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Wogan Cavern: la grotta sotto il castello medievale che potrebbe riscrivere la preistoria britannica

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Scavi archeologici a Pembroke riportano alla luce ossa di ippopotamo, mammut e rinoceronte lanoso. L’Università di Aberdeen avvia un progetto quinquennale nella cavità che custodisce tracce di Homo sapiens e forse di Neanderthal


Wogan Cavern: una grotta preistorica nascosta sotto Pembroke Castle

Sotto le mura del Castello di Pembroke, nel Pembrokeshire (Galles), si apre una grotta di dimensioni notevoli: la Wogan Cavern, lunga 23 metri e alta fino a 10 metri. Per lungo tempo si era ritenuto che il sito non conservasse materiale archeologico rilevante. Le campagne di scavo condotte tra il 2021 e il 2024 hanno invece dimostrato il contrario, portando alla luce prove di frequentazione umana e animale distribuite su un arco di oltre 100.000 anni.[1][2]

La cavità è accessibile dall’interno del castello tramite una scala a chiocciola. Si ritiene che la sua forma attuale sia stata in parte modellata in epoca vittoriana, ma i depositi sedimentari conservati al suo interno risultano intatti in ampie porzioni, il che ne fa un archivio paleontologico e archeologico di grande valore.[3]


Ossa di ippopotamo, mammut e rinoceronte lanoso: i ritrovamenti degli scavi preliminari

I ritrovamenti finora effettuati comprendono strumenti litici, ossa di mammut, di rinoceronte lanoso e di ippopotamo. Quest’ultimo è il reperto più inatteso: si tratta di resti che risalgono all’ultimo interglaciale, circa 120.000 anni fa, quando il clima britannico era abbastanza mite da ospitare questi animali. Un molare di rinoceronte lanoso è tra i pezzi più significativi recuperati nelle campagne esplorative iniziali.[2][4]

I resti ossei sono descritti come ben conservati. Il progetto di ricerca punta ora a verificare se i depositi contengano anche DNA sedimentare, una tecnica già applicata con successo in sistemi cavernosi spagnoli, che permetterebbe di rilevare tracce genetiche di antichi abitanti senza la necessità di reperti fisici diretti.[5]


La ricerca scientifica: dal Mesolitico al Paleolitico, con possibili tracce di Neanderthal

Gli scavi del 2021, pubblicati da Dinnis et al. su Cave and Karst Science (Vol. 49, n. 2, pp. 65–72, 2022), hanno identificato uno strato archeologico integro dell’Olocene antico con manufatti mesolitici nella parte orientale della caverna, sigillato da un pavimento di flowstone. Al di sotto, nei depositi pleistocenici, sono stati trovati materiali paleontologici e possibili resti di attività umana.[6][3]

La campagna del 2022, anch’essa pubblicata su Cave and Karst Science (Vol. 50, n. 2, pp. 83–91, 2023), ha confermato l’estensione degli strati mesolitici verso il centro della caverna e ha identificato uno o due strati paleolitici superiori con affinità tipologiche con il sito di Paviland Cave, distante circa 50 km. Il dottor Rob Dinnis, responsabile degli scavi, ritiene plausibile una sequenza che copra il periodo dai cacciatori-raccoglitori post-glaciali (circa 11.500 anni fa) fino ai primi Homo sapiens britannici (tra 45.000 e 35.000 anni fa), con possibili tracce ancora più antiche lasciate dai Neanderthal.[7][2]


Il ruolo della BCRA e la pubblicazione scientifica

Le prime fasi della ricerca su Wogan Cavern sono state rese possibili anche dal sostegno finanziario della British Cave Research Association (BCRA) attraverso il suo Cave Science and Technology Research Fund. Il fondo, attivo da oltre vent’anni, finanzia annualmente progetti di ricerca nelle principali aree della scienza speleologica: speleogenesi, archeologia/paleontologia, biologia e tecnologia.[8][9]

I risultati della prima stagione di scavo sono stati pubblicati su Cave and Karst Science, la rivista scientifica della BCRA, nella quale sono poi apparsi anche i risultati della campagna 2022. Il requisito della pubblicazione su una rivista BCRA è una condizione standard per i beneficiari del fondo.[6][7][8]


Il progetto quinquennale dell’Università di Aberdeen

L’Università di Aberdeen guiderà ora un progetto di esplorazione sistematica della durata di cinque anni. Gli scavi, che vedranno ancora Rob Dinnis come responsabile scientifico, sono programmati per iniziare alla fine di maggio 2026. Il progetto è condotto in collaborazione con il Pembroke Castle Trust, che si è impegnato a garantire la custodia e la conservazione dei reperti in loco, a Pembroke.[4][2]

Jon Williams, direttore del castello, ha sottolineato come il progetto rappresenti un capitolo del tutto nuovo per un sito storicamente legato alla storia medievale: il castello è noto soprattutto come luogo di nascita di Enrico Tudor ed è una meta turistica molto frequentata.[2]


Wogan Cavern e il significato per la preistoria britannica

La peculiarità di Wogan Cavern rispetto ad altri siti preistorici britannici risiede nella sua integrità stratigrafica. Molti siti analoghi furono svuotati dei loro depositi nel corso dell’Ottocento da esploratori antiquari poco attenti alla documentazione. La posizione della grotta sotto il castello medievale ha invece contribuito a preservarla da interventi distruttivi.[5]

Secondo Dinnis, la caverna ha il potenziale per documentare non solo la presenza di Homo sapiens e Neanderthal in diverse fasi, ma anche le trasformazioni climatiche e ambientali che hanno influenzato la vita in Gran Bretagna in un arco temporale di oltre 100.000 anni. Il sito è presentato dai ricercatori come il più importante archivio preistorico del Paese attualmente in corso di studio.[4]

Fonti
[1] Archaeologists to reveal secrets of Welsh castle’s hidden cave that was once home to a hippo https://www.independent.co.uk/news/science/archaeology/wogan-cavern-pembroke-castle-hippo-b2959061.html
[2] ‘Enormous’ cave under Pembroke Castle could rewrite history, researchers say https://www.bbc.co.uk/news/articles/c8ejjw7377jo
[3] [PDF] The archaeological potential of Wogan Cavern (Pembroke, UK) https://aura.abdn.ac.uk/server/api/core/bitstreams/e2495c25-bdab-4a62-a9dc-9d3a1a0afac7/content
[4] ‘Enormous’ cave hidden under medieval castle could rewrite prehistory, researchers say https://www.bbc.com/news/articles/c8ejjw7377jo
[5] Does a cave beneath Pembroke Castle hold key to fate of early Britons? https://www.theguardian.com/science/article/2024/jun/22/does-a-cave-beneath-pembroke-castle-hold-key-to-fate-of-early-britons
[6] The archaeological potential of Wogan Cavern (Pembroke, UK) https://abdn.elsevierpure.com/en/publications/the-archaeological-potential-of-wogan-cavern-pembroke-uk-results-/
[7] Report on the 2022 excavations at Wogan Cavern … https://www.research.ed.ac.uk/en/publications/report-on-the-2022-excavations-at-wogan-cavern-pembroke-pembrokes/
[8] Research Fund – British Cave Research Association https://bcra.org.uk/researchfund/
[9] [PDF] The archaeological potential of Wogan Cavern (Pembroke, UK) https://www.research.ed.ac.uk/files/334503147/DinnisEtal2022CKSTheArchaeologicalPotentialOfWoganCavern.pdf
[le
[13] Libri: Karst Hydrogeology, Geomorphology and Caves in offerta fino … https://www.scintilena.com/libri-karst-hydrogeology-geomorphology-and-caves-in-offerta-fino-a-fine-anno/06/23/
[14] Karst Field Studies Program a Giugno e Luglio in Kentucky – Scintilena https://www.scintilena.com/karst-field-studies-program-a-giugno-e-luglio-in-kentucky/05/25/
[15] Simposio in Francia – To know and share caves and karsts Understanding, conservation and geotourism – Scintilena https://www.scintilena.com/simposio-in-francia-to-know-and-share-caves-and-karsts-understanding-conservation-and-geotourism/11/24/
[16] International Scientific Conference “Man and Karst” in Sicily in September 2022 – Scintilena https://www.scintilena.com/international-scientific-conference-man-and-karst-in-sicily-in-september-2022/12/12/
[17] The Sinkhole Conference at the 3rd Appalachian Karst Symposium – Scintilena https://www.scintilena.com/the-sinkhole-conference-at-the-3rd-appalachian-karst-symposium/01/09/
[18] Caves and Karst – Art international contest FSE – Scintilena https://www.scintilena.com/caves-and-karst-art-international-contest-fse/11/03/
[19] 2021 International Year of Caves and Karst https://www.scintilena.com/2021-international-year-of-caves-and-karst/10/10/?amp&amp
[20] UNESCO Karst 2020, Conservation of Fragile Karst Resources: Call for Abstracts and Registration OPEN! – Scintilena https://www.scintilena.com/unesco-karst-2020-conservation-of-fragile-karst-resources-call-for-abstracts-and-registration-open/10/26/
[21] List of Upcoming Cave and Karst Meetings https://www.scintilena.com/list-of-upcoming-cave-and-karst-meetings/07/11/?amp&amp
[22] Cave and karst news and announcements from NCKRI National cave and karst research institute – Scintilena https://www.scintilena.com/cave-and-karst-news-and-announcements-from-nckri-national-cave-and-karst-research-institute/02/26/
[23] The archaeological potential of Wogan Cavern (Pembroke, UK): results of the first fieldwork season https://www.semanticscholar.org/paper/b0996f0ba3dbce734b398f99fb3fe6ccde002a85
[24] Report on the 2022 excavations at Wogan Cavern (Pembroke, Pembrokeshire, UK) https://www.semanticscholar.org/paper/acc3e6fa0f3972a46a4d94055f2317a76d5c70f2
[25] History of cavern exploration in Devonshire, England https://zenodo.org/record/2305934/files/article.pdf
[26] The Iron Age Today http://intarch.ac.uk/journal/issue48/10/index.html
[27] On reindeer and other mammalian remains from the Pentland Hills https://zenodo.org/record/1814792/files/article.pdf
[28] The Ordovician Rocks of Western Caermarthenshire https://zenodo.org/record/2282120/files/article.pdf
[29] Congress of the International Institute of Anthropology at Liège https://zenodo.org/record/1728519/files/article.pdf
[30] Funding | The British Cave Science Centre https://www.cave-science.org.uk/resources-1
[31] The archaeological potential of Wogan Cavern (Pembroke, UK) https://www.academia.edu/95587190/The_archaeological_potential_of_Wogan_Cavern_Pembroke_UK_results_of_the_first_fieldwork_season
[32] List of Research Fund Grants – British Cave Research Association https://bcra.org.uk/researchfund/grants.html
[33] Cave & Karst Science – British Cave Research Association https://bcra.org.uk/cks146
[34] [PDF] BRITISH CAVE RESEARCH ASSOCIATION – Charity Commission https://register-of-charities.charitycommission.gov.uk/en/charity-search?p_p_id=uk_gov_ccew_onereg_charitydetails_web_portlet_CharityDetailsPortlet&p_p_lifecycle=2&p_p_state=maximized&p_p_mode=view&p_p_resource_id=%2Faccounts-resource&p_p_cacheability=cacheLevelPage&_uk_gov_ccew_onereg_charitydetails_web_portlet_CharityDetailsPortlet_objectiveId=A10332847&_uk_gov_ccew_onereg_charitydetails_web_portlet_CharityDetailsPortlet_priv_r_p_mvcRenderCommandName=%2Faccounts-and-annual-returns&_uk_gov_ccew_onereg_charitydetails_web_portlet_CharityDetailsPortlet_priv_r_p_organisationNumber=267828
[35] Christopher Stringer | Publications | University College London https://profiles.ucl.ac.uk/53024-christopher-stringer/publications

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Le caverne ossifere della Liguria e Giovanni Ramorino: la storia dimenticata di un pioniere della speleologia scientifica

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Un naturalista genovese tra le grotte del Finalese e l’emigrazione in Argentina: il contributo di A. Romani svela una vicenda poco nota della paleontologia ottocentesca


Le caverne ossifere della Liguria al centro di un nuovo studio

Nel 2026, all’interno del volume collettaneo Connessioni: oggetti, saperi, parole, culture e civiltà (Museo delle Civiltà, Roma), l’autore A. Romani ha pubblicato un contributo dedicato a Giovanni Ramorino (Genova, 1841–1876), naturalista e geologo ligure, che fu tra i primissimi ricercatori a condurre indagini sistematiche nelle caverne ossifere della Liguria.

Lo studio ricostruisce una figura fino ad oggi poco nota alla storia della speleologia italiana, intrecciando due filoni paralleli: il contributo scientifico di Ramorino alle ricerche preistoriche liguri e la sua successiva emigrazione in Argentina, che lo trasformò in un esponente della scienza italo-argentina del tardo Ottocento.

Le grotte al centro delle sue ricerche erano quelle del Finalese — in particolare la Caverna delle Arene Candide, la Grotta di Verezzi (poi nota come Grotta della Ferrovia) — e i siti dei Balzi Rossi. Questi depositi, ricchi di faune pleistoceniche e manufatti litici, costituivano un archivio naturale di straordinaria importanza per la nascente paletnologia italiana.


L’assistente del Museo di Genova tra Arene Candide e Verezzi

Giovanni Ramorino operava come assistente presso il Museo di Storia Naturale della Regia Università di Genova. In questa veste, nell’agosto del 1864, affiancò Arturo Issel nelle prime esplorazioni sistematiche alla Caverna delle Arene Candide, a Finale Ligure.

Il 14 agosto 1864, Issel e Ramorino visitarono congiuntamente le Arene Candide e la cosiddetta Grotta della Ferrovia, nei pressi di Verezzi. In quest’ultima recuperarono carboni, ossa animali e schegge di quarzo, materiali che divennero fondamentali per le successive interpretazioni paleoetnologiche.

Il lavoro sul campo confluì nella memoria scientifica pubblicata nel 1866 presso la Reale Accademia delle Scienze di Torino: Sopra le caverne di Liguria e specialmente sopra una recentemente scoperta a Verezzi sopra Finale (serie II, vol. 24, pp. 277–304). Il testo fu presentato in Accademia il 28 gennaio 1866 e discusso con una relazione di Bartolomeo Gastaldi. Si tratta di uno dei contributi più precoci e metodologicamente consapevoli sulla geologia delle caverne ossifere liguri.


Un metodo sistematico per le grotte ossifere

La memoria del 1866 non si limita alla descrizione dei rinvenimenti. Ramorino vi propone criteri geologici e topografici per individuare depositi fossiliferi nelle cavità carsiche liguri, anticipando un approccio metodologico che diventerà consolidato solo decenni dopo.

Le “caverne ossifere” — termine tecnico dell’epoca per le grotte con accumuli di resti faunistici in matrice sedimentaria — erano considerate archivi naturali capaci di restituire informazioni sull’ambiente e sulla presenza umana nel passato. Ramorino distingue tra depositi di breccia ossifera, livelli di cenere e carbone, e strati con manufatti litici, impostando una lettura stratigrafica ante-litteram dei depositi ipogei.

Questo contributo inserisce Ramorino a pieno titolo nella genealogia della paletnologia ligure, accanto a Issel, Perrando, Morelli e Amerano. Issel stesso, nella sua sintesi Liguria preistorica (1908), riconosce il ruolo delle esplorazioni del Finalese come momento fondativo per la disciplina.


Il Finalese come laboratorio della paletnologia italiana

Il territorio del Finalese divenne a partire dagli anni Sessanta dell’Ottocento un polo di riferimento per i naturalisti italiani. Le grotte di questa fascia costiera ligure — con le loro sequenze stratigrafiche intatte e la ricchezza di materiali paleontologici e paleoetnologici — attiravano ricercatori da tutta Italia.

Attorno ad Arturo Issel si costruì una rete scientifica che coinvolgeva geologi, naturalisti, religiosi e collezionisti. Giovanni Ramorino ne fu parte attiva nella fase iniziale, contribuendo con le sue esplorazioni del 1864 e con la memoria del 1866 a definire i caratteri fondamentali di questo programma di ricerca.

Le caverne ossifere liguri fornirono negli anni successivi materiali che alimentarono le collezioni dei musei genovesi e di altri istituti scientifici. Il Museo di Storia Naturale Giacomo Doria, fondato nel 1867, divenne il principale centro di raccolta e studio di questi materiali.


L’emigrazione in Argentina e la doppia identità scientifica

Attorno al 1876, Ramorino lasciò Genova per l’Argentina. Le fonti lo definiscono “geologo e paleontologo italo-argentino”, una qualifica che riflette l’integrazione nella comunità scientifica del paese di adozione. La data del 1876 coincide con quella che storici dell’emigrazione identificano come l’inizio della prima grande ondata migratoria italiana verso l’Argentina.

Il trasferimento non rappresentò una rottura ma piuttosto una continuazione del progetto scientifico. L’Argentina era in quegli anni un paese che cercava attivamente competenze europee per costruire le proprie istituzioni scientifiche. La Costituzione del 1853 incoraggiava esplicitamente l’immigrazione di chi portasse “scienze e arti”.

Il contributo di Romani mette in luce questo doppio versante: da una parte un giovane ricercatore che contribuisce alla nascita della paletnologia ligure con esplorazioni pionieristiche e pubblicazioni metodologicamente avanzate; dall’altra, una traiettoria migratoria che trasporta in Argentina competenze maturate nelle grotte del Finalese, in un percorso che rispecchia il ruolo degli scienziati italiani nell’Argentina della seconda metà dell’Ottocento.


Una storia da recuperare per la speleologia italiana

Il contributo di Romani restituisce alla memoria collettiva un protagonista dimenticato della speleologia scientifica ottocentesca. La vicenda di Giovanni Ramorino ricorda come la storia della speleologia italiana sia fatta non solo di grandi esploratori, ma anche di ricercatori che, con mezzi limitati e carriere brevi o interrotte dall’emigrazione, posero le basi metodologiche per le discipline speleologiche successive.

Le caverne ossifere della Liguria, oggi patrimonio di siti come le Arene Candide e i Balzi Rossi, conservano ancora la memoria di queste prime indagini. Recuperare le storie di chi le ha studiate per primo — come Giovanni Ramorino — è parte integrante della storia della speleologia italiana.


Fonti consultate

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Due addii nel mondo speleologico internazionale: il ricordo di “Manolito” e “Manolillo”

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Dalla Cuba di Viñales alla Spagna valenciana, la comunità speleo saluta due figure storiche

La speleologia internazionale saluta due grandi uomini

Da Cuba, vessata da una terribile crisi economica, arriva la notizia della morte di Manuel Iturralde Vinent, per tutti “Manolito”, storico speleologo di Viñales, nel territorio di Pinar del Río.

Membro del gruppo locale ed ex direttore della scuola nazionale di speleologia della SEC di El Moncada, è stato un punto di riferimento per la formazione e la crescita di tanti speleologia.

La sua figura è riconosciuta anche a livello scientifico, come ricordato dal quotidiano cubano Granma, che ne ha evidenziato il contributo alla ricerca e alla conoscenza del territorio.

Dalla Spagna arriva invece il cordoglio per Manuel Emilio Tarazona Osch, conosciuto come “Manolillo”, figura storica della speleologia valenciana.

Da sempre legato alla Federazione Spagnola di Speleologia e a quella regionale, alla scuola di speleologia e allo speleosoccorso, è stato un promotore instancabile di attività, formazione e innovazione tecnica.

La Federación Española de Espeleología , quiere dar el pésame a los espeleólogos valencianos, por la gran pérdida de un histórico de la espeleología Valenciana y de la Federación de Espeleología de la Comunidad Valenciana.

Manuel Emilio Tarazona Ochs. Una persona que siempre estuvo vinculado a la Federación, a la Escuela Valenciana de Espeleología, al Espeleosocorro y a todas sus vocalías.
Propulsor de las competiciones a nivel autonómico y nacional desde los años 90 y más activamente en la CEC y la nueva FEE.

Manolillo fue siempre una persona ilusionada y motivada que siempre aportaba y ayudaba donde estaba. Siempre investigando nuevos materiales y nuevas técnicas que dieran a nuestra Espeleología una mayor seguridad.
Podríamos seguir diciendo muchas más cosas, pero hoy es un día para recordar.

Desde la Federación Española nuestro sincero agradecimiento a Manolillo y un fuerte abrazo a sus familiares, compañeros y amigos.
Descansa en paz Manolillo y muchas gracias por todo

Particolarmente toccanti le testimonianze di chi ha condiviso con lui anni di attività e amicizia. “Gran persona, gran amigo, de esos que no fallan nunca”, scrive chi lo ricorda tra esercitazioni di speleosoccorso, momenti formativi e serate conviviali. Altri sottolineano il suo ruolo di istruttore: “Fue mi monitor en el curso de perfeccionamiento y después en el de espeleosocorro. Siempre daba gusto conversar con él”.

C’è chi ne conserva un ricordo legato ai dettagli concreti della vita speleo, come l’attrezzatura realizzata da lui e ancora utilizzata oggi.

Dalle prime esperienze nello speleosoccorso valenciano alle numerose esercitazioni tra grotte e montagne, emerge il ritratto di una figura sempre presente, competente e profondamente umana, capace di lasciare un segno duraturo in chi ha condiviso con lui il percorso.

Due storie diverse, due percorsi lontani geograficamente, ma uniti dalla stessa dedizione e da un’eredità che continuerà a vivere nelle comunità speleologiche di tutto il mondo.

D.E.P. compañeri

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Fonte: testimonianze raccolte su Facebook

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