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Stillicidio n. 3: esplorare significa anche raccontare

August 8th 2026 at 05:00

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È già al terzo numero di Stillicidio, il notiziario online del Gruppo Triestino Speleologi APS.

La pubblicazione conferma la propria identità editoriale: non limitarsi a documentare l’attività sociale, ma trasformare esplorazioni, ricerche e iniziative culturali in strumenti di divulgazione.

L’editoriale, significativamente intitolato “Divulgare”, chiarisce subito la filosofia del numero. Scoprire nuove cavità, rilevarle e studiarle è fondamentale, ma altrettanto importante è condividere i risultati con un pubblico sempre più ampio. La divulgazione viene interpretata nelle sue molteplici forme: pubblicazioni, conferenze, mostre, accompagnamenti in grotta e perfino attraverso un curioso excursus storico dedicato alle figurine Liebig, interessante esempio di comunicazione scientifica del passato.

Il tema ritorna già nelle prime pagine dedicate al corso nazionale SSI di III livello sulla documentazione speleologica, organizzato a Bologna. L’articolo evidenzia come oggi, accanto all’esplorazione, diventi essenziale saper reperire fonti attendibili, consultare archivi e costruire una documentazione rigorosa.

Colpisce anche una riflessione molto attuale: la necessità di conoscere gli strumenti bibliografici senza affidarsi esclusivamente all’intelligenza artificiale.

Naturalmente anche l’esplorazione è protagonista. Diverse pagine raccontano i cantieri aperti sul Carso triestino e sloveno: dalla grotta presso la cava Skabar di Monrupino, dove anni di lavori hanno consentito di completare il rilievo della cavità, ai nuovi scavi nella vecchia cava di Lipica, fino alla promettente Dretov dol, dove un ingresso soffiante ha portato alla scoperta di una caverna riccamente concrezionata e ancora in fase di esplorazione. Sono cronache essenziali ed efficaci, accompagnate da rilievi e fotografie che restituiscono il carattere concreto del lavoro degli speleologi.

Escursione alle Grotte di San Canziano (Skocjanske jame), una delle attività divulgative raccontate nel numero

Interessante anche il resoconto delle verifiche nella Jama z verigo pri Jegnu, sul Monte Taiano/Slavnik. Oltre all’indagine sulla corrente d’aria che alimenta la cavità, emerge la presenza di un importante deposito di ossa, elemento che lascia intuire possibili sviluppi interdisciplinari tra speleologia e paleontologia.

Accanto alle esplorazioni, Stillicidio dedica spazio alle attività di aggiornamento del Catasto Speleologico Regionale del Friuli Venezia Giulia: il lavoro degli speleologi non consiste soltanto nello scoprire nuove grotte, ma anche nel verificare dati, correggere posizioni, aggiornare rilievi e documentare lo stato del patrimonio ipogeo. È un’attività meno evidente, ma fondamentale per la conoscenza e la memoria del territorio carsico.

La divulgazione torna protagonista nel servizio dedicato al Festival dell’Acqua di Staranzano, dove il Gruppo Triestino Speleologi ha contribuito variamente, sia con installazioni artistiche, sia con una conferenza dedicata al ruolo delle grotte come possibili rifugi climatici. Un esempio riuscito di dialogo tra ricerca scientifica, arte contemporanea e sensibilizzazione ambientale.

Il Gruppo Triestino Speleologi al Festival dell’Acqua di Staranzano

Con questo terzo numero, Stillicidio si conferma quale diario dell’attività del Gruppo Triestino Speleologi e, soprattutto, come strumento di comunicazione efficace, che trasforma l’esperienza dell’esplorazione in patrimonio condiviso.

La rivista è consultabile gratuitamente in versione sfogliabile e scaricabile all’indirizzo: https://gtspeleo.it/stillicidio-numero-3-2026

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