Naši kluci J. Sýkora, L. Michalík, M. Gerža doplnili 4 členy ZO ČSS 6-15 Holštejnská a pomáhali v jeskyni Lipovecká 26.9.2026 při natáčení filmu. A jak to probíhalo popisuje J. Sýkora
Vede nás Vlastík, vstupujeme Lipoveckou ventarolou, procházíme postupně Balvanitý dóm, Meandrový dóm, zde si dáváme cajky a proklouzneme Klíčovou dírkou na Shořelého balkón a už jsme na místě natáčení v Dómu šavlozubých veverek. Milan slaňuje až úplně dolů, má za úkol nasvětlovat scénu zespodu, já s Láďou zůstává
Naši kluci J. Sýkora, L. Michalík, M. Gerža doplnili 4 členy ZO ČSS 6-15 Holštejnská a pomáhali v jeskyni Lipovecká 26.9.2026 při natáčení filmu. A jak to probíhalo popisuje J. Sýkora
Vede nás Vlastík, vstupujeme Lipoveckou ventarolou, procházíme postupně Balvanitý dóm, Meandrový dóm, zde si dáváme cajky a proklouzneme Klíčovou dírkou na Shořelého balkón a už jsme na místě natáčení v Dómu šavlozubých veverek. Milan slaňuje až úplně dolů, má za úkol nasvětlovat scénu zespodu, já s Láďou zůstáváme o patro výše s kameramanem a umísťujeme světla. Dotáčejí se poslední scény z připravovaného filmu Viktora Kuny – „Příběh z vody a kamene“. Bohužel při transportu jedno světlo vypovědělo službu, tak voláme Milana nahoru a scéna se natáčí nadvakrát.
Po dotočení posledních záběrů jdeme na obhlídku, dále pokračujeme dolů do Nové dimenze, proplazíme se až ke Zmrzlinovému dómu a potom ještě kousek na úplný konec Krasu. Vracíme se prozkoumat koncové partie Nové Rasovny. Jdeme zpět, posbíráme osvětlovací lampy a šplháme Dómem šavlozubých veverek k východu.
PREČO SA OPLATÍ NAVŠTÍVIŤ BRESTOVSKÚ JASKYŇU?
10 ROKOV OD SPRÍSTUPNENIA
Brestovská jaskyňa je najdlhšou jaskyňou Oravy a zároveň jedinou sprístupnenou jaskyňou v tomto regióne. Jej krásy a hodnoty obdivujú návštevníci už viac než 10 rokov, odkedy do nej vstúpili prví turisti.
Z jaskyne dlhej viac než 2300 m môžu „suchozemci“ navštíviť iba časť po prvý sifón. To je chodba, ktorou v celom jej profile tečie podzemný tok a ktorú dokážu prekonať iba jaskynní potápači.
Jaskyňa je vytvorená podzemný
PREČO SA OPLATÍ NAVŠTÍVIŤ BRESTOVSKÚ JASKYŇU?
10 ROKOV OD SPRÍSTUPNENIA
Brestovská jaskyňa je najdlhšou jaskyňou Oravy a zároveň jedinou sprístupnenou jaskyňou v tomto regióne. Jej krásy a hodnoty obdivujú návštevníci už viac než 10 rokov, odkedy do nej vstúpili prví turisti.
Z jaskyne dlhej viac než 2300 m môžu „suchozemci“ navštíviť iba časť po prvý sifón. To je chodba, ktorou v celom jej profile tečie podzemný tok a ktorú dokážu prekonať iba jaskynní potápači.
Jaskyňa je vytvorená podzemným tokom v dvoch vývojových úrovniach – poschodiach, ktorý stále tečie dnom spodnej úrovne. Časť prehliadkovej trasy vedie priamo ponad hladinu podzemnej rieky.
Veľmi pozoruhodné sú charakteristické riečne tvary stien a stropov, ktoré dokladajú „životopis“ jaskyne. Výrazné sú stropné visiaky, vypreparované stenové výčnelky – „dračie zuby“, stropné hrnce, oválne vyhĺbeniny, skalné diery či okná a mnoho iných.
Dno riečiska podzemného toku obýva pestré a bohaté spoločenstvo vodných bezstavovcov. Kôrovce, ako veľký nifargus tatranský (Niphargus tatrensis), či menšia hlbinovka slepá (Bathynella natans) predstavujú typických zástupcov reliktnej podzemnej fauny Tatier.
Prehliadková trasa je významne náročnejšia ako v iných našich jaskyniach. Strmé „mlynárske schody“, stúpačky, nižšie či užšie miesta si vyžadujú určitú pohybovú zdatnosť. Každý návštevník na prehliadku vyfasuje prilbu s čelovkou, ktorá mu bude svietiť na cestu.
Jaskyňa je otvorená do konca októbra každý deň okrem pondelkov. Vstup je potrebné si dopredu rezervovať, nakoľko je vzhľadom na náročnosť prehliadkovej trasy počet návštevníkov obmedzený.
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Scadenza 20 ottobre 2026 per partecipare a Visioni Sotterranee, concorso di fotografia, rilievi e illustrazione scientifica dedicato alla speleologia
È aperta la partecipazione alla terza edizione di Visioni Sotterranee, concorso internazionale di immagine del mondo sotterraneo organizzato da TETIIDE APS in collaborazione con Costacciaro 2026.
L’iniziativa raccoglie opere che rappresentano il sottosuolo attraverso fotografia, rilievo, cartografia, illustrazione scientifica e sto
Scadenza 20 ottobre 2026 per partecipare a Visioni Sotterranee, concorso di fotografia, rilievi e illustrazione scientifica dedicato alla speleologia
È aperta la partecipazione alla terza edizione di Visioni Sotterranee, concorso internazionale di immagine del mondo sotterraneo organizzato da TETIIDE APS in collaborazione con Costacciaro 2026.
L’iniziativa raccoglie opere che rappresentano il sottosuolo attraverso fotografia, rilievo, cartografia, illustrazione scientifica e storica, con l’obiettivo di valorizzare la conoscenza degli ambienti ipogei.
La scadenza per l’invio delle opere è fissata al 20 Ottobre 2026. Le opere selezionate saranno esposte durante il Raduno Internazionale di Speleologia Costacciaro 2026, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 a Costacciaro (PG), e in una galleria online dedicata.
Quattro categorie per raccontare il mondo sotterraneo in Visioni Sotterranee
Il concorso Visioni Sotterranee si articola in quattro categorie principali, pensate per accogliere diversi approcci alla rappresentazione del mondo sotterraneo. Ogni categoria include sotto-temi specifici per guidare i partecipanti nella scelta del soggetto.
Fotografia: paesaggio sotterraneo, acqua ipogea, macro e dettaglio, uomo e grotta, grotte turistiche, cavità artificiali.
Disegnare il buio: mappa tradizionale, rilievo digitale e 3D, infografica e visualizzazione scientifica.
Immaginario e rappresentazione: illustrazione scientifica storica, arte e interpretazione, archivio e storia.
Visione strumentale: immagini prodotte da strumentazione scientifica (termico, fotogrammetria, LiDAR, endoscopia), ovvero ciò che l’occhio da solo non raggiunge.
Questa struttura consente di partecipare sia con documentazione tecnica e scientifica, sia con interpretazioni artistiche e storiche del mondo ipogeo. Il concorso Visioni Sotterranee punta a raccogliere un panorama ampio e multidisciplinare della rappresentazione sotterranea.
Come partecipare a Visioni Sotterranee: regole, formati e invio
La partecipazione a Visioni Sotterranee è aperta a livello internazionale. Ogni autore può inviare fino a un massimo di 3 opere totali, con non più di 2 opere nella stessa categoria. Le opere devono avere una risoluzione minima di 2500 pixel sul lato maggiore ed essere in formato JPG.
L’invio avviene esclusivamente via email all’indirizzo undergroundvision@tetide.org. Ogni opera deve essere accompagnata dalle seguenti informazioni: categoria, titolo, descrizione (tecniche usate, ispirazione, luogo di realizzazione), nome dell’autore e contatti.
I partecipanti concedono a TETIIDE APS diritti non esclusivi per l’uso delle opere a fini educativi e promozionali legati al concorso. Il copyright resta in capo agli autori. La direttrice del concorso, Claudia Crema, supervisiona l’intera iniziativa.
Premi, giuria e esposizione delle opere di Visioni Sotterranee a Costacciaro 2026
La selezione delle opere di Visioni Sotterranee prevede un doppio sistema di valutazione: voto del pubblico e voto della giuria. Tutte le opere candidate partecipano automaticamente alla votazione per il Premio del Pubblico, mentre per ogni categoria è previsto un Premio della Giuria.
Le prime opere classificate riceveranno premi offerti dagli sponsor del concorso. Le opere selezionate saranno esposte fisicamente a Costacciaro 2026 e in una galleria online. La premiazione si terrà a chiusura del raduno, tra il 29 ottobre e il 1° novembre 2026.
Visioni Sotterranee e la valorizzazione del patrimonio speleologico
Il concorso Visioni Sotterranee si inserisce in un contesto più ampio di iniziative dedicate alla conoscenza e alla tutela del patrimonio speleologico. Il sottosuolo è lo spazio più vasto e meno conosciuto del pianeta; attraverso immagini, mappe e rappresentazioni, il concorso contribuisce a documentare e comunicare la ricchezza degli ambienti ipogei.
L’abbinamento con Costacciaro 2026, raduno internazionale di speleologia, garantisce visibilità alle opere e favorisce il confronto tra autori, ricercatori e appassionati. In questo modo Visioni Sotterranee sostiene la diffusione di una cultura speleologica basata su documentazione accurata e approcci multidisciplinari.
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Ricordo di Federico “Ico” Lanaro, socio fondatore e presidente onorario del Gruppo Speleologi Malo
A cura di Marcello Manea e Matteo Scapin
In copertina, Ico nel 2012 all’uscita del Buso della Rana dopo la storica traversata Pisatela-Rana.
Ci sono persone la cui storia finisce per confondersi con quella del gruppo al quale hanno dedicato una parte importante della propria vita.
Per Federico Lanaro, per tutti semplicemente Ico, raccontare la sua storia speleologica signific
Ricordo di Federico “Ico” Lanaro, socio fondatore e presidente onorario del Gruppo Speleologi Malo
A cura di Marcello Manea e Matteo Scapin
In copertina, Ico nel 2012 all’uscita del Buso della Rana dopo la storica traversata Pisatela-Rana.
Ci sono persone la cui storia finisce per confondersi con quella del gruppo al quale hanno dedicato una parte importante della propria vita.
Per Federico Lanaro, per tutti semplicemente Ico, raccontare la sua storia speleologica significa inevitabilmente raccontare anche un pezzo importante di quella del Gruppo Speleologi Malo.
Ico c’era fin dall’inizio. Il 12 aprile 1968 era tra quel gruppo di ragazzi della squadra di pallacanestro del Circolo parrocchiale di Malo che decise, quasi per gioco, di avventurarsi nel Buso della Rana.
Erano in dieci, con mezzi che oggi fanno sorridere e forse anche un po’ rabbrividire. Ico ricorderà molti anni dopo che, nelle precedenti incursioni, avevano perfino utilizzato pezzi di copertone di bicicletta accesi per farsi luce.
Quella volta portarono anche una macchina fotografica: provenendo da una famiglia di fotografi professionisti, Ico aveva a disposizione l’attrezzatura e, con Fabio Sartori, documentò quella prima spedizione.
Al ritorno decisero che l’avventura non sarebbe terminata lì: avrebbero continuato a esplorare le grotte. Da quell’esperienza sarebbe nato il Gruppo Speleologi Malo.
Cinquant’anni dopo, raccontando quell’episodio su Papesatàn, Ico si firmava come avrebbe fatto altre volte: “El pi vecio”. E aggiungeva, con orgoglio, “papà”. Forse proprio queste poche parole raccontano meglio di molte cariche ufficiali il suo rapporto con il GSM.
Da quel 1968 la speleologia diventa una presenza costante nella vita di Ico. Ci sono le grotte, naturalmente, ma soprattutto c’è il desiderio di cercarle, esplorarle, capirle e raccontarle. Il Buso della Rana e l’Altopiano del Faedo-Casaron diventano luoghi privilegiati di questa storia.
Già nel 1976 Ico scrive del Buso della Rana su Monti e Natura. Negli anni successivi il suo nome ritorna nelle esplorazioni, nei rilievi, nelle fotografie, negli articoli e nei bollettini del gruppo. Non è però una storia fatta soltanto di grandi risultati. È fatta anche di domeniche nei boschi, buchi da allargare, strettoie, tentativi andati a vuoto e intuizioni che improvvisamente aprono qualcosa di nuovo.
da sinistra A. “Thony” Tessaro, Armando Stefani e Ico con la tuta gialla.
Una di queste storie è quella della Spurga del Viperotto. Durante una delle loro tante “sgrottate” sul Faedo, Ico e Armando si imbattono quasi per caso in uno sprofondamento nei pressi di Contrà Zattra.
Armando intuisce che una piccola fessura potrebbe continuare sottoterra; serve qualcosa per fare leva e Ico recupera un palo da recinzione.
Dopo mezz’ora i sassi cominciano a cadere nel vuoto, producendo quei rumori che ogni speleologo conosce bene: sotto c’è qualcosa.
Mentre lavorano, una vipera passa proprio sopra di loro. La nuova grotta ha già trovato il suo nome: Buso del Viperotto.
Le esplorazioni successive porteranno la cavità alla profondità di -151 metri, facendone una delle voragini più verticali dell’altopiano; nel 1993 sarà ancora Ico a raccontarla su Speleologia Veneta, con un titolo che dice molto dell’entusiasmo di quegli anni: Il Faedo ha un abisso: la Spurga del Viperotto.
Per Ico, però, il Faedo non era semplicemente un insieme di grotte. Era una montagna da immaginare anche da sotto.
Un suo disegno del 1993 lo racconta bene. È una grande sezione schematica del Faedo-Casaron: da una parte la Pisatela, dall’altra il Buso della Rana; in mezzo rami, pozzi, quote e soprattutto uno spazio ancora sconosciuto.
Tra il torrente della Pisatela e il Ramo Nero della Rana, Ico disegna alcune frecce, indica circa quattrocento metri e aggiunge un grande punto interrogativo.
È forse una delle immagini più belle da conservare di lui: Ico che disegna ciò che ancora non conosce, cercando di dare una forma possibile al vuoto.
Quello spazio bianco verrà progressivamente riempito dalle esplorazioni. Nel 1993 Ico, assieme a Maurizio Da Meda, supera in immersione il sifone del Ramo Nero e rileva circa 250 metri di nuove gallerie, fermandosi in una sala dove il torrente arriva da una frana. Il luogo viene battezzato, con un certo pessimismo, Ultima Spiaggia.
Ico sul gommone al Lago d’Ops al Buso della Rana (sulla sinistra A. “Thony” Tessaro).
Quasi vent’anni dopo, il 17 marzo 2012, Rana e Pisatela vengono finalmente congiunte. Il sogno di un sistema unico sotto il Faedo diventa realtà.
E il 29 luglio Ico è tra gli speleologi che partecipano alla prima traversata intergruppi Pisatela-Rana.
Sarà ancora lui a raccontarla, iniziando con una frase semplice e bellissima: «Domenica 29 luglio 2012 alle 18 son usciti dal Buso della Rana degli speleologi che non vi erano mai entrati».
Ma c’è un altro Ico che ci piace ricordare. È quello che, con il passare degli anni, entra meno nelle grotte, ma continua a cercarle. Lo racconta bene una sua mail dedicata alla Spurga di Contrà Bassani, “I Brumbi”. Ico ricorda una grotta esplorata molti anni prima, ragiona con Armando su dove possa trovarsi e decide di andare a cercarla.
Una prima uscita con i cani non porta a nulla. Qualche giorno dopo torna, questa volta partendo da Contrà Bassani. Chiede informazioni a una persona del posto, risale il bosco, ritrova le paretine calcaree. Poi, senza un motivo preciso, decide di salire ancora una decina di metri: «una strana forza mi mise la mano sulla spalla» Ed eccola. Un’apertura e un pozzo di una ventina di metri. Il vecchio spit gli conferma che è proprio lei: I Brumbi, ritrovata dopo più di trent’anni.
Nel racconto non dimentica neppure le orchidee selvatiche incontrate durante la ricerca, che fotografa e segnala. E conclude ancora una volta: El pi vecio. ICO
Forse dentro questo piccolo episodio c’è molto di lui: la memoria dei luoghi, l’ostinazione di tornare dopo una ricerca fallita, la curiosità, l’ironia e quel rapporto con il territorio che gli permetteva di leggere un bosco non soltanto per quello che appariva in superficie, ma come la traccia di qualcosa che continuava sotto. E poi c’era il bisogno di lasciare traccia.
Ico ha organizzato e partecipato a spedizioni speleologiche nel vicentino, nel Veneto e in varie regioni di Italia. Ha realizzato splendide fotografie e disegnato rilievi di grotte che sono capolavori. Ha scritto tanto sulle riviste locali come Malo ’74, ma anche sulla rivista Speleologia Veneta (pubblicazione della Federazione Speleologica Veneta), Speleologia (pubblicazione della Società Speleologica Italiana), e nel GSM ha sempre contribuito attivamente alla realizzazione del bollettino interno Papesatan.
Raccontare la speleologia era evidentemente parte del fare speleologia. E forse è proprio questa una delle eredità più importanti che Ico lascia al Gruppo. Non soltanto le grotte scoperte o esplorate, i metri di rilievo, le fotografie, gli articoli o gli incarichi ricoperti. Ma un modo di guardare il territorio e di essere parte di un gruppo. La curiosità di chiedersi cosa ci sia dietro una fessura; la pazienza di tornare nello stesso bosco dopo trent’anni; il desiderio di disegnare su un foglio quello che potrebbe esserci dentro una montagna; e soprattutto la necessità di raccontarlo agli altri.
Nel libro Soprattutto sotto, parlando del rapporto del GSM con il Faedo-Casaron, Ico definiva quel grande lavoro di ricerca e documentazione una “dichiarazione d’amore” verso questa porzione di pianeta.
A pensarci oggi, quella dichiarazione d’amore racconta anche qualcosa di lui. Perché per Ico esplorare non significava soltanto arrivare dove nessuno era arrivato prima. Significava cercare, ricordare, documentare, immaginare e poi consegnare tutto questo a chi sarebbe venuto dopo. Un modo, forse, per continuare a esplorare.
Pred vchodom Michalovskej jaskyne. Konečne po asi 5 mesiacoch sme prišli na ďalší prieskum tejto novoobjavenej jaskyne. Zdržali nás iné lokality: Psia sonda, sonda za bahenným sifónom v Modrej jaskyni a iné.
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Pred vchodom Michalovskej jaskyne. Konečne po asi 5 mesiacoch sme prišli na ďalší prieskum tejto novoobjavenej jaskyne. Zdržali nás iné lokality: Psia sonda, sonda za bahenným sifónom v Modrej jaskyni a iné.
Pokračovanie Michalovskej jaskyne úzkym meandrom, naštastie bolo sucho... Len pri 7 °C rozdiele teplôt bol prievan super, akurát opačný, teda nijaká chodba pôjde aj hore, nielen dole.
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Pokračovanie Michalovskej jaskyne úzkym meandrom, naštastie bolo sucho... Len pri 7 °C rozdiele teplôt bol prievan super, akurát opačný, teda nijaká chodba pôjde aj hore, nielen dole.
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Lo scrittore, speleologo ed esploratore è stato protagonista di una serata dedicata alle avventure e ai ricordi di una vita oltre i confini
CHIAREGGIO. Si è svolto sabato 19 settembre, all’Hotel Chiareggio, l’incontro “Ma dove sei finito? I diari e i segreti” con Andrea Gobetti, scrittore, speleologo, esploratore e alpinista.
Nella località valtellinese, situata a 1.612 metri di altitudine, Gobetti ha portato il racconto delle esperienze e delle avventure che hanno segnato il suo
Lo scrittore, speleologo ed esploratore è stato protagonista di una serata dedicata alle avventure e ai ricordi di una vita oltre i confini
CHIAREGGIO. Si è svolto sabato 19 settembre, all’Hotel Chiareggio, l’incontro “Ma dove sei finito? I diari e i segreti” con Andrea Gobetti, scrittore, speleologo, esploratore e alpinista.
Nella località valtellinese, situata a 1.612 metri di altitudine, Gobetti ha portato il racconto delle esperienze e delle avventure che hanno segnato il suo percorso umano e professionale, tra montagne, grotte, viaggi e territori lontani.
Esploratore appassionato e narratore fuori dagli schemi, Andrea Gobetti è conosciuto anche per la capacità di trasformare imprese, ricordi e vicende personali in storie coinvolgenti.
Il suo stile irriverente, ironico e pungente ne fa un cantastorie capace di intrattenere il pubblico senza rinunciare a uno sguardo autentico e personale sul mondo dell’esplorazione.
La serata ha offerto a tutti, speleologi e non, l’occasione per avvicinarsi a una delle figure più originali del panorama speleologico e alpinistico italiano e per riscoprire il valore del viaggio, della curiosità e della ricerca dell’ignoto.