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Cave and Karst News agosto 2026: corsi, scadenze e appuntamenti internazionali

August 14th 2026 at 07:00

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Dal modellamento idrogeologico al rischio sinkhole, dalla Giornata internazionale UNESCO alle grotte vulcaniche: il calendario indicato da NCKRI riunisce temi centrali per la ricerca e la tutela del carso.

Il numero di agosto 2026 di Cave and Karst News richiama l’attenzione su formazione tecnica, scadenze scientifiche e incontri internazionali dedicati a grotte e carso. Il quadro proposto dal National Cave and Karst Research Institute, NCKRI, collega discipline diverse. Comprende idrogeologia, gestione del rischio, protezione ambientale, biospeleologia e vulcanospeleologia.

La verifica delle fonti online segnala però alcune differenze tra le date riportate nel testo ricevuto e quelle oggi pubblicate sui siti degli organizzatori. Per questo motivo, il Cave and Karst News di agosto va letto come un promemoria di temi e opportunità, mentre le scadenze operative devono essere confermate direttamente sulle pagine ufficiali degli eventi. Il portale NCKRI, in particolare, presenta il notiziario mensile e il calendario come strumenti aperti a comunicazioni, opportunità professionali, bandi e appuntamenti del settore. nckri

Cave and Karst News e formazione Visual KARSYS

Tra le date indicate figura il corso Visual KARSYS, previsto per il 25 e 26 agosto 2026. Il tema riguarda la costruzione e l’interpretazione di modelli geologici e idrogeologici tridimensionali in contesti complessi, inclusi gli acquiferi carsici.

Visual KARSYS è uno strumento web che consente di integrare dati di terreno, sondaggi, assetti stratigrafici, faglie e informazioni geofisiche. Il suo impiego è rilevante per definire geometrie sotterranee, ipotesi di circolazione delle acque e relazioni tra superficie, epicarso e cavità. Un precedente corso Eurokarst ha presentato l’approccio come utile a geologi e idrogeologi impegnati nella gestione delle acque sotterranee, nell’ingegneria e nella valutazione dei sistemi carsici. eurokarst

La modellazione 3D rappresenta quindi il primo nucleo tematico del Cave and Karst News: conoscere l’assetto del sottosuolo prima di intervenire in superficie. Le linee guida UIS-IUCN ricordano che la pianificazione in aree carsiche deve considerare l’intero bacino idrografico e i possibili effetti delle attività superficiali sulle acque e sugli ambienti ipogei.[3]

Sinkhole Conference e rischio carsico

Il secondo argomento è la Sinkhole Conference, incontro multidisciplinare dedicato alle doline di crollo, all’ingegneria e agli impatti ambientali del carso. Nel testo ricevuto, la scadenza per i Karst Clips è fissata al 28 agosto. La pagina ufficiale aggiornata indica invece il 1° agosto 2026 come termine per questa formula di interventi brevi. [Linee](Linee guida UIS.txt)

La 18ª Multidisciplinary Conference on Sinkholes and the Engineering and Environmental Impacts of Karst è annunciata ad Albany, nello Stato di New York, dal 5 al 9 ottobre 2026. Il programma riunisce ricerca sui georischi, speleologia, idrogeologia e gestione delle infrastrutture in territori carsici. [Linee](Linee guida UIS.txt)

I Karst Clips costituiscono una modalità utile per comunicare rapidamente risultati preliminari, casi di studio, metodi di monitoraggio e tecniche di rilevamento. Il tema ha una ricaduta diretta anche nel contesto italiano. La ricerca applicata mostra come l’individuazione delle aree a rischio possa integrare sismica a riflessione, interferometria radar satellitare, livellazioni e georadar tridimensionale, come nel caso studio dell’Alta Val Tagliamento. sinkholeconference

Giornata internazionale delle grotte e del carso

La sezione più ampia del calendario riguarda la prima celebrazione dell’International Day of Caves and Karst, ricorrenza UNESCO del 13 settembre. Dal 10 al 13 settembre 2026 Postojna, in Slovenia, ospiterà una conferenza internazionale sul tema della gestione sostenibile di grotte e carso, con escursioni scientifiche e una cerimonia nella Grotta di Postumia il 12 settembre. mdpi

Nel testo fornito la chiusura delle registrazioni è indicata al 28 agosto. Il sito dell’iniziativa riporta invece il 1° settembre 2026. Gli abstract, inizialmente soggetti a una diversa scadenza, risultano già chiusi dopo una proroga al 10 luglio. mdpi

La ricorrenza porta il carso in una dimensione globale. Secondo il materiale ufficiale dell’IDCK, gli ambienti carsici coprono quasi un quarto delle terre emerse e gli acquiferi carsici forniscono acqua potabile a oltre un miliardo di persone. Sono anche archivi geologici e paleoclimatici, habitat per biodiversità specializzata e luoghi con rilevanza culturale. mdpi

Questo scenario conferma l’attualità delle raccomandazioni UIS-IUCN. Il documento indica come priorità la protezione dei processi idrologici, il monitoraggio delle sorgenti, la pianificazione dell’uso del suolo e il coinvolgimento delle comunità locali.[3]

Vulcanospeleologia e Karst Science Days

Il calendario menziona anche una scadenza per gli abstract dell’International Symposium on Vulcanospeleology. Le verifiche disponibili online identificano il XXII Simposio Internazionale sulle Grotte Vulcaniche nelle Isole Canarie nel novembre 2026, senza confermare nel dettaglio il termine del 31 agosto riportato nel testo di partenza. caveskarstday

L’appuntamento riguarda lo studio di tubi lavici, cavità vulcaniche, processi eruttivi e analoghi planetari. Le grotte vulcaniche sono importanti anche per le applicazioni alla geologia lunare e marziana, oltre che per la ricostruzione dei processi di formazione dei condotti lavici terrestri.

Il testo segnala infine la scadenza del 14 settembre per i Karst Science Days. Il sito disponibile del simposio è dedicato alla precedente edizione e presenta un’iniziativa rivolta soprattutto a studenti negli ultimi anni di laurea, magistrali e dottorandi. I due filoni principali sono carsologia e biologia sotterranea, con spazio anche per contributi di citizen science. Non emerge, al momento della verifica, una pagina aggiornata che confermi il programma 2026 e la relativa scadenza. vulcanospeleology

Temi globali del numero

Gli argomenti annunciati nel Cave and Karst News possono essere raggruppati in cinque aree. Non si tratta di articoli già pubblicati e consultabili singolarmente nel numero di agosto, poiché l’archivio NCKRI consultato non mostra ancora un contenuto editoriale di agosto 2026. nckri

ArgomentoContenuto e rilevanzaLink
Modellazione del carsoVisual KARSYS propone metodi per interpretare in 3D acquiferi, strutture geologiche e circolazione sotterraneahttps://www.visualkarsys.com/
Doline e georischiLa Sinkhole Conference affronta stabilità del terreno, infrastrutture, acque sotterranee e mitigazione del rischiohttps://www.sinkholeconference.com/
Tutela internazionaleL’IDCK collega ricerca, educazione, conservazione e gestione sostenibile delle aree carsichehttps://www.caveskarstday.org/
Grotte vulcanicheIl simposio internazionale tratta cavità laviche, vulcani e applicazioni interdisciplinarihttps://www.vulcanospeleology.org/sym22/22ndsymposia.html
Giovani ricercatoriI Karst Science Days favoriscono la diffusione di ricerche su carsologia e biologia sotterraneahttps://www.ksd.iser.ro/

Fonti

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  • Stalagmiti: una nuova teoria chiarisce le forme delle concrezioni
    Condividi Lo studio sulle stalagmiti individua tre geometrie principali e collega la loro crescita alle condizioni dell’acqua di stillicidio, con possibili ricadute per le ricostruzioni paleoclimatiche. Stalagmiti, una ricerca sulle forme ideali Le stalagmiti non sono soltanto elementi del paesaggio sotterraneo. La loro forma conserva tracce delle condizioni fisiche e chimiche presenti durante la crescita. Un nuovo studio, pubblicato nel 2025 sulla rivista Proceedings of the National A
     

Stalagmiti: una nuova teoria chiarisce le forme delle concrezioni

August 14th 2026 at 06:00

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Lo studio sulle stalagmiti individua tre geometrie principali e collega la loro crescita alle condizioni dell’acqua di stillicidio, con possibili ricadute per le ricostruzioni paleoclimatiche.

Stalagmiti, una ricerca sulle forme ideali

Le stalagmiti non sono soltanto elementi del paesaggio sotterraneo. La loro forma conserva tracce delle condizioni fisiche e chimiche presenti durante la crescita.

Un nuovo studio, pubblicato nel 2025 sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, propone una descrizione unificata delle forme assunte dalle stalagmiti in condizioni di sviluppo stabili.

La ricerca è firmata da Piotr Szymczak, Anthony J. C. Ladd, Matej Lipar e Dean Pekarovi?.

Gli autori hanno elaborato una teoria analitica per descrivere la crescita di queste concrezioni calcaree sul pavimento delle grotte.

Lo studio prende in esame le forme che una stalagmite può mantenere mentre cresce verso l’alto, senza cambiare in modo sostanziale il proprio profilo.[1]

Il lavoro distingue tre forme principali di stalagmiti: quelle a sommità piatta, quelle colonnari e quelle coniche.

Tutte sono osservabili in ambiente carsico. La differenza dipende da un parametro che riassume il rapporto tra la velocità dei processi chimici e il trasporto dell’acqua lungo la superficie della concrezione.[2]

Carsismo e formazione delle stalagmiti

Le stalagmiti sono speleotemi.

Si formano quando l’acqua che attraversa il suolo e le fratture della roccia calcarea arriva nella cavità sotterranea con calcio e carbonio disciolti.

In grotta, la perdita di anidride carbonica dall’acqua favorisce la deposizione di carbonato di calcio. Lo stesso processo produce anche colate, stalattiti e altre concrezioni.

Il fenomeno rientra nei processi del carsismo.

Il carsismo è legato soprattutto alla dissoluzione delle rocce solubili da parte dell’acqua.

Calcari e dolomie sono le rocce più diffuse negli ambienti carsici.

La presenza di fratture, giunti di stratificazione e altri percorsi permeabili consente all’acqua di infiltrarsi e alimentare sia la dissoluzione sia la successiva formazione di concrezioni nelle cavità.[3]

La concentrazione di anidride carbonica svolge un ruolo importante.

La differenza tra l’anidride carbonica presente nell’acqua di stillicidio e quella dell’atmosfera di grotta regola il degassamento e la sovrasaturazione rispetto alla calcite.

Monitoraggi condotti nel Carso Moravo hanno mostrato che la dinamica dell’anidride carbonica dipende da suolo, epicarso, ventilazione della cavità e, nelle grotte turistiche, anche dalla presenza dei visitatori.[4]

Le tre forme delle stalagmiti

Le stalagmiti a sommità piatta possono svilupparsi quando le gocce cadono da un’altezza significativa e si distribuiscono su un’area più ampia della sola punta.

L’impatto delle gocce e la loro dispersione sulla superficie favoriscono una zona sommitale relativamente orizzontale.

Le forme colonnari sono invece associate a uno stillicidio più concentrato.

L’acqua raggiunge una zona ristretta dell’apice e la stalagmite mantiene un profilo simile a una colonna con sommità arrotondata. Secondo gli autori, questa è la forma più frequente nelle grotte.

Le stalagmiti coniche presentano una punta più marcata.

Lo studio collega queste forme a condizioni in cui l’acqua in arrivo non ha ancora raggiunto un pieno equilibrio con l’atmosfera della cavità.

In tali circostanze, i meccanismi di precipitazione possono differire da quelli che predominano nelle forme più massicce.

Le forme reali sono il risultato di condizioni che cambiano nel tempo.

Portata dello stillicidio, altezza di caduta, composizione dell’acqua, ventilazione e microclima della grotta possono variare su base stagionale o su intervalli più lunghi.

Per questo una stalagmite naturale non coincide sempre con un modello ideale.

Stalagmiti e archivi del paleoclima

Le stalagmiti sono utilizzate come archivi paleoclimatici perché crescono per strati successivi.

La composizione chimica e isotopica di questi strati può fornire indicazioni sulle acque di infiltrazione e sulle condizioni ambientali esterne nel periodo di deposizione.

Il nuovo studio segnala un punto rilevante: la forma delle stalagmiti può influenzare la distribuzione dei segnali isotopici all’interno della concrezione.

Una stalagmite a sommità piatta può produrre profili diversi da quelli di una forma colonnare o conica.

Di conseguenza, l’interpretazione dei dati isotopici deve considerare anche la morfologia del campione e il modo in cui l’acqua lo ha bagnato.[1][2]

La proposta non sostituisce il monitoraggio diretto delle grotte. Offre però un quadro utile per collegare geometria, idrologia dello stillicidio e geochimica delle concrezioni.

Per gli studi sul carsismo, l’approccio può contribuire a distinguere le variazioni dovute all’ambiente esterno da quelle prodotte dalle modalità locali di crescita delle stalagmiti.

https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2513263122

Fonti

Fonti
[1] Shapes of ideal stalagmites https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41100661/
[3] Relationship between carbon dioxide in Balcarka Cave and adjacent soils in the Moravian Karst region of the Czech Republic https://digitalcommons.usf.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1038&context=ijs
[4] Stable isotope potential of Northern Vietnam stalagmites: A 51-cave survey with the Hendy test and U/Th analysis https://vjs.ac.vn/jse/article/view/24038
[5] Evolution of East Asian summer monsoon precipitation amount over the past 130 kyr recorded by stalagmite trace element/Ca records from Zhenzhu Cave, North China https://link.springer.com/10.1007/s11430-025-1716-9
[6] Carbon dioxide concentration in temperate climate caves and parent soils over an altitudinal gradient and its influence on speleothem growth and fabrics: Carbon Dioxide Concentration in Temperate Climate Caves and Soils https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/esp.3706
[7] Mid?to?late Holocene climatic changes in the Eastern Mediterranean region: Speleothem?based high?resolution isotope record from Dim Cave, southern Türkiye https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/jqs.70027
[8] Mid-Late Holocene Stalagmite ?18O and ?13C Records in Naduo Cave, Guizhou Province, China https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1155/2021/7624833
[9] Oxygen isotopes of the Japanese stalagmites as global and local paleoclimate proxies https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/iar.12491
[10] Oxygen and carbon isotopic systematics of aragonite … https://agris.fao.org/search/en/providers/122535/records/65de75ba63b8185d9ca8b1a2
[11] The potential of near-entrance stalagmites as high-resolution terrestrial paleoclimate proxies: Application of isotope and trace-element geochemistry to seasonally-resolved chronology https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S001670371830259X
[12] Evaluation of the Heshang Cave stalagmite calcium isotope composition as a paleohydrologic proxy by comparison with the instrumental precipitation record https://www.nature.com/articles/s41598-018-20776-5
[13] Lokvarka Cave (Croatia) microclimate and dripwater settings: Implications for comprehensive speleothem paleoclimate records interpretation https://www.semanticscholar.org/paper/f4a3ac069a705ea01fc4896307b79484daa66405
[14] Effect of water excess on soil carbon dioxide, seepage water chemistry, and calcite speleothem growth: An experimental and modelling approach https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/hyp.13877
[15] Very high-frequency and seasonal cave atmosphere PCO2 variability: Implications for stalagmite growth and oxygen isotope-based paleoclimate records https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0012821X08002690
[16] Sample records for stalagmite oxygen isotope https://www.science.gov/topicpages/s/stalagmite+oxygen+isotope.html
[17] High-resolution paleoclimate reconstruction of the last 9000 years based on speleothem isotope records from northeastern Venezuela https://www.teses.usp.br/teses/disponiveis/44/44142/tde-10082022-082214/
[18] NOAA/WDS Paleoclimatology – Minnetonka Cave, Idaho … https://catalog.data.gov/dataset/noaa-wds-paleoclimatology-minnetonka-cave-idaho-11000-year-stalagmite-stable-isotope-data
[19] High-resolution isotope records of early Holocene rapid climate change from two coeval stalagmites of Katerloch Cave, Austria https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S027737910900184X
[20] Goodfriend, G. A., Magaritz, M., and Gat, J. R. (1989). Stable https://www.ldeo.columbia.edu/~peter/Resources/Seminar/readings/Schwarcz_Speleothems_Review_Encyclopedia’07.pdf
[21] Coupled oxygen isotope records of inclusion water and carbonate from a stalagmite in Hoshino Cave, Okinawa https://www.semanticscholar.org/paper/4ac83981eab931e433447ee19d6ab36a1e7bc64b

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  • Cina, sangue umano nelle pitture rupestri di Huashan? Una scoperta nel cuore del paesaggio carsico del Guangxi
    Condividi Uno studio pubblicato sul Journal of Archaeological Science identifica sangue animale e umano nel legante delle antiche pitture rosse realizzate sulle falesie calcaree di Zuojiang Huashan. Le proteine avrebbero favorito la biomineralizzazione del carbonato di calcio, contribuendo alla conservazione delle immagini per quasi duemila anni. L’ipotesi più suggestiva, ancora da confermare, riguarda l’impiego di sangue legato al parto Le celebri pitture rupestri rosse di Zuojiang Huasha
     

Cina, sangue umano nelle pitture rupestri di Huashan? Una scoperta nel cuore del paesaggio carsico del Guangxi

August 14th 2026 at 05:00

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Uno studio pubblicato sul Journal of Archaeological Science identifica sangue animale e umano nel legante delle antiche pitture rosse realizzate sulle falesie calcaree di Zuojiang Huashan. Le proteine avrebbero favorito la biomineralizzazione del carbonato di calcio, contribuendo alla conservazione delle immagini per quasi duemila anni.

L’ipotesi più suggestiva, ancora da confermare, riguarda l’impiego di sangue legato al parto

Le celebri pitture rupestri rosse di Zuojiang Huashan, nel Guangxi, nella Cina meridionale, potrebbero nascondere nella loro composizione un ingrediente decisamente insolito: sangue.

È quanto emerge da uno studio pubblicato nel 2026 sul Journal of Archaeological Science, nel quale un gruppo di ricercatori ha analizzato la composizione dei materiali utilizzati per realizzare alcune delle grandi figure dipinte sulle pareti calcaree del paesaggio carsico di Huashan.

La scoperta è interessante anche dal punto di vista speleologico e carsologico. Non si tratta infatti di pitture realizzate all’interno di grotte, ma di arte rupestre esposta su imponenti falesie calcaree che dominano lo Zuojiang e i suoi affluenti, all’interno di un paesaggio carsico subtropicale.

Il sito, inserito nel 2016 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO come Zuojiang Huashan Rock Art Cultural Landscape, comprende 38 aree di arte rupestre associate a fiumi, altopiani e rilievi carsici.

Pitture sulle pareti di un grande paesaggio carsico

Le pitture sono attribuite al popolo Luoyue e vengono generalmente collocate tra il V secolo a.C. e il II secolo d.C.

Le figure, dipinte prevalentemente in rosso, rappresentano esseri umani, animali e oggetti, tra cui tamburi, armi e imbarcazioni, oltre a scene interpretate come cerimoniali.

Il pannello principale del Monte Huashan è eccezionale per dimensioni: uno studio dedicato alla sua datazione descrive circa 1.900 figure identificabili distribuite su una superficie di circa 8.000 metri quadrati.

Rock Paintings of Hua Mountain, Guangxi, Cina. Foto: Rolfmueller / Wikimedia Commons – CC BY-SA 3.0

La valle dello Zuojiang è caratterizzata da un carsismo subtropicale sviluppato su rocce calcaree di età compresa tra il Carbonifero e il Triassico. Le pitture si trovano sulle ripide pareti che accompagnano il corso del fiume e dei suoi affluenti, in alcuni casi decine di metri sopra il livello attuale delle acque.

È proprio il rapporto tra pigmento, substrato calcareo e processi di mineralizzazione a rendere particolarmente interessante il nuovo studio.

Ematite, calce e sangue

I ricercatori hanno analizzato frammenti di pittura distaccatisi dalle pareti utilizzando diverse tecniche, tra cui spettroscopia Raman, microscopia elettronica, FTIR e analisi proteomiche.

Il pigmento rosso è risultato costituito principalmente da particelle molto fini di ematite, un ossido di ferro presente nell’argilla rossa.

Ma sotto e all’interno dello strato pigmentato gli studiosi hanno identificato un sistema più complesso.

Secondo gli autori, il materiale legante comprende carbonato di calcio biomineralizzato, la cui formazione sarebbe stata favorita dalla presenza di sangue.

In altre parole, il sangue non sarebbe stato semplicemente aggiunto come sostanza organica alla pittura: le sue componenti proteiche avrebbero partecipato a un processo capace di favorire la formazione di carbonato di calcio e di creare un materiale composito fortemente aderente al substrato calcareo.

Una sorta di legante organico-minerale antico.

Un “cemento” naturale sulla parete calcarea

Il meccanismo proposto potrebbe contribuire a spiegare come pitture esposte per quasi duemila anni a un clima subtropicale caldo e umido, con precipitazioni abbondanti, abbiano potuto conservarsi fino a oggi.

La biomineralizzazione avrebbe contribuito a inglobare e fissare le minuscole particelle di ematite all’interno di una matrice di carbonato di calcio.

Il rapporto con la natura calcarea della parete è particolarmente significativo: pigmento e legante finiscono così per essere integrati in una matrice minerale chimicamente affine al substrato stesso.

Non significa che il sangue sia necessariamente l’unica ragione della conservazione. Esposizione delle pareti, microclima, circolazione dell’acqua, alterazione superficiale del calcare e successive precipitazioni di carbonato possono avere avuto un ruolo e devono essere considerati insieme.

Ma lo studio fornisce un possibile meccanismo fisico-chimico per spiegare almeno una parte dell’eccezionale durata delle pitture.

Sangue animale e sangue umano

Le analisi proteomiche hanno fornito il risultato più sorprendente.

Secondo gli autori, nel materiale sarebbero presenti tracce riconducibili sia a sangue animale sia a sangue umano.

Il DNA antico, tuttavia, non ha fornito risultati utilizzabili. L’identificazione si basa quindi soprattutto sulle proteine conservate nel materiale.

Ed è proprio da queste che nasce l’ipotesi più affascinante — e al tempo stesso più delicata — dello studio.

Sangue legato al parto?

Gli autori ritengono possibile che una parte del sangue umano impiegato nella preparazione delle pitture fosse associata al parto.

Nell’articolo scientifico la conclusione viene però formulata prudentemente: il sangue potrebbe provenire da donne che avevano partorito.

Da qui nasce l’ipotesi di un possibile significato rituale connesso alla fertilità, alla nascita e alle pratiche religiose dei Luoyue.

È importante distinguere il dato analitico dall’interpretazione archeologica.

Lo studio fornisce evidenze proteomiche che gli autori interpretano come compatibili con l’impiego di sangue umano, forse anche collegato al parto. Non dimostra invece che il sangue venisse raccolto deliberatamente durante il travaglio, né che esistesse uno specifico rituale nel quale venisse utilizzato per preparare le pitture.

Sono possibilità suggestive che richiederanno ulteriori verifiche.

Non una grotta, ma un monumento del carsismo

Per chi si occupa di grotte e carsismo, Huashan rappresenta un caso particolarmente interessante.

Le pitture non appartengono alla categoria classica dell’arte parietale di grotta: sono opere realizzate all’aperto su grandi pareti calcaree. Eppure il carsismo è parte integrante del sito.

L’UNESCO considera infatti inseparabili le pitture e il paesaggio circostante: le falesie create dall’incisione dei fiumi nel massiccio carbonatico, gli altopiani e il sistema fluviale costituiscono insieme il Zuojiang Huashan Rock Art Cultural Landscape.

In questo caso la geologia non è soltanto lo scenario dell’arte rupestre.

La natura carbonatica della roccia potrebbe avere interagito direttamente con la tecnologia pittorica utilizzata quasi duemila anni fa e con i successivi processi di conservazione.

È un esempio particolarmente affascinante di incontro tra archeologia, geochimica, biomineralizzazione e studio degli ambienti carsici.

Prudenza davanti alla scoperta più spettacolare

La presenza del sangue come componente del legante è uno dei risultati centrali dello studio. Gli autori indicano inoltre una miscela di sangue animale e umano e avanzano la possibilità che fosse presente sangue associato al parto.

Zuojiang Huashan Rock Art, Guangxi, Cina. Foto: Xiquinho Silva / Wikimedia Commons – CC BY 2.0.

Quest’ultima interpretazione resta però un’ipotesi.

Presentare come dimostrato un rituale nel quale veniva raccolto sangue dalle donne durante il parto andrebbe oltre quanto consentono attualmente le evidenze.

La scoperta più importante potrebbe essere, paradossalmente, meno macabra e ancora più interessante: circa duemila anni fa gli artefici delle pitture di Huashan sembrano aver realizzato un materiale composito nel quale sostanze organiche e minerali interagivano con il carbonato di calcio.

Una tecnologia empirica sorprendentemente efficace, sopravvissuta per secoli sulle pareti di uno dei più spettacolari paesaggi carsici della Cina meridionale.

Fonti

Wu M., Hu P., Zhai K. et al. (2026), Blood-induced biomineralized calcium carbonate used for binding in the Huashan rock art of Guangxi, Southern China, Journal of Archaeological Science, 106650. DOI: 10.1016/j.jas.2026.106650.

UNESCO World Heritage Centre, Zuojiang Huashan Rock Art Cultural Landscape, World Heritage List n. 1508.

Shao Q. et al., High precision U/Th dating of the rock paintings at Mt. Huashan, Guangxi, southern China, Quaternary Research.

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  • Val di Ledro, uomo ferito nel Canyon del Rio Nero: recuperato con l’elicottero
    Condividi L’incidente alla penultima calata della forra: l’uomo è caduto per alcuni metri nella pozza sottostante riportando un trauma a un arto superiore. Intervenuti l’elicottero, la Stazione del Soccorso Alpino della Val di Ledro e il Gruppo tecnico forre VAL DI LEDRO (TN) – Un uomo del 1995 è stato soccorso nel pomeriggio di ieri, 13 agosto 2026, nel Canyon del Rio Nero, in Val di Ledro, dopo essere scivolato durante la discesa della forra e aver riportato un trauma a un arto superiore.
     

Val di Ledro, uomo ferito nel Canyon del Rio Nero: recuperato con l’elicottero

August 14th 2026 at 04:30

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L’incidente alla penultima calata della forra: l’uomo è caduto per alcuni metri nella pozza sottostante riportando un trauma a un arto superiore. Intervenuti l’elicottero, la Stazione del Soccorso Alpino della Val di Ledro e il Gruppo tecnico forre

VAL DI LEDRO (TN) – Un uomo del 1995 è stato soccorso nel pomeriggio di ieri, 13 agosto 2026, nel Canyon del Rio Nero, in Val di Ledro, dopo essere scivolato durante la discesa della forra e aver riportato un trauma a un arto superiore.

La Val di Ledro si trova in Trentino, nella parte sud-occidentale della provincia di Trento, poco a ovest del Lago di Garda. Il Canyon del Rio Nero, conosciuto anche come Rio Nero – Jurassic, è una forra della Val di Ledro, nella zona del Passo d’Ampola, ai piedi dell’area di Tremalzo: secondo il Catasto dell’Associazione Italiana Canyoning, l’itinerario integrale della forra ha circa 2.300 metri di sviluppo, scende da quota 1.123 a 747 m, quindi supera 376 metri di dislivello, e comprende 26 calate. Notevole!

L’incidente è avvenuto nella parte finale del canyon, in corrispondenza della penultima calata. L’uomo è scivolato ed è caduto per alcuni metri nella pozza d’acqua sottostante.

I compagni di escursione hanno lanciato l’allarme al Numero Unico per le Emergenze 112 intorno alle 15.30. In attesa dell’arrivo dei soccorsi, lo hanno aiutato a uscire dall’acqua e lo hanno coperto con un telo termico.

La Centrale Unica di Emergenza ha attivato l’elicottero e richiesto l’intervento della Stazione del Soccorso Alpino della Val di Ledro e del Gruppo tecnico forre, che hanno raggiunto la zona via terra.

Nonostante la conformazione piuttosto chiusa della forra, l’equipaggio dell’elicottero è riuscito a individuare dall’alto il luogo dell’incidente. Il Tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino è stato verricellato fino all’infortunato e lo ha recuperato a bordo.

L’elicottero ha quindi effettuato un campo base poco distante, dove l’équipe sanitaria ha prestato le prime cure. Dopo essere stato stabilizzato, l’uomo è stato trasferito all’ospedale Santa Chiara di Trento.

Nel frattempo, la squadra del Soccorso Alpino arrivata via terra è entrata nella forra e ha raggiunto il gruppo. I soccorritori hanno prestato assistenza anche a un’altra persona in difficoltà che, una volta uscita dalla forra, non ha avuto bisogno di cure sanitarie.

Il comunicato integrale del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino

Di seguito il comunicato diffuso il 13 agosto 2026 dal Soccorso Alpino e Speleologico Trentino.

Intervento nel Canyon del Rio Nero in Val di Ledro

Comunicati stampa 13 Agosto 2026

Un uomo del 1995 è stato soccorso nel pomeriggio di oggi nel Canyon del Rio Nero, in Val di Ledro, dopo essere scivolato durante la discesa in forra e aver riportato un trauma a un arto superiore. L’incidente è avvenuto nella parte finale del canyon, in corrispondenza della penultima calata. L’uomo è scivolato ed è caduto per alcuni metri nella pozza d’acqua sottostante. I compagni di escursione hanno lanciato l’allarme al Numero Unico per le Emergenze 112 intorno alle 15.30. In attesa dei soccorsi, lo hanno aiutato a uscire dall’acqua e lo hanno coperto con un telo termico.

La Centrale Unica di Emergenza ha attivato l’elicottero e chiesto l’intervento della Stazione del Soccorso Alpino della Val di Ledro e del Gruppo tecnico forre, che si sono portati sul posto via terra. Nonostante la conformazione piuttosto chiusa della forra, l’equipaggio dell’elicottero è riuscito a individuare dall’alto il luogo dell’incidente. Il Tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino è stato verricellato fino al punto in cui si trovava l’infortunato e lo ha recuperato a bordo. L’elicottero ha quindi effettuato un campo base poco distante, dove l’equipe sanitaria ha potuto prestare le prime cure all’uomo. Dopo essere stato stabilizzato, l’infortunato è stato trasferito all’ospedale Santa Chiara di Trento. Nel frattempo, la squadra del Soccorso Alpino arrivata via terra è entrata nella forra e ha raggiunto il gruppo. I soccorritori hanno prestato assistenza anche a un’altra persona che si trovava in difficoltà, ma che, una volta uscita dalla forra, non ha avuto bisogno di cure sanitarie.


Fonte (notizia e foto): Soccorso Alpino e Speleologico Trentino – CNSAS https://soccorsoalpinotrentino.it/2026/08/13/intervento-nel-canyon-del-rio-nero-in-val-di-ledro/

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