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    Condividi Immagine di copertina distribuita sotto Licenza Creative Commons Scoperta nel maggio 2022 la trentesima dolina carsica della contea di Leye: sul fondo, alberi alti 40 metri e tre grotte nelle pareti. Potrebbe ospitare specie animali e vegetali mai catalogate dalla scienza Nel maggio 2022, una squadra di speleologi in Cina ha calato le corde in una voragine e ha trovato sul fondo un mondo che sembrava non aver mai visto la luce del sole: alberi alti come edifici di dieci p
     

Doline Carsiche nel Guangxi: nel Geoparco UNESCO di Leye-Fengshan ce n’è una con una foresta vergine sul fondo

Máj 1st 2026 at 09:00

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Immagine di copertina distribuita sotto Licenza Creative Commons

Scoperta nel maggio 2022 la trentesima dolina carsica della contea di Leye: sul fondo, alberi alti 40 metri e tre grotte nelle pareti. Potrebbe ospitare specie animali e vegetali mai catalogate dalla scienza


Nel maggio 2022, una squadra di speleologi in Cina ha calato le corde in una voragine e ha trovato sul fondo un mondo che sembrava non aver mai visto la luce del sole: alberi alti come edifici di dieci piani, felci giganti, e un silenzio che nessun essere umano aveva mai rotto prima. Era la trentesima dolina carsica scoperta nella stessa contea. Probabilmente non sarà l’ultima.[1][2]


Il Geoparco UNESCO di Leye-Fengshan: 30 doline carsiche in un unico territorio

Il Geoparco di Leye-Fengshan si trova nella regione autonoma di Guangxi Zhuang, nel sud della Cina. È incastonato tra l’Altopiano Yunnan-Guizhou e il Bacino del Guangxi.[3]

Nel 2010 è entrato a far parte della Rete Mondiale dei Geoparchi UNESCO. Nel 2018 è stato rivalidato. La denominazione ufficiale lo descrive come “il territorio delle grotte e del ponte naturale più lungo del mondo”.[4][5][3]

Le rocce del parco sono prevalentemente sedimentarie. Oltre il 60% è costituito da carbonati di spessore superiore a 3.000 metri, risalenti al Devoniano e al Permiano. Questa configurazione geologica ha favorito, in decine di milioni di anni, la formazione di sistemi carsici tra i più spettacolari del pianeta.[3]

Le forme carsiche presenti nel parco sono molteplici: doline carsiche, canyon, poljes, fiumi sotterranei e sorgenti. Il cluster di Dashiwei comprende da solo 35 doline collassate lungo il corso del fiume sotterraneo Bailang. La più imponente raggiunge i 600 metri di larghezza e 613 metri di profondità.[3]

Con la scoperta di maggio 2022, il numero di doline giganti note nella sola contea di Leye è salito a 30.[2][6]


La scoperta del maggio 2022: la dolina 306×150×192 m classificata “large sinkhole”

La scoperta è avvenuta durante un’esplorazione condotta dall’Institute of Karst Geology of China Geological Survey. Zhang Yuanhai, ingegnere senior dell’istituto, ha reso pubblici i dati ufficiali.[6][1]

La dolina carsica si trova vicino al villaggio di Ping’e, nel circondario di Luoxi. Misura 306 metri di lunghezza, 150 metri di larghezza e 192 metri di profondità. Il volume supera i 5 milioni di metri cubi: l’equivalente di circa 2.000 piscine olimpioniche.[7][8][1]

Per le sue dimensioni, la struttura rientra nella categoria ufficiale delle large sinkhole. Nella terminologia cinese, queste voragini giganti vengono chiamate tiankeng, che significa “pozzo celeste”.[8][9][1]

Il team ha raggiunto il fondo della dolina carsica dopo aver sceso in corda singola più di 100 metri di parete verticale, proseguendo poi a piedi per diverse ore attraverso la vegetazione. L’intera spedizione si è conclusa in sicurezza la sera stessa.[2][8]


Gli alberi di 40 metri sul fondo: la foresta vergine intatta

Chen Lixin, leader della spedizione del team Guangxi 702, ha descritto il paesaggio incontrato sul fondo. Gli alberi antichi cresciuti nella dolina raggiungono quasi 40 metri di altezza.[6][2]

La vegetazione arbustiva densa arriva all’altezza delle spalle. Per muoversi all’interno della foresta vergine è stato necessario aprire un varco tra le piante.[2]

Le condizioni che hanno permesso questo sviluppo biologico sono ben precise. Sul fondo della dolina carsica arriva abbastanza luce solare. La materia organica in decomposizione fornisce sostanze nutritive in modo continuo. L’acqua non manca: i sistemi carsici funzionano come acquiferi naturali.[10][11]

Temperature elevate e umidità costante completano un ecosistema stabile e produttivo. Questo isolamento ha consentito alle specie vegetali e animali di evolversi in modo autonomo rispetto alla superficie.[11]

George Veni, direttore esecutivo del National Cave and Karst Research Institute, ha dichiarato al Washington Post che la foresta potrebbe ospitare specie animali di piccole dimensioni ancora sconosciute alla scienza. Chen Lixin ha aggiunto: “Non sarei sorpreso di scoprire che in queste grotte vi sono specie che non sono mai state segnalate o descritte dalla scienza fino ad ora”.[12][13][14]


Le tre grotte nelle pareti: come le aperture svelano l’evoluzione della dolina

Durante l’esplorazione del fondo e delle pareti, il team ha individuato tre grandi aperture. Zhang Yuanhai le ha descritte come i resti delle prime fasi evolutive della dolina carsica.[1][2]

Queste cavità laterali non sono un elemento secondario. Raccontano la storia geologica della voragine. Ogni apertura corrisponde a una fase in cui la cavità sotterranea preesistente si è aperta verso l’interno, prima che il soffitto cedesse definitivamente.[9][15]

In giugno 2022 è stata condotta una seconda spedizione con un team allargato e una troupe televisiva. Gli esploratori sono penetrati nelle tre aperture e hanno trovato cavità interne già collassate. Questo dato conferma l’ipotesi sull’evoluzione per fasi successive.[15]

La presenza di grotte laterali è un elemento tipico dei tiankeng più complessi. Indica che il sistema carsico sotterraneo ha avuto un percorso evolutivo articolato nel tempo.[9]


Come il carsismo costruisce le doline carsiche passo dopo passo

Le doline carsiche si formano attraverso un processo che può durare migliaia o milioni di anni. La roccia coinvolta è quasi sempre il calcare, composto da carbonato di calcio.[16][17]

L’acqua piovana, assorbendo anidride carbonica dall’atmosfera e dal suolo, diventa leggermente acida. Questa soluzione di acido carbonico attacca chimicamente il carbonato di calcio, trasformandolo in bicarbonato di calcio solubile. Il materiale viene poi disciolto e trasportato via dall’acqua.[18][16]

Il processo scava lentamente fessure sempre più ampie. Col tempo, si formano cavità e gallerie sotterranee percorse da fiumi. Quando il tetto di una cavità diventa troppo sottile per reggersi, collassa. Si apre così la dolina carsica in superficie.[17][9]

Nel caso dei tiankeng come quelli di Leye-Fengshan, il processo è amplificato dalla presenza di fiumi sotterranei. L’acqua che scorre nel sottosuolo rimuove i detriti del crollo, impedendo che la voragine si riempia e permettendole di mantenersi aperta e profonda.[9]

La roccia del Guangxi ha subito questo processo per circa 70 milioni di anni. Il risultato è una concentrazione di doline carsiche senza eguali nel mondo.[5]


Speleologia in Cina: il Guangxi come laboratorio mondiale del carsismo

La Cina detiene la maggior parte dei tiankeng conosciuti sul pianeta. Dopo Cina, le regioni con la più alta densità di queste strutture sono il Messico e la Papua Nuova Guinea.[8][9]

Il Geoparco di Leye-Fengshan ha già attratto spedizioni internazionali. Anche speleologi italiani hanno esplorato l’area, nel 2017.[11]

Le tecnologie di rilevamento si sono evolute rapidamente. La dolina scoperta nel 2022 è stata individuata attraverso immagini satellitari e fotografie da drone, prima di essere confermata sul campo. La ricercatrice Wu Hongying, nota come “Crow”, ha identificato la struttura a partire dalle immagini aeree.[7][15]

Il lavoro sul campo nella dolina carsica appena scoperta non si è fermato alla prima spedizione. L’Institute of Karst Geology ha avviato un programma di ricerca su flora, fauna e sviluppo geologico della voragine. Gli obiettivi includono la valutazione del valore scientifico e conservativo dell’ecosistema.[7]

Il Guangxi rimane oggi uno degli scenari più attivi per la speleologia in Cina e nel mondo. La trentesima dolina carsica di Leye è solo l’ultima di una lunga serie. Secondo gli esperti, il territorio ne custodisce ancora molte altre, ancora da individuare.[3][9]


Fonti principali: Xinhua News Agency, China Daily, Institute of Karst Geology of China Geological Survey, UNESCO Global Geopark – Leye-Fengshan, Scintilena.com[4][10][1][2][3]

Fonti
[1] Cina, scoperta enorme dolina carsica: sul fondo una foresta fossile https://tg24.sky.it/mondo/2022/05/12/cina-dolina-carsica
[2] Giant karst sinkhole discovered in China’s Guangxi https://regional.chinadaily.com.cn/guangxi/2022-05/09/c_1032829.htm
[3] Leye Fengshan UNESCO Global Geopark https://www.unesco.org/en/iggp/leye-fengshan-unesco-global-geopark
[4] GGN- Geopark Annual Report 2022 https://www.globalgeoparksnetwork.org/sites/default/files/2024-04/Leye-Fengshan-UNESCO-Global-Geopark.pdf
[5] World largest sinkhole geopark in Leye and Fengshan[1] – China Daily https://www.chinadaily.com.cn/m/guangxi/hechi/2014-11/10/content_18894678.htm
[6] China discovers giant sinkhole with an ancient forest at the bottom https://watchers.news/2022/05/12/china-discovers-giant-sinkhole-with-an-ancient-forest-at-the-bottom/
[7] Sinkhole in China springs subterranean surprise https://asianews.network/sinkhole-in-china-springs-subterranean-surprise/
[8] Cina: gigantesca dolina carsica scoperta nella regione di Guangxi https://www.scienzenotizie.it/2022/05/11/cina-gigantesca-dolina-carsica-scoperta-nella-regione-di-guangxi-4855482
[9] I Tiankeng Cinesi: Giganteschi Portali verso Mondi Sotterranei … https://www.scintilena.com/i-tiankeng-cinesi-giganteschi-portali-verso-mondi-sotterranei-nascosti/08/21/
[10] Cina l’esplorazione di una gigantesca dolina rivela sul fondo una foresta primordiale e tre possibili grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/cina-lesplorazione-di-una-gigantesca-dolina-rivela-sul-fondo-una-foresta-primordiale-e-tre-possibili-grotte/05/27/
[11] La scoperta incredibile: una foresta primordiale nascosta nel cuore di una gigantesca dolina in Cina! – Scintilena https://www.scintilena.com/la-scoperta-incredibile-una-foresta-primordiale-nascosta-nel-cuore-di-una-gigantesca-dolina-in-cina/11/25/
[12] Ancient Forest Discovered in Chinese Sinkhole – ICMGLT https://icmglt.org/ancient-forest-discovered-in-chinese-sinkhole/
[13] Scoperta in Cina un’antica foresta nascosta: è dentro una voragine profonda 192 metri e potrebbe ospitare un tesoro di biodiversità https://www.ohga.it/scoperta-in-cina-unantica-foresta-nascosta-e-dentro-una-voragine-profonda-192-metri/
[18] Cenni sulla vegetazione delle doline, dei baratri e delle Grotte del Carso per i corsi di introduzione alla speleologia https://www.boegan.it/2008/12/doline-e-speleobotanica/

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  • Sima Humboldt: la dolina nella quarzite che ha sfidato la geologia, nascosta sulla cima di un tepui venezuelano
    Condividi In copertina il Salto Angel, Venezuela. Immagine distribuita sotto Creative Commons Nel cuore del Parco Nazionale Jaua-Sarisariñama, una delle doline più grandi del pianeta dimostra che il carsismo può svilupparsi anche nella roccia che i manuali considerano insolubile Era il 25 novembre 1961. Il pilota Harry Gibson sorvolava la foresta vergine del Venezuela meridionale quando scorse due aperture circolari e perfettamente simmetriche sulla sommità di una montagna a tavola
     

Sima Humboldt: la dolina nella quarzite che ha sfidato la geologia, nascosta sulla cima di un tepui venezuelano

Máj 1st 2026 at 08:00

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In copertina il Salto Angel, Venezuela. Immagine distribuita sotto Creative Commons

Nel cuore del Parco Nazionale Jaua-Sarisariñama, una delle doline più grandi del pianeta dimostra che il carsismo può svilupparsi anche nella roccia che i manuali considerano insolubile


Era il 25 novembre 1961. Il pilota Harry Gibson sorvolava la foresta vergine del Venezuela meridionale quando scorse due aperture circolari e perfettamente simmetriche sulla sommità di una montagna a tavola. Non erano laghi. Non erano crateri vulcanici. Erano doline scavate in quarzite — una roccia che la geologia classica considerava impermeabile all’azione dell’acqua. Quella visione dall’alto avrebbe aperto uno dei capitoli più discussi della speleologia mondiale: la storia di Sima Humboldt, la dolina in quarzite più grande del pianeta, ospitata dal tepui Sarisariñama nello Stato di Bolívar, in Venezuela.


I tepui del Venezuela: altopiani di quarzite con ecosistemi da mondo perduto

I tepui sono montagne tabulari composte da arenarie e quarziti tra le più antiche del pianeta, con un’età compresa tra 1,6 e 2 miliardi di anni. Si innalzano come enormi isole rocciose sopra la foresta amazzonica e la Gran Sabana, nel Venezuela sud-orientale, al confine con Brasile e Guyana. Le loro pareti verticali superano in alcuni casi i mille metri di dislivello.[1]

Il Sarisariñama è uno dei tepui più isolati dell’intero paese. Si trova a diverse centinaia di chilometri dalla strada più vicina. La sua sommità raggiunge i 2.350 metri di quota e copre un’area di circa 547 km². Fa parte del Parco Nazionale Jaua-Sarisariñama, nello Stato di Bolívar. È l’unico tepui la cui cima è interamente ricoperta da una foresta alta tra i 15 e i 25 metri.[2][3][4]

La caratteristica che lo distingue da tutti gli altri, però, non è la vegetazione. È la presenza di doline.


La scoperta dall’aereo: 1961, il pilota Harry Gibson avvista le simas

I primi avvistamenti aerei del Sarisariñama risalgono al 1954. Le voci si diffusero lentamente tra i piloti che operavano nella regione. Ma fu il 25 novembre del 1961 che la scoperta divenne documentata: Harry Gibson, sorvolando il tepui, individuò dall’alto le due enormi aperture circolari che oggi portano il nome di Sima Humboldt e Sima Martel.[5][2]

Gibson non era uno speleologo. Era un pilota — compagno di James Crawford Angel, il celebre aviatore che aveva segnalato per primo il Salto Angel, la cascata più alta del mondo. La sua segnalazione aprì la strada a decenni di ricerche. Il Sarisariñama divenne una destinazione ambita per spedizioni scientifiche e speleologiche.[3][4]

La prima discesa vera e propria nella Sima Humboldt fu compiuta nel febbraio del 1974, grazie a un’operazione logistica complessa: un elicottero trasportò sulla sommità trenta ricercatori, tra botanici, ornitologi, geologi, erpetologi e archeologi. Tra i partecipanti figurava il naturalista Charles Brewer-Carías, che guidò la spedizione e documentò le prime osservazioni scientifiche sul fondo della dolina.[6][7]


Un carsismo in quarzite: come si formano doline sulla roccia ritenuta indissolubile

Il punto che rende Sima Humboldt un caso di studio fondamentale nella speleologia mondiale non è la sua dimensione. È il tipo di roccia in cui si è formata.

Il carsismo classico agisce sui carbonati — calcari e dolomie — attraverso la dissoluzione del carbonato di calcio da parte dell’acqua acidificata dall’anidride carbonica. È un processo noto, studiato da secoli. La quarzite, composta per oltre il 95% di silice, era considerata una roccia non carsificabile.[8][1]

Le esplorazioni nei tepui venezolani hanno dimostrato che questa certezza era sbagliata. Nella quarzite la dissoluzione avviene per via chimica, con la silice che entra in soluzione come acido silicico (H?SiO?). Il processo è molto più lento rispetto al calcare, ma in milioni di anni — su rocce vecchie di oltre un miliardo di anni — ha prodotto cavità, gallerie e doline di proporzioni eccezionali.[9][1]

Le forme carsiche dei tepui rappresentano oggi un capitolo autonomo nella geomorfologia. Le grotte di quarzo dello Scudo della Guiana sono considerate un caso unico nella speleologia mondiale. A differenza dei tiankeng cinesi, che si formano per collasso di gallerie calcaree, la Sima Humboldt è il risultato di un processo di dissoluzione diretta della quarzite in condizioni tropicali umide, accelerata dall’azione meccanica dell’acqua sui piani di frattura della roccia.[10][1]


Le misure di Sima Humboldt: 314 metri di profondità, 18 milioni di m³ di volume

La dolina in quarzite del Sarisariñama ha dimensioni che non trovano confronto in altre formazioni analoghe. L’apertura superiore misura al massimo 352 metri di larghezza. A scendere, le pareti si allargano: alla base il diametro raggiunge i 502 metri. La profondità verticale è di 314 metri.[11][6]

Il volume complessivo della Sima Humboldt è di 18 milioni di metri cubi. Le pareti sono quasi perfettamente verticali, in certi tratti strapiombanti, il che rende impossibile qualsiasi discesa senza attrezzatura tecnica da speleologia alpinistica.[12][3]

A soli 700 metri dal bordo della Sima Humboldt si apre la Sima Martel, una seconda dolina profonda 248 metri. In totale, sul Sarisariñama sono state individuate quattro cavità di questo tipo. La dolina maggiore ha preso il nome del geografo e naturalista tedesco Alexander von Humboldt.[13][5]


La prima discesa nel 1974 e l’esplorazione polacca del 1976

La discesa del 1974 rappresentò il momento in cui la speleologia entrò fisicamente in contatto con questo ambiente. Fu la prima volta che esseri umani raggiungevano il fondo della Sima Humboldt. L’impresa non fu priva di difficoltà: il gruppo rimase temporaneamente bloccato all’interno della dolina prima di riuscire a risalire.[14][13]

Due anni dopo, nel 1976, un team di speleologi polacchi condusse una ricognizione più sistematica della cavità. L’esplorazione polacca del 1976 ha lasciato tracce documentali importanti per la comprensione morfologica della dolina in quarzite. L’associazione La Venta, attiva da trent’anni nell’esplorazione dei tepui venezolani, ha seguito le stesse rotte nei decenni successivi, con spedizioni che hanno portato alla scoperta di decine di chilometri di cavità sotterranee in quarzite sull’Auyán-Tepui e su altri altopiani dello Scudo della Guiana.[15][10]

L’accesso al Sarisariñama è oggi riservato esclusivamente a ricercatori scientifici autorizzati.[3]


La foresta nel fondo: specie endemiche di una dolina isolata da millenni

Sul fondo della Sima Humboldt non c’è roccia nuda. C’è una foresta. Alta, densa, composta da specie che non esistono in nessun altro luogo della Terra.[14]

Le pareti verticali hanno funzionato per milioni di anni come barriere insormontabili. Gli organismi che si trovano al fondo della dolina si sono evoluti in isolamento totale, senza possibilità di scambio genetico con le popolazioni esterne. Tra le specie documentate dalle spedizioni figurano rane endemiche che trasportano i piccoli sul dorso, grilli senza ali, formazioni di stromatoliti — strutture viventi di origine batterica — e piante del genere Chimantaea, simili a girasoli giganti, che non crescono altrove.[14]

I tepui del Venezuela, e in particolare il Sarisariñama, ospitano in generale ecosistemi quasi insulari con elevati tassi di endemismo vegetale e animale. Questo vale per la superficie degli altopiani. Nel caso della Sima Humboldt, l’isolamento è doppio: la sommità del tepui è già separata dalla foresta circostante dalle pareti rocciose; la foresta sul fondo della dolina è separata anche dalla sommità del tepui.[1]

Il risultato è un ecosistema nell’ecosistema. Una nicchia biologica che la speleologia ha contribuito a svelare, ma che rimane in larga parte ancora da esplorare e catalogare.

Speleobotanica delle doline

Il punto di partenza è controintuitivo ma reale: sul fondo delle grandi doline carsiche non c’è roccia nuda — c’è una foresta. Alta, densa, e biologicamente straordinaria. Il motivo è fisico: l’inversione termica dolinare, quel fenomeno per cui l’aria fredda precipita e si accumula nel fondo della depressione creando un “lago di freddo” permanente, con gradienti termici che possono superare 1°C per metro di profondità e differenze di temperatura fino a 30-35°C rispetto all’aria esterna.


Il report esplora in dettaglio:
La fisica del topoclima dolinare e perché scendere di 50 m in una dolina equivale a salire 600 m di quota
L’Asaro-Carpinetum betuli, l’associazione forestale endemica dei fondi di dolina del Carso, con carpino bianco, dente di cane, anemone, bucaneve
Le specie relitte dell’era glaciale sopravvissute solo nelle doline come isole di freddo in un clima ormai troppo caldo per loro
Horstrissea dolinicola, pianta monospecifica di Creta che vive esclusivamente in poche doline, con una popolazione totale di poche decine di individui[doaj +1]
Le tiankeng cinesi (come quella di Leye, 306×150×192 m) con le loro foreste primordiali intatte e la possibilità di specie mai descritte[boegan +1]
La zonazione verticale dalla dolina alle grotte sotterranee, che riproduce milioni di anni di evoluzione vegetale
Il ruolo cruciale delle doline come microrifugi per il cambiamento climatico futuro

Speleobotanica: La Foresta nel Fondo delle Doline

Introduzione: Un Mondo Vegetale Nascosto

La speleobotanica è la branca della biospeleologia che studia la flora degli ambienti carsici: dall’ingresso delle grotte agli abissi, dai baratri alle doline. A differenza di quanto si potrebbe intuire, il suo campo d’indagine più ricco e sorprendente non si trova nell’oscurità assoluta dei cunicoli, bensì nelle grandi depressioni carsiche aperte verso il cielo: le doline. Sul fondo di queste voragini naturali — dove l’immaginario comune si aspetta solo roccia nuda e desolazione — si nascondono alcune delle foreste più dense, umide e antiche del paesaggio europeo, popolate da specie che non esistono in nessun altro luogo della Terra.

Questo paradosso botanico è il cuore della speleobotanica moderna: le doline sono isole ecologiche, microrifugi di biodiversità che hanno salvato specie vegetali dall’estinzione durante le glaciazioni, e che oggi rappresentano l’ultima difesa di molte piante rare contro il riscaldamento globale.


Che Cos’è una Dolina Carsica

La dolina (dal termine sloveno dol, “valle”) è una depressione del terreno tipica dei paesaggi carsici, generata dalla dissoluzione chimica delle rocce carbonatiche. L’acqua meteorica, arricchita di CO? atmosferica e organica del suolo, forma acido carbonico che reagisce con il calcare secondo la reazione:

CaCO? + CO? + H?O ? Ca(HCO?)?

Il bicarbonato di calcio solubile viene poi drenato verso il basso, allargando progressivamente fratture, pozzi e gallerie fino al crollo della volta. Le dimensioni variano enormemente: dalle poche decine di metri di diametro e pochi metri di profondità, fino a giganti come la Conca di Orle presso Fernetti (350×400 m, profondità 90 m) o le grandi doline del Carso sloveno.

Il fondo delle doline accumula nel tempo quantità considerevoli di terreno argilloso-limoso — la caratteristica terra rossa (terra rossa), ricca di composti di ferro e alluminio — che conferisce ai suoli una fertilità notevole e trattiene umidità. Su questo substrato si sviluppa una vegetazione che non ha nulla a che vedere con il paesaggio sassoso e arido della superficie carsica circostante.


Il Topoclima Dolinare: Inversione Termica e Microclima Estremo

Il fenomeno fisico che più di ogni altro determina la straordinaria specificità biologica delle doline è l’inversione termica, nota anche come topoclima dolinare. In condizioni normali la temperatura dell’aria diminuisce con l’altitudine; nelle doline accade l’inverso: l’aria fredda e densa scivola verso il basso e rimane intrappolata nel fondo della conca, stratificando in un “lago di aria fredda”.

Il gradiente termico verticale nelle doline è straordinariamente accentuato. Scendendo nel fondo di una dolina del Carso la temperatura diminuisce di circa 7°C ogni 100 m di profondità, dodici volte superiore al normale gradiente altimetrico esterno (0,6°C/100 m). Detto diversamente, scendere di 50 m in una dolina equivale — in termini di temperatura — a salire su un rilievo di 600 m. Nelle doline montane delle Prealpi venete, monitorate da ARPA Veneto, la minima assoluta registrata ha raggiunto -49,6°C al suolo, con gradienti notturni superiori a 1°C per metro e differenze di temperatura rispetto all’aria libera fino a 30-35°C.

Queste condizioni termiche generano un microclima radicalmente diverso da quello del plateau carsico circostante:

  • Estate: il fondo è significativamente più fresco e umido della superficie
  • Inverno: temperature estreme con gelate intense anche in pianura
  • Escursione termica: fortissima, con rapide variazioni notturne
  • Umidità: molto elevata, con formazione di nebbie e rugiada abbondante

La conseguenza botanica è una vera e propria inversione della vegetazione: le specie più termofile e xerofile si trovano ai bordi soleggiati della dolina, mentre le specie mesofile e freddo-adattate occupano il fondo fresco e umido — l’esatto contrario di quanto avviene su un versante di collina normale.


La Foresta del Fondo: Asaro-Carpinetum betuli

La comunità vegetale tipica dei fondi di dolina nel paesaggio carsico nord-adriatico è l’Asaro-Carpinetum betuli, un’associazione forestale che prende nome dalle sue due specie indicatrici: il carpino bianco (Carpinus betulus) e l’asaro (Asarum europaeum).

Il carpino bianco è una specie molto sensibile alla siccità estiva e normalmente assente dall’altipiano carsico, dove la roccia calcarea drena rapidamente le acque meteoriche; eppure nei fondi dolina trova le condizioni fredde e umide che gli consentono di prosperare. Questa apparente anomalia è in realtà la firma di una storia climatica millenaria: le doline hanno conservato condizioni simili a quelle del periodo post-glaciale, quando queste specie erano distribuite su tutto il Carso prima che il clima si riscaldasse.

Nello strato arboreo dell’Asaro-Carpinetum troviamo anche nocciolo (Corylus avellana), rovere (Quercus petraea) e cerro (Quercus cerris). Il sottobosco è dominato da geofite — piante con bulbi e rizomi adattate a fiorire precocemente in inverno-primavera, sfruttando la finestra di luce disponibile prima che il fogliame arboreo si chiuda:

  • Erythronium dens-canis (dente di cane)
  • Anemone nemorosa (anemone dei boschi)
  • Lathyrus vernus (cicerchia primaverile)
  • Isopyrum thalictroides (isopiro)
  • Scilla bifolia (scilla a due foglie)
  • Galanthus nivalis (bucaneve)
  • Primula vulgaris (primula comune)
  • Asarum europaeum (asaro europeo)

Queste geofite fioriscono nei mesi di febbraio-marzo, quando la radiazione solare nel fondo della dolina è massima (gli alberi non hanno ancora emesso le foglie) e la differenza di temperatura con l’esterno crea un effetto di campana protettiva.


Specie Relitte e Flora Endemica: Rifugi dall’Era Glaciale

Il fenomeno più scientificamente rilevante della speleobotanica dolinare è la conservazione di specie relitte — piante che sopravvivono in habitat isolati come fossili viventi di epoche climatiche passate.

Durante le glaciazioni del Quaternario, molte specie montane e boreali colonizzarono le pianure e gli altipiani europei, compreso il Carso. Con il riscaldamento post-glaciale, queste specie si ritirarono verso quote più elevate o verso nord — tranne nei microhabitat che mantenevano condizioni fredde: fondi di doline, gole, versanti nord. Le doline divennero così isole di freddo in un “oceano” di clima temperato, preservando specie che altrimenti si sarebbero estinte alle quote basse.

Uno studio pubblicato sull’International Journal of Speleology (Bátori et al., 2014) ha analizzato 29 doline in Ungheria (Mecsek Mountains e Aggtelek Karst), documentando oltre 900 specie di piante vascolari. I risultati mostrano che:

  • Nelle doline più grandi e profonde si concentrano le specie freddo-adattate (Aconitum vulparia, Aruncus dioicus, Asplenium scolopendrium, Lunaria rediviva, Polystichum aculeatum)
  • Queste specie sono ristrette ai fondi di dolina e assenti dai boschi circostanti
  • La curva specie-area per le specie freddo-adattate ha un esponente molto elevato (z = 0.65), indicando che le doline grandi sono rifugi critici
  • La distribuzione delle specie è significativamente nidificata (nested): le doline piccole contengono sempre un sottoinsieme delle specie delle doline grandi

Specie Endemiche Strettamente Dolinicole

Alcune specie hanno sviluppato un endemismo così stretto da vivere esclusivamente nei fondi di dolina, senza alcuna popolazione nota in altri habitat. Il caso più estremo è quello di Horstrissea dolinicola, un’ombrellifera scoperta nel 1990 e unico rappresentante del genere Horstrissea (monotipico).

Horstrissea dolinicola cresce soltanto sul Monte Ida (Psiloritis), nella Creta centrale, a circa 1500 m di quota, in poche doline calcaree stagionalmente allagate. La sua popolazione totale conta poche decine di individui su un’area di circa 3.000 m². La radice cilindrica può raggiungere 10 cm di profondità mentre le foglie e le infiorescenze superano appena 2-3 cm di altezza. Classificata come Critically Endangered (CR) dalla IUCN, è considerata una delle 50 piante più minacciate delle isole mediterranee.

Dalla letteratura scientifica emergono altri esempi notevoli di piante endemiche strettamente legate alle doline: Specie Distribuzione Note Horstrissea dolinicola Monte Ida, Creta (Grecia) Unico rappresentante del genere; CR IUCN Cerastium dinaricum Dinaridi, Slovenia Endemica delle doline montane dinariche Dracocephalum ruyschiana Altopiano di Pešter (Serbia), Bükk (Ungheria) Relitto boreale in doline isolate Biebersteinia orphanidis Peloponneso (Grecia) Biogeograficamente significativa Pulsatilla vernalis Alpi Giulie (Slovenia) Relitto alpino in doline carsiche Stachys alpina Mecsek (Ungheria) Relitto glaciale ristretto ai fondi di dolina


Il Caso Limite: Le “Tiankeng” Cinesi e le Foreste Primordiali

Il fenomeno raggiunge la sua espressione più spettacolare nelle grandi doline tropicali della Cina meridionale, note come Tiankeng (“pozzi celesti”). Nel maggio 2022 un team di speleologi dell’Institute of Karst Geology of China Geological Survey ha esplorato una dolina gigante nella Contea di Leye, nella regione autonoma del Guangxi Zhuang.

Le dimensioni sono colossali: 306 m di lunghezza, 150 m di larghezza, 192 m di profondità, per un volume superiore a 5 milioni di metri cubi. Gli esploratori sono scesi in corda doppia per oltre 100 m e hanno raggiunto il fondo dopo ore di cammino attraverso una foresta primordiale intatta, con alberi alti quasi 40 m.

Secondo Chen Lixin, capo della spedizione, le “fitte piante da ombra arrivano all’altezza delle spalle” e l’ecosistema ha avuto la possibilità di crescere ed evolversi in modo autonomo e isolato dalla superficie per un tempo immemorabile. Gli scienziati non escludono la possibilità di scoprire nuove specie vegetali e animali ancora sconosciute alla scienza, poiché la dolina offre tutte le condizioni necessarie: luce sufficiente che penetra dall’alto, materia organica in continua decomposizione, abbondanza d’acqua derivante dal drenaggio carsico, temperatura e umidità costanti.

Il Guangxi ospita il Leye-Fengshan Global Geopark, inserito nella rete mondiale dei Geoparchi UNESCO nel 2010, con il maggiore sistema di tiankeng al mondo. Situazioni simili sono state documentate in altre doline della stessa regione, alcune delle quali ospitano rododendri, Paris polyphylla e specie animali rare come il cobra cinese.


Zonazione Verticale della Vegetazione nelle Pareti di Dolina e Grotta

Una delle caratteristiche più affascinanti della speleobotanica è la seriazione verticale della vegetazione: scendendo dalla superficie verso il fondo di una dolina (e poi eventualmente verso l’ingresso di una grotta sottostante), si attraversa in pochi decine di metri una successione ecologica che riproduce epoche evolutive e climi diversi.

Dal bordo al fondo di una dolina:

  1. Bordo/rima (esposta a Sud) — vegetazione xerofita e termofila: querce xerotermiche (Quercus cerris, Q. pubescens), lande carsiche con specie steppiche
  2. Versante meridionale (rivolto a Nord) — bosco mesofilo a carpino bianco con edera, felci, specie geofite del sottobosco
  3. Fondo — Asaro-Carpinetum betuli: carpino, nocciolo, dente di cane, anemone, bucaneve, isopiro

Dalla dolina all’ingresso della grotta (zona di transizione):

Quando sul fondo della dolina si apre un pozzo o un ingresso di grotta, il gradiente diventa ancora più marcato. La vegetazione è descritta dalla Commissione Grotte Eugenio Boegan (Trieste) come una successione di fasce dipendenti dalla quantità di luce disponibile: Zona Luce disponibile Flora dominante Zona fotovariabile (dolina e imbocco) 1/200 – 1/700 luce esterna Fanerogame (Hedera helix, geofite); felci (Asplenium trichomanes, Phyllitis scolopendrium, Polypodium vulgare) Zona fotostabile (grotta superficiale) 1/700 – 1/1000 luce esterna Briofite (Thamnium alopecurum), Epatiche (Marchantia polymorpha, Conocephalum conicum) Zona crepuscolare profonda 1/1000 – 1/2000 luce esterna Alghe verdi (Cloroficee) e azzurre (Cianoficee) Oscurità assoluta Assenza di luce Solo funghi microscopici, muffe, batteri chemiosintetici

Questa zonazione verticale — osserva lo stesso studio — “riassume in sé molti milioni di anni di storia evolutiva, poiché la distribuzione verticale della vegetazione, procedendo dal basso verso l’alto, riproduce l’ordine di emersione dall’acqua dei vegetali”.


Fattori Ecologici che Modellano la Flora Dolinare

La composizione floristica di una dolina dipende da una complessa interazione di fattori che agiscono a diverse scale spaziali.

Geometria della Dolina

La forma della depressione è il fattore più determinante a scala locale. Doline profonde e con pareti verticali:

  • Favoriscono un’inversione termica più intensa
  • Limitano la radiazione solare diretta
  • Creano condizioni più umide e fresche
  • Ospitano un maggior numero di specie freddo-adattate

Il rapporto profondità/diametro è un indicatore chiave: doline con rapporto elevato (> 0.25) ospitano comunità più distinte rispetto ai boschi circostanti. Una dolina piccola ma con pareti verticali può ospitare più specie rare di una dolina grande ma poco profonda.

Disponibilità di Risorse Edafiche

Un recente studio (2023) pubblicato su iScience ha dimostrato che le doline agiscono contemporaneamente come microrifugi climatici E come microrifugi di risorse: oltre alla temperatura più fresca, il suolo arricchito di materia organica, umidità e nutrienti favorisce la persistenza di specie sensibili al cambiamento climatico che non troverebbero condizioni adeguate altrove nel paesaggio circostante.

Orientamento dei Versanti

Nelle doline di medie e grandi dimensioni si crea una vera asimmetria di versante: il versante nord della dolina riceve più sole (perché si affaccia verso sud) ed è più termofilo; il versante sud è in ombra, più fresco e umido. Questa asimmetria permette la coesistenza, a distanze di pochi metri, di specie con esigenze ecologiche opposte — un caso di elevatissima beta-diversità su scala spaziale ridottissima.


Doline come Microrifugi per il Cambiamento Climatico

La letteratura scientifica degli ultimi vent’anni converge su una conclusione di crescente urgenza conservazionistica: le doline carsiche saranno tra i microrifugi più importanti per la sopravvivenza della biodiversità vegetale in un pianeta che si riscalda.

Uno studio del 2014 sull’Annals of Botany (Bátori et al.) ha dimostrato che nelle doline dell’Ungheria sia il macroclima regionale che i fattori locali (orientamento, tipo di vegetazione) influenzano significativamente le specie freddo-adattate, e che queste strutture “possono essere cruciali per la sopravvivenza delle piante freddo-adattate sotto il riscaldamento globale in corso”. Lo studio del 2019 su Scientific Reports (Bátori et al.) ha confermato che le doline ospitano una diversità di microhabitat microclimatici che facilita la persistenza di taxa con preferenze ambientali diverse.

Paradossalmente, però, anche i rifugi dolinari possono diventare trappole se il riscaldamento globale supera la loro capacità di tamponamento climatico. Un ulteriore rischio viene dalle attività forestali: uno studio del 2019 ha dimostrato che la deforestazione intensiva delle aree circostanti riduce significativamente il numero di specie vulnerabili nelle doline, diminuendo la loro capacità di fungere da rifugi per le specie adattate al fresco.


La Briologia e la Lichenicoltura dei Baratri: Oltre le Fanerogame

La speleobotanica non si limita alle piante con fiori. Le pareti dei baratri carsici e degli ingressi di grotta ospitano comunità di briofite (muschi ed epatiche) di straordinario interesse, alcune delle quali non trovano ambienti adatti al di fuori di queste nicchie criptiche.

Tra le briofite tipiche degli ambienti dolinari e degli ingressi di grotta si ricordano:

  • Thamnium alopecurum (muschio a volpe)
  • Marchantia polymorpha (epatica comune)
  • Conocephalum conicum (epatica a cono)

Le lichen sono invece rappresentate negli ambienti rupestri carsici da numerose specie crittogamiche specializzate che, in Italia, sono oggetto di notulae floristiche pubblicate annualmente su riviste come Italian Botanist. La conservazione di queste comunità crittogamiche dipende dalla disponibilità di superfici rocciose umide e ombreggiate — condizioni strutturalmente fornite dagli ambienti dolinari.


La Lampenflora: Flora Indotta dall’Uomo nelle Grotte Turistiche

Un fenomeno speculare — la creazione di vegetazione in ambienti che ne sarebbero naturalmente privi — avviene nelle grotte turistiche attrezzate con illuminazione artificiale. L’installazione di luci crea condizioni di fotosintesi sufficienti per la crescita di alghe, cianobatteri e diatomee sulle pareti: la cosiddetta lampenflora.

Uno studio sulle grotte del Nord-Ovest italiano ha identificato tre gruppi principali di microrganismi che compongono la lampenflora (diatomee, cianobatteri e alghe verdi) e ha analizzato come i diversi parametri ambientali (intensità luminosa, temperatura, umidità) ne influenzino differenzialmente la crescita. La lampenflora costituisce un problema per la conservazione delle grotte, poiché altera l’aspetto estetico dei concrezionamenti e può contribuire al degrado chimico delle superfici. Paradossalmente, essa dimostra che, in presenza di sufficiente energia luminosa, anche gli ambienti più estremi possono essere colonizzati dalla vita vegetale.


Il Profilo Botanico dei Baratri Carsici: Caso Studio del Carso Triestino

Il lavoro pubblicato dalla Commissione Grotte Eugenio Boegan (2009) sul profilo botanico-vegetazionale dell’Abisso Bonetti nel Carso Goriziano rappresenta un caso studio emblematico della speleobotanica italiana. L’area è descritta come un territorio di transizione fra il Carso e l’entroterra prealpino, con comunità vegetali fortemente influenzate dall’esposizione, dalla profondità e dalla geometria delle voragini. Lo studio evidenzia come solo alcune voragini — quelle con ampie aperture, pozzi profondi e carattere decisamente “baratroide” — raggiungano dimensioni e condizioni tali da assumere rilevanza speleobotanica significativa.

Il Carso Triestino, con oltre 2.000 specie di piante vascolari, è considerato uno dei più ricchi serbatoi di biodiversità dell’Italia, dove molte piante di origine balcanica o orientale trovano le uniche stazioni in territorio italiano. Alcune di queste specie — come la cinquefoglia di Tommasini (Potentilla tommasiniana) e la genziana triestina (Gentiana verna subsp. tergestina) — vivono nelle lande carsiche, in condizioni di aridità estrema, mentre nelle doline troviamo le loro antitesi ecologiche: le specie mesofile e freddo-adattate dell’Asaro-Carpinetum.


Stato della Ricerca e Prospettive

Nonostante decenni di studi, la speleobotanica delle doline rimane un campo relativamente inesplorato rispetto alla biospeleologia animale. I principali ambiti di ricerca attiva comprendono:

1. Quantificazione del ruolo microrefugiale delle doline — Con gli strumenti della bioclimatologia e della modellistica della distribuzione delle specie (SDM), i ricercatori cercano di prevedere quali doline diventeranno i refugia più importanti sotto diversi scenari di cambiamento climatico.

2. Scoperta di nuove specie nelle tiankeng tropicali — Le grandi doline delle regioni carsiche tropicali (Cina, Messico, Papua Nuova Guinea) sono ancora in gran parte inesplorate biologicamente. Ogni spedizione può portare alla scoperta di specie vegetali nuove per la scienza.

3. Effetti del disturbo antropico — La deforestazione, l’agricoltura intensiva e l’abbandono del pascolamento stanno modificando la vegetazione delle doline in modi ancora non completamente compresi. Alcune doline del Carso storico, usate per secoli come orti o campi, stanno ricostituendo la vegetazione naturale, offrendo preziose opportunità per lo studio della ricolonizzazione.

4. Conservazione delle specie strettamente dolinicole — Per specie come Horstrissea dolinicola, con popolazioni contate in decine di individui, sono stati avviati programmi urgenti di conservazione ex situ (banche del seme), reinforzo in situ e protezione legale degli habitat.


Conclusione: Le Doline come Portali del Tempo

Le doline non sono semplici depressioni nel paesaggio carsico. Sono portali del tempo biologico: capaci di portare nel presente la flora dell’era glaciale, di isolare specie in evoluzione silenziosa per millenni, di custodire biodiversità vegetale che l’intero pianeta avrebbe altrimenti perduto. La foresta che cresce nel loro fondo non è una curiosità estetica — è un archivio vivente della storia evolutiva della Terra.

La speleobotanica ha il compito di leggere questo archivio, e la sua urgenza cresce con il cambiamento climatico: mentre le temperature di superficie si alzano, i fondi di dolina rimangono isole di freddo — rifugi sempre più preziosi, sempre più fragili, per una biodiversità vegetale sempre più sotto pressione. Comprendere questi ambienti significa non solo soddisfare la curiosità scientifica, ma anche identificare i luoghi in cui la natura stessa ha già sviluppato, nel corso di milioni di anni, la sua strategia di sopravvivenza.

Fonti
[1] Incontro La Venta Grotte di quarzo dei tepui – Scintilena https://www.scintilena.com/incontro-la-venta-grotte-di-quarzo-dei-tepui-a-roma-una-conferenza-racconta-trentanni-di-esplorazioni-nello-scudo-della-guiana/03/01/
[2] Cerro Sarisariñama – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Cerro_Sarisari%C3%B1ama
[3] Sarisariñama – Wikipedia, la enciclopedia libre https://es.wikipedia.org/wiki/Sarisari%C3%B1ama
[4] Cerro Sarisariñama – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Sarisarinama
[6] Sima Humboldt – Grotta naturale a pozzo nel tepuy Sarisariñama … https://it.aroundus.com/p/9829863-sima-humboldt
[7] breve storia delle esplorazioni sui tepuy – boegan.it https://www.boegan.it/1993/01/storia-delle-esplorazioni/
[8] Carsismo, cos’è e come riesce a formare grotte, doline, stalattiti e … https://www.geopop.it/carsismo-cose-e-come-riesce-a-formare-grotte-doline-stalattiti-e-stalagmiti/
[9] Silice_Carso_classico.indd http://www.boegan.it/wp-content/uploads/2009/10/3_Merlak.pdf
[10] Auyán-Tepui: grotte alle origini del tempo – Scintilena https://www.scintilena.com/auyan-tepui-grotte-alle-origini-del-tempo/02/02/
[11] Sima Humboldt – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Sima_Humboldt
[15] Sarisariñama le grandi simas del venezuela – YouTube https://www.youtube.com/watch?v=y2xuI_sJfp8
[23] “Auyán-Tepui: grotte alle origini del tempo” in scena a … https://www.scintilena.com/auyan-tepui-grotte-alle-origini-del-tempo-in-scena-a-bologna/06/02/
[25] Tepui, le montagne perdute: a Roma trent’anni di esplorazioni nelle … https://www.scintilena.com/tepui-le-montagne-perdute-a-roma-trentanni-di-esplorazioni-nelle-grotte-di-quarzo-dello-scudo-della-guiana/02/10/
[31] Auyán-Tepui: grotte alle origini del tempo, un viaggio nella speleologia amazzonica – Scintilena https://www.scintilena.com/auyan-tepui-grotte-alle-origini-del-tempo-un-viaggio-nella-speleologia-amazzonica/05/13/
[32] Zone carsiche e Tubi di lava segnalati dall’UNESCO per diventare … https://www.scintilena.com/zone-carsiche-e-tubi-di-lava-segnalati-dallunesco-per-diventare-patrimonio-dellumanita/06/20/
[48] Dalle Caverne alla Scienza: Martel Inventò la Speleologia … https://www.scintilena.com/dalle-caverne-alla-scienza-come-martel-invento-la-speleologia-moderna/01/23/
[59] [PDF] the true identity and characteristics of simia albifrons humboldt, 1812 https://primate.socgen.ucla.edu/index.php/multivitaminic/issue/download/54/56

L'articolo Sima Humboldt: la dolina nella quarzite che ha sfidato la geologia, nascosta sulla cima di un tepui venezuelano proviene da Scintilena.

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Great Blue Hole vs Taam Ja’: la guerra dei record tra le doline sommerse che nessuno riesce a misurare davvero

Máj 1st 2026 at 07:00

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Immagine di copertina rilasciata sotto Creative Commons

Le doline marine del Mar dei Caraibi ridisegnano i confini tra speleologia e oceanografia: il Great Blue Hole del Belize ha 318 metri di diametro e 124 di profondità, ma il Taam Ja’ messicano lo supera con oltre 420 metri verso il basso — e il fondo non è ancora stato trovato.


Nel 1971 Jacques Cousteau portò la sua nave Calypso nei pressi di Lighthouse Reef, al largo del Belize, e dichiarò il Great Blue Hole uno dei migliori siti di immersione del mondo. Cinquant’anni dopo, nella Baia di Chetumal a poche centinaia di chilometri di distanza, i ricercatori hanno individuato una dolina quattro volte più profonda che i loro strumenti non riescono ancora a raggiungere. La storia dei blue hole è appena iniziata.[1][2][3][4]


Cosa sono i blue hole: doline senza cielo

Una dolina marina è una grande cavità carsica subacquea. La sua origine risale a periodi in cui il livello del mare era molto più basso, come nel Pleistocene. Il termine blue hole — letteralmente “buco blu” — descrive bene l’aspetto visivo: viste dall’alto o dalla superficie, queste cavità appaiono come cerchi di blu intenso che contrastano con le acque più chiare e basse che le circondano.[5][6]

Il meccanismo alla base è il carsismo. L’acqua dissolve le rocce calcaree, scavando nel tempo grotte, gallerie e doline. Durante le glaciazioni quaternarie, le calotte polari richiamavano a sé enormi quantità d’acqua, abbassando il livello del mare di circa 120-130 metri rispetto a oggi. In quel contesto emersero e si svilupparono cavità calcaree oggi completamente sommerse. Quando i ghiacci si sciolsero e gli oceani tornarono a salire, le grotte furono invase dall’acqua. I tetti di alcune di esse cedettero, trasformandole nelle doline marine che conosciamo.[7][8][5]

Il processo è identico a quello che genera le doline sulla terraferma. La differenza è che queste non hanno più un cielo: il loro soffitto è l’oceano.


Great Blue Hole del Belize: 318 m di diametro, 124 m di profondità e 153.000 anni di storia

Il Great Blue Hole si trova al centro dell’atollo Lighthouse Reef, a circa 70 chilometri dalla costa di Belize City. Con 318 metri di diametro e 124 metri di profondità, è la più grande dolina marina del pianeta. È visibile dallo spazio. Dall’alto appare come un cerchio quasi perfetto di blu intenso, incastonato nelle acque turchesi della barriera corallina del Belize.[7][9]

La dolina marina non è sempre stata sott’acqua. Si formò come caverna calcarea durante le glaciazioni del Quaternario. Le analisi effettuate sulle stalattiti trovate al suo interno hanno datato la loro formazione a quattro fasi distinte: circa 153.000, 66.000, 60.000 e 15.000 anni fa. Ogni fase corrisponde a un periodo glaciale in cui il livello del mare era abbassato e la grotta era emersa, asciutta, esposta all’aria. Con il ritorno delle acque dopo l’ultima glaciazione, la cavità fu sommersa e il tetto collassò.[8][10][7]

Il Great Blue Hole fa parte del Belize Barrier Reef Reserve System, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità. La barriera corallina mesoamericana che lo circonda si estende per circa mille chilometri ed è la seconda più grande del mondo.[10][7]


Le stalattiti che sfidano le leggi della fisica subacquea

Le pareti interne del Great Blue Hole presentano una serie di terrazze a profondità di 21, 49 e 91 metri. Su queste pareti sono visibili stalattiti e stalagmiti ancora intatte. È qui che la dolina marina diventa un documento geologico insostituibile.[7]

Le stalattiti e le stalagmiti possono formarsi soltanto in ambienti asciutti, per gocciolamento d’acqua ricca di carbonato di calcio. La loro presenza sotto decine di metri d’acqua salata dimostra, senza margini di dubbio, che quella cavità si trovava un tempo sulla terraferma. Le formazioni sono verticali, perfettamente orientate secondo la gravità: se si fossero formate sott’acqua, la fisica non lo consentirebbe. Sono prove dirette delle oscillazioni del livello del mare nel corso delle ere glaciali.[11][7]

Chi si immerge nel Great Blue Hole descrive un paesaggio imprevedibile: le pareti cadono perpendicolari sul fondo e sono ricoperte da stalattiti lunghe fino a 5-6 metri. I subacquei ricreativi raggiungono al massimo 40 metri di profondità. Il resto della dolina marina, i suoi livelli inferiori, rimane in gran parte inesplorato.[12][13]


Taam Ja’: il nuovo detentore del record con oltre 420 m di profondità

Il Taam Ja’ Blue Hole si trova nella parte settentrionale della Baia di Chetumal, lungo la costa sud-orientale della penisola dello Yucatán, in Messico. Il suo nome, in lingua maya, significa “acque profonde”. La dolina marina fu individuata per la prima volta da un subacqueo nel 2003, ma solo nel 2021 fu oggetto di una prima indagine scientifica formale.[1][14][15]

Nella prima esplorazione del settembre 2021, la profondità del Taam Ja’ fu stimata a 274,4 metri, il che lo rese la seconda dolina marina più profonda conosciuta allora, subito dopo il Sansha Yongle Dragon Hole cinese. Nel dicembre 2023, i ricercatori di ECOSUR (El Colegio de la Frontera Sur) tornarono sul sito con strumenti diversi. I risultati ribaltarono ogni aspettativa: le misurazioni con un profiler CTD registrarono profondità di 416 e 423,6 metri sotto il livello del mare — senza ancora raggiungere il fondo.[2][15][16]

Il Guinness dei Primati ha riconosciuto il record il 29 aprile 2024: il Taam Ja’ è la dolina marina più profonda conosciuta, con almeno 420 metri. Supera il precedente detentore cinese, il Sansha Yongle, fermo a circa 301 metri. La profondità reale, però, resta sconosciuta.[1][2]


Perché non riusciamo ancora a misurarlo: il limite degli ecoscandagli e i tunnel nascosti

Il problema principale è strumentale. Gli ecoscandagli, i sistemi sonar che normalmente mappano i fondali, impiegano onde sonore riflesse dal fondo. Nella prima esplorazione del 2021, l’ecoscandaglio indicò 274 metri come massimo rilevabile — ma stava misurando una picnocline, ovvero uno strato di separazione tra acque a densità diversa, non il fondo reale. Quando i ricercatori usarono un profiler CTD — uno strumento che scende fisicamente misurando la pressione — superarono quella soglia di 150 metri.[2][16]

Nel dicembre 2023, il CTD raggiunse oltre 420 metri senza incontrare il fondo. La misurazione si interruppe per un problema tecnico. Nessuno sa ancora dove finisca la dolina marina.[14][2]

C’è un altro elemento che complica il quadro. Le misurazioni di temperatura hanno rilevato un’anomalia significativa: oltre i 400 metri, la temperatura aumenta di circa 4 gradi Celsius — insolito per acque a quella profondità. Una delle ipotesi dei ricercatori è che il Taam Ja’ sia collegato con il Mar dei Caraibi attraverso gallerie e condotti sotterranei. Funzionerebbe come la radice di un sistema idrogeologico più vasto, distinto dai sistemi carsici di Tulum e Cancún ma parte della stessa piattaforma calcarea della Penisola dello Yucatán. Nei pressi del Taam Ja’ sono state identificate due zone di frattura: una settentrionale, ricca di strutture orizzontali tipiche dei cenote, e una meridionale, con strutture verticali come quella del blue hole stesso.[17][18]


Dove si incontrano speleologia e oceanografia: le sfide tecniche delle esplorazioni in blue hole

I blue hole occupano una posizione di confine tra due discipline. Da un lato sono fenomeni carsici, doline formate da processi identici a quelli delle grotte terrestri. Dall’altro sono ambienti oceanici, raggiungibili solo con tecniche subacquee avanzate. Gli speleologi conoscono la geologia, la morfologia delle cavità, i meccanismi di formazione. Gli oceanografi conoscono le correnti, la pressione, la chimica dell’acqua salata. Nessuna delle due discipline, da sola, è sufficiente.[5]

Le sfide tecniche sono molteplici. Scendere oltre i 40 metri richiede miscele di gas speciali per evitare la narcosi da azoto. A maggiori profondità entrano in gioco l’ossigeno tossico e i tempi di decompressione, che possono allungare un’immersione di ore. Nelle cavità sommerse si aggiunge il buio totale, l’assenza di segnale GPS e la necessità di portare con sé tutta l’aria per il ritorno. La spedizione “Edges of Earth” che ha effettuato una delle prime immersioni nel Taam Ja’ ha incontrato condizioni estreme già a 30 metri, con una visibilità che variava drasticamente con la profondità.[17][19]

Per quanto riguarda la misurazione strumentale, la dolina marina del Taam Ja’ ha dimostrato i limiti degli ecoscandagli in ambienti con strati d’acqua a densità molto diverse. L’unica via per conoscere la profondità reale rimane quella di scendere fisicamente, con strumenti ad alta pressione, in condizioni che la tecnologia attuale rende ancora difficilmente gestibili. Per ora, il fondo del Taam Ja’ rimane dove si trova: nell’oscurità, a una profondità che i numeri non riescono ancora a fissare.[2][20]


Taam Ja’ — Il Blue Hole Più Profondo del Mondo

“Taam Ja’: il nuovo detentore del record con oltre 420 m di profondità”

Si tratta del titolo di un articolo di speleologia/oceanografia che annuncia il primato mondiale del Taam Ja’ Blue Hole, la dolina sottomarina più profonda conosciuta al mondo.


1. Cos’è il Taam Ja’ Blue Hole?

Il Taam Ja’ (in lingua Maya: “acqua profonda”) è una dolina sottomarina situata nella Baia di Chetumal, lungo la costa sud-orientale della Penisola dello Yucatán, in Messico, al confine con il Belize. La struttura è circolare, con un’apertura di circa 152 metri di diametro e una superficie di circa 13.700 m². Non è visibile dall’alto, né con droni, perché le acque torbide e agitate della baia lo camuffano completamente.[1][2][3][4]

Fu scoperto per caso nel 2003 da un pescatore locale il cui padre, subacqueo, stava inseguendo una cernia rossa che era finita nel buco. Rimase segreto per quasi vent’anni, finché nel 2021 il figlio del pescatore collaborò con lo scienziato marino Juan Carlos Alcérreca-Huerta del Colegio de la Frontera Sur (ECOSUR), che avviò le prime misurazioni ufficiali.[2][5]


2. La Scoperta del Record

Cronologia delle misurazioni

Anno Metodo Profondità rilevata Posizione nella classifica 2021 Ecoscandaglio (echo sounder) ~274 m 2° blue hole più profondo del mondo [6] 2023 CTD Profiler SWiFT (Valeport UK) >420 m (fondo non raggiunto) 1° blue hole più profondo del mondo [7][2]

Il 6 e 13 dicembre 2023, i ricercatori dell’ECOSUR hanno condotto una spedizione subacquea con un profilatore CTD SWiFT (Valeport UK) e hanno misurato 416,0 m e poi 423,6 m di profondità, senza tuttavia raggiungere il fondo. Il Guinness World Records ha ufficialmente riconosciuto il primato.[2][7]

Confronto con altri Blue Holes nel mondo

Taam Ja’ Messico (Baia di Chetumal) >420 m

Sansha Yongle (Dragon Hole) Mar Cinese Meridionale ~301 m

Dean’s Blue Hole Bahamas ~202 m

Dahab Blue Hole Egitto ~130 m

Great Blue Hole Belize ~124–125 m


3. Perché Non Riusciamo Ancora a Misurarlo: Il Limite degli Ecoscandagli

Come funziona un ecoscandaglio

Un ecoscandaglio (o echo sounder) misura la profondità emettendo un impulso ultrasonico verso il basso: il segnale rimbalza sul fondo e torna al ricevitore, e la profondità è calcolata come: [ \text{Profondità} = \frac{\text{Velocità del suono} \times \text{Tempo}}{2} ] La velocità del suono in acqua è circa 1.500 m/s. Sembra semplice, ma nei blue hole questo metodo incontra ostacoli enormi.[9]

I 4 limiti tecnici principali nei Blue Holes

1. Gradienti di densità verticale (picnoclini)
Nei blue holes si formano strati d’acqua con densità diverse — chiamati picnoclini — che si comportano come barriere acustiche. Il suono emesso dall’ecoscandaglio viene riflesso o deviato da questi strati prima di raggiungere il fondo reale. Nel Taam Ja’, sono stati identificati ben 4 picnoclini a circa 4,6 m, 246,1 m, 323,3 m e 414,5 m di profondità. Il secondo picnoclino — a 246 m — ha ingannato il sonar nel 2021, restituendo una profondità falsa di 274 m.[7][10]

2. Morfologia non strettamente verticale
Il Taam Ja’ non è un cilindro perfettamente dritto. Le sue pareti si inclinano fino a 80° di pendenza e si allargano o si deformano in profondità. Le onde sonore di un ecoscandaglio si diffondono in un cono: se le pareti o il fondo del blue hole deviano dalla verticale, il segnale viene riflesso lateralmente e il dispositivo legge una profondità sbagliata. I dati CTD del 2023 hanno confermato che il profiler scendeva con un’inclinazione di circa 32–34° rispetto alla verticale, a causa della geometria interna della cavità o delle correnti sotterranee.[4][10][7]

3. Dipendenza dalla frequenza e limite di portata
Gli ecoscandagli ad alta frequenza (100–200 kHz) sono precisi ma penetrano poco in profondità; quelli a bassa frequenza raggiungono profondità maggiori ma con risoluzione peggiore. In ambienti complessi come un blue hole con strati d’acqua anomali, nessuna frequenza è ottimale. I sistemi ad alta frequenza vengono assorbiti prima di raggiungere il fondo; quelli a bassa frequenza rimbalzano sui picnoclini.[9][10]

4. Variazioni di sezione e deviazioni morfometriche
Nei blue holes, la sezione trasversale cambia con la profondità: si può allargare in camere laterali o restringersi in cunicoli. L’eco torna da superfici diverse (pareti, sporgenze, sedimenti), generando segnali multipli sovrapposti che confondono l’algoritmo dello strumento. Il Taam Ja’, con le sue pareti ricoperte di biofilm, roccia calcarea e formazioni speleotematiche, è un ambiente acusticamente caotico.[10][11][7]


4. La Soluzione: Il Profilatore CTD

Il CTD profiler (Conductivity, Temperature, Depth) misura la profondità in modo diretto tramite la pressione dell’acqua (non acusticamente), registrando in tempo reale anche temperatura e salinità. Lo strumento viene calato fisicamente nell’acqua con un cavo, fino al limite tecnico supportato dallo strumento.[6][7]

Nel 2021, i CTD usati erano limitati a 200 m di profondità per non danneggiare lo strumento. Nel 2023, con un SWiFT CTD Profiler dotato di ~500 m di cavo, si è raggiunta la profondità record di 423,6 m — ma il cavo si è inclinato di 32° e il fondo non è stato ancora toccato.[7]

Perché il CTD è superiore all’ecoscandaglio nei blue holes

Caratteristica Ecoscandaglio CTD Profiler Principio Acustico (indiretto) Pressione (diretto) Problemi con picnoclini Grave (riflessione del suono) Nessuno Problemi con morfologia obliqua Grave (segnale deviato) Minore (devia il cavo) Risoluzione 3D Alta (copertura spaziale) Bassa (solo punto per punto) Limite profondità Teoricamente alto, ma non accurato in blue holes Dipende dalla lunghezza del cavo


5. I Tunnel Nascosti: Il Collegamento con l’Oceano

La scoperta più sorprendente del 2023 non riguarda solo la profondità, ma la composizione chimica dell’acqua. Al di sotto dei 400 m, il CTD ha rilevato uno strato con temperatura e salinità quasi identiche a quelle delle acque del Mar dei Caraibi e delle lagune della barriera corallina mesoamericana.[7][12]

Questo è un indizio fortissimo: il Taam Ja’ potrebbe essere collegato all’oceano aperto attraverso una rete di tunnel e grotte sotterranee. La Penisola dello Yucatán è del resto già nota per ospitare il sistema di grotte sommerse più esteso del mondo (Sac Actun), formato da glacio-eustatismo durante le ere glaciali. La connessione ipotetica con la frattura del Rio Hondo Fault Zone suggerisce che i tunnel possano estendersi per chilometri.[4][12][13][14][7]

Meccanismi idrologi ipotizzati

  • Effetto Venturi: l’acqua marina entra dai tunnel a pressione, aumentando salinità e temperatura in profondità[7]
  • Gradiente idrostatico: se la pressione dell’acqua marina è maggiore di quella dolce superficiale, l’oceano “ricarica” il blue hole dal basso[7]
  • Attività geotermica: in analogia con l’acquifero Floridiano, potrebbe esistere un riscaldamento geotermico delle acque profonde che le fa risalire[7]

6. Tecnologie Future per Esplorare il Fondo

Per risolvere il mistero della profondità reale del Taam Ja’, i ricercatori dell’ECOSUR e la comunità speleologica internazionale indicano la necessità di combinare più tecnologie:[7][15]

  • ROV e AUV (veicoli sottomarini autonomi o teleguidati) per navigare nei tunnel obliqui, come già sperimentato nella grotta Shulgan-Tash negli Urali[15]
  • Sonar multibeam per mappe 3D ad alta risoluzione[9]
  • CTD profiler con cavi più lunghi (>500 m) e a prova di inclinazione
  • LiDAR e fotogrammetria subacquea per la mappatura delle pareti[16]

? Concetti Chiave — Flashcard di Studio

Blue Hole Dolina sottomarina a forma cilindrica, formata per dissoluzione carsica del calcare in periodi glaciali [17]

Taam Ja’ Il blue hole più profondo conosciuto: >420 m, Baia di Chetumal, Messico [2]

Ecoscandaglio Strumento sonar che misura la profondità acusticamente, indiretto e limitato nei blue holes [18][9]

CTD Profiler Dispositivo diretto che misura profondità (pressione), temperatura e conducibilità [7]

Picnoclino Strato di discontinuità della densità dell’acqua che riflette le onde sonore [7]

Sistema carsico Complesso di grotte e tunnel formati da dissoluzione del calcare [17]

Anchialine Sistema costiero con connessioni sotterranee tra acque dolci e marine [7]

ECOSUREl Colegio de la Frontera Sur, istituto di ricerca messicano autore dello studio [7]


Domande di Pratica

  1. Perché l’ecoscandaglio ha misurato 274 m nel 2021 invece dei reali >420 m?
    ? A causa del secondo picnoclino a ~246 m che ha riflesso le onde sonore[7]
  2. Quale strumento ha permesso di superare il record nel 2023 e come funziona?
    ? Il CTD SWiFT Profiler, che misura la profondità tramite pressione idrostatica diretta[7]
  3. Quale prova suggerisce la connessione del Taam Ja’ con l’oceano?
    ? Le caratteristiche di temperatura e salinità dell’acqua oltre i 400 m, simili a quelle del Mar dei Caraibi[12][7]
  4. Perché la morfologia obliqua del blue hole ostacola la misurazione?
    ? L’eco sonar viene deviato lateralmente dalle pareti inclinate; anche il cavo del CTD scende a 32-34° invece che in verticale[7]
  5. Qual è la struttura carsica più famosa vicina al Taam Ja’?
    ? Il sistema Sac Actun, il più grande sistema di grotte sommerse del mondo, nella stessa penisola[13]


Fonti principali: Frontiers in Marine Science (2024), Guinness World Records (2024), El Colegio de la Frontera Sur – ECOSUR, Scintilena.com, Wikipedia IT.

Fonti
[1] Deepest blue hole https://www.guinnessworldrecords.com/world-records/80899-deepest-blue-hole
[2] Recent records of thermohaline profiles and water depth in the … https://www.frontiersin.org/journals/marine-science/articles/10.3389/fmars.2024.1387235/full
[3] Great Blue Hole – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Great_Blue_Hole
[5] Blue Holes: Il legame tra oceani, grotte e sistemi carsici https://www.scintilena.com/blue-holes-il-legame-tra-oceani-grotte-e-sistemi-carsici/06/11/
[6] Dolina marina – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Dolina_marina
[7] Il Great Blue Hole del Belize: la dolina marina più grande del mondo … https://www.scintilena.com/il-great-blue-hole-del-belize-la-dolina-marina-piu-grande-del-mondo-nasconde-segreti-dellera-glaciale/03/10/
[8] Qual è l’origine del Great Blue Hole? Vediamo cosa sono le doline … https://www.geopop.it/cosa-sono-le-doline-marine-e-come-si-formano/
[9] Gli esperti hanno fatto scoperte inaspettate nel Great Blue Hole https://www.scienzenotizie.it/2024/10/21/gli-esperti-hanno-fatto-scoperte-inaspettate-nel-great-blue-hole-1695564
[10] Il Great Blue Hole: Meraviglia Geologica Sottomarina del Belize https://www.scintilena.com/il-grande-blue-hole-meraviglia-geologica-sottomarina/01/24/
[11] Belize, Great Blue Hole: tra stalattiti e squali – 2000 Sub Padova https://www.2000sub.org/viaggi/belize-great-blue-hole-tra-stalattiti-e-squali/
[12] Great Blue Hole: cos’è e come si è formata – Holins https://www.holins.it/great-blue-hole/
[13] Il Grande Buco Blu del Belize scoperto da Jacques Cousteau ed esplorato da suo nipote Fabien – Daily Nautica https://www.dailynautica.com/rubriche/il-grande-buco-blu-del-belize-scoperto-da-jacques-cousteau-ed-esplorato-da-suo-nipote-fabien/
[14] ll “buco blu” più profondo mai scoperto al mondo si trova in Messico https://www.geopop.it/ll-buco-blu-piu-profondo-mai-scoperto-al-mondo-si-trova-in-messico-il-taam-ja/
[15] Taam Ja’ – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Taam_Ja’
[16] First insights into an exceptionally deep blue hole in the Western Caribbean: The Taam ja’ Blue Hole https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fmars.2023.1141160/pdf
[17] Diving Taam Ja’, the world’s deepest blue hole https://oceanographicmagazine.com/features/taam-ja-diving-the-worlds-deepest-blue-hole/
[18] Il buco blu appena scoperto al largo del Messico è il … https://www.fanpage.it/innovazione/scienze/il-buco-blu-appena-scoperto-al-largo-del-messico-e-il-secondo-piu-profondo-al-mondo/
[19] Blue Hole – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Blue_Hole
[20] Esplorazione del Great Blue Hole del Belize – SBG Systems https://www.sbg-systems.com/it/case-studies/survey-great-blue-hole-ellipse-ins/

L'articolo Great Blue Hole vs Taam Ja’: la guerra dei record tra le doline sommerse che nessuno riesce a misurare davvero proviene da Scintilena.

Xiaozhai Tiankeng: dentro la dolina più profonda del mondo, dove una foresta primordiale sopravvive nell’ombra dell’abisso

Máj 1st 2026 at 06:00

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Foto di copertina rilasciata sotto Creative Commons

Nella contea di Fengjie, in Cina, il “Pozzo Celeste” scende per 662 metri nel calcare triassico. Sul fondo, un ecosistema isolato da millenni ospita 1.285 specie vegetali e animali rari come il leopardo nebuloso. La speleologia lo ha scoperto ufficialmente solo nel 1994.


Xiaozhai Tiankeng: non una dolina carsica come le altre

Immagina di affacciarti su un abisso largo quanto sei campi da calcio affiancati e profondo come due volte la Torre Eiffel. Sul fondo, invece del buio, trovi una foresta primordiale intatta. Non è fantascienza: è Xiaozhai Tiankeng, e la maggior parte degli speleologi non ci è mai scesa.

Per capire cosa sia davvero questo luogo, occorre partire da una distinzione tecnica. Una dolina carsica classica si forma per dissoluzione lenta della roccia calcarea dall’alto, oppure per collasso localizzato di piccole cavità sotterranee. Dimensioni contenute, pareti inclinate, assenza di un corso d’acqua permanente sul fondo.[1]

Il tiankeng è qualcosa di diverso. Il termine cinese significa letteralmente pozzo celeste e fu proposto nel 2001 dalla comunità scientifica internazionale per indicare una categoria geomorfologica distinta. Per essere classificata come tiankeng, una formazione deve avere almeno 100 metri sia in larghezza sia in profondità, pareti quasi verticali su tutto il perimetro e un collegamento attivo con un fiume di grotta. Il termine non è ancora di uso corrente in tutta la letteratura scientifica: molti studi indicano ancora queste strutture come “doline da collasso” o “valli di crollo” di dimensioni eccezionali.[2][1]


Le dimensioni che definiscono la dolina più profonda del mondo

Xiaozhai Tiankeng si trova nella contea di Fengjie, municipalità di Chongqing, nel cuore dei paesaggi carsici della Cina meridionale.[1]

Le misure parlano da sole:

  • Profondità massima: 662 metri[3][1]
  • Larghezza: 626 metri, lunghezza 511 metri[1]
  • Superficie dell’apertura: circa 274.000 m²[1]
  • Volume: circa 119.349.000 m³[4][1]

Per confronto, il volume equivale a riempire circa 48.000 piscine olimpiche. La bocca del pozzo è visibile dall’alto: un ovale irregolare che interrompe la fitta vegetazione della montagna circostante. Durante le piogge intense, cascate temporanee precipitano lungo le pareti verticali fino al fondo.[4]


Come si forma una dolina da collasso carsica: la struttura a doppia caldera

La morfologia di Xiaozhai Tiankeng è il risultato di un processo durato circa 128.000 anni. Non si tratta di un singolo evento catastrofico, ma di una sequenza di collassi progressivi di due cavità calcaree sovrapposte.[5][1]

La conca superiore ha creato una depressione profonda circa 320 metri, con bocca quasi circolare. Quella inferiore ha generato una conca più stretta, profonda 342 metri, dalla bocca rettangolare di circa 268 per 257 metri. Le due cavità sono collegate da un livello calcareo intermedio che degrada dolcemente ed è coperto da vegetazione, conferendo alla formazione il tipico profilo a “doppia ciotola”.[3][5][1]

Il meccanismo alla base è quello delle doline da collasso: l’acqua leggermente acida penetra nelle fratture del calcare, scioglie progressivamente la roccia, allarga le camere sotterranee finché il tetto cede. Nel caso di Xiaozhai Tiankeng, questo processo è stato amplificato e mantenuto attivo dalla presenza di un fiume sotterraneo che, nel tempo, ha continuato a rimuovere i detriti di crollo, impedendo il riempimento della cavità.[6][7][2][1]


Un ecosistema isolato: la foresta sotterranea della Cina

Il fondo di Xiaozhai Tiankeng non è un deserto di roccia. È un ecosistema praticamente isolato dal mondo esterno per migliaia di anni.[1]

Le ricerche biologiche condotte all’interno della formazione hanno censito 1.285 specie di piante appartenenti a 224 famiglie. Tra queste spicca il Ginkgo biloba, considerato un “fossile vivente” per le sue origini risalenti a circa 250 milioni di anni fa nel Permiano.[8][4][1]

La fauna è altrettanto significativa. Il leopardo nebuloso (Neofelis nebulosa), specie classificata come vulnerabile, frequenta questo ambiente protetto. Sono stati documentati anche il rinopiteco dorato e il fagiano dorato, entrambi rari.[9][6][1]

Le condizioni microclimatiche interne favoriscono questa biodiversità: temperatura stabile, elevata umidità, protezione dai venti, presenza costante di acqua. Il fondo riceve luce sufficiente per supportare una vegetazione densa, con alberi che raggiungono i 40 metri di altezza. Si tratta di un rifugio naturale che ha permesso la sopravvivenza di specie che altrove sono scomparse.[10][2]


Come esplorare Xiaozhai Tiankeng: accesso, parco e percorsi

La dolina è nota agli abitanti della zona da tempo immemorabile. Il nome stesso deriva dall’antico villaggio abbandonato di Xiaozhai, situato nelle vicinanze.[11][1]

La scoperta scientifica ufficiale risale al 1994, quando un gruppo di speleologi britannici appartenenti al progetto China Caves Project documentò la formazione per la comunità internazionale.[8][1]

Oggi la dolina è inserita nel Parco Nazionale Tiankeng Difeng, che comprende l’intera area carsica della contea di Fengjie. Per raggiungere il fondo è stata costruita una scalinata di 2.800 gradini, che consente ai visitatori di scendere lungo le pareti e camminare sul fondovalle attraverso percorsi attrezzati. La discesa è impegnativa e richiede buone condizioni fisiche: il dislivello è considerevole e le pareti verticali rendono il percorso tecnicamente complesso anche per i turisti.[11][4][1]


Il fiume sotterraneo Difeng: la frontiera ancora aperta per gli speleologi

Sotto il fondo visibile di Xiaozhai Tiankeng scorre il sistema che ha generato l’intera struttura: la grotta Difeng. È essa che, erodendo e rimuovendo i detriti nel corso dei millenni, ha permesso ai collassi successivi di mantenersi aperti.[1]

Il fiume sotterraneo Difeng percorre circa 8,5 chilometri, con un dislivello totale di 364 metri. La portata media è di 8,77 m³/s, ma durante le piene può raggiungere i 174 m³/s. Il fiume inizia nella gola sotterranea di Tianjing e sfocia sulla scogliera verticale del fiume Migong, formando una cascata di 4 metri di altezza.[11][1]

La grotta Difeng si dirama per circa 37 chilometri, con una profondità massima di 900 metri e sezioni che variano dai 2 ai 60-70 metri di larghezza. Gran parte del sistema è ancora inesplorato. È per questo che Xiaozhai Tiankeng rappresenta per la speleologia un capitolo aperto: la formazione è accessibile, ma il sistema idrologico che la sostiene non è stato ancora completamente cartografato.[1]

Il China Caves Project ha condotto le prime esplorazioni sistematiche nel 1994. Da allora, campagne successive hanno esteso la conoscenza del sistema, ma le condizioni idrauliche estreme e la complessità della grotta rendono ogni progressione un’operazione che richiede preparazione tecnica approfondita e attrezzature specialistiche.[12][1]

Xiaozhai Tiankeng rimane, a trent’anni dalla sua scoperta scientifica, una delle formazioni carsiche più studiate e meno completamente esplorate del pianeta.


Una Foresta Primordiale nel Fondo di un Tiankeng Cinese: la Ricerca Rivela Ecosistemi Sconosciuti

La scoperta della dolina di Leye nel Guangxi apre nuovi scenari per la tutela della biodiversità carsica


Il 6 maggio 2022, un team di otto scienziati ha raggiunto il fondo di una gigantesca dolina carsica — un tiankeng — nella Contea di Leye, nella Regione Autonoma del Guangxi Zhuang, nel Sud della Cina. Lì ha trovato una foresta primordiale intatta, con alberi alti quasi quaranta metri e specie vegetali mai documentate. La notizia, tornata recentemente a circolare sui social media, merita di essere esaminata alla luce dei risultati accumulati dalla ricerca scientifica negli anni successivi.


Tiankeng: la dolina carsica gigante che preserva ecosistemi primordiali

La dolina si trova vicino al villaggio di Ping’e, nella township di Luoxi. Misura circa 306 metri di lunghezza, 150 metri di larghezza e 192 metri di profondità, per un volume superiore a cinque milioni di metri cubi. Per queste dimensioni è classificata come large tiankeng, la categoria più grande nella tassonomia delle doline carsiche. A guidare la spedizione sono stati Chen Lixin, fondatore del Guangxi 702 Cave Expedition Club, e Zhang Yuanhai, ingegnere senior dell’Institute of Karst Geology del China Geological Survey. La dolina era stata individuata in precedenza nelle immagini satellitari da Hongying Wu, soprannominato “Crow”.[1][2][3]

Il termine tiankeng (??) deriva dai caratteri cinesi per “cielo” e “fossa”. Per essere classificata come tale, una dolina deve avere profondità e larghezza entrambe superiori a cento metri, pareti quasi verticali e un collegamento storico con un corso d’acqua sotterraneo. La Cina ospita circa duecento dei trecento tiankeng conosciuti nel mondo. Nella sola Contea di Leye ne sono stati censiti trenta.[2][4][5][6][7][1]


La discesa nel fondo: foresta vergine e tre possibili grotte

Per raggiungere il fondo, il team ha percorso in corda oltre cento metri di pareti verticali. Poi ha avanzato per ore attraverso una foresta primordiale mai perturbata dall’attività umana. Gli esploratori hanno trovato alberi di quasi quaranta metri di altezza, una vegetazione densa che arrivava alle spalle e distese di piantaggine selvatica. Hanno rilevato anche una rara specie di bambù quadrato con spine di due-tre centimetri sui nodi. Sulle pareti della cavità sono state individuate tre aperture di grotta, interpretate come ingressi al sistema carsico sotterraneo che, con successivi crolli, ha dato origine al tiankeng.[8][9][2]

L’isolamento millenario rende plausibile la presenza di specie animali e vegetali sconosciute alla scienza. Lo ha dichiarato sia Chen Lixin sia George Veni, idrogeologo e già direttore esecutivo del National Cave and Karst Research Institute (NCKRI) negli Stati Uniti. Veni ha aggiunto un’osservazione rilevante sul piano ambientale: le falde acquifere carsiche forniscono la fonte d’acqua primaria o unica per settecento milioni di persone nel mondo, ma sono facilmente inquinabili perché l’acqua vi scorre senza filtrazione naturale.[10][11][12]


Ecosistema autosufficiente: il meccanismo del tiankeng

Il fondo del tiankeng crea condizioni eccezionali. C’è luce sufficiente per la fotosintesi, filtrata dall’apertura sommitale. La materia organica in decomposizione fornisce nutrienti in continuazione. L’acqua non manca: il carsismo è per definizione un sistema acquifero. La temperatura è elevata e l’umidità è costante. All’interno si verifica una inversione termica: la temperatura aumenta dalla superficie verso il fondo, al contrario di quanto accade sui versanti montani. Questo fenomeno favorisce lo sviluppo di una biodiversità tropicale stabile.[2]

La dolina funziona come un ecosistema chiuso, simile a un grande giardino in bottiglia: la foresta primordiale ricicla autonomamente nutrienti e ossigeno, senza alcun intervento esterno.[2]


Specie credute estinte riemergono dai tiankeng

Il caso della dolina di Leye non è il primo. Nella Provincia dello Yunnan, nel settembre 2021, il botanico Zhang Ting del Kunming Institute of Botany ha scoperto in un tiankeng vicino a Mengzi due specie considerate estinte da oltre un secolo:[13]

  • Petrocosmea grandiflora, descritta nel 1895 dal botanico William Hensley e non documentata per 126 anni
  • Elaeagnus bambusetorum, raccolta per l’ultima volta nel 1915 e poi assente dai registri scientifici per 106 anni[14]

Nel giugno 2025, scienziati cinesi hanno completato la reintroduzione di oltre quattrocento plantule di Petrocosmea grandiflora nel tiankeng di Mengzi, coltivate in laboratorio tramite coltura tissutale. Le piantine sono state posizionate sulle pareti rocciose con l’uso di imbragature da arrampicata. È uno dei primi interventi di restauro ecologico diretto condotti all’interno di un tiankeng.[15]


Ricerca accademica: risultati dal 2022 al 2025

Negli anni successivi alla scoperta di Leye, diversi studi scientifici hanno approfondito le caratteristiche biologiche dei tiankeng:

Funghi e nuove specie (2022): Nel tiankeng “Monkey-Ear” del Guangxi sono state identificate otto nuove specie di funghi del tipo Cordyceps-like, nei generi Akanthomyces, Beauveria, Cordyceps e Samsoniella, oltre a sette specie già note.[16]

Microbioma del suolo (2023): Uno studio pubblicato su Microbiology Spectrum ha rilevato che la diversità microbica del suolo è significativamente più alta dentro i tiankeng rispetto all’esterno. All’esterno, le comunità batteriche includono geni legati a malattie infettive umane, prodotto del disturbo antropico; all’interno, questi sono assenti.[17]

DNA antico preservato (2024): Uno studio sulla rivista Forests, basato sulla tecnologia di sequenziamento Hyper-seq, ha analizzato la diversità genetica della Manglietia aromatica, un albero della famiglia delle Magnoliaceae quasi estinto in superficie. Le popolazioni all’interno dei tiankeng mostrano una diversità genetica notevolmente più elevata rispetto agli esemplari di superficie. Il DNA conservato risale all’era dei dinosauri.[6][18]

Strategie ecologiche (2023): Uno studio pubblicato su Ecological Indicators ha quantificato che le specie uniche presenti esclusivamente nei tiankeng sono tra il 10,87% e il 17,98% in più rispetto alle foreste carsiche vicine di superficie.[19]

Microdiversità fungina come rifugio (2025): Uno studio su Land Degradation & Development ha confermato che i tiankeng carsici ospitano comunità microbiche abbondanti e diversificate, consolidando il ruolo di queste formazioni come rifugi attivi di microdiversità.[20]


Leye-Fengshan: il geoparco UNESCO tra i tiankeng più grandi della Cina

La Contea di Leye appartiene al Leye-Fengshan Global Geopark, inserito nella rete UNESCO nel 2010. Il parco è formato per oltre il sessanta per cento da rocce carbonatiche devoniane e permiane, ospita due grandi fiumi sotterranei, ponti naturali e alcune delle camere di grotta più grandi conosciute. È meta di spedizioni internazionali. Nel 2017 vi hanno partecipato anche speleologi italiani.[21][22][2]

La dolina esplorata nel 2022 non è la più grande del mondo. Il primato spetta allo Xiaozhai Tiankeng, sempre in Cina, con 626 m di lunghezza, 537 m di larghezza e 662 m di profondità. Fu esplorato nel 1994 dagli speleologi britannici nell’ambito del China Caves Project e ospita oltre milleduecento specie vegetali e animali.[2]


Minacce e prospettive: turismo e politiche di tutela

Nel novembre 2024 la BBC ha documentato come il boom del turismo stia mettendo sotto pressione i tiankeng cinesi. L’aumento delle visite e la costruzione di infrastrutture rischiano di alterare questi ecosistemi fragili. Il Dashiwei Tiankeng nel Leye-Fengshan Geopark è già meta di turismo di massa, con passerelle di vetro soprannominate “Cloud Sea Skyship”.[7][23]

Sul piano politico internazionale, alla settima sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEA-7, Nairobi, dicembre 2025), è stata discussa una risoluzione dedicata agli ecosistemi carsici. Il documento, promosso dall’Indonesia, punta a riconoscere il ruolo del carsismo per l’acqua, la biodiversità e la resilienza climatica a livello globale.[24]

Il Fiume Sotterraneo Difeng: La Frontiera Ancora Aperta per gli Speleologi

Sommario

Il fiume sotterraneo Difeng scorre nelle profondità del carso di Fengjie, nella municipalità di Chongqing (Cina meridionale), scavando da millenni la spettacolare Grotta Difeng (???, Dì Fèng Dòng) e creando il sistema carsico che ha generato lo Xiaozhai Tiankeng, la dolina di crollo più profonda del mondo. Con una lunghezza accertata di circa 8,5 km, un dislivello di 364 m e una portata media annua di 8,77 m³/s (che in piena può raggiungere i 174 m³/s), questo fiume è al tempo stesso una delle menti geomorfologiche più attive del pianeta e uno dei luoghi più difficili da esplorare integralmente. Dal 1994, nonostante almeno cinque spedizioni internazionali abbiano tentato di percorrerlo da un’estremità all’altra, il tratto cruciale noto come “collegamento sotterraneo” tra La Grande Fessura (The Great Crack) e La Grande Dolina (The Great Doline) rimane inesplorato.[^1][^2][^3][^4][^5][^6]


1. Contesto Geografico e Geologico

1.1 Posizione e geologia regionale

Il sistema Difeng si trova nella Contea di Fengjie, nella Regione delle Tre Gole (Sanxia), affacciata sul Fiume Azzurro (Yangtze). L’area è dominata da rocce calcaree triassiche poste ad alta quota rispetto al livello del mare, condizione favorevole a un’intensa speleogenesi, cioè alla dissoluzione chimica del carbonato di calcio da parte delle acque superficiali leggermente acide e alla formazione di grandi condotte sotterranee. L’intero complesso rientra nel Parco Nazionale Tiankeng Difeng, che copre circa 454 km² e concentra alcune delle morfologie carsiche più spettacolari della Cina. La Cina meridionale ospita la più grande concentrazione di karst del pianeta, con circa 910.000 km² di rocce carbonatiche affioranti; la provincia di Chongqing, insieme a Guangxi e Guizhou, è il cuore di questa meraviglia geologica.[^7][^8][^9][^6]

1.2 La Gola di Tianjing e il concetto di “Difeng”

Il termine cinese Difeng (??) significa letteralmente “fessura nella terra”. La Gola di Tianjing, da cui ha origine il fiume, è una fessura carsica lunga 37 km, con pareti verticali alte oltre 900 m, larga da soli 2 m nel punto più stretto fino a 60-70 m nel punto più ampio. È la fessura carsica più lunga e più profonda del mondo finora scoperta. Il fiume scorre lungo il fondo di questa gorge prima di inabissarsi nelle viscere del carso, per riemergere alla luce del sole molto più in basso, formando una cascata alta 46 m sulle scogliere verticali del Fiume Migong.[^8][^10][^11]

1.3 Formazione e struttura del sistema

Il sistema si è formato nell’arco di circa 128.000 anni. L’acqua piovana, leggermente acida grazie alla CO? disciolta nell’atmosfera e nel suolo, si è insinuata nelle fratture del calcare triassico, ampliandole progressivamente fino a formare un’ampia cavità. Il tetto di questa immensa camera è poi collassato, dando origine alla doppia struttura a “ciotola” dello Xiaozhai Tiankeng, con una vasca superiore profonda 320 m e una vasca inferiore profonda 342 m, collegate da un ripiano detritico. Sul fondo del tiankeng scorre il fiume Difeng, visibile per un breve tratto prima di scomparire nuovamente nella grotta omonima.[^12][^3][^5][^8]


2. Lo Xiaozhai Tiankeng: Il “Pozzo Celeste” Creato dal Fiume

2.1 Record di profondità e dimensioni

Lo Xiaozhai Tiankeng è classificato come la dolina più profonda e di maggiore volume al mondo. Le sue misure principali sono:[^4][^5] Parametro Valore Lunghezza (apertura) 626 m [^1][^3] Larghezza (apertura) 537 m [^1] Profondità massima 662 m [^12][^4] Vasca superiore (profondità) 320 m [^3] Vasca inferiore (profondità) 342 m [^3] Superficie dell’apertura 274.000 m² [^3] Volume totale ~119.349.000 m³ [^1]

La scarpata è quasi verticale su tutto il perimetro, caratteristica che distingue i tiankeng dalle ordinarie doline carsiche. Circa 75 tiankeng sono stati documentati nel mondo, e più di 50 si trovano in Cina.[^13][^8]

2.2 Il ruolo del fiume nella creazione del tiankeng

Il tiankeng non sarebbe mai nato senza il fiume sotterraneo: è proprio la potenza idraulica del Difeng ad aver continuamente rimosso i detriti dei crolli successivi, impedendo il riempimento della cavità e favorendo l’ulteriore approfondimento della dolina. Senza questo continuo smaltimento dei materiali franati, la grande voragine si sarebbe lentamente colmata e il paesaggio attuale non esisterebbe. Il fiume costituisce quindi il motore geomorfologico del sistema, e il suo studio è essenziale per capire l’evoluzione del tiankeng stesso.[^3][^1]


3. Il Fiume Sotterraneo: Dati Idrologici e Caratteristiche

3.1 Percorso e idrogeologia

Il fiume sotterraneo del sistema Difeng ha le seguenti caratteristiche quantificate dagli esploratori del China Caves Project:

  • Lunghezza totale del percorso sotterraneo: ~8,5 km[^2][^1]
  • Dislivello totale percorso: 364 m[^1][^4]
  • Portata media annua: 8,77 m³/s[^1]
  • Portata massima in piena: fino a 174 m³/s[^1]
  • Cascata di uscita: 46 m sul Fiume Migong[^2][^8]

Il fiume ha il suo punto di ingresso nel carso nella Gola di Tianjing e riemerge a valle sul Fiume Migong, già tributario del grande Yangtze. Per gran parte del suo percorso, l’acqua scorre al fondo di gallerie anguste, in condizioni di piena parziale o totale, il che rende l’esplorazione estremamente pericolosa. Esiste anche un impianto idroelettrico che ha deviato una parte delle acque, riducendo la portata visibile nel punto d’ingresso della grotta rispetto a quanto osservato nelle prime esplorazioni.[^12][^4][^1]

3.2 Stagionalità e dinamiche di piena

Uno degli ostacoli principali all’esplorazione è la fortissima stagionalità del regime idrologico. Il monitoraggio dei flussi rivela aumenti improvvisi e violenti della portata in coincidenza con il monsone estivo. Nelle settimane di massima precipitazione, il fiume può ingrossarsi di oltre 20 volte rispetto alla portata media, trasformando le gallerie in condotte forzate con correnti insostenibili per i subacquei. Anche nella stagione secca, le dimensioni e la velocità del flusso rendono l’avanzamento quasi impossibile per lunghi tratti. Questa variabilità estrema è la ragione principale per cui, nonostante decenni di tentativi, il percorso integrale del fiume non è ancora stato portato a termine.[^5][^6][^8]


4. Storia delle Esplorazioni Speleologiche

4.1 La scoperta del 1994: il China Caves Project

Lo Xiaozhai Tiankeng era notissimo agli abitanti locali da secoli, ma il suo riconoscimento da parte della comunità scientifica internazionale avvenne soltanto nel 1994. In quell’anno, una squadra di speleologi britannici della Royal Geographical Society, impegnata nella ricerca di nuovi obiettivi per il China Caves Project (progetto fondato nel 1985 da Andy Eavis e Tony Waltham in collaborazione con l’Istituto di Geologia Carsica di Guilin), individuò la dolina nei pressi di Xin Long, nella Contea di Fengjie. Erano partiti alla ricerca di nuovi siti di esplorazione nell’immenso carsismo cinese, e si trovarono di fronte alla formazione più grande di questo tipo mai censita. Nella stessa spedizione del 1994, il fiume e la Grotta Difeng furono parzialmente esplorati e mappati, aprendo una stagione di ricerca che proseguirebbe per decenni.[^14][^4][^5][^2][^1]

4.2 Le spedizioni successive (1996–2002)

Negli anni successivi il China Caves Project tornò più volte nella Contea di Fengjie, concentrandosi sul sistema “The Great Crack / The Great Doline” (La Grande Fessura / La Grande Dolina), che comprende il Difeng sotterraneo come collegamento cruciale tra le due grandi morfologie di superficie:

  • 1996: La spedizione fu ostacolata da piogge torrenziali e mancanza di attrezzatura; furono comunque esplorati tratti aggiuntivi della galleria di risorgenza Tau Yuan He Dong.[^6]
  • 1997: I livelli d’acqua elevati impedirono nuovamente ogni progresso significativo nella grotta.[^6]
  • 1999: Nonostante le condizioni difficili, questa spedizione riuscì a esplorare completamente la superficie della Grande Fessura (10 km di rilievo topografico), sia a monte dalla Grande Dolina che a valle dall’estremità superficiale della gorge.[^6]
  • 2002: Una squadra tornò specificamente ad “attaccare” il Di Feng sotterraneo, il collegamento ipogeo tra la Grande Fessura e la Grande Dolina. Le piogge persistenti impedirono ancora una volta ogni avanzamento. Frustrati dai ripetuti insuccessi, alcuni componenti del gruppo si spostarono nella Contea di Wulong, dove portarono alla luce la profondità record di -920 m nella grotta Qikeng Dong.[^6]

4.3 I cinque tentativi falliti

Secondo fonti di stampa anglosassoni autorevoli, speleologi internazionali hanno tentato almeno cinque volte nell’arco di un decennio di percorrere il fiume dall’inizio alla fine. Ogni volta, le spedizioni sono state costrette a ritirarsi di fronte alla potenza del torrente, all’improvviso innalzamento del livello dell’acqua e ai rischi per la sicurezza nelle gallerie allagate. Il giornale China National Geography, commentando questa situazione, scrisse: “La grotta rimane un mistero, in attesa di nuovi esploratori”.[^15][^5]

4.4 Spedizioni in corso e programmi futuri

Dopo il 2002, il China Caves Project pianificò una nuova spedizione risolutiva per completare l’esplorazione del tratto Difeng e pubblicare un resoconto complessivo di tutte le esplorazioni dell’area di Xin Long dagli anni ’90 in poi. Non risulta tuttavia da fonti pubbliche disponibili che tale esplorazione sia stata completata. Il fiume sotterraneo Difeng rimane uno dei principali obiettivi aperti della speleologia mondiale, una delle rare frontiere geografiche ancora intatte nell’era del GPS e delle immagini satellitari.[^6]


5. Sfide e Ostacoli all’Esplorazione

5.1 Difficoltà tecniche

Le principali difficoltà tecniche che rendono il Difeng uno dei fiumi sotterranei più difficili da esplorare al mondo sono:

  • Corrente violenta: La velocità dell’acqua nelle gallerie strette supera spesso i limiti fisici di qualsiasi tecnica speleo-subacquea o di progressione su corda.[^5]
  • Repentini innalzamenti del livello: In poche ore, il fiume può trasformarsi da torrente guadabile a condotta forzata sotto pressione. Chi si trova all’interno in quel momento rischia la vita.[^6]
  • Gallerie anguste: Tratti con larghezza dell’acqua da 1 a 15 m rendono complessa la progressione con attrezzatura subacquea completa.[^15]
  • Profondità dei sifoni: Il fondo del fiume sotterraneo non è mai stato raggiunto in molti punti. Il China Daily riportò che “il fondo del fiume sotterraneo non è stato ancora raggiunto” anche per i tratti accessibili.[^15]
  • Scarsa visibilità: Le acque torbide cariche di sedimenti in sospensione, specialmente durante le piene, azzerano la visibilità nelle immersioni.

5.2 Difficoltà logistiche

  • Remotezza: La zona è lontana da centri urbani, con infrastrutture stradali limitate, il che rende oneroso il trasporto di tonnellate di attrezzatura subacquea e tecnica.[^16]
  • Permessi e coordinamento cinese-internazionale: Le spedizioni internazionali necessitano di accordi con le autorità cinesi e con l’Istituto di Geologia Carsica. Il China Caves Project ha sviluppato questo rapporto sin dal 1985, ma le procedure restano complesse.[^14]
  • Stagione secca limitata: La finestra meteorologica utile all’esplorazione è ristretta ai mesi di bassa portata, che in una regione a regime monsonico possono ridursi a poche settimane all’anno.
  • Impatto dell’impianto idroelettrico: Una parte del corso d’acqua è stata deviata per alimentare una centrale idroelettrica costruita a valle, alterando parzialmente i flussi originali e complicando la lettura idrologica del sistema.[^16][^12]

6. Biodiversità e Significato Ecologico

6.1 La biodiversità nel tiankeng

L’ecosistema dello Xiaozhai Tiankeng è uno degli ambienti più straordinari del pianeta. L’isolamento verticale della grande dolina ha creato un microclima unico – più umido, più caldo in inverno e più fresco in estate rispetto alla superficie circostante – che ha favorito la conservazione di specie rare e lo sviluppo di foreste primarie incontaminate. Gli scienziati hanno censito 1.285 specie di piante e animali nel tiankeng, tra cui:[^17][^18][^5][^1]

  • Il ginkgo (Ginkgo biloba), fossile vivente[^5][^1]
  • Il leopardo nebuloso (Neofelis nebulosa), con una popolazione mondiale stimata inferiore ai 10.000 esemplari[^5]
  • Il Salamandrone cinese gigante (Andrias davidianus), il più grande anfibio del mondo[^19]
  • Piante endemiche delle foreste subtropicali sempreverdi a latifoglie[^20][^17]

Gli studi scientifici pubblicati su riviste peer-reviewed hanno confermato che i tiankeng svolgono una funzione essenziale come rifugi per la flora indigena nelle aree carsiche degradate dall’attività umana, conservando comunità forestali di grande valore che altrove sono andate perdute.[^20]

6.2 Le gallerie come habitat biologico

All’interno delle gallerie del Difeng, la fauna cavernicola resta in gran parte sconosciuta. Gli ambienti ipogei cinesi sono tra i più ricchi di specie endemiche al mondo, con numerose forme di vita adattate all’oscurità perenne: pesci ciechi della famiglia Cyprinidae, crostacei anfipodi, collemboli e diverse specie di invertebrati ancora non descritti dalla scienza. La difficoltà di accesso al fiume sotterraneo ha impedito campionamenti biologici sistematici, lasciando aperta la possibilità di scoprire nuove specie endemiche nelle porzioni ancora inesplorate.[^21][^22]

6.3 Importanza idrologica e per la ricerca climatica

Il sistema Difeng è fondamentale anche per la comprensione dell’idrologia carsica della Cina meridionale. I flussi del fiume sotterraneo reagiscono direttamente alle precipitazioni stagionali, rendendolo un indicatore naturale dei cicli climatici. I team internazionali che operano nell’area utilizzano sonde radar, strumentazione microclimatica e campionamenti sedimentologici per ricostruire la storia climatica della regione attraverso le datazioni isotopiche. Nella Contea di Fengjie si trovano anche importanti siti paleontologici correlati alle cavità carsiche della zona.[^23][^8]


7. Il Sistema Speleo nel Contesto del Carsismo Cinese

7.1 La Cina come regno mondiale della speleologia

La Cina ospita la più grande concentrazione di sistemi carsici del mondo. Le province di Guangxi, Guizhou e Chongqing, da sole, contengono centinaia di grotte con più di 10 km di percorso mappato. Il China Caves Project – avviato da Andy Eavis e Tony Waltham con la collaborazione cinese nel 1985 – ha costituito per trent’anni il principale strumento di esplorazione sistematica di questo patrimonio, censendo e cartografando migliaia di chilometri di gallerie. I tiankeng del carsismo cinese rappresentano una categoria geomorfologica unica al mondo, tanto che il termine stesso è stato codificato in letteratura scientifica internazionale solo nel 2005, in seguito alla formalizzazione della definizione da parte di un gruppo di esperti guidato dal Prof. Zhu Xuewen.[^24][^13][^14][^6]

7.2 Il Difeng nel panorama dei grandi fiumi sotterranei

Il Difeng non è un caso isolato: la Cina ospita oltre 2.836 fiumi ipogei, per una lunghezza teorica totale di 13.919 km. Tra i sistemi fluviali sotterranei più importanti troviamo il fiume del Dashiwei Tiankeng (Guangxi), parzialmente esplorato dal China Caves Project nel 2000-2002, e i sistemi di Shuanghe (Guizhou), la grotta più lunga dell’Asia. In tutti questi casi, il pattern si ripete: l’ingresso al fiume sotterraneo è possibile, ma percorrerlo integralmente rimane una sfida aperta. Il Difeng si distingue tuttavia per la sua combinazione di profondità, portata massima e lunghezza del tratto ancora inesplorato.[^25][^13][^6]


8. Status Attuale e Prospettive Future

8.1 Cosa manca ancora da esplorare

Alla data attuale, il nodo centrale irrisolto è il collegamento sotterraneo tra La Grande Fessura di superficie e la Grande Dolina – cioè il tratto del fiume che scorre interamente all’interno della montagna, al di sotto dello Xiaozhai Tiankeng. Nonostante cinque decenni di speleologia moderna abbiano portato alla mappatura di migliaia di chilometri di grotte cinesi, questo segmento di 8,5 km rimane uno dei rari “spazi bianchi” ancora intatti sulla mappa geografica della Terra. La sua esplorazione integrale richiederebbe:[^26][^15][^5][^6]

  • Condizioni di bassa portata eccezionalmente prolungate
  • Attrezzatura di speleosubacquea di ultimissima generazione (rebreather a circuito chiuso, propulsori subacquei)
  • Squadre di supporto logistico in più punti d’ingresso
  • Coordinamento stretto con le autorità cinesi e locali

8.2 Nuove tecnologie e strumenti emergenti

L’avanzamento tecnologico degli ultimi anni apre nuove possibilità. I rebreather a circuito chiuso hanno già rivoluzionato l’esplorazione dei sifoni lunghi in Europa (come nel caso del Timavo), consentendo autonomia molto superiore agli autorespiratori convenzionali. Strumenti di rilievo come il Cavway X1, sviluppato dallo speleologo Siwei Tian e presentato nel 2024 a conferenze internazionali, promettono rilievi topografici di precisione BCRA Grade 6 anche in condizioni difficili. La scansione 3D con LIDAR è già stata impiegata nel vicino sistema di Miao Room (Guangxi) con straordinari risultati. Applicata alle gallerie del Difeng, permetterebbe di ottenere modelli volumetrici precisi anche senza la presenza di speleologi in ogni punto.[^27][^28][^29][^30]

8.3 Implicazioni scientifiche di una futura esplorazione completa

Il completamento dell’esplorazione del Difeng avrebbe implicazioni significative su più fronti:

  • Geomorfologia: Permetterebbe di ricostruire con precisione i meccanismi di formazione dello Xiaozhai Tiankeng e di quantificare il volume di roccia dissolto nel tempo.
  • Idrologia: Fornirebbe dati sul regime di flusso interno, essenziali per la gestione delle acque sotterranee di una regione densamente popolata.
  • Biologia: Consentirebbe campionamenti sistematici della fauna cavernicola, con alta probabilità di scoperta di nuove specie endemiche.
  • Paleoclimatologia: I sedimenti delle gallerie conservano informazioni sui cambiamenti climatici degli ultimi 128.000 anni, leggibili attraverso analisi isotopiche.[^8]
  • Patrimonio: Rafforzerebbe il già significativo valore del Parco Nazionale Tiankeng Difeng come sito di eccezionale importanza geologica mondiale, candidato a futuri riconoscimenti UNESCO.[^31][^32]

9. Conservazione e Tutela

Il Parco Nazionale Tiankeng Difeng è classificato come attrazione turistica nazionale di livello 4A, con una scalinata di 2.800 gradini che permette ai visitatori di scendere sul fondo della dolina. La pressione turistica, pur incrementando la consapevolezza pubblica del sito, pone rischi di degrado dell’ecosistema straordinariamente fragile del tiankeng. Studi scientifici sulla biodiversità dei tiankeng cinesi sottolineano l’importanza critica di questi habitat come rifugi per la flora indigena in un territorio carsico largamente degredato dalle attività umane. La conservazione del fiume sotterraneo è strettamente connessa alla qualità delle acque di infiltrazione in superficie: qualsiasi forma di inquinamento nella bacino idrografico a monte si trasferirebbe rapidamente nelle gallerie del Difeng, potenzialmente annientando ecosistemi che non sono ancora stati nemmeno censiti.[^18][^7][^20]


Conclusioni

Il fiume sotterraneo Difeng rappresenta una delle ultime grandi frontiere inesplorate della speleologia mondiale. Nella sua combinazione di grandiosità geologica, eccezionale biodiversità e irrisolta sfida esplorativa, esso incarna perfettamente la tensione tra le conquiste della scienza contemporanea e i limiti che la natura impone ancora all’indagine umana. Tre decenni dopo la sua “scoperta” da parte della comunità scientifica internazionale, il tratto sotterraneo che unisce la Grande Fessura alla Grande Dolina attende ancora l’equipaggio capace di percorrerlo. Con le tecnologie emergenti di speleosubacquea, rilievo digitale e supporto remoto, quella frontiera potrebbe finalmente chiudersi – rivelando segreti geologici, biologici e climatici di importanza globale.[^5][^6]


References

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  7. Tiankeng Difeng Scenic Area in Fengjie – LoongWander – Tiankeng Difeng Scenic Area is located in Fengjie County, Chongqing Municipality, and is a national …
  8. World’s largest sinkhole showcases the power and beauty of nature – Near the foot of the second bowl, the Difeng cave yawns open, swallowing a crystal stream that has a…
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  4. Tiankengs in the karst of China – Speleogenesis.info is a non-profit web platform aimed to promote karst and cave studies and integrat…
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  6. Nature works its magic in Chongqing[3]- Chinadaily.com.cn – The nearby Difeng cave has also attracted explorers from China and abroad since it was brought to th…
  7. [PDF] The Yangtze Gorges Expedition 1994 – Mount Everest Foundation – The current limit of exploration is at the head of another drop of about 35m. … Apart from a few p…
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Fonti consultate

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Io Fonti
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[3] Descending Into the Lush Underworld of China’s Newly Discovered Sinkhole https://www.atlasobscura.com/articles/china-new-sinkhole-discovery
[4] I Tiankeng Cinesi: Giganteschi Portali verso Mondi … https://www.scintilena.com/i-tiankeng-cinesi-giganteschi-portali-verso-mondi-sotterranei-nascosti/08/21/
[5] Chine : un gouffre géant récemment découvert renfermerait une forêt primitive https://www.24matins.fr/chine-un-gouffre-geant-recemment-decouvert-renfermerait-une-foret-primitive-1339722
[6] Scientists Keep Finding Giant Sinkholes in China that Hide Ancient … https://thedebrief.org/scientists-keep-finding-giant-sinkholes-in-china-that-hide-ancient-forests-unknown-wildlife-and-long-lost-dna/
[7] China’s sinkholes: Tourist boom threatens ancient forests – BBC https://www.bbc.com/news/articles/c8697gqwyx6o
[8] Scientists discover an ancient forest inside a giant sinkhole in China https://www.npr.org/2022/05/20/1100459262/giant-sinkhole-china-ancient-forest
[9] What we know so far about China’s massive sinkholes https://www.scmp.com/news/china/science/article/3179427/what-we-know-so-far-about-newly-discovered-forest-massive
[10] Giant sinkhole with a forest inside found in China | Live Science https://www.livescience.com/new-sinkhole-discovered-china
[11] 2025 Spring Lecture Series: The World Below: An Introduction to Caves and Karst I SHI https://www.youtube.com/watch?v=zTRD-pq9Ux0
[12] International Year of Cave and Karst – New Mexico Tech https://www.nmt.edu/news/2021/international_year_of_cave_and_karst.php
[13] Two critically endangered species found in Yunnan after 100 years http://en.people.cn/n3/2021/0719/c90000-9874059.html
[14] Two critically endangered species found in Yunnan after 100 years (5) http://en.people.cn/n3/2021/0719/c90000-9874059-5.html
[15] Chinese scientists reintroduce endangered plant to native habitat in Yunnan https://www.bastillepost.com/global/article/4968385-chinese-scientists-reintroduce-endangered-plant-to-native-habitat-in-yunnan
[16] Species Diversity of Cordyceps-Like Fungi in the Tiankeng Karst Region of China https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9603550/
[17] Unique Habitat of Karst Tiankengs Changes the Taxonomy … – PMC https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9927240/
[18] [PDF] Karst tiankengs as refugia for indigenous tree flora amidst a degraded landscape in southwestern China | Semantic Scholar https://www.semanticscholar.org/paper/Karst-tiankengs-as-refugia-for-indigenous-tree-a-in-Su-Tang/87c944d1ddb3fdb1f45f64236581a627d0301774
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[20] Karst Tiankeng Is the Refuge of Microbial Diversity in the Degraded … https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/ldr.5582
[21] Leye Fengshan UNESCO Global Geopark https://www.unesco.org/en/iggp/leye-fengshan-unesco-global-geopark
[22] Spedizione internazionale in Cina scopre enorme voragine ingresso … https://www.scintilena.com/spedizione-internazionale-in-cina-scopre-enorme-voragine/04/09/
[23] Inside China’s Giant Sinkhole – The Hidden World of Dashiwei Tiankeng https://www.youtube.com/watch?v=07cio98Dnrw&vl=en-US
[24] Verso una risoluzione ONU sugli ecosistemi carsici e la … https://www.scintilena.com/verso-una-risoluzione-onu-sugli-ecosistemi-carsici-e-la-protezione-del-carsismo/12/09/


Fonti: Wikipedia IT – Xiaozhai Tiankeng; Scintilena.com – I Tiankeng Cinesi; Scintilena.com – Sinkhole cause e impatti; molfettadiscute.altervista.org; scienzenotizie.it; amazingandwonderful.com


Fonti
[1] Xiaozhai Tiankeng – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Xiaozhai_Tiankeng
[2] I Tiankeng Cinesi: Giganteschi Portali verso Mondi Sotterranei … https://www.scintilena.com/i-tiankeng-cinesi-giganteschi-portali-verso-mondi-sotterranei-nascosti/08/21/
[3] Xiaozhai Tiankeng: A Breathtaking Natural Wonder – Amazing … https://amazingandwonderful.com/xiaozhai-tiankeng-a-breathtaking-natural-wonder/
[5] Il ‘pozzo celeste’, ecco cosa si nasconde nella dolina più profonda al … https://www.scienzenotizie.it/2024/03/30/il-pozzo-celeste-ecco-cosa-si-nasconde-nella-dolina-piu-profonda-al-mondo-5070152
[6] Sinkhole: Quando la Terra Sprofonda – Scintilena https://www.scintilena.com/sinkhole-le-cause-delle-voragini-della-terra/10/04/
[10] Cina l’esplorazione di una gigantesca dolina rivela sul fondo una foresta primordiale e tre possibili grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/cina-lesplorazione-di-una-gigantesca-dolina-rivela-sul-fondo-una-foresta-primordiale-e-tre-possibili-grotte/05/27/
[11] Xiaozhai Tiankeng https://de.wikiup.org/wiki/Xiaozhai_Tiankeng
[12] Il Soccorso Alpino di ritorno dall’istruzione in Cina https://www.scintilena.com/il-soccorso-alpino-di-ritorno-dallistruzione-in-cina/04/08/
[18] Voragini della Terra: Cause e Impatti dei Sinkhole – Scintilena https://www.scintilena.com/voragini-della-terra-cause-e-impatti-dei-sinkhole/12/04/
[19] Doline carsiche in Valjevo–Mionica: distribuzione spaziale … https://www.scintilena.com/doline-carsiche-in-valjevo-mionica-distribuzione-spaziale-e-fattori-morfologici/08/08/
[22] In Cambogia, nuove specie emergono dal buio delle grotte – Scintilena https://www.scintilena.com/in-cambogia-nuove-specie-emergono-dal-buio-delle-grotte/03/29/
[27] Xiaozhai Tiankeng: China’s Epic Sinkhole! https://kibana.briz.ua/blog/xiaozhai-tiankeng-chinas-epic-sinkhole-1767647824
[28] la classificazione dei fenomeni di sprofondamento in base alla … https://sgi.isprambiente.it/sinkholeweb/classificazione.html
[29] Dolina carsica – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Dolina_carsica
[32] Sinkholes: problemi terminologici — Italiano – ISPRA https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/sinkholes-e-cavita-sotterranee/sinkholes-problemi-terminologici

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  • Genova, l’Anatolia preclassica e Tell Afis: due sguardi sull’archeologia del Vicino Oriente
    Condividi L’Università di Genova ospita il 4 maggio prossimo, alle ore 14:30, una conferenza tra sviluppo dei templi e santuari dell’età del Ferro Lunedì 4 maggio 2026, alle ore 14:30, l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Genova (via Balbi 2) ospita un incontro dedicato all’archeologia del Vicino Oriente, nell’ambito delle attività della Scuola di Scienze Umanistiche, del Dottorato in Letterature e Culture Classiche e Moderne – curriculum di Antichistica – e della Scuola di Specializza
     

Genova, l’Anatolia preclassica e Tell Afis: due sguardi sull’archeologia del Vicino Oriente

Máj 1st 2026 at 05:00

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L’Università di Genova ospita il 4 maggio prossimo, alle ore 14:30, una conferenza tra sviluppo dei templi e santuari dell’età del Ferro

Lunedì 4 maggio 2026, alle ore 14:30, l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Genova (via Balbi 2) ospita un incontro dedicato all’archeologia del Vicino Oriente, nell’ambito delle attività della Scuola di Scienze Umanistiche, del Dottorato in Letterature e Culture Classiche e Moderne – curriculum di Antichistica – e della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici.

La conferenza mette in dialogo due prospettive complementari sullo sviluppo degli spazi sacri nel mondo antico.

  • Ad aprire sarà Stefania Mazzoni (Università di Firenze, Presidente della Fondazione OrMe), con un intervento dal titolo “Lo sviluppo del tempio nell’Anatolia preclassica”. Il contributo propone una lettura di lungo periodo dell’architettura templare anatolica, esplorandone le trasformazioni prima della codificazione classica e mettendo in evidenza continuità, innovazioni e relazioni culturali.
  • Seguirà Giuseppe Minunno (Università di Genova) con “Santuari a Tell Afis nell’età del Ferro”, un approfondimento su uno dei principali siti della Siria settentrionale. L’intervento si concentra sull’organizzazione e sulle funzioni dei complessi cultuali nel corso dell’età del Ferro, offrendo elementi utili per comprendere dinamiche religiose e territoriali nel Levante.

L’incontro si inserisce nel calendario dell’anno accademico 2025-2026 ed è un’ottima occasione di confronto tra ricerca avanzata e formazione specialistica, con attenzione agli aspetti teorici e ai dati archeologici.

Sarà possibile seguire la conferenza anche online tramite Microsoft Teams (codice: oicoy9h) per gli utenti UniGe, oppure richiedendo l’accesso via mail (fabio.negrino@unige.it) al prof. Fabio Negrino, referente dell’incontro, archeologo docente dell’Università di Genova (e speleologo).

Dove: Aula Magna dell’Università di Genova, via Balbi 2 (anche online su Teams)
Quando: lunedì 4 maggio 2026, ore 14:30
Cosa: conferenza su templi e santuari del Vicino Oriente antico con interventi di Stefania Mazzoni e Giuseppe Minunno


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