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Cina, sangue umano nelle pitture rupestri di Huashan? Una scoperta nel cuore del paesaggio carsico del Guangxi

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Uno studio pubblicato sul Journal of Archaeological Science identifica sangue animale e umano nel legante delle antiche pitture rosse realizzate sulle falesie calcaree di Zuojiang Huashan. Le proteine avrebbero favorito la biomineralizzazione del carbonato di calcio, contribuendo alla conservazione delle immagini per quasi duemila anni.

L’ipotesi più suggestiva, ancora da confermare, riguarda l’impiego di sangue legato al parto

Le celebri pitture rupestri rosse di Zuojiang Huashan, nel Guangxi, nella Cina meridionale, potrebbero nascondere nella loro composizione un ingrediente decisamente insolito: sangue.

È quanto emerge da uno studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Archaeological Science, nel quale un gruppo di ricercatori ha analizzato la composizione dei materiali utilizzati per realizzare alcune delle grandi figure dipinte sulle pareti calcaree del paesaggio carsico di Huashan.

La scoperta è interessante anche dal punto di vista speleologico e carsologico. Non si tratta infatti di pitture realizzate all’interno di grotte, ma di arte rupestre esposta su imponenti falesie calcaree che dominano lo Zuojiang e i suoi affluenti, all’interno di un paesaggio carsico subtropicale.

Il sito, inserito nel 2016 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come Zuojiang Huashan Rock Art Cultural Landscape, comprende 38 aree di arte rupestre associate a fiumi, altopiani e rilievi carsici.

Pitture sulle pareti di un grande paesaggio carsico

Le pitture sono attribuite al popolo Luoyue e vengono generalmente collocate tra il V secolo a.C. e il II secolo d.C.

Le figure, dipinte prevalentemente in rosso, rappresentano esseri umani, animali e oggetti, tra cui tamburi, armi e imbarcazioni, oltre a scene interpretate come cerimoniali.

Il pannello principale del Monte Huashan è eccezionale per dimensioni: uno studio dedicato alla sua datazione descrive circa 1.900 figure identificabili distribuite su una superficie di circa 8.000 metri quadrati.

Rock Paintings of Hua Mountain, Guangxi, Cina. Foto: Rolfmueller / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0

La valle dello Zuojiang è caratterizzata da un carsismo subtropicale sviluppato su rocce calcaree di età compresa tra il Carbonifero e il Triassico. Le pitture si trovano sulle ripide pareti che accompagnano il corso del fiume e dei suoi affluenti, in alcuni casi decine di metri sopra il livello attuale delle acque.

È proprio il rapporto tra pigmento, substrato calcareo e processi di mineralizzazione a rendere particolarmente interessante il nuovo studio.

Ematite, calce e sangue

I ricercatori hanno analizzato frammenti di pittura distaccatisi dalle pareti utilizzando diverse tecniche, tra cui spettroscopia Raman, microscopia elettronica, FTIR e analisi proteomiche.

Il pigmento rosso è risultato costituito principalmente da particelle molto fini di ematite, un ossido di ferro presente nell’argilla rossa.

Ma sotto e all’interno dello strato pigmentato gli studiosi hanno identificato un sistema più complesso.

Secondo gli autori, il materiale legante comprende carbonato di calcio biomineralizzato, la cui formazione sarebbe stata favorita dalla presenza di sangue.

In altre parole, il sangue non sarebbe stato semplicemente aggiunto come sostanza organica alla pittura: le sue componenti proteiche avrebbero partecipato a un processo capace di favorire la formazione di carbonato di calcio e di creare un materiale composito fortemente aderente al substrato calcareo.

Una sorta di legante organico-minerale antico.

Un “cemento” naturale sulla parete calcarea

Il meccanismo proposto potrebbe contribuire a spiegare come pitture esposte per quasi duemila anni a un clima subtropicale caldo e umido, con precipitazioni abbondanti, abbiano potuto conservarsi fino a oggi.

La biomineralizzazione avrebbe contribuito a inglobare e fissare le minuscole particelle di ematite all’interno di una matrice di carbonato di calcio.

Il rapporto con la natura calcarea della parete è particolarmente significativo: pigmento e legante finiscono così per essere integrati in una matrice minerale chimicamente affine al substrato stesso.

Non significa che il sangue sia necessariamente l’unica ragione della conservazione. Esposizione delle pareti, microclima, circolazione dell’acqua, alterazione superficiale del calcare e successive precipitazioni di carbonato possono avere avuto un ruolo e devono essere considerati insieme.

Ma lo studio fornisce un possibile meccanismo fisico-chimico per spiegare almeno una parte dell’eccezionale durata delle pitture.

Sangue animale e sangue umano

Le analisi proteomiche hanno fornito il risultato più sorprendente.

Secondo gli autori, nel materiale sarebbero presenti tracce riconducibili sia a sangue animale sia a sangue umano.

Il DNA antico, tuttavia, non ha fornito risultati utilizzabili. L’identificazione si basa quindi soprattutto sulle proteine conservate nel materiale.

Ed è proprio da queste che nasce l’ipotesi più affascinante — e al tempo stesso più delicata — dello studio.

Sangue legato al parto?

Gli autori ritengono possibile che una parte del sangue umano impiegato nella preparazione delle pitture fosse associata al parto.

Nell’articolo scientifico la conclusione viene però formulata prudentemente: il sangue potrebbe provenire da donne che avevano partorito.

Da qui nasce l’ipotesi di un possibile significato rituale connesso alla fertilità, alla nascita e alle pratiche religiose dei Luoyue.

È importante distinguere il dato analitico dall’interpretazione archeologica.

Lo studio fornisce evidenze proteomiche che gli autori interpretano come compatibili con l’impiego di sangue umano, forse anche collegato al parto. Non dimostra invece che il sangue venisse raccolto deliberatamente durante il travaglio, né che esistesse uno specifico rituale nel quale venisse utilizzato per preparare le pitture.

Sono possibilità suggestive che richiederanno ulteriori verifiche.

Non una grotta, ma un monumento del carsismo

Per chi si occupa di grotte e carsismo, Huashan rappresenta un caso particolarmente interessante.

Le pitture non appartengono alla categoria classica dell’arte parietale di grotta: sono opere realizzate all’aperto su grandi pareti calcaree. Eppure il carsismo è parte integrante del sito.

L’UNESCO considera infatti inseparabili le pitture e il paesaggio circostante: le falesie create dall’incisione dei fiumi nel massiccio carbonatico, gli altopiani e il sistema fluviale costituiscono insieme il Zuojiang Huashan Rock Art Cultural Landscape.

In questo caso la geologia non è soltanto lo scenario dell’arte rupestre.

La natura carbonatica della roccia potrebbe avere interagito direttamente con la tecnologia pittorica utilizzata quasi duemila anni fa e con i successivi processi di conservazione.

È un esempio particolarmente affascinante di incontro tra archeologia, geochimica, biomineralizzazione e studio degli ambienti carsici.

Prudenza davanti alla scoperta più spettacolare

La presenza del sangue come componente del legante è uno dei risultati centrali dello studio. Gli autori indicano inoltre una miscela di sangue animale e umano e avanzano la possibilità che fosse presente sangue associato al parto.

Zuojiang Huashan Rock Art, Guangxi, Cina. Foto: Xiquinho Silva / Wikimedia Commons – CC BY 2.0.

Quest’ultima interpretazione resta però un’ipotesi.

Presentare come dimostrato un rituale nel quale veniva raccolto sangue dalle donne durante il parto andrebbe oltre quanto consentono attualmente le evidenze.

La scoperta più importante potrebbe essere, paradossalmente, meno macabra e ancora più interessante: circa duemila anni fa gli artefici delle pitture di Huashan sembrano aver realizzato un materiale composito nel quale sostanze organiche e minerali interagivano con il carbonato di calcio.

Una tecnologia empirica sorprendentemente efficace, sopravvissuta per secoli sulle pareti di uno dei più spettacolari paesaggi carsici della Cina meridionale.

Fonti

Wu M., Hu P., Zhai K. et al. (2026), Blood-induced biomineralized calcium carbonate used for binding in the Huashan rock art of Guangxi, Southern China, Journal of Archaeological Science, 106650. DOI: 10.1016/j.jas.2026.106650.

UNESCO World Heritage Centre, Zuojiang Huashan Rock Art Cultural Landscape, World Heritage List n. 1508.

Shao Q. et al., High precision U/Th dating of the rock paintings at Mt. Huashan, Guangxi, southern China, Quaternary Research.

L'articolo Cina, sangue umano nelle pitture rupestri di Huashan? Una scoperta nel cuore del paesaggio carsico del Guangxi proviene da Scintilena.

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Aperte le iscrizioni alla Giornata di Studi SIGEA sugli ambienti carsici: appuntamento a Roma l’11 settembre 2026

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Conoscenza, tutela e sviluppo sostenibile al centro dell’iniziativa dedicata al patrimonio carsico italiano, in occasione della Giornata Internazionale UNESCO delle Grotte e del Carsismo

Sono ufficialmente aperte le iscrizioni alla Giornata di Studi “Conoscenza e tutela degli ambienti carsici in Italia: aspetti paesaggistici, risorse idriche e sviluppo sostenibile del territorio”, organizzata dalla Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA-APS) e in programma venerdì 11 settembre 2026, dalle 9.00 alle 14.00, presso il Palazzetto Mattei di Villa Celimontana, a Roma.

L’iniziativa celebra la Giornata Internazionale UNESCO dedicata alle Grotte e al Carsismo e rappresenta un’importante occasione di confronto tra geologi, speleologi, ricercatori, istituzioni e professionisti impegnati nello studio e nella tutela degli ambienti carsici italiani.

Il tema della giornata mette al centro il valore del carsismo come componente fondamentale del paesaggio, risorsa strategica per le acque sotterranee e patrimonio naturale da conoscere e preservare nell’ottica di uno sviluppo sostenibile del territorio.

L’evento gode del patrocinio di numerosi enti e istituzioni, tra cui ISPRA, Consiglio Nazionale dei Geologi, Società Geologica Italiana, AIGeo e Società Speleologica Italiana, a testimonianza della rilevanza scientifica e culturale dell’iniziativa.

Nel comitato scientifico figura il nome di Mauro Chiesi, recentemente scomparso, con molti altri ugualmente illustri, Antonello Fiore, Luca Guerrieri, Laura Melelli, Mario Parise e Fabio Stoch. La segreteria organizzativa è affidata a Eugenio Di Loreto, Maria Luisa Felici, Luca Guerrieri, Vincenzo Iurilli e Marianna Morabito.

Tra i relatori in apertura, il Presidente della SSI ETS, Sergio Orsini, a cui è affidata la relazione di chiusura.

È una giornata important per chi opera nel mondo della geologia, nello studio del territorio e della speleologia, e anche per chi è interessato e quindi coinvolto nella gestione sostenibile delle risorse naturali. Tra i relatori, per citarne solo alcuni, Paolo Forti, Leonardo Piccini, Michele Potleca e Stefano Gambari.

Le iscrizioni sono già aperte. Per i Geologi sono previsti crediti formativi professionali.

Il programma completo della Giornata di Studi è disponibile in formato PDF in allegato e a questo collegamento:
https://sigea-aps.it/wp-content/uploads/2026/07/Roma_11_Settembre_2026_Programma.pdf

Informazioni e iscrizioni consultabili sul sito della SIGEA-APS:  https://sigea-aps.it/eventi/conoscenza-e-tutela-degli-ambienti-carsici-in-italia-roma-11-settembre-2026/

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