ore 17
Palazzo Ducale – Sala Borlandi, Società Ligure di Storia Patria
Genova
Relatore: Stefano Costa, funzionario archeologo – Soprintendenza ABAP per la Liguria.
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Liguria – “L’acquedotto romano di Albintimilium”
Scintilena – “Acquedotto romano di Albintimilium: speleologi e archeologi lo riscoprono nel XXI secolo”, 29 aprile 2026
Locandina dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri – Sezione di Genova, in collaborazione con la Società Ligure di Storia Patria.
L'articolo L’acquedotto romano di Albintimilium: a Genova le nuove ricerche sul sistema sotterraneo proviene da Scintilena.
Dopo diverse proiezioni in Liguria e in tutta Italia, “Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva anche a Imperia. Il documentario diretto da Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon sarà proiettato mercoledì 28 ottobre 2026 alle ore 20.45 al Cinema Imperia di Oneglia, in una serata organizzata in collaborazione con la Sezione CAI di Imperia.
Il costo del biglietto è unico: 6,50 euro a persona.
A introdurre la proiezione sarà Simonetta Genta, presidente del CAI Imperia. La presentazione è stata preparata, per gli aspetti legati alla tutela dell’ambiente, con gli operatori TAM Marina Abisso e Leonardo Moretti.
Non occorre conoscere la selvicoltura, avere esperienza del lavoro forestale o sapere già che cosa abbia significato per le foreste alpine la tempesta Vaia per entrare nel racconto di Forest.
Il documentario parte dal bosco e dalle persone che vi lavorano per affrontare questioni che riguardano il rapporto tra uomo e ambiente: che cosa significa prendersi cura di una foresta? Un bosco lasciato alla propria evoluzione è sempre la soluzione migliore? Tagliare un albero significa necessariamente danneggiare l’ambiente? E quali scelte sono possibili quando eventi estremi e parassiti modificano rapidamente interi versanti?
Sono domande sulle quali il film non costruisce risposte semplicistiche. Sono soprattutto le parole delle persone, il lavoro nel bosco e le immagini a portare lo spettatore dentro una realtà spesso osservata soltanto dall’esterno.
Il film è ambientato nel bosco del Monte Meletta, nel territorio di Gallio, sull’Altopiano dei Sette Comuni, in Veneto. Un paesaggio nel quale boschi e pascoli si alternano sulle dorsali e sui versanti e dove la presenza dell’uomo ha lasciato tracce profonde.
Tra queste ci sono le caratteristiche “Puche”, termine di origine cimbra che significa faggio: vecchi alberi dalle forme che ricordano grandi candelabri, modellati dalle antiche pratiche di capitozzatura, con le quali il tronco veniva tagliato a qualche metro da terra per favorire la produzione di nuovi rami.
Sulle Melette sono visibili anche trasformazioni molto più recenti. La tempesta Vaia del 2018 ha abbattuto milioni di alberi sulle Alpi orientali e negli anni successivi la diffusione del bostrico ha interessato vaste superfici di abete rosso.
È dentro questo paesaggio in trasformazione che Forest racconta il lavoro forestale e il difficile equilibrio tra intervento umano, evoluzione naturale, sicurezza, biodiversità e gestione del territorio.
Nelle diverse occasioni in cui Forest è già stato presentato in Liguria, le proiezioni hanno registrato una buona partecipazione e hanno lasciato spazio al dibattito con il pubblico.
Si può conoscere il lavoro in bosco oppure non conoscerlo affatto. Si può sapere che cosa è stata la tempesta Vaia, avere qualche conoscenza di selvicoltura oppure avvicinarsi a questi temi per la prima volta. Non è questo l’importante. Forest merita di essere visto per ciò che racconta, per le parole delle persone, per le immagini e per le emozioni che riesce a trasmettere. Perché il bosco è un ambiente vivo, fatto di relazioni, di lavoro, di scelte e anche di contraddizioni. E forse, in un mondo che sembra diventare sempre più asettico, abbiamo bisogno di tornare a percepire anche questa complessità.
La proiezione di Imperia offrirà quindi anche l’occasione per continuare quel confronto già nato nelle precedenti serate liguri: che cosa intendiamo davvero quando parliamo di proteggere un bosco?
Forest – Il futuro ha radici antiche
Mercoledì 28 ottobre 2026 – ore 20.45
Cinema Imperia – Imperia Oneglia
Ingresso: 6,50 euro a persona
Serata organizzata in collaborazione con la Sezione CAI di Imperia.

L'articolo “Forest – Il futuro ha radici antiche” arriva a Imperia: il bosco raccontato oltre le apparenze proviene da Scintilena.