Buso della Casara: nuove esplorazioni e rilievi digitali nei Colli Euganei
Dopo il nostro recente articolo sul ritorno degli speleologi nel Buso della Casara, Marco Fioraso e gli esploratori padovani ci raccontano che cosa è successo negli anni successivi: nuove esplorazioni, rilievi LiDAR e un progetto per rendere virtualmente accessibile l’antico acquedotto.
Poco tempo fa, avevamo ripreso la storia del Buso della Casara, l’antico sistema di captazione e adduzione delle acque nascosto nel sottosuolo dei Colli Euganei.
L’articolo raccontava il ritorno degli speleologi padovani nella cavità nel 2021, ma si concludeva con una domanda rimasta aperta: che cosa è successo dopo?
Scrivevamo: «Non sappiamo se e come siano poi proseguite le esplorazioni: speriamo che gli esploratori possano raccontarcelo»: la risposta è già arrivata.
Marco Fioraso, del Gruppo Speleologico Padovano CAI, ci ha inviato un nuovo contributo, scritto insieme a Marco Romano, Adriano Menin e Umberto Fortini di ESCA Padova Sotterranea.

Racconta le esplorazioni compiute negli anni successivi, il lavoro di documentazione con nuove tecnologie di rilievo e un progetto che potrebbe consentire, in futuro, di entrare virtualmente nel Buso della Casara.
Lasciamo quindi la parola agli esploratori., e in particolare a Marco Fioraso di ESCA Padova Sotterranea.
“Buso dea Casara”: l’antico acquedotto romano rivive in digitale
Nuove esplorazioni speleologiche, rilievi LiDAR e ricostruzioni tridimensionali per documentare e valorizzare uno dei più affascinanti manufatti ipogei dei Colli Euganei
Negli ultimi cinque anni si è riacceso l’interesse per uno dei manufatti sotterranei più nascosti e meglio conservati dei Colli Euganei: il “Buso della Casara”, o “Buso dea Casara”, un antico sistema di captazione e adduzione delle acque attribuito all’età romana. L’obiettivo delle nuove indagini è esplorare e documentare ciò che ancora si conserva nel sottosuolo, ma soprattutto trovare nuovi strumenti per riportare idealmente “in superficie” un’opera che, per ragioni di sicurezza e tutela, rimane difficilmente accessibile al pubblico.
Un’opera di ingegneria idraulica di duemila anni fa
Già nel 2001 il Gruppo Speleologico Padovano CAI aveva contribuito in maniera significativa alla conoscenza del Buso della Casara attraverso una documentazione fotografica, un dettagliato rilievo realizzato da Adriano Menin e una, per l’epoca avveniristica, ricostruzione tridimensionale prodotta nell’ambito di un lavoro universitario in architettura (Calore & Faggian, 2000).
Quegli studi avevano permesso di far emergere l’abilità degli antichi costruttori e di comprendere meglio le soluzioni adottate da veri e propri ingegneri idraulici ante litteram quasi duemila anni fa.
Il complesso si trova sulle pendici meridionali del Monte Vendevolo, a circa 220 metri di quota, in località Valnogaredo, nel Comune di Cinto Euganeo. Qui, lungo il solco di una piccola valle incisa nelle rocce vulcaniche1 (vedi Carta geologica dei Colli Euganei, 1980), una sorgente porta ancora oggi l’acqua in superficie. L’acqua affiora in alcune vasche dopo essere uscita da una discreta porta metallica.
È proprio ciò che si nasconde dietro quella porta ad aver nuovamente attirato l’attenzione degli speleologi.
Dentro le antiche condotte
Nel 2021 gli speleologi padovani sono tornati a esplorare le antiche condotte. A monte della strada, attraverso un accesso superiore protetto da una botola e utilizzando tecniche proprie dell’esplorazione delle cavità artificiali, è possibile calarsi per circa 15 metri in un pozzo che intercetta direttamente uno dei cunicoli scavati nella montagna.
Da qui si può seguire il corso dell’acqua verso valle per alcune decine di metri, fino a raggiungere la porta metallica dell’accesso inferiore, oppure procedere in senso opposto, risalendo il sistema verso monte.
Il cunicolo, stretto e sinuoso, si inoltra nella roccia conservando sulle pareti le tracce lasciate dagli utensili degli antichi scavatori. Le scalfitture degli scalpelli sono ancora visibili e costituiscono una testimonianza
Proseguendo nell’esplorazione si incontrano alcuni dei tratti più caratteristici e architettonicamente significativi dell’intero collettore: le volte “a cappuccina”, a sezione triangolare (vedi Menin et al., 2022).
Queste strutture furono costruite nei settori geologicamente più instabili, dove l’alterazione delle rocce vulcaniche ha prodotto banchi di argille nel substrato su cui poggiano i manufatti. È qui che l’ingegneria antica mostra con particolare evidenza la propria capacità di adattarsi alle condizioni geologiche della montagna.
Continuando verso monte si raggiungono infine i vuoti che intercettano direttamente le vene d’acqua.
È forse questo uno degli aspetti più suggestivi del “Buso della Casara”: osservare come, già in epoca antica, sia stato possibile individuare nel cuore della montagna la risorsa più preziosa, intercettarla e convogliarla verso valle attraverso un sistema sotterraneo progettato per sfruttare in modo razionale le caratteristiche naturali del territorio.
Dal rilievo tradizionale al LiDAR
Nel 2023 le attività sono proseguite grazie al neoformato gruppo ESCA – Padova Sotterranea che, facendo tesoro dell’esperienza nelle cavità artificiali dei soci fondatori Adriano Menin e Marco Romano, si è proposto di continuare il lavoro di documentazione coinvolgendo in maniera sinergica diverse realtà speleologiche.
Alle attività hanno partecipato, tra gli altri, il Gruppo Speleologico Padovano CAI, Treviso Sotterranea, il Gruppo Speleologico S. Marco e il Gruppo Naturalistico Montelliano.
Un ruolo importante è stato assunto dalle nuove tecnologie di rilievo digitale. L’impiego di sensori LiDAR ha consentito di acquisire scansioni tridimensionali degli ambienti sotterranei del Buso della Casara.
Per completare il lavoro sono state necessarie diverse uscite: durante ogni esplorazione sono state rilevate differenti porzioni del sistema, successivamente unite per ottenere una ricostruzione digitale complessiva dei vuoti.
Il risultato rappresenta non soltanto un nuovo strumento di documentazione speleologica, ma anche il punto di partenza per una diversa forma di valorizzazione del sito.
Portare il Buso della Casara al Museo di Cava Bomba
Le nuove ricostruzioni tridimensionali potrebbero infatti trovare uno spazio ideale all’interno del Museo di Cava Bomba, una delle realtà più significative per la divulgazione del patrimonio geologico e paleontologico dei Colli Euganei.
Il museo, ospitato negli edifici della storica cava di calcare, potrebbe diventare sede del materiale divulgativo e, soprattutto, multimediale prodotto dagli speleologi coinvolti nel progetto.
Nel Buso della Casara speleologia, geologia, archeologia, e architettura si incontrano nello stesso luogo, raccontando una storia antichissima di conoscenza del territorio e di utilizzo consapevole delle sue risorse.
Una futura fruizione virtuale o in realtà aumentata permetterebbe di rendere accessibile il collettore romano non soltanto alla comunità speleologica, ma anche alle migliaia di persone che frequentano i Colli Euganei senza conoscere ciò che si cela pochi metri sotto i loro passi. Un patrimonio invisibile non perché meno importante, ma semplicemente perché sotterraneo.
Un patrimonio da rendere accessibile, anche virtualmente
Insieme al collettore della “Bot” di Asolo, il “Buso della Casara” rappresenta una delle più antiche testimonianze di opere di captazione idrica presenti nel territorio veneto.
Manufatti di questo genere meritano di essere studiati, documentati e raccontati anche a chi, per motivi di sicurezza, conservazione o difficoltà tecniche, non potrà mai percorrerne fisicamente i cunicoli.
Le tecnologie di scansione tridimensionale e le esperienze immersive offrono oggi una possibilità che fino a pochi anni fa sarebbe stata difficilmente immaginabile: entrare virtualmente nel cuore della montagna, seguire il percorso dell’acqua e osservare da vicino un’opera realizzata quasi duemila anni fa.
È un modo nuovo di fare divulgazione speleologica, ma anche di restituire alla collettività una parte nascosta della storia dei Colli Euganei.
Si ringrazia il Comune di Cinto Euganeo per aver consentito l’accesso al Buso della Casara e per la disponibilità alla condivisione della proposta di valorizzazione.A cura di:
Marco Fioraso – GSP CAI
Marco Romano, Adriano Menin, Umberto Fortini – ESCA Padova Sotterranea
Note
- Lave riolitiche e basaltiche; tufi e ialoclastiti.
Note bibliografiche
- Calore F., Faggian C., 2000, La sorgente sotto il monte. Il “Buso della Casara” a Cinto Euganeo – Rilievo e rappresentazione di un acquedotto romano ipogeo, Tesi di Laurea IUAV, A.A. 1999-2000, p. 54.
- Istituto di Geologia dell’Università di Padova, Memorie di Scienze Geologiche vol. XXXIV, 1980, Carta Geologica dei Colli Euganei.
- Menin A., Davolio D., Romano M., 2022, L’antico collettore idraulico “Buso della Casara” di Cinto Euganeo (Padova, Veneto), Opera Ipogea 2, 2022, pp. 19-20 https://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/2022/12/1-Menin-et-a-cmp.pdf

Ringraziamo Marco Fioraso, Marco Romano, Adriano Menin e Umberto Fortini per aver raccolto il nostro invito e per averci raccontato come sono proseguite le esplorazioni e le ricerche sul Buso della Casara.
Già l’articolo di poche settimane fa aveva suscitato in noi e nei lettori di Scintilena un grandissimo interesse alla Buca della Casara! Gli aggiornamenti aggiungono ora un capitolo ancora più affascinante a una storia nella quale speleologia, archeologia, geologia e nuove tecnologie si incontrano.
Particolarmente interessante è l’evoluzione del progetto: non si tratta più soltanto di esplorare e documentare il Buso della Casara, ma di trovare il modo di renderlo accessibile anche a chi non potrà percorrerne fisicamente i cunicoli.
Le scansioni LiDAR, realizzate nel corso di diverse uscite e successivamente riunite in una ricostruzione tridimensionale complessiva, aprono infatti la strada a una possibile fruizione virtuale o in realtà aumentata, con la proposta di portare il materiale multimediale anche al Museo di Cava Bomba.
È un modo molto bello di restituire alla collettività quello che gli speleologi scoprono, studiano e documentano nel sottosuolo.
Complimenti quindi a tutti coloro che stanno lavorando al progetto, e grazie per aver condiviso con noi e con i lettori di Scintilena gli sviluppi di questa storia. Continueremo a seguirla con grande interesse.
Precedenti articoli su Scintilena sul Buso della Casara:
- 2022 https://www.scintilena.com/opera-ipogea-in-distribuzione-il-secondo-numero-del-2022/12/26/
- 2024 https://www.scintilena.com/il-buso-della-casara-ora-accessibile-presentazione-della-ricostruzione-3d-con-rilievo-lidar-fotografico/04/26/
- 2026 https://www.scintilena.com/colli-euganei-nella-busa-della-casara/09/13/
Fonti:
- testo di Marco Fioraso, con Marco Romano, Adriano Menin, Umberto Fortini – ESCA Padova Sotterranea
- fotografie di Marco Romano
- Menin A., Davolio D., Romano M., 2022, L’antico collettore idraulico “Buso della Casara” di Cinto Euganeo (Padova, Veneto), Opera Ipogea 2, 2022, pp. 19-20 https://www.operaipogea.it/wp-content/uploads/2022/12/1-Menin-et-a-cmp.pdf




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