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Archeologia subacquea e patrimonio sommerso: a Napoli la X edizione di ArcheoCamp

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Il 27 ottobre 2027, a Villa Doria d’Angri, studiosi, archeologi e professionisti del mondo subacqueo si confrontano sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, sulle competenze legate al mare e sulle prospettive dell’archeologia sommersa

NAPOLI – Archeologia subacquea, patrimonio sommerso, ricerca, turismo e nuove competenze legate al mare saranno tra i temi della X edizione di ArcheoCamp, in programma martedì 27 ottobre 2026 a Napoli, nella sede di Villa Doria d’Angri, in via Francesco Petrarca 80.

La giornata, promossa dal Centro Sub Campi Flegrei e dall’Università degli Studi di Napoli “Parthenope”, riunirà rappresentanti del mondo universitario, delle istituzioni, dell’archeologia e delle attività subacquee per discutere delle prospettive di conoscenza, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, con particolare attenzione alle risorse legate al mare.

Patrimonio culturale e archeologia sommersa

I lavori inizieranno alle 9.30, dopo i saluti istituzionali, con una prima tavola rotonda dedicata alla “Valorizzazione del patrimonio culturale: opportunità e sfide per il futuro”.

Tra i partecipanti, molto studiosi e professionisti provenienti da università, istituzioni e realtà impegnate nell’archeologia e nella tutela del patrimonio, tra cui rappresentanti del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli e dell’Istituto Italiano per l’Archeologia Marittima e delle Strutture Sommerse.

La seconda sessione, dalle 11.30 alle 13.30, sarà dedicata alle “Competenze blu per il futuro: sfide, innovazione e prospettive di sviluppo”, affronterà il rapporto tra formazione, ricerca, innovazione e nuove professionalità connesse al mare.

Attività subacquee e valorizzazione della risorsa mare

Nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 16, il confronto si concentra su “L’attività sportiva e le blue competence per la valorizzazione turistica della risorsa mare”.

La tavola rotonda coinvolge esperti del settore subacqueo, universitario e della formazione, affrontando il ruolo delle competenze tecniche e della pratica subacquea nella conoscenza e nella fruizione responsabile del patrimonio sommerso.

Un tema particolarmente significativo in un territorio come quello dei Campi Flegrei, dove ambiente marino, archeologia e paesaggio costituiscono un patrimonio strettamente connesso.

La giornata si concluderà con la consegna del Premio Ulisse.

ArcheoCamp giunge quest’anno alla sua decima edizione, confermando il confronto tra discipline e professionalità diverse come uno degli strumenti per affrontare le nuove sfide legate alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale e archeologico sommerso.

Fonte

Programma ufficiale della X edizione di ArcheoCamp – Centro Sub Campi Flegrei / Università degli Studi di Napoli “Parthenope”.

L'articolo Archeologia subacquea e patrimonio sommerso: a Napoli la X edizione di ArcheoCamp proviene da Scintilena.

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Nelle grotte del Brasile le rane non sono lì per caso

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Uno studio pubblicato su Neotropical Biology and Conservation e ripreso da Bioengineer.org suggerisce che alcune rane brasiliane utilizzino stabilmente le grotte come habitat

Per molto tempo le rane osservate nelle grotte brasiliane sono state considerate semplici presenze accidentali: animali entrati sottoterra occasionalmente, destinati prima o poi a uscire oppure a morire.

Un lavoro pubblicato su Neotropical Biology and Conservation propone però di rivedere questa interpretazione.

Secondo gli autori, diverse specie di anuri utilizzano infatti le grotte in modo regolare. L’ambiente sotterraneo offre condizioni particolarmente favorevoli agli anfibi: umidità elevata e stabile, temperature poco variabili, disponibilità d’acqua, invertebrati di cui nutrirsi e riparo dai predatori.

Le osservazioni provengono da grotte distribuite in diverse regioni del Brasile e scavate in rocce molto differenti, dal calcare alla quarzite fino alle formazioni ferrifere.

Per questo i ricercatori propongono che almeno alcune di queste rane vengano considerate trogloxene: animali che utilizzano abitualmente l’ambiente sotterraneo per rifugiarsi, alimentarsi o riprodursi, pur non essendo necessariamente legati alle grotte per l’intero ciclo vitale.

La distinzione non è soltanto terminologica. Considerare gli anuri fauna accidentale significa attribuire loro poco peso negli studi e nelle valutazioni ambientali delle grotte brasiliane. Riconoscere invece che le cavità possono costituire un vero habitat apre nuove domande sulla loro ecologia e sulla necessità di includerli nei programmi di monitoraggio e conservazione.

Restano molte cose da capire: se alcune specie possano riprodursi stabilmente sottoterra, quanto a lungo vi rimangano e quale parte del loro ciclo vitale dipenda realmente dalle grotte.

Ma il punto di partenza cambia: quelle rane potrebbero non essersi perse affatto. Potrebbero essere esattamente dove vogliono stare.

Fonte: Sperandei V.D.F., Alvarenga D.D.A., Araújo M.S.D. & Pereira C.C. (2023). Are caves true habitats for anurans or more a favorable rocky environment? A discussion of habitat occupation by frogs in Neotropical caves. Neotropical Biology and Conservation, 18(3), 131–137. DOI: 10.3897/neotropical.18.e100778

Approfondimento: Bioengineer, “Frogs in Brazilian caves are residents, not lost visitors, study argues” https://bioengineer.org/frogs-in-brazilian-caves-are-residents-not-lost-visitors-study-argues/

Foto di copertina: Leptodactylus labyrinthicus, una delle specie di anuri segnalate nelle grotte brasiliane. Foto: Mario Barroso / Wikimedia Commons – CC BY 4.0

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