“Sopra e sotto il Carso”, online il numero di agosto 2026: ricerca, esplorazioni e memoria speleologica
Dalla nuova Giornata Internazionale delle Grotte e del Carso agli studi su microplastiche e acquiferi, passando per Acqua Negra e Campo InGrigna! 2026: un numero ricco di scienza, attività e storia della speleologia
Dalla nuova Giornata Internazionale delle Grotte e del Carso agli studi su microplastiche e acquiferi, passando per Acqua Negra e Campo InGrigna! 2026: un numero ricco di scienza, attività e storia della speleologia
Ad aprire il numero è una notizia di particolare rilievo per l’intera comunità speleologica internazionale: l’istituzione della Giornata Internazionale delle Grotte e del Carso, che sarà celebrata ogni anno il 13 settembre. George Veni, past president UIS, ricorda come il risultato sia maturato dagli sforzi sviluppati durante e dopo l’Anno Internazionale delle Grotte e del Carso, con l’obiettivo di accrescere nel mondo la conoscenza, lo studio e la protezione degli ambienti carsici.
Ampio spazio è riservato alla ricerca scientifica. Graziano Cancian presenta le osservazioni microscopiche e le analisi in spettrometria gamma effettuate su sedimenti della Grotta in parete presso baita Carosez, nelle Prealpi Giulie. Le indagini mettono in evidenza componenti prevalentemente silicee, possibili pseudomorfosi di goethite dopo pirite e radionuclidi naturali che suggeriscono l’interesse di future misure dirette del radon nella cavità.
Valentina Balestra affronta invece il tema sempre più attuale della presenza di microplastiche e microfibre negli ambienti carsici. I dati riportati mostrano come particelle provenienti dalle attività di superficie possano essere trasportate dalle acque meteoriche e raggiungere le grotte attraverso infiltrazioni e stillicidi, ribadendo la stretta relazione fra ciò che avviene all’esterno e la qualità degli ecosistemi sotterranei.
L’acqua è protagonista anche dell’intervento di Rino Semeraro sul ruolo della speleologia nella conoscenza degli acquiferi carsici, un tema che assume un peso crescente di fronte ai periodi siccitosi, all’abbassamento delle falde e agli effetti del cambiamento climatico. L’autore sottolinea come l’esplorazione debba sempre più integrarsi con monitoraggi, documentazione e ricerca scientifica, riaffermando il ruolo degli speleologi come veri e propri “geografi del sottosuolo”.
Seguono le novità del Progetto Acqua Negra, ricerca multidisciplinare dedicata al bacino idrogeologico del Torrente La Foce nelle Prealpi Carniche. Le esplorazioni subacquee hanno raggiunto un sifone profondo 77 metri, dal quale si sviluppa una lunga galleria sommersa; nell’estate 2026 sono inoltre proseguiti rilievi e documentazione, con nuove centinaia di metri topografate.
Nel numero trova spazio anche il Campo InGrigna! 2026, svoltosi dall’8 al 20 agosto sulla Grigna Settentrionale. Numerose squadre italiane e straniere hanno lavorato contemporaneamente su diversi fronti del Moncodeno, tra esplorazioni, risalite, traversi, disostruzioni, nuovi ingressi e rilievi. Tra i risultati più significativi figurano gli avanzamenti nell’Abisso Alberto Buzio, che ha superato i 300 metri di profondità, e nuove prosecuzioni in diverse cavità del massiccio, alimentando ancora una volta l’ipotesi di sistemi sotterranei sempre più vicini fra loro.

Completano il fascicolo un viaggio nella speleologia degli anni Settanta, un articolo sulla Grotta del Lago Bianco, le pagine dedicate agli speleocollezionisti e agli annulli postali figurativi legati alle grotte, recensioni e segnalazioni librarie, l’approfondimento su Contovello, gli aggiornamenti della biblioteca virtuale e un intenso ricordo di Giorgio Geromet, figura eclettica della cultura goriziana, scrittore, ricercatore, artista e collezionista.
E naturalmente l’attesissima cronaca dell’attività del Centro Seppenhofer, che nel corso di agosto ha visto soci impegnati in ricerche di nuove cavità, esplorazioni, monitoraggi, disostruzioni e progetti sulle cavità artificiali del territorio goriziano.
Il numero di agosto di “Sopra e sotto il Carso” restituisce così un’immagine molto ampia della speleologia contemporanea: esplorare resta fondamentale, ma significa sempre più anche misurare, documentare, studiare, conservare la memoria e contribuire alla tutela di un patrimonio sotterraneo intimamente collegato alla vita in superficie.
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