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Colli Euganei, dopo vent’anni gli speleologi tornano nella “Busa della Casara”

September 13th 2026 at 06:00

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Il Gruppo Speleologico Padovano CAI è tornato a esplorare l’antico acquedotto sotterraneo di Cinto Euganeo. Un primo sopralluogo per verificare lo stato di conservazione del sito e preparare una nuova documentazione fotografica e video

Dopo circa vent’anni gli speleologi sono tornati nella “Busa della Casara”, uno dei sotterranei artificiali più interessanti del territorio del Parco Regionale dei Colli Euganei, nel Padovano.

A darne notizia è il Gruppo Speleologico Padovano CAI, che ha pubblicato le prime immagini del sopralluogo effettuato nell’antico acquedotto, con la partecipazione, tra gli altri, dello storico speleologo Adriano Menin.

La Busa della Casara è un acquedotto sotterraneo di probabile origine romana, scavato nelle rocce vulcaniche dei Colli Euganei, tra trachite e riolite. Un’opera particolarmente interessante anche considerando la difficoltà di lavorazione di queste rocce e le tecniche disponibili all’epoca della sua realizzazione.

Il sistema intercetta le acque che si infiltrano più a monte e le convoglia attraverso una successione di condotte dalle caratteristiche molto differenti.

All’interno si incontrano infatti tratti alti e stretti scavati direttamente nella roccia viva, settori rinforzati con murature e passaggi molto bassi, percorribili soltanto procedendo carponi.

Tra gli ambienti più caratteristici il Gruppo segnala la cosiddetta “Galleria dei Giganti”, una condotta che raggiunge circa tre metri di altezza.

Particolarmente suggestive sono inoltre le volte a cappuccina, ancora conservate all’interno del sotterraneo e riconoscibili per la caratteristica sezione triangolare. È proprio questo uno degli elementi architettonici che rendono la Busa della Casara un manufatto sotterraneo di notevole interesse storico e archeologico.

Secondo quanto riferisce il Gruppo Speleologico Padovano CAI, il complesso potrebbe rappresentare uno degli ultimi esempi ancora esistenti in Veneto di collettore sotterraneo di epoca romana, insieme alla “Bot” di Asolo.

Un primo sopralluogo dopo vent’anni

L’esplorazione effettuata in questi giorni ha avuto soprattutto carattere preliminare.

Dopo circa vent’anni dall’ultima possibilità di accesso, gli speleologi hanno voluto verificare le condizioni generali dell’acquedotto e lo stato dei diversi tratti della struttura.

Il sopralluogo dovrebbe essere seguito da nuovi ingressi dedicati a una documentazione fotografica e video più approfondita e ad alta definizione, con l’obiettivo di registrare nel dettaglio le caratteristiche e lo stato di conservazione del sotterraneo.

Le fotografie diffuse in queste ore dal Gruppo sono infatti definite dagli stessi speleologi immagini “speditive”, realizzate durante questa prima ricognizione.

Il Gruppo Speleologico Padovano CAI ha ringraziato l’Amministrazione comunale di Cinto Euganeo e in particolare il sindaco Rocca, che ha consentito l’accesso al sito, auspicando che il nuovo lavoro di documentazione possa contribuire a riportare attenzione e interesse pubblico su questo particolare patrimonio sotterraneo dei Colli Euganei.

Curiosa anche una conseguenza del sopralluogo raccontata dagli stessi speleologi: il passaggio all’interno delle condotte ha rimesso in sospensione parte del fango presente sul fondo, successivamente trasportato dall’acqua fino alla vasca esterna. Il Gruppo si è quindi scusato con gli abitanti che, proprio durante le operazioni, si erano recati alla fonte per rifornirsi d’acqua.

Quello appena concluso rappresenta soltanto il primo ritorno nella Busa della Casara. Le prossime esplorazioni permetteranno di documentare con maggiore dettaglio un’opera sotterranea che costituisce una testimonianza particolarmente rara della storia del territorio euganeo.

Fonte e immagini: post social Gruppo Speleologico Padovano CAI

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