Velebit settentrionale, il ghiaccio permanente arretra: conclusa la spedizione speleologica 2026
Nel Parco Nazionale croato esplorate e documentate 33 cavità da 51 speleologi di cinque Paesi. La campagna, guidata da Ema Buljan e Olga Jerkovic Peric, prosegue un filone di ricerca che Scintilena segue da anni. A giugno avevamo raccontato la spedizione nel Velebit centrale.
Il Velebit torna sulle pagine di Scintilena, questa volta con nuovi dati provenienti dal settore settentrionale della grande catena carsica croata. Del resto, abbiamo già parlato parecchio dello stesso filone di ricerche.
Nel 2024 avevamo annunciato la spedizione “Northern Velebit 2024”, sottolineando come tra gli obiettivi ci fosse proprio il monitoraggio delle grotte con ghiaccio e delle particolari condizioni microclimatiche del sottosuolo.
Già nel 2023 avevamo affrontato il problema dello scioglimento del ghiaccio millenario nelle grotte del Velebit. Un dato che avevamo poi richiamato anche nell’articolo dedicato alla spedizione Velez 2026 in Bosnia-Erzegovina: nel Velebit il livello del ghiaccio in alcune cavità era diminuito di tre metri nell’arco di due anni.
Abbiamo seguito a lungo le esplorazioni nel Velebit settentrionale e nella Jama Nedam, raccontando, tra le altre, le campagne del 2019 e del 2021, quando le esplorazioni raggiunsero la profondità di -1.250 metri.
Più recentemente, nel giugno 2026, abbiamo invece parlato della campagna estiva Srednji Velebit 2026, dedicata al Velebit centrale. Si tratta quindi ora di una spedizione diversa da quella di cui arrivano ora i risultati, svolta nel Parco Nazionale del Velebit settentrionale.
Trentatré cavità esplorate nel Velebit settentrionale
La nuova campagna speleologica, durata due settimane, si è svolta nel Parco Nazionale del Velebit settentrionale sotto la guida di Ema Buljan e Olga Jerkovic Peric, della Sezione Speleologica del PDS Velebit e della Commissione Speleologica croata, con il sostegno del Parco Nazionale.
Alla spedizione hanno partecipato 51 speleologi appartenenti a dieci associazioni, provenienti da Croazia, Austria, Stati Uniti, Portogallo e Bosnia-Erzegovina.
Nel corso delle attività sono stati esplorati e documentati 33 oggetti speleologici, per una profondità complessiva di circa 1.100 metri. Sono stati inoltre integrati e aggiornati i dati relativi a cavità già conosciute.
L’esplorazione non rappresentava però l’unico obiettivo della campagna. Una parte importante del lavoro è stata dedicata al monitoraggio delle condizioni microclimatiche delle cavità, alla presenza del ghiaccio permanente e allo studio delle relazioni tra gli ambienti sotterranei profondi e gli ecosistemi di superficie.
Ghiaccio antico fino a 3.000 anni
Il Velebit settentrionale presenta condizioni climatiche particolarmente severe. Secondo i dati raccolti durante la spedizione, gli inverni continuano a essere estremamente freddi: in uno dei punti monitorati, nell’ultimo anno, è stata registrata una temperatura minima di circa -22 °C.
Anche durante l’estate il massiccio figura tra le aree più fredde della Croazia.
In alcune zone degli Hajducki kukovi, l’aria fredda che continua a fuoriuscire dalle cavità durante la stagione estiva ha consentito alla neve di conservarsi fino al mese di agosto, una testimonianza delle eccezionali condizioni microclimatiche che caratterizzano il carsismo d’alta quota del Velebit settentrionale.
Le basse temperature invernali contribuiscono a mantenere condizioni fredde anche nel sottosuolo. In alcune cavità si conserva infatti ghiaccio permanente la cui età, sulla base delle ricerche precedenti, viene stimata tra 400 e 3.000 anni.
In alcune cavità il ghiaccio è scomparso
Le temperature molto basse, tuttavia, non sembrano sufficienti a proteggere completamente questi depositi.
I monitoraggi stanno mostrando variazioni nella quantità e nel livello del ghiaccio permanente presente in alcune cavità. Secondo Dalibor Paar, della Facoltà di Scienze dell’Università di Zagabria, in alcune grotte viene registrata una diminuzione più marcata del livello del ghiaccio, mentre in determinati siti il ghiaccio permanente è ormai completamente scomparso.
Il dato acquista particolare significato proprio alla luce delle osservazioni condotte negli anni precedenti. Il monitoraggio continuativo permette infatti di distinguere le oscillazioni stagionali dalle trasformazioni che interessano il sistema sotterraneo su periodi più lunghi.
Le grotte e gli abissi del Velebit diventano così anche archivi naturali delle trasformazioni climatiche, nei quali ghiaccio, temperatura e circolazione dell’aria possono fornire informazioni preziose sull’evoluzione dell’ambiente montano.
Esplorazione e ricerca sul clima sotterraneo
La campagna 2026 conferma quindi la caratteristica consolidata delle spedizioni nel Velebit: esplorazione speleologica e ricerca scientifica procedono insieme.
Accanto alla ricerca di nuove prosecuzioni e alla documentazione delle cavità, gli speleologi stanno costruendo serie di osservazioni utili a comprendere come le variazioni climatiche superficiali possano propagarsi negli ambienti profondi.

I dati raccolti nel Parco Nazionale del Velebit settentrionale contribuiranno allo studio degli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi sotterranei e superficiali e potranno essere utilizzati anche per attività divulgative ed educative dedicate al patrimonio naturale croato.
Per Scintilena si tratta dunque della continuazione di una storia che seguiamo da diversi anni: dalle grandi esplorazioni profonde della Jama Nedam al monitoraggio delle cavità glaciali, fino alle campagne del Velebit centrale e settentrionale del 2026.
E proprio il ghiaccio antico del Velebit, conservato per secoli o millenni nel buio delle cavità, sta diventando uno degli indicatori più evidenti dei cambiamenti in corso.
Fonte: Portal.hr / Green Croatia – HINA, Lara Horvat https://www.portal.hr/en/novosti/trisedma/112071-ekspedicija-sjevernom-velebitu-razina-stalnog-leda-smanjuje
Dati della spedizione: Sezione Speleologica PDS Velebit e Commissione Speleologica croata.
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