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Zobrazenie na čítanie

Grotta del Bue Marino, nei sedimenti sommersi la storia di un ambiente di 6.000 anni fa

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Uno studio pubblicato su The Holocene nel 2024 ricostruisce l’evoluzione del Ramo di Mezzo attraverso foraminiferi e datazioni con luminescenza. Le esplorazioni speleosubacquee hanno aperto l’accesso a un archivio naturale del Golfo di Orosei.

La Grotta del Bue Marino conserva nei suoi sedimenti sommersi le tracce di un ambiente risalente a circa 6.000 anni fa. Una ricerca pubblicata nel 2024 sulla rivista The Holocene ha ricostruito l’evoluzione paleoecologica del Ramo di Mezzo, mettendo insieme lo studio dei foraminiferi bentonici, l’analisi dei depositi e una datazione mediante luminescenza. Il risultato offre una nuova chiave di lettura della cavità costiera di Dorgali, nel Golfo di Orosei: non soltanto un grande sistema esplorativo, ma anche un archivio delle trasformazioni degli ecosistemi sotterranei dopo l’ingresso del mare durante l’Olocene.[1]

Due carotaggi per leggere il passato della Grotta del Bue Marino

Il lavoro, firmato da Elena Romano e da un gruppo multidisciplinare di ricercatori e speleosubacquei, si basa su sette campioni di sedimento superficiale e su due carote prelevate nel 2018 e nel 2021. Il primo carotaggio, denominato BMD-2018, misura 18 centimetri; il secondo, BMD-2021, raggiunge 28 centimetri. Questi depositi hanno consentito di confrontare le comunità di microrganismi dell’ambiente recente con quelle conservate negli strati più antichi.[1]

La datazione mediante luminescenza, applicata al secondo carotaggio, ha restituito un’età di 6.040 ± 470 anni per il sedimento posto a 18 centimetri di profondità. Il dato colloca il deposito nelle prime fasi successive all’allagamento olocenico della grotta da parte del mare e dimostra il potenziale delle successioni sedimentarie custodite nelle cavità costiere mediterranee.[1]

I foraminiferi raccontano il cambiamento dell’ecosistema

I protagonisti microscopici della ricerca sono i foraminiferi bentonici, organismi unicellulari che vivono sul fondo e i cui gusci possono conservarsi nei sedimenti. Le associazioni recenti sono state utilizzate come riferimento ecologico per interpretare quelle rinvenute nei carotaggi.[1]

Entrambe le carote mostrano un cambiamento nella composizione delle comunità: nei livelli più antichi prevale Ammonia inflata, mentre in quelli più recenti diventa dominante Eggerelloides advena, una specie opportunista. Il passaggio si verifica a profondità simili nei due depositi ed è stato ricondotto a variazioni nella quantità o nella qualità delle risorse nutritive disponibili, senza significative trasformazioni dell’ambiente sedimentario.[1]

La ricerca collega questa evoluzione ecologica alle possibili conseguenze dei cambiamenti climatici e ambientali dell’Olocene. L’integrazione tra indicatori biologici e cronologia dei depositi permette così di studiare come un ecosistema sotterraneo costiero abbia risposto, nel corso dei millenni, alle trasformazioni che interessavano il mare e il territorio circostante.[1]

Dalle esplorazioni alla ricerca scientifica

La possibilità di studiare questi ambienti nasce da una lunga storia di esplorazioni, rilievi e immersioni. Il Bue Marino comprende tre grandi settori — Ramo Nord, Ramo di Mezzo e Ramo Sud — e costituisce la parte costiera di un sistema carsico collegato alle grotte dell’entroterra. Nel 2013 fu realizzata la congiunzione tra Bue Marino e Su Molente; il 3 giugno 2016 il collegamento tra Monte Longos e Su Molente unì anche Su Palu al complesso, che raggiunse allora circa 70 chilometri di sviluppo e il primato italiano per estensione.[2][3]

Le ricerche paleoecologiche si inseriscono in un percorso scientifico che comprende anche lo studio delle comunità viventi, la descrizione di nuove specie e l’indagine sulla presenza di microplastiche. Il Bue Marino emerge quindi come un laboratorio naturale nel quale speleologia, biologia e scienze della Terra concorrono a ricostruire il passato e a osservare le trasformazioni del presente.[1][4][5]


Relazione di approfondimento: esplorazioni e scoperte scientifiche nella Grotta del Bue Marino

1. Un sistema sotterraneo tra il Supramonte e il mare

La Grotta del Bue Marino si apre nelle falesie calcaree della costa orientale della Sardegna, nel territorio di Dorgali, tra Cala Gonone e Cala Luna. La sua posizione, al margine del Supramonte e direttamente sul Golfo di Orosei, la rende un luogo privilegiato per studiare l’incontro tra circolazione idrica carsica e ambiente marino. Le gallerie non costituiscono soltanto un insieme di cavità affacciate sul mare: appartengono a una rete sotterranea che penetra nell’entroterra e raccoglie una storia geologica, idrologica e biologica articolata.[2][3]

Il nome richiama la foca monaca, chiamata localmente “bue marino”, che utilizzava la grotta come rifugio. Questa presenza ha segnato l’identità del luogo e la sua conoscenza presso il pubblico, mentre le esplorazioni hanno progressivamente rivelato un sistema molto più esteso degli ambienti prossimi all’ingresso.[6][7]

Per comprendere le dimensioni della cavità è importante distinguere la Grotta del Bue Marino, con i suoi rami storicamente esplorati, dal sistema interconnesso Su Palu–Monte Longos–Su Molente–Bue Marino. I circa 70 chilometri raggiunti con la congiunzione del 2016 si riferiscono all’intero complesso e alla somma delle gallerie conosciute in quel momento, non a un unico percorso interno al Bue Marino.[3]

2. Geologia e speleogenesi: una grotta modellata da più processi

Il paesaggio del Golfo di Orosei è caratterizzato da rocce carbonatiche, grandi falesie e profonde incisioni vallive, le codule. Nel settore del Bue Marino, la presenza di fratture, faglie e altre discontinuità ha favorito l’infiltrazione dell’acqua e lo sviluppo di condotte sotterranee. La circolazione idrica nei calcari ha contribuito alla formazione di un sistema nel quale si alternano gallerie emerse, laghi, sifoni e tratti soggetti a riattivazione durante le piene.[2]

L’evoluzione della grotta è strettamente legata anche alle oscillazioni del livello marino. Nei settori oggi sommersi si osservano concrezioni formate quando gli ambienti erano emersi: stalattiti, stalagmiti e colonne testimoniano quindi condizioni precedenti all’allagamento. In altre parti della cavità, perforazioni prodotte da organismi marini sulle pareti documentano antiche fasi di presenza del mare a quote differenti.[2]

Il Bue Marino conserva così segnali di processi diversi, sovrapposti nel tempo: sviluppo carsico, concrezionamento, ingressione marina, deposizione di sedimenti e variazioni dei flussi d’acqua. La ricostruzione della sua storia richiede di integrare questi elementi, distinguendo l’età dei depositi dall’età di formazione delle gallerie. La datazione di circa 6.000 anni ottenuta nello studio del 2024 riguarda infatti un livello sedimentario del Ramo di Mezzo, non la nascita della grotta.[1][2]

3. I tre rami e le loro caratteristiche

Ramo Nord: gallerie fossili e un lungo sistema attivo

Il Ramo Nord comprende grandi ambienti emersi, storicamente utilizzati anche per le visite, e un’articolata prosecuzione acquatica. Tra i luoghi più noti figurano il Lago Smeraldo, il Lago Abissale e il Lago Nero, che le esplorazioni speleosubacquee hanno inserito in una rete di collegamenti sommersi.[2]

La parte attiva è conosciuta come Ramo dei Cecoslovacchi. La ricostruzione storica di Leo Fancello descrive, per lo stato delle conoscenze raggiunto dalle campagne dei primi anni Novanta, oltre 7 chilometri di sviluppo e 42 sifoni. Sono dati riferiti a quella fase esplorativa, utili a comprendere la complessità di un percorso nel quale la progressione alterna ripetutamente immersioni e ambienti emersi.[2]

Ramo di Mezzo: la frontiera sommersa e l’archivio paleoecologico

Il Ramo di Mezzo è caratterizzato da grandi condotte sommerse e da una successione di sifoni. La sintesi storica di Fancello attribuisce alle esplorazioni condotte fino alla fine degli anni Duemila circa 4,5 chilometri di sviluppo, 38 sifoni e una punta esplorativa a circa 50 metri di profondità.[2]

È questo il settore indagato nello studio pubblicato su The Holocene. La presenza di depositi contenenti foraminiferi ha permesso di affiancare alla conoscenza geometrica delle gallerie una ricostruzione delle condizioni ecologiche passate. Il ramo diventa così sia un obiettivo esplorativo sia un luogo di campionamento scientifico.[1]

Ramo Sud: grandi gallerie e collegamenti verso la Codula Ilune

Il Ramo Sud comprende il percorso turistico e una prosecuzione speleologica con grandi ambienti, spiagge sabbiose, laghi e tratti sommersi. Il Lago Lungo e la Sala dell’Organo, o del Colonnone, sono tra i luoghi descritti nella documentazione esplorativa. Più all’interno, un lungo sifone apre l’accesso alle gallerie che hanno indirizzato le ricerche verso la Codula Ilune.[2]

La funzionalità idrologica di questo settore cambia con il regime delle acque: la ricostruzione di Fancello ne descrive la riattivazione durante precipitazioni intense e il comportamento di troppo pieno del sistema. Questa dinamica spiega perché lo studio della grotta debba considerare non soltanto le forme delle gallerie, ma anche le condizioni idriche nelle quali vengono osservate.[2]

4. I rilievi degli anni Cinquanta e l’avvio delle esplorazioni subacquee

Una tappa fondamentale della documentazione moderna è il rilievo realizzato nel 1954 da Francesco Pisanu e Dino Giacobbe del Gruppo Grotte Nuorese. La planimetria rappresentava i due rami principali allora conosciuti, Nord e Sud, e conteneva osservazioni sulle possibili prosecuzioni e sui rapporti con le cavità dell’entroterra.[2]

Le prime ricerche subacquee cominciarono a estendere la conoscenza oltre i laghi visibili nei percorsi emersi. Nell’agosto 1965, gli speleosub del Gruppo Speleologico Piemontese percorsero 75 metri del sifone terminale del Ramo Sud, raggiungendo una profondità massima di 12 metri e riemergendo in un condotto basso e stretto.[2]

Il superamento dei sifoni cambiò il significato dei limiti esplorativi. Un lago che arrestava la progressione degli speleologi poteva nascondere nuove gallerie, e la cavità iniziò a essere studiata come un sistema molto più ampio della parte raggiungibile senza immersione.[2]

5. Jochen Hasenmayer e le campagne degli anni Settanta e Ottanta

Lo speleosub tedesco Jochen Hasenmayer ebbe un ruolo decisivo nell’esplorazione delle prosecuzioni sommerse. Nel 1977 superò il sifone terminale del Ramo Sud, lungo circa 630 metri e profondo fino a 31 metri, accedendo a grandi gallerie oltre il tratto allagato. Uno schizzo di queste esplorazioni comparve nella documentazione pubblicata nel 1979 da Axel Mahler.[2]

Le tracce delle immersioni di Hasenmayer furono ritrovate anche nel Ramo Nord. Le successive campagne individuarono la sua sagola in acciaio in settori interni e un cartellino con riferimenti alle esplorazioni del 1973 e del 1974. Questi ritrovamenti mostrarono quanto fossero estese le sue ricognizioni nelle parti sommerse della grotta.[2]

Nel Ramo Sud intervennero poi gli speleosub francesi. Nel 1981 P. Penez e J. C. Chouquet ripercorsero le prosecuzioni oltre il sifone terminale, raggiungendo un ulteriore sifone dopo circa 1.700 metri di progressione totale. Nel 1982 E. Le Guen e Penez ampliarono le ricerche, superando altri tratti allagati e aggiungendo circa 840 metri di percorso esplorato.[2]

Queste campagne costruirono il quadro sul quale lavorarono le generazioni successive: una grotta con prosecuzioni importanti verso l’entroterra, nella quale i collegamenti dipendevano dal superamento di sequenze complesse di sifoni e dalla precisione dei rilievi.[2]

6. Il contributo dei gruppi sardi: esplorazione e revisione topografica

Tra gli anni Ottanta e Novanta, il Gruppo Ricerche Ambientali di Dorgali e il Gruppo Speleologico Sassarese condussero esplorazioni, ricerche laterali e una revisione sistematica della topografia. Dal 1987 avviarono il lavoro di aggiornamento del rilievo del 1954, arrivando progressivamente a costruire una nuova rappresentazione della cavità.[2]

Nel Ramo Sud furono esplorate diramazioni della Sala dell’Organo e rami laterali della galleria principale. Tra questi, il Ramo del Bob raggiunse un dislivello positivo di circa 64 metri, mostrando che lo sviluppo del Bue Marino non era limitato ai livelli prossimi alla superficie del mare.[2]

La revisione degli orientamenti e la sovrapposizione delle planimetrie alla cartografia esterna rafforzarono le prospettive di collegamento con il complesso della Codula Ilune. Il rilievo divenne quindi uno strumento per individuare obiettivi esplorativi, interpretare le relazioni tra sistemi e organizzare le ricerche nei punti più promettenti.[2]

7. Le esplorazioni ceche e la crescita del sistema conosciuto

Nell’ottobre 1990, gli speleosub delle associazioni Hranicky Kras di Olomouc e Speleoaquanaut di Praga condussero una campagna intensiva nel Ramo Nord. Partendo dal Lago Smeraldo, ricostruirono il percorso attraverso laghi e sifoni fino al Lago Abissale e al Lago Nero, proseguendo poi negli ambienti interni. Al termine di quasi un mese di attività, il percorso esplorato raggiungeva circa 3.200 metri e 28 sifoni.[2]

Nel 1991, le ricerche coinvolsero anche S. Bilek, M. Slezak e Leo Fancello, con esplorazioni di diramazioni laterali e ambienti ascendenti. Nel 1992, oltre il ventottesimo sifone, gli speleosub cechi percorsero una galleria sommersa di circa 500 metri, a profondità comprese tra 37 e 43 metri, raggiungendo ulteriori ambienti emersi. Il quadro di questa fase arrivò a comprendere circa 7 chilometri e 42 sifoni nel settore attivo settentrionale.[2]

Un’altra svolta interessò il Ramo di Mezzo. Nel 2006 gli speleosub della Czech Speleological Society ritrovarono la prosecuzione precedentemente individuata da Hasenmayer. Le campagne successive ne estesero la conoscenza, trasformando il ramo in uno dei principali fronti esplorativi della cavità.[2]

Il contributo ceco si inserì in una collaborazione internazionale con i gruppi sardi, nella quale immersioni, supporto logistico e confronto dei rilievi consentirono di dare continuità alle ricerche.[2]

8. Su Molente e le congiunzioni del 2013 e del 2016

La scoperta della Grotta di Su Molente nel 2007 aprì una nuova fase. La cavità si trovava in una posizione intermedia tra il Bue Marino e il sistema Su Palu–Monte Longos, offrendo un possibile punto di passaggio tra complessi fino ad allora esplorati separatamente. Le colorazioni delle acque mostrarono le connessioni idriche con i sistemi a monte e a valle.[3]

La connessione idrologica e la congiunzione esplorativa rappresentano due risultati distinti: la prima dimostra il transito dell’acqua, la seconda individua un percorso sotterraneo materialmente percorribile. Al Bue Marino, questa distinzione segnò il passaggio dalle indicazioni fornite dai tracciamenti alla realizzazione dei collegamenti.[2][3]

Il collegamento tra Bue Marino e Su Molente fu raggiunto nel 2013. Il 3 giugno 2016, alle 15:10, Daniele Maugeri, Enrico Seddone e Marcello Moi, della Commissione Speleosubacquea della Federazione Speleologica Sarda, trovarono da Monte Longos il passaggio subacqueo verso Su Molente. La congiunzione unì così il sistema della Codula Ilune alla parte costiera del Bue Marino.[3]

Il complesso raggiunse allora circa 70 chilometri di sviluppo, diventando all’epoca il più esteso d’Italia in quella fase della conoscenza speleologica, mentre attualmente la Grotta più lunga d’Italia è sul monte Canin, in Friuli Venezia Giulia. La preparazione dell’impresa richiese quasi un anno e il contributo di oltre cento speleologi, dopo più di venticinque anni di esplorazioni condotte da gruppi sardi e collaboratori provenienti da altri territori.[3]

9. L’idrologia come chiave di interpretazione

Le esplorazioni hanno fornito anche informazioni sulla circolazione idrica. I laghi e le condotte del Bue Marino presentano condizioni differenti, con acqua dolce, salmastra e marina distribuite lungo i percorsi. Nel Ramo Nord, le osservazioni storiche registrarono variazioni di salinità anche in settori lontani dall’ingresso, segnalando un rapporto complesso tra geometria delle gallerie e connessioni idriche.[2]

La stagionalità modifica inoltre gli ecosistemi. Le campagne scientifiche dell’agosto 2014 e dell’aprile 2015, condotte al Bue Marino e a Bel Torrente, mostrarono una riduzione dell’abbondanza dei foraminiferi dopo il periodo piovoso. Nel Bue Marino, dove gli effetti dei flussi di acqua dolce furono meno severi rispetto a Bel Torrente, rimasero riconoscibili associazioni di organismi viventi e gusci di individui morti.[8]

Questi risultati collegano direttamente idrologia ed ecologia: le comunità del fondo rispondono ai cambiamenti delle acque e alla disponibilità di materiale organico, diventando indicatori delle condizioni presenti nei diversi settori della grotta.[8]

10. I foraminiferi e la suddivisione ecologica della cavità

Le ricerche avviate nel 2014 hanno sviluppato l’impiego dei foraminiferi bentonici come indicatori degli ambienti delle grotte marine mediterranee. Nel Bue Marino, il confronto tra campionamenti e parametri dell’acqua ha consentito di riconoscere settori ecologicamente differenti.[8][9]

Lo studio pubblicato nel 2020 su Aquatic Conservation: Marine and Freshwater Ecosystems individuò tre ecozone:

  • una zona d’ingresso, maggiormente influenzata dal mare;
  • una zona di confluenza, associata anche alla presenza di detriti vegetali;
  • una zona di transizione verso le parti interne della cavità.[8]

Il passaggio dalle associazioni prevalentemente costituite da forme a guscio calcareo ialino a quelle dominate da forme agglutinate fu collegato ai gradienti ambientali osservati dall’esterno verso l’interno. Lo studio mise così in evidenza che la distanza dall’ingresso, da sola, non esaurisce la spiegazione della distribuzione degli organismi: contano anche gli apporti d’acqua, le risorse nutritive e le caratteristiche dei sedimenti.[8]

Una successiva ricerca, pubblicata nel 2021 su Ecological Indicators, utilizzò i dati di 25 stazioni nei rami Nord e di Mezzo, campionate nell’estate 2016. Furono analizzati foraminiferi viventi e morti, granulometria e parametri dell’acqua, comprendenti temperatura, salinità, pH e ossigeno disciolto. Le analisi statistiche permisero di riconoscere associazioni e di interpretarne il significato ambientale.[9]

11. Lo studio del 2024: materiali, cronologia e risultati

La ricerca citata, Paleoecological reconstruction during the Holocene in the Middle Branch of Bue Marino Cave (Sardinia, Italy), è stata pubblicata in The Holocene, volume 34, fascicolo 1, pagine 74–86. Gli autori sono Elena Romano, D. Sechi, S. Andreucci, Luisa Bergamin, Andrea D’Ambrosi, C. De Santis, Letizia Di Bella, Enrico Dinelli, Virgilio Frezza, V. Pascucci, Giancarlo Pierfranceschi e Claudio Provenzani.[1]

Il campionamento

Il materiale comprende sette campioni superficiali raccolti nel 2018 e due carotaggi:

  • BMD-2018, lungo 18 centimetri;
  • BMD-2021, lungo 28 centimetri.[1]

Foraminiferi e granulometria sono stati studiati nei campioni superficiali e nella carota del 2018; nella carota del 2021 è stata analizzata la componente a foraminiferi ed è stata effettuata la datazione mediante luminescenza. Le associazioni recenti hanno fornito il riferimento ecologico per interpretare quelle conservate in profondità.[1]

La datazione

Nella carota BMD-2021, il livello a 18 centimetri ha restituito un’età di 6,04 ± 0,47 migliaia di anni. Il risultato indica che almeno una parte della successione sedimentaria risale alle prime fasi successive all’ingressione marina olocenica della grotta.[1]

La cronologia riguarda il livello analizzato. La sedimentazione in grotta può avere ritmi variabili e comprendere interruzioni o rimaneggiamenti; la successione non equivale quindi automaticamente a una registrazione uniforme, anno per anno. Il valore della ricerca consiste nell’aver associato una misura cronologica all’interpretazione ecologica del deposito.[1]

Il cambiamento delle comunità

I due carotaggi mostrano un ricambio faunistico simile: dalle associazioni più antiche dominate da Ammonia inflata a quelle più recenti dominate dall’opportunista Eggerelloides advena. L’assenza di significativi cambiamenti nell’ambiente sedimentario ha indirizzato l’interpretazione verso variazioni nella quantità o nella qualità dei nutrienti.[1]

Il dato descrive una trasformazione biologica verificatasi senza una corrispondente grande modificazione del contesto deposizionale. È questo uno degli aspetti più informativi del lavoro: le comunità microscopiche permettono di riconoscere cambiamenti che la sola descrizione dei sedimenti potrebbe non mettere in evidenza.[1]

Il significato paleoambientale

Gli autori collegano il ricambio delle associazioni alle possibili conseguenze degli eventi climatici e ambientali olocenici. Il lavoro dimostra la capacità dei foraminiferi di funzionare come indicatori paleoambientali nelle grotte marine mediterranee e il valore dell’integrazione con la luminescenza. Le prospettive di ricerca comprendono campionamenti più estesi e un approfondimento della risposta degli ecosistemi ipogei costieri agli eventi del Tardo Olocene.[1]

12. Biodiversità e descrizione di nuove specie

Il Bue Marino ha contribuito alla conoscenza della fauna sotterranea attraverso scoperte tassonomiche che interessano sia gli ambienti terrestri sia quelli acquatici.

Nel 2011 è stato descritto il coleottero carabide Typhloreicheia monacha, proveniente dalla grotta. Lo studio ne ha discusso i rapporti con altre specie della Sardegna centro-orientale, contribuendo all’interpretazione della diversificazione dei coleotteri sotterranei dell’isola.[10]

Una revisione del genere Alpioniscus, pubblicata nel 2018, ha incluso materiale di Alpioniscus kuehni della Grotta del Bue Marino. Il lavoro ha integrato analisi morfologiche e molecolari, distinguendo nel gruppo sardo specie terrestri sotterranee e specie legate alle acque ipogee.[11]

Nel 2021, una revisione degli pseudoscorpioni italiani del gruppo Chthonius ischnocheles ha descritto Chthonius marciai, con località tipica nella Grotta del Bue Marino. La cavità rappresenta dunque anche un sito di riferimento per la descrizione formale di nuove specie.[12]

La spugna Protosuberites mereui

Tra le scoperte degli ambienti acquatici figura Protosuberites mereui, descritta nel 2016 su Zootaxa. La nuova specie di spugna è stata studiata mediante caratteri morfologici e analisi genetiche su materiale proveniente dall’ambiente estuarino-anchialino del Bue Marino.[4]

La specie forma sottili rivestimenti di colore giallo chiaro e presenta caratteristiche diagnostiche dell’apparato scheletrico e dei corpi quiescenti. Le analisi hanno confermato la sua distinzione dalle altre specie del genere, fornendo nuovi dati sulle strategie biologiche delle spugne negli ambienti sotterranei di transizione tra acqua dolce e mare.[4]

Questi esempi mostrano perché il valore biologico del Bue Marino non dipenda soltanto dal numero di organismi osservati: la grotta ospita ambienti nei quali si possono studiare specializzazione ecologica, diversificazione e relazioni evolutive.[4][10][11]

13. Microplastiche nelle acque, nei sedimenti e nei gusci

Una ricerca pubblicata nel 2023 su Marine Pollution Bulletin ha documentato microplastiche nelle matrici ambientali del Bue Marino. Il gruppo di lavoro comprendeva ricercatori di ISPRA, Sapienza Università di Roma, Università di Siena e speleosubacquei di BigBlueXplorers.[5]

Le microplastiche sono state rinvenute in tutti i campioni di acqua e sedimento esaminati. Gli elementi identificati erano soprattutto frammenti e fibre, principalmente costituiti da PVC e polietilene. Gli autori hanno interpretato la provenienza come prevalentemente marina, rispetto agli apporti stagionali di acqua dolce dal sistema carsico.[5]

Il risultato più significativo riguarda i foraminiferi agglutinanti. Le analisi FTIR hanno identificato polietilene nei gusci: durante la costruzione delle camere, questi organismi avevano incorporato particelle plastiche insieme ai granuli sedimentari.[5]

Lo studio ha fornito evidenza che le grotte marine possono raccogliere microplastiche e che tali particelle possono entrare nella componente biologica già a livello dei protisti. Il Bue Marino è quindi anche un sito nel quale osservare il trasferimento di materiali prodotti dalle attività umane in ambienti sotterranei connessi al mare.[5]

14. Archeologia: la frequentazione umana e le incisioni rupestri

La storia del Bue Marino comprende anche testimonianze preistoriche. All’ingresso sono state riconosciute circa venti figure antropomorfe, insieme a una coppella e a due motivi circolari con una piccola coppella centrale. Molte figure presentano una struttura a “doppia forcella”, con un segmento verticale per il corpo, braccia sollevate e gambe piegate.[13]

Le incisioni, scoperte nel 1977, suscitarono interesse perché documentavano una frequentazione della grotta per la quale era ipotizzabile una funzione non sepolcrale. Tra le interpretazioni proposte figurano una scena di danza e un possibile significato solare dei motivi circolari. Sono letture archeologiche del complesso figurativo, non semplici descrizioni delle forme.[13]

I materiali attribuiti alla cultura di San Michele, o di Ozieri, attestano la frequentazione nel Neolitico finale. Per le incisioni, la scheda di Sardegna Cultura richiama confronti stilistici che conducono a un possibile inquadramento nell’Eneolitico finale. Reperti e raffigurazioni costituiscono quindi testimonianze diverse, da considerare nelle rispettive cronologie.[13]

La grotta riunisce così archivi di natura differente: sedimenti e organismi per la storia ambientale, forme delle gallerie per l’evoluzione geologica, manufatti e incisioni per la presenza umana.[1][2][13]

15. Il ruolo della speleosubacquea nella produzione di conoscenza

La storia delle ricerche al Bue Marino mostra quanto esplorazione e scienza siano legate. Il superamento dei sifoni ha consentito di raggiungere gallerie sconosciute; i rilievi hanno collocato quei passaggi nel territorio; i tracciamenti hanno individuato le connessioni idriche; i campionamenti hanno portato in laboratorio sedimenti e organismi provenienti da ambienti difficilmente accessibili.[1][2][3]

Il contributo degli speleosubacquei non si esaurisce quindi nell’apertura di nuovi percorsi. La loro partecipazione rende possibili indagini ripetute nei settori sommersi, confronti tra campagne e raccolte mirate. La presenza di BigBlueXplorers tra le affiliazioni dello studio sulle microplastiche documenta questa collaborazione tra ricerca istituzionale e competenze esplorative.[5]

La congiunzione del 2016 e la ricostruzione paleoecologica del 2024 rappresentano due esiti diversi dello stesso percorso di conoscenza. La prima ha unito fisicamente complessi sotterranei; la seconda ha trasformato un deposito di pochi centimetri in una testimonianza dell’evoluzione dell’ecosistema.[1][3]

16. Le prospettive scientifiche del Bue Marino

Le ricerche individuano tre direttrici strettamente connesse.

La prima riguarda l’evoluzione paleoambientale: estendere i carotaggi e moltiplicare le datazioni può consentire di definire meglio la successione dei cambiamenti ecologici e il loro rapporto con gli eventi dell’Olocene.[1]

La seconda riguarda il monitoraggio delle comunità attuali. Le ecozone a foraminiferi e la loro risposta agli apporti d’acqua dolce offrono una base per osservare nel tempo le variazioni dell’influenza marina e delle condizioni ambientali interne.[8]

La terza riguarda la conservazione della biodiversità e il rapporto con le pressioni esterne. La descrizione di specie specializzate e la documentazione delle microplastiche mostrano, da prospettive differenti, che gli ambienti sommersi custodiscono un patrimonio biologico significativo e rimangono connessi alle trasformazioni del mare circostante.[4][5]

Nel Bue Marino, ogni avanzamento esplorativo può aprire un nuovo spazio di ricerca. Gallerie, acque, organismi e depositi compongono un sistema nel quale la conoscenza del sottosuolo contribuisce direttamente alla comprensione della storia e dell’ecologia della costa sarda.[1][2][8]

Fonti
[1] Paleoecological reconstruction during the Holocene in the Middle … https://cris.unibo.it/handle/11585/952968
[2] [PDF] La grotta del Bue Marino https://s736caa7b9cbc9152.jimcontent.com/download/version/1450876663/module/5617914951/name/Sard_Speleo_24_Bue_Marino.pdf
[3] Il sistema carsico più lungo d’Italia è in Sardegna: Individuata la … https://www.sardegnasentieri.it/news/il-sistema-carsico-piu-lungo-ditalia-e-sardegna-individuata-la-congiunzione
[4] Coping with brackish water: A new species of cave-dwelling Protosuberites Porifera: Demospongiae: Suberitidae) from the Western Mediterranean and a first contribution to the phylogenetic relationships within the genus. https://www.mapress.com/zt/article/view/zootaxa.4208.4.3
[5] First record of microplastic in the environmental matrices … – PubMed https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36473244/
[6] Grotta del Bue Marino – Point of interest – Museo Archeologico Dorgali https://www.museoarcheologicodorgali.com/en/points-of-interest/guided-tours/grotta-del-bue-marino
[7] La Foca Monaca | Grotta nel Golfo di Orosei – Il Bue Marino https://www.grottabuemarino.com/il-bue-marino/
[8] Benthic foraminifera as proxies of marine influence in the Orosei marine caves, Sardinia, Italy https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/aqc.3288
[9] Benthic foraminifera as environmental indicators in extreme environments: The marine cave of Bue Marino (Sardinia, Italy) https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S1470160X2030916X
[10] Two new Typhloreicheia species from Sardinia and their biogeographical significance (Coleoptera, Carabidae, Scaritinae) http://zookeys.pensoft.net/articles.php?id=2808
[11] The genus Alpioniscus Racovitza, 1908 in Sardinia: taxonomy and natural history (Isopoda, Oniscidea, Trichoniscidae) https://zookeys.pensoft.net/article/24102/
[12] The Italian species of the Chthonius ischnocheles group (Arachnida, Pseudoscorpiones, Chthoniidae), with reference to neighbouring countries. https://mapress.com/zt/article/view/zootaxa.4987.1.1
[13] Dorgali, Figurations of the Sea Ox Cave – Sardegna Cultura https://www.sardegnacultura.it/en/articles/dorgali-figurazioni-della-grotta-del-bue-marino
[14] The marine cave of Bue Marino (Sardinia, Italy) – ScienceDirect.com https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1470160X2030916X
[15] Archeologia dell’edilizia storica e costruzione del documento archeologico. Problemi di popolamento mediterraneo. I. Un’archeologia del costruito per la storia del territorio medievale https://www.openaccessrepository.it/record/61640/files/fulltext.pdf
[16] Paleoecological reconstruction during the Holocene in the Middle … https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/09596836231200435
[17] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/1029/
[18] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/page/886/?t=50654352&wpmp_switcher=mobile
[19] Grotta del Bue Marino: uno studio ricostruisce 6.000 anni di cambiamenti ambientali nel cuore della Sardegna – Scintilena https://www.scintilena.com/grotta-del-bue-marino-uno-studio-ricostruisce-6-000-anni-di-cambiamenti-ambientali-nel-cuore-della-sardegna/07/15/
[20] Grotte del Bue Marino – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Grotte_del_Bue_Marino
[21] Bue Marino cave – Cala Luna Sardegna https://www.calalunasardegna.com/en/bue-marino-cave
[22] Grotta del Bue Marino – All You SHOULD Know Before Going (2026 … https://www.tripadvisor.com/Attraction_Review-g608907-d3219116-Reviews-Grotta_del_Bue_Marino-Cala_Gonone_Dorgali_Province_of_Nuoro_Sardinia.html
[23] GUE Affiliate – Big Blu eXplorers http://www.bigbluexplorers.com/ricerca.html
[24] Bue Marino Caves Cala Gonone — Guided Boat Tour https://daymar.it/en/destinations/bue-marino-caves/
[25] La Grotta del Bue Marino e il suo sistema carsico | Cala Gonone https://www.grottabuemarino.com/la-grotta-del-bue-marino-e-il-suo-sistema-carsico/
[26] [PDF] Raccolta Marzo 2017 – Scintilena https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2017_3_Raccolta_Scintilena_Marzo.pdf
[27] Ecol1906012Trofimova – Springer https://link.springer.com/content/pdf/10.1134/S1067413619060122.pdf
[28] Paleoecological reconstruction during the Holocene in the … https://iris.uniroma1.it/handle/11573/1707281
[29] Paleoecological reconstruction of human impact on the Colombian Subandean forest during the Holocene: Insight from analysis of ecological community structure https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S003466672200224X
[30] csm6040-32 collare acc.zincato tubo d32mm – g 1 – 6040-32 – Sonepar https://www.sonepar.it/catalog/it-it/products/cosmec-cosmec-csm6040-32-collare-acc-zincato-tubo-d32mm-g-1-000000000000114853
[31] Paleoecological reconstruction of Lake Sargul in Holocene based on ostracod analysis http://limnolfwbiol.com/index.php/LFWB/article/view/846
[32] A lake sediment–based paleoecological reconstruction of late Holocene fire history and vegetation change in Great Basin National Park, Nevada, USA https://www.cambridge.org/core/product/identifier/S003358942100017X/type/journal_article
[33] A LAKE SEDIMENT BASED PALEOECOLOGICAL RECONSTRUCTION OF LATE https://openscholar.uga.edu/record/6240/files/Cooper_MS_Thesis_2019.pdf
[34] Paleoecological reconstruction of water level changes in a cascade of lakes on Lunkulansaari Island (Lake Ladoga) based on the analysis of Cladocera remains in lake sediments http://limnolfwbiol.com/index.php/LFWB/article/view/1172
[35] ????????(?)?6040????????????PTS??? – Yahoo!?????? https://finance.yahoo.co.jp/quote/6040.T
[36] Holocene environmental conditions in the Eastern Sayan foothills according to a comprehensive paleoecological study of the Sosnovka mire http://limnolfwbiol.com/index.php/LFWB/article/view/1175
[37] CONGIUNZIONE!! IL SISTEMA CARSICO SU PALU https://www.scintilena.com/congiunzione-il-sistema-carsico-su-palu-monte-longos-su-molente-bue-marino-diventa-il-piu-lungo-ditalia-2/06/07/
[38] Multiproxy analysis for the paleobiogeographical reconstruction of the relict forests of the Serranía de Ronda during the Holocene (Baetic System, Spain) https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/09596836231185835
[39] Sardegna Speleologica – on-line i bollettini della rivista … https://www.scintilena.com/sardegna-speleologica-on-line-i-bollettini-della-rivista-della-federazione-speleologica-sarda/12/03/
[40] Dynamics of the Punsi tract landscapes (Western Siberia) in the Holocene and their impact on ancient populations: evidence from paleoecological and biogeochemical studies https://izvestiya.tpu.ru/archive/article/view/5295
[41] Una luce nel buio – il giornale quotidiano della speleologia italiana https://www.scintilena.com/category/0/page/1051/?/wp-admin/install_php&wpmp_switcher=mobile
[42] Multi-Proxy Paleoecological Reconstruction of Peatland Initiation, Development and Restoration in an Urban Area (Moscow, Russia) https://www.mdpi.com/1424-2818/15/3/448
[43] Indice Articoli 2016 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2023/06/2016_Indice_articoli_Scintilena.pdf
[44] Late Pleistocene and Holocene environmental and climate reconstruction from Sierra Nevada, Spain https://www.limnetica.net/es/late-pleistocene-and-holocene-environmental-and-climate-reconstruction-sierra-nevada-spain
[45] Raccolta Dicembre 2020 https://www.scintilena.com/wp-content/uploads_andrea/2020/03/2020_12_Raccolta_Scintilena_Dicembre.pdf
[46] [PDF] A Paleoecologic Reconstruction of the History of Featherbed Bank https://pubs.usgs.gov/of/2000/of00-191/of00-191.pdf
[47] Paleoenvironmental Reconstruction – Digital Atlas of Ancient Life https://www.digitalatlasofancientlife.org/learn/paleoecology/paleoenvironmental-reconstruction/
[48] Ecological impacts of the industrial revolution in a lowland raised peat bog near Manchester, NW England https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdfdirect/10.1002/ece3.9807
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[50] The Micropaleoecology Framework: Evaluating Biotic Responses to Global Change Through Paleoproxy, Microfossil, and Ecological Data Integration https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11525056/
[51] Paleoecological reconstruction during the Holocene in the Middle … https://journals.sagepub.com/doi/abs/10.1177/09596836231200435
[52] Used planet: A global history https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3657770/
[53] Nella Grotta del Bue Marino per testare nuove tecnologie di rilievo 3D https://interreg-marittimo.eu/web/cavestour/-/nella-grotta-del-bue-marino-per-testare-nuove-tecnologie-di-rilievo-3d
[54] Articoli salvati https://www.internazionale.it/bookmarks
[55] Grotta del Bue Marino – Cala Luna Sardegna https://www.calalunasardegna.com/la-grotta-del-bue-marino
[56] Paleoenvironmental Reconstruction on late Calabrian Stage … https://amq.aiqua.it/index.php/amq/article/view/547
[57] Monte Longos – Su Molente – Bue Marino raggiunge i 70 Chilometri … https://sardegna-in-rete.leviedellasardegna.eu/sardegna-la-grotta-piu-estesa-ditalia-sistema-palu-monte-longos-molente-bue-marino-raggiunge-70-chilometri-circa-sviluppo/
[58] Hotel Bue Marino – Hotel 3 Stelle a Cala Gonone Sardegna https://www.hotelbuemarino.it/
[59] Grotta del Bue Marino – Sito di interesse – Museo Archeologico Dorgali https://www.museoarcheologicodorgali.com/siti-di-interesse/siti-gestiti/grotta-del-bue-marino
[60] Informazioni per la visita – Grotta del Bue Marino https://www.grottabuemarino.com/informazioni/
[61] Coop Ghivine Grotta Bue Marino https://www.ghivine.com/grotta_bue_marino.htm
[62] GROTTA DEL BUE MARINO: Tutto quello che c’è da sapere (2026) https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g608907-d3219116-Reviews-or705-Grotta_del_Bue_Marino-Cala_Gonone_Dorgali_Province_of_Nuoro_Sardinia.html
[63] Lo spazio dei suoni Archives – Pagina 192 di 206 – Corriere Salentino https://www.corrieresalentino.it/category/lo-spazio-dei-suoni/page/192/
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[71] Associações de Foraminíferos em Resposta a Variações Ambientais da Laguna de Aveiro — Portugal https://revistas.ufrj.br/index.php/aigeo/article/view/6985
[72] Abstract EGU24-15023 – Meeting Organizer https://meetingorganizer.copernicus.org/EGU24/EGU24-15023.html
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[78] BUE MARINO Hotel & Rooftop Bar – Google https://www.google.it/travel/hotels/gallura-hotels/entity/ChgI67PA96GQ6eimARoLL2cvMXRjeV9mZjUQAQ?ts=CAEaBAoCGgAqBAoAGgA&rp=OAHCAhwiGg0AgLdDEhMIjIXv3dvBlQMVkhYMAh0LAA1q&ap=ugEGcHJpY2Vz
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[80] Eggerelloides scabrum | Ocean Biodiversity Information System (OBIS) https://obis.org/taxon/113938
[81] Bue Marino a Pantelleria | Italia | AllTours.it https://www.alltours.it/sicilia/pantelleria/bue-marino.cfm
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[83] Supplementary Notes on British Museum Manuscripts Relating to Levantine Geography https://zenodo.org/record/2258368/files/article.pdf
[84] Eggerelloides scabrum Venice Lagoon,Italy,recent,Holocene … https://foraminifera.eu/single.php?no=1000540&aktion=suche
[85] Grapevine (Vitis vinifera L.) varietal assortment and evolution in the Marche region (central Italy) https://oeno-one.eu/article/download/4628/16335
[86] Hotel Bue Marino, Isola di Pantelleria | Nitrodi Viaggi https://www.nitrodiviaggi.it/en/b/hotel/hotel-bue-marino-HPABUEMAR?StartDate=20260823&EndDate=20260824&OfferId=cf156848-0d3f-41b7-abc4-21bc60181ac0&dg-lng=en
[87] BUE MARINO Hotel & Rooftop Bar, Cala Gonone (prezzi aggiornati … https://www.booking.com/hotel/it/bue-marino.it.html
[88] BUE MARINO HOTEL : Prezzi e Recensioni (2026) – Tripadvisor https://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g608907-d593732-Reviews-Bue_Marino_Hotel-Cala_Gonone_Dorgali_Province_of_Nuoro_Sardinia.html
[89] Hotel Bue Marino – Nuove Recensioni, Prezzi e Offerte per il 2026 https://www.expedia.it/Pantelleria-Hotel-Hotel-Bue-Marino.h15393383.Informazioni-Hotel
[90] Linea Blu Grotta del bue marino – 01/09/2018 – RaiPlay https://www.raiplay.it/video/2018/09/Grotta-del-bue-marino-01092018-a2ffd514-5405-445f-8811-ea6083768598.html
[91] Palpigradi cavernicoli italiani http://escholarship.org/uc/item/18r6v5rz
[92] Il più importante hotspot di biodiversità sotterranea del mondo è la … https://www.greenreport.it/news/acqua/43252-il-piu-importante-hotspot-di-biodiversita-sotterranea-del-mondo-e-la-grotta-del-bue-marino-in-sardegna
[93] Ciclopidi delle acque sotterranee freatiche ed interstiziali di Sardegna (Crustacea: Copepoda) http://escholarship.org/uc/item/8td155ws
[94] Grotte del Bue Marino – Italia.it https://www.italia.it/it/sardegna/grotte-del-bue-marino
[95] Nuevos táxones animales descritos en la península Ibérica y Macaronesia desde 1994 (6ª parte) https://graellsia.revistas.csic.es/index.php/graellsia/article/download/274/274/304
[96] Nuevos táxones animales descritos en la península Ibérica y Macaronesia desde 1994 (XV) https://graellsia.revistas.csic.es/index.php/graellsia/article/download/427/430/459
[97] Biospeleologia delle grotte marine liguri: sintesi delle conoscenze e … https://www.scintilena.com/biospeleologia-delle-grotte-marine-liguri-sintesi-delle-conoscenze-e-confronto-con-bue-marino-e-zinzulusa/08/20/
[98] E’ tornato il Bue Marino! — Portale AMP Portofino https://www.portofinoamp.it/e2019-tornato-il-bue-marino-1
[99] Bue Marino (Grotte del) da Cala Gonone – Altro – Gulliver https://www.gulliver.it/itinerari/bue-marino-grotte-del-da-cala-gonone/
[100] GROTTA DEL BUE MARINO: biglietti, consigli e orari (con recensioni) https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g608907-d3219116-Reviews-Grotta_del_Bue_Marino-Cala_Gonone_Dorgali_Province_of_Nuoro_Sardinia.html
[101] Grotta del Bue Marino da Cala Gonone | Escursioni https://www.escursionicalagonone.it/grotta-del-bue-marino.html
[102] La foca monaca mediterranea e le Isole Tremiti | TraghettiPer https://www.traghettiper-tremiti.it/blog/lantica-abitante-delle-isole-tremiti-la-foca-monaca/
[103] First record of microplastic in the environmental matrices of a … https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0025326X22011341
[104] First record of microplastic in the environmental matrices of a … – OUCI https://ouci.dntb.gov.ua/en/works/leMYPVKl/
[105] Bue marino, ora è la grotta dei record – La Nuova Sardegna https://www.lanuovasardegna.it/regione/2013/10/19/news/bue-marino-ora-e-la-grotta-dei-record-1.7952613
[106] La congiunzione Bue Marino-Su Molente https://www.federazionespeleologicasarda.it/la-congiunzione-bue-marinosu994/
[107] Does Size Matter? Two Subterranean Biodiversity Hotspots in the Lessini Mountains in the Veneto Prealps in Northern Italy https://www.mdpi.com/1424-2818/16/1/25
[108] In Sardegna la grotta più lunga: 70 chilometri è record italiano https://www.gsags.it/in-sardegna-la-grotta-piu-lunga-70-chilometri-e-record-italiano/
[109] Grotta del Bue Marino (Sardegna) settembre 2020 – speleosubtek https://www.speleosubtek.com/archivio/sardegna-grotte-e-sifoni/
[110] The Bue Marino caves – Hotel Nettuno https://www.nettuno-hotel.it/en/news-and-events/the-bue-marino-caves/
[111] il fantastico complesso del Bue Marino è stato esplorato da … https://sardegna-in-rete.leviedellasardegna.eu/notizie/il-fantastico-complesso-del-bue-marino-e-stato-esplorato-da-speleologi-e-speleosub-italiani/
[112] Cave Of Ispinigoli And Bue Marino – Gabbiano Azzurro Hotel & Suites https://www.hotelgabbianoazzurro.com/en/Blog/Cave-Of-Ispinigoli-And-Bue-Marino
[113] Ecology of the Lasca Protochondrostoma genei (Bonaparte 1939) in the Chiarò di Cialla Creek (Northeast Italy): New Insights from a Biodiversity Hotspot Affected by Alien Species https://www.mdpi.com/1424-2818/18/2/109
[114] [PDF] A Species Inventory of the Coastal Area of Southeastern Salento … https://iris.unisalento.it/retrieve/8f6e366a-b423-490a-acab-14a562cf0b3b/Micaroni%20et%20al%202022%20Biodiversity%20Salento.pdf
[115] Harpacticoida (Crustacea, Copepoda) from subterranean waters of Bue Marino cave, Sardinia, and St. Barthélémy cave, Corsica, and description of three new species http://scholarcommons.usf.edu/ijs/vol22/iss1/3/
[116] Prenota Hotel Bue Marino a Pantelleria – Hotels.com https://it.hotels.com/ho599545/hotel-bue-marino-pantelleria-italia/
[117] Hotel Bue Marino da 53 €. Hotel a Pantelleria – KAYAK https://www.kayak.it/Hotel-a-Pantelleria-Hotel-Bue-Marino.632454.ksp
[118] Shift in the metabolic profile of sediment microbial communities during seagrass decline https://environmentalmicrobiome.biomedcentral.com/articles/10.1186/s40793-025-00750-1
[119] Explore the Grotte del Bue Marino: The Jewel of the Gulf of Orosei https://www.palmaseraboatrental.com/en/excursions/explore-the-grotte-del-bue-marino/
[120] Exploring the hidden riches: Recent remarkable faunistic records and range extensions in the bee fauna of Italy (Hymenoptera, Apoidea, Anthophila) https://bdj.pensoft.net/article/116014/
[121] Bue Marino cave – Love Eolie https://www.loveolie.com/en/attractions/mare-eolie/grotta-bue-marino
[122] PROYECTOS INNOVADORES EN EL SECTOR AZUL: IMPULSANDO LA SOSTENIBILIDAD Y EL DESARROLLO ECONÓMICO DE LOS RECURSOS MARINOS https://revistas.innovacionumh.es/index.php/rosm/article/view/2890
[123] Grotte Del Bue Marino Guide: Best Things To Know (+ 6 … https://sardiniabella.com/en/grotte-del-bue-marino-guide/
[124] Exposure and Sensitivity of Terrestrial Vertebrates to Biological Invasions Worldwide https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/gcb.17607
[125] From Cala Gonone: Grotta del Bue Marino Boat Trip – GetYourGuide https://www.getyourguide.com/cala-gonone-l164202/from-cala-gonone-grotta-del-bue-marino-boat-trip-t457901/
[126] Il granchio blu dentro la grotta del Bue Marino, l’allarme dei ricercatori https://www.rainews.it/tgr/sardegna/articoli/2023/10/il-granchio-blu-dentro-la-grotta-del-bue-marino-lallarme-dei-ricercatori–638adf1c-767d-4e98-bf92-166e2a66fe71.html
[127] Cala Bue Marino | Parco Nazionale Isola di Pantelleria https://www.parconazionalepantelleria.it/pun-dettaglio.php?id=3061
[128] Intestinal Stem Cells (ISCs) Derived from Menopausal Mice and Implications for Screening Cardioprotective Probiotic Species https://journals.physiology.org/doi/10.1152/physiol.2024.39.S1.415
[129] Assessment of sulfonamide contamination in aquatic environments: A first report for Argentina and environmental risk assessment. https://linkinghub.elsevier.com/retrieve/pii/S0048969724032868
[130] Especies de la familia Enterobacteriaceae en heces de lobo marino común, Otaria flavescens establecido en el río Valdivia http://www.scielo.cl/scielo.php?script=sci_arttext&pid=S0718-19572010000200015&lng=en&nrm=iso&tlng=en
[131] Bue Marino – Protec Sardinia https://protecsardinia.com/bue-marino/?lang=en
[132] Grotte del Bue Marino – Sardiniabella https://sardiniabella.com/grotte-del-bue-marino/
[133] Bue Marino Cave Cala Gonone Coast of Dorgali Sardinia https://www.mareogliastra.com/en/beaches-coast-of-baunei-sardinia/bue-marino-cave-dorgali-sardinia/

Bue Marino

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Grotte di Pastena, cento anni di esplorazioni nel cuore carsico del Basso Lazio

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A un secolo dalle esplorazioni del 1926, il grande sistema carsico dei Monti Ausoni racconta la storia dell’acqua, della speleologia e delle rocce mesozoiche in cui si sviluppano oltre tre chilometri di ambienti sotterranei.

Nel cuore dei Monti Ausoni, in provincia di Frosinone, le Grotte di Pastena rappresentano uno dei sistemi carsici più conosciuti del Lazio.

Nel 2026 il complesso sotterraneo celebra un anniversario particolarmente significativo: cento anni dalle esplorazioni del 1926, ricordate lo scorso 22 settembre con una giornata organizzata dal Comune di Pastena, dalla Regione Lazio e da LAZIOcrea.

L’anniversario offre l’occasione per guardare alle grotte non soltanto come attrazione turistica, ma come un sistema naturale nel quale si intrecciano geologia, idrologia e storia della speleologia italiana.

Le rocce hanno decine di milioni di anni, la grotta una storia diversa

Un aspetto merita una precisazione. Le Grotte di Pastena vengono spesso presentate come cavità vecchie di “80 milioni di anni”.

Più correttamente, questa età è riferibile alle rocce carbonatiche mesozoiche nelle quali il sistema carsico si è sviluppato, indicate dalle fonti locali in un intervallo compreso indicativamente tra 80 e 50 milioni di anni.

La formazione e l’evoluzione delle cavità sono invece il risultato di processi carsici successivi, legati alla circolazione e all’azione dissolutiva delle acque nel massiccio calcareo.

Pastena si trova infatti ai margini di un antico polje carsico, il cui drenaggio converge verso l’inghiottitoio della grotta.

Una grotta di attraversamento

Una delle caratteristiche più interessanti di Pastena è la sua natura di grotta di attraversamento.

Le acque del Fosso Mastro penetrano nel sottosuolo attraverso l’inghiottitoio e percorrono il ramo attivo inferiore.

Il corso d’acqua prosegue per circa 2.200 metri e riemerge nel territorio di Falvaterra con il nome di Rio Obaco, dopo aver ricevuto l’apporto di sorgenti sotterranee perenni.

Al ramo attivo si affianca il ramo fossile superiore, ormai abbandonato dalla normale circolazione delle acque e caratterizzato da un ricco concrezionamento. Il percorso attraversa sale con stalattiti, stalagmiti, colonne, drappeggi di calcite e altre forme legate all’evoluzione carsica del sistema.

Fra gli ambienti più noti si trova la Sala del Lago Blu, dove una cascata di circa dieci metri raggiunge un piccolo bacino alimentato anche da sorgenti perenni.

La temperatura dell’acqua è indicata intorno ai 14-15 °C e l’umidità relativa raggiunge valori prossimi al 95-98 per cento.

Dalle esplorazioni del 1926 al ramo attivo

L’ingresso della grotta era naturalmente conosciuto dalla popolazione locale da molto tempo, ma la storia dell’esplorazione speleologica moderna di Pastena prende avvio nel 1926 con Carlo Franchetti e altri speleologi. L’anno successivo, nel 1927, le grotte furono già aperte alle visite turistiche.

L’esplorazione del sistema non terminò però con la sistemazione turistica.

Un passaggio decisivo avvenne nel 1966, quando il geologo e speleosub Lamberto Ferri Ricchi affrontò il ramo attivo, superando i sette sifoni che allora interrompevano la progressione e contribuendo a chiarire la complessa struttura idrologica della cavità. In seguito diversi sifoni furono eliminati o bypassati; il tratto sotterraneo rimane oggi un itinerario propriamente speleologico, distinto dal percorso attrezzato per il pubblico.

Cento anni di rapporto tra uomini e sottosuolo

La storia di Pastena non è solamente quella delle esplorazioni. L’ampio ingresso conserva testimonianze della frequentazione umana fin dalla preistoria e, durante la Seconda guerra mondiale, gli ambienti sotterranei furono utilizzati come rifugio dalla popolazione in fuga dai bombardamenti e dai combattimenti che interessavano il territorio del basso Lazio.

A cento anni dalle esplorazioni del 1926, oggi come allora (e molto tempo prima), le Grotte di Pastena mostrano le diverse dimensioni del mondo sotterraneo: laboratorio naturale per comprendere il carsismo, luogo di esplorazione speleologica, archivio della presenza umana e ambiente da proteggere e conoscere.

23 giugno 2019: Diversamente Speleo a Pastena

Nel 2019 le Grotte di Pastena hanno ospitato un’iniziativa di Diversamente Speleo, alla quale ha partecipato anche Fabrizio Toso, amico e coordinatore della Commissione Nazionale Catasto Cavità Naturali della SSI ETS.

Il racconto di quella giornata, corredato da numerose fotografie, è disponibile sul blog Aggrottiamoci, qui: https://aggrottiamoci.com/2019/07/02/pastena-diversamente-speleo-23-06-2019/

Foto Fabrizio Toso

Foto Fabrizio Toso

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