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    Condividi Le cavità naturali del massiccio reggino come specchio dell’identità calabrese: dalle laure dei monaci basiliani alle esplorazioni contemporanee Il convegno che ha acceso i riflettori sul sottosuolo calabrese Il 10 aprile 2026, la Sala Conferenze del Collegio di Merito – dAeD dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria (UniRC) ha ospitato il convegno “Il sotterraneo come luogo di culto in Calabria”, curato da Francesco Stilo, Dottore di Ricerca presso UniRC. L’evento
     

Grotte dell’Aspromonte: patrimonio speleologico tra storia, spiritualità e ricerca scientifica

Apríl 11th 2026 at 07:00

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Le cavità naturali del massiccio reggino come specchio dell’identità calabrese: dalle laure dei monaci basiliani alle esplorazioni contemporanee


Il convegno che ha acceso i riflettori sul sottosuolo calabrese

Il 10 aprile 2026, la Sala Conferenze del Collegio di Merito – dAeD dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria (UniRC) ha ospitato il convegno “Il sotterraneo come luogo di culto in Calabria”, curato da Francesco Stilo, Dottore di Ricerca presso UniRC. L’evento è stato organizzato con il patrocinio di Italia Nostra – Sezione di Reggio Calabria e introdotto dal Prof. Daniele Colistra, Coordinatore del Dottorato di Ricerca in Architettura-dAeD. I saluti istituzionali sono stati portati dal Prof. Francesco Bagnato, Rettore del Collegio di Merito.

In tale occasione, il portale L’Altro Aspromonte di Alfonso Picone Chiodo ha presentato la propria mappa interattiva dedicata alle grotte del massiccio reggino. Uno strumento cartografico che raccoglie tutte le cavità censite nella provincia, aggiornato con nuove scoperte e corredato di schede tecniche.

Il simbolo scelto per l’evento è emblematico: una Virgo lactans proveniente dalla Chiesa di Sotterra di Paola (CS), affresco rupestre che sintetizza il legame profondo tra culto cristiano e spazio sotterraneo in Calabria.


Il Geoparco UNESCO: un massiccio geologicamente unico

Per comprendere le grotte dell’Aspromonte bisogna partire dalla geologia. Il Parco Nazionale dell’Aspromonte, istituito nel 1989, ha ottenuto il riconoscimento di Geoparco Mondiale UNESCO il 22 aprile 2021, in virtù della sua eccezionale storia geodinamica e sismotettonica. Il massiccio è un frammento della catena alpina separatosi da Spagna, Italia nord-orientale, Sardegna e Corsica in seguito a due cicli orogenici: un processo raro che conferisce all’area una singolarità unica nel Mediterraneo centrale.

Il parco si estende su circa 65.645 ettari e comprende 37 comuni. La vetta più alta, Montalto, raggiunge i 1.956 metri s.l.m. Le fiumare — i torrenti a regime torrentizio tipici della Calabria — hanno modellato nel tempo rocce, gole e cavità naturali. Sono proprio queste formazioni a costituire la cornice entro cui si sviluppa il patrimonio speleologico dell’Aspromonte.


La speleologia in Aspromonte: storia di un’esplorazione tardiva

L’Aspromonte è stato, paradossalmente, l’ultimo massiccio calabrese ad essere esplorato dagli speleologi. La relativa scarsità di terreni carsificabili aveva scoraggiato le ricerche sistematiche. Le indagini avviate negli anni Novanta del Novecento hanno poi rivelato scoperte inattese.

I protagonisti delle prime esplorazioni sono stati i fratelli Tassone di Piminoro, Nicola Sgambelluri di Siderno e Alfonso Picone Chiodo, che hanno individuato e documentato le prime cavità di rilievo. Un interesse per le grotte era già presente dagli anni Settanta, quando il Prof. Domenico Minuto aveva avviato studi sulle cavità medievali del territorio.

Dal 1985, la Sezione Aspromonte del Club Alpino Italiano (CAI) ha promosso la creazione di una Commissione Speleologica composta da soci esperti, tra cui Luigi Dattola, Alfonso Mammone e Pasquale Neri.

Nel 2005, su incarico dell’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria, la Commissione ha condotto uno studio sistematico su dodici cavità rappresentative del patrimonio speleologico reggino. Il progetto è stato realizzato con il supporto del Centro Regionale di Speleologia “Enzo dei Medici”, con la direzione scientifica del Prof. Felice Larocca, e con la collaborazione di Nicola Sgambelluri e Diego Festa. Le attività hanno incluso rilievi topografici, studi geomorfologici, compilazione di schede per il Catasto Grotte d’Italia e documentazione fotografica. In alcune fasi le esplorazioni sono state condotte in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici.

La scoperta più recente censita nella mappa è la Grotta dei Quatrari di Piminoro, nel territorio di Oppido Mamertina: la conferma che il potenziale esplorativo dell’Aspromonte è tutt’altro che esaurito.


Le grotte basiliane: il monachesimo rupestre tra VII e XII secolo

Il capitolo più ricco di significati storici è quello legato al monachesimo italo-greco. A partire dal VII-VIII secolo, a seguito delle persecuzioni iconoclaste dell’impero bizantino e delle invasioni arabe della Sicilia, ondate successive di monaci siro-melchiti, egiziani, siriani e italogreci si spinsero nelle regioni più isolate dell’Italia meridionale. L’Aspromonte, con le sue vallate selvagge, i boschi fitti e le numerose cavità rocciose, divenne un rifugio ideale.

La spiritualità che si diffuse era individuale e rupestre: non grandi monasteri costruiti secondo regole scritte, ma singoli eremiti che ricavavano le loro celle direttamente nelle fenditure della roccia. Vivevano seguendo la Regula di San Basilio Magno: preghiera liturgica, studio delle Scritture, lavoro manuale. Le laure e gli asceteri venivano adattati con giacigli, nicchie per icone e piccoli altari.

Tra i siti rupestri più significativi documentati nell’area aspromontana:

  • Asceterio di Pietra Cappa (Natile Vecchio di Careri): una grotta con tre aperture e due livelli interni scavati nella roccia, con giacigli e un ripiano a forma di altare nel livello superiore. Pietra Cappa è il monolite più alto d’Europa, con i suoi 829 metri di altezza.
  • Grotta di San Silvestro (Santo Stefano d’Aspromonte): un catino absidale di probabile epoca bizantino-normanna (XII secolo), posto sull’antica via che collegava la marina di Gallico al santuario di Polsi.
  • Grotte Basiliane di Bruzzano Vecchio (Bruzzano Zeffirio): romitori rupestri scavati tra l’VIII e il IX secolo da monaci anacoreti, presumibilmente provenienti dall’Armenia.
  • Grotta di San Jeiunio (Gerace): ogni anno al suo interno viene celebrata la liturgia greco-ortodossa, con una continuità devozionale che dura da secoli.
  • Eremo di San Nicodemo (Mammola): la piccola grotta in cui San Nicodemo (m. 990) visse il suo ultimo periodo, praticando penitenza e digiuno.

Il Santuario di Polsi: millenni di pellegrinaggio nel cuore dell’Aspromonte

Il Santuario della Madonna della Montagna di Polsi (San Luca) occupa un posto centrale nella spiritualità rupestre aspromontana. Situato a 862 metri s.l.m. nella vallata della fiumara del Bonamico, le sue origini risalgono al IX secolo, quando monaci bizantini fuggiti dalla Sicilia si insediarono ai piedi di Montalto.

La tradizione vuole che nell’XI secolo un pastore di nome Italiano, cercando una giumenta smarrita, scoprì un animale che dissotterrava una croce greca di ferro: nel luogo gli apparve la Beata Vergine col Bambino, che gli chiese di erigere una chiesa. La statua della Madonna della Montagna — in pietra tufacea — è tuttora venerata all’interno del santuario. Il 2 settembre, giorno della festa solenne, decine di migliaia di pellegrini da tutta la Calabria, dalla Sicilia e dalla diaspora meridionale si radunano a Polsi, facendone uno dei santuari mariani più frequentati del Mezzogiorno.


Un patrimonio mineralogico di rilevanza scientifica

Le grotte aspromontane custodiscono anche risorse mineralogiche di interesse scientifico. Lungo il torrente Valanidi, la località “A Petra Virdi” — la pietra verde — è caratterizzata da tonalità verde-blu dovute alla presenza di carbonati e solfati di rame. Tra i minerali rinvenuti figurano malachite, azzurrite, calcantite, serpierite e woodwardite, quest’ultimo particolarmente raro.

La storia estrattiva della zona risale al XIX secolo: l’opera di Melograni (1823) documenta già miniere gestite da operatori tedeschi lungo il Valanidi. Analisi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università della Calabria confermano che l’area offre un ambiente ideale per studiare processi di neoformazione minerale riprodotti altrove solo in laboratorio.


La mappa interattiva: uno strumento per la valorizzazione

Il lavoro di decenni di esplorazione è oggi consultabile attraverso la mappa interattiva disponibile su L’Altro Aspromonte. Lo strumento raccoglie tutte le grotte esplorate e studiate, con schede tecniche, topografie e fotografie. È in continuo aggiornamento e rappresenta, al momento, il censimento più completo delle cavità del territorio reggino.

La mappa si inserisce nel quadro istituzionale offerto dal riconoscimento UNESCO del Geoparco e dalla pubblicazione nel 2021 della Guida ai siti archeologici del Parco Nazionale dell’Aspromonte, con 44 siti censiti e schedati (autore Lino Licari, editrice Kaleidon).

Le grotte aspromontane sono palinsesti in cui si sovrappongono strati di storia: dai cacciatori paleolitici ai monaci basiliani, dai cercatori di minerali dell’Ottocento agli speleologi contemporanei. Capirle significa capire meglio l’identità di questo territorio.


Scopri la mappa delle grotte dell’Aspromonte:
? https://www.laltroaspromonte.it/cartografia/mappe/#grotte-aspromonte


Fonti consultate

  1. L’Altro Aspromonte – Mappa delle grotte: https://www.laltroaspromonte.it/grotte-dellaspromonte/
  2. L’Altro Aspromonte – Mappe interattive: https://www.laltroaspromonte.it/cartografia/mappe/
  3. L’Altro Aspromonte – La cupola di San Silvestro: https://www.laltroaspromonte.it/storie/la-cupola-di-san-silvestro/
  4. Scintilena – Grotta dei Quatrari di Oppido Mamertina: https://www.scintilena.com/grotte-e-speleologia-in-aspromonte-la-grotta-dei-quatrari-di-oppido-mamertina/06/09/
  5. Scintilena – Aspromonte: Tesori Minerali lungo il Torrente Valanidi: https://www.scintilena.com/aspromonte-tesori-minerali-e-memoria-storica-lungo-il-torrente-valanidi/01/18/
  6. Scintilena – Miniere dimenticate dell’Aspromonte: https://www.scintilena.com/miniere-dimenticate-dellaspromonte-storia-geologia-e-archeologia/07/13/
  7. Eremi e chiese rupestri d’Italia – Calabria: https://eremos.eu/index.php/calabria/
  8. Avvenire di Calabria – Itinerario basiliano in Aspromonte: https://www.avveniredicalabria.it/i-monaci-daspromonte-alla-scoperta-dellitinerario-basiliano/
  9. Meraviglie di Calabria – Santuario della Madonna di Polsi: https://www.meravigliedicalabria.it/destinazioni/il-santuario-della-madonna-di-polsi/
  10. Wikipedia – Santuario della Madonna di Polsi: https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_di_Polsi
  11. Comune di San Luca – Santuario di Polsi: https://www.comune.sanluca.rc.it/vivere-il-comune/luoghi/santuario-della-madonna-di-polsi/
  12. Grotte preistoriche Calabria – Itinerari Archeo Calabria: https://itinerariarcheocalabria.it/grotte-preistoriche/
  13. Patrimonio UNESCO – Geoparco dell’Aspromonte: https://www.patrimoniounesco.it/directory-tangibili/listing/geoparco-dellaspromonte/
  14. Geologia e Turismo – Parco dell’Aspromonte: https://geologiaeturismo.it/park/aspromonte/
  15. Calabria Direttanews – Grotte basiliane di Bruzzano Vecchio: https://www.calabriadirettanews.com/2023/08/24/le-grotte-basiliane-di-bruzzano-vecchio-un-tesoro-nascosto-nel-cuore-dellaspromonte/
  16. Giovanni Musolino, Santi eremiti italogreci. Grotte e chiese rupestri in Calabria, Rubbettino 2002: https://books.google.com/books/about/Santi_eremiti_italogreci.html?id=YZZ-20LOg1cC
  17. PDF Grotta del Pertuso d’Oro – L’Altro Aspromonte: https://www.laltroaspromonte.it/wp-content/uploads/2023/11/Pertuso-dOro.pdf
  18. Italia.it – Grotta del Romito a Papasidero: https://www.italia.it/it/calabria/papasidero/musei/grotta-del-romito
  19. inalto.org – Parco dell’Aspromonte: https://www.inalto.org/punti-di-interesse/parco-dellaspromonte

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  • “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”: una nuova collana digitale del CNR per raccontare gli Etruschi
    Condividi Una collana dedicata a “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” Nasce all’interno del Consiglio Nazionale delle Ricerche la nuova collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”, promossa dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) e pubblicata da CNR Edizioni.[1][2] La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” è strettamente legata al ciclo di convegni “L’acqua e gli Etruschi”, ospitati a Grotte di Castro (VT) tra il 2023 e il 2025 ne
     

“Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”: una nuova collana digitale del CNR per raccontare gli Etruschi

Apríl 9th 2026 at 06:00

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Una collana dedicata a “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”

Nasce all’interno del Consiglio Nazionale delle Ricerche la nuova collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”, promossa dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (ISPC) e pubblicata da CNR Edizioni.[1][2]

La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” è strettamente legata al ciclo di convegni “L’acqua e gli Etruschi”, ospitati a Grotte di Castro (VT) tra il 2023 e il 2025 nell’ambito del progetto PNRR “Scenari nuovi per borgo e territori antichi. Una comunità immagina il suo futuro”.[3][1]
L’obiettivo è raccogliere contributi scientifici dedicati alla civiltà etrusca, con particolare attenzione al rapporto tra territorio, acqua e paesaggio, in un’ottica di valorizzazione culturale e scientifica del mondo etrusco.[4][1]
Il titolo “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” torna in primo piano anche come elemento di riconoscibilità per la comunità di studio, grazie a una struttura editoriale stabile e a un comitato scientifico di area etruscologica.[2][1]

“Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” e il progetto PNRR a Grotte di Castro

La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” nasce come esito editoriale dei tre convegni “L’acqua e gli Etruschi” organizzati dal CNR-ISPC a Grotte di Castro, nel cuore della Tuscia viterbese.[5][1]
I convegni rientrano nel progetto PNRR “Scenari nuovi per borgo e territori antichi. Una comunità immagina il suo futuro”, dedicato alla rigenerazione culturale e sociale del borgo storico attraverso il patrimonio etrusco e le risorse idriche del territorio.[6][3]
Grotte di Castro è inserita nel programma nazionale “Attrattività dei borghi storici”, con un intervento che mira a collegare in rete beni architettonici legati all’acqua, percorsi paesaggistici e siti archeologici etruschi.[7][3]
In questo quadro, i volumi di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” restituiscono in forma scientifica i risultati delle ricerche e dei casi studio discussi durante le giornate di lavoro sul tema “acqua e patrimonio culturale”.[1][4]

I primi volumi della collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”

I titoli già usciti in “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” corrispondono agli atti dei convegni di Grotte di Castro, ciascuno con un focus tematico distinto.[2][1]

  • “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio – 1, 2023” raccoglie i contributi dedicati a Grotte di Castro e al suo territorio, con sezioni su contesto storico, necropoli, laboratori scientifici e attività con le comunità locali.[1]
  • “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio – 2, 2024” presenta gli atti del convegno “L’Acqua e gli Etruschi. Città, infrastrutture e approdi, tra acque interne e marittime”, con una serie di casi studio su porti, approdi fluviali e sistemi idraulici etruschi e italici.[4][1]
  • I volumi di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” circolano attraverso i canali ufficiali del CNR e sono descritti anche nel Catalogo 2025 delle pubblicazioni CNR, dove è indicata la direzione di collana affidata a Marco Arizza (CNR-ISPC).[8][2]

In tutti i casi, la collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” mette al centro il legame tra fonti archeologiche, lettura storica e interpretazione del paesaggio antico.[9][1]

“Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio”: una collana digitale e open access

Un tratto distintivo di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” è la scelta di una formula editoriale interamente digitale e open access, in linea con la strategia del CNR sull’accesso aperto alla letteratura scientifica.[10][1]
I volumi di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” sono consultabili e scaricabili gratuitamente dai portali istituzionali del CNR e dai repository dedicati, con licenze che ne permettono l’uso per studio e ricerca.[4][1]
Questo approccio rientra nelle politiche di CNR Edizioni, che sta orientando le proprie collane verso modelli di pubblicazione open, favorendo la massima circolazione dei contenuti e la loro interoperabilità con banche dati e piattaforme di ricerca.[10][2]
Per i temi trattati – etruscologia, archeologia del paesaggio, gestione delle risorse idriche antiche – la scelta di un formato digitale consente a “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” di raggiungere sia la comunità scientifica sia amministrazioni locali, musei, enti di tutela e associazioni territoriali.[3][1]

Una prospettiva aperta su storia, archeologia e paesaggio etrusco

Nel rispetto della missione scientifica dell’ISPC, “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” non si limita agli atti dei convegni ma rimane aperta alla pubblicazione di saggi, ricerche e progetti dedicati alla valorizzazione del territorio etrusco, della sua storia e del suo paesaggio.[11][1]
La collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” si configura così come uno spazio stabile per studi su necropoli, centri urbani, infrastrutture idrauliche, percorsi antichi e trasformazioni del paesaggio dall’età etrusca all’età romana.[9][1]
L’intreccio tra ricerca archeologica, piani di rigenerazione urbana e iniziative PNRR suggerisce che i futuri numeri di “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” potranno documentare anche nuove indagini, progetti museali e percorsi di fruizione legati all’Etruria meridionale e al bacino del Lago di Bolsena.[12][3]
Per un notiziario di settore interessato a patrimonio sotterraneo, cavità artificiali e archeologia di paesaggio, la collana “Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio” rappresenta un osservatorio privilegiato sulle connessioni tra acqua, insediamenti antichi e politiche contemporanee di valorizzazione.[13][1]

Fonti
[1] Fonti Etrusche. Storia, archeologia, paesaggio – CNR https://www.cnr.it/it/fonti-etrusche
[2] Catalogo 2025 | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/it/catalogo-2025
[3] Scenari nuovi per borgo e territori antichi – ISPC-CNR https://www.ispc.cnr.it/it_it/2022/11/02/scenari-nuovi-per-borgo-e-territori-antichi/
[4] L’Acqua e gli Etruschi Città, infrastrutture e approdi, tra acque … http://eprints.bice.rm.cnr.it/23504/
[5] L’Acqua e gli Etruschi. Città, infrastrutture e approdi, tra acque … https://www.aiac.org/eventi/lacqua-e-gli-etruschi-citta-infrastrutture-e-approdi-tra-acque-interne-e-marittime/
[6] Progetto di rigenerazione urbana a Grotte di Castro https://www.semidirigenerazione.it/bando-borghi-grotte-di-castro/
[7] BORGO STORICO GROTTE DI CASTRO*BORGO … – OpenPNRR https://openpnrr.it/progetti/212321/
[8] Catalogue 2025 | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/en/node/22376
[9] Grotte di Castro: L’acqua e gli Etruschi. Novità dal territorio e progetti … https://sabapviterboetruria.cultura.gov.it/grotte-di-castro-lacqua-e-gli-etruschi-novita-dal-territorio-e-progetti-di-valorizzazione/
[10] Open access | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/it/open-access
[11] Collane | Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – Cnr Ispc https://www.ispc.cnr.it/it_it/risultati/ispc-press/collane/
[12] L’acqua e gli Etruschi, a Grotte di Castro torna il convegno nazionale https://www.occhioviterbese.it/eventi/lacqua-e-gli-etruschi-a-grotte-di-castro-torna-il-convegno-nazionale-un-laboratorio-di-ricerca-e-comunita/
[13] L’acqua e gli Etruschi – Giornata mondiale dell’acqua – Scintilena https://www.scintilena.com/lacqua-e-gli-etruschi/03/16/
[29] Blera Archaeological Project: Studio dell’Urbanizzazione … https://www.scintilena.com/blera-archaeological-project-studio-dellurbanizzazione-etrusca-attraverso-indagini-multi-risoluzione-campagna-2025/10/01/
[30] Acqua e Grotte Inquinate: Un Incontro per la Settimana del … https://www.scintilena.com/acqua-e-grotte-inquinate-un-incontro-per-la-settimana-del-pianeta-terra/10/11/
[31] Nuova alleanza tra Società Speleologica Italiana e Istituto Centrale … https://www.scintilena.com/nuova-alleanza-tra-societa-speleologica-italiana-e-istituto-centrale-per-larcheologia-per-la-tutela-del-patrimonio-ipogeo/07/12/
[32] Il Decimo Convegno della Federazione Speleologica del … https://www.scintilena.com/lacqua-e-laria-scultori-delle-grotte-il-decimo-convegno-della-federazione-speleologica-del-lazio-indaga-sul-cambiamento-climatico-e-la-biodiversita-sotterranea/05/07/
[33] Archeologia Archivi – Pagina 2 di 71 https://www.scintilena.com/category/approfondimenti/archeologia/page/2/
[34] Acquae Imperatorum: dieci anni di esplorazioni speleosubacquee … https://www.scintilena.com/acquae-imperatorum-dieci-anni-di-esplorazioni-speleosubacquee-svelano-il-sistema-idrico-nascosto-di-roma/03/02/
[35] Archeologia Archivi – Pagina 46 di 72 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/archeologia/page/46/
[36] IX Convegno Nazionale di Speleologia in Cavità Artificiali – Scintilena https://www.scintilena.com/ix-convegno-nazionale-di-speleologia-in-cavita-artificiali-a-palermo-marzo-2020/08/02/
[37] Ambiente Archivi – Pagina 52 di 72 – Scintilena https://www.scintilena.com/category/ambiente/page/52/
[38] Congressi Archivi https://www.scintilena.com/category/congressi/
[39] #cnr_ispc #cnr_edizioni | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://it.linkedin.com/posts/consiglio-nazionale-delle-ricerche_cnrispc-cnredizioni-activity-7447251994362335233-0G2A
[40] Collane Archivi | Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – Cnr Ispc https://www.ispc.cnr.it/it_it/category/risultati/ispc_press/collane/
[41] Catalogo 2021 | Consiglio Nazionale delle Ricerche https://www.cnr.it/it/libri_pubblicati_2021
[42] Grotte di Castro inaugura la Casa di Comunità – Occhioviterbese https://www.occhioviterbese.it/eventi/grotte-di-castro-inaugura-la-casa-di-comunita-uno-spazio-per-costruire-il-futuro-del-borgo/

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  • Grotta dei Morti / Jama v Griži: carsismo, storia e tragedia sotto il Monte Spaccato
    Condividi Dal “Foro della Speranza” all’Abisso dei Morti: 160 anni di esplorazioni nel Carso Triestino Il 7 aprile 2026, la rubrica “Racconti dal Buio” di Radio Fragola accende i microfoni su uno degli abissi più carichi di storia del Carso triestino: la Grotta dei Morti, conosciuta in sloveno come Jama v Griži. Ospiti della puntata sono Moreno Tommasini e Maurizio Radacich del Club Alpinistico Triestino. Trieste Imperiale Senz’Acqua: la Città che Cercava il Timavo Nella sec
     

Grotta dei Morti / Jama v Griži: carsismo, storia e tragedia sotto il Monte Spaccato

Apríl 8th 2026 at 13:00

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Dal “Foro della Speranza” all’Abisso dei Morti: 160 anni di esplorazioni nel Carso Triestino

Il 7 aprile 2026, la rubrica “Racconti dal Buio” di Radio Fragola accende i microfoni su uno degli abissi più carichi di storia del Carso triestino: la Grotta dei Morti, conosciuta in sloveno come Jama v Griži. Ospiti della puntata sono Moreno Tommasini e Maurizio Radacich del Club Alpinistico Triestino.


Trieste Imperiale Senz’Acqua: la Città che Cercava il Timavo

Nella seconda metà dell’Ottocento, Trieste era una città in trasformazione rapida.

Dai seimila abitanti del 1754, la popolazione era più che triplicata entro il 1800, sotto la spinta del porto franco e del commercio imperiale.

L’acquedotto Teresiano, costruito per volere di Maria Teresa d’Austria, non bastava più. Le siccità estive tornavano periodiche e le autorità municipali dovevano intervenire con commissioni straordinarie.[1]

La soluzione sembrava nascosta sotto terra. Il Timavo — il fiume che nasce in Slovenia come Reka, scompare nelle grotte di San Canziano e riemerge presso San Giovanni di Duino dopo oltre quaranta chilometri di percorso sotterraneo — era un’ossessione idrologica per Trieste.

La scoperta nel 1841 del fiume sotterraneo nella Grotta di Trebiciano aveva alimentato la speranza di intercettarlo più vicino alla città.


Massimiliano d’Asburgo e l’Abate Richard: il Progetto Prende Forma

Nel dicembre 1861, Ferdinando Massimiliano d’Asburgo-Lorena — fratello dell’Imperatore Francesco Giuseppe, futuro imperatore del Messico, all’epoca residente nel suo Castello di Miramare — invitò di propria iniziativa l’abate francese Richard, noto rabdomante e idroscopo, a effettuare ricerche sul costone carsico.

Richard concluse nella sua relazione che il fiume sotterraneo «scorreva lungo il margine dell’altipiano, a poca distanza dalla città». Le indagini si concentrarono sul costone sopra Longera. Il Consiglio Municipale stanziò duemila fiorini. Il cantiere aveva trovato il suo sito: la grotta più vicina all’abitato, già nota ai locali per le correnti d’aria che ne scaturivano — ritenute segnale di grandi vuoti sotterranei.[1]


1862–1864: Tre Anni di Scavi con Cuoio, Mine e Aria Irrespirabile

I lavori iniziarono nel febbraio 1862 sotto la direzione degli ingegneri Vallon e De Rin. Tra gli operai vi era Luca Kralj, 43 anni, contadino di Trebiciano: era stato il primo speleologo a toccare il fiume sotterraneo nella Grotta di Trebiciano, appena un decennio prima. Tornava nel buio carsico, questa volta per cercarlo dall’alto.[1]

I materiali venivano sollevati in sacchi di cuoio. Le mine aprivano i passaggi. L’aria si faceva via via più rarefatta. A 245 metri di profondità, nell’ottobre 1863, fu raggiunta una fessura obliqua da cui proveniva il suono di un lontano stillicidio e la pulsazione dell’aria. Per tre volte la galleria si allagò fino a un metro, e l’acqua che si ritirava lasciava depositi di sabbia — segnale diretto della circolazione freatica carsica sottostante.[1]

Nel maggio 1864, a 254 metri di profondità, i lumi si spegnevano per mancanza di ossigeno. I lavori furono sospesi.[1]


28 Ottobre 1866: l’Esplosione e la Morte nei Gas Tossici

Dopo oltre un anno di iter burocratico per ottenere il materiale esplosivo, il 28 ottobre 1866 venne trasmessa la scintilla elettrica per far esplodere 400 funti di polvere (circa 200 kg) calati in fondo all’abisso. All’esterno non si udì alcun rimbombo. Le vedette postate nelle cavità circostanti non avvertirono nulla.[1]

Convinti che la carica non avesse funzionato, dopo 45 minuti Andrea Fernetich, Luca Kralj e Antonio Kralj scesero a verificare. L’esplosione aveva saturato la grotta di gas tossici. Un pompiere calato in soccorso trovò a 130 metri il corpo di uno dei tre, senza traccia degli altri due.[1]

L’8 novembre 1866, quattro uomini di Corgnale scesero per recuperare le salme, accompagnati dal custode Matteo Kralj — figlio o nipote di uno dei caduti. A 70 metri i gas li costrinsero alla fuga. Matteo Kralj non tornò più su. L’ingresso fu chiuso con un masso, alle famiglie fu assegnata una misera pensione e la grotta prese il suo nome definitivo: Grotta dei Morti.[2][1]


Le Esplorazioni Speleologiche: un Secolo di Tentativi

Il Club Touristi Triestini (1894) e i Resti delle Vittime

Nel 1894 il Club Touristi Triestini visitò la cavità, rinvenendo alcuni resti delle vittime. Le autorità vietarono il recupero. Il crollo di parte dei detriti aveva intanto ostruito la galleria finale.[2]

Ottanta Tonnellate di Pietrame Rimosse nel 1957

Nel 1957 il Gruppo Grotte “Carlo Debeljak” affrontò l’abisso con sei mesi di lavoro e la rimozione di oltre 80 tonnellate di materiale dalla base del primo pozzo. Il limite del 1894 non fu comunque superato.[1]

Il Club Alpinistico Triestino Raggiunge il Fondo nel 2005

Nel 2005, dopo 139 anni, un gruppo di speleologi del Club Alpinistico Triestino raggiunse il punto dell’esplosione e si spinse oltre. Le ossa dei quattro lavoratori si trovano ancora sparse lungo i ripiani della cavità. Non sono mai state recuperate.[3]

Nel 2001, la Commissione Grotte “E. Boegan”, su iniziativa di Luciano Filipas, aveva posto sull’imbocco della grotta una targa con i quattro nomi e le due date: 28 ottobre e 8 novembre 1866.[2]

Nel 2016, Daniela Perhinek, Maurizio Radacich e Moreno Tommasini del CAT pubblicarono il libro «La Caverna sotto il Monte Spaccato. Da Foro della Speranza a Grotta dei Morti» — la ricostruzione completa di centocinquanta anni di esplorazioni, tragedie e speranze speleologiche.[3]


Carsismo: il Fenomeno che ha Scavato l’Abisso

Il Carso Triestino come Laboratorio del Mondo

Il termine “carsismo” deriva proprio dal Carso triestino, la regione dove questo fenomeno fu descritto sistematicamente per la prima volta. Rocce calcaree, acqua e anidride carbonica: tre elementi che, interagendo per milioni di anni, hanno creato l’altopiano carsico con le sue doline, gli inghiottitoi e i sistemi di gallerie sotterranee. L’acqua meteorica, arricchendosi di CO2, forma acido carbonico che dissolve il carbonato di calcio e lo asporta sotto forma di bicarbonato solubile.

Il Carso Triestino: Calcari Marini dal Cretacico all’Eocene

Il Carso triestino è costituito da rocce sedimentarie carbonatiche di origine marina: calcari, calcari dolomitici e dolomie, di età compresa tra il Cretacico superiore e l’Eocene. La scomparsa della coltre di flysch — alternanza di arenarie e marne — che copriva i sottostanti calcari è stata determinante per l’evoluzione carsica. L’altopiano è caratterizzato dall’assenza quasi totale di idrografia superficiale: l’acqua scompare rapidamente nel sottosuolo attraverso fessure, doline e inghiottitoi.

Le Forme del Carsismo: Doline, Pozzi e Concrezioni

Le morfologie superficiali del carsismo includono doline (depressioni a imbuto), uvale (più doline fuse insieme), polje (vaste depressioni pianeggianti), karren (solchi di dissoluzione sulla roccia) e inghiottitoi. Nel sottosuolo, la dissoluzione crea abissi a sviluppo prevalentemente verticale — come la Grotta dei Morti — oppure gallerie sub-orizzontali, condotte freatiche sommerse e sale ornate da stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni calcitiche.

La zona epifreatica — oscillante tra zona vadosa e freatica a seconda delle stagioni — è soggetta sia a dissoluzione chimica che a erosione meccanica. Le allagazioni temporanee registrate nella Grotta dei Morti durante gli scavi del 1862–1864 erano probabilmente manifestazioni di questa circolazione, non ancora compresa nella sua complessità dall’epoca. Il percorso completo del Timavo nel sottosuolo carsico rimane ancora oggi oggetto di ricerca attiva.


Radio Fragola e “Racconti dal Buio”: la Speleologia ogni Martedì in Onda

“Racconti dal Buio – Carsismo e Speleologia raccontati da chi indaga i misteri del mondo sotterraneo” va in onda ogni martedì alle ore 20:00 su Radio Fragola (FM 104.6–104.8 a Trieste, streaming su www.radiofragola.com). La rubrica propone 60 minuti dedicati a grotte, acque sotterranee, Carso triestino, fauna ipogea e sotterranei urbani, con ospiti che intrecciano geologia, biologia, storia e archeologia. Il progetto, avviato a gennaio 2026, porta la speleologia a un pubblico più ampio.

Moreno Tommasini è direttore della Scuola di Speleologia del Club Alpinistico Triestino e istruttore di tecnica speleologica. Maurizio Radacich è speleologo del CAT e coautore del libro del 2016 sulla Grotta dei Morti. Entrambi fanno parte del gruppo che nel 2005 ha compiuto le esplorazioni più recenti della cavità. Il Club Alpinistico Triestino APS è attivo dal 1945.[3]



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Al Raduno Nazionale di Speleologia di Costacciaro sarà presente lo stand degli Alcolisti Anonimi

Apríl 1st 2026 at 05:00

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Test e esami psicofisici nelle tre serate allo speleobar

Attenzione questo articolo è un pesce d’aprile, la notizia non è vera.

Costacciaro (PG) – Novità assoluta per il prossimo Raduno Nazionale di Speleologia, in programma a fine ottobre 2026 a Costacciaro.

Per la prima volta nella storia dell’evento, sarà presente uno stand informativo degli Alcolisti Anonimi, all’interno dell’area espositiva dedicata alla prevenzione, alla salute e alla sicurezza in grotta.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra l’Associazione Ipogenica, organizzatrice del raduno, e le associazioni Speleopolis e Tetide, che da anni promuovono campagne per la sicurezza e la consapevolezza nel mondo speleologico.

L’idea di coinvolgere gli Alcolisti Anonimi è maturata nel corso dei recenti incontri preparatori, dove è emersa la necessità di affrontare con maggiore attenzione i temi del consumo responsabile di alcolici e dell’impatto che l’abuso può avere sulle capacità cognitive e motorie degli speleologi, sia durante le attività in grotta sia nei momenti conviviali dei raduni.

Una seria riflessione sul mancato potenziale esplorativo, sciupato a causa di comportamenti che minano la prestazioni degli individui che praticano questa disciplina.

Nel mirino, e a rischio esclusione dal raduno, orsetti gommosi e birra artigianale dalle Marche, grappe dei Lemuri, il carretto delle grappe trentine di Daniele Sieghel, il carretto degli Zuccherini degli aquilani, la birra artigianale dei piemontesi, i manzitos dei Lombardi e il Gran Pampel dei triestini.

Durante l’evento, i volontari della Croce Rossa Italiana saranno presenti per distribuire kit gratuiti di autotest per la misurazione del tasso alcolemico.

Inoltre, chi lo desidera potrà sottoporsi, in modo volontario e anonimo, a valutazioni psico?fisiche per verificare il livello di lucidità e riflessi, con il supporto di personale sanitario qualificato.

Secondo gli organizzatori, lo stand rappresenterà «un importante strumento di sensibilizzazione e prevenzione», con l’obiettivo di tutelare la sicurezza individuale e collettiva, promuovendo una cultura di maggiore responsabilità.

Il tema della salute, del comportamento consapevole e della prevenzione accompagnerà diversi momenti del raduno, sia negli incontri tecnici che nelle attività divulgative aperte al pubblico.

Fonte: Associazione Ipogenica – Speleopolis – Tetide
Redazione Scintilena, 1 aprile 2026


Approfondimenti correlati

  • “Speleologia e sicurezza: formazione e prevenzione” – progetto nazionale di aggiornamento tecnico promosso dalla Commissione Medica di Scintilena.
  • “Mobilità e riflessi sotto sforzo: la fisiologia delle esplorazioni ipogee” – studio condotto dalla USL Umbria 4 di Costacciaro e del Monte Cucco.
  • “Comportamenti a rischio e sicurezza condivisa nei raduni speleologici” – linee guida pubblicate da Speleopolis.
  • “Croce Rossa e speleologi: collaborazione per la tutela della salute durante i grandi eventi” – intervista a volontari e operatori sanitari.

Fonti:

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