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Forra del torrente Grigno, otto ore di soccorso ad Apocalypse Now

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Un forrista ferito recuperato a Cinte Tesino dopo una complessa evacuazione in canyon

Un forrista di 30 anni è stato recuperato nella notte tra il 16 e il 17 agosto nella forra del torrente Grigno, chiamata “Apocalypse Now”, nel territorio di Cinte Tesino. L’uomo aveva riportato una frattura a un arto inferiore durante una calata. L’intervento ha impegnato 25 soccorritori del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino e si è concluso alle 1.30.

La forra del torrente Grigno è un itinerario di canyoning noto nell’area della Valsugana. Il recupero conferma le difficoltà operative che un infortunio può generare in un ambiente inciso, umido e con comunicazioni limitate. [web:3]

Forra del torrente Grigno: l’allarme per il mancato rientro

L’allarme è arrivato attorno alle 17.30. A contattare la Centrale Unica di Emergenza sono stati alcuni conoscenti dei due praticanti, preoccupati perché non erano rientrati.

I due avevano comunicato in precedenza il programma dell’uscita. Questo elemento ha consentito di concentrare le ricerche nella forra del torrente Grigno. Nel canyon non era disponibile copertura telefonica, perciò i due uomini non avevano potuto richiedere direttamente aiuto.

Sono state attivate le Stazioni Tesino e Bassa Valsugana del Soccorso Alpino e Speleologico Trentino, insieme al Gruppo tecnico forre. Quattro tecnici sono entrati nel canyon. Altre squadre hanno controllato le zone a monte e a valle e mantenuto i collegamenti radio con il personale impegnato nell’incisione.

Verso le 19 i soccorritori hanno localizzato i due forristi a valle del Ponte del Diavolo. Il trentenne era fermo dalla mattinata. La frattura si era verificata durante la sesta calata e gli impediva di proseguire in autonomia. [web:3]

Canyoning Apocalypse Now: stabilizzazione e recupero verticale

Nel canyon è entrata una seconda squadra, composta anche da un medico e da un infermiere del Soccorso Alpino. Il ferito è stato valutato, stabilizzato e collocato in barella.

La fase tecnica più impegnativa ha riguardato l’uscita dalla forra del torrente Grigno. La barella è stata recuperata per circa 110 metri lungo una parete verticale, mediante un sistema di contrappesi. Raggiunta la sommità, il trasporto è proseguito per altri circa cento metri.

I Vigili del fuoco di Cinte Tesino hanno realizzato un varco nella vegetazione tagliando alcune piante. Da quel punto è stato possibile organizzare il recupero con l’elicottero. Il tecnico di elisoccorso è stato verricellato sul posto, ha agganciato la barella e ha trasferito il paziente all’ospedale Santa Chiara di Trento, dove è arrivato intorno alle 23.

Le operazioni non sono terminate con il trasporto sanitario. Il secondo forrista, rimasto autonomo, e i tecnici ancora presenti nella forra del torrente Grigno sono stati riportati a valle con lo stesso sistema di contrappesi. Il rientro dell’ultima squadra si è concluso attorno all’1.30. [web:3]

Soccorso in forra e canyoning: il quadro dei dati disponibili

Per il 2025, il report nazionale del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico indica 13.037 missioni complessive di soccorso alpino in Italia, comprese quelle del Soccorso Alpino Valdostano. Le persone ferite sono state 9.624, quelle illese 4.231, i dispersi 140 e i deceduti 528. Il report pubblico non pubblica un valore separato per gli interventi classificati come forra o canyoning. Non è quindi possibile attribuire un numero nazionale ufficiale di soli soccorsi CNSAS in canyoning nel 2025 sulla base dei dati divulgati. [web:6]

Un riferimento specifico per comprendere il fenomeno è uno studio nazionale pubblicato nel 2026 e basato sulla banca dati CNSAS per gli anni 2009-2023. La ricerca ha censito 344 operazioni di soccorso in canyoning, per 569 persone coinvolte: una media di 23 interventi l’anno, con una tendenza di crescita nel periodo esaminato.

I traumi hanno riguardato il 45% delle persone soccorse. Tra le lesioni traumatiche, gli arti inferiori rappresentano la sede più frequente, con il 42,5%. Il dato è coerente con la dinamica verificatasi nella forra del torrente Grigno, dove la frattura a una gamba ha reso necessaria l’evacuazione con barella. Il 46% delle persone incluse nello studio era illeso: una quota che mostra come l’impossibilità di proseguire, il ritardo o il mancato rientro possano attivare soccorsi anche senza lesioni. [web:2]

Prevenzione in forra del torrente Grigno e comunicazioni d’emergenza

Le forre impongono una preparazione che comprende progressione su corda, valutazione della portata, gestione dell’acqua e autosoccorso. Le calate, le superfici bagnate e la permanenza in acqua fredda incidono sull’esposizione al rischio.

Lo studio epidemiologico segnala che il 72% degli incidenti analizzati si è verificato nei fine settimana, nei festivi e nel mese di agosto. La durata mediana degli interventi era di 160 minuti. L’elicottero è stato usato nel 68% dei trasferimenti ospedalieri, spesso in combinazione con il lavoro delle squadre a terra. [web:2]

Nel caso della forra del torrente Grigno, la comunicazione preventiva dell’itinerario a persone esterne ha avuto un ruolo pratico. Non sostituisce la pianificazione dell’uscita, ma offre ai soccorritori un riferimento utile quando la copertura telefonica manca. La conoscenza dell’itinerario, la verifica delle condizioni e l’adeguamento dei tempi alla composizione del gruppo restano aspetti centrali nella pratica del canyoning.

Fonti

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Hranická propast, morto lo speleosub Jan Encev durante un’immersione di ricerca

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L’incidente del 5 agosto nella Hranická propast, in Repubblica Ceca, è oggetto di indagine. La Società speleologica ceca ricostruisce tempi, obiettivi e soccorsi della missione in grotta.

Hranická propast: la dinamica comunicata

Jan Encev, noto come Encí, è morto mercoledì 5 agosto 2026 durante un’immersione nella Hranická propast, nel Carso di Hranice, in Repubblica Ceca. Era membro del gruppo locale ZO 1-05 Geospeleos della Società speleologica ceca.

La comunicazione diffusa il 10 agosto dall’associazione ricostruisce l’operazione e invita a non trarre conclusioni sulle cause. Encev era uno speleosub esperto.

Lavorava anche come vigile del fuoco e soccorritore aereo presso la stazione centrale di Kladno, secondo quanto riportato dalla stampa ceca.[1]

L’immersione si svolgeva nell’ambito di una campagna di più giorni. Tra gli obiettivi figurava anche la prova di un nuovo robot ungherese destinato all’esplorazione delle porzioni profonde della cavità.

Immersione solitaria e documentazione

Secondo la nota della Società speleologica ceca, Encev è entrato in acqua alle 10:30. Il piano prevedeva un’immersione solitaria fino a una profondità massima di 40 metri.

L’obiettivo era realizzare foto e filmati di parti di alberi caduti sul fondo del Canale nord-occidentale. Doveva inoltre riprendere il robot subacqueo durante le prove operative.

L’ultimo contatto visivo è avvenuto con tre subacquei impegnati in un’altra immersione esplorativa.

Il gruppo ha incontrato Encev durante la risalita, presso la scala di decompressione.

Il subacqueo stava posando una bombola contenente miscela decompressiva, ha segnalato che la situazione era regolare e ha iniziato la discesa.

La stessa ricostruzione chiarisce un punto emerso nelle prime notizie. Encev non apparteneva a quel gruppo e lo ha soltanto incrociato durante la propria discesa.

Questa precisazione differisce dalla descrizione iniziale di un suo allontanamento dalla squadra.[2][3]

Ricerche nella Hranická propast

Il limite temporale stabilito per l’immersione era di 100 minuti dal momento dell’ingresso in acqua. Quando Encev non è riemerso, un subacqueo di sicurezza ha controllato gli spazi nei quali avrebbe dovuto trovarsi e le possibili superfici libere per un’eventuale risalita di emergenza.

Le verifiche non hanno dato esito. È stata quindi avviata una ricerca di soccorso con il coinvolgimento del sistema integrato di emergenza ceco e di membri del Soccorso speleologico.

I subacquei del gruppo ZO 7-02 Hranický kras hanno cercato nelle ulteriori superfici libere, nella zona detta Zubatice e nella parte principale della Hranická propast fino a circa 70 metri. La ricerca subacquea è stata sospesa intorno alle 15:00.

In seguito è intervenuta una squadra speciale della polizia, dotata di robot subacqueo.

Il robot ha localizzato il corpo alle 19:30, a 186 metri di profondità. Con il suo braccio idraulico lo ha assicurato e portato fino a 70 metri, da dove i sommozzatori della polizia hanno completato il recupero in superficie.

Nel controllo iniziale di corpo e attrezzatura, entrambe le bombole risultavano contenere una quantità sufficiente di miscela respiratoria. Il dato non permette di stabilire la causa dell’incidente.

Le autorità hanno avviato accertamenti e la polizia ha indicato che il caso è sottoposto a indagine.[1]

Una cavità ancora da esplorare

La Hranická propast è una delle aree più importanti per la speleologia subacquea europea. Si trova nel Carso di Hranice, vicino alla città di Hranice, nella regione di Olomouc.

La parte asciutta misura 69,5 metri. Il 1° agosto 2022 il robot UX-1Neo ha mappato la parte sommersa fino a 450 metri, arrestando il rilevamento per limiti tecnici senza raggiungere il fondo.

La profondità complessiva confermata è quindi almeno 519,5 metri. L’amministrazione delle grotte ceche la indica come la più profonda voragine allagata del mondo.[4][5]

Il contesto mostra la complessità delle attività nella Hranická propast. Le immersioni umane, le operazioni di mappatura e i veicoli subacquei operano in un ambiente profondo, allagato e con visibilità e comunicazioni condizionate dalle caratteristiche della cavità.

Le cause della morte di Jan En?ev non sono state rese note. La Società speleologica ceca ha espresso cordoglio alla famiglia e ha ringraziato gli speleologi, i soccorritori, la polizia e gli operatori del robot intervenuti nella ricerca. Il commiato è stato annunciato per venerdì 14 agosto alle 12 nella grande sala cerimoniale dei cimiteri di Kladno.

Fonti

Fonti
[1] V Hranické propasti utonul potáp??, jeho t?lo bylo nalezeno v hloubce 186 metr? – Novinky https://www.novinky.cz/clanek/krimi-v-hranicke-propasti-utonul-potapec-jeho-telo-bylo-nalezeno-v-hloubce-186-metru-40591463
[3] SPELEO https://www.speleo.cz/smutna-zprava-hranicka-propast-hranicky-kras
[4] speleo.cz https://www.speleo.cz/
[5] Nej… v jeskyních https://www.caves.cz/nej-v-jeskynich
[6] Zbrašovské aragonitové jeskyn? – okolí https://zbrasovske.caves.cz/okoli
[7] Hranická propast – Wikipedie https://cs.wikipedia.org/wiki/Hranick%C3%A1_propast
[8] Potáp?? Jan se utopil v Hranické propasti: T?lo 186 metr? pod hladinou! https://www.blesk.cz/clanek/zpravy-krimi/845512/potapec-jan-se-utopil-v-hranicke-propasti-telo-186-metru-pod-hladinou.html
[9] Smutné správy: Zomrel skúsený potápa? a záchranár Jan En?ev. Telo našli 186 metrov pod hladinou https://www.cas.sk/spravy/smutne-spravy-zomrel-skuseny-potapac-a-zachranar-jan-encev-telo-nasli-186-metrov-pod-hladinou
[10] Hasi?i smútia: Pri potápaní v priepasti ZOMREL špi?kový letecký záchranár https://www.dnes24.sk/hasici-smutia-pri-potapani-v-priepasti-zomrel-spickovy-letecky-zachranar-476102
[11] Pri prieskume najhlbšej zatopenej priepasti sveta sa utopil elitný ?eský potápa?. Jeho telo vytiahli z h?bky 186 metrov https://spravy.stvr.sk/2026/08/pri-prieskume-najhlbsej-zatopenej-priepasti-sa-utopil-elitny-cesky-potapac-jeho-telo-vytiahli-z-hlbky-186-metrov/
[12] Tragédie v Hranické propasti. V obrovské hloubce zem?el špi?kový potáp?? https://hanacka.drbna.cz/zpravy/38179-tragedie-v-hranicke-propasti-v-obrovske-hloubce-zemrel-spickovy-potapec.html
[13] Tragicky zahynul špi?kový jeskynní potáp?? a kladenský … https://jvpress.cz/2026/08/06/smutna-zprava-tragicky-zahynul-spickovy-jeskynni-potapec-a-kladensky-profesionalni-hasic-pprap-jan-encev/
[14] Tragédie v Hranické propasti. P?i pr?zkumném ponoru zahynul elitní potáp?? a hasi? https://www.novinykraje.cz/2026/08/06/tragedie-v-hranicke-propasti-pri-pruzkumnem-ponoru-zahynul-elitni-potapec-a-hasic/
[15] Aktuální Zprávy https://www.aktualnizpravy.cz/detail/18077959-usmrceni-z-nedbalosti-v-hranicke-propasti-zemrel-elitni-zac
[16] Smutek st?edo?eských hasi??. P?i ponoru v nejhlubší propasti jim zem?el kolega https://prazska.drbna.cz/zpravy/spolecnost/20402-smutek-stredoceskych-hasicu-pri-ponoru-v-nejhlubsi-propasti-jim-zemrel-kolega.html
[17] Tragická smrt elitního hasi?e z Kladna: Jan En?ev zahynul p?i potáp?ní https://www.nasekladno.cz/tragicka-smrt-elitniho-hasice-z-kladna-jan-encev-zahynul-pri-potapeni/
[18] Zbrašov Aragonite Caves – history https://zbrasovske.caves.cz/en/history
[19] St?edo?eští hasi?i oznámili úmrtí jeskynního potáp??e p?i ponoru v Hranické propasti https://www.region24.cz/zpravodajstvi/stredocesti-hasici-oznamili-umrti-jeskyn-305484/
[20] Usmrcení z nedbalosti? V Hranické propasti zem?el elitní … https://www.echo24.cz/a/Hfy9H/zpravy-domov-v-hranicke-propasti-zemrel-potapec-jedna-se-o-nejhlubsi-zatopena-jeskyne-na-svet
[21] Explorers find world’s deepest underwater cave https://www.dw.com/en/worlds-deepest-underwater-cave-discovered-in-the-czech-republic/a-35936818
[22] Explorers Discover World’s Deepest Known Underwater Cave in Czech Republic https://abcnews.go.com/Technology/explorers-discover-worlds-deepest-underwater-cave-czech-republic/story?id=42585773
[23] World’s deepest freshwater cave in Moravia deeper than previously thought https://english.radio.cz/worlds-deepest-freshwater-cave-moravia-deeper-previously-thought-8757817
[24] Strona g?ówna https://zbrasovske.caves.cz/pl
[25] Startseite https://zbrasovske.caves.cz/de
[26] Zbraszowskie jaskinie aragonitowe – okolica https://zbrasovske.caves.cz/pl/okolica
[27] INESC TEC breaks world depth record in the exploration … – BIP https://bip.inesctec.pt/en/noticias/inesc-tec-breaks-world-depth-record-in-the-exploration-of-flooded-caves/
[28] [PDF] Ponikelské propadání – speleo.cz https://www.speleo.cz/file/6642/web-sp70.pdf
[29] Speleost?ípky 2023/21 https://visit.caves.cz/aktuality/speleostripky-2023/21
[30] [PDF] Hranická propast nejhlubší zatopenou propastí na sv?t?! SV?TOVÝ … https://www.speleo.cz/file/5691/web-sf-69.pdf
[31] Hranický kras – Správa jeskyní ?eské republiky https://www.caves.cz/k21206

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Soccorso speleologico in Israele: speleologo privo di sensi per carenza di ossigeno recuperato da una grotta

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L’intervento del 9 agosto a Bor HaChaziririm, nell’area di Ofra, richiama l’attenzione sulle atmosfere ipogee e sulla necessità di misurazioni preventive

Un esploratore di grotte di 35 anni ha perso improvvisamente conoscenza sul fondo di una cavità molto stretta, identificata nel comunicato come Bor HaChaziririm, nell’area di Ofra.

L’episodio è avvenuto il 9 agosto 2026. Secondo le informazioni diffuse dalla European Cave Rescue Association, la causa è una bassa concentrazione di ossigeno nell’ambiente sotterraneo.

L’uomo non era solo. Un altro speleologo presente con lui è riuscito a trasferirlo dal punto più basso della cavità a un livello superiore, dove le condizioni dell’aria erano come migliori.

Il trentacinquenne è rimasto però esausto e incapace di proseguire autonomamente.

La sequenza mostra quanto rapidamente una criticità atmosferica possa trasformare una progressione ordinaria in un’emergenza di soccorso speleologico.

Soccorso speleologico a Bor HaChaziririm: la dinamica

Il compagno di esplorazione ha lasciato la grotta per attivare la squadra di soccorso speleologico dell’Israeli Caving Organization.

In seguito è rientrato portando una bombola di ossigeno fino allo speleologo bloccato.

Con l’arrivo di altri soccorritori, i presenti hanno poi affrontato la risalita verso l’esterno.

Il recupero è avvenuto senza l’impiego di barella o di tecniche di trasporto complesse.

Il ferito e i soccorritori sono riusciti a risalire fino alla superficie. Da lì il trentacinquenne è stato trasferito in ospedale per accertamenti medici.

Non sono stati diffusi dati sulla percentuale di ossigeno misurata, sulla presenza di anidride carbonica o su altri gas.

Non sono disponibili, nelle informazioni esaminate, indicazioni sulle condizioni cliniche successive al trasporto sanitario.

Questi elementi impediscono di ricostruire con precisione l’origine della carenza di ossigeno e la durata dell’esposizione.

Carenza di ossigeno in grotta: perché il rischio richiede attenzione

L’aria di superficie contiene normalmente circa il 21% di ossigeno.

In standard di sicurezza per atmosfere pericolose, un contenuto inferiore al 19,5% è considerato carente di ossigeno.

L’OSHA classifica queste atmosfere come immediatamente pericolose per la vita o la salute, nel quadro delle proprie norme di protezione respiratoria.

In grotta, i passaggi poco ventilati e le porzioni basse possono presentare condizioni diverse rispetto ai rami collegati all’esterno.

La British Cave Research Association descrive come “foul air” le atmosfere carsiche con più dello 0,5% di anidride carbonica e/o meno del 18% di ossigeno.

Nella maggior parte delle atmosfere di grotta, un incremento di CO2 corrisponde anche a una riduzione dell’O2.

Le possibili cause non sono identiche in ogni cavità.

Lo scarso ricambio d’aria, la respirazione dei frequentatori, processi biologici e geochimici, oppure l’accumulo di gas più pesanti in depressioni e tratti inferiori possono modificare la composizione dell’atmosfera.

Per questo un episodio di soccorso speleologico non consente da solo di attribuire il problema a un singolo meccanismo.

Soccorso speleologico e monitoraggio dei gas negli ambienti confinati

La perdita di coscienza riportata nel caso israeliano è compatibile con un rischio che deve essere valutato prima dell’ingresso e lungo la progressione.

Il materiale tecnico della European Cave Rescue Association ricorda che la carenza di ossigeno può risultare difficile da percepire.

Il riflesso respiratorio è soprattutto legato all’aumento di anidride carbonica nel sangue, non alla sola diminuzione dell’ossigeno.

Un rilevatore multigas calibrato è quindi uno strumento utile nelle cavità note per aria stagnante o per differenze marcate tra pozzi, sacche e livelli superiori.

La lettura deve comprendere almeno ossigeno e CO2, quando le condizioni e il piano di esplorazione lo richiedono.

Un valore anomalo non va affrontato con la sola resistenza fisica: occorre interrompere l’esposizione, comunicare la situazione e ritirarsi verso aria verificata come respirabile.

Il soccorso speleologico in questi scenari richiede inoltre di non moltiplicare le persone esposte senza una valutazione del rischio.

L’accesso di un soccorritore a un ambiente ipossico può creare una seconda vittima.

La disponibilità di ossigeno, come nel caso di Bor HaChaziririm, può sostenere il recupero sanitario, ma non sostituisce il controllo della qualità dell’aria, la scelta di adeguati dispositivi respiratori e procedure specifiche per atmosfere non respirabili.

Un caso utile per la prevenzione speleologica

L’episodio del 9 agosto evidenzia il valore della presenza di un compagno, della capacità di riconoscere un peggioramento e della tempestiva attivazione del soccorso speleologico.

Il primo spostamento verso una quota con aria migliore ha ridotto l’esposizione dell’infortunato.

L’uscita del compagno per chiamare aiuto e il successivo rientro con ossigeno hanno reso possibile proseguire verso la superficie insieme alle squadre intervenute.

Per i gruppi speleologici, il caso rafforza l’importanza di pianificare le esplorazioni in cavità strette e scarsamente ventilate.

Informazioni pregresse sulla grotta, strumentazione per il controllo dei gas, comunicazioni affidabili all’esterno e una soglia prudenziale per la rinuncia sono parti dello stesso sistema di sicurezza.

Il soccorso speleologico resta l’ultima barriera. La prevenzione inizia prima della discesa.

Fonti

Nota sulle informazioni dell’intervento: data, luogo, età dell’infortunato, dinamica del recupero e ricovero sono riportati nella segnalazione dell’European Cave Rescue Association fornita come base del presente articolo. Non è stato individuato un comunicato pubblico autonomo con ulteriori dati tecnici sull’operazione.

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Pierre Saint-Martin, prosegue l’evacuazione dello speleologo ferito: barella risalita fino a quota -200

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Proseguono senza sosta le operazioni di soccorso al Gouffre Lonné Peyret, nel massiccio della Pierre Saint-Martin, dove uno speleologo è rimasto ferito durante un’esplorazione.

Secondo il punto di situazione diffuso alle ore 8 di questa mattina dallo Spéléo Secours Français, nel corso della notte le squadre impegnate sottoterra hanno completato la risalita della barella lungo l’intero tratto compreso tra -350 e -200 metri.

L’evacuazione si è però rivelata più lenta del previsto. La conformazione della parte bassa della cavità, caratterizzata da numerosi meandri e passaggi particolarmente stretti, ha richiesto manovre estremamente delicate per consentire il passaggio della barella. Le operazioni hanno imposto un lavoro di grande precisione e un continuo coordinamento tra i soccorritori, che hanno avanzato metro dopo metro superando i numerosi ostacoli presenti lungo il percorso.

Intorno alle 6.30 il comando dei soccorsi ha disposto una temporanea sospensione della progressione per consentire la riorganizzazione delle squadre. Una parte dei soccorritori è rientrata in superficie, mentre gli altri sono stati riposizionati nella parte alta della cavità, dove si concentra ora la fase conclusiva dell’evacuazione.

Attualmente restano impegnati sottoterra una trentina di tecnici, incaricati sia della prosecuzione della risalita della vittima sia del progressivo disallestimento delle attrezzature installate lungo il percorso di soccorso.

Se non si verificheranno ulteriori difficoltà, l’uscita dello speleologo è prevista entro la tarda mattinata.

Con il cambio turno della mattinata è inoltre cambiata la direzione delle operazioni sotterranee: Paul Doumenjou ha assunto l’incarico di direttore dei soccorsi dello Spéléo Secours Français dei Pyrénées-Atlantiques, subentrando a Dominique Dorez nella conduzione della fase finale del recupero.

Continueremo a seguire l’evoluzione delle operazioni e a pubblicare nuovi aggiornamenti non appena disponibili.

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