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Ferragosto in Retrocorchia: dal Campo dei Lunensi nuove esplorazioni nel Corchia

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Dal 13 al 17 agosto 2026 il Gruppo Speleologico Lunense è tornato al suo campo nel cuore del Retrocorchia

Quattro gli obiettivi principali: Abisso della Venere, nuovo pozzo vicino al campo, Buca di Jack e ricognizioni verso il 19° ingresso e il Farolfi. In pochi giorni, nuove verticali e nuovi interrogativi hanno rilanciato l’esplorazione

Bisogna lasciare l’auto a Passo Croce e proseguire a piedi, salendo per almeno mezz’ora, per raggiungere il Campo dei Lunensi. È qui, nel cuore del Retrocorchia, che dal 13 al 17 agosto 2026 il Gruppo Speleologico Lunense ha organizzato il tradizionale campetto di Ferragosto, insieme agli amici che hanno raggiunto il gruppo per condividere alcuni giorni di esplorazione.

Il campo si trova nei pressi del 17° ingresso del Complesso del Monte Corchia, la Buca del Campo–Ingresso Lorenzo Brizzi, aperto e collegato al sistema nel 2012 dal Gruppo Speleologico Lunense e dedicato alla memoria di Lorenzo Brizzi, giovane socio del gruppo prematuramente scomparso.

Le coordinate dell’Ingresso Lorenzo Brizzi sono 44.03913 N, 10.28948 E.

Gli obiettivi principali del campo erano quattro: proseguire le esplorazioni nell’Abisso della Venere; tornare sul nuovo pozzo scoperto a poca distanza dal campo; continuare la lunga disostruzione alla Buca di Jack; effettuare giri e ricognizioni nella zona del 19° ingresso e dell’Abisso Rodolfo Farolfi.

Un programma fitto per un campo relativamente breve. Eppure, in appena due giorni e mezzo effettivi di attività, i risultati non sono mancati.

foto Massimo Fiamberti

Nell’Abisso della Venere, 23° ingresso del Corchia, la discesa di una nuova verticale ha rivelato un grande P50, probabilmente uno dei pozzi più spettacolari della cavità. Sempre nella Venere, una risalita sopra il Pozzo del Cristo ha intercettato una forte corrente d’aria e un ampio meandro: elementi che potrebbero fornire una nuova chiave per interpretare la circolazione dell’aria nella parte profonda dell’abisso e forse indicare l’esistenza di un ingresso alto ancora sconosciuto.

Anche il piccolo ingresso vicino al campo ha riservato una sorpresa. Dove tutto sembrava chiudere, un sasso lanciato oltre una pozza ha restituito il rumore inequivocabile del vuoto. La successiva disostruzione ha reso percorribile il passaggio e ora un nuovo pozzo attende di essere sceso. Potrebbe avvicinare alle gallerie alte del Farolfi, da tempo cercate dall’esterno, oppure finire per collegarsi al vicino 17° ingresso. Saranno le prossime esplorazioni a dirlo.

Alla Buca di Jack, intanto, è continuato il paziente lavoro di disostruzione, mentre i giri esterni hanno permesso anche di posizionare le targhette FST su nove cavità del Retrocorchia.

Un campo, dunque, fatto di esplorazioni molto diverse tra loro: grandi verticali, risalite seguendo l’aria, rilievi, disostruzioni e ricognizioni esterne. Ma anche di vita condivisa al campo, amicizia, serate insieme e quella miscela di fatica, curiosità e divertimento che accompagna da sempre l’esplorazione speleologica.

Il risultato più importante, forse, è proprio quello che ogni buon campo dovrebbe lasciare: nuovi vuoti da esplorare e più domande di quante ce ne fossero all’arrivo.

foto Massimo Fiamberti

Ma per raccontare cosa è successo sottoterra è meglio lasciare la parola a chi c’era.

Resoconto Campetto Lunense di Ferragosto in Retrocorchia di Luca Dadà

Abisso della Venere
Squadra “I Compagni del Disperso” (di punta)
Scendiamo il pozzo parallelo alla via principale a -190 m che, come si preannunciava, porta a -240 m in corrispondenza di un grosso camino allo Zenith. Un risultato che potrebbe sembrare scontato ma che, in realtà, ha rivelato uno dei più grandi e spettacolari pozzi dell’Abisso della Venere (23° ingresso del Corchia): un P50 di notevoli dimensioni che lascia tutti a bocca aperta.
In primis Giorgio che, alle sue prime vere esperienze di armo su grosse verticali, si cimenta nell’attrezzamento del pozzo. Al suo fianco Max, forte della sua ampia esperienza. Nel frattempo io, nelle retrovie, seguo con un orecchio il progredire dell’armo e i dubbi che man mano emergono, mentre con l’altro mi dedico insieme a Michele e Ivan al rilievo delle nuove parti esplorate.
Un pozzo tutt’altro che banale, caratterizzato da una gigantesca pietra tombale che domina la verticale dall’alto. Nonostante qualche salto sopra per verificarne la stabilità, non si muove di un millimetro e questo, almeno in parte, rassicura.
Portiamo così a casa quello che probabilmente è il nuovo pozzo più scenografico della grotta, oltre a una finestra che meriterà una rivisitazione futura, ma non prima di un’ulteriore pulizia delle pareti del pozzo.

Squadra Superfighi (solo Fighi per gli amici)
Dai racconti dei compagni provo a riassumere la loro esplorazione.
Carlos e Denis, insieme a Jacopo, e ad Emma ed Enrico (new entry di quest’anno), si dirigono a -140 m all’attacco del Pozzo del Cristo.
La risalita, iniziata da me e Ivan durante una precedente uscita invernale, era stata individuata come particolarmente interessante per due motivi: in quel punto l’aria invertiva e si registrava inoltre una marcata anomalia termica.
Durante l’uscita precedente ero riuscito a risalire una ventina di metri; questa volta Carlos ed Emma proseguono la risalita e traversano in alto. L’impressione che la morfologia lasciasse presagire l’arrivo in una forra si rivela corretta. Completato il traverso e guadagnati ancora alcuni metri di quota, intercettano una forte corrente d’aria e si apre un ampio meandro semi -appoggiato che comanda l’aria della maggior parte della grotta.
Di fatto la Venere, che solo in piena estate inizia a soffiare verso l’esterno (quest’anno per la prima volta), non controlla il circuito predominante della cavità. Questo sembra invece fare capo, dal Cristo in poi, a un ingresso alto più importante che aspira. Con questa uscita si è iniziato a dipanare quella che potrebbe essere la chiave di lettura per comprendere la circolazione dell’aria nella Venere profonda.

Nuovo pozzo sotto al campo
Durante il campetto di giugno una disostruzione particolarmente fruttuosa ci aveva permesso di aprire un pozzo occluso.
Il pozzo si era rivelato profondo circa 50 metri. In una successiva uscita, insieme a Marchino e Ivan, oltre alla pulizia della cavità da detriti e rocce sospese e alla messa in sicurezza della verticale, ci eravamo dedicati allo scavo del fondo franoso.
Il lavoro, lungo e impegnativo, ci aveva consentito di guadagnare ulteriori 6-7 metri di profondità. Sembrava però che la grotta terminasse lì, davanti a un piccolo passaggio nero oltre il quale, lanciando sassi, si sentiva soltanto il rumore dell’acqua. Tutto lasciava quindi pensare a una prosecuzione irrimediabilmente chiusa.
Venerdì, arrivati al campo e sistemato il materiale, partiamo io, Emma e Gianlu per effettuare il rilievo della cavità e ricontrollarla palmo a palmo.
Il risultato arriva subito. Giunti alla base del pozzo, Gianlu tira un sasso “ad effetto” che supera miracolosamente la pozzetta d’acqua e si perde nel vuoto per almeno una quindicina di metri. Un lancio incredibile che provo e riprovo a replicare senza alcun successo.
Gasatissimi torniamo al campo per cena.
La domenica Gianlu ed Emma, insieme a Luca e Manu, due new entry GSAV decisamente cariche, si dedicano alla disostruzione del passaggio e all’apertura del pozzo che eravamo riusciti soltanto a sentire.
La cosa promette molto bene, la prossima uscita si riuscirà a scendere il pozzo che a fine giornata risultava ormai percorribile. Che si entri realmente nelle fantomatiche gallerie alte del Farolfi, di cui da tempo si cerca un eventuale ingresso, oppure che il vicino 17° ingresso si papperà questo pozzo, poco importa. In entrambi i casi l’esplorazione si è rivelata estremamente soddisfacente e divertente, senza contare la comodità di avere l’ingresso letteralmente a due passi dal campo esterno.

Buca di Jack
Sabato Rat, Gianlu e La Fede si sono invece dedicati alla prosecuzione della disostruzione della cavità, una disostruzione ormai storica per il gruppo. Dopo aver ripulito il passaggio dai detriti accumulati nelle precedenti fasi di scavo, è proseguito l’allargamento. Alcune bolle che si intravedono più avanti lasciano ben sperare e fanno pensare che questa lunga e minuziosa disostruzione possa essere finalmente vicina a una svolta.

Conclusioni
Oltre ai vari giri esterni sono state posizionate le targhette FST su nove cavità del Retrocorchia. E, sebbene ci siamo dedicati anche alle consuete baldorie notturne e non sia mancata una ricerca notturna/mattutina del nostro disperso preferito, siamo comunque riusciti a portare a casa ottimi risultati su più fronti in appena due giorni e mezzo di campo.
La partecipazione è stata alta, sia da parte del gruppo, sia degli amici che si sono uniti al campetto. Breve ma intenso, ci ha lasciato nuovi fronti aperti, ottimi risultati e parecchi motivi per tornare presto sottoterra.

Buk Ellen – posa placchetta catastale – foto Ettore Callegari

Complimenti a tutti i partecipanti al Campo dei Lunensi, a chi ha esplorato, armato, rilevato, disostruito e percorso il Retrocorchia, e a chi ha condiviso lavoro, fatica e vita di campo. In pochi giorni sono stati portati avanti molti fronti diversi, lasciando nuove prospettive e nuove domande per le prossime esplorazioni.

E complimenti al Gruppo Speleologico Lunense, che ancora una volta dimostra come l’esplorazione sia fatta di tenacia, curiosità, competenza amicizia e, soprattutto, di persone capaci di condividere un progetto e un’avventura.

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