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Popoli indigeni e biodiversità: il ruolo dei territori tradizionali nella tutela delle foreste

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La Giornata internazionale del 9 agosto richiama l’attenzione sul legame tra diritti territoriali, conoscenze indigene, conservazione della biodiversità e gestione delle foreste.

Giornata internazionale dei Popoli Indigeni: origine e significato

Ogni 9 agosto ricorre la Giornata internazionale dei Popoli Indigeni del Mondo. La data ricorda la prima riunione del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle popolazioni indigene, svolta a Ginevra nel 1982. È un appuntamento dedicato ai diritti, alle culture e alle condizioni di vita delle comunità indigene. È anche una ricorrenza utile per osservare il loro rapporto con gli ecosistemi.[1]

Le Nazioni Unite stimano in circa 476 milioni le persone indigene presenti in 90 Paesi. Rappresentano meno del 6% della popolazione mondiale e custodiscono migliaia di culture e gran parte delle circa 7.000 lingue esistenti. La loro condizione sociale resta spesso segnata da esclusione e violazioni dei diritti territoriali.[1]

Territori indigeni, foreste e biodiversità mondiale

I territori indigeni coprono circa il 28% della superficie terrestre del pianeta e comprendono l’11% delle foreste mondiali. In queste aree si concentra una parte rilevante della biodiversità ancora presente sulla Terra. Il dato non deve trasformare le comunità in semplici strumenti di conservazione. Indica invece che tutela della biodiversità e riconoscimento dei diritti indigeni sono questioni strettamente connesse.[1]

La FAO rileva che molti territori gestiti dai Popoli Indigeni coincidono con foreste ecologicamente integre. Le pratiche di governo locale delle risorse, sviluppate nel tempo e adattate ai singoli ambienti, contribuiscono a mantenere habitat, specie e funzioni ecologiche. Per le politiche ambientali, questo significa considerare i titolari dei diritti come soggetti decisionali e non soltanto come destinatari di progetti esterni.[2]

Il rapporto con la biodiversità è quindi anche un tema di gestione del paesaggio. Foreste, corsi d’acqua, zone umide, pascoli, montagne e coste sono spesso parte di territori in cui la presenza umana ha lasciato nel tempo pratiche, limiti e regole di uso delle risorse. La stessa definizione di ambiente “naturale” non può prescindere da queste storie di abitazione, utilizzo e protezione locale.[2]

Conoscenze indigene e gestione sostenibile delle risorse

Le conoscenze indigene comprendono pratiche agricole, pesca, caccia, raccolta, uso delle piante e regole comunitarie per l’accesso alle risorse. Sono sistemi diversi tra loro. Non esiste un unico modello indigeno di gestione del territorio. Il loro tratto comune è il legame costruito nel tempo con ecosistemi specifici, con lingue, istituzioni locali e trasmissione intergenerazionale del sapere.

I sistemi alimentari indigeni possono assicurare tra il 50% e l’80% dell’approvvigionamento alimentare e delle risorse in alcune comunità, secondo le Nazioni Unite. Questo dato evidenzia la loro capacità di sostenere mezzi di sussistenza locali. Evidenzia anche la dipendenza dalla continuità ecologica delle foreste, delle acque interne, dei pascoli e delle aree costiere.[1]

L’UNESCO sottolinea che i saperi locali e indigeni sono parte delle economie, delle culture e dei sistemi spirituali delle comunità. Per questo la documentazione e l’impiego di tali conoscenze nella conservazione devono rispettarne l’integrità. Il programma UNESCO LINKS lavora sul dialogo tra differenti detentori di conoscenza e sulla presenza delle conoscenze indigene nelle politiche e nelle valutazioni relative a biodiversità ed ecosistemi.[3]

La Convenzione sulla diversità biologica, nell’articolo 8(j), invita gli Stati a rispettare, preservare e mantenere conoscenze, innovazioni e pratiche delle comunità indigene e locali rilevanti per la conservazione. La loro applicazione più ampia deve avvenire con l’approvazione e il coinvolgimento dei titolari di tali saperi.[3]

Diritti territoriali contro deforestazione e crisi climatica

Cambiamento climatico, deforestazione, perdita di biodiversità, estrazione di risorse e perdita di controllo sui territori sono pressioni che colpiscono molte comunità indigene. La FAO segnala anche il rischio di estinzione delle lingue e l’erosione del sapere trasmesso tra generazioni. La perdita di una lingua può ridurre la capacità di trasmettere classificazioni locali di specie, pratiche di raccolta e memorie ambientali.[2]

La sicurezza del possesso collettivo e consuetudinario della terra viene indicata dalla FAO come un elemento decisivo per ridurre la deforestazione e rafforzare una conservazione durevole. Il riferimento non riguarda soltanto i confini. Riguarda il riconoscimento effettivo della governance delle comunità, la partecipazione alle decisioni e l’accesso equo ai benefici prodotti dalle politiche ambientali e climatiche.[2]

La Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei Popoli Indigeni afferma, nell’articolo 29, il diritto alla conservazione e alla protezione dell’ambiente e della capacità produttiva delle terre, dei territori e delle risorse. La tutela della biodiversità richiede quindi processi informati, partecipati e coerenti con i diritti umani. Nei programmi che interessano foreste e fauna, assume rilievo anche il consenso libero, previo e informato delle comunità coinvolte.[2][3]

Popoli indigeni e biodiversità nelle politiche di conservazione

Il contributo dei Popoli Indigeni alla biodiversità pone una questione concreta alle istituzioni e ai soggetti che progettano aree protette, restauri ecologici e azioni climatiche. La conservazione può produrre risultati più solidi quando integra conoscenze scientifiche, osservazioni locali e forme di governo riconosciute dalle comunità.

Questa integrazione non equivale ad appropriarsi dei saperi tradizionali. Richiede consenso, riconoscimento dei titolari e condivisione dei benefici. Le Nazioni Unite e le agenzie internazionali collocano questo approccio nel quadro più ampio degli obiettivi di sviluppo sostenibile: protezione delle foreste, contrasto alla perdita di biodiversità, sicurezza alimentare, riduzione della povertà e adattamento climatico.[2][3]

La Giornata internazionale del 9 agosto ricorda quindi che i Popoli Indigeni non sono una categoria astratta della politica ambientale. Sono comunità con diritti, competenze e responsabilità territoriali. Proteggere i territori indigeni, le foreste e la biodiversità significa riconoscere queste dimensioni insieme, senza separare la tutela della natura dalla tutela delle persone che vivono e operano nei suoi ecosistemi.

Fonti

Fonti
[1] International Day of the World’s Indigenous Peoples | United … https://www.un.org/en/observances/indigenous-day
[2] Indigenous Peoples and traditional forest-related knowledge … https://www.fao.org/forestry/our-focus/forests-people/indigenous-people-and-traditional-forest-related-knowledge/en
[3] Biodiversity and ecosystems | UNESCO https://www.unesco.org/en/links/biodiversity
[7] International Day of the World’s Indigenous Peoples https://www.indigenous.gov.au/stories/international-day-worlds-indigenous-peoples
[8] In Brief: Indigenous Peoples’ food systems https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/22570239-06f1-4529-a2aa-d5ed50612106/content
[9] Indigenous Peoples’ food systems – Food and Agriculture … https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/b4f735d8-7008-423c-b28a-300ab920c241/content/cb5131en.html
[10] Indigenous Peoples | Indigenous Peoples | FAO https://www.fao.org/indigenous-peoples/who-we-are/indigenous-peoples/en
[11] Traditional knowledge, the Convention on Biological Diversity and … https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000215781
[12] Climate Stories | Indigenous Peoples – World Bank Group https://www.worldbank.org/en/news/feature/2023/08/09/empowering-indigenous-peoples-to-protect-forests
[13] New UNESCO Report: Indigenous Knowledge, Ancestral Places https://www.iau-hesd.net/action/new-unesco-report-indigenous-knowledge-ancestral-places
[14] Efforts to conserve biodiversity must include Indigenous and local … https://www.unep-wcmc.org/en/news/efforts-to-conserve-biodiversity-must-include-indigenous-and-local-knowledge
[15] FAO and ILC join forces to enhance forest monitoring & land … https://www.landcoalition.org/en/latest/fao-and-ilc-join-forces-to-enhance-forest-monitoring-land-mapping/
[16] INDIGENOUS PEOPLES FOOD SYSTEMS FROM THE FRONT LINE OF … https://www.ideassonline.org/public/pdf/FAO-IndigenousPeoples-ENG.pdf

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CRYOSPHERE IN MOTION, il CNR invita a raccontare la criosfera anche attraverso la speleologia

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Video amatoriali sulla montagna, la ricerca e le trasformazioni di ghiaccio, neve e permafrost: candidature entro le ore 12 del 15 ottobre 2026

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche apre la selezione CRYOSPHERE IN MOTION, un video contest promosso dal Dipartimento di Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente, il DSSTTA-CNR, insieme al Gruppo di Lavoro Montagne.

L’iniziativa ha finalità divulgative e culturali, non commerciali, e mira a raccogliere contributi audiovisivi capaci di spiegare al pubblico le trasformazioni della criosfera e il rapporto tra scienza, ambiente e società. [web:2][web:14]

La scadenza è fissata alle ore 12:00 del 15 ottobre 2026. La candidatura sarà completa solo quando saranno stati inviati i documenti richiesti, compilato il modulo online e caricato il video attraverso il link personale trasmesso dal sistema. [web:2]

Criosfera e cambiamenti climatici nelle aree montane

Con il termine criosfera si indicano le componenti del sistema Terra che contengono acqua allo stato solido.

La definizione comprende neve, ghiacciai, calotte e piattaforme glaciali, ghiaccio marino, ghiaccio lacustre e fluviale, permafrost e suoli stagionalmente congelati. Il permafrost, in particolare, è il terreno che rimane a una temperatura uguale o inferiore a 0 °C per almeno due anni consecutivi. [web:22][web:34]

Nelle montagne la criosfera svolge un ruolo diretto nel ciclo dell’acqua. Neve e ghiaccio alimentano torrenti e sorgenti durante la fusione stagionale. Le variazioni della loro estensione e della loro durata possono influire sulle risorse idriche, sugli ecosistemi, sulla stabilità dei versanti e sulla sicurezza delle attività in quota.

Il Gruppo di Lavoro Montagne del DSSTTA affronta questi temi attraverso osservazioni, analisi degli impatti, scenari futuri e attività di formazione e comunicazione. Tra gli ambiti indicati dal gruppo figurano anche le ricostruzioni paleoclimatiche ottenute tramite carote di ghiaccio, sedimenti, torbiere e speleotemi. [web:48]

Tre categorie per raccontare la criosfera

Il bando prevede tre tematiche. La prima, “Vivere la Criosfera – Sperimentare i cambiamenti della criosfera”, è rivolta alle esperienze delle comunità montane, dei professionisti e delle persone che frequentano la montagna.

Un video può concentrarsi su un cambiamento osservato in un luogo preciso, come la durata dell’innevamento, la disponibilità d’acqua o l’accessibilità di un itinerario.

La seconda categoria, “Science in action – Storie di ricerca sulla criosfera”, riguarda il lavoro di scienziati e studenti. Il racconto può mostrare strumenti, misure, sopralluoghi, campionamenti e discussioni sull’interpretazione dei dati. L’attenzione è posta sul processo della ricerca, compresi i suoi limiti e le sue incertezze.

La terza categoria, “Sguardi creativi – Reimmaginare la criosfera attraverso il video”, accoglie interpretazioni artistiche e innovative. Sono possibili materiali d’archivio, montaggi comparativi, animazioni e paesaggi sonori. Restano necessari il rispetto dei diritti e la chiarezza delle eventuali informazioni scientifiche utilizzate. [web:2]

La glaciospeleologia come possibile chiave narrativa

La comunità speleologica può collegarsi al contest attraverso la glaciospeleologia, la disciplina che studia le cavità presenti nei ghiacciai. Le grotte glaciali sono modellate soprattutto dall’acqua di fusione. Fratture, pozzi e gallerie possono svilupparsi rapidamente e modificarsi nel corso di una stagione. [web:44][web:55]

Il tema è distinto da quello delle grotte in roccia che contengono ghiaccio perenne, spesso chiamate ice cave. In Italia sono state censite numerose cavità con neve, firn o ghiaccio pluriennale. Questi ambienti possono offrire informazioni sulla circolazione dell’acqua, sulle condizioni termiche sotterranee e sulla risposta degli ecosistemi alle variazioni climatiche. [web:42][web:56]

Un video speleologico sarà pertinente solo se il legame con la criosfera è dimostrato. Una grotta non diventa automaticamente un soggetto criosferico perché si trova in montagna. Il nesso può essere documentato attraverso il ghiaccio sotterraneo, l’acqua di fusione, il permafrost, la ricerca sul microclima o il confronto tra immagini realizzate in periodi diversi.

Anche gli speleotemi possono contribuire a un racconto scientifico. Le loro caratteristiche chimiche e isotopiche vengono utilizzate in studi paleoclimatici, pur richiedendo metodi di datazione, interpretazione e controllo delle incertezze. Il file di riferimento sulla storia e sull’introduzione alla speleologia richiama il valore delle grotte come ambienti di ricerca e documenta l’interesse della disciplina per il ghiaccio antartico, le cavità glaciali e gli archivi ambientali sotterranei. [file:1][web:23][web:48]

Requisiti e procedura di candidatura

Possono partecipare persone fisiche maggiorenni, singolarmente o in gruppo. Ogni partecipante può presentare un solo video e scegliere una sola tematica. Il filmato deve avere una durata massima di cinque minuti, essere in formato MOV, MP4, AVI o MKV, e utilizzare l’italiano o l’inglese. Deve inoltre essere originale e non violare diritti di terzi. [web:2]

La procedura prevede quattro adempimenti principali:

  • invio a gdl.montagne@cnr.it della Manifestazione di interesse, compilata e firmata, insieme a un documento di identità valido;
  • trasmissione di eventuali permessi per droni, del modulo SIAE per musiche acquistate con diritti d’autore e delle altre autorizzazioni pertinenti;
  • compilazione del modulo online, con indicazione della categoria e una relazione illustrativa di massimo 4.000 caratteri;
  • caricamento del video tramite il link personale ricevuto via e-mail dopo la compilazione del modulo.

L’avviso non indica un limite temporale per la realizzazione dei video. Un filmato d’archivio può quindi essere valutato in linea di principio, se è originale, utilizzabile dal punto di vista dei diritti e coerente con una delle tre categorie. La precedente pubblicazione non sostituisce la verifica della titolarità delle immagini, delle musiche, delle liberatorie e delle autorizzazioni sui luoghi ripresi.

Valutazione e presentazione dei video selezionati

Un Comitato di valutazione composto da cinque membri esaminerà i contributi. Nel comitato potranno essere presenti esperti di scienze della criosfera, comunicazione e divulgazione, produzione audiovisiva e rappresentanti del Gruppo di Lavoro Montagne. I criteri sono la coerenza con la tematica e il valore scientifico, l’originalità e la creatività del messaggio, oltre alla qualità tecnica e artistica. [web:2][web:14]

Saranno scelti tre video vincitori, uno per categoria. A ciascun vincitore sarà assegnato materiale tecnico per attività in ambiente montano, con un valore indicativo di 1.000 euro. La proclamazione e la presentazione dei contributi selezionati sono previste l’11 dicembre 2026, in occasione della Giornata Internazionale della Montagna, presso la sede centrale del CNR di Roma, in Piazzale Aldo Moro 7. [web:14]

Indicazioni per le riprese in grotta

Per le proposte speleologiche è importante distinguere sempre tra osservazioni dirette, interpretazioni e dati pubblicati. Le fonti scientifiche possono essere indicate nella relazione illustrativa o nei titoli di coda. Il racconto deve inoltre rispettare le condizioni di sicurezza e le regole di tutela dei siti.

Le riprese non devono favorire l’accesso improprio a cavità vulnerabili. Coordinate e dettagli sensibili possono essere omessi quando la loro diffusione espone il sito a danneggiamenti o disturbo. In presenza di chirotteri, la pianificazione deve evitare stress e interferenze durante i periodi più delicati del ciclo biologico. Sono necessarie anche le liberatorie delle persone riconoscibili e le autorizzazioni di proprietari, gestori, aree protette o autorità competenti, quando richieste.

Per la speleologia, CRYOSPHERE IN MOTION offre quindi uno spazio per raccontare il ghiaccio sotterraneo, l’acqua di fusione, la ricerca in grotta e il rapporto tra ambienti ipogei e cambiamenti della montagna. La solidità della candidatura dipenderà dalla coerenza scientifica del soggetto e dalla completezza della procedura, oltre che dalla qualità delle immagini.

Fonti

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