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Dall’Abisso Mosè allo Stelvio: il “Battito” di Marco Alberti porta le Apuane a 2.757 metri

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Marco Alberti, protagonista anche della scoperta e dell’esplorazione dell’Abisso Mosè sul Monte Altissimo, è lo scuoltore che ha realizzato in marmo apuano un’opera dedicata alla montagna, alla trasformazione e ai tornanti dello Stelvio: l’inaugurazione il 12 settembre 2026 al Passo

Un filo bianco, più che rosso, fatto di marmo, acqua, esplorazione e arte, dalle profondità delle Alpi Apuane sale fino ai 2.757 metri all Passo dello Stelvio.

Lo ha steso Marco Alberti, artista nato nel 1974 a Forno, nel comune di Massa, dove ancora oggi vive e lavora ai piedi delle Apuane. È lui l’autore di “Battito dello Stelvio”, la monumentale scultura in marmo apuano che sarà inaugurata sabato 12 settembre 2026 al Passo dello Stelvio.

Per gli speleologi, però, la storia ha un interesse particolare. Alberti non è soltanto un artista affascinato dal mondo sotterraneo: ha partecipato direttamente alla scoperta dell’Abisso Mosè sul Monte Altissimo.

Un artista che ha conosciuto la montagna anche dal basso

Autodidatta, Alberti ha costruito buona parte della propria ricerca artistica intorno alle Alpi Apuane, alla pietra, al lavoro dell’uomo e alle trasformazioni del paesaggio.

Da oltre vent’anni, insieme alla compagna e artista Alessandra Ferrandu, ha trasformato gli spazi di una cava dismessa di Forno in un laboratorio creativo, Case Carpano + Rubbia.

Ma la sua ricerca non si è fermata alla superficie.

Nel 2018 Alberti, Ferrandu e Dario Fochi furono tra i protagonisti della nascita del libero gruppo speleologico Aria Continua e della scoperta di una nuova cavità sul Monte Altissimo.

Quella cavità sarebbe diventata l’Abisso Mosè.

La scoperta avvenne perlustrando la cresta che dal Passo degli Uncini sale verso la vetta del Monte Altissimo. Dopo la disostruzione dell’ingresso iniziarono le esplorazioni di un sistema caratterizzato da pozzi e camini, che già nel 2020 aveva portato gli esploratori a circa 400 metri di profondità.

Alberti stesso, parlando recentemente della propria esperienza artistica, ha ricordato come la sua ricerca si sia spinta verso il mondo ipogeo delle Apuane, attraverso esplorazioni e scoperte speleologiche come quella dell’Abisso Mosè.

Un’esperienza che, nelle sue parole, ha rafforzato il rapporto profondo e fisico con la montagna e con il valore stesso del marmo.

La montagna fuori e dentro

Questo rapporto con il sottosuolo aiuta a comprendere meglio anche le opere di Alberti.

Parlando di Eccentrica, opera sonora dedicata alle Alpi Apuane, l’artista ha descritto una montagna composta di marmo, calcare, quarzi e minerali, ricordando però anche ciò che esiste al suo interno: laghi e ambienti sotterranei che, osservando le Apuane dall’esterno, non si potrebbero neppure immaginare.

Pietra, acqua, vuoto, erosione e trasformazione diventano così elementi di uno stesso paesaggio.

Ed è proprio un pezzo di questo paesaggio che adesso viaggia dalle Apuane alle Alpi Retiche.

Il “Battito” dello Stelvio

Battito dello Stelvio è realizzata in marmo apuano ed è stata donata al Comune di Bormio in occasione del Bicentenario della Strada dello Stelvio.

La forma scelta da Alberti è quella di un girino stilizzato: il girino — sì, una rana “in progress” — come simbolo della metamorfosi: della natura, della montagna e forse anche di chi la attraversas.

La lunga coda riproduce, osservata dall’alto, la successione dei celebri tornanti dello Stelvio. Allo stesso tempo ricorda il tracciato di un elettrocardiogramma: il battito che accelera durante la salita, accompagna la fatica e scandisce l’emozione dell’arrivo al passo.

I tornanti dello Stelvio visti dall’alto: una successione di curve che nell’opera di Marco Alberti diventa il tracciato di un battito. Foto: Gabri80 / Wikimedia Commons – Pubblico dominio

Il riferimento al girino ha più significati.

Richiama innanzitutto il Giro d’Italia e i suoi corridori, tradizionalmente chiamati “girini”. Ma rimanda anche alla metamorfosi dell’anfibio, osservabile nei piccoli laghi glaciali dello Stelvio: una trasformazione naturale che diventa metafora della montagna e del suo continuo mutamento.

Nel 2025 una versione dell’opera, realizzata come Premio Speciale del Bicentenario, è stata assegnata a Isaac Del Toro, Maglia Rosa e vincitore della tappa San Michele all’Adige-Bormio.

Dalle Apuane allo Stelvio, un rapporto che viene da lontano

Per Alberti lo Stelvio non rappresenta una destinazione nuova.

Già nel 2016 aveva portato al passo “Vertigo”, una mostra allestita a circa 2.780 metri di quota. In quell’occasione realizzò anche l’opera 1917, assemblando reperti recuperati nelle trincee e sul ghiacciaio e legati alla Prima guerra mondiale.

Nel 2017 arrivò poi il “Girino d’Italia”, creato in occasione del centenario del Giro d’Italia e proposto come trofeo Cima Coppi. Il 23 maggio di quell’anno Alberti lo consegnò a Mikel Landa, primo a transitare sul Passo dello Stelvio durante la sedicesima tappa del Giro.

Battito dello Stelvio rappresenta quindi l’approdo di un rapporto con queste montagne che dura da almeno un decennio.

Un’opera nella quale entrare

La nuova scultura non è stata concepita soltanto per essere osservata.

“Battito dello Stelvio”, l’opera monumentale in marmo apuano di Marco Alberti. Foto: Bormio.eu – dalla pagina ufficiale del progetto “Battito dello Stelvio”Fonte originale e fotografia – Bormio.eu

Alla base della coda è presente un piccolo podio. Salendo sulla piattaforma e sollevando le braccia, il visitatore entra fisicamente nella composizione e ne completa idealmente il movimento, creando una continuità fra corpo, marmo e paesaggio.

È un concetto che può risultare particolarmente familiare a chi pratica la speleologia: la montagna non soltanto come qualcosa da contemplare, ma come spazio nel quale entrare e con il quale stabilire una relazione fisica.

In questo caso la relazione avviene alla luce e a quasi tremila metri di quota. Nell’esperienza speleologica di Alberti è avvenuta invece nel buio dell’Altissimo, seguendo pozzi e fratture verso il cuore della montagna.

C’è anche un altro legame con il mondo speleologico: tra le realtà che hanno contribuito alla realizzazione di Battito dello Stelvio figura infatti il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, insieme al Parco Regionale delle Alpi Apuane, al Parco Nazionale dello Stelvio, all’Accademia di Belle Arti di Carrara, ai Comuni di Bormio, Massa, Carrara e Seravezza, alla Provincia di Massa-Carrara e ad altre istituzioni, associazioni e imprese.

L’opera sarà inaugurata sabato 12 settembre 2026 alle ore 11.30 al Passo dello Stelvio, alla presenza di Marco Alberti.

E forse, conoscendo meglio il suo autore, quel “Battito” assume un significato ulteriore.

Il marmo che arriva sullo Stelvio porta con sé l’immagine luminosa delle creste apuane, il loro grido di dolore di montagne martiri e bellissime e, idealmente, anche quello che sta sotto: il carsismo, l’acqua, gli abissi, l’esplorazione.

Dall’Abisso Mosè alle alte quote dello Stelvio, è sempre la stessa montagna osservata — ed esplorata — da prospettive diverse.

“Battito dello Stelvio”, la monumentale scultura in marmo apuano realizzata dall’artista Marco Alberti. Ricavata da un blocco di 45 tonnellate, l’opera finita pesa circa 17 tonnellate ed è destinata al Passo dello Stelvio, dove sarà inaugurata il 12 settembre 2026. Foto tratta da La Nazione, 23 luglio 2026, articolo di Alessandro Salvetti

La poesia che accompagna la pietra

Battito dello Stelvio non nasce soltanto come scultura. Marco Alberti affida anche alla parola il senso della sua opera, componendo la poesia Battito: tornanti, respiro, ascesa, pietra, ghiacciai, silenzio e solitudine diventano versi. È quasi un secondo percorso verso lo Stelvio, questa volta tracciato dalle parole.

E forse è proprio con la voce dell’autore che vale la pena concludere questo viaggio dalle profondità delle Apuane all’alta quota.

Battito

Battito
Potrei amare, immaginare
ambire la mia brama
sulle curve lente dei tornanti
porre nel gioco
il fiato corto dell’ascesa
mentre il cuore si contrae

La mia scaglia corre
leviga sull’asfalto
la sua ombra
il proprio vento

Polvere
sul Passo
il mio che sale
il suo che scende
Si potrebbe fermare?
Forse troppo tardi

L’amore non fugge
qualcosa lo attende
La pellicola riflette
il suo bagliore
sui ghiacciai, sulle vette
nella tersa scia di una notte

Un’illusione?
Forse

Ciò che resta
così assorta la pietra
nella sua moltitudine di forme
rinvenire tra le creste
le sue pianure

Respira il tacere
nell’inafferrabile
nella solitudine
nella pioggia che trascorre
l’eco di chi chiede

Battito
dove?
Stelvio

Fonti

Bormio.eu, Battito dello Stelvio – Un’opera d’arte celebra 200 anni della Strada dello Stelvio. Pagina ufficiale del progetto – https://www.bormio.eu/it/consigli-e-curiosita/battito-dello-stelvio

La Gazzetta di Massa e Carrara, Progetto “Battito dello Stelvio”, 3 maggio 2026, con le dichiarazioni di Marco Alberti sul mondo ipogeo delle Apuane e sull’Abisso Mosè – https://www.lagazzettadimassaecarrara.net/cultura/progetto-battito-dello-stelvio-la-scultura-sara-installata-a-meta-giugno-al-passo-dello-stelvio-a-compimento-delle-celebrazioni-per-il-bicentenario-della-strada-dello-stelvio

Marco Alberti – sito ufficiale, biografia, opere e documentazione delle precedenti iniziative allo Stelvio.

La Nazione, Scoprono un abisso sul Monte Altissimo, 2 ottobre 2020 https://www.lanazione.it/viareggio/cronaca/abisso-monte-altissimo-2a47a177

ScintilenaIn arrivo il nuovo numero della rivista Speleologia della Società Speleologica Italiana, 3 ottobre 2021, con la segnalazione del reportage “Abisso Mosè: l’ennesima porta del Monte Altissimo (Alpi Apuane)”. Articolo su Scintilena

ScintilenaTracciamento delle acque sotterranee nella Grotta di Lilliput e nel Mosè, 3 aprile 2025, con l’approfondimento sulle operazioni di tracciamento nell’Abisso Mosè. Articolo su Scintilena

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