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Grotta di Prohodna, gli “Occhi di Dio” aperti nella volta del carso bulgaro
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Grotta di Prohodna, gli “Occhi di Dio” aperti nella volta del carso bulgaro
Due grandi finestre naturali illuminano dall’alto una galleria lunga 262 metri nel complesso carsico di Karlukovo. La loro forma ha reso celebre la cavità, ma dietro l’immagine spettacolare c’è una lunga storia di erosione, crolli ed evoluzione del paesaggio sotterraneo
Sembrano due grandi occhi rivolti verso chi entra nella grotta. Sono le aperture naturali nella volta della Grotta di Prohodna, in Bulgaria, divenute famose con il nome di “Occhi di Dio”.
L’immagine è certamente spettacolare, ma osservata con lo sguardo dello speleologo racconta soprattutto un’altra storia: quella dell’evoluzione di una grande cavità carsica progressivamente avvicinatasi alla superficie, nella quale l’erosione e il cedimento della copertura hanno aperto vere e proprie finestre verso il cielo.
Prohodna si trova nei pressi del villaggio di Karlukovo, nel comune di Lukovit, nella Bulgaria centro-settentrionale. È inserita in uno dei paesaggi carsici più importanti del Paese e fa parte del complesso carsico di Karlukovo, area protetta come monumento naturale.
Una grotta che attraversa la montagna
Il nome Prohodna può essere tradotto come grotta di passaggio. La ragione diventa evidente osservandone la morfologia: la cavità è costituita da un’enorme galleria che attraversa il rilievo per circa 262 metri, mettendo in comunicazione due ingressi contrapposti.
Il cosiddetto ingresso piccolo raggiunge circa 35 metri di altezza, mentre quello grande arriva a circa 45 metri. Dimensioni che fanno apparire minuscole le persone che percorrono il fondo della cavità.
La galleria è ampiamente illuminata dalla luce naturale che penetra dagli ingressi e, nella parte centrale, dalle due grandi aperture presenti nella volta.
Sono proprio queste ultime a rendere Prohodna immediatamente riconoscibile.
Cosa sono realmente gli “Occhi di Dio”
In bulgaro le aperture vengono indicate anche come Oknata, cioè “le finestre”.
Viste dal fondo della grotta, la loro forma allungata e la disposizione quasi simmetrica producono una sorprendente somiglianza con due occhi. Il cielo diventa così parte della parete della cavità e l’aspetto cambia continuamente con la luce, le nuvole e le condizioni meteorologiche.
Non occorre però ricorrere a spiegazioni misteriose.
Le aperture sono il risultato dell’evoluzione naturale della volta della cavità, interessata dai processi erosivi e dall’allargamento delle discontinuità della roccia fino all’apertura verso la superficie.
Dal punto di vista geomorfologico sono quindi particolarmente interessanti perché permettono di osservare un momento dell’evoluzione di un sistema carsico nel quale il confine tra ambiente sotterraneo e superficie diventa sempre più sottile.
Il processo che crea una grotta non termina infatti quando una cavità si è formata. Acqua, fratturazione della roccia, gravità, erosione e crolli continuano lentamente a modificarne forma e dimensioni.
Gli “Occhi” sono una manifestazione molto evidente di questa trasformazione.
Un frammento sopravvissuto di un sistema più antico
Prohodna può essere letta anche come ciò che rimane di un’antica cavità progressivamente intercettata dall’abbassamento e dall’evoluzione della superficie esterna.
Gli enormi ingressi, la galleria aperta da un versante all’altro e le finestre nella volta mostrano un paesaggio carsico in una fase molto avanzata della propria evoluzione.
È una situazione particolarmente efficace anche dal punto di vista divulgativo: permette di comprendere che le grotte non sono strutture immutabili, ma elementi di un paesaggio che nasce, si sviluppa e può infine essere progressivamente smantellato dall’erosione.
Il carso di Karlukovo
La cavità non è isolata: il territorio circostante è caratterizzato da un esteso paesaggio carsico nel quale sono conosciute numerose grotte e forme superficiali. Il registro ufficiale bulgaro delle aree protette comprende Prohodna nel complesso carsico di Karlukovo, insieme alle grotte Temnata Dupka, Svirchovitsa, Bankovitsa e Haydushka.
La protezione dell’area risale al 1962.
A poca distanza da Prohodna si trova inoltre il Centro Speleologico Nazionale “Petar Tranteev”, storico punto di riferimento per la speleologia bulgara. Secondo il Comune di Lukovit, nell’area circostante sono presenti oltre 150 grotte e formazioni rocciose.
Un contesto che spiega perché Karlukovo sia strettamente legata alla storia e alle attività della speleologia del Paese.
Una grotta frequentata anche nella preistoria
La storia di Prohodna non riguarda soltanto la geologia.
Nella cavità sono state documentate tracce di frequentazione umana preistorica, attribuite al Neolitico e al Calcolitico, a testimonianza di un rapporto con questo grande ambiente naturale iniziato migliaia di anni fa.
Intorno agli “Occhi di Dio” sono nate nel tempo anche interpretazioni simboliche e racconti legati alla particolare forma delle aperture. È opportuno però distinguere questi aspetti dalla documentazione archeologica: la frequentazione preistorica della grotta è attestata, mentre diverse interpretazioni rituali associate alle aperture appartengono al campo delle ipotesi e delle tradizioni.
Due finestre per leggere l’evoluzione di una grotta
La popolarità degli “Occhi di Dio” ha trasformato Prohodna in una delle cavità più fotografate della Bulgaria: quelle due aperture attirano migliaia di visitatori. Tuttavia, possono diventare uno strumento per raccontare qualcosa di molto più ampio.
Guardandole dal basso si osserva, oltre al curioso gioco della natura, anche il punto in cui superficie e sottosuolo cominciano a incontrarsi, mentre una cavità formatasi nella roccia calcarea continua lentamente la propria evoluzione: il lato di maggiore interesse della Grotta di Prohodna, al di là dello spunto che ha dato il via all’articolo.
Didascalia foto
Gli “Occhi di Dio” visti dall’interno della Grotta di Prohodna, nel complesso carsico di Karlukovo, in Bulgaria. Le due grandi finestre naturali mettono in comunicazione la volta della cavità con la superficie. Foto Franz Maurano.
Fonti
https://eea.government.bg/zpo/en/area.jsp?NEM_Partition=1&areaID=27&categoryID=3
https://www.lukovit.bg/en/national-speleology-center-petar-tranteev
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Teplické skály skrývají evropský unikát - Dáma.cz
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