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Massimo Goldoni ricorda Leonida Boldori, il primo presidente della Società Speleologica Italiana

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Settantasei anni fa. il 25 giugno, nasceva la SSI: dal Convegno di Verona del 1950 all’eredità di una comunità che continua a fare storia

Il 25 giugno 1950 è una delle date più importanti nella storia della speleologia italiana. Quel giorno, trentatré speleologi, in rappresentanza dei gruppi grotte di Bergamo, Bologna, Brescia, Cremona, Como, Genova, Lovere, Milano, Pavia, Trento, Trieste, Udine, Verona e Vicenza, si ritrovarono al Museo Civico di Storia Naturale di Verona per un Convegno Speleologico destinato a cambiare il futuro della disciplina nel nostro Paese.

A ricordare questo anniversario è stato Massimo Goldoni, giornalista, speleologo, storico e profondo conoscitore della storia della speleologia italiana, con un interessante post pubblicato sui social: è una preziosa occasione per riportare l’attenzione sulla nascita della Società Speleologica Italiana e sulla figura del suo primo presidente, Leonida Boldori, nome che appartiene alle radici della nostra comunità.

Durante il convegno veronese, Mario Pavan illustrò il progetto di una partecipazione organizzata della speleologia italiana al Congresso Internazionale che si sarebbe svolto a Parigi nel 1952. Ma soprattutto lanciò una proposta destinata a lasciare il segno: riunire gli speleologi italiani in una società nazionale.

Lo statuto fu discusso dai presenti e approvato all’unanimità. Nacque così ufficialmente la Società Speleologica Italiana.

L’assemblea elesse Leonida Boldori presidente, Renzo Scossiroli vicepresidente, Mario Pavan segretario, Ruggero Tomaselli amministratore, mentre Gaetano Appoggi, Luigi Fantini e Pio Sgualdino furono nominati revisori dei conti.

Quella decisione, maturata in una sala del Museo Civico di Verona, pose le basi di una realtà destinata a diventare il punto di riferimento della speleologia nazionale, favorendo il confronto tra gruppi, la crescita della ricerca scientifica, la documentazione del patrimonio carsico, la formazione e la tutela delle cavità naturali.

Il ricordo proposto da Massimo Goldoni offre anche l’occasione per riflettere sull’importanza della memoria storica. La speleologia italiana è fatta di esplorazioni e di scoperte, ma anche di persone che hanno saputo costruire relazioni, condividere esperienze e dare vita a una comunità nazionale. Leonida Boldori appartiene a quella generazione di pionieri che comprese quanto fosse importante superare i confini dei singoli gruppi per dare voce a una speleologia unita.

La ricorrenza era stata celebrata anche in occasione del 70° anniversario della Società Speleologica Italiana. Nel 2020 la SSI ETS aveva infatti realizzato un video dedicato ai primi settant’anni della Società, affidando a Leonardo Latella il racconto delle origini dell’associazione e del suo sviluppo nel tempo. Un documento che conserva ancora oggi tutto il suo valore storico e divulgativo e che rappresenta un utile approfondimento per chi desidera conoscere le radici della speleologia organizzata italiana.

A distanza di 76 anni, quella giornata del 25 giugno 1950 continua a ricordarci che la forza della speleologia non risiede soltanto nelle esplorazioni o nelle scoperte scientifiche, ma anche nella capacità di costruire una comunità capace di condividere idee, esperienze e progetti. È probabilmente questa la più importante eredità lasciata da Leonida Boldori e dai fondatori della Società Speleologica Italiana.

Per approfondire

In occasione del 70° anniversario, la SSI ETS realizzò un video nel quale l’allora presidente Leonardo Latella ripercorreva la storia dei primi settant’anni della Società, dalla fondazione del 1950 fino ai giorni nostri.

Il filmato è ancora oggi disponibile sulla pagina Facebook della SSI e costituisce una preziosa testimonianza della memoria storica dell’associazione:
https://www.facebook.com/watch/?v=264141637987556

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Prime ricerche sul Timavo nell’antica Contea di Gorizia

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Nuove letture storiche sul fiume sotterraneo del Carso

Una ricostruzione storica presentata dai ricercatori del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” attribuisce all’antica Contea di Gorizia l’avvio dei primi studi sul Timavo sotterraneo, con figure che anticipano la speleologia moderna. Il tema è al centro del numero di maggio della rivista online Sopra e sotto il Carso, edita dallo stesso centro di ricerca.[1][2]

Il contesto storico del Timavo

Il Timavo è da secoli uno dei nodi più studiati del Carso, perché il suo percorso sotterraneo ha alimentato ipotesi, osservazioni e tentativi di tracciamento fin dall’età moderna. Nella documentazione storica richiamata dagli studi recenti, l’interesse per il fiume emerge già tra Cinquecento e Settecento, in un’area che allora rientrava nella Contea di Gorizia.[2][3][4]

La ricostruzione proposta collega questi primi tentativi alla lunga tradizione di osservazione delle acque carsiche nel territorio goriziano e triestino. In questa cornice, il Timavo viene descritto come un oggetto di studio capace di unire curiosità scientifica, esigenze idriche e interpretazione del paesaggio sotterraneo.[5][2]

I primi ricercatori

Tra i nomi richiamati figurano Padre Pietro Imperati, Giovanni Fortunato Bianchini, Carlo Catinelli e Carl von Czoernig-Czernhausen. Le fonti ricordano in particolare Padre Pietro Imperati, al quale vengono attribuite antiche ipotesi sulla continuità tra il Recca e il Timavo, oltre a esperimenti di marcatura delle acque già alla fine del Cinquecento.[4][6]

Lo studio di Maurizio Tavagnutti, citato nei materiali online, segnala inoltre Giovanni Fortunato Bianchini come autore di ricerche sul Timavo sotterraneo nell’antica Contea di Gorizia. Nel quadro storico più ampio, queste figure risultano rilevanti perché mostrano come l’indagine sul Timavo preceda di molto la speleologia organizzata, sviluppandosi come ricerca empirica, osservazione naturalistica e attenzione al comportamento delle acque.[1][2][5]

La rivista di maggio

Il numero di maggio di Sopra e sotto il Carso raccoglie queste notizie e le inserisce in una lettura storica più ampia del fenomeno carsico. La rivista online del Centro Ricerche Carsiche “C. Seppenhofer” viene indicata come il luogo in cui trovare il contributo completo e l’approfondimento dedicato alle prime ricerche sul Timavo.[7][2]

L’impostazione del lavoro mette in evidenza il passaggio dai tentativi pionieristici alla ricerca speleologica successiva. Il Timavo resta così un riferimento centrale per comprendere come la storia della speleologia nel Carso orientale si sia formata a partire da un problema idrogeologico concreto e da una lunga serie di osservazioni sul campo.[4][5]

Per la speleologia

Per la comunità speleologica, questa ricostruzione ha un valore doppio. Da un lato chiarisce che l’interesse per il Timavo non nasce con la speleologia contemporanea, ma da una stagione di studi anteriori e spesso frammentari. Dall’altro mostra quanto il Carso goriziano e triestino abbia inciso sulla nascita delle ricerche sotterranee in Italia.[3][2][5][4]

Il risultato è un quadro utile anche oggi, perché ricorda come l’esplorazione del sottosuolo sia sempre intrecciata con la storia locale, con l’idrologia carsica e con la costruzione del sapere scientifico sul mondo ipogeo.[2][5]

Fonti
[1] Giovanni Fortunato Bianchini e le prime ricerche sul … https://www.openstarts.units.it/server/api/core/bitstreams/0957f477-f9be-4879-92d8-786fc312794a/content
[2] aps – Gorizia https://www.archeocartafvg.it/wp-content/uploads/Le-prime-ricerche-sul-Timavo-sotterraneo-nellantica-contea-di-Gorizia.pdf
[3] alpi giulie anno 29 n. 1 – gennaio/aprile 1928 https://caisag.ts.it/wp-content/uploads/2023/01/AG-Anno-29-n.1.pdf
[4] mario galli https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2012/02/Timavo_Galli.pdf
[5] Studi Trentini di Scienze Naturali https://www.boegan.it/wp-content/uploads/2023/12/CANCIAN-Graziano-1987-Lidrologia-del-Carso-goriziano-triestino-tra-lIsonzo-e-le-risorgive-del-Timavo.pdf
[6] Atti del Convegno SPELEO2018 https://www.fsrfvg.it/atti-convegni/Atti-del-Convegno-SPELEO2018.pdf
[7] Sopra e sotto il Carso https://www.facebook.com/SopraesottoilCarso/posts/il-proteo-questo-sconosciuto-oggi-su-il-piccolo-parlano-del-proteo-e-della-serat/1626994242764270/
[9] Storia della speleologia a Gorizia: una lectio di Maurizio Tavagnutti … https://www.scintilena.com/storia-della-speleologia-a-gorizia-una-lectio-di-maurizio-tavagnutti-al-xx-festival-internazionale-della-storia/05/08/
[10] Esplorazioni speleosub francesi al Timavo – Inizia l’assalto … https://www.scintilena.com/esplorazioni-speleosub-francesi-al-timavo-inizia-lassalto-al-leggendario-fiume-sotterraneo/07/29/
[11] Un Sogno chiamato Timavo – Scintilena https://www.scintilena.com/un-sogno-chiamato-timavo/01/25/
[12] [PDF] Speciale-Gradisca-sotterranea.pdf http://www.scintilena.com/wp-content/uploads/2021/11/Speciale-Gradisca-sotterranea.pdf
[13] Alla Scoperta dei Grottenarbeiter: I Pionieri della Speleologia https://www.scintilena.com/alla-scoperta-dei-grottenarbeiter-i-pionieri-della-speleologia/09/28/
[14] Programma XXI Congresso Nazionale di Speleologia (2-5 giugno, Trieste) – Scintilena https://www.scintilena.com/programma-xxi-congresso-nazinale-di-speleologia-2-5-giugno-trieste/05/04/
[15] Messo in rete il prezioso e storico volume “Il Timavo” (1938) – Scintilena https://www.scintilena.com/messo-in-rete-il-prezioso-e-storico-volume-il-timavo-1938/12/27/
[16] Scintilena https://www.scintilena.com/page/1897/
[17] TIMAVO: aggiornamenti sul tracciamento in corso – Scintilena https://www.scintilena.com/timavo-aggiornamenti-sul-tracciamento-in-corso/11/06/
[18] Elenco Soci Utec – Scintilena https://www.scintilena.com/elenco-soci-utec/03/01/
[19] Esplorazioni Timavo: Si apre un nuovo pozzo di 250 metri sul corso … https://www.scintilena.com/esplorazioni-timavo-si-apre-un-nuovo-pozzo-di-250-metri-sul-corso-del-leggendario-mitico-storico-fiume-sotterraneo/02/07/
[20] Trieste: nuovi misteri del Timavo svelati nel convegno “ … https://www.scintilena.com/trieste-nuovi-misteri-del-timavo-svelati-nel-convegno-timavo-e-grotte-segrete/09/19/
[21] Grande impresa degli speleologi triestini che raggiungono il Fiume … https://www.scintilena.com/grande-impresa-degli-speleologi-triestini-che-raggiungono-il-fiume-timavo-nell-abisso-luciano-filipas-dopo-20-anni-di-tentativi/04/22/
[22] Corso di speleobiologia: un’occasione formativa per la … https://www.scintilena.com/corso-di-speleobiologia-unoccasione-formativa-per-la-biodiversita-sotterranea-del-friuli-venezia-giulia/08/15/
[23] Grotta dei Morti, carsismo, storia e tragedia sotto il Monte Spaccato https://www.scintilena.com/grotta-dei-morti-jama-v-grizi-carsismo-storia-e-tragedia-sotto-il-monte-spaccato/04/08/
[24] Wikipedia:Raduni/Editathon Wiki 800 Unipd – Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Raduni/Editathon_Wiki800Unipd_24_settembre_2021
[25] Giovanni Bianchini – Wikipedia https://en.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Bianchini
[26] Bianchini, Giovanni – Enciclopedia – Treccani https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-bianchini/
[27] DUINO AURISINA (Ts). L’area del fiume Timavo. – Archeocarta del Friuli Venezia Giulia https://www.archeocartafvg.it/portfolio-articoli/duino-aurisina-ts-larea-del-fiume-timavo/
[28] Giovanni Bianchini – Wikipédia, a enciclopédia livre https://pt.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Bianchini
[29] La contea medievale di Gorizia – Teatri Stabil Furlan Udine https://teatristabilfurlan.it/spettacolo/la-contea-medievale-di-gorizia/
[30] IMPERATO, Francesco – Enciclopedia https://www.treccani.it/enciclopedia/francesco-imperato_(Dizionario-Biografico)/
[31] Giovanni Bianchini — Wikipédia https://fr.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Bianchini

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Trieste, doppio appuntamento TAM per ricordare Carlo Marchesetti

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Conferenza e uscita sul Carso tra botanica, archeologia, paleontologia e grotte tutelate

A Trieste il calendario di TAM – Tutela Ambiente Montano propone due momenti dedicati a Carlo Marchesetti e al paesaggio carsico. Il programma unisce una serata di approfondimento scientifico e un’escursione sul territorio, con un taglio divulgativo e una forte attenzione al rapporto tra grotte, ambiente e storia locale.[1][2]

Carlo Marchesetti e il Carso triestino

Venerdì 12 giugno, alle 18.30, nella sala proiezioni della Società Alpina delle Giulie, Sergio Dolce presenterà la proiezione “Carlo Marchesetti botanico, archeologo e paleontologo”. L’incontro si lega al centenario della morte dello studioso triestino, nato nel 1850 e morto nel 1926, già direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste per quarant’anni.[1]
Marchesetti ebbe interessi ampi e trasversali. Si occupò di botanica, di archeologia e di paleontologia, e lasciò lavori importanti sulla flora di Trieste e sui siti preistorici del Carso. La sua attività toccò anche l’ambito ipogeo, con ricerche in grotte di interesse archeologico come la Grotta Azzurra di Samatorza, la Grotta dell’Orso e la Caverna Pocala di Aurisina.[1]

Grotte e ricerca scientifica

L’appuntamento richiama un tema centrale per la speleologia: le grotte non sono solo luoghi da esplorare, ma ambienti che conservano tracce utili a molte discipline scientifiche. Il materiale divulgativo richiamato per questa notizia ricorda che le cavità hanno un ambiente stabile e a bassa energia, quindi possono trattenere sedimenti, resti biologici e testimonianze storiche per tempi molto lunghi.[2]
Per questo motivo la speleologia è strettamente connessa alla ricerca scientifica. Nel caso triestino, la figura di Marchesetti permette di leggere il Carso come spazio di studio, non solo come scenario naturale.[2][1]

Escursione del 14 giugno

Domenica 14 giugno è prevista un’escursione ad anello con Sergio Dolce, pensata per attraversare ambienti carsici caratterizzati da boschi e grotte. Il percorso comprende la visita al Castelliere del Monte San Leonardo e alla Grotta dell’Acqua, o Grotta di Boriano, inserita nel sistema di tutela della direttiva Habitat Natura 2000.[1]
L’uscita si collega anche alla 14ª edizione di “In cammino nei Parchi e aree protette”. L’iniziativa è aperta a soci e non soci CAI, con iscrizioni raccolte al termine della conferenza di venerdì. Il doppio appuntamento unisce così divulgazione e frequentazione consapevole del territorio.[1]

Un messaggio di tutela

La proposta di TAM mette in evidenza anche il valore della conservazione. Le grotte e gli ambienti carsici sono fragili e richiedono attenzione, soprattutto quando entrano in relazione con attività culturali, escursionistiche e scientifiche.[2]
In questo senso, il richiamo alla Grotta dell’Acqua tutelata da Natura 2000 è significativo. L’iniziativa triestina offre quindi un’occasione per ricordare Marchesetti, ma anche per leggere il Carso come un paesaggio da conoscere e proteggere.[2][1]

Una figura poliedrica

Il centenario della morte di Marchesetti diventa il filo conduttore di un percorso che intreccia scienze naturali, archeologia e frequentazione del mondo sotterraneo. Sergio Dolce, già direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, porterà immagini e contenuti che restituiscono la complessità di questa figura.[1]
Per il pubblico speleologico, l’evento ha un interesse particolare perché lega la storia della ricerca al territorio carsico triestino. È un richiamo diretto al ruolo delle grotte come archivi naturali e culturali del paesaggio.[2]

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