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3D Cave Viewer, le grotte entrano nel browser: la speleologia diventa virtuale e accessibile

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Il progetto open source sviluppato da Davide Brugnoni del Gruppo Speleologico Buio Verticale, permette di esplorare rilievi tridimensionali di cavità direttamente online, anche in realtà virtuale e senza installare programmi

Tutto parte da un post di presentazione del Gruppo Speleologico Buio Verticale del CAI Gubbio. La presentazione pubblica è prevista al raduno speleologico di Costacciaro nel novembre 2026

Il progetto open source è stato sviluppato da Davide Brugnoni del Gruppo Speleologico Buio Verticale, affiliato al CAI di Gubbio, attivo sul territorio umbro nell’esplorazione, nel rilievo e nella documentazione delle cavità naturali e artificiali della zona. 3D Cave Viewer permette di esplorare rilievi tridimensionali di cavità direttamente online, anche in realtà virtuale e senza installare programmi

Gli obiettivi: entrare virtualmente in una grotta, osservarne la morfologia tridimensionale e muoversi al suo interno direttamente dal proprio browser, facilitate visualizzazione e la condivisione dei rilievi tridimensionali delle cavità.

Qui il comunicato:

Le cavità di Gubbio entrano nel browser, in 3D e senza installare nulla
Un progetto open source del Gruppo Speleologico CAI Gubbio «Buio Verticale» rende esplorabili online i rilievi tridimensionali delle cavità, anche in realtà virtuale.


Gubbio, 2026 — Chi esplora una cavità porta con sé torce, corde e strumenti di rilievo. Chi vuole scoprirla senza scendere sottoterra, fino a ieri, doveva accontentarsi di fotografie o planimetrie. Con 3D Cave Viewer, il progetto open source sviluppato da Davide Brugnoni per il Gruppo Speleologico Buio Verticale del CAI di Gubbio, questo non è più necessario: basta un browser per entrare in una cavità vera, muoversi al suo interno come uno speleologo o viverla in realtà virtuale con un semplice visore.
Negli ultimi anni la diffusione del sensore LiDAR sugli iPhone e iPad Pro ha reso il rilievo tridimensionale delle cavità naturali alla portata di qualunque gruppo speleologico: uno smartphone e un’app come Scaniverse permettono di ottenere in pochi minuti un modello 3D che un tempo avrebbe richiesto attrezzature professionali molto più costose.

Uno studio pubblicato nel 2025 sul Journal of Archaeological Science ha confermato, in una cavità spagnola, l’affidabilità di questo approccio per la documentazione speleologica, pur con i limiti di portata tipici di un sensore da smartphone rispetto a uno scanner laser professionale.
Il problema, semmai, arriva dopo: come condividere questi rilievi con chi non è speleologo, o anche solo con altri gruppi? Le piattaforme oggi disponibili — da Sketchfab a Matterport, dai visualizzatori di nuvole di punti ai software desktop specialistici — coprono in parte questa esigenza, quasi sempre a un prezzo: abbonamenti a pagamento, file troppo pesanti, nessuno strumento di misura integrato, assenza di reale immersività in VR, difficoltà a collocare la cavità su una mappa.
3D Cave Viewer nasce per colmare questo spazio.

È un’applicazione web che gira in qualunque browser, senza installazioni: si apre da una mappa geolocalizzata delle cavità e si entra nel modello 3D con un click, scegliendo tra tre livelli di immersione — orbitale, in prima persona con rilevamento delle collisioni, oppure in realtà virtuale a scala 1:1 con un visore WebXR. Include strumenti per chi lavora sul campo — misurazioni 3D con aggancio automatico ai vertici, sezioni sui tre assi, annotazioni esportabili — funziona offline una volta scaricato il modello ed è disponibile in quattro lingue.
Il codice è pubblicato sotto licenza GNU GPL v3: qualunque gruppo speleologico può adottarlo gratuitamente, personalizzarlo con il proprio nome e i propri colori e pubblicare i propri rilievi, mantenendo la citazione dell’autore originale.

Il progetto sarà presentato pubblicamente in occasione del raduno speleologico di Costacciaro, nel novembre 2026, quando il repository diventerà accessibile a tutti su GitHub.


«Ci siamo accorti che facevamo tutti rilievi con l’iPhone, ma non riuscivamo a condividerli in modo semplice e intuitivo, né a renderli pubblici a chi è curioso e non è speleologo.» — Davide Brugnoni, autore del progetto

Il progetto nasce quindi da un’esigenza sempre più sentita nel mondo speleologico. La diffusione dei sensori LiDAR integrati negli smartphone ha infatti reso più accessibile la realizzazione di modelli tridimensionali, ma rimane il problema di come mostrarli facilmente anche a chi non dispone di software specialistici. «Ci siamo accorti che facevamo tutti rilievi con l’iPhone, ma non riuscivamo a condividerli in modo semplice e intuitivo, né a renderli pubblici a chi è curioso e non è speleologo», spiega Brugnoni nella presentazione ufficiale del progetto.

3D Cave Viewer non richiede installazioni e offre tre modalità di esplorazione: orbitale, in prima persona e attraverso la realtà virtuale. Supporta i formati tridimensionali GLB, GLTF e OBJ ed è disponibile con interfaccia in italiano, inglese, francese e spagnolo. Tra le tecnologie impiegate figurano PHP, Three.js, Leaflet/OpenStreetMap e WebXR.

Uno degli aspetti più interessanti è la filosofia con cui il software è stato concepito. Il progetto sarà distribuito come open source con licenza GNU GPL v3. I gruppi speleologici potranno adottarlo e adattarlo alle proprie esigenze, m laa licenza GNU GPL v3 impone due regole: condividere il codice di qualsiasi versione derivata sotto questa stessa licenza, e citare l’autore linkando il repository GitHub originale. Questo garantisce che il software resti sempre libero e permette a chiunque di risalire alla fonte e ripartire da lì.

Il progetto è gratuito e sviluppato nel tempo libero, senza sponsor. Se è utile o si vuole vederlo crescere, una donazione aiuta a coprire le ore di sviluppo e l’intelligenza artificiale che affianca Davide nella scrittura del codice.

Attenzione: come è stato scritto, il repository con il codice sorgente diventerà accessibile dal 1° novembre 2026, in occasione della presentazione pubblica prevista al Raduno 2026.

L’obiettivo va quindi oltre la semplice spettacolarizzazione del mondo sotterraneo: lo strumento è rivolto a gruppi speleologici e sezioni CAI, ricercatori, geologi, scuole e attività di divulgazione, offrendo una modalità immediata per documentare e comunicare ambienti normalmente accessibili soltanto a persone preparate e attrezzate.

3D Cave Viewer è un bel punto d’incontro fra speleologia, rilievo digitale e divulgazione, trasformando il browser in una finestra sul sottosuolo e offrendo ai gruppi la possibilità di valorizzare e condividere il proprio patrimonio di rilievi tridimensionali.

Fonte: post Buio Verticale e comunicato stampa e press kit ufficiale di 3D Cave Viewer – Gruppo Speleologico CAI Gubbio «Buio Verticale», progetto sviluppato da Davide Brugnoni. Press kit aggiornato al 30 luglio 2026

PayPal https://www.paypal.com/paypalme/DavideBrugnoni92

Repository: https://www.3dcaveviewer.com/?fbclid=IwY2xjawTjqqFwZG9mAWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHkjRrD1ea6BRodsd3scnWKXsLC9Wh60p8C_O0gmP4j01ObNIIesXvzj-hNiR_aem_9mt7eJ03qSMy9JOMNKyADg#cv-countdown

Comunicato stampa: https://www.3dcaveviewer.com/press

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“Le aree carsiche liguri”: già nel 1980 una mappa del futuro del carso ligure

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Un articolo di Mario De Biasi e Silvano Motti anticipava la necessità di conoscere e tutelare le principali aree carsiche della Liguria

Fabio Negrino, Professore associato di Preistoria e Protostoria e Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Genova, sempre attento alle connessioni con la speleologia, ha condiviso un articolo del Notiziario Culturale dell’Università Popolare Sestrese, del mese di luglio 1980. Lo ringraziamo come sempre della sua attenzione, da archeologo e da speleologo.

La pubblicazione, a firma di Mario De Biasi e Silvano Motti e’ destinata a diventare una preziosa testimonianza della conoscenza speleologica ligure dell’epoca. Intitolato “Le aree carsiche liguri”, il contributo proponeva una panoramica delle principali zone carsiche della regione, sottolineandone il valore naturalistico, idrogeologico, archeologico e paesaggistico.

Il testo prendeva spunto dalla (allora) recente Legge regionale 12 settembre 1977, n. 40, dedicata alla tutela dei valori naturali e alla promozione dei parchi e delle riserve naturali.

Gli autori osservavano come il patrimonio carsico meritasse strumenti di tutela specifici, auspicando una normativa regionale dedicata alla speleologia e alla conservazione delle aree carsiche.

A onor del vero, in Liguria, dopo la LR 40/1977, per la speleologia è arrivata la Legge regionale 3 aprile 1990, n. 14, “Norme per la tutela del patrimonio speleologico e delle aree carsiche e per lo sviluppo della speleologia”, abrogata e sostituita dalla successiva Legge regionale 6 ottobre 2009, n. 39, recante “Norme per la valorizzazione della geodiversità, dei geositi e delle aree carsiche in Liguria” (GU 3a Serie Speciale – Regioni n.25 del 26-06-2010).

Torniamo all’articolo, che ha riflessioni che, rilette oggi, appaiono di straordinaria attualità.

Si passano in rassegna le principali aree carsiche della Liguria, dalle grotte dei Balzi Rossi all’Alta Valle Nervia, dalle gole di Creppo e Realdo alle valli Tanarello, Tanaro e Arroscia, fino al Bric Galero, Toirano, Melogno, Finale Ligure, Bergeggi, Isoverde, Monte Maggio, Portovenere e alle isole Palmaria, Tino e Tinetto. Ogni zona viene descritta evidenziandone gli aspetti geologici, speleologici, idrogeologici e archeologici, offrendo una vera e propria carta d’identità del patrimonio carsico ligure.

Un aspetto particolarmente interessante è l’attenzione riservata al ruolo delle acque sotterranee. De Biasi e Motti ricordano infatti come molte aree carsiche costituiscano i bacini di alimentazione delle principali sorgenti della regione, sottolineando il legame tra speleologia e gestione delle risorse idriche, un tema che negli ultimi decenni è diventato sempre più centrale.

Tra le aree descritte compare anche il Monte Gazzo, a Sestri Ponente. Già nel 1980 gli autori evidenziavano come l’intensa attività estrattiva avesse distrutto numerosi fenomeni carsici, pur riconoscendo l’importanza speleologica della montagna e la presenza di molte cavità.

A distanza di quarantacinque anni, quella descrizione assume il valore di una fotografia storica: l’escavazione è infatti proseguita, ampliando ulteriormente il fronte di cava e trasformando il rilievo ben oltre quanto fosse allora documentabile. Il confronto tra il testo del 1980 e la situazione attuale restituisce con chiarezza la portata delle trasformazioni subite da uno dei principali affioramenti calcarei dell’area genovese.

Anzi, in alcuni casi, il rilievo è tutto ciò che resta del patrimonio speleologico. E’ il caso del Buranco da Pria Moia o Grotta della Bocca del Leone: la grotta era stata scoperta già nel 1971 proprio grazie alla cava che ne intercettato la parte superiore, una condotta forzata molto concrezionata che immetteva in un pozzo da 30 metri. L’ingresso è stato poi distrutto. Parte della grotta è tornata alla luce nel 1973 per un breve periodo. In questo anno la grotta è stata in parte esplorata, purtroppo la prosecuzione dei lavori di estrazione della cava hanno impedito di ultimare l’esplorazione.

Nel 2012 è stato steso un nuovo rilievo. Dopo di questo, il nulla.

Buranco da Pria Moia o Grotta della Bocca del Leone – foto Daniele Gortan

Rileggere oggi “Le aree carsiche liguri” significa riscoprire uno dei primi tentativi di descrivere in modo organico il patrimonio carsico regionale. Molti dei siti citati sono oggi meglio conosciuti e tutelati, mentre altri hanno subito profonde trasformazioni. Proprio per questo la documentazione storica assume un valore fondamentale: conoscere il passato permette di comprendere l’evoluzione del territorio e di misurare ciò che è stato conservato e ciò che, invece, è andato perduto. Il lavoro di Mario De Biasi e Silvano Motti conserva quindi un duplice valore: da un lato rappresenta una sintesi della conoscenza speleologica ligure all’inizio degli anni Ottanta, dall’altro costituisce una preziosa testimonianza dello stato di conservazione del territorio prima delle profonde trasformazioni che hanno interessato alcune delle sue aree più significative.

Un esempio significativo è il Monte Gazzo. Se il rilievo del Monte è stato profondamente modificato dall’attività estrattiva rispetto alla situazione descritta nel 1980, oggi continua però a raccontare la propria storia attraverso il Catasto Speleologico della Delegazione Speleologica Ligure – DSL, ma anche grazie al Museo di Speleologia del Monte Gazzo (https://srvcarto.regione.liguria.it/geoservices/apps/viewer/pages/apps/cultura/?LUOGO=32899).

Il Museo, voluto e animato per anni dall’impegno dell’inossidabile Carlo Marzio, è oggi aperto regolarmente nei fine settimana grazie all’attività dei volontari, che ne portano avanti l’opera di divulgazione e conservazione della memoria. Questo è un modo concreto per ricordare che la tutela del patrimonio carsico passa anche attraverso la conoscenza della sua storia e delle persone che l’hanno studiato e raccontato.

Ne riparleremo: è una promessa, non una minaccia. Del Museo Speleologico del Monte Gazzo e delle persone che oggi ne garantiscono l’apertura torneremo a parlare nei prossimi giorni.

Grazie a Fabio Negrino per la condivisione dell’articolo “Le aree carsiche liguri” : un’importante memoria storica per la Liguria speleologica.

Fonte

De Biasi M., Motti S. (1980), Le aree carsiche liguri, Notiziario Culturale, Bollettino mensile dell’Università Popolare Sestrese, Anno XXVI, n. 6, luglio 1980

Info sul Museo di Speleologia “Monte Gazzo” https://www.museionline.info/musei/museo-di-speleologia-monte-gazzo-di-genova

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I nomi delle grotte raccontano una storia: nasce un progetto di ricerca sulla toponomastica delle cavità naturali

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Un’iniziativa della Commissione Catasto Cavità Naturali della SSI ETS per studiare l’origine, l’evoluzione e la diffusione dei nomi delle grotte italiane

Il tema della toponomastica delle cavità naturali è stato affrontato in diverse sedi istituzionali della SSI, tra cui i Congressi Nazionali, dove sono stati presentati contributi che hanno posto le basi per una riflessione sul significato e sull’origine dei nomi delle grotte. Il progetto promosso dalla Commissione Catasto Cavità Naturali si inserisce in questo percorso, ampliandone le prospettive grazie all’integrazione di competenze speleologiche, linguistiche e storiche.

Da alcuni mesi la Commissione Catasto Cavità Naturali della SSI ETS sta sviluppando uno studio dedicato alla toponomastica delle cavità naturali, un tema che si colloca all’incontro tra speleologia, linguistica, storia e cultura del territorio.

L’idea è nata nell’ambito del progetto WISH, dove è emersa l’esigenza di approfondire in modo sistematico il patrimonio costituito dai nomi delle cavità naturali. L’intuizione iniziale si è progressivamente trasformata in un’attività di ricerca strutturata, grazie alla collaborazione della dott.ssa Lavinia Giorgi, speleologa e filologa specializzata in etimologia, e di diversi componenti della Commissione, che hanno messo a disposizione competenze, conoscenze ed esperienze complementari.

L’obiettivo non è soltanto ricostruire l’origine dei nomi delle cavità, ma comprenderne il significato, la distribuzione geografica, l’evoluzione nel tempo e il rapporto con le caratteristiche del territorio e delle cavità stesse. Una particolare attenzione è rivolta ai termini con cui le cavità vengono denominate – come grotta, buso, abisso, foiba, spelonca e molti altri – perché rappresentano una preziosa testimonianza della storia linguistica e culturale delle comunità che hanno conosciuto, frequentato e descritto questi luoghi.

Il lavoro si sviluppa lungo diverse linee di indagine: lo studio etimologico delle denominazioni, l’analisi della distribuzione geografica dei diversi termini, l’evoluzione storica e dialettale dei nomi e la ricerca di possibili relazioni tra le denominazioni e le caratteristiche morfologiche delle cavità. Parallelamente è in corso un’importante attività di raccolta e confronto dei dati catastali e della bibliografia storica disponibile, con l’obiettivo di costruire una base documentale quanto più ampia e affidabile possibile.

Lo studio è ancora nelle sue fasi iniziali, ma ha ormai assunto un’impostazione metodologica definita. Per questo ci è sembrato importante presentarlo alla comunità speleologica, condividendone gli obiettivi, il metodo di lavoro e le principali domande di ricerca, senza anticiparne i risultati, che potranno emergere soltanto con il progredire delle analisi.

Uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa è il suo carattere profondamente collaborativo. La ricerca sta crescendo grazie all’impegno volontario di numerosi speleologi, studiosi e collaboratori che mettono a disposizione tempo, competenze, conoscenze del territorio, documentazione storica e sensibilità linguistiche. È proprio dall’incontro tra esperienze diverse che un lavoro di questo tipo può svilupparsi con rigore e ricchezza di prospettive.

Un rilievo storico della Sprugola di Campastrino: ogni nome custodisce tracce della storia delle lingue e delle comunità che hanno conosciuto e descritto questi luoghi – dal Catasto Speleologico Ligure https://www.catastogrotte.net/liguria/it/caves/

L’iniziativa rappresenta anche un’occasione per far conoscere più da vicino le attività della Commissione Catasto Cavità Naturali, che svolge un lavoro spesso poco visibile all’interno della comunità speleologica. Rendere questa attività più conosciuta e condivisa significa valorizzare l’impegno dei numerosi volontari che vi partecipano e favorire il coinvolgimento di nuovi collaboratori.

Lo studio della toponomastica delle cavità naturali richiede molteplici competenze e un confronto continuo tra chi conosce il patrimonio speleologico, chi si occupa di linguistica, storia locale, dialetti, cartografia e documentazione.

Come già detto si tratta di una ricerca ancora in corso. Non possiamo sapere già oggi quali risultati raggiungerà, né quale sarà il suo impatto scientifico.

Siamo convinti che valga la pena intraprendere questo percorso con metodo, apertura e spirito di collaborazione.

I nomi delle cavità naturali non sono semplici etichette: custodiscono tracce della storia dei territori, delle lingue e delle comunità che li hanno abitati.
Comprenderli significa aggiungere un nuovo tassello alla conoscenza del patrimonio speleologico italiano, contribuendo a conservarne non solo la dimensione fisica, ma anche quella culturale.

Un esempio: la sorprendente storia di “spelonca”

Per comprendere meglio il tipo di indagini che la ricerca intende sviluppare, può essere utile considerare un semplice esempio.

Il termine spelonca, apparentemente semplice, racconta da solo un lungo percorso linguistico. Dalla forma originaria derivano infatti numerose varianti dialettali, documentate in diverse aree dell’Italia settentrionale: speloncia, spiloncia, spironcia, sperlonga, spluga, speluga, spurga, speruia e molte altre.

GROTTA(CAVERNA MOSER)-1096VG/476R – Le schede catastali conservano spesso la memoria delle diverse denominazioni attribuite a una stessa cavità nel corso del tempo. La Grotta Moser, ad esempio, era nota in passato anche come “Spelonca del Ferro” e “Caverna del Muschio“: i nomi possano cambiare insieme alla storia delle esplorazioni e delle conoscenze del territorio – foto da da https://multimedia.boegan.it/catalogo/dettaglio/10757

Dietro ciascuna di queste forme si nascondono trasformazioni linguistiche avvenute nel corso dei secoli – cambiamenti di pronuncia, adattamenti dialettali, semplificazioni fonetiche – che permettono di ricostruire la storia delle parole e, insieme, quella delle comunità che le hanno utilizzate.

È proprio questo uno degli obiettivi della ricerca: seguire il “viaggio” di un nome attraverso il tempo e i territori, per comprendere come la lingua abbia modellato il modo di chiamare e di riconoscere le cavità naturali.

Per approfondire: da SSI ETS

comunicato COMUNICATO SSI

post social https://www.facebook.com/share/p/1UKApgwXsL/

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CaveSketch: il progetto si arricchisce di nuove funzionalità dopo il webinar SSI di presentazione

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Molto partecipato l’incontro dedicato al nuovo strumento per il rilievo speleologico. Dai suggerimenti degli utenti nascono già nuove funzionalità e la versione Android offline.

Il webinar dedicato a CaveSketch, organizzato dalla Commissione Catasto Cavità Naturali della Società Speleologica Italiana ETS nell’ambito dei Mercoledì Catastali, ha riscosso un’ampia partecipazione e un vivace confronto tra speleologi, non solo rilevatori e cartografi, così come non solo sviluppatori: decisamente, la nostra comunità ha un grande interesse per i nuovi strumenti digitali applicati al rilievo.

Durante la serata, Lorenzo Bordin (Gruppo Speleologico Lavis) ha illustrato il funzionamento di CaveSketch, l’applicazione open source nata per visualizzare rapidamente rilievi esportati da TopoDroid, generare elaborati in PDF e georeferenziare le cavità direttamente sul campo, anche da smartphone. Il webinar è ora disponibile sul canale YouTube della Commissione Catasto SSI per chi non ha potuto seguirlo in diretta.

L’incontro non si è limitato alla presentazione del software. Le osservazioni emerse durante il dibattito hanno dato vita a un confronto tecnico molto costruttivo, che ha già prodotto i primi risultati. Nei giorni successivi Lorenzo ha infatti implementato numerosi suggerimenti proposti dagli utilizzatori. La novità senza dubbio più importante è la creazione di un file APK che permette di installare l’app direttamente sui dispositivi mobili Android. Questa soluzione, completamente funzionante offline, si rivela uno strumento particolarmente utile durante le attività in grotta o nei campi base, dove la connessione Internet è spesso assente.

Un altro rilievo fatto da Lorenzo Bordin con la nuova visualiRilievo della “Grotta dell’Acqua / Ellesmere” realizzato con CaveSketch. L’applicazione permette di visualizzare pianta e sezione delle cavità in modo semplice e immediato, offrendo uno strumento pratico per la documentazione speleologica durante le esplorazioni

Oltre all’eseguibile mobile, l’ultimo aggiornamento introduce diverse migliorie tecniche e funzionali, tra cui:

  • Aggiunta del cartiglio, che ora riporta comodamente il nome del rilevatore, la data del rilievo e lo sviluppo della grotta.
  • Gestione della poligonale, con la possibilità di rimuoverla dal disegno per ottenere un esportazione visiva più pulita.
  • Guida offline integrata, per avere il manuale d’uso sempre a portata di mano anche in assenza di rete.
  • Risoluzione di alcuni bug legati alla presentazione e all’interfaccia emersi durante i test.

Tutto questo rappresenta un esempio concreto di sviluppo collaborativo, nel quale il dialogo tra autore e utilizzatori contribuisce a rendere il software sempre più funzionale.

Particolarmente interessante è anche la riflessione condivisa sul ruolo di CaveSketch nel panorama dei software per il rilievo speleologico. Come sottolinea Lorenzo, in partenza per un’esplorazione glaciovulcanica a inizio luglio, l’obiettivo non è sostituire programmi completi come cSurvey o Therion, ma offrire uno strumento semplice e immediato. Questa immediatezza lo rende ideale per documentare a “raffica” le decine di piccole cavità che si incontrano durante i campi di ricerca in grandi aree carsiche (come sui massicci del Brenta o del Canin), e rappresenta inoltre un approccio decisamente più “indolore” per avvicinare i neofiti al mondo del rilievo. Avere un rilievo essenziale, osserva Bordin, è spesso preferibile a non documentare affatto una cavità.

La registrazione del webinar è disponibile sul canale YouTube della Commissione Catasto Cavità Naturali SSI, e costituisce un’interessante occasione per conoscere uno strumento che continua ad evolversi grazie ai contributi della comunità speleologica.

Link Utili

CaveSketch: il rilievo speleologico diventa immediato: https://www.scintilena.com/cavesketch-il-rilievo-speleologico-diventa-immediato/05/23/

Download APK Android: https://github.com/LorBordin/cave_sketch/tags (Nota: trattandosi di un’applicazione fuori dagli store ufficiali, il dispositivo chiederà all’utente l’autorizzazione per procedere con l’installazione)

Progetto open-source su GitHub: https://github.com/LorBordin/cave_sketch

Registrazione del Webinar SSI su YouTube: https://www.youtube.com/watch?v=JdU_1Wj3Yxk

Webinar “CaveSketch: il rilievo speleologico diventa immediato”: https://www.scintilena.com/webinar-cavesketch-il-rilievo-speleologico-diventa-immediato/06/04/

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