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Pozzo del Merro: a 30 km da Roma c’è un abisso carsico allagato senza fondo conosciuto

Apríl 15th 2026 at 11:00

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Il secondo sinkhole allagato più profondo del mondo si trova nei Monti Cornicolani, ignorato dalla maggior parte degli italiani


Il Pozzo del Merro: una dolina carsica fuori dal comune

Nel comune di Sant’Angelo Romano, all’interno della Riserva Naturale della Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco, a circa 30 km da Roma, si apre una delle strutture geologiche più singolari d’Italia.

Si chiama Pozzo del Merro ed è un sinkhole allagato — una dolina carsica con un lago di profondità sconosciuta.

Nonostante la vicinanza alla capitale, il sito rimane poco frequentato e quasi assente dalla divulgazione scientifica di massa.[1][2]

Il Pozzo del Merro è classificato come Geosito n. 391 della Regione Lazio ed è inserito nell’elenco “I Luoghi del Cuore” del FAI. La struttura occupa un posto di rilievo nella letteratura speleologica internazionale: è riconosciuta come il secondo sinkhole allagato più profondo del mondo, con una profondità misurata di 392 metri al di sotto del pelo dell’acqua.[3][4][5]


La struttura: 150 metri di diametro e un fondo mai raggiunto

Dall’esterno il Pozzo del Merro si presenta come una depressione subcircolare di circa 150 metri di diametro. Le pareti scendono per 70-80 metri fino a uno specchio d’acqua di circa 30 metri di larghezza. Sotto il pelo dell’acqua inizia il tratto sommerso: il condotto si restringe progressivamente, arrivando a soli 5-6 metri di diametro a -60 m.[1][5][6]

Le pareti sommerse mostrano ossidi di ferro e tracce di intensa erosione chimica. In profondità, il passaggio si inclina prima verso NNW, poi vira verso NE, allontanandosi dall’asse verticale. A -392 m sono visibili accumuli di materiali limosi, ma il fondo non è mai stato chiaramente identificato.[5]

La temperatura dell’acqua è costante tra 15 e 16°C a qualsiasi profondità e in qualsiasi stagione. A -310 m è stata rilevata una lieve risalita a 17°C. Le acque sono di tipo bicarbonato-calcico con pH neutro in superficie che scende a 6,57 a -100 m.[5]


La geologia: ipercarsismo termale in un’area vulcanica

I Monti Cornicolani sono composti da calcari del Lias inferiore e medio-Cretacico, strutturati da tre sistemi di faglie subverticali. Il Pozzo del Merro si è formato per dissoluzione chimica dei carbonati — ma il meccanismo che lo rende eccezionalmente profondo rispetto ad altre doline della zona è l’ipercarsismo termale.[5][7]

L’area si trova lungo una fascia tettonica che funge da via preferenziale per la risalita di fluidi caldi e chimicamente aggressivi, associati al complesso vulcanico albano. Questi fluidi, ricchi di CO? e acidi, hanno eroso i carbonati dall’interno verso l’esterno nel corso di millenni, creando la struttura a imbuto profondo che oggi si osserva. Un meccanismo analogo a quello che ha generato i cenotes dello Yucatan messicano.[7][5]

Dal punto di vista idrologico, il lago rappresenta l’affioramento della falda basale dell’idrostruttura cornicolana. La chimica delle acque suggerisce un collegamento sotterraneo con le Acque Albule di Tivoli.[5]


La storia delle esplorazioni: dal 1886 al ROV Prometeo

Le prime citazioni scientifiche del Pozzo del Merro risalgono al 1886, con il geologo Giuseppe Tuccimei, che lo incluse in uno studio sui fenomeni carsici dei Monti Sabini. Agli anni Quaranta del Novecento risale il primo studio geomorfologico sistematico, a opera del geologo Aldo Giacomo Segre, che per primo ipotizzò un collegamento idraulico tra il Merro e il vicino Pozzo Sventatore.[5]

Dal 1975 iniziarono le prime misurazioni strumentali, ma i metodi tradizionali rivelavano solo la profondità della parte aerea. La svolta arrivò tra il 1998 e il 1999, quando i speleosubacquei Giorgio Caramanna e Riccardo Malatesta, utilizzando miscele respiratorie speciali, scesero per la prima volta nella parte sommersa, raggiungendo i 100 metri di profondità nel buio totale.[1][8][5]

Nel 2000 due ROV distinti esplorarono la cavità: il Mercurio arrivò a 210 m e l’Hyball 300 spinse l’esplorazione fino a 310 m, senza trovare il fondo in nessuno dei due casi.[9]

Il marzo 2002 segnò la tappa più importante. I Nuclei Sommozzatori del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco di Roma, Viterbo e Grosseto, in collaborazione con le Università La Sapienza e Roma Tre e la Provincia di Roma, calarono il ROV Prometeo — dotato di telecamere a colori, pinza manipolatrice e cavo lungo quanto necessario. Il robot scese fino a 392 metri, limite operativo del cavo. Nessun fondo.[4][5]


Il record mondiale e il confronto con l’Abisso Hranice

Dall’impresa del 2002 al 2016, il Pozzo del Merro detenne il primato di sinkhole allagato più profondo del mondo. Nel settembre 2016 un robot calato nell’Abisso di Hranice (Hranická propast), in Moravia (Repubblica Ceca), raggiunse i 404 metri, superando il record italiano di soli 12 metri.[4][10][11]

Nel 2022 un ROV autonomo sviluppato da un consorzio europeo spinse l’esplorazione dell’Hranice fino a 450 metri, costruendo anche la prima mappa tridimensionale dettagliata della cavità. Le stime dei geologi indicano un fondo potenzialmente tra 700 m e 1 km.[12][13]

Il punto centrale resta però immutato: il fondo del Pozzo del Merro non è mai stato trovato. Le esplorazioni si sono fermate ogni volta al limite operativo degli strumenti, non al limite fisico della cavità. I ROV di nuova generazione disponibili oggi potrebbero superare i 392 m del 2002 con relativa facilità, riaprendo la possibilità di aggiornare i dati italiani.[5]


La biologia: il crostaceo che vive solo qui

Il Pozzo del Merro ospita una fauna ipogea di notevole interesse scientifico. La specie simbolo è il Niphargus cornicolanus (Iannilli & Vigna Taglianti, 2005), un piccolo crostaceo anfipode d’acqua dolce descritto per la prima volta nel 2005, con dimensioni di 15-20 mm. Vive a più di 40 m di profondità, in oscurità totale e temperatura costante, adattato a un ambiente che gli esseri umani ancora non riescono a misurare nella sua interezza.[5][14]

Inizialmente considerato endemico del solo Pozzo del Merro, è stato poi individuato anche nella Grotta dell’Elefante (Guidonia-Montecelio), a oltre 6 km di distanza, confermando l’esistenza di un reticolo idrogeologico sotterraneo di ampie dimensioni. Il genere Niphargus è stato nominato Animale di Grotta dell’Anno 2023 dalla Società Speleologica Italiana.[5][15]

Nell’ecosistema del sinkhole vivono anche il tritone crestato italiano (Triturus carnifex), specie protetta dalla Direttiva Habitat, il tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris) e la rana appenninica (Rana italica). Lungo le pareti emergenti crescono sette specie di felci, storace (Styrax officinalis) protetto nel Lazio, orchidee spontanee e una vegetazione microtermica che ricorda gli ambienti subtropicali.[16][17][5]


Le prospettive: sonar 3D, nuovo ROV e museo carsico

Gli studiosi che hanno firmato il report ventennale pubblicato su Acque Sotterranee (2022) indicano tre linee di sviluppo prioritarie. La prima è l’installazione di un sonar acustico tridimensionale per mappare completamente la parte sommersa, integrando il rilievo 3D della parte emersa già realizzato con LIDAR e laser scanner. La seconda è un sistema di monitoraggio in continuo dei parametri fisico-chimici dell’acqua, per quantificare le variazioni stagionali e a lungo termine — inclusa la preoccupante riduzione del livello del lago degli ultimi anni, attribuita al sovraemungimento della falda e ai cambiamenti nelle precipitazioni.[5]

La terza proposta è l’utilizzo di ROV di nuova generazione, che permetterebbero di superare agevolmente i 392 m del 2002 e fornire finalmente una risposta alla domanda principale: quanto è profondo il Pozzo del Merro? In parallelo, si discute la realizzazione di un Museo dell’Ambiente Carsico Cornicolano, da intitolare ad Aldo Giacomo Segre, come polo divulgativo per il territorio.[5]

A 30 km dal centro di Roma, in una riserva naturale che pochi frequentano, un abisso allagato aspetta ancora di essere misurato.


Niphargus cornicolanus: scoperto un anfipode endemico nelle acque profonde del Pozzo del Merro

Un piccolo crostaceo privo di occhi e senza pigmentazione vive nelle acque sotterranee di uno dei sinkhole più profondi del mondo, sui Monti Cornicolani nel Lazio


Niphargus cornicolanus: la specie e il suo nome

Nel 2005, i zoologi Valentina Iannilli e Augusto Vigna Taglianti hanno descritto una nuova specie di crostaceo anfipode stigobionte, battezzandola Niphargus cornicolanus. Il nome scientifico omaggia direttamente i Monti Cornicolani, il massiccio calcareo a nordest di Roma nel cui sottosuolo la specie è stata ritrovata.[1]

La descrizione è stata pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Crustaceana (vol. 77, n. 10, pp. 1253–1261), nell’ambito di un lavoro più ampio sui rappresentanti italiani del genere Niphargus appartenenti al cosiddetto gruppo orcinus. Lo status tassonomico della specie è oggi riconosciuto come valido e accettato sia dal World Register of Marine Species (WoRMS) che dal database GBIF.[1][2]


Il Pozzo del Merro: unico habitat conosciuto della specie

N. cornicolanus è nota esclusivamente dal Pozzo del Merro, una dolina carsica sommersa situata nel territorio di Sant’Angelo Romano, in provincia di Roma. Si tratta di uno dei siti ipogei più singolari d’Europa: la cavità si apre con un’ampia bocca imbutoiforme di circa 150 m di diametro, profonda circa 80 m, al fondo della quale si trova un lago sotterraneo le cui acque scendono oltre i 392 m di profondità. Questo la rende il secondo sinkhole sommerso più profondo del mondo, dopo l’Abisso Hranice nella Repubblica Ceca.[1]

Il sito appartiene alla Riserva Naturale della Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco. Il sistema idrogeologico è alimentato da acque di falda profonda, arricchite da contributi geotermici che accelerano la dissoluzione del substrato calcareo giurassico, un processo definito ipercarsismo geotermico. La connessione con altri pozzi dell’area è stata verificata empiricamente.

I primi esemplari della specie sono stati raccolti a circa 70 m di profondità durante esplorazioni speleo-subacquee. Nessuna altra stazione di raccolta è nota fino ad oggi, il che fa di N. cornicolanus un endemismo puntiforme di estrema rarità.


Adattamenti alla vita nel buio sotterraneo

Come tutti i rappresentanti del genere Niphargus, N. cornicolanus appartiene alla famiglia Niphargidae, ordine Amphipoda, classe Malacostraca. Si tratta di un organismo stigobionte: vive esclusivamente nelle acque sotterranee e non è in grado di sopravvivere in superficie.[1][3][4]

La morfologia di questa specie riflette le pressioni selettive tipiche dell’ambiente ipogeo:[3][5]

  • Assenza totale di pigmentazione: il corpo è traslucido o biancastro
  • Occhi ridotti o assenti: la vita nel buio permanente rende superflua la vista
  • Appendici allungate: antenne e zampe sviluppate per la percezione tattile e chimica dell’ambiente
  • Metabolismo rallentato: adattamento alle condizioni oligotrofiche tipiche delle acque sotterranee profonde

Il genere Niphargus è il più ricco di specie tra gli anfipodi d’acqua dolce a livello mondiale, con una distribuzione centrata nel Paleartico occidentale. L’Italia è tra i paesi con la maggiore diversità di specie del genere.[2][6][7][8]


Un ecosistema fragile sotto pressione antropica

La posizione di N. cornicolanus come endemismo di un singolo sito la rende particolarmente vulnerabile. Il Pozzo del Merro ha già subito significative pressioni nel corso del Novecento. Negli anni ’70, l’ACEA tentò di sfruttare le acque della cavità come risorsa idrica per uso potabile, ma il progetto fu abbandonato nel 1978 a causa dell’aumento del contenuto di zolfo nelle acque man mano che veniva incrementata l’estrazione.

In anni più recenti, la cavità ha subito l’introduzione accidentale di specie aliene, tra cui la felce acquatica invasiva Salvinia molesta e una tartaruga palustre nordamericana. Un intervento di bonifica per la rimozione di Salvinia molesta è stato condotto nel 2009.

L’accesso alla dolina è attualmente interdetto per ragioni di sicurezza e per la tutela dell’ecosistema. Niphargus cornicolanus non risulta inserita in specifici elenchi di protezione nazionali o europei, ma la sua distribuzione ristretta a un unico sito la espone a rischi elevati in caso di qualsiasi alterazione del sistema idrogeologico dei Monti Cornicolani.


Prospettive di ricerca

Le tecniche di tassonomia molecolare applicate al genere Niphargus in tutta Europa stanno rivelando una diversità reale ben superiore a quella nota dalla sola morfologia. Un’analisi genetica di N. cornicolanus potrebbe fornire dati biogeografici e filogenetici di grande interesse, chiarendo le relazioni di parentela con le specie del gruppo orcinus distribuite nella penisola italiana e nei Balcani. A oggi, la descrizione morfologica del 2005 di Iannilli e Vigna Taglianti rimane l’unica fonte primaria disponibile su questa specie.[1][2][8][9][10]


Fonti consultate

  1. Iannilli, V. & Vigna Taglianti, A. (2005). New data on the genus Niphargus (Amphipoda, Niphargidae) in Italy, with the description of a new species of the orcinus group. Crustaceana, 77(10): 1253–1261 — https://brill.com/view/journals/cr/77/10/article-p1253_9.xml[2]
  2. GBIF — Niphargus cornicolanus Iannilli & Vigna-Taglianti, 2005 — https://www.gbif.org/species/6461053[1]
  3. World Register of Marine Species (WoRMS) / World Amphipoda Database — Niphargus cornicolanus (AphiaID: 545766) — https://www.marinespecies.org/aphia.php?p=taxdetails&id=545766[1]
  4. Wikipedia — Pozzo del Merrohttps://it.wikipedia.org/wiki/Pozzo_del_Merro
  5. Leys, R. et al. (2019). Niches within a niche: ecological differentiation of subterranean amphipods across Europe’s interstitial waters. Ecographyhttps://nsojournals.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/ecog.03983[11]
  6. Fišer, C. et al. (2024). From darkness to twilight: Morphological divergence between cave and surface-subterranean ecotone Niphargus species. Ecology and Evolutionhttps://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ece3.70061[3]
  7. Horton T. et al. (2026). World Amphipoda Database. Functional trait dataset of European groundwater Amphipoda: Niphargidae and Typhlogammaridae.https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10858915/[6]
  8. Zagmajster, M. et al. (2025). Diversity of Niphargus in France, as revealed by DNA barcoding approach. Zoosyst. Evol.https://zse.pensoft.net/article/153239/[9]


Fonti consultate

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  • Grotte di Falvaterra: esercitazione SAF dei Vigili del Fuoco in ambiente ipogeo attivo
    Condividi Un’operazione su scala nazionale ha coinvolto nuclei specializzati da Udine, Bergamo, Macerata, Napoli e Sicilia per simulare il soccorso in grotta con teleferica sopra il fiume sotterraneo Esercitazione SAF a Falvaterra: il soccorso speleofluviale si mette alla prova Mercoledì 8 aprile, nel Comune di Falvaterra, in provincia di Frosinone, si è svolta una importante esercitazione di soccorso in ambiente ipogeo. L’iniziativa è stata coordinata dalla Scuola dei Vigili del Fuoco
     

Grotte di Falvaterra: esercitazione SAF dei Vigili del Fuoco in ambiente ipogeo attivo

Apríl 15th 2026 at 10:00

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Un’operazione su scala nazionale ha coinvolto nuclei specializzati da Udine, Bergamo, Macerata, Napoli e Sicilia per simulare il soccorso in grotta con teleferica sopra il fiume sotterraneo


Esercitazione SAF a Falvaterra: il soccorso speleofluviale si mette alla prova

Mercoledì 8 aprile, nel Comune di Falvaterra, in provincia di Frosinone, si è svolta una importante esercitazione di soccorso in ambiente ipogeo. L’iniziativa è stata coordinata dalla Scuola dei Vigili del Fuoco, distaccamento di Cassino, attraverso il nucleo SAF — Speleo-Alpino-Fluviale. L’esercitazione SAF ha avuto carattere nazionale, con la partecipazione di gruppi specializzati provenienti da Udine, Bergamo, Macerata, Napoli e dalla Sicilia.

L’obiettivo era simulare un incidente in uno scenario complesso: un’area ipogea attiva attraversata da un corso d’acqua sotterraneo. Questo tipo di attività rientra in un programma formativo ed esercitativo specifico, finalizzato a migliorare il coordinamento tra unità dislocate su tutto il territorio nazionale, la rapidità di risposta e l’efficacia delle procedure di soccorso in ambienti speleologici.


Le Grotte di Falvaterra: un sistema carsico attivo e frequentato

Il teatro dell’esercitazione SAF è il complesso speleologico delle Grotte di Falvaterra, una delle aree ipogee più attive e visitate del Lazio meridionale. Le operazioni sono iniziate poco dopo le ore 8:00, con le varie unità che hanno raggiunto l’ingresso della grotta.

Il sistema è percorso da un piccolo fiume sotterraneo che, all’ingresso, prende il nome di Fosso Mastro e alla risorgenza quello di Rio Obaco. Il corso d’acqua proviene dall’inghiottitoio a monte delle Grotte di Pastena, dopo aver percorso in sotterraneo circa 2,5 chilometri. Il bacino idrografico si estende su oltre 40 chilometri quadrati. I tempi di corrivazione sono molto ridotti: nelle piene autunnali e invernali le portate possono raggiungere diversi metri cubi al secondo, rendendo il sistema particolarmente impegnativo dal punto di vista del soccorso.

Da oltre dieci anni il complesso ipogeo di Falvaterra è aperto al pubblico. Si contano alcune migliaia di visite speleoturistiche in acqua ogni anno, oltre a esplorazioni di gruppi speleologici che raggiungono le Grotte di Pastena su un percorso di alcuni chilometri e a circa 200 metri di profondità.


La simulazione di soccorso: barella, teleferica e ambiente ipogeo attivo

Il cuore dell’esercitazione SAF ha riguardato il recupero di un infortunato simulato, rappresentato da un manichino. Per il trasporto della barella all’interno della grotta è stata allestita una teleferica appositamente montata sopra le acque del fiume sotterraneo.

L’operazione ha messo alla prova le capacità tecniche e organizzative delle squadre nelle condizioni reali di un ambiente speleofluviale. Dopo il recupero della barella e lo smontaggio di tutta l’attrezzatura, compresa la teleferica, le unità intervenute hanno effettuato un’ispezione delle altre parti attive della grotta. L’obiettivo era verificare le difficoltà e le criticità che potrebbero emergere in caso di un intervento reale in un contesto ipogeo attivo.


Il precedente storico: la piena del 1976 e i tre operai salvati

Le Grotte di Falvaterra non hanno mai registrato incidenti nelle attività turistiche o speleologiche regolari. Esiste però un precedente storico significativo. Nel novembre del 1976, una piena improvvisa del fiume sotterraneo bloccò tre operai all’interno della grotta durante i lavori di costruzione di una galleria idraulica.

Intervennero i Vigili del Fuoco, in un’epoca in cui le unità specialistiche SAF non esistevano ancora. L’intervento si concluse positivamente con il salvataggio dei tre operai. Quell’evento ebbe anche una notevole risonanza mediatica: fu uno dei primi collegamenti in diretta del telegiornale della RAI dedicato a un’operazione di soccorso in grotta. Le interviste furono condotte dal giovane giornalista Pietro Badaloni. Il materiale è tuttora consultabile nelle teche RAI.


Il ruolo del Comune di Falvaterra e l’importanza del soccorso speleofluviale

L’Amministrazione comunale di Falvaterra ha espresso piena disponibilità allo svolgimento dell’esercitazione, sottolineando la rilevanza dell’iniziativa in ragione della intensa frequentazione dell’area speleologica locale. Il Comune ha inoltre evidenziato la professionalità delle unità dei Vigili del Fuoco intervenute e l’importanza strategica di queste attività per la sicurezza della comunità.

Le esercitazioni SAF in ambienti ipogei attivi sono considerate fondamentali per mantenere un elevato livello di preparazione operativa. Il soccorso in grotta richiede competenze specifiche che non si sviluppano in ambienti convenzionali. La combinazione di ambienti ristretti, acqua, oscurità e difficoltà logistiche rende ogni intervento speleofluviale una sfida tecnica complessa, che solo l’addestramento continuativo e coordinato può affrontare con efficacia.

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  • Workshop Nazionale sui Chirotteri nel Parco dei Monti Lucretili: al via la formazione sulle linee guida ISPRA
    Condividi A Palombara Sabina, il 16 e 17 maggio 2026, Tutela Pipistrelli APS organizza due giornate di formazione specialistica per veterinari, tecnici faunistici e operatori CRAS sull’applicazione pratica delle nuove linee guida per il recupero dei pipistrelli Chirotteri e linee guida ISPRA: un decennio di lavoro diventa formazione operativa A dieci anni dal primo convegno nazionale dedicato al soccorso dei pipistrelli, l’associazione Tutela Pipistrelli APS organizza un worksh
     

Workshop Nazionale sui Chirotteri nel Parco dei Monti Lucretili: al via la formazione sulle linee guida ISPRA

Apríl 15th 2026 at 06:00

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A Palombara Sabina, il 16 e 17 maggio 2026, Tutela Pipistrelli APS organizza due giornate di formazione specialistica per veterinari, tecnici faunistici e operatori CRAS sull’applicazione pratica delle nuove linee guida per il recupero dei pipistrelli


Chirotteri e linee guida ISPRA: un decennio di lavoro diventa formazione operativa

A dieci anni dal primo convegno nazionale dedicato al soccorso dei pipistrelli, l’associazione Tutela Pipistrelli APS organizza un workshop che traduce in pratica le Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri, pubblicate da ISPRA alla fine del 2025 come Manuali e Linee Guida 210/2025.

L’evento patrocinato dalla Regione Lazio si svolge il 16 e 17 maggio 2026 presso il Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili, a Palombara Sabina (RM).

La sede è coerente con il tema: il parco ospita formazioni calcaree, ambienti rupestri e carsici che rappresentano habitat di rifugio per numerose specie di chirotteri presenti nel Lazio.

Il titolo del workshop è: “Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri”.

Il documento ISPRA è il frutto di un percorso avviato nel 2016 con CHIRecupero, primo convegno italiano dedicato al recupero e alla riabilitazione dei pipistrelli.

Alla sua redazione hanno collaborato Alessandra Tomassini, Elisa Berti, Gianna Dondini, Marco Scalisi e Marco D’Amico.

Le linee guida sono dedicate alla memoria di D’Amico, co-fondatore dell’associazione e giornalista scientifico, scomparso il 4 gennaio 2023.


Programma formativo: dalla normativa alla chirurgia, fino al rilascio in natura

Le due giornate coprono l’intero ciclo di gestione di un chirottero in difficoltà. I temi affrontati sono:

  • Normativa e gestione sanitaria: quadro legislativo nazionale e internazionale di protezione dei chirotteri
  • Rischi sanitari e sorveglianza: Zoonosi, dispositivi di protezione individuale, sorveglianza passiva
  • Valutazione clinica e lesioni: esame fisico, diagnostica differenziale, gestione delle ferite
  • Chirurgia nei chirotteri: tecniche operatorie, anestesia, casi clinici frequenti
  • Gestione in cattività e riabilitazione: stabulazione, alimentazione, prove di volo, criteri di idoneità
  • Rilascio e confronto tra operatori: modalità di rilascio e scambio di esperienze tra professionisti

Il programma completo è disponibile su Google Drive al link indicato nella sezione dedicata alle iscrizioni.


Destinatari e crediti formativi per veterinari

Il workshop è rivolto a medici veterinari, operatori CRAS, tecnici faunistici e volontari specializzati. Per i medici veterinari è previsto il rilascio di 15 crediti SPC (Sviluppo Professionale Continuo) tramite il provider ABIVET. Per tutti i partecipanti è rilasciato un attestato di partecipazione. La presenza a entrambe le giornate è obbligatoria per ottenere crediti e attestato.

Le quote di iscrizione sono:

  • 100 € per i partecipanti esterni
  • 60 € per i soci Tutela Pipistrelli
  • 60 € + 30 € per chi si iscrive come nuovo socio contestualmente al workshop
  • 120 € quota sostenitore (iscrizione + donazione)

I posti sono limitati. Le iscrizioni sono accettate fino a esaurimento e si confermano con il pagamento della quota. Il modulo è disponibile online (link in fondo all’articolo).


Tutela Pipistrelli APS: chi organizza l’evento

Fondata a Roma nel dicembre 2012 da Alessandra Tomassini e Marco D’Amico, Tutela Pipistrelli è un’associazione di promozione sociale senza fini di lucro, iscritta all’Anagrafe delle Onlus dal 2015. L’associazione gestisce una voliera riabilitativa a Roma per la fase di recupero pre-rilascio e funge da punto di riferimento nazionale per i CRAS che accolgono chirotteri.

Le sue attività comprendono soccorso diretto, formazione, ricerca scientifica, divulgazione e dialogo istituzionale per il reperimento di fondi per la conservazione. Il workshop è organizzato nell’ambito delle attività istituzionali e di raccolta fondi ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. 117/2017. Il contributo di partecipazione sostiene il recupero e la riabilitazione dei chirotteri, la gestione delle strutture di accoglienza e le attività di conservazione.


I patrocinatori: istituzioni scientifiche e ambientali a confronto

Il workshop è realizzato con il patrocinio di cinque enti:

ISPRA — autore delle linee guida e istituzione di riferimento per la biodiversità e la fauna in Italia.

Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana — ente di diritto pubblico attivo nella sorveglianza epidemiologica di patogeni zoonotici, incluso il monitoraggio dei Lyssavirus nei chirotteri.

Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili — parco istituito nel 1989, con una superficie di circa 18.000 ettari su 13 comuni delle province di Roma e Rieti. Le sue formazioni carsiche e i boschi di faggio ne fanno un habitat di grande valore per la fauna selvatica.

Società Italiana di Ecopatologia della Fauna (SIEF) — società scientifica fondata nel 1992 da medici veterinari specialisti in patologia e gestione sanitaria della fauna selvatica, con l’obiettivo di promuovere lo scambio di conoscenze tecniche per la conservazione.

La Scintilena — notiziario italiano di speleologia. La presenza di questa testata tra i patrocinatori riflette il legame diretto tra il mondo speleologico e la chirotterologia: le cavità naturali e artificiali studiate dagli speleologi sono spesso siti di svernamento e riproduzione per colonie di chirotteri protetti.


Il contesto: i pipistrelli in Italia tra tutela e rischi sanitari

In Italia sono presenti circa 35–36 specie di chirotteri, pari al 36% dell’intera mammalofauna nazionale. Tutte le specie sono protette dalla L. 157/1992, che classifica i chirotteri come fauna “particolarmente protetta”. A livello europeo, la Direttiva Habitat 92/43/CEE li include tra le specie di interesse comunitario, e l’Accordo EUROBATS — reso esecutivo in Italia con L. 104/2005 — definisce un quadro specifico per la loro conservazione internazionale.

I pipistrelli svolgono un ruolo ecologico di primo piano, in particolare nel controllo delle popolazioni di insetti. Una ricerca statunitense ha stimato il valore economico dei servizi ecosistemici forniti dai chirotteri insettivori in circa 22,9 miliardi di dollari annui, grazie alla riduzione dei costi per pesticidi.

Sul fronte sanitario, I CRAS svolgono un ruolo strategico anche nella sorveglianza passiva dei patogeni zoonotici, contribuendo al paradigma della One Health.


Come iscriversi


Fonti consultate

  1. Tutela Pipistrelli APS – Pagina del workshop: https://www.tutelapipistrelli.it/2026/01/22/linee-guida-recupero-e-riabilitazione-chirotteri/[1]
  2. Scintilena – “Chirotteri, l’ISPRA pubblica le linee guida per il recupero e la riabilitazione dei pipistrelli”: https://www.scintilena.com/chirotteri-lpubblica-le-linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-pipistrelli/12/10/[2]
  3. ISPRA – Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri (MLG 210/2025): https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-chirotteri[3]
  4. Tutela Pipistrelli APS – L’associazione: https://www.tutelapipistrelli.it/lassociazione-tutela-pipistrelli/[4]
  5. Tutela Pipistrelli APS – Chi siamo: https://www.tutelapipistrelli.it/chi-siamo/[5]
  6. Wikipedia – Parco regionale naturale dei Monti Lucretili: https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_regionale_naturale_dei_Monti_Lucretili[6]
  7. Parchilazio – Parco Regionale dei Monti Lucretili: https://www.parchilazio.it/schede-2-parco_regionale_dei_monti_lucretili[7]
  8. SIEF – Società Italiana di Ecopatologia della Fauna: https://sief.it[8]
  9. IZSLT – Il caso del Lyssavirus del gatto morsicatore di Arezzo (contesto sorveglianza chirotteri): https://sandbox.izslt.it/news/il-caso-del-lyssavirus-del-gatto-morsicatore-di-arezzo.html[9]
  10. Centro Regionale Chirotteri – Pipistrelli e rischi sanitari: https://www.centroregionalechirotteri.org/pip_rischi.php[10]
  11. Tutela Pipistrelli – Pipistrelli, cosa dice la legge in Italia: https://www.tutelapipistrelli.it/2012/09/28/pipistrelli-cosa-dice-la-legge-in-italia/[11]
  12. FNOVI – SPC: il portfolio formativo: https://www.fnovi.it/node/48683[12]

Fonti
[1] LINEE GUIDA RECUPERO E RIABILITAZIONE CHIROTTERI https://www.tutelapipistrelli.it/2026/01/22/linee-guida-recupero-e-riabilitazione-chirotteri/
[2] Chirotteri, l’ISPRA pubblica le linee guida per il recupero … – Scintilena https://www.scintilena.com/chirotteri-lpubblica-le-linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-pipistrelli/12/10/
[3] Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/manuali-e-linee-guida/linee-guida-per-il-recupero-e-la-riabilitazione-dei-chirotteri
[4] L’associazione “Tutela Pipistrelli” – Onlus | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/lassociazione-tutela-pipistrelli/
[5] Chi Siamo | TutelaPipistrelli.it https://www.tutelapipistrelli.it/chi-siamo/
[6] Parco regionale naturale dei Monti Lucretili – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Parco_regionale_naturale_dei_Monti_Lucretili
[7] Parco Regionale dei Monti Lucretili https://www.parchilazio.it/schede-2-parco_regionale_dei_monti_lucretili
[8] S.I.E.F. Società Italiana di Ecopatologia della Fauna – S.I.E.F. … https://sief.it
[9] Il caso del Lyssavirus del gatto morsicatore di Arezzo – IZSLT https://sandbox.izslt.it/news/il-caso-del-lyssavirus-del-gatto-morsicatore-di-arezzo.html
[10] Pipistrelli e rischi sanitari https://www.centroregionalechirotteri.org/pip_rischi.php
[11] Pipistrelli, cosa dice la legge in Italia https://www.tutelapipistrelli.it/2012/09/28/pipistrelli-cosa-dice-la-legge-in-italia/
[12] SPC: IL PORTFOLIO FORMATIVO E’ ACCESSIBILE! – fnovi https://www.fnovi.it/node/48683

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WORKSHOP “Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri”

Applicazione delle Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri

16–17 maggio 2026
Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili – Palombara Sabina (RM)

Formazione specialistica sui chirotteri

Due giornate di formazione dedicate all’applicazione pratica delle Linee guida ISPRA per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri.

Il workshop riunisce professionisti ed esperti del settore, offrendo strumenti operativi concreti per la gestione, la cura e il recupero dei chirotteri.

Iscrizione

Modulo di iscrizione:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScgQedBPfbbaINvo9c93MWitBRnLB3PqvyV7VzTAR5NaCWVwQ/viewform?usp=publish-editor

Posti limitati. Le iscrizioni sono accettate fino a esaurimento.

Destinatari

Il workshop è rivolto a:

  • Medici veterinari
  • Operatori CRAS
  • Tecnici faunistici
  • Volontari specializzati

Crediti formativi

L’evento rilascia:
15 crediti SPC (Sviluppo Professionale Continuo) per veterinari – Provider ABIVET

È previsto il rilascio dell’attestato di partecipazione.


Programma

Due giornate dedicate a:

  • normativa e gestione sanitaria
  • rischi sanitari e sorveglianza
  • valutazione clinica e gestione delle lesioni
  • chirurgia nei chirotteri
  • gestione in cattività e riabilitazione
  • rilascio e confronto tra operatori

Programma completo:

https://drive.google.com/file/d/1g_ikJcRfs9bGrn-cC6dL2wjcLOYwi5s2/view?usp=drive_link

Quote di partecipazione

  • 100 € partecipanti esterni
  • 60 € soci Tutela Pipistrelli
  • 60+30 € per chi si iscrive come nuovo socio di Tutela Pipistrelli
  • 120 € quota sostenitore (iscrizione + donazione)

La conferma dell’iscrizione è subordinata al pagamento della quota.

Finalità

Il workshop è organizzato da Tutela Pipistrelli APS nell’ambito delle attività istituzionali e delle attività di raccolta fondi ai sensi dell’art. 7 del D.Lgs. 117/2017.

Il contributo di partecipazione sostiene:

  • recupero e riabilitazione dei chirotteri
  • gestione delle strutture di accoglienza
  • attività di conservazione e formazione

Patrocini

Il workshop è realizzato con il patrocinio di:

  • ISPRA
  • Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana
  • Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili
  • Società Italiana di Ecopatologia della Fauna
  • Scintilena

Informazioni utili

  • Iscrizione obbligatoria
  • Numero di posti limitato
  • Partecipazione richiesta a entrambe le giornate per il rilascio dei crediti

Regolamento completo:
https://drive.google.com/file/d/1GJ1XKxAOuHRLpaAbLWmjSiqy3iHqXryM/view?usp=drive_link

Iscriviti

Per partecipare al workshop, compila il modulo di iscrizione:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLScgQedBPfbbaINvo9c93MWitBRnLB3PqvyV7VzTAR5NaCWVwQ/viewform?usp=sharing&ouid=108586111237013882229

L'articolo Workshop Nazionale sui Chirotteri nel Parco dei Monti Lucretili: al via la formazione sulle linee guida ISPRA proviene da Scintilena.

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